Le sorelle d’Italia e i diversi.

E’ sabato mattina, il cielo è azzurrissimo e il sole è splendido splendente. Sono di ottimo umore perchè ho dormito sotto il mio amato piumone, indossando il pigiamino che mi regalò l’ultima troia che ho avuto come morosa. Sinceramente, odio l’estate, non sopporto svegliarmi la mattina dopo aver trascorso tutta la notte col condizionatore acceso, non sopporto il caldo e andare a lavorare alle 7.30 con una temperatura superiore ai venti gradi.

Sono, invero, anche un pò confuso. Come sapete, io sono un uomo vittima dello “shopping sfrenato da sabato libero” (vedi articoli sull’argomento), infatti, stamattina, ho deciso di starmene davanti il pc a riscrivere il “pezzo” che avevo già scritto alle due di notte ma che è andato in mona a causa di un incredibile combinazione di tasti che ha fatto sparire tutto in un’istante.

Confuso e felice, direbbe Carmen Consoli. La mia confusione nasce da due fattori completamente diversi. In primo luogo sugli acquisti da fare oggi, in seconda battuta per certi eventi che hanno caratterizzato la settimana politica.

Per quanto riguarda gli acquisti, ho trascorso tutta la settimana a pensare a cosa potrei comprare oggi, ovviamente armato di entusiasmo (che sparirà, puntualmente, domani sera) e della mia lucida follia, compagna di vita. Pensavo, orbene, alla Playstation 3, a seguito dell’uscita del secondo capitolo di “Uncharted”, un gioco che, quando debuttò, acquistai e addirittura portai al termine, prima di vendermi la suddetta console su ebay (adesso credete alla lucida follia ?). Consideravo e considero la Playstation un doppione dell’xbox360 e non mi andava di tenermi sto soprammobile. Su ebay, una personcina dal cuore grande così, la acquistò dieci euro in meno rispetto al costo dei negozi. Misteri della fede.

Ma riuscirò a resistere alla tentazione-Sony, anche perchè mi piacerebbe avere l’iphone. Praticamente ci voleva poco e, alla BlogFest, nemmeno mi facevano entrare, visto che avevo il mio bel nokia n95 addosso (ovviamente scherzo). Mi hanno parlato molto bene del telefonino della Apple, soprattutto per quanto concerne la navigazione su internet. Un amico mi descrisse parecchie funzioni e concluse la sua recensione con una frase che mi lasciò alquanto perplesso: “considera che l’iphone interagisce perfettamente col programma itunes, un software che a qualcuno non piace”. Sti cazzi, io sono il presidente del CNAIT (“comitato nazionale anti-itunes”), non ho molta familiarità con queste cose e più volte sono stato tentato dall’acquistare un luridissimo lettore mp3 usb. Per la serie metti la cera, togli la cera, cancella Ivano Fossati, metti Malika, ecc. Al di là di questo, sono ancora in fase sperimentale con nuovi social network, che mi piacciono molto di più rispetto a Facebook, ma voglio aspettare ancora qualche settimana: se non spiccherò il volo e non sarò convinto nemmeno di questi nuovi sistemi (finalmente seri) di socializzazione, mi sembra perfettamente inutile avere un iphone in tasca. Mica ho bisogno di far lo sborone…

Rimanendo sul badget delle poche centinaia di euro da spendere, eccovi la terza idea, un piccolo grande sogno: l’Alfa Mito. La macchina tanto cara al mio amico Paolo Bitta ! Non so se potrei permettermela ma, come dicevo ieri ai miei esimi colleghi, il problema è soprattutto uno: se fai un finanziamento di cinque anni (fattibile), ciò vuol dire, inevitabilmente, rimanere nel mio attuale posto di lavoro, e per uno che ha cambiato e deve cambiare ogni quattro anni, questo rappresenta un cappio al collo che non mi piace assolutamente.

Tranquilli, tra un pò uscirò di casa e non comprerò nulla di quanto riportato sopra. Potete evitare gli sms stile “Fermati! 🙂

Parlavo di eventi politici che mi hanno reso un pò confuso ma, più che altro, mi hanno fatto riflettere.

