Il pranzo dei cretini.

Quando percorro parecchi km in auto, rifletto. Parto con la musica dei Depeche Mode o di James Taylor ad alto volume e poi, ad un certo punto, il volume si abbassa sempre più, fino ad azzerarsi quando spengo lo stereo. A volte voglio starmene nel silenzio più totale.

Durante le scorse ferie estive, mi sono recato a Castel d’Ario, un comune in provincia di Mantova, noto per i suoi risotti. Il risotto è un piatto che ho scoperto quando mi sono trasferito in Veneto, e devo dire che è qualcosa che gli è riuscita benissimo. Risotto e il vino Valpolicella Ripasso sono le “chicche” di questa stupenda regione; ci avessero messo anche donne simpatiche, sarebbe stato un luogo perfetto ! Volevo “testare” questo piatto nella provincia vicina, visto che anche i mantovani sono cultori di questa pietanza, e quindi mi recai in Lombardia.

Dopo aver mangiato benissimo, feci un lungo ed interminabile viaggio di ritorno. Volli evitare appositamente l’autostrada, ma praticamente mi sentivo quasi come in una diligenza che attraversava il Missouri: distese di campi a destra e a sinistra, cinque case ogni 10 km, nessuna montagna, nessun individuo in circolazione. Ero fra Mantova e Verona ma potevo essere benissimo dentro ad un film western ! Sarà stato il caldo, sarà stata la digestione ma, ad un certo punto, verso chissà dove, mi sembrò di vedere gli Apache. Subito pensai: se questi vogliono il mio scalpo, quantomeno prima devo postare su facebook un selfie scattato con loro !

Non è cosa buona e giusta mettersi in viaggio a pancia piena e con il caldo, ma volevo tornare a casa. Fra apache e mandrie di cavalli, che mi sembrava aver visto tramite lo specchietto retrovisore, credevo di impazzire. Accesi la radio, ma anzichè ascoltare la mia amata Radio Pico, sentivo un tizio che parlava del nuovo sceriffo di Bovolone ! Ok, necessitavo di una pausa. Escludendo l’autostrada, il navigatore, secondo me, mi fece fare, soprattutto all’andata, un sacco di km inutili. Credo di aver fatto Verona-Firenze-Siena-Perugia e Mantova ! 🙂

Dopo la pausa in un Saloon (ehm…. in un Bar di Roverbella, il posto dove la notte si fa bella), mi rimisi in marcia, e fu lì che iniziai a pensare. E quando penso, sono cazzi ! Per questo, nel mio piccolo, cerco sempre di tenermi occupato, infatti al lavoro vengo chiamato “bomba” (o magari è per la mia circonferenza ? mi assale codesto dubbio !).

In questo specifico caso, però, la mia “riflessionite acuta”, si è rivelata alquanto positiva: mi tenne sveglio e vigile (oddio…..) fino al mio arrivo a casa.

Pensai ad un ipotetico/assurdo pranzo con certe figure che ho conosciuto durante la mia vita. Figure vere o false ? Qui torniamo al discorso che feci tantissimi anni fa, quando nacque questo blog. Mai chiedere al Mobys se quel personaggio è realmente esistito, mai chiedermi se quel fatto è realmente accaduto, mai cercare di capire se sto parlando di te che mi stai leggendo in questo momento: non lo saprete mai !

In questo pranzo “fantasticamente assurdo” del Mobys, sono circondato da tutte quelle persone che non stimo o non stimavo. Perchè ? perchè con gli amici ci si diverte, che senso ha descrivere un pranzo in cui ci si svaga ?

Alla mia destra c’è un palermitano trasferitosi in veneto, proprio come me, una ventina di anni fa. Si chiama Salvatore (grande classico). Lui, come tutti coloro che stanno condividendo il pranzo con me, mi sta altamente sui coglioni. Non lo chiamo Totò da un sacco di tempo, anche perchè, come dicono i miei colleghi (e questa è realtà), ho il brutto vizio di affibbiare soprannomi a chiunque. Mi viene istintivo. Totò, per me, è il “lagnoso-culoso”, per eccellenza. Per anni, a differenza mia, continuava a lagnarsi del Veneto, odiava letteralmente la popolazione locale, era il classico meridionale che ripeteva “noi siamo così, mentre loro sono colì”, “noi abbiamo il sole, il mare…”, ecc.

Non c’era giorno in cui lagnoso-culoso non si lamentava. “Ciao Salvo, come stai ?”. “Mi manca la Sicilia”, “Mi mancano i siciliani”, rispondeva. Da un momento all’altro, destino tipico dei dotati di culo in senso fortunistico, trovò una ragazza di Padova, si fecero fidanzati e, nel giro di pochi mesi, si sposarono. Adesso hanno due figli. In poco tempo, colui che rompeva il cazzo continuamente con il Veneto merda, trovò ciò che io cercavo (e sottolineo cercavo) per tanti anni, ovvero non la storiella stupida, ma qualcosa di davvero serio.

