L’umorismo “da riso in bianco”…

Qualcuno mi considera una mente “tendenzialmente folle”, la quale partorisce, ripetutamente, parole così strambe che farebbero accapponare la pelle agli accademici della crusca.

Ogni tanto trovo qualcuno che ragiona “alla Mobys”, e ciò, ovviamente, mi fa piacere. L’altro giorno, parlando al telefono con una gentile signorina, feci una delle mie classiche battute: “Il peso è di 800 kg. Mi sto riferendo ovviamente al bancale di vino, non al mio !”. Lei rispose facendo altre battute e, dopo che il discorso scivolò sul famigerato “umorismo anglosassone”, mi colpì dicendo: “Si, in effetti, il mio è un umorismo da riso in bianco“.

Umorismo da riso in bianco ? Mai sentito prima ! E cosa facciamo quando sentiamo o leggiamo qualcosa di strano ? Googlizziamo ! Telefonate e whatsapp a parte, cercare qualche minchiata su Google è l’unica maniera per non utilizzare il telefonino solo per i social network. Ecco, non esiste una frase del genere: la mia interlocutrice è una Mobys, ovvero una che spara minchiate senza un filo logico. Mi sono innamorato !

Guarda caso, qualche giorno prima, mi ero inventato l’S.C.M., ovvero il “Sarcasmo Camionistico della Minchia”. In pratica, feci caso al fatto che, qualche camionista, entrando nel mio ufficio, abbozza un sorrisino che dura qualche millesimo di secondo di troppo. Quando il sorriso supera i valori standard, indicati nelle apposite tabelle stilate dall’Organizzazione Mondale della Sanità, vuol dire che c’è qualche problema: o il tizio si è innamorato di te (e, visti i miei gusti, non sarebbe il caso) o ti sta pigghiannu pù culu. Dopo il primo, secondo, terzo sorrisino, ecco l’illuminazione: i camionisti notano la bottiglia di acqua Danone Vitasnella, posizionata in bella vista sulla mia scrivania, e pensaranno sicuramente: “Guarda sto mona… Prima si fotte kebab, risotti e costate, e poi cerca di rimediare con la fantomatica acqua che elimina l’acqua…”.

Si lo so, è solo una mia paranoia, ma a volte mi sento davvero preso per il culo. Qualche settimana fa, ho chiamato l’idraulico per un problema alla caldaia (che belli i tempi in cui accendevo la caldaia per riscaldare le mie stanche membra !). Gli idraulici, com’è noto, fanno continuamente ciò che tutti noi ci limitiamo a fare dentro la doccia o in auto: canticchiano. Evidentemente, avere a che fare con tubi, acqua, filettature, teflon, ecc., fa subentrare un meccanismo tale nella loro mente, da renderli perpetuamente felici. Oppure pensano che, anche se il lavoro è da 2 euro, te ne inculeranno 50, e questo ovviamente renderebbe felice chiunque. L’unico nero che rende felici le persone ! Orbene, io posso capire che canticchi, posso anche capire che un po’ canticchi e un po’ fischietti, ma, aspè, sto sentendo bene ? Salendo le scale di casa mia, fischietta la musica che si ode quando una coppia entra in chiesa per sposarsi ! Cazzarola, lo stavo buttando fuori a calci ! Ma fai della sottile ironia ? Proprio a me, un single da guinnes da primati, mi fischietti la musichetta del matrimonio ? Cosa è ? un augurio o un segno di cattivo presagio ?

A volte le cose non si spiegano e tutto risulta essere più deprimente della sigla di Twin Peaks. Deprimente come coloro che si sono affrettati a postare su facebook la foto del mitico Peppino Impastato, corredata con tanto di pensiero profondissimo contro la mafia: peccato che nessuno abbia avuto tre secondi di tempo per commentare la foto che io stesso ho scattato alla volante della scorta di Giovanni Falcone (la “quartosavona” che ha fatto il giro dell’Italia, partita da Peschiera del Garda e giunta a Palermo in occasione del 25° anniversario della strage di Capaci). Ma questa è una vecchia storia, ormai mi sono arreso, ho capito che, su Facebook, la voglia di apparire supera di gran lunga quella di interagire con gli altri. Peccato, l’idea non era malvagia…

