L’umorismo “da riso in bianco”…

Qualcuno mi considera una mente “tendenzialmente folle”, la quale partorisce, ripetutamente, parole così strambe che farebbero accapponare la pelle agli accademici della crusca.

Ogni tanto trovo qualcuno che ragiona “alla Mobys”, e ciò, ovviamente, mi fa piacere. L’altro giorno, parlando al telefono con una gentile signorina, feci una delle mie classiche battute: “Il peso è di 800 kg. Mi sto riferendo ovviamente al bancale di vino, non al mio !”. Lei rispose facendo altre battute e, dopo che il discorso scivolò sul famigerato “umorismo anglosassone”, mi colpì dicendo: “Si, in effetti, il mio è un umorismo da riso in bianco“.

Umorismo da riso in bianco ? Mai sentito prima ! E cosa facciamo quando sentiamo o leggiamo qualcosa di strano ? Googlizziamo ! Telefonate e whatsapp a parte, cercare qualche minchiata su Google è l’unica maniera per non utilizzare il telefonino solo per i social network. Ecco, non esiste una frase del genere: la mia interlocutrice è una Mobys, ovvero una che spara minchiate senza un filo logico. Mi sono innamorato !

Guarda caso, qualche giorno prima, mi ero inventato l’S.C.M., ovvero il “Sarcasmo Camionistico della Minchia”. In pratica, feci caso al fatto che, qualche camionista, entrando nel mio ufficio, abbozza un sorrisino che dura qualche millesimo di secondo di troppo. Quando il sorriso supera i valori standard, indicati nelle apposite tabelle stilate dall’Organizzazione Mondale della Sanità, vuol dire che c’è qualche problema: o il tizio si è innamorato di te (e, visti i miei gusti, non sarebbe il caso) o ti sta pigghiannu pù culu. Dopo il primo, secondo, terzo sorrisino, ecco l’illuminazione: i camionisti notano la bottiglia di acqua Danone Vitasnella, posizionata in bella vista sulla mia scrivania, e pensaranno sicuramente: “Guarda sto mona… Prima si fotte kebab, risotti e costate, e poi cerca di rimediare con la fantomatica acqua che elimina l’acqua…”.

Si lo so, è solo una mia paranoia, ma a volte mi sento davvero preso per il culo. Qualche settimana fa, ho chiamato l’idraulico per un problema alla caldaia (che belli i tempi in cui accendevo la caldaia per riscaldare le mie stanche membra !). Gli idraulici, com’è noto, fanno continuamente ciò che tutti noi ci limitiamo a fare dentro la doccia o in auto: canticchiano. Evidentemente, avere a che fare con tubi, acqua, filettature, teflon, ecc., fa subentrare un meccanismo tale nella loro mente, da renderli perpetuamente felici. Oppure pensano che, anche se il lavoro è da 2 euro, te ne inculeranno 50, e questo ovviamente renderebbe felice chiunque. L’unico nero che rende felici le persone ! Orbene, io posso capire che canticchi, posso anche capire che un po’ canticchi e un po’ fischietti, ma, aspè, sto sentendo bene ? Salendo le scale di casa mia, fischietta la musica che si ode quando una coppia entra in chiesa per sposarsi ! Cazzarola, lo stavo buttando fuori a calci ! Ma fai della sottile ironia ? Proprio a me, un single da guinnes da primati, mi fischietti la musichetta del matrimonio ? Cosa è ? un augurio o un segno di cattivo presagio ?

A volte le cose non si spiegano e tutto risulta essere più deprimente della sigla di Twin Peaks. Deprimente come coloro che si sono affrettati a postare su facebook la foto del mitico Peppino Impastato, corredata con tanto di pensiero profondissimo contro la mafia: peccato che nessuno abbia avuto tre secondi di tempo per commentare la foto che io stesso ho scattato alla volante della scorta di Giovanni Falcone (la “quartosavona” che ha fatto il giro dell’Italia, partita da Peschiera del Garda e giunta a Palermo in occasione del 25° anniversario della strage di Capaci). Ma questa è una vecchia storia, ormai mi sono arreso, ho capito che, su Facebook, la voglia di apparire supera di gran lunga quella di interagire con gli altri. Peccato, l’idea non era malvagia…