Mi sovviene allora un dubbio. Vuoi vedere che la lagnosità premia ? Vuoi vedere che, alla faccia degli ottimisti, dei buddisti, dei positivi, dei “il sorriso aiuta a vivere meglio la vita”, chi piange, in realtà, poi ottiene ciò che vuole ?

Totò non è stato l’unico. Accanto a lui ci sono due ragazze: Stefania e Giusy. Anche loro sicule, anche loro mi hanno rubato un sacco di tempo nel tentativo di tenerle su col morale, scrivendo messaggi, a decinaia e decinaia, con frasi del tipo “Dai qui si sta bene”, “La nostra Sicilia è bella, ma il lavoro è qui”, ecc. Tutto inutile: avevano deciso di abbracciare la Dea Depressione, continuavano a piangere (ma non metaforicamente come Totò), era tutta una disgrazia e, per citare qualcosa di assurdo, noci, pere, e perfino la pasta Barilla avevano, a senso loro, un gusto diverso rispetto a quello conosciuto in Trinacria.

Ogni tanto, facendo lo scemo al solito mio, strappavo qualche sorriso, ma c’era tanta nostalgia canaglia nei loro occhi. Non le ho mai criticate: avevamo un punto di vista diverso dal mio sul Veneto, ma, come sempre, io rispettavo il loro pensiero. A forza di piangere, entrambe adesso sono sposate e sono diventate mamme. La nostra amata Sicilia che ci manca tanto ? I cannoli, le arancine ? tutto andato a puttane ! Ormai che cazzo me ne fotte della Sicilia ? Ho il marito che lavora in un posto statale, in agosto scendo con il mio bello SUV, pagabile in 658 comode rate, ho financo cambiato il mio modo di parlare, sono diventata una “noddica” a tutti gli effetti, addirittura più razzista di quei nordici razzisti da generazioni, e continuo a dire frasi del tipo “gli Ospedali del nord non c’entrano nulla con gli Ospedali del sud !”.

Insomma, amici miei, malgrado il mio articolo di quache mese fa (“Negativi siate maledetti”), volete vedere, ripeto, che affrontare la vita in modalità piangente e triste, paga ? Del resto fateci caso: quanti sono i post depressivi di facebook e quanti quelli positivi o quantomeno normali ? La stragande maggioranza tende a condividere la merda. Chissà perchè, direbbe Vasco Rossi. Torniamo al pranzo.

Chi vedo alla mia sinistra ? Per fortuna figure più “leggere”, cioè persone che non odio, anzi che spesso mi hanno fatto anche sorridere per la loro goffaggine.

Ricordo Roberto, detto “L’elegantone”, conosciuto quando vivevo a Palermo. Sempre elegantissimo, veniva alle partite di calcetto in giacca e cravatta, prima di indossare il completo dell’Italia dei mondiali del 1990. Gli chiedevamo: “Ehi tu, elegantone, ma non hai fatto in tempo ad andare a casa a cambiarti ?”. E lui “certo che facevo in tempo, ma io indosso sempre e solo abiti eleganti !”. Avevamo accanto il Barney Stinson di “How I Met Your Mother” moltissimi anni prima che esplodesse quel telefilm !

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Barney Stinson

Perchè ho invitato l’elegantone in questo pranzo dei cretini ? Perchè in realtà era un falso. Sembrava il perfettino del gruppo, ma in realtà era una merda. Faceva il gradasso, dicendo a destra e a manca che stava bene anche da solo, ma era un disperato bisognoso di affetto che parlava male degli assenti, per cercare di conquistare l’amicizia dei singoli componenti della comitiva. Cretino perchè presto scoprimmo il trucco…

Accanto a Roberto c’è Filippo. In qualche post vi ho già accennato a lui. Nemmeno sono sicuro che si chiamasse così. Non era un mio amico, ma si aggregava spesso a noi. Aveva il brutto vizio di sentirsi un mega spiritosone parlando come un verbale della Polizia e non ha mai capito (malgrado le nostre eloquenti espressioni facciali) che, dopo le prime volte, aveva rotto i coglioni. “Ciao Vincenzo, intravvedo 2 ragazze due sedute nel tavolo a ore 10.15 da te”, “Questa tizia l’ho attenzionata da tempo”, ecc. ecc. Pesantissimo e più stupido di qualsiasi tormentone musicale estivo. E ghe ne vol !

