Il pranzo dei cretini.

Quando percorro parecchi km in auto, rifletto. Parto con la musica dei Depeche Mode o di James Taylor ad alto volume e poi, ad un certo punto, il volume si abbassa sempre più, fino ad azzerarsi quando spengo lo stereo. A volte voglio starmene nel silenzio più totale.

Durante le scorse ferie estive, mi sono recato a Castel d’Ario, un comune in provincia di Mantova, noto per i suoi risotti. Il risotto è un piatto che ho scoperto quando mi sono trasferito in Veneto, e devo dire che è qualcosa che gli è riuscita benissimo. Risotto e il vino Valpolicella Ripasso sono le “chicche” di questa stupenda regione; ci avessero messo anche donne simpatiche, sarebbe stato un luogo perfetto ! Volevo “testare” questo piatto nella provincia vicina, visto che anche i mantovani sono cultori di questa pietanza, e quindi mi recai in Lombardia.

Dopo aver mangiato benissimo, feci un lungo ed interminabile viaggio di ritorno. Volli evitare appositamente l’autostrada, ma praticamente mi sentivo quasi come in una diligenza che attraversava il Missouri: distese di campi a destra e a sinistra, cinque case ogni 10 km, nessuna montagna, nessun individuo in circolazione. Ero fra Mantova e Verona ma potevo essere benissimo dentro ad un film western ! Sarà stato il caldo, sarà stata la digestione ma, ad un certo punto, verso chissà dove, mi sembrò di vedere gli Apache. Subito pensai: se questi vogliono il mio scalpo, quantomeno prima devo postare su facebook un selfie scattato con loro !

Non è cosa buona e giusta mettersi in viaggio a pancia piena e con il caldo, ma volevo tornare a casa. Fra apache e mandrie di cavalli, che mi sembrava aver visto tramite lo specchietto retrovisore, credevo di impazzire. Accesi la radio, ma anzichè ascoltare la mia amata Radio Pico, sentivo un tizio che parlava del nuovo sceriffo di Bovolone ! Ok, necessitavo di una pausa. Escludendo l’autostrada, il navigatore, secondo me, mi fece fare, soprattutto all’andata, un sacco di km inutili. Credo di aver fatto Verona-Firenze-Siena-Perugia e Mantova ! 🙂

Dopo la pausa in un Saloon (ehm…. in un Bar di Roverbella, il posto dove la notte si fa bella), mi rimisi in marcia, e fu lì che iniziai a pensare. E quando penso, sono cazzi ! Per questo, nel mio piccolo, cerco sempre di tenermi occupato, infatti al lavoro vengo chiamato “bomba” (o magari è per la mia circonferenza ? mi assale codesto dubbio !).

In questo specifico caso, però, la mia “riflessionite acuta”, si è rivelata alquanto positiva: mi tenne sveglio e vigile (oddio…..) fino al mio arrivo a casa.

Pensai ad un ipotetico/assurdo pranzo con certe figure che ho conosciuto durante la mia vita. Figure vere o false ? Qui torniamo al discorso che feci tantissimi anni fa, quando nacque questo blog. Mai chiedere al Mobys se quel personaggio è realmente esistito, mai chiedermi se quel fatto è realmente accaduto, mai cercare di capire se sto parlando di te che mi stai leggendo in questo momento: non lo saprete mai !

In questo pranzo “fantasticamente assurdo” del Mobys, sono circondato da tutte quelle persone che non stimo o non stimavo. Perchè ? perchè con gli amici ci si diverte, che senso ha descrivere un pranzo in cui ci si svaga ?

Alla mia destra c’è un palermitano trasferitosi in veneto, proprio come me, una ventina di anni fa. Si chiama Salvatore (grande classico). Lui, come tutti coloro che stanno condividendo il pranzo con me, mi sta altamente sui coglioni. Non lo chiamo Totò da un sacco di tempo, anche perchè, come dicono i miei colleghi (e questa è realtà), ho il brutto vizio di affibbiare soprannomi a chiunque. Mi viene istintivo. Totò, per me, è il “lagnoso-culoso”, per eccellenza. Per anni, a differenza mia, continuava a lagnarsi del Veneto, odiava letteralmente la popolazione locale, era il classico meridionale che ripeteva “noi siamo così, mentre loro sono colì”, “noi abbiamo il sole, il mare…”, ecc.

Non c’era giorno in cui lagnoso-culoso non si lamentava. “Ciao Salvo, come stai ?”. “Mi manca la Sicilia”, “Mi mancano i siciliani”, rispondeva. Da un momento all’altro, destino tipico dei dotati di culo in senso fortunistico, trovò una ragazza di Padova, si fecero fidanzati e, nel giro di pochi mesi, si sposarono. Adesso hanno due figli. In poco tempo, colui che rompeva il cazzo continuamente con il Veneto merda, trovò ciò che io cercavo (e sottolineo cercavo) per tanti anni, ovvero non la storiella stupida, ma qualcosa di davvero serio.

Mi sovviene allora un dubbio. Vuoi vedere che la lagnosità premia ? Vuoi vedere che, alla faccia degli ottimisti, dei buddisti, dei positivi, dei “il sorriso aiuta a vivere meglio la vita”, chi piange, in realtà, poi ottiene ciò che vuole ?