Lo so, bisognerebbe rilassarsi di più, ma il caldo non mi aiuta. Vorrei fare un corso di meditazione, ma nei dintorni del paese in cui vivo c’è ben poco. La scorsa domenica, mentre perdevo la mia canonica mezz’oretta in libreria, notai un settore dedicato ai libri da colorare. “Libri antistress da colorare”. Per me leggere “antistress” è come per Rocco Siffredi vedere una vagina. Prendo, sfoglio e mi stavo agitando ancora di più. Ma come minchia ci si rilassa aprendo quelle pagine piene di forme assurde, pavoni, sagome, triangoli che si mischiano con i quadrati, parentesi tonde, parentesi quadre, ecc. ??? A me verrebbe l’ansia, altro che metodo di rilassamento !sushi

Ecco, qualcosa che mi rilassa è il pranzo nei ristoranti giappocinesi. Il problema, semmai, è che mangio troppo. Secondo me, un giorno vieteranno la formula “all you can eat”, perchè, per maiali come me, non c’è speranza ! Un ultimo sushi e poi vado via, un ultimissimo involtino primavera e poi giuro di andar via, oh! cavolo, il sushi col tonno è arrivato adesso, porcatroia ci sono i noodles caldi caldi, ecc. ecc. Un incubo. Esco sempre soddisfatto da quei posti. Ogni tanto vengo assalito da una delle mie tante malattie, ovvero la “fantasite acuta”, e mi vengono in mente scene che mi portano a sorridere da solo e ad apparire quindi obiettivamente mezzo pazzo. Un paio di sabati fa, mi è passato davanti un ragazzo con un bel piattazzo ricco di cosucce succulenti e stavo quasi per chiedergli: “Ascolta, bel butel, già che sei in piedi, mi faresti un piatto uguale ? non ti devi disturbare più di tanto, lo devi fare preciso al tuo, mi piacciono tutte le cose che hai preso ! Magari mi lasci questo e tu vai a rifartelo”. Chissà che faccia avrebbe fatto..

Ah! Mobys, proprio tu non parlare di facce ! Chissà com’era la mia, quella sera di un annetto fa quando, per far colpo su tal Consuelo da Buttapietra, organizzai una cenetta a lume di candela a casa mia, ingaggiando un amico che, per guadagnarsi da vivere, faceva lo Chef a domicilio. Cazzarola, stava andando tutto a meraviglia (anche se lei indossava i pantaloni e non un abito corto, e per me una donna con i pantaloni è come un gran premio di Formula 1 senza la Ferrari…), avevo altresì messo su uno di quei cd di musica rilassante indit-shirt-non-sono-pazzo-mia-madre-mi-ha-fatto-controllare-citazioni-sheldon-cooper-the-big-bang-theoryana, vado un attimo al Cessò per fare un bisognò (quel cazzo di prosecco mi fa un effetto diuretico peggio dell’acqua frizzante) e, al mio ritorno, li trovo che pomiciano sopra il tavolo della cucina ! Immaginate quanto mi incazzai ! “Dico, almeno certe cose fatele sul divano, non sul posto dove devo mangiare”, sbottai con fare comprensibilmente polemico (mi stava sfuggendo qualcosa ?).

Chiudo qui queste mie profondissime riflessioni estive, sicuramente incasinate come un negozio gestito da cinesi, sicuramente senza senso, un po’ come il calcolo della radice quadrata (ancora oggi mi chiedo perchè a scuola mi abbiano “violentato” pissicologicamente con questo cazzo di radice quadrata !) e sicuramente storie poco esileranti, a differenza, per esempio, di quella degli operai fiat che erano depressi perchè non gli era consentito di rientrare al lavoro !

ahahahahahah ancora oggi rido…. “Ciao come stai ? Ti vedo giù ! Ti è morto il cane ? Ti sei separato ?”. “No, sai Vincè, mi pagano lo stipendio però, per ragioni disciplinari, non mi fanno tornare in fabrica a spaccarmi la schiena, quindi sono molto depresso”… ahahahaha ve salutooooooooo !

Nuove “Reactions” su Facebook : quando un clic è comunque meglio del silenzio…

Mark Suchenberg mi scrisse una email verso fine novembre. Lo ricordo ancora oggi perché in quel periodo “festeggio” (ancora non ho capito se autoironicamente o con cognizione di causa) il mio approdo in terra veneta, avvenuto il 20 novembre del 2001.

Marco mi chiese cosa ne pensavo di una nuova idea venuta in mente ad un suo collaboratore, ovvero quella di inserire dei nuovi “pulsanti” da integrare al famoso “mi piace”. Risposi che una delle caratteristiche che hanno reso Facebook così importante, ricco e famoso, è proprio la sua capacità di rinnovarsi. La rete divora le novità, basta poco per far confluire la massa su una nuova piattaforma; il difficile sta nel mantenere vivo l’interesse, altrimenti la stessa massa, in quanto altamente volubile e legata al nulla (ovvero in assenza di un punto di riferimento, un’ideale, un qualsiasi appiglio), scappa via.