Oh! che bello, in questo pranzo c’è anche qualche mia ex. Ho già scritto 1300 parole, quindi non vado a toccare questo argomento. Vi dico solo che, guarda caso, sedute gomito a gomito, ci sono Francesca e Loredana. Francesca la conobbi quando stava malissimo, infatti nacque una mezza storia, non una storia-storia. Il marito l’aveva lasciata per un’altra che aveva anche il pisello, e giustamente lei non poteva competere. Loredana era soprannominata, da me e dagli amici del gruppo veronese con il quale uscivamo, “Se mi lasci non vale”. Aveva un “Indice di Sticchiaggine” molto alto (tradotto: era bona), come spesso mi accade, mi ero innamorato prima delle sue gambe e dopo di lei, ma era pesante, logorroica, schizzinosa: un’autentica Donna Scassaminchia ! Aveva rotto le palle peggio dello spot dei divani in cui dicono che domenica finisce la promozione. ll problema con Lory “Se mi lasci non vale” era che, quando stavo per mollarla, lei andava su tutte le furie, facendo scenate assurde anche dentro i locali dove cenavamo. Credevo che si comportasse male per “farsi lasciare”, invece no ! Sapendo di essere una gnocca non concepiva essere “mollata”, ma era ancora più importante avere un coglionazzo con cui uscire sempre, quindi aspettava di ingaggiare il nuovo “pollo” per mollare il vecchio, e se tu provavi a mandarla affanculo, volavano polpette in 3D. Ancora oggi, quando sento Julio, penso a lei … anzi alle sue minigonne ascellari.

Probabilmente, se i km da Castel d’Ario a casa mia, fossero stati di più, avrei pensato ad altre figure, ma vi ho già tediato abbastanza, quindi chiudo questo lungo articolo con il sottoscritto, l’organizzatore del Pranzo dei cretini.

Ma come, ti ci metti anche tu ? direte voi. Certo ! Non mi considero superiore ai suddetti personaggi. Cretino in quanto Maestro di gaffes ed esageratamente malinconico. Sulle gaffes non sto a riportare mille esempi, perchè altrimenti non finirei più. Mi limito a citare quella volta in cui consigliai ad un sordo di salvare gli .mp3 in un cd prima di formattare l’hard disk. Altresì indimenticabile l’episodio avvenuto quando i telefonini erano sul mercato da pochissimi mesi. Mi ero imboscato a casa e il mio titolare, puntualmente, mi cercò. Preso dal panico, non sapevo cosa fare ! Volevo risultare irrangiugibile e allora ebbi l’idea geniale di mettere il mio bel Nokione dentro ad un cassetto, sotto le mutande. Smettetela di ridere ! Ovviamente non servì a nulla. Sono stato una delle prime vittime dell’essere sempre contattabile.

Infine c’è quella “fresca fresca” commessa in Hotel a Caorle questa estate. Mi trovo dentro l’ascensore insieme alla donna delle pulizie. Lei mi chiede come mi chiamo, io faccio altrettanto. Risponde “Afrodite”, ed io ribatto prontamente “No, io sono un uomo etero normalissimo”. Non chiedetemi il perchè ma, in quel momento, avevo capito “Ermafrodita”. Menomale che non ha capito un cazzo !

Non mi piace parlare di me, quindi mi limito a citare il difetto che mi rompe più le scatole, quello che mi consente di partecipare ad un pranzo del genere, un pranzo con gente che, seppur piena di difetti, ha comunque ottenuto qualcosa di positivo nella vita (l’elegantone è un imprenditore, Francesca si è risposata due mesi fa, qualcuno ha figli, nel mio caso c’è il benessere economico). Siamo dei cretini fortunati.

Mi chiamano orso, asociale, rompicoglioni, ecc., in realtà, come dicevo prima, sono un inguaribile malinconico. Come tutti sappiamo, è sbagliatissimo vivere la vita in funzione del futuro o del passato, ma bisogna assolutamente vivere il presente.

Io sono legato in maniera esasperata al passato e le foto, i video, le immagini che mi vengono regalate dal maledetto Street View, non mi aiutano certo a superare questo problema. Ovviamente molti ricordi sono negativi, ma io resto comunque un cazzeggiatore di prima categoria il quale tende a ricordare gli eventi positivi ma, nello stesso tempo, pensa troppo spesso a quei luoghi e a quelle persone che mi hanno regalato qualcosa di meraviglioso e che magari non ci sono più o che, più semplicemente, non posso più frequentare spesso.

Dico spesso che il nulla attuale ti porta a vivere con la mente proiettata nel passato o nel futuro. Sulla “constatazione del nostro nulla” del Perozzi ho scritto un articolo una vita fa.

L’ottimista guarda al futuro pensando che “domani magari … forse… chissà”, il malinconico, come me, guarda al passato e pensa “quanto sarebbe bello e diverso se tu fossi accanto a me”. Badate bene, non mi sto riferendo esclusivamente ad una mia ex o al mio migliore amico che non c’è più.

In conclusione mi sembra doveroso dare un caloroso Addio all’architetto Melandri. Io non sono uno scrittore, non sono un giornalista, non sono uno “che sa scrivere bene”. Sono quel poco che sono, grazie anche alla scuola di “Amici Miei”. Il mitico Gastone Moschin, che ci ha lasciati pochi giorni fa, in un’intervista, definì quel film, fra le altre cose, “Un film che fa ridere, ma che non è comico”: praticamente (fatte le debitissime proporzioni) il succo di questo blog, riassunto col motto “Il dolce e l’amaro”, diventato “Dal Cannolo all’Amarone”.