Totò non è stato l’unico. Accanto a lui ci sono due ragazze: Stefania e Giusy. Anche loro sicule, anche loro mi hanno rubato un sacco di tempo nel tentativo di tenerle su col morale, scrivendo messaggi, a decinaia e decinaia, con frasi del tipo “Dai qui si sta bene”, “La nostra Sicilia è bella, ma il lavoro è qui”, ecc. Tutto inutile: avevano deciso di abbracciare la Dea Depressione, continuavano a piangere (ma non metaforicamente come Totò), era tutta una disgrazia e, per citare qualcosa di assurdo, noci, pere, e perfino la pasta Barilla avevano, a senso loro, un gusto diverso rispetto a quello conosciuto in Trinacria.

Ogni tanto, facendo lo scemo al solito mio, strappavo qualche sorriso, ma c’era tanta nostalgia canaglia nei loro occhi. Non le ho mai criticate: avevamo un punto di vista diverso dal mio sul Veneto, ma, come sempre, io rispettavo il loro pensiero. A forza di piangere, entrambe adesso sono sposate e sono diventate mamme. La nostra amata Sicilia che ci manca tanto ? I cannoli, le arancine ? tutto andato a puttane ! Ormai che cazzo me ne fotte della Sicilia ? Ho il marito che lavora in un posto statale, in agosto scendo con il mio bello SUV, pagabile in 658 comode rate, ho financo cambiato il mio modo di parlare, sono diventata una “noddica” a tutti gli effetti, addirittura più razzista di quei nordici razzisti da generazioni, e continuo a dire frasi del tipo “gli Ospedali del nord non c’entrano nulla con gli Ospedali del sud !”.

Insomma, amici miei, malgrado il mio articolo di quache mese fa (“Negativi siate maledetti”), volete vedere, ripeto, che affrontare la vita in modalità piangente e triste, paga ? Del resto fateci caso: quanti sono i post depressivi di facebook e quanti quelli positivi o quantomeno normali ? La stragande maggioranza tende a condividere la merda. Chissà perchè, direbbe Vasco Rossi. Torniamo al pranzo.

Chi vedo alla mia sinistra ? Per fortuna figure più “leggere”, cioè persone che non odio, anzi che spesso mi hanno fatto anche sorridere per la loro goffaggine.

Ricordo Roberto, detto “L’elegantone”, conosciuto quando vivevo a Palermo. Sempre elegantissimo, veniva alle partite di calcetto in giacca e cravatta, prima di indossare il completo dell’Italia dei mondiali del 1990. Gli chiedevamo: “Ehi tu, elegantone, ma non hai fatto in tempo ad andare a casa a cambiarti ?”. E lui “certo che facevo in tempo, ma io indosso sempre e solo abiti eleganti !”. Avevamo accanto il Barney Stinson di “How I Met Your Mother” moltissimi anni prima che esplodesse quel telefilm !

barney
Barney Stinson

Perchè ho invitato l’elegantone in questo pranzo dei cretini ? Perchè in realtà era un falso. Sembrava il perfettino del gruppo, ma in realtà era una merda. Faceva il gradasso, dicendo a destra e a manca che stava bene anche da solo, ma era un disperato bisognoso di affetto che parlava male degli assenti, per cercare di conquistare l’amicizia dei singoli componenti della comitiva. Cretino perchè presto scoprimmo il trucco…

Accanto a Roberto c’è Filippo. In qualche post vi ho già accennato a lui. Nemmeno sono sicuro che si chiamasse così. Non era un mio amico, ma si aggregava spesso a noi. Aveva il brutto vizio di sentirsi un mega spiritosone parlando come un verbale della Polizia e non ha mai capito (malgrado le nostre eloquenti espressioni facciali) che, dopo le prime volte, aveva rotto i coglioni. “Ciao Vincenzo, intravvedo 2 ragazze due sedute nel tavolo a ore 10.15 da te”, “Questa tizia l’ho attenzionata da tempo”, ecc. ecc. Pesantissimo e più stupido di qualsiasi tormentone musicale estivo. E ghe ne vol !

Oh! che bello, in questo pranzo c’è anche qualche mia ex. Ho già scritto 1300 parole, quindi non vado a toccare questo argomento. Vi dico solo che, guarda caso, sedute gomito a gomito, ci sono Francesca e Loredana. Francesca la conobbi quando stava malissimo, infatti nacque una mezza storia, non una storia-storia. Il marito l’aveva lasciata per un’altra che aveva anche il pisello, e giustamente lei non poteva competere. Loredana era soprannominata, da me e dagli amici del gruppo veronese con il quale uscivamo, “Se mi lasci non vale”. Aveva un “Indice di Sticchiaggine” molto alto (tradotto: era bona), come spesso mi accade, mi ero innamorato prima delle sue gambe e dopo di lei, ma era pesante, logorroica, schizzinosa: un’autentica Donna Scassaminchia ! Aveva rotto le palle peggio dello spot dei divani in cui dicono che domenica finisce la promozione. ll problema con Lory “Se mi lasci non vale” era che, quando stavo per mollarla, lei andava su tutte le furie, facendo scenate assurde anche dentro i locali dove cenavamo. Credevo che si comportasse male per “farsi lasciare”, invece no ! Sapendo di essere una gnocca non concepiva essere “mollata”, ma era ancora più importante avere un coglionazzo con cui uscire sempre, quindi aspettava di ingaggiare il nuovo “pollo” per mollare il vecchio, e se tu provavi a mandarla affanculo, volavano polpette in 3D. Ancora oggi, quando sento Julio, penso a lei … anzi alle sue minigonne ascellari.

