Barcellona e Depeche Mode: il week-end perfetto !

Adoro le “gite fuori porta”, sono il classico turista per caso che trascorrerebbe ben volentieri ogni week end a zingarare a destra e a manca. Mi mancano, infatti, le organizzazioni-Filini, sia nella versione palermitana che in quella veronese. Penso alle domeniche in cui ti svegli presto e un pò incazzato perchè pensi “cavolo è come se dovessi andare a lavorare”, ma poi, quando incontri gli amici, ti diverti e vorresti fermare il tempo. C’è chi tiene la carta geografica in mano, chi resta perennemente imbronciato perchè voleva andare lì anzichè là, chi continua a messaggiare col cellulare, il capo carismatico del gruppo che invita tutti a muoversi “altrimenti non arriveremo mai”, ecc.

Lo scorso week end sono riuscito a fare una gita fuori porta che rappresenta la madre di tutte le battaglie: in aereo verso Barcellona ! La citta catalana non è stata scelta a caso: in programma c’era il concerto dei Depeche Mode, il mio gruppo musicale preferito.

Quando mio fratello mi propose questo viaggio, non ero molto entusiasta. La delusione scaturita dalla cancellazione della serata di Londra era ancora tanta e poi, pur apprezzando qualsiasi idea che preveda l’allontanamento dal mio bel paesazzo cadaverico, temevo l’effetto-cottura, cioè stancare così tanto da avere seri problemi ad affrontare la giornata lavorativa di lunedì. Niente di tutto ciò. E’ stato un meraviglioso week end, grazie al fatto che tutte le componenti sono state perfette. Ottima ed affiatata (malgrado abbia debuttato solo sabato scorso) la compagnia, bellissima Barcellona e bellissimo soprattutto il concerto, ma andiamo per gradi.

IL VIAGGIO

Per raggiungere Barcellona, io e il mio compagno di merende Simone, siamo partiti da Bergamo. Mio fratello e moglie arrivavano da Trapani. Sabato mattina mi sentivo stranissimo. Abbiamo fatto un giro, comprensivo di colazione, nel mega centro commerciale “Orio Center”, che si trova di fronte l’aeroporto, e non mi sembrava vero che, da lì a poche ore, ci saremmo ritrovati in Spagna. E’ una cosa che penso spesso quando scendo a Palermo ma, del resto, l’aereo ti regala queste sensazioni.

Arriviamo a Girona con una ventina di minuti di anticipo. Mitica Ryanair. E’ la prima volta che volo con la compagnia low cost per eccellenza ed è quindi la prima volta che mi capita di entrare in un aereo e sedermi dove voglio perchè non ho il posto assegnato dal biglietto. La cosa un pò negativa è che devi metterti in fila davanti al banco dell’imbarco (anzichè aspettare la classica chiamata della signorina incazzosa), ma tutto deve essere visto in chiave risparmio (e non solo, perchè così facendo puoi arrivare anche mezzora prima di partire): tenete presente che, con 40 euro, ho pagato andata e ritorno ! Con un prezzo del genere, non puoi discutere assolutamente nulla, anche se, devo ammettere che il continuo pubblicizzare minchiatelle, mi ha dato un pò fastidio, soprattutto al ritorno quando avrei gradito l’abbassamento delle luci. Invece tra panini, gadget, gratta e vinci, calendario, sigarette senza fumo, ecc., ho trascorso tutta la durata del volo a sentire le signorine che volevano vendere sta marea assurda di prodotti. In ogni caso, Ryanair=voto otto, sia, ripeto, per il prezzo, che per il resto. Venti minuti di anticipo all’andata e addirittura mezzora al ritorno. Conclusione: sceglietevi una meta e “giocate” con il sito; prima o poi, troverete un volo che fa al caso vostro spendendo quanto una serata in pizzeria. Beati coloro che siedono alla destra del padre, cioè negli aeroporti low cost (cosa credete che stavo dicendo ?).

Da Girona ci sono vari bus che vi portano a Barcellona, uno ogni ora. La durata della tratta è di un’oretta circa. Il viaggio è ovviamente in autostrada, non ci sono problemi di valigie (li mettete giù), il biglietto costa 21 euro andata e ritorno, la strada è a tre corsie e, anche giunti nei pressi o dentro Barcellona (la stazione è vicina al centro), non vi fermate mai. Considerate che io ho fatto la tratta Girona-Barcellona ben quattro volte in un week end, la metà in Taxi (alla fine del concerto sarebbe stato impossibile tornare a Girona, sede del nostro bellissimo hotel a quattro stelle). Nella stazione dei bus (Barcellona Nord), ci sono parecchi armadietti dove poter custodire il vostro bagaglio, per evitare di portarvelo appresso. Ci sono “slot” più piccoli, che costano 3 euro e quelli un pò più grandi a 3,50 euro.

