“La Rivoluzione del coniglio”: la magnifica storia di un buddista NORMALE !

Antonello Dose è, fra le tante cose, un giornalista che, da un ventennio, conduce il programma radiofonico “Il ruggito del coniglio” su Rai Radiodue.

Non ascolto la radio e non conosco questa persona. In una delle mie “escursioni libresche domenicali”, notai il suo libro per un paio di motivi: innanzitutto il sottotitolo è “come il buddismo mi ha cambiato la vita”, e chi sta facendo questo tipo di percorso, vedi il sottoscritto, parla spesso di cambio di stile di vita. In secondo luogo, non mi sembrava vero notare che, in un intero scaffale in cui le librerie Giunti posizionano vergognosamente ed esclusivamente libri sul buddismo riferiti al Dalai Lama e a Osho, finalmente c’era un libro che parlasse della filosofia che seguo, ovvero quella che fa riferimento a Nichiren Daishonin.

Dopo aver letto delle positivissime recensioni su Amazon, decisi di comprarlo. Devo dire che l’ho “divorato” !

Come dico spesso, non sono un recensore. Noto con piacere che le mie recensioni scritte su TripAdvisor, riguardanti località e ristoranti, ottengono un buon punteggio, probabilmente dovrei dedicare più tempo a questo tipo di attività, ma tutto, alla fin fine, verte attorno al Giudizio e a me non piace moltissimo giudicare l’operato degli altri, a meno che non mi facciano incazzare (vedi ristorante giapponese aperto dentro dentro il Galassia di San Giovanni Lupatoto). In definitiva, non credo che il mio livello di scrittura da “pseudo giornalaio diplomato all’Industriale”, mi consenta di scrivere delle belle recensioni.

Malgrado ciò, volevo condividere con voi la mia esperienza alquanto positiva nell’aver letto un libro bellissimo che mi ha colpito soprattutto per un aspetto: è un racconto di una persona normale che parla del buddismo senza perdersi in inutili disquisizioni filosofiche, che un po’ come al Mobys (Dose perdonarivoluzionemi se uso codesto accostamento !) riesce a centrifugare perfettamente il dolce e l’amaro, raccontando una storia bella, che ha un senso, e che non si perde in discorsi capibili solo da una persona che sale in cima al Monte Baldo per meditare insieme agli augelli e a San Francesco resuscitato.

Tempo fa scrissi un post sull’Elogio alla Normalità (post del 1/5/2016). Ero stanco di notare, a destra e a manca, persone che cercavano di nascondere i propri difetti, sparandole continuamente grosse e credendosi esseri superiori solo perchè magari hanno procreato o perchè sono stati artefici di “grandi trasgressioni”, come mangiarsi un kebab all’una di notte ! Probabilmente, grazie alla cassa di risonanza offerta dai socialnetwork, molti sono vittime delle manie di protagonismo di fantozziana memoria.

“La Rivoluzione del coniglio” è un libro normale, scritto da una persona normale e rivolto soprattutto ai buddisti che recitando Nam-Myoho-Renge-Kyo credono (a ragione) di poter cambiare le sorti della propria vita e di migliorare tutto ciò che li circonda.

Non so nemmeno quanti libri abbia letto sull’argomento, ho perso il conto ! Sono una delle poche persone che ha conosciuto la Soka Gakkai dopo aver letto qualche libro. Ci sono entrato da solo, non c’è stato nessuno che mi ha accompagnato ad uno dei nostri meeting (Zadankai), e un giorno magari vi racconterò cosa ha provato, un timido-orso-forse asociale come me, quando si è ritrovato in un soggiorno di una casa sconosciuta, in mezzo ad una decina di persone che parlavano giapponese, forse coreano, o magari cinese della bassa Provenza.. Ma questa è un’altra storia.

Ho letto parecchi libri, qualcuno mi ha coinvolto, altri meno. Ero partito proprio da Osho, ma quando arrivavo a pagina 20, mi rendevo conto di capirne nella stessa misura in cui capisco le donne: un emerito cazzo.

Questo di Dose è un bellissimo libro perchè non si perde, come dicevo all’inizio, in discorsi complicati. Lo leggi con piacere perchè ti sembra di ascoltare un amico, direi “il buddista della porta accanto”, ti rendi conto di essere meno solo; sei felice perchè pensi che da qualche parte del mondo esiste una persona che ha compiuto un percorso molto simile a quello che stai intraprendendo o hai intrapreso.