Facebook ha avuto, quindi, a differenza di tanti altri social network o similari, il pregio di rinnovarsi continuamente e, ormai, nei giorni nostri, non avere un account equivale a non possedere un cellulare. Possiamo anche farne a meno ma è più facile possederlo. Idem con faccialibro. Io l’ho mandato affanculo ripetutamente, ho anche disattivato l’account per un certo periodo,  ma è meglio esserci e sfruttare quei (pochi / molti, dipende da ognuno di noi) aspetti positivi che obiettivamente ci offre, piuttosto che restarne fuori del tutto. Insomma io critico sia coloro che postano ripetutamente, rovinandosi spesso certe chicche e non accorgendosi quindi di cosa si stanno perdendo in quel momento, sia coloro che orgogliosamente dichiarano “io non ci sono”, perché, ripeto, comunicare è comunque una  cosa importante. Anche io vorrei tornare nell’epoca dei nostri genitori, quando le donne si conquistavano mentre si ballava al suono delle fisarmoniche, ma bisogna rendersi conto che viviamo in questo periodo storico, in un periodo dove, ripeto, è più facile entrare su Facebook e sfruttarlo, magari pochissimo, piuttosto che non esserci.

Misi in guardia Mark: lascia perdere il tasto “non mi piace”. Ogni giorno basta accendere la tv per guardare quante battaglie inutili e quanto odio siamo pronti a mettere in campo spesso per mere cazzate. Il “non mi piace” creerebbe solo odio in un mondo già triste di suo. Per fortuna mi ha ascoltato.

In questi giorni sono in funzione dunque i nuovi tasti denominati “Reactions”: un cuore (love), una faccina sghignazzante (ahah), una faccina stupita (wow), una faccina triste con la lacrima (sigh) e una faccina rossa paonazza e arrabbiata (angry).

All’inizio non ero molto entusiasta di questa novità e se mi avesse chiamato davvero il creatore di Facebook, avrei mostrato i miei dubbi. Il motivo è semplice: tendiamo, ancor di più, a sostituire le parole con delle icone e ciò non mi piace granché ! Ve lo dice uno che già soffre di suo per un blog poco seguito. Si fa presto a cliccare su “wow”, ma sei sicuro che non hai nulla da dire ? Non hai alcun commento da fare ? Te la cavi con una minchia di faccina ? Arriveremo al punto in cui quel poco di relazioni sociali che esistono nella realtà, saranno sostituite con dei gesti. Chiami un cameriere e se indichi uno ti porta una pizza capricciosa, se indichi due ti porta una birra media, se indichi il dito medio vuol dire che il conto è salato…

Dopo qualche ora di “perplessità incazzosa”, tipicamente Mobyssiana, devo dire che ho cambiato idea. Non mi interessano i nuovi tasti, io, almeno per adesso, continuerò ad essere un utente vecchio stampo, userò esclusivamente il tasto “mi piace”. Tuttavia, in effetti, non è male l’idea di fornire altre opzioni agli utenti. Sapete cosa  vi dico ? E’ meglio di niente. Preferisco una persona che ha cliccato sul “wow”, piuttosto che l’ennesima persona che mi richiede l’amicizia per poi non scrivere mai nulla. Preferisco una cazzo di faccina triste piuttosto che non ricevere nemmeno gli auguri di buon compleanno.

Discorso completamente a parte invece per le Aziende. In questo caso, qualche tonnellata di faccine incazzate potrebbe risultare qualcosa parecchio negativa.

Come dicono coloro che, a differenza mia, scrivono bene e hanno un certo seguito: “siamo tutti connessi”. E allora ben venga un mezzo che ci consenta di comunicare, sia che si chiami Facebook, sia che sia whatsapp, sia che siano semplici sms. Tutto ciò BEN CONSAPEVOLI che la vita VERA è tutta un’altra cosa, che ore di dialogo notturne dentro una macchina con un tuo amico non sono assolutamente sostituibili !

Il contatto umano è quindi unico ed insostituibile, ma, ripeto, spesso un sms di venti caratteri, possono cambiarti la giornata. Io ci ho fatto caso per il compleanno, che è sempre una giornata speciale, è una festa tutta tua. Un messaggio di una persona molto nota mi ha riempito il cuore di gioia, mentre il “non messaggio” di qualche altra persona, ha probabilmente chiuso la strada ad un qualcosa che poteva nascere.