Probabilmente, se i km da Castel d’Ario a casa mia, fossero stati di più, avrei pensato ad altre figure, ma vi ho già tediato abbastanza, quindi chiudo questo lungo articolo con il sottoscritto, l’organizzatore del Pranzo dei cretini.

Ma come, ti ci metti anche tu ? direte voi. Certo ! Non mi considero superiore ai suddetti personaggi. Cretino in quanto Maestro di gaffes ed esageratamente malinconico. Sulle gaffes non sto a riportare mille esempi, perchè altrimenti non finirei più. Mi limito a citare quella volta in cui consigliai ad un sordo di salvare gli .mp3 in un cd prima di formattare l’hard disk. Altresì indimenticabile l’episodio avvenuto quando i telefonini erano sul mercato da pochissimi mesi. Mi ero imboscato a casa e il mio titolare, puntualmente, mi cercò. Preso dal panico, non sapevo cosa fare ! Volevo risultare irrangiugibile e allora ebbi l’idea geniale di mettere il mio bel Nokione dentro ad un cassetto, sotto le mutande. Smettetela di ridere ! Ovviamente non servì a nulla. Sono stato una delle prime vittime dell’essere sempre contattabile.

Infine c’è quella “fresca fresca” commessa in Hotel a Caorle questa estate. Mi trovo dentro l’ascensore insieme alla donna delle pulizie. Lei mi chiede come mi chiamo, io faccio altrettanto. Risponde “Afrodite”, ed io ribatto prontamente “No, io sono un uomo etero normalissimo”. Non chiedetemi il perchè ma, in quel momento, avevo capito “Ermafrodita”. Menomale che non ha capito un cazzo !

Non mi piace parlare di me, quindi mi limito a citare il difetto che mi rompe più le scatole, quello che mi consente di partecipare ad un pranzo del genere, un pranzo con gente che, seppur piena di difetti, ha comunque ottenuto qualcosa di positivo nella vita (l’elegantone è un imprenditore, Francesca si è risposata due mesi fa, qualcuno ha figli, nel mio caso c’è il benessere economico). Siamo dei cretini fortunati.

Mi chiamano orso, asociale, rompicoglioni, ecc., in realtà, come dicevo prima, sono un inguaribile malinconico. Come tutti sappiamo, è sbagliatissimo vivere la vita in funzione del futuro o del passato, ma bisogna assolutamente vivere il presente.

Io sono legato in maniera esasperata al passato e le foto, i video, le immagini che mi vengono regalate dal maledetto Street View, non mi aiutano certo a superare questo problema. Ovviamente molti ricordi sono negativi, ma io resto comunque un cazzeggiatore di prima categoria il quale tende a ricordare gli eventi positivi ma, nello stesso tempo, pensa troppo spesso a quei luoghi e a quelle persone che mi hanno regalato qualcosa di meraviglioso e che magari non ci sono più o che, più semplicemente, non posso più frequentare spesso.

Dico spesso che il nulla attuale ti porta a vivere con la mente proiettata nel passato o nel futuro. Sulla “constatazione del nostro nulla” del Perozzi ho scritto un articolo una vita fa.

L’ottimista guarda al futuro pensando che “domani magari … forse… chissà”, il malinconico, come me, guarda al passato e pensa “quanto sarebbe bello e diverso se tu fossi accanto a me”. Badate bene, non mi sto riferendo esclusivamente ad una mia ex o al mio migliore amico che non c’è più.

In conclusione mi sembra doveroso dare un caloroso Addio all’architetto Melandri. Io non sono uno scrittore, non sono un giornalista, non sono uno “che sa scrivere bene”. Sono quel poco che sono, grazie anche alla scuola di “Amici Miei”. Il mitico Gastone Moschin, che ci ha lasciati pochi giorni fa, in un’intervista, definì quel film, fra le altre cose, “Un film che fa ridere, ma che non è comico”: praticamente (fatte le debitissime proporzioni) il succo di questo blog, riassunto col motto “Il dolce e l’amaro”, diventato “Dal Cannolo all’Amarone”.

Amici_miei

“Amici Miei” è il seme da cui è nato questo blog ed il fulcro su cui ruota il mio modo di cazzeggiare nella vita reale.

Scusate la lunghezzitudine e gli errori. E vai con la siglaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa:

L’umorismo “da riso in bianco”…

Qualcuno mi considera una mente “tendenzialmente folle”, la quale partorisce, ripetutamente, parole così strambe che farebbero accapponare la pelle agli accademici della crusca.