E’ un libro stupendo perchè ti regala la cosa più preziosa al mondo, dopo l’amicizia: la speranza. La speranza che continuando a recitare, continuando a percorrere questo stupendo cammino, le cose vadano sempre meglio o addirittura si sistemino. “La rivoluzione del coniglio” fa riferimento alla tua Rivoluzione Umana sulla quale il Maestro Ikeda ha scritto tantissimi libri. Perchè ? Perchè, ripeto per l’ennesima volta, è la rivoluzione di una persona che ha sofferto e che ha intravvisto la luce in fondo al tunnel grazie al buddismo.

Caro Antonello, con una persona come te non smetterei mai di parlare di buddismo. Tu forse, vivendo in una città come Roma, non ti rendi conto quanto sia difficile rivoluzionare la propria vita in mezzo al deserto. E’ una grande e difficilissima sfida. Io sono molto contento ma ancora mi sento all’inizio di quel percorso che ho citato prima, altro che vedere la luce in fondo al tunnel. In questo mio percorso sono felice di aver incontrato, a parte i miei compagni di fede, il tuo libro, perchè tutti noi abbiamo bisogno di parole come le tue, di discorsi NORMALI, non di parabole, iperboli, triangoli isosceli, oscilloscopi, legge di Ohm, madonne lacrimanti e quant’altro…

E allora ti ringrazio. Tu, ovviamente, non leggerai mai queste mie parole ma non importa: ti ringrazio ugualmente. E malgrado la mia vista sia abbastanza stanca dopo l’ennesima giornata infernale in ufficio, ho dedicato la mia serata a cercare di fare ciò che è il mio più grande sogno, da qualche mese a questa parte: aiutare gli altri. E se, in definitiva io, nel mio piccolo, in questo spazio che rappresenta una goccia nell’oceano, posso, con la mia testimonianza positiva, aiutare UNA persona a stare meglio grazie alla lettura del tuo libro (e grazie quindi al buddismo), non posso che esserne felice !

Come festeggia la Pasqua un buddista ? Mangiando la cassata !

La novità del 2017 non è tanto la nuova attrazione a Gardaland, quanto il fatto che parecchi amici, sia di presenza che via sms, mi hanno chiesto: “Vincè, ma possiamo augurarti Buona Pasqua ?”.

Ecco, li ho uccisi tutti.

Torniamo seri e cerchiamo, almeno nella notte in cui nasce il bambinello (scusate ho un po’ di confusione in testa…), di scrivere un post quantomeno “presentabule”.

Si, potete augurarmi Buona Pasqua, cosa del resto che ho fatto e farò anch’io, rivolgendomi ai miei amici e alle mie fans.

Sinceramente non mi interessa se, col mio atteggiamento troppo “moderato”, vado contro i principi del buddismo di Nichiren Daishonin. Chi mi conosce bene sa benissimo che odio le etichette e soprattutto le barricate. Prima di essere un buddista sono una persona e sono un (fiero) italiano. Sono nato in una terra cattolica che mi sta dando la possibilità e la libertà di praticare un’altra “religione” senza essere perseguitato.

Ho massimo rispetto nei confronti dei cattolici e di chiunque, non faccio parte di una sorta di schieramento avversario, non sono un “alternativo della minchia”, mi godo sto lunedì di pasquetta in vacanza e, se fossi nella mia Palermo, mangerei una fetta di cassata (massimo due ! aspè la terza nel pomeriggio insieme al caffè delle cinque…), rigorosamente la parte verde, quella che sa di pistacchio.

Nella vita, Rispetto è la parola chiave. Rispetto per le libertà altrui. Come ho già scritto in passato, ho avuto amici omosessuali e per me non erano nè gay e nè lesbiatane, erano semplicemente Roberto, Michele, Laura ed Elisa. Le persone vengono prima di tutto, ed etichettarle vuol dire creare quelle barriere che io odio con tutto me stesso.

Buona Pasqua a tutti. Buona Pasqua anche a chi si mangia l’agnello. Ebbene sì, a me non interessa se vi mangiate l’agnello a Pasqua ! Perchè sta battaglia ? Perchè è un animale simpatico ? Perchè, come mi disse un mio collega una volta, non è giusto che venga privato della sua vita così giovane ? Ok, ma quando uccidete una mosca o una zanzara prima gli chiedete se ha fatto la Prima Comunione ? Perchè la sogliola ha meno diritti ?