Lo so, bisognerebbe rilassarsi di più, ma il caldo non mi aiuta. Vorrei fare un corso di meditazione, ma nei dintorni del paese in cui vivo c’è ben poco. La scorsa domenica, mentre perdevo la mia canonica mezz’oretta in libreria, notai un settore dedicato ai libri da colorare. “Libri antistress da colorare”. Per me leggere “antistress” è come per Rocco Siffredi vedere una vagina. Prendo, sfoglio e mi stavo agitando ancora di più. Ma come minchia ci si rilassa aprendo quelle pagine piene di forme assurde, pavoni, sagome, triangoli che si mischiano con i quadrati, parentesi tonde, parentesi quadre, ecc. ??? A me verrebbe l’ansia, altro che metodo di rilassamento !sushi

Ecco, qualcosa che mi rilassa è il pranzo nei ristoranti giappocinesi. Il problema, semmai, è che mangio troppo. Secondo me, un giorno vieteranno la formula “all you can eat”, perchè, per maiali come me, non c’è speranza ! Un ultimo sushi e poi vado via, un ultimissimo involtino primavera e poi giuro di andar via, oh! cavolo, il sushi col tonno è arrivato adesso, porcatroia ci sono i noodles caldi caldi, ecc. ecc. Un incubo. Esco sempre soddisfatto da quei posti. Ogni tanto vengo assalito da una delle mie tante malattie, ovvero la “fantasite acuta”, e mi vengono in mente scene che mi portano a sorridere da solo e ad apparire quindi obiettivamente mezzo pazzo. Un paio di sabati fa, mi è passato davanti un ragazzo con un bel piattazzo ricco di cosucce succulenti e stavo quasi per chiedergli: “Ascolta, bel butel, già che sei in piedi, mi faresti un piatto uguale ? non ti devi disturbare più di tanto, lo devi fare preciso al tuo, mi piacciono tutte le cose che hai preso ! Magari mi lasci questo e tu vai a rifartelo”. Chissà che faccia avrebbe fatto..

Ah! Mobys, proprio tu non parlare di facce ! Chissà com’era la mia, quella sera di un annetto fa quando, per far colpo su tal Consuelo da Buttapietra, organizzai una cenetta a lume di candela a casa mia, ingaggiando un amico che, per guadagnarsi da vivere, faceva lo Chef a domicilio. Cazzarola, stava andando tutto a meraviglia (anche se lei indossava i pantaloni e non un abito corto, e per me una donna con i pantaloni è come un gran premio di Formula 1 senza la Ferrari…), avevo altresì messo su uno di quei cd di musica rilassante indit-shirt-non-sono-pazzo-mia-madre-mi-ha-fatto-controllare-citazioni-sheldon-cooper-the-big-bang-theoryana, vado un attimo al Cessò per fare un bisognò (quel cazzo di prosecco mi fa un effetto diuretico peggio dell’acqua frizzante) e, al mio ritorno, li trovo che pomiciano sopra il tavolo della cucina ! Immaginate quanto mi incazzai ! “Dico, almeno certe cose fatele sul divano, non sul posto dove devo mangiare”, sbottai con fare comprensibilmente polemico (mi stava sfuggendo qualcosa ?).

Chiudo qui queste mie profondissime riflessioni estive, sicuramente incasinate come un negozio gestito da cinesi, sicuramente senza senso, un po’ come il calcolo della radice quadrata (ancora oggi mi chiedo perchè a scuola mi abbiano “violentato” pissicologicamente con questo cazzo di radice quadrata !) e sicuramente storie poco esileranti, a differenza, per esempio, di quella degli operai fiat che erano depressi perchè non gli era consentito di rientrare al lavoro !

ahahahahahah ancora oggi rido…. “Ciao come stai ? Ti vedo giù ! Ti è morto il cane ? Ti sei separato ?”. “No, sai Vincè, mi pagano lo stipendio però, per ragioni disciplinari, non mi fanno tornare in fabrica a spaccarmi la schiena, quindi sono molto depresso”… ahahahaha ve salutooooooooo !

Nasce “Dal cannolo all’Amarone”.

Ad un certo punto guardi la tua amata autovettura e pensi: quasi quasi è ora di cambiarla. Hai nuovamente speso qualche soldino per sistemarla ma poi capisci che non vale più la pena, che i chilometri percorsi sono tantissimi, che sicuramente dopo qualche mesetto capiterà un altro guasto e opti quindi per il cambiamento. Qualcuno penserà che questa è una delle mie tante metafore e che, parlando di auto, in realtà mi riferisco ai matrimoni, ma credetemi stavolta “metafora involontaria fù” (pregasi pronunciarlo in dialetto siculo).