Si è scatenato un vespaio di polemiche a seguito di uno spot di una nota marca di calze. Nella pubblicità sotto accusa, viene riadattato l’inno nazionale ad un “sorelle d’Italia” che ha fatto discutere a destra e a manca. Si è incazzato il presidente della provincia di Savona (“con l’inno non si gioca”), si è scandalizzato nientepocodimenoche il coordinatore milanese del Pdl (“ritiratelo, altrimenti ci rivolgeremo all’autority”) e si sono incazzati altri vari ed eventuali. Una bellissima pubblicità per l’azienda veronese. Che culo che hanno certi imprenditori ! Basta un ridicolo spot e il ritorno è assicurato, ma un conto è che ne parli io, che sono un semplicissimo muratore-bloggher, un conto è scatenare tutte queste reazioni assolutamente fuori luogo. Leggendo qua e la sul web, ho letto anche che detto spot sarebbe offensivo nei riguardi delle donne. Ma porcaputtana ! Ormai vediamo offese ovunque, “semu puntati ca spingula”, si dice in certe zone. Minchia che nazione di esauriti, poi qualcuno si domanda perchè andrei a vivere a Londra. Con tutti i culi stile Belen, con tutte le puttanelle che appaiono in tv, con certi programmi veramente offensivi (vedi Uomini e Donne), il problema sta nello spot delle calze ? Tutte coglione, c’è poco da dire. Ritornando e concludendo sulla polemica politica, mi limito a dire: fa più vilipendio (dal latino vilipendĕre, composto da vilis, vile, e pendĕre, stimare: considerare vile) uno spot o una forza politica, che addirittura adesso è di governo, la quale, da anni, rompe i coglioni perchè vorrebbe sostituire l’inno di Mameli con Va pensiero ? Che ne pensa il presidente della provincia di Savona su questo argomento ? Dove è stato tutti sti anni ? ai giardinetti ? al mare ? C’è il mare a Savona ? Vabbè il governo potrebbe scrivere un decreto ad oc, magari il Lodo Mare.

Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere riguarda la mancata approvazione della Legge sull’Omofobia. Praticamente, se ho capito bene, era prevista un’aggravante per i reati inerenti la discriminazione sessuale. Ciò significa che se un tizio mi taglia la strada, scendiamo dalla macchina, ci picchiamo di santa ragione, lui mi chiama terun, io lo chiamo polenton, abbiamo un coefficente di gravità X. Se lui mi chiama terun ed io lo chiamo “piezzu i frocio”, il coefficente di gravità è Y, specie se è lui fosse davvero gay. In questo caso sarei nella merda.

Come sanno i miei amici più cari, io ho avuto e ho amici omosessuali. Sono tutte persone “con le palle” (non è una battuta…) e, sinceramente, a me non mi sono mai interessati i loro gusti sessuali, così come ho avuto tanti amici cingalesi perchè io conosco la Persona, non me ne frega assolutamente nulla della sua provenienza geografica. In questa sede, al di là del cazzeggio di prima, non voglio tanto discutere sull’opportunità di una legge sull’omofobia, dico semplicemente e dall’alto della mia ignoranza, due cose: in primo luogo l’Onu dovrebbe iniziare a preoccuparsi di certe zone in cui ci sono massacri da anni (vedi Darfur, di cui nessuno parla). Inoltre la riflessione principale è: ma allora siete diversi ? Oh, ragazzi, chiariamoci una volta per tutte. Siete diversi, siete delle vittime, siete una categoria a parte. Sono previste aggravanti per reati nei confronti di bimbi e donne perchè sono, obiettivamente, categorie deboli. Anche voi volete essere considerati una “categoria” ? Donne, bambini, animali e … gay.

C’è un problema di omofobia in Italia ? forse si, così come, specialmente negli anni scorsi, c’era un problema di terronfobia. Ma non è stata fatta una legge a favore dei terroni, ci siamo mangiati e continuiamo a mangiare merda perchè preferiamo questa merda ad altra merda (forse più puzzolente). Non è giusto ma mi va bene così: non sono una vittima, non mi considero discriminato a causa di quattro coglionazzi.

Creare delle categorie è, secondo me, una cosa gravissima perchè concepisci il ghetto, ufficializzi lo status di “minoranze vittime di…”. Bisogna punire severamente tutti quei coglioni che colpiscono dei ragazzi che non fanno nulla di male, ma bisogna colpire l’offesa ad un altro essere umano in quanto tale, non perchè c’è discriminazione sessuale. Io devo andare in carcere perchè ho accoltellato una persona (gay o non gay) e mi devo fare quel tot di anni. Stop, fine della discussione. Il problema vero, semmai, è che, in gabbia, non ci entra più nessuno, a parte qualche disgraziato.