Non siamo tutti uguali, per fortuna. Così come al lavoro ci sono persone che rendi felici con trenta denari e persone (come me) che vorrebbero essere gratificate diversamente, nella vita di ogni giorno c’è chi pretende femmine e champagne e c’è chi (come me), si accontenta di una faccina ….

Pazienza cucì, è andata così ….

Una soluzione c’è sempre !

Durante le mie bellissime ferie invernali, mi colpirono due notizie simili: due adolescenti si sono tolti la vita, in quanto vittime del bullismo. Erano stanchi di essere presi di mira dai loro coetanei, stanchi di essere diventati dei fenomeni da baraccone su Facebook, stanchi di vivere.

Ovviamente i media hanno discusso molto sull’argomento, intervistando familiari, amici, pseudoamici, presidi, venditori di kebab, psicologi, ecc. ecc. Non sono mancate le puntualissime cazzate demagogiche che si tirano in ballo quando una persona, magari di giovane età, decide di togliersi la vita. Presenti all’appello, quindi, palloncini bianchi e striscioni che evocano questa o quella canzone o magari proprio la canzone preferita del povero butel che non c’è più. Tutto ciò, per nostra grande fortuna, amplificato da telegiornali come Studio Aperto, perchè si sa, i funerali con annessi abbracci intrisi di lacrime fra amici e, ripeto, palloncini e striscioni, fanno molto commuovere la gente che solitamente guarda questi grandi pezzi di giornalismo. Musica strappalacrime intervallata, ogni tanto, da qualche parola pronunciata con tono triste e via. Tutto condito con un ingrediente che va usato sempre, il cacio sui maccheroni di ogni servizio del genere: le colpe di Facebook.

Io, al solito, mi sono fatto tante domande: fermo restando che la morte è sempre una cosa tragica, specie quando si ha il coraggio di andarci incontro volutamente, in un’ipotetica bilancia, quanto pesa il bullismo e quanto il carattere, evidentemente debole, di una persona ? Qua e la sul web ho letto certi commenti di gente che si è azzardata a dire, in buona sostanza: “se non sei in grado di combattere i bulli sei un debole e se sei un debole puoi anche morire. Il mondo non sentirà la tua mancanza”. La maggiorparte delle persone, invece, insiste sulla problematica bullismo e, tanto per metterci un “rinforzino”, si parla anche della legge contro l’omofobia (non approvata nella scorsa legislatura, quella dei Responsabili… per essere chiari). Infine, qualche psicologo, parla del fatto che i Social Network hanno cambiato la nostra vita e questi incidono irrimediabilmente su di essa.

Cosa penso io di tutta sta sporca faccenda ? partiamo proprio dai social network. Sono aumentati i suicidi perchè esiste Facebook ? non credo proprio (semmai i divorzi !). Il bullismo è una malattia tipica di questi ultimi anni ? ma nemmeno per il ca…volo ! Una legge contro l’omofobia servirebbe per far capire a quattro coglioni che è ridicolo giocare al “Piccolo fastistazzo” ?  Ma si, perchè no ? Perchè ci dobbiamo far mancare una legge ? Certo, in primo luogo bisognerebbe legalizzare le coppie di fatto, anzichè continuare a dare spazio al sacerdote di turno che considera una malattia essere gay (o che dice che bisognerebbe sposarsi prima di trombare !!! ahahahah).

A mio modo di vedere, il bullismo c’è stato sempre, così come i suicidi. Mi pare financo ovvio. Non ho visto sottolineare da nessuno che esiste sicuramente un filo che lega tutte ste storie, ed è il male di vivere. Porcaputtana, è mai possibile che ci arrivi un operaio come me, ma nessun studioso intervistato con alle spalle una mega libreria (di cui, in realtà, non conosce nemmeno una minchia di titolo) ? Ragazzi, il problema non è essere presi in giro. Oggi accade perchè indossi i pantaloni rosa, ieri perchè facevi parte dello Scaglione appena arrivato in caserma. C’è chi si uccide perchè disoccupato, chi perchè ha preso un Quattro in matematica, chi perchè è stato bocciato, chi perchè è stato mollato dalla morosa o dal moroso. Facebook c’entra ben poco. Anzi, grazie ai sn possiamo capire meglio i nostri figli. Incredibile che io stia difendendo Facebook….