Ho deciso di cambiare il nome del mio blog. Il “Pianeta Mobys” non esiste più (l’indirizzo resta uguale http://www.pianetamobys.com, anche perchè è un dominio che ho acquistato).

Ad un certo punto, dopo otto anni di blog, 124 articoli, 11.660 visualizzazioni e 4.500 visitatori, mi sono reso conto (saranno i capelli bianchi…) che la parola Pianeta non solo poteva rappresentare l’emblema dell’autorefenzialità e dell’egocentrismo, ma poteva altresì indurre il lettore a pensare “questo è il blog di Vincenzo Mobys, il dr.House de noialtri, colui che schifa talmente tanto la gente, da crearsi perfino un Pianeta tutto suo !”.

E’ paradossale che questo cambiamento potrebbe apparire come uno dei miei rari esempi di apertura verso il mondo, proprio nel momento di maggiore chiusura nei confronti del mondo stesso ! Insomma mando in soffitta il “Pianeta Mobys”, proprio nel momento in cui io stesso, nella vita reale, e non certo per cazzeggiare, ho deciso di limitare al massimo le mie apparizioni in società nonchè tutta una serie di buone creanze, per dirla alla Scheldon Cooper (insomma non aspettatevi i miei auguri di Buona Pasqua !). Ma non divaghiamo, almeno in questo post !

Ho trascorso decinaia e decinaia di giorni a pensare al nome da dare al mio blog, perchè è facile dire “cambio la macchina”, il problema semmai, schei a parte, è: quale macchina comprare ??

Ho fatto una classica short-list e alla fine ha prevalso “Dal cannolo all’Amarone”, per due semplicissimi motivi. In primo luogo perchè è indiscutibile che la mia vita sia stata condizionata, irrimediabilmente, dal passaggio da Palermo a Verona, quindi dalla patria dei cannoli (e di tante altre cose con 0,1% di grassi, nonchè prive di olio di palma) alla capitale dell’Amarone, uno dei vini italiani ad avere più successo al mondo. In secondo luogo, tale scelta è scaturita dalla mia volontà di far riferimento alla caratteristica più marcata di questo blog, ovvero la continua alternanza tra il dolce e l’amaro.

Il primo nome che mi venne in mente è stato proprio quello che ha rappresentato il motto del Pianeta Mobys per tanti anni, appunto “Il dolce e l’amaro”, ma purtroppo qualcuno ci ha già pensato. Idem per “Agrodolce” (ma questo era ovvio !). Altri nomi in ballo erano “Into the Veneto”, “Diario di un siculveneto” (ma io non sarò mai nè un siculo nè un veneto), “Da Mondello al Garda”, “Tra sogni e realtà” (ma ho scoperto che hanno fatto una minchia di trasmissione chiamata praticamente così !), “Parole di burro”, “Urlando contro il cielo” (ma sapeva tanto da adolescente-incazzoso-brufoloso-ormonoso-eccitatoso-segaioso) e, dulcis in fundo, quello che mi piaceva moltissimo era “Useless”, perchè legava il mio blog ad una delle mie canzoni superpreferite dei miei adorati Depeche Mode. Non sto qui a pubblicarvi la traduzione, vi dico solo che è davvero una canzone stupenda sotto tutti i punti di vista. Purtroppo anche in questo caso qualcuno è arrivato prima di me e “The Useless Blog” esiste già.

Adesso vi saluto. Visto che, evento più unico che raro, sono riuscito a non scrivere un lungo poema, e vista la portata rivoluzionaria della mia scelta (cavolo, detto così sembra vero !), volevo fare una cosa che non ho mai fatto in questi otto anni. Voglio ringraziare RedBavon, Vikibaum, Carla, Tiziano, Vincenza e Giuliana.

Nessuno ha l’obbligo di prendersi la briga di scrivere un commento, nè tantomeno di leggere le stronzate che scrivo. Voi siete fra le pochissime persone ad aver capito che, soprattutto Vincenzo (e solo dopo il Blog in sè), aveva bisogno del vostro “sostegno” per andare avanti. Non sto criticando chi non commenta mai (già leggermi è un’impresa, considerato cosa offre il web), sto solo dicendo che spesso dimentichiamo che l’indifferenza fa più male di un vaffanculo.

E se cadesse un meteorite ?

Un mio mezzo amico mi ha segnalato la storia di una ragazza veronese che, ad un certo punto, ha mollato casa, famiglia, amici e soprattutto un lavoro sicuro, e ha deciso di partire per l’Australia. La tizia ha una seguitissima pagina facebook e un suo articolo è stato pubblicato su un altrettanto seguitissimo blog che si chiama “Mangia Vivi e Viaggia”, dove è spiegato il motivo di questa sua scelta.