Festeggiate e vivete la vostra vita senza mettere sempre e per forza lo zampino nelle vite altrui. Vi piace l’agnello ? Ripeto, avete il diritto di mangiarvelo (visto che non c’è una legge dello Stato che lo vieta); non vi piace perchè vi sentireste in colpa ? Non lo fate ! Non c’è bisogno di gridare ai quattro venti che bisogna abolire questa usanza, non c’è bisogno che martedì rompiate le palle postando su facebook che avete trascorso la pasquetta mangiando fragole, bacche selvatiche e yogurt magro 0,1%.

Io non sono mai stato un vero cattolico, quindi per me questa festa non ha mai avuto alcun significato. L’unico mio pensiero, anni addietro, era quello di organizzare le grigliate con gli amici. Bei tempi. Questo era per me la Pasqua, ovvero un’occasione per fare mega mangiate con gli amici, giocando col supersantos fra un’aletta di pollo e l’immancabile “crastu” (per i miei amici veneti, il crasto è il maschio della pecora). I baci al sapore di sasizza e di stigghiole erano qualcosa di un romantico unico ! 🙂

Adesso che sono buddista non cambia chissà quanto la sostanza. Anzi forse, se proprio devo dirvela tutta, e non so se il buddismo c’entri o meno, ma in cuor mio mi piacerebbe fare una mega grigliata non solo con gli amici, ma con coloro che definisco “I veri ultimi”. Essi non sono i senzatetto, i barboni, i profughi, ecc., ma le persone sole.

In uno dei meeting buddisti del giovedì (“Zadankai”) feci il solito Mobys che è puntualmente troppo “poco ancorato” per essere il perfettino-figo della situazione, e mi permisi di citare Madre Teresa di Calcutta, la quale una volta disse: “L’amore comincia prendendosi cura di quelli più vicini, quelli che sono a casa”. Sto principio l’avete letto spesso in questo noioso Blog, mi dispiace essere ripetitivo, ma per me è fondamentale. E’ fuori dubbio che la gente che soffre merita tutto l’aiuto di questo mondo, ma per me è altrettanto indubbio che troppo spesso ci dimentichiamo di coloro che ci stanno accanto.

E allora Buona Pasqua anche a te, persona sola che magari vaghi senza una meta alla ricerca di risposte, di qualche sorriso e magari di un briciolo di compagnia. A te che non hai nessuno che ti fa una campagna per donare 2 euro, a te che non sei mai preso in considerazione quando si allestiscono i banchetti dove si vendono azalee, arance, castagne, ricchi premi e cotillon. A te che spegni e riaccendi il cellulare perchè pensi che ci sia un virus che impedisca l’arrivo degli sms …

Se ben ricordo per i cattolici la Pasqua è “Resurrezione”. Ecco, ovunque tu sia, spero che avvenga la tua piccola grande “resurrezione”, che tu esca dal tunnel della solitudine, della tristezza o addirittura della depressione.

Puoi e DEVI farcela !

Non esiste uomo sulla terra che meriti di essere infelice e solo. Il tempo trascorso senza sorridere è tempo perso ! E pazienza se non vivete dove si producono le cassate, qualcosa di ugualmente buono (e ipocalorico…) lo troverete comunque ! 🙂

Vi abbraccio tutti tutti tutti !

Quel Gohonzon che ti cambia la vita.

Per la prima volta, nella mia lunga carriera da blogger, sono stato molto combattuto sull’opportunità o meno di scrivere qualcosa, nello specifico l’esperienza di una persona che, da un momento all’altro, ha sposato la dottrina buddista.

Alla fine ho deciso di scrivere un articolo che tralascia la parte relativa al mero significato del buddismo (per questo vi consiglio l’ottimo blog: http://pantareinova.blogspot.it/), e si concentra esclusivamente sul racconto di una giornata vissuta dal sottoscritto. Chissà, forse un giorno dedicherò uno spazio a questa mia trasformazione.

In questo articolo, ripeto, voglio semplicemente raccontarvi cosa ho provato il 18 dicembre 2016, data in cui, come si suol dire, ho “preso il Gohonzon”.