Ogni tanto trovo qualcuno che ragiona “alla Mobys”, e ciò, ovviamente, mi fa piacere. L’altro giorno, parlando al telefono con una gentile signorina, feci una delle mie classiche battute: “Il peso è di 800 kg. Mi sto riferendo ovviamente al bancale di vino, non al mio !”. Lei rispose facendo altre battute e, dopo che il discorso scivolò sul famigerato “umorismo anglosassone”, mi colpì dicendo: “Si, in effetti, il mio è un umorismo da riso in bianco“.

Umorismo da riso in bianco ? Mai sentito prima ! E cosa facciamo quando sentiamo o leggiamo qualcosa di strano ? Googlizziamo ! Telefonate e whatsapp a parte, cercare qualche minchiata su Google è l’unica maniera per non utilizzare il telefonino solo per i social network. Ecco, non esiste una frase del genere: la mia interlocutrice è una Mobys, ovvero una che spara minchiate senza un filo logico. Mi sono innamorato !

Guarda caso, qualche giorno prima, mi ero inventato l’S.C.M., ovvero il “Sarcasmo Camionistico della Minchia”. In pratica, feci caso al fatto che, qualche camionista, entrando nel mio ufficio, abbozza un sorrisino che dura qualche millesimo di secondo di troppo. Quando il sorriso supera i valori standard, indicati nelle apposite tabelle stilate dall’Organizzazione Mondale della Sanità, vuol dire che c’è qualche problema: o il tizio si è innamorato di te (e, visti i miei gusti, non sarebbe il caso) o ti sta pigghiannu pù culu. Dopo il primo, secondo, terzo sorrisino, ecco l’illuminazione: i camionisti notano la bottiglia di acqua Danone Vitasnella, posizionata in bella vista sulla mia scrivania, e pensaranno sicuramente: “Guarda sto mona… Prima si fotte kebab, risotti e costate, e poi cerca di rimediare con la fantomatica acqua che elimina l’acqua…”.

Si lo so, è solo una mia paranoia, ma a volte mi sento davvero preso per il culo. Qualche settimana fa, ho chiamato l’idraulico per un problema alla caldaia (che belli i tempi in cui accendevo la caldaia per riscaldare le mie stanche membra !). Gli idraulici, com’è noto, fanno continuamente ciò che tutti noi ci limitiamo a fare dentro la doccia o in auto: canticchiano. Evidentemente, avere a che fare con tubi, acqua, filettature, teflon, ecc., fa subentrare un meccanismo tale nella loro mente, da renderli perpetuamente felici. Oppure pensano che, anche se il lavoro è da 2 euro, te ne inculeranno 50, e questo ovviamente renderebbe felice chiunque. L’unico nero che rende felici le persone ! Orbene, io posso capire che canticchi, posso anche capire che un po’ canticchi e un po’ fischietti, ma, aspè, sto sentendo bene ? Salendo le scale di casa mia, fischietta la musica che si ode quando una coppia entra in chiesa per sposarsi ! Cazzarola, lo stavo buttando fuori a calci ! Ma fai della sottile ironia ? Proprio a me, un single da guinnes da primati, mi fischietti la musichetta del matrimonio ? Cosa è ? un augurio o un segno di cattivo presagio ?

A volte le cose non si spiegano e tutto risulta essere più deprimente della sigla di Twin Peaks. Deprimente come coloro che si sono affrettati a postare su facebook la foto del mitico Peppino Impastato, corredata con tanto di pensiero profondissimo contro la mafia: peccato che nessuno abbia avuto tre secondi di tempo per commentare la foto che io stesso ho scattato alla volante della scorta di Giovanni Falcone (la “quartosavona” che ha fatto il giro dell’Italia, partita da Peschiera del Garda e giunta a Palermo in occasione del 25° anniversario della strage di Capaci). Ma questa è una vecchia storia, ormai mi sono arreso, ho capito che, su Facebook, la voglia di apparire supera di gran lunga quella di interagire con gli altri. Peccato, l’idea non era malvagia…

Lo so, bisognerebbe rilassarsi di più, ma il caldo non mi aiuta. Vorrei fare un corso di meditazione, ma nei dintorni del paese in cui vivo c’è ben poco. La scorsa domenica, mentre perdevo la mia canonica mezz’oretta in libreria, notai un settore dedicato ai libri da colorare. “Libri antistress da colorare”. Per me leggere “antistress” è come per Rocco Siffredi vedere una vagina. Prendo, sfoglio e mi stavo agitando ancora di più. Ma come minchia ci si rilassa aprendo quelle pagine piene di forme assurde, pavoni, sagome, triangoli che si mischiano con i quadrati, parentesi tonde, parentesi quadre, ecc. ??? A me verrebbe l’ansia, altro che metodo di rilassamento !sushi

Ecco, qualcosa che mi rilassa è il pranzo nei ristoranti giappocinesi. Il problema, semmai, è che mangio troppo. Secondo me, un giorno vieteranno la formula “all you can eat”, perchè, per maiali come me, non c’è speranza ! Un ultimo sushi e poi vado via, un ultimissimo involtino primavera e poi giuro di andar via, oh! cavolo, il sushi col tonno è arrivato adesso, porcatroia ci sono i noodles caldi caldi, ecc. ecc. Un incubo. Esco sempre soddisfatto da quei posti. Ogni tanto vengo assalito da una delle mie tante malattie, ovvero la “fantasite acuta”, e mi vengono in mente scene che mi portano a sorridere da solo e ad apparire quindi obiettivamente mezzo pazzo. Un paio di sabati fa, mi è passato davanti un ragazzo con un bel piattazzo ricco di cosucce succulenti e stavo quasi per chiedergli: “Ascolta, bel butel, già che sei in piedi, mi faresti un piatto uguale ? non ti devi disturbare più di tanto, lo devi fare preciso al tuo, mi piacciono tutte le cose che hai preso ! Magari mi lasci questo e tu vai a rifartelo”. Chissà che faccia avrebbe fatto..