Giulia parla di “Teoria del Meteorite” e spiega sostanzialmente che, un bel giorno, mentre era in auto, ha pensato: “se cadesse un meteorite in questo istante e distruggesse tutto, potrei considerarmi felice e appagata ?“. Evidentemente la risposta è stata negativa e la bella Giulia decise, appunto, di partire per una Nazione che aveva già conosciuto in occasione di un viaggio universitario.

Ho letto il suo articolo e penso che la storia di Giulia sia una delle tante storie di persone che, ad un certo punto, partono e cercano fortuna altrove. In questo mio post non è assolutamente mia intenzione sminuire ciò che lei ha fatto o sta facendo, anzi le faccio i miei complimenti perchè il coraggio va sempre premiato.

Tuttavia, alla mia età, ho smesso già da un pezzo di credere alle favole. Di gente che parte per andarsi a rompere il culo, magari facendo il pizzaiolo a Londra per due sterline, ce n’è tantissima, solo che, secondo me, molti non hanno sta gran voglia/capacità di creare pagine su facebook. Tuttavia, anche in questo caso, complimenti a chi fa, della sua esperienza di vita, un’occasione per creare un sito che gli porta schei (non come questo blog…) o, come già accaduto in passato, addirittura dei libri.

Anni fa mi capitò di leggere una storia del genere: “Ciao ! Mi chiamo Gesualda, mi sono licenziata, ho preso uno zaino, un sacco a pelo, e sono partita alla ricerca del mio Io, che non è dentro il mio Io, ma che sarà in qualche parte del mondo magari insieme a qualche Tu. Ho scritto un diario del mio viaggio, che poi è diventato un libro, il quale costa tre euro iva compresa; se volete, potete acquistarlo andando sul sito bla bla bla, grazie, vi voglio bene, salutatemi il mio gatto che si chiama Sfigatto”. Alla faccia del “mollo tutto, vado via, inizio un nuovo percorso di vita e lascio tutto alle spalle”…

Vi sembro sarcastico nei confronti della gente che ha due coglioni grandi così e che parte perchè vuol vedere l’alba a Sidney prima che le caschino meteoriti addosso ? Ma no, state pensando male ! Tuttavia non sarei il Mobys se non scrivessi le mie umili ed oneste considerazioni, pur sapendo benissimo che rappresentano pensieri che non piaceranno a nessuno (perchè a chi non piace la storia di Pasquale vestito da carnevale che lascia l’America Centrale per andare a vivere a Monreale ?):

  1. Credo che sia difficile trovare, al giorno d’oggi, una persona che dica “se la mia vita finisse fra cinque minuti, io comunque mi considero una persona felice ed appagata”. Una cosa del genere forse la può dire solo gente come Boateng, il quale, probabilmente, ancora oggi, si chiede se è vero o meno che condivide il letto con Melissa Satta. Idem per la compagna di Patrick Dempsey, il cui fascino, peraltro, è paragonabile al mio, e per questo motivo ancora non capisco perchè lui abbia con le donne un successo leggermente superiore al mio !
  2. Chi non vorrebbe partire e conoscere i tanti posti meravigliosi di cui è ricco il mondo ? Si può vivere alla giornata, per carità, ma bisogna anche pensare al futuro. E allora se sei di ottima famiglia, hai il papino imprenditore di se stesso, con la fabbrichetta e il Cayenne, è facile pensare al “siccome io non sono felice, domani prendo il volo per i Caraibi e vado ad aprire un negozio di preservativi usati”. Insomma, per dirla all’Aristotele, se hai il culo ben coperto, è facile fare lo pseudo trasgressivo e dire “picciotti vado in India a bere un the caldo”, tanto lo sai benissimo che, quando tornerai, tra sei mesi o sei anni, avrai quantomeno una casa che ti aspetta e probabilmente un lavoretto sicuro. Inizierai a lavorare sul serio a 40 anni, dopo averne passati 15-20 a cazzeggiare con i canguri ? E cosa te ne fotte ? tanto sicuramente nemmeno saprai cosa significa versare i contributi pensionistici, nè cosa sia la pensione !
  3. Quando uno sente la necessità di partire, è bene che vada. Ve lo dice uno che ha sofferto parecchio nei suoi ultimi anni di vita in quel di Palermo. A Verona sono per certi versi “rinato”, e ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate. Io, a differenza di Giulia, quindici anni fa ho fatto un saltino misero, ma nel mio piccolo ho fatto la mia scelta coraggiosa. Allora perchè proprio io prendo leggermente per il culo chi molla tutto e va in Australia ? Per il motivo descritto nel punto precedente e soprattutto per ciò che dicevo sopra cioè che, a prescindere dalla storia di Giulia, vedo, dietro la seppur indiscutibile scelta coraggiosa, anche tutta un’organizzazione fatta di pagine facebook e blog, mentre di gente che parte e va a farsi un mazzo così, ripeto, ce n’è davvero tanta, ne sono sicuro; solo che il pizzaiolo londinese non si fa i selfie, nè tantomeno ha il tempo per pubblicare le foto delle verdi praterie dove c’è Heidi che corre per andare a guardare il nonno che trascorre ore a mescolare il latte continuando a dire “zio stracan … che du cojoni….”.
  4. Anche in questo caso non parlo di Giulia: smettiamola con sta ricerca del proprio Io andando in Tibet, Quebec o fra le montagne del Machu Picchu. Tutte minchiate. Viaggiare è bello perchè … è bello. Viaggiare si può fare se si hanno schei. C’è gente che lavora in funzione dei viaggi e a casa ha un tv in bianco e nero che trasmette ancora il Carosello. Scelta di vita assolutamente rispettabilissima, lo dico sinceramente ! Non mi fate diventare mistico qualcosa che è puro divertimento ! Se sei in guerra con te stesso, starai male a Palermo, Verona, Bergamo alta, Campobasso bassa, Tokyo, Nepal, ecc. Risolvi prima i problemi col tuo Io e poi fatti i tuoi bei viaggi. Nessun luogo, nè tantomeno alcun fattore esterno, può scatenare quel qualcosa dentro di te che porti all’agognato miglioramento.