Anche se ho detto che non voglio parlare di buddismo, mi sembra giusto quantomeno dirvi che il Gohonzon è l’oggetto di culto per coloro che praticano il buddismo di Nicherin Daishonin. Parliamo di una pergamena in carta di riso dove appaiono delle scritte in cinese. Si prega/recita davanti a esso per elevare la propria condizione vitale e manifestare la Buddità (o Illuminazione). Ciò detto molto in sintesi per il motivo di cui sopra.

23824568661084ae6ae50ad650c3c87aIl Gohonzon viene posizionato dentro il Butsudan, il quale non è altro che un mobiletto che va aperto quando bisogna recitare e richiuso quando si finisce. Il motivo è semplice: il tuo Gohonzon (che poi in realtà è di proprietà della Soka Gakkai Internazionale, www.sgi-italia.org/) deve durarti per tutta la vita, quindi bisogna custodirlo dentro al Butsudan con la massima cura. Quando si prende il Gohonzon ? adesso è molto più facile rispetto ad anni fa, quando bisognava fare dei corsi e dimostrare tutta una serie di cose Io ero convinto di poter fare questo passo molto più avanti nei mesi (mi sentivo ancora “poco buddista”) ma i miei compagni di fede, ovvero le persone del gruppo che frequento, mi hanno fatto capire che ero perfettamente in grado di compiere questo passo. E’ strana quanto bellissima questa cosa: non riesco a trovare nella mia vita qualcosa che sia entrata in maniera così profonda nel mio cuore e in così poco tempo, così come stento a ricordare qualcosa per la quale ho ricevuto un analogo sostegno.

Quando dissi al responsabile del gruppo che ero pronto a ricevere il Gohonzon, entrai nel panico più totale. Non so cosa mi spaventasse di più, la consegna in sé o la cerimonia di apertura a casa mia. Per l’apertura del Gohonzon potete invitare chi volete oltre ai responsabili che saranno peraltro coloro che si occuperanno dell’apertura della pergamena e del suo posizionamento dentro il Butsudan.

Io, che ho sempre avuto il terrore di avere gente in casa (sono stato sempre “Ospitofobico”) dovevo sistemare, pulire e comprare qualcosa per festeggiare questo evento. Nella settimana che ha preceduto la consegna, ero completamente in tilt. Ero un concentrato di emozione, paura, felicità, nervosismo e chi più ne ha più ne metta. Chiedevo continuamente consigli ad amici ed amiche che non fanno parte del gruppo, avevo bisogno di pareri “extra-gruppo” e devo dire che sono stato ottimamente consigliato (vivendo da solo se ti dimentichi qualcosa, non c’è una spalla accanto a te che può rimediare).

Tramite un sito ordinai il butsudan, e stressai le povere centraliniste perché temevo che non arrivasse in tempo. Poi, finalmente, arriva il fatidico 18 dicembre: ci siamo ! Mi sentivo come quando feci l’esame di maturità. Ma qui entra in gioco l’organizzazione della Soka Gakkai e le persone del mio gruppo; anche se sei nervosissimo, ti rendi conto che hai persone accanto che ti sostengono, che sono lì solo per te ! Addirittura c’è una persona che si prende la briga di farti da autista, così non hai nemmeno il pensiero di guidare (e menomale, altrimenti, conoscendomi, sarei arrivato la sera prima !).

Questo essere accompagnato dall’amico-responsabile Mario, mi aiuta tantissimo perché durante il tragitto si parla del più e del meno, stemperi la tensione, riesci a compiere la grande impresa di pensare ad altro.

Quella domenica purtroppo fu alquanto nebbiosa. Arriviamo in zona Villafranca Veronese, anzi esattamente a Dossobuono. La cerimonia di consegna, che avviene una volta al mese, in mancanza di una sede, avviene presso le sale conferenza di vari Hotel.

Arrivando in zona, ovviamente la mia salivazione scende al di sotto dello zero. Tuttavia, incredibilmente, parallelamente al nervosismo, c’è grande emozione e felicità, soprattutto perché pensi: sta succedendo davvero a me ?

Arrivati nei pressi dell’Hotel, noto, all’interno delle rotonde, in mezzo alla nebbia diventata sempre più fitta, delle persone che fanno ampi gesti per indicarci la direzione dell’hotel. Mario mi spiega che queste persone fungono da “protezione”, ovvero fanno in modo che tutto si svolga in maniera regolare e perfetta. Provo tanta pena nel vedere questi bravi ragazzi con cappellino di lana e sciarponi che lasciano scoperti solo gli occhi e la bocca, ma tutti ci salutano sorridendoci !! E’ una festa prima che inizi la grande festa !

