I videogames e gli UNSOCIAL network.

Anche in questo week end, l’unico uomo al mondo vittima della sindrome dello shopping sfrenato (la famosissima S.S.S.), ha colpito. Parecchi mesi orsono, decisi di vendere la Playstation 3, considerata, dal sottoscritto (e da chi ne capisce), un mero doppione della Xbox 360, e un santuomo la acquistò su ebay a venti euro in meno rispetto al prezzo dei negozi. Evidentemente, ebbi la fortuna di incontrare una persona vittima della shopping on line (sapete quante ce ne sono ? e non sono certo tutte femminucce impiegatucce).

Avevo terminato Uncharted Drake’s Fortune, uno dei più bei giochi visti nella mia ventennale esperienza di videogiocatore e decisi di tenermi la console della Microsoft. Adesso è uscita la seconda edizione di Uncharted e, ovviamente, armato della mia solita follia e della mia voglia di portare a casa un gingillo hi-tech, ieri mi sono precipitato al Mediaword di San Giovanni Lupatoto.

Adoro questo posto. Non solo perchè vende tutta roba succulenta (praticamente è come portare un morto di fame dentro ad una gastronomia), ma perchè è proprio un bel negozio. Ci sono tante attività analoghe nella provincia di Verona, ma spesso sono luoghi tristi, popolati da commessi tristi.

Venerdì sera, per esempio, sono andato in due negozi. In entrambi i casi, avevano la versione “solo console”, a 300 euro. Un acquisto che non ha senso, sia perchè poi devi spendere 65 euro per comprarti il gioco a parte e, soprattutto, perchè la console esce con 120 giga di hd e non con i 250 della versione con il gioco allegato (che può essere, ripeto, Uncharted 2 o Fifa 10, mentre c’è una versione a 325 euro con due film in blue ray e telecomando).

Torniamo a sabato mattina. Il mio intento era quello di farmi finanziare l’intero importo, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Pur essendoci andato all’alba (erano le 9 di mattina…), da MW c’era un pò di casino e di disorganizzazione. Una sola commessa doveva gestire il gran numero di personcine che chiedevano info sui pc, mentre altre si aggiravano per il negozio in attesa che qualcuno chiedesse lumi sui microonde o sulle spazzole elettroniche che fanno anche da vibratori. Un suo collega si mise a sistemare un minipc di un cliente e rimase bloccato per un’ora nell’invano tentativo di sistemarlo. Gli vedevo aprire mille cartelle e questo non è buon segno. Un tecnico che apre tante finestre è come un cuoco che continua a mettere spezie nel cibo.

Dopo una lunga attesa e conseguentemente alla mia amata Legge di Murphy, fedele compagna di vita, la signorina mi invita a rivolgermi ad un altro ragazzo. Il ragazzo, simpatico e brillante come è giusto che sia un commesso che vende console, mi dice che l’informazione sul finanziamento non è di sua competenza e mi manda al “corner” dove ci sono graziose signorine che si occupano di queste robe (io non sono esperto, compro sempre in contanti).

Mi reco al corner e trovo altro casino perchè, in quel box, fanno di tutto: ricariche telefoniche, ricevimento di apparecchi guasti, spiegazioni sul perchè la macchina che fa l’acqua con le bollicine non funziona (cazzo allora non sono solo io che faccio acquisti del minchio !), spiegazioni sul perchè la macchina fotografica non riesce a mettere a fuoco il culo della moglie, attivazione di nuove schede telefoniche, pagamento con assegno ed emissione fattura. Insomma, tutto ruota attorno a quel povero box. La sera, quelle povere butele, saranno più esaurite di me. Già me le vedo in stile Lino Banfi in un famoso film.

Dopo aver aspettato un’altra mezz’ora, mi viene detto che posso pagare il tutto tramite comode rate e, visto che sono single, mi regalano una vagina vibrante. Scherzi a parte, avrei potuto pagare in un anno, 40 euro al mese ma con interessi di 60 euro. Una cifra, secondo me, alta, considerati anche i tempi che corrono (ormai tutti fanno il tasso zero anche se devi comprare quattro pile duracel).

Esco da Mediaword per rinfrescarmi le idee e vado a fare colazione. Al bar mi incazzo come sempre da quando faccio colazione in un bar veneto (quindi da otto anni), perchè mi fanno il caffè nel momento in cui mi danno la brioches (aspetta zio can, dammi il tempo di magnar !) e rifletto sulla cifra da sborsare tutta in un colpo. Ovviamente è immancabile l’sms a mio fratello che gestisce il “Mobys Help desk”: lui rappresenta la voce della mia coscienza, ovvero mi dice se è meglio evitare l’acquisto X per acquistare Y e via dicendo. Mentre azzannavo il mio bel cornetto al cioccolatto, mi arriva il responso “vai tranquillo, che ti resta nella vita ?”. Per la serie: quando tre parole sono più incisive di mille discorsi.

Rientrai nel negozio e, tra lo stupore dei presenti, afferrai al volo la console (loro non sapevano che, da due ore, la guardavo sbavando, come se avessi davanti una tizia in minigonna), presi un cavo hdmi dorato (perchè io valgo) e andai alla cassa. Acquisto fatto. Ieri pomeriggio ho montanto la mia nuova console, ho rivisto (con piacere) le schermate che già conoscevo, ho fatto tutti i settaggi per connettermi ad internet e, ovviamente, ho provato Uncharted 2: un capolavoro, come il primo, più del primo. Una grafica che ti fa restare a bocca aperta. Il ripercorrere certi enigmi (che rappresentarono l’aspetto più esaltante della prima edizione, cioè quella di capire dove saltare, dove salire, ecc.), mi ha fatto totalmente dimenticare l’ammontare della cifra esborsata.