Conclusione: siate liberi di fare quel che cazzo volete, sempre e comunque ! Potete creare financo un sito dove appare la statistica delle vostre capatine al cesso. Siate liberi di pensare e scrivere ciò che volete, siate liberi di far sognare altre persone dicendo che vivete in Australia dando da mangiare alle galline in una fattoria oppure che mentre vendevate kebab avete incontrato dei ragazzi argentini e l’indomani siete partite con loro verso nuove mete (frasi che ho letto sul serio). A tal uopo, mi verrebbe istintivo dire che ciò accade perchè siete gnocce e avete un patrimonio naturale che potete sfruttare, mi verrebbe da dire che se io vendessi kebab e chiedessi a tre ragazze argentine di potermi unirmi a loro, mi manderebbero a cagare, ma non voglio fare un discorso sessista, tanto ci siamo capiti, siamo gente matura e sappiamo benissimo come va il mondo. Ricordatevi che il potere della vagina è enorme, a prescindere dal suo utilizzo (cit. Mobys). 🙂

Siate liberi, quindi, di far ciò che volete, però consentitemi di fare le mie riflessioni e di pensare che le favole vanno bene solo per i bambini. E allora, carissimi trasgressivi rivoluzionari, raccontateci i vostri bei viaggi ma diteci anche che avete il culo ben coperto. Per me, chi decide di dare una vera e propria svolta alla sua vita, deve prendersi una valigetta, avere tanti bei sogni, non voltarsi mai indietro e …. gettare il cellulare nel cesso ! E’ facile parlare di “scelta di vita” andando in Australia, piuttosto mettetevi in gioco spalando merda in Africa, senza acqua ne wi-fi: altro che blog !

Scusate gli errori.

Una nuova amica: la chitarra di James Taylor

Tra i miei canali preferiti del maestoso bouquet di Sky, c’è Sky Arte.

Su Sky Arte ho apprezzato tanti “Speciali” dedicati, per esempio, ai Depeche Mode e ultimamente anche il reality “Master of Photography” che ho seguito con parecchia attenzione anche perchè, a differenza del ben più noto cooking-show “Masterchef”, sicuramente capisco più di Apertura di Diaframma piuttosto che di apertura di una sogliola.

In una delle mie tante “performance zappinghistiche” beccai un tizio che deliziò il mio palato auricolare all’istante. Insomma fu amore a prima vista. Mi chiesi, con la solita eleganza che mi contraddistingue: “Cu minchia è ??” e vidi che si trattava di uno speciale dedicato a tal James Taylor, un cantante americano famosissimo e che spopolò soprattutto negli anni 70.