Amici_miei

“Amici Miei” è il seme da cui è nato questo blog ed il fulcro su cui ruota il mio modo di cazzeggiare nella vita reale.

Scusate la lunghezzitudine e gli errori. E vai con la siglaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa:

L’uomo che sussurrava ai criceti.

Sono stato invitato da Marco, un bravo ragazzo conosciuto nell’azienda dove lavoravo parecchi anni fa, ad andare a mangiare insieme un kebab. Nel messaggio c’era scritto: “Mobys, tu che sei un esperto, non puoi non provare un mega kekab infinito. Lo preparano in un posto appena fuori Verona. Ti ci vuole un mese per terminarlo !”. Spiegai a Marco che, da qualche mese, ho intrapreso una nuova strada culinaria. Adoro il kebab e, sicuramente, lo mangerò ancora, ma avete presente quando vi scatta la molla ? Quando “l’omino nel cervello” vi indica una nuova via da percorrere ? A me è accaduto proprio questo. Dopo 43 anni di abbuffate senza ritegno, ho iniziato a vedere il cibo sotto un’altra ottica. Non sono tipo da dieta, rimango una buona forchetta, ma non concepisco più il cibo come qualcosa da spazzolare per soddisfare la propria voglia animalesca, mischiando cibi e sapori senza alcun senso e badando esclusivamente alla quantità piuttosto che alla qualità. Ammetto che, probabilmente, Masterchef (pardon: quella merda di masterchef…) mi ha un po’ cambiato. Resto un fanatico della cucina mediterranea, non voglio assolutamente sentir parlare di nouvelle corsine e non mi interessa mangiare in un ristorante dove si spendono 200 euro per mangiare un ravanello al forno posto su un letto di crema di asparago e circondato da piselli freschi dell’africa-transpolesana.

Quando incontri un tipo che non vedi da anni, la prima domanda che ti fa è: “dove lavori, adesso ?“, mentre la seconda è: “a fighe come sei messo ?“. Se il tizio lo incontri in Sicilia, automaticamente la prima domanda sparisce e si passa direttamente alla seconda. Stessa cosa accade se incontri una tua ex. In questo caso, però, entra in gioco una certa eleganza tra il francese e l’alto borghese, e il quesito è: “Ti vedi con qualche troia ?“. Infine (scusate le mie solite parentesi del minchio), se ti rivedi con una semplice amica, è probabile che ti chieda se hanno aperto un nuovo negozio di scarpe nel centro commerciale che si trova vicino casa tua.

Capirete bene, dunque, che con Marco il discorso scivolò subito sul rapporto uomo-donna. Niente kebab, solo un bar tranquillo e due luridissimi spritz. Probabilmente Marco ricordava solo vagamente il mio essere fondamentalmente un mega cazzaro, quindi si è verificata, dopo qualche minuto, una situazione antipatica di cui mi resi conto tardivamente. Io gli raccontavo le mie gesta, più o meno serie e più o meno surreali, lui era entrato in quello che definisco “Girone dei Dannati v.2.0”, ovvero aveva sposato l’apatia più totale. Io cazzeggio da una vita, lui mangia tristezza e malinconia.

Poiché, quando eravamo colleghi ed avevamo la possibilità, si rideva come scemi parlando di mega cazzate, io ho proseguito su questo “cliché”, raccontandogli, per esempio, qualche mia proverbiale ed immancabile gaffe (ricordatevi che sono il Presidente dei Gaffisti italiani), vedi quella volta che spaccai il box della boccia (di plastica, mannaggia a lui) perché con una tipa volevo fare una scena tipo pornazzo, dimenticando miseramente le mie (e sottovalutando le sue …) misure, per finire con quella volta in cui, dopo aver fatto i miei classici 39 secondi di notte infuocata, fatta di passione e sesso sfrenato, mi feci sfuggire la domanda: “Scusa, ti devo qualcosa per il disturbo  ??“.

Marco rideva e mi ringraziò. Mi disse che non rideva così da secoli e che ci saremmo dovuti vedere più spesso. Non poteva sapere che uno dei miei settemila difetti è che, se io rivedo una persona per più di due volte in dodici mesi, a meno che non sia mia madre, mi rompo enormemente le palle.

Poco fa dissi che lui era entrato nel girone dei dannati ed io, scherzando come un imbecille, non mi resi conto che c’era qualcosa che non andava. Un qualcosa che uscì fuori dopo mezzora di risate, aneddoti lavorativi e discorsi inerenti i miei sogni sulle mete turistiche da raggiungere.