Ah! Mobys, proprio tu non parlare di facce ! Chissà com’era la mia, quella sera di un annetto fa quando, per far colpo su tal Consuelo da Buttapietra, organizzai una cenetta a lume di candela a casa mia, ingaggiando un amico che, per guadagnarsi da vivere, faceva lo Chef a domicilio. Cazzarola, stava andando tutto a meraviglia (anche se lei indossava i pantaloni e non un abito corto, e per me una donna con i pantaloni è come un gran premio di Formula 1 senza la Ferrari…), avevo altresì messo su uno di quei cd di musica rilassante indit-shirt-non-sono-pazzo-mia-madre-mi-ha-fatto-controllare-citazioni-sheldon-cooper-the-big-bang-theoryana, vado un attimo al Cessò per fare un bisognò (quel cazzo di prosecco mi fa un effetto diuretico peggio dell’acqua frizzante) e, al mio ritorno, li trovo che pomiciano sopra il tavolo della cucina ! Immaginate quanto mi incazzai ! “Dico, almeno certe cose fatele sul divano, non sul posto dove devo mangiare”, sbottai con fare comprensibilmente polemico (mi stava sfuggendo qualcosa ?).

Chiudo qui queste mie profondissime riflessioni estive, sicuramente incasinate come un negozio gestito da cinesi, sicuramente senza senso, un po’ come il calcolo della radice quadrata (ancora oggi mi chiedo perchè a scuola mi abbiano “violentato” pissicologicamente con questo cazzo di radice quadrata !) e sicuramente storie poco esileranti, a differenza, per esempio, di quella degli operai fiat che erano depressi perchè non gli era consentito di rientrare al lavoro !

ahahahahahah ancora oggi rido…. “Ciao come stai ? Ti vedo giù ! Ti è morto il cane ? Ti sei separato ?”. “No, sai Vincè, mi pagano lo stipendio però, per ragioni disciplinari, non mi fanno tornare in fabrica a spaccarmi la schiena, quindi sono molto depresso”… ahahahaha ve salutooooooooo !

Nasce “Dal cannolo all’Amarone”.

Ad un certo punto guardi la tua amata autovettura e pensi: quasi quasi è ora di cambiarla. Hai nuovamente speso qualche soldino per sistemarla ma poi capisci che non vale più la pena, che i chilometri percorsi sono tantissimi, che sicuramente dopo qualche mesetto capiterà un altro guasto e opti quindi per il cambiamento. Qualcuno penserà che questa è una delle mie tante metafore e che, parlando di auto, in realtà mi riferisco ai matrimoni, ma credetemi stavolta “metafora involontaria fù” (pregasi pronunciarlo in dialetto siculo).

Ho deciso di cambiare il nome del mio blog. Il “Pianeta Mobys” non esiste più (l’indirizzo resta uguale http://www.pianetamobys.com, anche perchè è un dominio che ho acquistato).

Ad un certo punto, dopo otto anni di blog, 124 articoli, 11.660 visualizzazioni e 4.500 visitatori, mi sono reso conto (saranno i capelli bianchi…) che la parola Pianeta non solo poteva rappresentare l’emblema dell’autorefenzialità e dell’egocentrismo, ma poteva altresì indurre il lettore a pensare “questo è il blog di Vincenzo Mobys, il dr.House de noialtri, colui che schifa talmente tanto la gente, da crearsi perfino un Pianeta tutto suo !”.

E’ paradossale che questo cambiamento potrebbe apparire come uno dei miei rari esempi di apertura verso il mondo, proprio nel momento di maggiore chiusura nei confronti del mondo stesso ! Insomma mando in soffitta il “Pianeta Mobys”, proprio nel momento in cui io stesso, nella vita reale, e non certo per cazzeggiare, ho deciso di limitare al massimo le mie apparizioni in società nonchè tutta una serie di buone creanze, per dirla alla Scheldon Cooper (insomma non aspettatevi i miei auguri di Buona Pasqua !). Ma non divaghiamo, almeno in questo post !

Ho trascorso decinaia e decinaia di giorni a pensare al nome da dare al mio blog, perchè è facile dire “cambio la macchina”, il problema semmai, schei a parte, è: quale macchina comprare ??

Ho fatto una classica short-list e alla fine ha prevalso “Dal cannolo all’Amarone”, per due semplicissimi motivi. In primo luogo perchè è indiscutibile che la mia vita sia stata condizionata, irrimediabilmente, dal passaggio da Palermo a Verona, quindi dalla patria dei cannoli (e di tante altre cose con 0,1% di grassi, nonchè prive di olio di palma) alla capitale dell’Amarone, uno dei vini italiani ad avere più successo al mondo. In secondo luogo, tale scelta è scaturita dalla mia volontà di far riferimento alla caratteristica più marcata di questo blog, ovvero la continua alternanza tra il dolce e l’amaro.