Inizio a calmarmi, non so quanto durerà questo bellissimo status, ma capire che c’è tutta un’organizzazione dietro a ciò che sto facendo, mi rende ancora più orgoglioso e convinto. Entro nell’hotel, non prima di aver fatto la mia classica figura di merda: non riuscivo a scendere dalla macchina ! Come mai ? per il semplice motivo che avevo dimenticato di slacciare la cintura. Ovviamente con Mario ci ridiamo un sacco e l’abbiamo fatto diventare un aneddoto da raccontare.

Entro in hotel e ci sono altre persone, donne elegantissime che indossano un foulard giallo, le quali ci indicano una scrivania dove ci si registra. A quel punto si entra in sala e una (mitica) signora del mio gruppo mi accompagna verso le prime file. Leggo il mio nome e cognome e mi accomodo. Noto i ragazzi della divisione giovani che sono anch’essi lì per assistere tutti noi. Se hai bisogno di qualcosa loro sono a disposizione.

Un giovane alquanto giovane mi sistema il “porta-Gohonzon”, ovvero un oggetto che porti al collo. Ci sono diverse persone del mio gruppo, questa cosa mi rende felice perché so che loro sono lì soltanto per me (ero l’unico del mio gruppo a ricevere il Gohonzon) ma mi rende felice soprattutto il fatto che io sia considerato “Il grande scettico che ha fatto una grande trasformazione che l’ha portato ad essere qui oggi  !”.

Finalmente inizia la cerimonia. La sala è stracolma di gente. Mi fa sorridere vedere le persone accanto a me e quelle della prima fila, ovvero tutti coloro che stiamo per compiere questo passo fondamentale, tutte molto tese.

Siamo vestiti in maniera diversa, chi più elegante, chi meno, ma una cosa ci accomuna: abbiamo tutti la faccia tirata. Fortissima questa cosa ! Tutta la sala è piena di gente felice e sorridente, noi abbiamo un viso corrucciato. Non dobbiamo fare o dire assolutamente nulla, sappiamo benissimo cosa riceveremo, ma siamo tutti emozionati, proprio perché siamo ben consapevoli del significato enorme di questo passo e della svolta che stiamo dando alla nostra vita.

Prima che inizi la cerimonia, ognuno di noi viene “disturbato” simpaticamente da qualche elemento dei rispettivi gruppi, tuttavia mentre i nostri compagni di fede sono sorridenti e scherzosi, noi abbiamo la testa solo alla cerimonia. Perfino un chiacchierone patentato come me non riesce più a parlare !

Inizia la cerimonia, ovviamente si fa Gonkyo (la recitazione di due capitoli del Sutra del Loto. Una cosa che facciamo tutti due volte al giorno, mattina e sera) e poi arriva il momento clou: ci chiamano sul palco uno ad uno per la consegna del Gohonzon !

Non sono fra i primi e ciò mi innervosisce ancora di più. Eccoci, finalmente il mio nome è pronunciato dal responsabile regionale. Mi avvicino al palco sentendo il boato del mio gruppo (ogni gruppo faceva così: applausi e boato, una cosa meravigliosa).

I visi tesi restano tiratissimi, ci scattano qualche foto ed io sono uno dei pochi ad avere un sorriso grande quanto la mia panza. Qualcuno, secondo me, deve ancora capire cosa sta accadendo. In sala c’è un tifo da stadio, tanti applausi, un’atmosfera bellissima, niente tristezza dovuta a ridicole e severe formalità.

Qualche giovane ragazza piange dall’emozione, ma mi colpisce soprattutto la commozione di una ragazza della divisione giovani non appena il responsabile ringrazia tutti e, giustamente, sottolinea l’importantissimo contributo che loro hanno dato.

E’ tutto finito ? Le emozioni sono finite ? Macchè ! Non potevo mai immaginare che, uscendo dalla sala, mi attendono due file di persone che mi fanno passare in mezzo e mi regalano l’ennesimo applauso, tutto per me. A quel punto credo che diventai fra il paonazzo e il violaceo.