Forse Marco era depresso ed è entrato in una fase molto pericolosa nella vita di una persona, quella dell’apatia. Probabilmente apatia e depressione vanno a braccetto, ma non voglio scrivere un articolo psicologico, visto che non è il mio campo.  Ho visto una persona che ha mollato tutto ciò che di positivo offre o quantomeno potrebbe offrire la vita. Tutto ciò dopo essersi separato dalla moglie Beatrice.

Marco ha smesso di sognare, non ha più stimoli, non gli interessa trovarsi una nuova morosa (pur non mancandogli le fans, essendo obiettivamente un bel butel ed avendo un buon giro), maledice le ferie peggio di Sheldon Cooper, la domenica la passa a sistemare il giardino e a fare le pulizie di casa aiutando la madre e la sorella che vivono con lui. Non ha più passioni. Io gli parlavo in maniera entusiasta del nuovo film di Quentin Tarantino che sarebbe uscito dopo qualche settimana (e che è proiettato proprio in questi giorni al cinema), lui mi diceva che si addormenta dopo cinque minuti che inizia qualcosa, sia che si tratti di una partita, sia che si tratti di un bel film.

Ad un certo punto, siccome nel mio piccolo cerco sempre di aiutare gli altri, pur essendo un clown un po’ scemo, mi incazzai. Posso capire tutto, posso capire la delusione sentimentale, il fatto che la separazione è sempre un trauma, il lutto in famiglia, le incazzature al lavoro (ricordatevi che sono anche il Presidente italiano degli Incazzati al Lavoro), il momento-no, il sentirsi spaesati perché l’Arcangelo Gabriele ti preannuncia la prossima maternità, ma questo “tirare i remi in barca”, questo “dimettersi dalla vita”, questo voltare le spalle alla qualsiasi, a 45 anni, no, non lo accetto. Non sono un separato, ma non accetto l’idea che, malgrado passino gli anni, si resti vincolati a quella parentesi della vita finita male.

Ho sempre detto in queste pagine che io, pur essendo un cazzaro dalla nascita, vedo la vita un po’ alla Dr. House, cioè credo che ci sia più sofferenza che felicità, ma questo non vuol dire smettere di provarci e soprattutto di crederci ! Io, vivendo in queste condizioni (e Marco sa di vivere in questo status), avrei il terrore della vecchiaia. Avrei cioè il terrore di arrivare a 82 anni e dire “ma che cazzo ho fatto in vita mia ? Perché ho vissuto DAVVERO sino a tot anni ?”. Che poi è il terrore che ho anche io, ancora oggi (perché far sorridere ogni tanto gli altri capirete bene che non mi basta come bilancio positivo).

Marco mi ha detto che ha due criceti. Essendo interista (questa si che è una disgrazia !!), li ha chiamati Rodrigo (come l’attaccante Palacio) e Icarda (teribile…). Il mio ex collega potrebbe viaggiare, andare ovunque (la casa è di proprietà e nemmeno si preoccupa del conto in banca perché stanno così bene di famiglia che potrebbe perfino smettere di lavorare !), farsi dei bellissimi week end romantici con una nuova ragazza in uno chalet di montagna, ecc. Obiettivamente ha avuto (e ha ancor oggi) TUTTO ciò che io non ho (famiglia accanto, soldi da buttare, donne che gli sbavano dietro, forma fisica invidiabile), tuttavia, non si rende conto di queste sue fortune, non le percepisce o non gli interessa percepirle.

Non sto dicendo che “morto un Papa se ne fa un altro”, non sopporto questo proverbio, le persone sono sempre uniche ed insostiuibili. Di conseguenza non “DEVE” trovarsi per forza una nuova compagna ma quantomeno potrebbe semplicemente divertirsi con gli amici o comunque avere delle passioni, come nel mio caso è la fotografia (e probabilmente se io non sono diventato un Marco è soprattutto grazie a questo hobby).

Invece no, perché chi decide che la vita fa schifo, odia la qualsiasi. Quando ci salutammo, mi disse: “Mobys, io ho smesso di amare. Non mi ci vedo più con una tipa accanto, voglio starmene da solo, sto benissimo così, credimi. Le donne sono vuote, sono una minestra insipida, la gente mi annoia. Tu almeno per qualche minuto mi fai distrarre, come quando iniziavamo il turno alle 5.30 e già ridevamo, ma solitamente le persone sono buone solo per chiederti qualcosa”.

Io confido che la classica “molla”, citata all’inizio di questo articolo, faccia cambiare idea a Marco. Resta il fatto che, secondo me, sta sprecando tempo prezioso della sua vita, quella vita che gli sta scorrendo via come la sabbia fra le mani. Può succedere di innamorarsi della persona sbagliata (mio record anche da questo punto di vista !), ma questo non vuol dire che bisogna arrendersi. Non siamo tutti uguali, non esiste che le donne sono tutte troie e che gli uomini pensano solo a trombare.