Il primo nome che mi venne in mente è stato proprio quello che ha rappresentato il motto del Pianeta Mobys per tanti anni, appunto “Il dolce e l’amaro”, ma purtroppo qualcuno ci ha già pensato. Idem per “Agrodolce” (ma questo era ovvio !). Altri nomi in ballo erano “Into the Veneto”, “Diario di un siculveneto” (ma io non sarò mai nè un siculo nè un veneto), “Da Mondello al Garda”, “Tra sogni e realtà” (ma ho scoperto che hanno fatto una minchia di trasmissione chiamata praticamente così !), “Parole di burro”, “Urlando contro il cielo” (ma sapeva tanto da adolescente-incazzoso-brufoloso-ormonoso-eccitatoso-segaioso) e, dulcis in fundo, quello che mi piaceva moltissimo era “Useless”, perchè legava il mio blog ad una delle mie canzoni superpreferite dei miei adorati Depeche Mode. Non sto qui a pubblicarvi la traduzione, vi dico solo che è davvero una canzone stupenda sotto tutti i punti di vista. Purtroppo anche in questo caso qualcuno è arrivato prima di me e “The Useless Blog” esiste già.

Adesso vi saluto. Visto che, evento più unico che raro, sono riuscito a non scrivere un lungo poema, e vista la portata rivoluzionaria della mia scelta (cavolo, detto così sembra vero !), volevo fare una cosa che non ho mai fatto in questi otto anni. Voglio ringraziare RedBavon, Vikibaum, Carla, Tiziano, Vincenza e Giuliana.

Nessuno ha l’obbligo di prendersi la briga di scrivere un commento, nè tantomeno di leggere le stronzate che scrivo. Voi siete fra le pochissime persone ad aver capito che, soprattutto Vincenzo (e solo dopo il Blog in sè), aveva bisogno del vostro “sostegno” per andare avanti. Non sto criticando chi non commenta mai (già leggermi è un’impresa, considerato cosa offre il web), sto solo dicendo che spesso dimentichiamo che l’indifferenza fa più male di un vaffanculo.

E se cadesse un meteorite ?

Un mio mezzo amico mi ha segnalato la storia di una ragazza veronese che, ad un certo punto, ha mollato casa, famiglia, amici e soprattutto un lavoro sicuro, e ha deciso di partire per l’Australia. La tizia ha una seguitissima pagina facebook e un suo articolo è stato pubblicato su un altrettanto seguitissimo blog che si chiama “Mangia Vivi e Viaggia”, dove è spiegato il motivo di questa sua scelta.

Giulia parla di “Teoria del Meteorite” e spiega sostanzialmente che, un bel giorno, mentre era in auto, ha pensato: “se cadesse un meteorite in questo istante e distruggesse tutto, potrei considerarmi felice e appagata ?“. Evidentemente la risposta è stata negativa e la bella Giulia decise, appunto, di partire per una Nazione che aveva già conosciuto in occasione di un viaggio universitario.

Ho letto il suo articolo e penso che la storia di Giulia sia una delle tante storie di persone che, ad un certo punto, partono e cercano fortuna altrove. In questo mio post non è assolutamente mia intenzione sminuire ciò che lei ha fatto o sta facendo, anzi le faccio i miei complimenti perchè il coraggio va sempre premiato.

Tuttavia, alla mia età, ho smesso già da un pezzo di credere alle favole. Di gente che parte per andarsi a rompere il culo, magari facendo il pizzaiolo a Londra per due sterline, ce n’è tantissima, solo che, secondo me, molti non hanno sta gran voglia/capacità di creare pagine su facebook. Tuttavia, anche in questo caso, complimenti a chi fa, della sua esperienza di vita, un’occasione per creare un sito che gli porta schei (non come questo blog…) o, come già accaduto in passato, addirittura dei libri.

Anni fa mi capitò di leggere una storia del genere: “Ciao ! Mi chiamo Gesualda, mi sono licenziata, ho preso uno zaino, un sacco a pelo, e sono partita alla ricerca del mio Io, che non è dentro il mio Io, ma che sarà in qualche parte del mondo magari insieme a qualche Tu. Ho scritto un diario del mio viaggio, che poi è diventato un libro, il quale costa tre euro iva compresa; se volete, potete acquistarlo andando sul sito bla bla bla, grazie, vi voglio bene, salutatemi il mio gatto che si chiama Sfigatto”. Alla faccia del “mollo tutto, vado via, inizio un nuovo percorso di vita e lascio tutto alle spalle”…

Vi sembro sarcastico nei confronti della gente che ha due coglioni grandi così e che parte perchè vuol vedere l’alba a Sidney prima che le caschino meteoriti addosso ? Ma no, state pensando male ! Tuttavia non sarei il Mobys se non scrivessi le mie umili ed oneste considerazioni, pur sapendo benissimo che rappresentano pensieri che non piaceranno a nessuno (perchè a chi non piace la storia di Pasquale vestito da carnevale che lascia l’America Centrale per andare a vivere a Monreale ?):