Poggiai il telecomando alla sinistra del padre e restai colpito dalla musica di questo cantante di Boston di cui sconoscevo totalmente l’esistenza. Ammetto di essere stato (e di essere) sempre molto “chiuso” a livello musicale, cioè difficilmente mi entusiasma qualcosa non partorita dai Depeche Mode o da Tiziano Ferro. Per carità, nella mia lista “Superpreferite del Mobys” di Spotify c’è di tutto, ma da qua ad ascoltare un intero CD di un cantante o di una cantante a me sconosciuto/a, ce ne vuole. In pratica ho quello che chiamerei “blocco dell’ascoltatore”.

Con James Talylor ho riscoperto il piacere di sentire musica. L’altro giorno, mentre tornavo dal lavoro, pensavo addirittura di intitolare questo post “Ascolta Taylor e fai pace col mondo”, perchè da quando la sua musica fuoriesce dagli altoparlanti della mia spettacolare autovettura, sono di ottimo umore. E allora qua subentra il classico dubbio Marzullo-Style: può la musica aiutarti a vivere meglio la vita ? sicuramente si !

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James Taylor

Subito dopo aver visto lo speciale su Sky, mi precipitai, col mio solito passo elefantesco, verso il Mac e vidi cosa mi propinava e proponeva Amazon. Acquistai, senza avere il benchè minimo dubbio, una sorta di mini Greatest Hits, ad un costo ridicolissimo (mi pare addirittura inferiore ai 5 euro). Non volevo “scommettere” più di tanto, ero convinto che “tanto dopo un paio di canzoni farò eject e butterò fuori dal finestrino il cd come vorrei fare con i bimbi scassaminchia“. Scelsi financo la famosa spedizione “morto di fame”, ovvero quella che costa zero, la quale consiste nel farsi tirare addosso il pacco dal corriere (se lui si ferma e scende dal furgone sei squalificato e paghi la penale !).

Incredibile ma vero, mi piacquero tutte le canzoni. Le sentivo una ad una, non skippavo, non abbassavo il volume. Questo continuo passare dal country al rock, dal blues al pop, lo rendono perfetto per i miei gusti ! Tutto ciò, come dissi pocanzi, mi metteva di ottimo umore. James Taylor e la sua chitarra mi hanno trasmesso gioia, serenità, allegria, voglia di cantare come un pirla sotto la doccia.

Superato l’esame, voglio andare avanti, voglio di più, ho “fame” della chiatarra di questo bostoniano del ’48; insomma ho capito che Taylor mi piace ! Entro alla Comet e do un’occhiata al reparto cd, anche perchè è domenica e il mio animo gentile mi dice che, se entro in un centro commerciale, quantomeno devo comprare qualcosa, non rompere solo le palle ! Vedo un’altra Greatest Hits, stavolta di due bellissimi cd, afferro il malloppo e vado alla cassa.

Morale della favola ? Da luglio ascolto solo James Taylor. Sono contento anche perchè ho sfatato una sorta di maledizione, cioè credevo e temevo davvero di non riuscire ad apprezzare qualcosa che non fosse stato prodotto dai Depeche Mode, “colonna sonora della mia vita”, come disse il mio grande fratello in una sua rara perla filosofica ! 🙂

Le mie preferite ? “My traveling Star”, “Never die young” e “Hard Times come Again No More”, ma vi posso garantire che mi è davvero difficile trovare la superpreferita, mi piacciono tutte (questo vuol dire che o mi piace davvero la sua musica in tutte le sue sfaccettature, o sono stati bravissimi ad inserire le 35 canzoni di questa collezione “The Essential”).

Se avete tre minuti di tempo e soprattutto volete, ripeto, far pace col mondo, ascoltate questi capolavori.
Vi lascio col video live di “Never die young”. Spegnete la luce della vostra stanza, girate il display del cellulare verso la scrivania per un attimo (che tanto non si muore), alzate il volume del vostro computer e ditemi se non vi emozionate…

 

 

Fra acqua brodosa e Miss Logorrea

Le ferie sono finite e quasi tutti siamo tornati nei rispettivi ovili.

Le mie vacanze sono sempre diverse rispetto alle precedenti. Quali sono state le più belle ? sicuramente quelle da giovanissimo e quelle che verranno. Con questo voglio dire che non mi sono piaciute le vacanze estive 2016 ? assolutamente no ! sono stato tranquillo e sereno e, sinceramente, non pretendevo una virgola di più.