Torniamo seri. Se ci fate caso (e ci avete fatto sicuramente caso, anche se non siete psicologi), in tutti gli esempi appena citati, c’è la componente di cui facevo riferimento qualche paragrafo prima, ovvero il male di vivere. Orbene, se non fossero esistiti quelle merde di bulli, mi sarei salvato ? la mia vita sarebbe stata felice ? “avevo tutto, la mia famiglia mi capiva, i miei amici anche, mi piacevano gli hobby che praticavo ma…. quei bulli, quei maledettissimi bulli sono entrati nella mia vita costringendomi ad uccidermi”. No, non credo che sia così. Così come non credo in una società senza bullismo. Certo, sarebbe stupendo, ma questa è la vitaccia, sarebbe bello vivere in un mondo senza bulli, stupratori e cattolici, ma che possiamo fare ? ce li dobbiamo sorbire.

La vita ti schiaccia e devi essere il primo che attacca. Io non criticherò mai una persona che si è tolta la vita, dico solo che mi fa incazzare l’arresa. La soluzione c’è sempre, specie quando si è giovani. Diverso, per esempio, il caso del “maestro” Mario Monicelli: aveva 95 anni e un cancro alla prostata in fase terminale. Gli mancava solo l’emozione di volare….

Lo so, quando una persona attraversa un brutto periodo, quando non c’è un appiglio, un punto di riferimento positivo, non esistono belle parole che tengano e che possano far cambiare idea. E’ vero, come disse la mamma di una vittima, bisogna stare accanto alle persone deboli, i quali hanno un carattere sensibile e rischiano di crollare a seguito di una scritta sui muri a loro dedicata. Dobbiamo fare di tutto per stare accanto a queste persone, piuttosto che andare a comprare i palloncini per il funerale. Bisogna ascoltare, ascoltare, ascoltare. Una cosa che non fa più nessuno, dai giovanissimi agli anziani. Quante volte l’ho detto ? Siamo tutti impegnati a correre, a farci i cazzi nostri e a mostrarli al mondo intero, ma pochi si rendono conto che, spesso, basta prendersi un caffè insieme, per far sentire la propria vicinanza ad una persona. Per gli adolescenti è ancora peggio perchè l’effetto-giungla è ancora più accentuato, c’è molta competizione, i genitori sono assenti e spesso separati, quindi sti poveri picciottelli crescono soli in tutti i sensi, anche se io ho conosciuto persone che sono cresciute da sole (o, peggio ancora, costrette ad accudire i fratelli minori, sostituendosi ai genitori o ad uno dei due), e posso garantivi che hanno due coglioni grandi quanto la mia pancia !

In definitiva, cari ragazzi, non nascondetevi dietro ai soliti luoghi comuni, scegliendo vie estreme come la morte o il ricorrere alle droghe (moltissimi scelgono la seconda opzione; ed è pur sempre una morte). Poc’anzi ho fatto un riferimento ad un grande regista perchè capisco coloro che, dinnanzi ad una morte preannunciata, decidono di anticipare i tempi (in culo alla balena), ma per tutto il resto cercate di capire che il motivo per vivere c’è SEMPRE e che, anche se la parola di genitori, amici, dottori, prostitute, edicolanti, ecc., può esservi d’aiuto, bisogna che capiate che la soluzione è dentro di voi ! Questa è una battuta storica che ricorda Quelo, ma è proprio così ! Mille parole dette o cento “mi piace” su facebook non vi cambieranno la visione della vita. Bisogna, quindi, lavorare su se stessi, occorre che vi lasciate andare, che facciate finta di fare come quel coglionazzo di Mobys al mare, ossia i “morti a galla”, lasciandovi spostare dalle onde del mare, ovvero della vita. Seguite le onde, non costruite dighe, non afferrate il primo ramo che vi viene a tiro (leggi: famiglia) credendo che rappresenti l’unica ancora di salvezza, non crediate che tutto il mondo vi vuole male: non è possibile, vi rendete conto ? Vi è stata data una grande occasione: vivere. Cominciate ad uscire da casa e soprattutto dai socialnetwork, fatevi una bella corsetta, magari ascoltando la vostra musica preferita tramite un lettore mp3, e poi mi saprete dire se vale veramente la pena rinunciare a ciò e a tanto tanto altro ancora… Non pensiate, infine, che uccidendovi la fate pagare, in qualche maniera, a tutti coloro che non vi hanno consentito di vivere felicemente. Dopo un mese al massimo, tutti si dimenticheranno di voi. Compreso Studio Aperto.

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