  1. Credo che sia difficile trovare, al giorno d’oggi, una persona che dica “se la mia vita finisse fra cinque minuti, io comunque mi considero una persona felice ed appagata”. Una cosa del genere forse la può dire solo gente come Boateng, il quale, probabilmente, ancora oggi, si chiede se è vero o meno che condivide il letto con Melissa Satta. Idem per la compagna di Patrick Dempsey, il cui fascino, peraltro, è paragonabile al mio, e per questo motivo ancora non capisco perchè lui abbia con le donne un successo leggermente superiore al mio !
  2. Chi non vorrebbe partire e conoscere i tanti posti meravigliosi di cui è ricco il mondo ? Si può vivere alla giornata, per carità, ma bisogna anche pensare al futuro. E allora se sei di ottima famiglia, hai il papino imprenditore di se stesso, con la fabbrichetta e il Cayenne, è facile pensare al “siccome io non sono felice, domani prendo il volo per i Caraibi e vado ad aprire un negozio di preservativi usati”. Insomma, per dirla all’Aristotele, se hai il culo ben coperto, è facile fare lo pseudo trasgressivo e dire “picciotti vado in India a bere un the caldo”, tanto lo sai benissimo che, quando tornerai, tra sei mesi o sei anni, avrai quantomeno una casa che ti aspetta e probabilmente un lavoretto sicuro. Inizierai a lavorare sul serio a 40 anni, dopo averne passati 15-20 a cazzeggiare con i canguri ? E cosa te ne fotte ? tanto sicuramente nemmeno saprai cosa significa versare i contributi pensionistici, nè cosa sia la pensione !
  3. Quando uno sente la necessità di partire, è bene che vada. Ve lo dice uno che ha sofferto parecchio nei suoi ultimi anni di vita in quel di Palermo. A Verona sono per certi versi “rinato”, e ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate. Io, a differenza di Giulia, quindici anni fa ho fatto un saltino misero, ma nel mio piccolo ho fatto la mia scelta coraggiosa. Allora perchè proprio io prendo leggermente per il culo chi molla tutto e va in Australia ? Per il motivo descritto nel punto precedente e soprattutto per ciò che dicevo sopra cioè che, a prescindere dalla storia di Giulia, vedo, dietro la seppur indiscutibile scelta coraggiosa, anche tutta un’organizzazione fatta di pagine facebook e blog, mentre di gente che parte e va a farsi un mazzo così, ripeto, ce n’è davvero tanta, ne sono sicuro; solo che il pizzaiolo londinese non si fa i selfie, nè tantomeno ha il tempo per pubblicare le foto delle verdi praterie dove c’è Heidi che corre per andare a guardare il nonno che trascorre ore a mescolare il latte continuando a dire “zio stracan … che du cojoni….”.
  4. Anche in questo caso non parlo di Giulia: smettiamola con sta ricerca del proprio Io andando in Tibet, Quebec o fra le montagne del Machu Picchu. Tutte minchiate. Viaggiare è bello perchè … è bello. Viaggiare si può fare se si hanno schei. C’è gente che lavora in funzione dei viaggi e a casa ha un tv in bianco e nero che trasmette ancora il Carosello. Scelta di vita assolutamente rispettabilissima, lo dico sinceramente ! Non mi fate diventare mistico qualcosa che è puro divertimento ! Se sei in guerra con te stesso, starai male a Palermo, Verona, Bergamo alta, Campobasso bassa, Tokyo, Nepal, ecc. Risolvi prima i problemi col tuo Io e poi fatti i tuoi bei viaggi. Nessun luogo, nè tantomeno alcun fattore esterno, può scatenare quel qualcosa dentro di te che porti all’agognato miglioramento.

Conclusione: siate liberi di fare quel che cazzo volete, sempre e comunque ! Potete creare financo un sito dove appare la statistica delle vostre capatine al cesso. Siate liberi di pensare e scrivere ciò che volete, siate liberi di far sognare altre persone dicendo che vivete in Australia dando da mangiare alle galline in una fattoria oppure che mentre vendevate kebab avete incontrato dei ragazzi argentini e l’indomani siete partite con loro verso nuove mete (frasi che ho letto sul serio). A tal uopo, mi verrebbe istintivo dire che ciò accade perchè siete gnocce e avete un patrimonio naturale che potete sfruttare, mi verrebbe da dire che se io vendessi kebab e chiedessi a tre ragazze argentine di potermi unirmi a loro, mi manderebbero a cagare, ma non voglio fare un discorso sessista, tanto ci siamo capiti, siamo gente matura e sappiamo benissimo come va il mondo. Ricordatevi che il potere della vagina è enorme, a prescindere dal suo utilizzo (cit. Mobys). 🙂

Siate liberi, quindi, di far ciò che volete, però consentitemi di fare le mie riflessioni e di pensare che le favole vanno bene solo per i bambini. E allora, carissimi trasgressivi rivoluzionari, raccontateci i vostri bei viaggi ma diteci anche che avete il culo ben coperto. Per me, chi decide di dare una vera e propria svolta alla sua vita, deve prendersi una valigetta, avere tanti bei sogni, non voltarsi mai indietro e …. gettare il cellulare nel cesso ! E’ facile parlare di “scelta di vita” andando in Australia, piuttosto mettetevi in gioco spalando merda in Africa, senza acqua ne wi-fi: altro che blog !

