Come festeggia la Pasqua un buddista ? Mangiando la cassata !

La novità del 2017 non è tanto la nuova attrazione a Gardaland, quanto il fatto che parecchi amici, sia di presenza che via sms, mi hanno chiesto: “Vincè, ma possiamo augurarti Buona Pasqua ?”.

Ecco, li ho uccisi tutti.

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Mobys si è fermato a Concamarise.

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Spesso mi si chiede da cosa derivi il mio soprannome “Mobys”. Spiego che esso nacque ai tempi in cui Internet significava sostanzialmente tre cose: il download di quanto più si possa immaginare (con musica e pornazzi leader incontrastati), la navigazione nei siti web e la chat di Mirc.

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Viva Santa Lucia (sottotitolo: viva le Arancine) !

Coincidenza vuole che, la festività odierna, ovvero Santa Lucia, sia parecchio sentita sia nella mia città natale, ossia Palermo, sia in quella in cui vivo adesso, cioè Verona. Nel capoluogo siculo, il 13 dicembre, rappresenta l’unico giorno dell’anno in cui si rivoluzionano le abitudini alimentari. In Veneto, i protagonisti assoluti sono i bambini.

Da palermo.bloggalo.it : “Si narra che Santa Lucia fu l’artefice del miracolo che salvò i siciliani da fame e carestia, il giorno in cui sbarcò al porto di Siracusa una nave carica di grano. Era il 13 dicembre. Il grano venne mangiato al naturale, semplicemente bollito e condito con olio e sale.

La tradizione vuole dunque che, per quel giorno, vengano banditi dalle tavole pane e pasta, e ci si dedichi alla preparazione della Cuccìa con tre ingredienti essenziali: grano, olio e (poco) sale. In alcuni piccoli paesi di provincia, questo ancora accade. Ma ovviamente, anche le tradizioni vanno incontro a cambiamenti: a Palermo, ad esempio, dire Santa Lucia equivale a dire Sant’Arancina. Ebbene sì, altro che carestie. Il palermitano alla sua arancina non può proprio rinunciare, e la festa è giusto un pretesto per abusare, una volta tanto, del preziosissimo “bene culinario”.
Bar stracolmi di gente, tavole stracolme di arancine; al rito in Chiesa si associa il rito della tavola: dopotutto, culto e folklore vanno sempre di pari passo.”

Le arancine rappresentano una delle mie pietanze preferite e, finchè ho vissuto a Palermo, grazie alla maestria culinaria di mia madre, ho sempre rispettato la tradizione di non mangiare pane e pasta, per dedicarmi completamente a queste prelibatezze di riso. Le mie preferite sono quelle “accarne”, mentre non amo particolarmente quelle “abburro”, e adoro tantissimo quelle con spinaci. Ovviamente le variazioni sul tema sono molteplici: specialmente per Santa Lucia, trovate arancine dai gusti più svariati, dal salmone alla salsiccia, dal cioccolato (incredibile ma vero !) al pistacchio. La cuccia, invece, non mi è mai piaciuta. I più maiali (perchè c’è sempre chi riesce a superarmi, da questo punto di vista), addirittura aspettano la mezzanotte per farsi la spaghettata da astinenza 🙂

Santa Lucia, versione Palermo, è considerata, quindi, una festa religiosa ma, come detto, soprattutto gastronomica.

A Verona, invece, come dicevo all’inizio, essa rappresenta il giorno più atteso dai bambini (in pratica ciò che, a Palermo, avviene per la commemorazione dei defunti, a Novembre). E’, anche in Veneto, una tradizione tra le più antiche e sentite.

Tre giorni prima del 13 dicembre, in piazza Bra, la piazza centrale della città, quella dell’Arena per intenderci, arrivano i “banchéti de Santa Lùssia”, secondo una tradizione che risale già al secolo scorso: nelle bancarelle ricoperte di tende, si vendono giocattoli, dolci e altri oggetti da regalo, anche per gli adulti.

Da tourism.verona.it : “Secondo la leggenda veronese, intorno al XIII sec., in città, in particolare tra i bimbi, era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli occhi”.
La popolazione decise allora di chiedere la grazia a S. Lucia, con un pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese, dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c’è la sede del Comune: Palazzo Barbieri. Il freddo spaventava i bambini che non avevano nessuna intenzione di partecipare al pellegrinaggio.
Allora i genitori promisero loro che, se avessero ubbidito, la Santa avrebbe fatto trovare, al loro  ritorno, tanti doni. I bambini accettarono… l’epidemia si esaurì…
Da questo momento è rimasta la tradizione di portare in chiesa i bambini, per la benedizione degli occhi, il 13 dicembre e ancora oggi, la notte del 12 dicembre, i bambini aspettano l’arrivo di S. Lucia che porta loro gli attesi regali a bordo di un asinello volante.
Si lascia un piatto sul tavolo con del cibo con cui ristorare sia lei che l’asinello prima di andare a dormire. In questa sera i bambini vanno a letto presto e chiudono gli occhi, nel timore che la Santa, trovandoli ancora svegli, li accechi con la cenere.
La mattina dopo, Lucia  fa trovare loro il piatto colmo di dolci, fra cui le immancabili “pastefrolle di S. Lucia”, di varia forma (stella, cavallino, cuore…), nonché l’altrettanto immancabile “ghiaia dell’Adige”.

In terra scaligera, quindi, si mangiano tanti dolci, soprattutto le “pastafrolle di S. Lucia” e raggiungere Piazza Brà è un’impresa praticamente disperata. Lunghe code di auto e parcheggio introvabile.

Mi ha sempre divertito questo festeggiare Santa Lucia in maniera completamente diversa, da Palermo a Verona, e per questo motivo ho scritto questo articolo. Buona Santa Lucia a tutti, ovunque voi siate e comunque la festeggiate.