Mentre c’è una vita da vivere, lui passa il tempo a sussurrare qualcosa ai suoi criceti. Spero che, quando si sveglierà, non sarà troppo tardi. Vivere da single non è una disgrazia, decidere di non vivere è un vero peccato.

Scusate per gli errori.

“I dubbi te li crea la libertà” (Jim Morrison).

Ciao a tutti e bentornati dai vostri viaggi di sollazzo e ferie.

Io questa volta ho adottato una scelta, nel mio piccolo, rivoluzionaria, ovvero non ho fatto coincidere l’inizio delle ferie con il ritorno nella mia terra natia, ma ho preferito visitare dei posti nuovi. Dai un lato paghi lo scotto di non approfittare delle ferie per rivedere i tuoi familiari, ma d’altro canto inizi a “vedere il mondo”, sfruttando il fatto di avere qualche giorno in più rispetto al week end.

Bando alle ciance (lungi da me dallo scrivere un pensierino stile “Le mie vacanze”), posso dirvi che questa scelta, ripeto di rottura rispetto al passato, mi ha insegnato cose nuove e spero sempre che troviate qualche spunto interessante o semplicemente un motivo per sorridere due secondi.

Luglio, tanto per cambiare, è stato un mese alquanto stressante a livello lavorativo. Nei week end andavo nelle varie agenzie di viaggio,  alla ricerca disperata di una meta e soprattutto di un consiglio. Considerate che già, il semplice fatto di entrare in un’agenzia, per me ha rappresentato una novità, malgrado i miei 40 e passa anni. Proprio in un’agenzia ho appreso il primo dei tanti insegnamenti di queste “nuove ferie”: le agenzie non sono consulenti (come speravo), non ti danno alcun consiglio e non appena passano i proverbiali 35 secondi e capiscono che non hai il bancomat in mano, si rompono le palle. Lo so, per voi ciò è chiaro da secoli, io purtroppo non lo sapevo. Mea culpa. Questa esperienza mi ha insegnato che, o prenoti via internet (come fanno ormai in tantissimi, probabilmente la maggior parte delle persone), oppure devi recarti in agenzia con le idee chiare e fare tutto in quei famosi 35 secondi. Ecco, questo rappresenta il tempo massimo che hai a disposizione prima che la cicciabomba di turno mostri i primi segni di intolleranza. Superato tale limite temporale, entrano in F.S. (Fase Scazzo) e si comportano di conseguenza: si alzano dalla sedia, prendono un catalogo dell’Egitto (mentre tu stai parlando della Toscana), aprono e richiudono le varie carpette, guardano se hanno ricevuto qualche messaggio sul cellulare, per finire col fissare, con sguardo assente, il monitor del pc, per la serie “sto qui mi sta facendo perdere tempo”.

Alla faccia di queste grandissime professioniste, più facce di cazzo del bimbo dello spot di Immobiliare.it, alla fine vi dico che ho prenotato le mie vacanze proprio tramite un’agenzia (amica degli amici) in cui peraltro non sono nemmeno andato fisicamente. Ho pagato sicuramente un sovrapprezzo rispetto alle offerte che apparivano sul web, ma era “la mia prima volta” e non volevo casini.

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Bibione (VE)

Avevo bisogno di staccare la spina e di riposarmi, fisicamente e mentalmente. Vedevo il mare come soluzione, ho scelto la spiaggia più raggiungibile per uno che, come me, non ama fare tantissimi km. Alla fine, ironia della sorte, colui che ha avuto ben poco (dal punto di vista umano) dal Veneto, è rimasto proprio in Veneto ! Mi piaceva l’idea dello spazio offerto da Bibione, io che vengo da anni ed anni di Cefalù, dove a fronte di un mare stupendo, hai poco spazio a tua disposizione.

Il 1 agosto, quindi, mi reco a Bibione, con una buone dose di ansia, ma armato anche di tantissimo entusiasmo. Prendo possesso della mia stanza in Hotel e mi faccio la mia settimana di ferie in totale relax. Bella Bibione. E’ una località relativamente giovane, nel senso che è stata concepita non tantissimi anni fa. Di conseguenza è disegnata perfettamente a misura di turista. Da un lato avevo la stradina che portava al mare, mentre nella strada parallela, la sera, c’era il mondo che passeggiava. Spiaggia immensa e mare discreto. Non mi immaginavo certo di rivedere le chiare fresche e dolci acque di Cefalù, ma soprattutto di mattina il mare era discreto. La sera i ristoranti, i negozi di souvenIMG_2938ir, le gelaterie, i venditori di pizza al trancio, erano tutti pieni. C’era tutto (compreso numerosissime sale giochi) per tutti e per qualsiasi tasca. Bellissima l’infinita pista ciclabile che costeggia l’immensa spiaggia e le tante idee per attrarre il turista. Mi hanno colpito le gelaterie “fai da te”, dove ognuno si prende il gelato che vuole, va alla cassa e paga in base al peso. Per non parlare di un negozio in cui i clienti immergevano i piedi dentro delle piccole vasche piene di pesci piccoli che fungevano a “massaggiatori”.