IL CONCERTO DEI DEPECHE

Sabato lo abbiamo dedicato al concerto, che si è svolto al Palau Sant Jordi, una bellissima ed immensa struttura, ricca di bar e soprattutto di cessi. Per la serie: quando si vive in un ambiente civile. Civiltà, una parola che mi sta molto a cuore e che mi fa ricordare una coppia di ragazzi gay che si accarezzavano amabilmente (non sono ironico !) in una panchina vicino La Pedrera, quindi in una zona centralissima e alla luce del sole, senza che nessuno gli rompesse i coglioni. Il mondo come dovrebbe essere…

Inutile dire che il concerto dei Depeche Mode ha rappresentato una immensa emozione per me, dall’inizio alla fine. E’ il mio terzo concerto dei DM: il primo fu a Bologna nel lontano 1998, il secondo a Milano nel 2006. Ovviamente l’ultimo concerto è sempre quello che piace di più, ma ci sono anche fattori oggettivi che mi consentono di dire ciò: a Bologna piovve per tutto il pomeriggio, entrammo bagnatissimi, ero reduce del mio primo volo in aereo e quindi non ero in gran forma, ma mi ricordo che ero esaltato come un esaltato 🙂 A Milano stiedi fuori a fare la fila per troppe ore, ma fu un concerto grandioso (Dave a Bologna era reduce da un attacco influenzale), riuscivo a vedere il gruppo molto bene e la sera, con il mio amico Dennis, tornammo a Verona, come se nulla fosse accaduto.

A Barcellona ho assistito ad un grande concerto, noi quattro amici stavamo benissimo, ci siamo dati ai panini prima dell’inizio del concerto (cosa non accaduta nelle precedenti nostre uscite), c’erano steward ovunque (e sono rimasti nella loro posizione per tutta la durata del concerto). Avevi il tuo bel posto assegnato e se non lo trovavi c’erano queste persone che, ovviamente, ti indicavano la tua zona. Prima di entrare si è formata una lunghissima colonna ma, anche da questo punto di vista, l’organizzazione è stata perfetta, perchè appena hanno aperto i cancelli siamo entrati nel giro di pochissimi minuti. L’unica cosa che non posso dirvi/giudicare è quella relativa ai mezzi, cioè non ho capito se la sede del concerto era ben collegata alla città o meno.

SETLIST

A Milano, l’album “Playing the Angel” (bello, ma non quanto l’ultimo) fu protagonista assoluto, visto che, i Depeche, suonarono ben sette canzoni di quel cd. Ovviamente, anche in quel caso, io apprezzai tantissimo la “scaletta”. A Barcellona si è compiuto un piccolo e meravigliso miracolo musicale: le ventuno canzoni fanno parte di sette album dei Depeche Mode, quasi equamente distribuite (ecco dove sta la chicca). Non potevo mai immaginare che avrei ascoltato ben quattro pezzi di “Black Celebration”, l’album del 1986 a cui sono affezionatissimo perchè, il mio amore nei confronti di questa band, nacque sicuramente in quel periodo. Se, a questo, aggiungiamo il fatto che altre nove canzoni fanno parte del loro repertorio antecedente il 1993 (data di uscita di “Songs of faith and Devotion”), ecco spiegato perchè, un grosso e storico fan come me, sabato scorso, si è “leccato i baffi”.