Arrivo a casa, corro a Castelnuovo in una pasticceria sicula perché voglio che si festeggi l’apertura con i cannoli. Perché nella vita bisogna sempre andare avanti ma non dobbiamo dimenticare le nostre origini. Il Vincenzo è diventato buddista a Verona ma resta pur sempre un palermitano ! Alle 15 arrivano le persone del mio gruppo. Anche il terrore dell’Ospitofobia è andato a quel paese: la festa è tutta mia e non ho voluto assolutamente “limitarmi”, ovvero ho invitato tutte le persone con cui sono entrato più in sintonia in questi tre mesi. Potevamo essere in due, ci siamo ritrovati in dieci ! Che soddisfazione !

Recitiamo davanti al mio Gohonzon, ovviamente io mi aiuto con il librettino, mentre loro conoscono le parole a memoria. Finiamo la recita e mi consegnano dei bellissimi regali. Facciamo una sorta di mini meeting, in altre parole mi chiedono quali sono le mie emozioni e le mie sensazioni. Parlano ovviamente anche loro. Una persona che mi piace tantissimo (badate bene, non dal punto di vista sentimentale !) mi dice che non è vero che il gruppo ha dato tanto a Vincenzo ma che anche Vincenzo sta dando tanto al gruppo, cioè con le mie parole e i miei interventi nei meeting (detti “Zadankai”) ho fatto riflettere anche coloro che praticano da vent’anni. Un’altra persona mi fa ricordare quanto ero scettico la prima sera che incontrai tutti loro (sono uno delle poche persone che ha fatto tutto da solo, ho telefonato alla sede nazionale della SGI dopo aver chiesto lumi ad una mia carissima amica di Prato e poi sono stato contattato, ma nessuno mi ha portato dentro questo gruppo, ci sono entrato da solo !). La cosa che mi fa più piacere è che qualcuno nota che Vincenzo è cambiato (in meglio) negli ultimi mesi. Questa è una cosa che mi riempie di gioia perché evidentemente ciò che sento dentro di me, appare anche all’esterno.

Si va avanti a parlare del più e del meno, fra cannoli e babà. Ad un certo punto si giunge ai saluti, vanno via, io sistemo casa e vado a farmi una mega doccia. Prima di andare a letto guardo il butsudan con all’interno il Gohonzon e penso “ce l’ho fatta !”. Dopo una vita vissuta dicendo quasi sempre No, a non avere stimoli e punti di riferimento, a sperare di trovare risposte entrando nelle Chiese, finalmente ho dato a me stesso una grande prova di coraggio.

Sinceramente, come dico spesso, non so cosa mi riserverà il futuro. Può anche darsi che questa “luna di miele” finirà, può darsi che mi stancherò di essere buddista e che un giorno riconsegnerò il Gohonzon alla Soka Gakkai, ma per adesso sapete che vi dico ? Sono contento e me la godo tutta ! Per anni sono tornato su, dopo le vacanze natalizie, con le palle a terra, ho vissuto nello sconforto (dovuto ad una serie di motivi) per tanto, troppo tempo. E pensate che adesso debba pormi il problema del se e quando finirà questo idillio ? Dovrei farmi influenzare dai tanti pareri negativi che circolano sul web sulla Soka e su questo tipo di buddismo ? Ma chissenefrega ? La gente che parla di setta e di “falso buddismo” è la stessa gente che non muove un dito per gli altri, che vive nell’egoismo più assoluto.

Non mi interessa, quindi, cosa accadrà domani ! Dico semplicemente che, da quando sono buddista, vado a letto con la consapevolezza che la mia vita ha un senso. Durerà, non durerà, è giusto, sbagliato, “u Signuruzzu” non andava tradito, San Vincenzo è incazzato ? sono tutte pseudo problematiche che per me, oggi, valgono quanto una cacatella di mosca.

Per troppi anni ho dato agli altri la facoltà di incidere sulla mia vita e devo dire, ahimè, che pochi l’hanno fatto in senso positivo. Adesso il protagonista sono io.

E se il Mobys, di Mondainiana memoria (“nessuno mi vuol bene, nessuno mi capisce”), quindi non più pessimista ed eterno lamentoso, non piacerà più a qualcuno, mi dispiace, dimenticatemi, è stato comunque un piacere conoscervi ! Io vado avanti.

p.s. scusate gli errori.

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Uomini Soli.