Devo dire che, dal punto di vista logistico, è stata proprio la vacanza che ho sempre sognato (colazione, pranzo, cena, aria condizionata in camera, mare poco distante, centro vicinissimo, macchina sempre posteggiata), ma credo anche che Bibione sia una località più adatta alle famiglie e alle coppie. Il bilancio non è negativo perché io non sono un single “cacciatore”, quindi devo dire che, anche se mi fossi trovato in un’altra località (Rimini ? Jesolo ?) piena di single “vogliose ed insaziabili”, non sarebbe cambiato assolutamente nulla. In ogni caso, in questa sede, cioè dal punto di vista dello “recensore”, mi sembra corretto scrivervi che Bibione non è un posto per single e che l’accento che si sente è soprattutto quello dell’est europeo. Questa cosa ha inciso di più rispetto al discorso delle single, perché ad un certo punto ti ritrovi solo (e questa non è una novità) e ti vedi attorniato da gente che parla tante lingue fuorché l’italiano. Morale della favola, bella settimana di vacanze, bel posto facilissimo da raggiungere, ma non credo che ci tornerò.

Tornato da Bibione avevo voglia di dare un senso alle mie ferie, perché fino a quel momento non erano state particolarmente esaltanti. Si, ho messo in pratica ciò che sognavo da tempo, ma mancava l’acuto. Io sembro un pigro ma in realtà sono perennemente alla ricerca di nuove emozioni, di nuovi sapori e di scenari incantevoli.

Ho sempre sognato di visitare la Toscana, in particolare il senese. Sono stato sempre innamorato di quella regione pur non avendola mai visitata. La cosa stupenda è che, un po’ come accadde a Londra, la Toscana non mi ha deluso. Ne ero innamorato prima di metterci piede e lo sono ancor di più dopo averla visitata. Ho deciso di alloggiare a Colle Val d’Elsa perché è un posto altamente “strategico”, trovandosi appena a 20 km da Siena e poco distante da località che volevo visitare assolutamente. In quattro giorni ho visitato dei luoghi meravigliosi. Ecco, adesso le mie ferie, fra borghi medievali e scatti con la mia nuova Nikon D700, iniziavano ad avere un senso.

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Pici cacio e pepe, piatto tipico di Siena.

L’aspetto che mi piace maggiormente della Toscana è che mentre percorri l’autostrada, da un momento all’altro, non vedi il classico paesello a destra o a manca, ma vedi la cinta muraria di un borgo medioevale. Qualsiasi borgo si voglia visitare, ci sono dei parcheggi (ovviamente a pagamento) dove lasciare comodamente la propria autovettura. Solo a Volterra (PI) ho dovuto aspettare qualche minuto perché il parcheggio multipiano vicinissimo al centro era pieno. Le località che mi sono piaciute maggiormente sono quelle di cui nemmeno conoscevo il nome ! Non vedevo l’ora di visitare San Gimignano e Monteriggioni (quest’ultima si rivelerà una mezza delusione; del gioco Assassin’s Creed non c’era nulla, a parte qualcosa dentro un piccolo museo), ma alla fine sono rimasto più colpito dalla parte più a sud del senese (la val d’Orcia), cioè da Montalcino, Pienza e Montepulciano. Bellissima anche Siena. Ho lasciato l’auto dentro il parcheggio della stazione centrale e sfruttando nelle ripide scale mobili mi sono ritrovato vicino il centro: comodo, tranquillo e con 50 centesimi spesi per quattro ore di visita ! Un’altra cosa che mi ha colpito è che le varie località rispecchiano, nel loro piccolo, ciò che vedi in questa fantastica regione. Poco fa dicevo che, dopo aver guidato in mezzo alla campagna per diversi minuti, ti ritrovi davanti ad un borgo medioevale fantastico. Ecco, la stessa cosa accade per i paesini. Per me, che ho la passione della fotografia e che cerco scorci rari (infatti tendo sempre ad andare nella direzione opposta in cui va la massa), è stato un continuo scoprire angoli meravigliosi. Percorri una stradina e ti ritrovi in una bellissima piazza. Ti immetti in una traversa che ti sembra inutile e sbuchi davanti ad un panorama meraviglioso. Tutto bellissimo. Mi dispiace solo per i 40 gradi e per l’enorme, enormissima mole di turisti che affollavano i vari paesi. Un bel ricordo, a parte la scorpacciata di Pici, mi è rimasto anche di Certaldo (FI), il paese che fu di Giovanni Boccaccio. Lasci la macchina nella zona relativamente nuova e prendi la funivia che, nel giro di un minuto ti porta su. Ti fermi, scatti qualche foto e pensi alla storia, alle persone che hanno transitato in quelle stesse strade qualche secolo prima. Molto bello anche il fatto che in diversi luoghi c’erano artisti di strada che suonavano, cantavano o inscenavano una rappresentazione teatrale.