Sono contento anche perché ho chiuso il cerchio. Nella mia vita sono partito da solo, con un gruppo di amici, con una coppia di amici, con un singolo amico e con la morosa. Insomma, ho provato diversi modi di vivere le ferie e diversi tipi di compagnia. Quale rappresenta il migliore ? Non saprei, come dico sempre c’è qualcosa da prendere in qualsiasi esperienza si faccia.

In questo momento, a due settimane circa dalla fine delle mie vacanze, penso che la cosa più importante sia non trascorrere delle ferie incubo. Per esempio io non posso ricordare piacevolmente l’estate di qualche anno fa, quando decisi di partire con il mio amico Nicola alla conquista di Rimini e di tutte le gnocche possibili ed immaginabili.

L’errore che si commette spesso, è quello di considerare un Amico, quindi un partner infallibile, colui con cui trascorri qualche ora il sabato sera. In vacanza è tutto diverso, basta mezza giornata di condivisione della stanza per notare difetti che non avevi notato in anni di scorribande serali. Nicola si rivelò una pessima compagnia, era alquanto pesante, soprattutto perché trovava da ridire su ogni cosa che si faceva e su ogni posto dove si mangiava (troppo caro, si mangia male, le cameriere sono brutte, la pasta è scotta, il prosciutto non è crudo abbastanza, qua dentro mi sento più affumicato di una braciola di maiale, ecc.). Altro che femmine e champagne ! Inoltre (ma questo lo sapevo già prima di partire) eravamo esattamente all’opposto a livello di R.S.S. (Ricerca Scopo Scopistico): lui puntava qualsiasi donna, seguendo il vecchio principio “basta che respiri”, io anziché guardare culi e tette, mi innamoravo della tipetta con occhialini che sfogliava un romanzo dentro una libreria, posto dove mi rifugiai per qualche ora perché altrimenti gli avrei staccato la testa. Malgrado i suoi difetti, oggi invidio Nicola: lui si è sposato, mentre io continuo ad annoiarmi, pur avendo provato svariate posizioni del kamasutra con le mie ultime Partners.

Anche le ferie in gruppo non furono un granché, eccezion fatta, ripeto, per il periodo adolescenziale o comunque under 25. Mi ricordo qualche anno fa, quando partii con due ragazzi e due ragazze. Eravamo cinque amici. Secondo me, partire con donne che non sono legate con i membri (in senso buono, non siate maliziosi !) del gruppo, non ha molto senso. Se trovano altri “masculi” ci resti un po’ male, se si mettono nei guai ti senti in dovere di intervenire; inoltre non puoi nemmeno provarci perché c’è la regola dell’amico ! In definitiva, partire con donne che sono solo amiche è solo una rottura di minchia.

Come ho già detto mille volte, la donna è D.S. (Donna Scassaminchia) di suo, se poi vi portate l’amica in vacanza fate un autogol clamoroso. Un po’ come se, quando siete insieme alla vostra compagna, osate scegliere il posto in spiaggia ! Non fate mai questo errore imperdonabile, fate scegliere sempre lei. Idem per quanto riguarda la cassa dove pagare la spesa. Ci sono cose che DEVONO fare loro, altrimenti trascorrerete ore a sentirla brontolare sul “perché ti sei messo qui, che ci sono sassi grossi ?” o sul fatto che “alla cassa numero 8 c’era meno gente, io proprio non ti capisco, io proprio guarda … “, ecc.

Torniamo alle vacanze in gruppo. Quell’anno andammo in Toscana, ovvero nella mia regione preferita, dove infatti tornai da solo l’anno scorso. Con noi c’era tal Maurizio, detto “Sorbola” (non chiedetemi il motivo), che era il classico tipo che ritiene di essere il simpatico della compagnia, il “se non ci fossi io vi annoiereste a morte”, il Jerry Calà de noialtri. Invece faceva cagare. E non ve lo dice uno che è sempre molto critico di suo, ma lo dicevano anche gli altri. Del resto il suo cavallo di battaglia era quello di attribuire soprannomi stile indiani dei fumetti, a chiunque. Per qualche giorno mi son dovuto sorbire le sue “perle”: ricordo ancora “la donna dal clitoride grande”, “l’uomo della grossa pancia”, “la piccola piccole tette”…

Per il resto che dirvi ? tornando a queste ultime ferie, come sempre mi è piaciuto stare in spiaggia a rilassarmi e a fare ciò che mi viene più naturale. Perché avete pensato subito alle scorreggie ? mi riferivo all’osservare gli altri, soprattutto nella prima parte delle ferie, quando a Cefalù, essendo da solo, era quasi scontato fantasticare o analizzare il comportamento altrui. Le figure sono sempre le stesse, le persone ovviamente cambiano, ma gli atteggiamenti in spiaggia si ripetono, anno dopo anno.