Ovviamente non venderò più la Playstation, così come non vendo la Wii, che non accendo da tanto tempo. Sono acquisti che mi hanno regalato (e la play mi regalerà anche in futuro, ne sono certo) momenti di grande svago e, personalmente, in questo periodo storico, non trovo niente di meglio.

Come ho detto tante volte, più o meno tra le righe, internet sta attraversando una fase molto cadaverica per il sottoscritto; non costituisce più un bel passatempo, come era ai tempi delle chat di mirc, quando la gente aveva un approccio completamente diverso.

Il fine del chattista era quello di scambiare due chiacchiere e magari conoscere qualche signorina. C’era chi andava solo in “query” (discussioni, in privato, tra due persone) e chi, come me, amava stare “in chan” per fare casino e ridere. Cazzo, quanto si rideva.

La chat era un mezzo per raggiungere il fine del comunicare.

I social network di adesso sono già un fine. Si parte con l’iscriversi per poi cercare di capire il perchè ci si iscrive. “Io sono qua perchè ci sono tutti. Ora devo capire cosa cazzo fare”.

Molti considerano facebook un passo dovuto, ma non sanno cosa vuol dire comunicare e condividere. Lo dirò sino all’infinito, lo ripeterò finchè questo blog avrà vita. Dal mio punto di vista, non vedo gente che vuole comunicare, vedo solo persone che vogliono apparire. Il mezzo e i mezzi non si discutono, sono anche validi (ottimo facebook, per esempio, per stare in contatto con gli amici, ecco perchè non mi cancello), ma è sbagliato il “nuovo approccio” che ha la gente.

Se fossero tutti bimbiminkia, potrei capirlo. Il guaio è che ci sono tante persone di 40 e 50 anni che hanno comprato il pc per iscriversi a facebook. Un mezzo autoreferenziale, diceva, giustamente, un mio amico ieri sera. Tante persone mostrano le proprie emozioni/incazzature/gioie/dolori, ma nessuno le discute. Un vero peccato. Abbiamo uno Stadio pieno di gente che non esulta nemmeno se ha segnato Zoff di testa su calcio d’angolo.

Vedo tanti spunti interessanti che rimangono fini a se stessi (tranne un “mi piace” qua e là, che tanto costa poco), vedo gente che si iscrive a mille gruppi, ma che non ti risponde al messaggio privato, vedo gente che si precipita a correggerti l’errore grammaticale, ho visto numerosi incidenti diplomatici (“potevi dirmelo che andavi al cinema sabato sera”), ho visto gente cancellare una mia risposta perchè “sto facendo un ragionamento tecnicotattico con una tizia” !

Insomma, apri una discussione su facebook, ma non vuoi che gli altri intervengano perchè potrebbero intralciare la tua discussione con la scema di turno ? Ma sai cosa vuol dire Internet ? Sai cosa è il dialogare, l’interagire, il confrontarsi, lo sputtanarsi come faccio io con questo cazzo di blog inutile, il litigare, l’apprezzare, il criticare, l’amare ?

Scarsissimi ! Il livello del popolo internettiano si è abbassato, negli ultimi anni, in maniera paurosa. Ed io sono orgoglioso di fare parte di un’altra generazione, sono orgoglioso di aver visto nascere questo mezzo, di essere andato in giro con mio fratello a parlare con pseudo esperti di wingate e condivisione di due pc, quando la gente pensava che la Lan fosse un’associazione animalista. Altro che wi-fi.

Sono orgoglioso di aver scoperto, insieme a Zio Martin e grazie soprattutto a Zio Martin, che un cavo “RJ45 cross” poteva farci navigare insieme. Sono orgoglioso dei raduni che organizzavano i ragazzi di #Palermo, sono orgoglioso e ho nostalgia dei tempi in cui riempivamo Piazza Unità d’Italia e si andava a mangiare una pizza tutti insieme. Quanti eravamo ? 100, 200 ? Quanti articoli ci ha dedicato il “Giornale di Sicilia” ? Adesso, per un trafiletto, ci sono discussioni infinite tra bloggher, più o meno star, più o meno invidiosi . E quanti eravamo quelli di #lamervr ?

Palermo come Verona, due mondi completamente diversi, ma con gente legata da una passione comune: la chat. Si litigava, si veniva “bannati”, ma c’era condivisione e comunicazione. Oggi è tutta fuffa, tutto fumo, il tanto fumo fatto da gente che vuole, come detto, solo apparire: “sono un bloggher, ma me ne guardo dal leggere i blog degli altri”. Scrivo una cazzata su Twitter e giù commenti solo perchè sono più conosciuto di Mobys. E così è più importante dire “oggi serata trasgressiva, mi faccio una sega con la mano sinistra”, piuttosto che discutere temi come “esiste una valida alternativa all’iphone ?”.

Scarsi… guardatevi il Grande Fratello e lasciate perdere la storia di internet perchè voi non siete degni di farne parte. Ah, scusate gli errori grammaticali: sono S C A R S O, altrimenti farei il web designer ingegnier dottored con la supercazzola prematurata e scappellamento a destra.