Tengo a precisare che adoro tutta la discografia dei Depeche Mode (che conosco al 98%), ma siamo tutti innamorati dei pezzi storici, pur apprezzando gli ultimi capolavori. Un’altra cosa che mi è piaciuta tantissimo è stata il sentire dei nuovi suoni derivati dalla chitarra di quel pazzo di Martin Gore (il componente della band che adoro di più). I live regalano spesso, ovviamente, queste “variazioni sul tema”, ma stavolta ho notato delle bellissime novità (magari a Milano non ci ho fatto caso, ma non credo). Insomma non vedo l’ora di gustarmi il dvd. Ultime note “sfuse” (ma parlerei dei Depeche sino a domattina): l’età media della gente che affollava il palasport era media (gente sui 30-40 anni, quindi niente bimbiminkia versione concerto o lolite che si aggiravano); mi ha stranizzato parecchio l’assenza di un singolo recente come “Peace” e, soprattutto, sono rimasto un pò deluso per non aver sentito “Just Can’t get Enough”, che rappresenta  la mia canzone preferita, soprattutto nella versione live. Certo, è impossibile che un gruppo, che ha più di ventanni di carriera alle spalle e che ha sfornato una miriade di canzoni stupende, ti vada a suonare tutte le canzoni che ami. La bellezza dei Depeche Mode sta proprio qui, cioè non esiste una canzone che non conosco, qualcosa che mi consenta di fare come la bella signorina biondina quarantenne che avevo dietro, cioè sedermi in attesa dell’ “Enjoy the Silence” di turno che mi rifaccia esplodere o della splendida “onda” fatta con le braccia quando è il momento di “Never let me down again”.

BARCELLONA

Domenica mattina sveglia presto e via verso Barcellona. Abbiamo trovato una città bagnata dalla pioggia ma, per fortuna, la giornata poi è diventata meravigliosa e solare. Ovviamente abbiamo visto la famosa strada “La rambla” e fatto un bel giro, purtroppo senza mio fratello, che è tornato in sicilia all’alba. Per fortuna non ero solo (incredibile ma vero) e, come detto, c’era, con me, il mio amicone Simone, che è stato un ottimo compagno di viaggio. Sono contento dei miei amici. Dopo essere stato una settimana in Croazia con Davide, adesso ho trascorso un week end con Simone. Intesa perfetta. Sono in queste occasioni che ti rendi conto quanto è meravigliosa l’amicizia e la sintonia che nasce spontanea grazie ad essa.

Ho mangiato una discreta paella (ma mi aspettavo un piatto molto più buono), non mi sono fatto mancare la colazione all’inglese e tutto è filato liscio, sino al rientro a Bergamo. Abbiamo lasciato una giornata estiva (c’era gente che andava in giro in maniche corte), e abbiamo trovato la pioggerellina amorosa dudù dadadà.

Bella Barcellona, ve la consiglio. Simpatici anche gli spagnoli (ci intendiamo facilmente grazie alla lingua non completamente diversa, come l’inglese o il tedesco, per esempio). Solita autodomandona quando il Mobys viaggia : ci tornerei ? Non ne vedo il motivo, sinceramente. Barcellona, ripeto, è una bellissima città, ci sono tantissime cose da vedere (il mitico stadio “Camp Nou” l’ho visto solo da fuori), ma non ci tengo a tornarci (a differenza di Londra). Insomma, secondo il mio modestissimo avviso, la città catalana, dopo averla vista una volta, puoi ritenerti soddisfatto. Ovviamente, in un week end, puoi avere soltanto un ottimo “assaggino” 🙂

Questione di obiettività.

Ametto che, in qualche contesto, non sono molto obiettivo. Non sono obiettivo, per esempio, quando parliamo della musica dei Depeche Mode: già mi basta vedere la copertina del nuovo album per “sbrodolarmi mentalmente” e so già che le canzoni mi piaceranno, se non tutte tutte (vedi ultimo cd), ma quasi. Non sono obiettivo a tavola, dove, come disse una volta un mio vecchio amico inglese, Sir Davidin da Nottingham, preferisco la quantità alla qualità e non dirò mai “obiettivamente ho mangiato troppo”, anche se sono così gonfio che, oltre alla cintura dei pantaloni, devo slacciare anche i lacci delle scarpe !

L’ultima componente di non obiettività riguarda il cinema e la mia immensa passione per i film di Quentin Tarantino. Che ci posso fare ? già sorrido divertito mentre guardo la sigla iniziale, perchè dietro a quei caratteri utilizzati ed a quella assurda musica di sottofondo, immagino il faccione di Tarantino che orchestra tutto magnificamente, dall’inizio alla fine del film stesso, con una lucida follia che trova tutta la mia ammirazione.

Dico spesso che, se rinascessi grosso regista sarei Quentin Tarantino mentre, Mobys attore, sarebbe Nanni Moretti, specialmente quando ha interpretato un film in cui, per la prima volta nella mia vita, mi sono letteralmente sbalordito per le analogie col mio carattere e quindi il mio modo di pensare ed esprimermi.