E così abbiamo i due pirla che continuavano ad usare la parola “Compà” (compare, una figura fondamentale in Sicilia) in ogni frase che dicevano, l’idiota che definì “brodoso” lo stupendo e limpido mare di Cefalù (ho capito che intendeva dire che l’acqua era calda, ma bastava dire calda !), per finire con due figure ultra classiche: il malato del meteo, che arriva in spiaggia, guarda il cielo e, malgrado sia azzurrissimo, dice “mi sa che oggi viene giù il diluvio” (cosa che ovviamente non avverrà), e Miss Logorrea, ovvero la tizia che non smette mai di parlare. Che poi ci sono certe campionesse del mondo che nemmeno immaginate. A Cefalù c’era una tizia che finiva di parlare dei suoi problemi fisici con una e subito dopo chiedeva all’altra come andava col lavoro. Mentre l’altra rispondeva, lei ovviamente inseriva le sue problematiche lavorative. Spuntavano i bambini e lei chiedeva “sei stato promosso ?”, ecc. Un incubo.

Ho chiesto ad un mio amico di inventare un’App che silenzia le persone. Molti non capiscono che a volte il silenzio è d’oro. Ovviamente enjoy the silence non vuol dire stare col cellulare in mano ! Parentesi: Chi mi inventa un’App che mi segnala se quella data auto è dentro quel dato parcheggio ? cioè io prima di parcheggiare, per esempio all’Auchan, vorrei sapere se ha posteggiato (o posteggerà mentre io sono lì) anche quella X persona che mi sta sulle palle. Non mi interessa il posto preciso (c’è la privacy !!), ma quantomeno sapere se c’è.

Tornando ai discorsi seri, come sempre l’oscar della spiaggia va ai miei adorati bimbi. Mi dispiace essere ripetitivo, ma essi rappresentano gli unici esseri umani che riescono sempre a cambiarmi l’umore non in meglio, ma in molto meglio. In questo momento ricordo un maschietto minuscolo, ancora nella fase pannolino, che, nelle sue intenzioni, voleva aiutare il padre a inserire il supporto dell’ombrellone sulla ghiaia. Con le mani faceva il gesto come se il suo apporto fosse fondamentale. Bellissima anche una piccola principessa che rompeva i coglioni allo zio alle prese col Sudoku: continuava a sparare numeri, convinta di essere di aiuto. “Io dico sei, cinque, metti quattro”. Protagonista hi-tech dell’estate è stata la macchina fotografica Go-Pro. Ne ho viste parecchie, molti ragazzi la sfruttano mentre si tuffano dagli scogli. Innumerevoli ovviamente i selfie e quelli che definisco “IperSelfie”, ovvero i selfie scattati da persone “leggermente sovrappeso”, i quali ovviamente puntano tutto sul colore degli occhi (e sulla simpatia …).

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Il mare di Draga di Moschiena (foto Mobys)

Due parole sulla Croazia. E’ la seconda volta che mi reco da quelle parti. Sono rimasto piacevolmente colpito perché in buona sostanza ti ritrovi con tre vantaggi: non sei distante dall’Italia, ti godi un mare che qui da noi è solo al sud e spendi cifre che non sono paragonabili a quelle italiane. Insomma ti fai una bella vacanza, senza dover ricorrere a prestiti o alla vendita temporanea di tua moglie. La Croazia è nettamente migliorata rispetto a quella che ho conosciuto nel 2009. Hanno fatto grandi progressi. Adesso vedremo cosa accadrà quando (e se, perché ancora non si ha una data certa) passeranno all’Euro anche loro. Inutile dirvi che, come spesso accade, la zona incide tantissimo, anche a livello economico. La mia sensazione è che i luoghi pieni di giovani siano più cari. Malgrado sia riuscito a beccare, per la seconda volta, un posto più per famiglie che per single, ho dei bei ricordi di Draga di Moschiena, di Abbazia e soprattutto di Backa.

Resto comunque dell’idea che ogni anno bisogna cambiare, non mi riferisco esclusivamente alla Croazia ma parlo in generale. La vita è troppo breve per farsi più di un periodo di ferie nello stesso posto. Gli unici posti dove tornerei ben volentieri sono Londra e Roma, per il resto, per un “folle ricercatore di emozioni” come il sottoscritto, è sempre opportuno puntare su nuovi lidi e nuove compagnie. La noia mi annoia.