Scusate gli errori.

Una nuova amica: la chitarra di James Taylor.

Tra i miei canali preferiti del maestoso bouquet di Sky, c’è Sky Arte.

Su Sky Arte ho apprezzato tanti “Speciali” dedicati, per esempio, ai Depeche Mode e ultimamente anche il reality “Master of Photography” che ho seguito con parecchia attenzione anche perchè, a differenza del ben più noto cooking-show “Masterchef”, sicuramente capisco più di Apertura di Diaframma piuttosto che di apertura di una sogliola.

In una delle mie tante “performance zappinghistiche” beccai un tizio che deliziò il mio palato auricolare all’istante. Insomma fu amore a prima vista. Mi chiesi, con la solita eleganza che mi contraddistingue: “Cu minchia è ??” e vidi che si trattava di uno speciale dedicato a tal James Taylor, un cantante americano famosissimo e che spopolò soprattutto negli anni 70.

Poggiai il telecomando alla sinistra del padre e restai colpito dalla musica di questo cantante di Boston di cui sconoscevo totalmente l’esistenza. Ammetto di essere stato (e di essere) sempre molto “chiuso” a livello musicale, cioè difficilmente mi entusiasma qualcosa non partorita dai Depeche Mode o da Tiziano Ferro. Per carità, nella mia lista “Superpreferite del Mobys” di Spotify c’è di tutto, ma da qua ad ascoltare un intero CD di un cantante o di una cantante a me sconosciuto/a, ce ne vuole. In pratica ho quello che chiamerei “blocco dell’ascoltatore”.

Con James Talylor ho riscoperto il piacere di sentire musica. L’altro giorno, mentre tornavo dal lavoro, pensavo addirittura di intitolare questo post “Ascolta Taylor e fai pace col mondo”, perchè da quando la sua musica fuoriesce dagli altoparlanti della mia spettacolare autovettura, sono di ottimo umore. E allora qua subentra il classico dubbio Marzullo-Style: può la musica aiutarti a vivere meglio la vita ? sicuramente si !

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James Taylor

Subito dopo aver visto lo speciale su Sky, mi precipitai, col mio solito passo elefantesco, verso il Mac e vidi cosa mi propinava e proponeva Amazon. Acquistai, senza avere il benchè minimo dubbio, una sorta di mini Greatest Hits, ad un costo ridicolissimo (mi pare addirittura inferiore ai 5 euro). Non volevo “scommettere” più di tanto, ero convinto che “tanto dopo un paio di canzoni farò eject e butterò fuori dal finestrino il cd come vorrei fare con i bimbi scassaminchia“. Scelsi financo la famosa spedizione “morto di fame”, ovvero quella che costa zero, la quale consiste nel farsi tirare addosso il pacco dal corriere (se lui si ferma e scende dal furgone sei squalificato e paghi la penale !).

Incredibile ma vero, mi piacquero tutte le canzoni. Le sentivo una ad una, non skippavo, non abbassavo il volume. Questo continuo passare dal country al rock, dal blues al pop, lo rendono perfetto per i miei gusti ! Tutto ciò, come dissi pocanzi, mi metteva di ottimo umore. James Taylor e la sua chitarra mi hanno trasmesso gioia, serenità, allegria, voglia di cantare come un pirla sotto la doccia.

Superato l’esame, voglio andare avanti, voglio di più, ho “fame” della chiatarra di questo bostoniano del ’48; insomma ho capito che Taylor mi piace ! Entro alla Comet e do un’occhiata al reparto cd, anche perchè è domenica e il mio animo gentile mi dice che, se entro in un centro commerciale, quantomeno devo comprare qualcosa, non rompere solo le palle ! Vedo un’altra Greatest Hits, stavolta di due bellissimi cd, afferro il malloppo e vado alla cassa.

Morale della favola ? Da luglio ascolto solo James Taylor. Sono contento anche perchè ho sfatato una sorta di maledizione, cioè credevo e temevo davvero di non riuscire ad apprezzare qualcosa che non fosse stato prodotto dai Depeche Mode, “colonna sonora della mia vita”, come disse il mio grande fratello in una sua rara perla filosofica ! 🙂

Le mie preferite ? “My traveling Star”, “Never die young” e “Hard Times come Again No More”, ma vi posso garantire che mi è davvero difficile trovare la superpreferita, mi piacciono tutte (questo vuol dire che o mi piace davvero la sua musica in tutte le sue sfaccettature, o sono stati bravissimi ad inserire le 35 canzoni di questa collezione “The Essential”).

Se avete tre minuti di tempo e soprattutto volete, ripeto, far pace col mondo, ascoltate questi capolavori.
Vi lascio col video live di “Never die young”. Spegnete la luce della vostra stanza, girate il display del cellulare verso la scrivania per un attimo (che tanto non si muore), alzate il volume del vostro computer e ditemi se non vi emozionate…