Ho fatto questa lunga premessa semplicemente per dirvi che, stasera, ho visto “Bastardi senza gloria”, un film che aspettavo dall’inizio dell’anno. Finalmente il fatidico “ottobre 2009” è arrivato e, ovviamente, non potevo perdermi l’ultima fatica del regista statunitense.

Non vi racconto quali parti mi sono piaciute maggiormente, ovvero le scene che mi hanno impressionato di più e via dicendo, vi dico solo che il film, che ha, tra i protagonisti, un ottimo Brad Pritt, mi ha colpito positivamente proprio perchè non è il solito “bel film sul nazismo”, ma semplicemente perchè è un film dove si vede la mano di Tarantino e questo, per me, è, come detto, sinonimo di capolavoro. Più sono presenti delle note assurde, più rimani incollato alla poltrona divertito come se stessi vedendo un film di Aldo, Giovanni e Giacomo anche se il sangue schizza da tutte le parti ! Questa, secondo me, è una delle componenti più geniali della regia di Quentin Tarantino. Per me, i suoi film, sono come i fumetti di Sergio Bonelli: ogni vignetta è un capolavoro, non esistono pagine inutili, non ci sono scene che puoi saltare, non c’è ripetitività, non c’è noia. Ragazzi, parliamo di 160 minuti di film ed è molto difficile che un film così lungo riesce ad impressionarvi così positivamente.

Ovviamente perdonerete il mio stile non certo da critico cinematografico. Sono approdato da pochi giorni su WordPress e ci tengo a precisarlo ai miei nuovi lettori. Io sono un semplice operaio che ama scrivere. Troverete spesso qualche errore, magari marchiano, ma spero che ciò non pregiudichi il senso del messaggio o dei messaggi che lancio contestualmente alle cazzate che scrivo.

Parlavo di noia e mi è venuto in mente il film che ho visto venerdì scorso: Baarìa di Giuseppe Tornatore. Non oso mettere a confronto i due film, sarei stupido al pari di coloro che, anche stasera, uscendo dal cinema, puntualmente ricorrevano al  ridicolo e patetico raffronto con altri capolavori di Tarantino, cioè Kill Bill o Pulp Fiction. Ma perchè la gente non impara ad apprezzare ciò che vede senza fare perennemente paragoni ? Non puoi paragonare i film,  puoi discutere, semmai,  il diverso grado di emozione che essi provocano in te.

Probabilmente rappresento una delle poche persone a cui il film, dedicato alla cittadina sicula, non è piaciuto granchè. E vivaddio, se dovessi adottare lo stesso metro di giudizio basato sul confronto, a cui alludevo prima, potrei tranquillamente affermare che Baarìa è lontano anni luce rispetto alle stupende emozioni fatte provare, dal regista siculo, in “Nuovo Cinema Paradiso” (nel mio breve elenco dei miei film preferiti di sempre) o in “Uomo delle stelle”.

Baarìa non è un brutto film, non fosse altro perchè molti attori sono di altissimo piano (e, tra questi, inserisco LuigiMaria  Burruano, un attore, a mio modo di vedere, da sempre parecchio sottovalutato), ma mi è mancata l’emozione, non ho colto il senso del film stesso. Cosa è ? Un ritratto di una Bagheria che non c’è più ? Niente di meno ! Stiamo parlando di un paese in provincia di Palermo che è passato dalle lotte dei comunisti alla cementificazione selvaggia. Ahimè, non è certo l’unico, la mafia è riuscita a “sminchiare” la mia città, figuriamoci Bagheria.

No ragazzi, parliamoci chiaro, tutta sta poesia bagherese non esiste, se non, forse, per i cento abitanti del luogo nati e cresciuti in quelle zone (il resto sono tutti palermitani che non hanno trovato casa nel capoluogo). La favola e il mito di Bagheria sono quindi molto “forzati”. Se il regista fosse stato Peppino Malaminchiata, questo film non sarebbe nemmeno uscito dalla Sicilia.

Anche volendo accettare questa componente altamente mitologica di un paese che, ripeto, di mitologico, non ha nulla, il film è troppo lungo, tende ad annoiare, da per scontato, per tutta la durata della proiezione, un evento nefasto che, alla fine, nemmeno ci sarà ed è quindi, per concludere, un film “basato interamente sulla morte di un comunista che alla fine non morirà”.