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Pici all’aglione, altro piatto tipico senese.

Ho dedicato l’ultima mattinata delle mie ferie toscane a Firenze. Sarà perché l’ho visitata nel giorno più caldo di agosto, ma devo dire che non mi ha fatto una bellissima impressione. Io che venivo da tre giorni in ambienti da presepe, mi sono ritrovato in una città dove regna il caos già alle 8.30 di mattina. Furgoni che passano per consegnare la merce, furgoni che passano per raccogliere la munnizza, tutto fatto in un orario molto tranquillo, tardi, troppo tardi per una città così visitata. Non puoi ritrovarti alle 9 di mattina della vigilia di ferragosto con miliardi di giappocinesi che girano per le strade e i furgoni che raccolgono i sacchi della raccolta differenziata. Troppe auto in mezzo ai coglioni, troppo casino in pieno centro, sembra quasi di essere a Roma. Incazzato (per me non riuscire a scattare la foto che vorrei perché c’è casino equivale all’andare a letto con Monica Bellucci e non avere un’erezione) e accaldato decido di chiuderla prima del previsto, prendo la mia Mito e mi reco in Piazzale Michelangelo, meta obbligata per chi visita Firenze. Casino e caos anche li. Pullman di turisti, macchine che cercano parcheggio entrando da dove bisognava uscire, tutto pieno, confusione. Corro via, scendo verso Firenze ma non demordo: torno su perché volevo UNA foto di quel bellissimo panorama. Il mio sangue palermitano fa si che parcheggi alla “cazzo di cane” in un angolo assurdo. Scatto qualche foto, sento i vigili fischiare (mitici, lo devo dire), corro verso la macchina e vado via, stanco, avvilito ma anche contento perché è come se fossi riuscito a scattare una foto ad un vip.

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Pici salsiccia e prezzemolo: un capolavoro gustato presso l'”Officina della cucina popolare” di Colle val D’elsa.

Che dire, a parte mi dispiace perché ho scritto il doppio delle parole che mi sono posto sempre come limite ? Cosa ho imparato, discorso (come sempre estremizzato per cazzeggiare) agenzie a parte ? Che innanzitutto bisogna prenotare entro marzo e non certo a luglio. Qualsiasi sia la vostra scelta, dovete decidervi presto, non a pochi giorni dalle ferie. Leggere ciò che appare nel web è importante ma, come dico sempre, non fossilizzatevi troppo nelle parole di qualcuno: su tripadvisor la Torre Ghirlandina di Modena ha un voto altissimo, tutti dicono “da visitare assolutamente”, ma a me ha fatto cagare perché dopo che ti sei fatto tanti scalini ti ritrovi in cima ma le finestre sono chiuse da fittissime grate di ferro. Se mi fossi fidato delle recensioni avrei visto solo Siena, Firenze e San Gimignano. Inoltre se, come me, siete costretti ad andare in ferie in agosto, mettetevela via che troverete ovunque orde di turisti. Perché QUALSIASI posto bello è conosciuto sia da noi italiani che dal tizio che viene da Tokyo (credevo che Pienza fosse sconosciuta ai più, invece c’era il mondo anche lì).

Parlavo di Bibione e cazzeggiavo sul discorso single. Non credo che esistano posti per single, a meno che non si vada a Formentera o in Grecia. Bisogna però capire cosa vogliamo e cosa pretendiamo dalle ferie (e dalla vita …). Se mi chiedessero di scegliere una meta dove andare fra un anno, fra un’isola greca piena di vergini e i paesaggi scozzesi, io sceglierei la seconda ipotesi (anche perché la prima sarebbe un posto popolato da bimbe di 10 anni :-)).

Scherzi a parte, non mi pento delle mie scelte e la mia vecchia idea (partorita dopo che mi ero rotto le palle di stare in un lettino a Cefalù per 20 giorni) di andare in più posti molto diversi e contrastanti fra loro (esempio: mare e Firenze, piscina e Londra, ecc.), la STRAconsiglio a tutti. E’ stato bello passare dalla mia amata english breakfast di Bibione ai Pici cacio e pepe di Siena. E’ stato bello passeggiare per il viale moderno di Bibione ma anche farlo in uno scenario completamente diverso come Montalcino. Ho visto luoghi bellissimi e non so se ci tornerò, non ci tengo particolarmente (le uniche città che non mi stancherò mai di vedere sono Roma e Londra, fermo restando che nel senese andrei a vivere anche domani).

Ricordatevi, per finire: fate sempre ciò che volete davvero, non rinunciate al vostro relax, al vostro svago, alle vostre passioni solo per non restare soli, come il Mobys. La compagnia è bella, ma la libertà lo è molto di più.