Le persone sono importanti.

I proverbi, molto spesso, dicono delle sacrosante verità. Ogni tanto, ne becco qualcuno che, come disse Galileo in uno dei peggiori bar di Caracas: “mi fa girare le palle centomila volte più velocemente rispetto al movimento della terra attorno al sole” (voi non conoscevate questo retroscena ma io, che sono un grosso blogger, ve lo sto svelando in diretta e in esclusiva !).

Ovviamente non sto qui, in questa notte di mezza estate, a farvi la lista dei miei proverbi preferiti e di quelli che odio. Stasera mi limito a citarne due che proprio non digerisco. Quello partorito dallo Zù Giulio Andreotti (“fidarsi è bene ma a non fidarsi spesso ci si azzecca”) e quello che mi veniva enunciato spessissimo nella mia ultima esperienza lavorativa palermitana di 15/20 anni fa: “Tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile“. Sul primo, nonchè su tutti i proverbi, ognuno può avere una visione diversa. Per me è un’autentica merda. Tutti i proverbi e gli aforismi che conducono la mente umana verso la negatività, la tristezza, la sfortuna, il nemico che è alle porte, ecc., a me, sinceramente, fanno cagare, peggio di un pranzo a base di pasta e fagioli ed insalata di patate e ceci. Purtroppo la frase detta dal famoso politico suonava e suona bene, quindi è diventata un “must” ma, se ci pensate bene, è la madre di tutte le battaglie che ruotano attorno al non fidarsi di nessuno perchè il nostro vicino può essere un maniaco sessuale, un negro (anche se bianco), un bianconero, un biancosarti, un piedofilo (perchè guarda sempre i piedi), un catanese che dice arancini, un vicentino magnagatti, ecc. ecc. Ma, ripeto, ognuno può pensarla come vuole.

L’altro discorso sul “siamo tutti utili ma nessuno è indispensabile”, può essere valido a livello lavorativo, e ci mancherebbe altro se non fosse così ! Per il rispetto dell’azienda, quindi dei titolari in primis e degli altri colleghi in dopis, è giusto che, se uno va fora dai cojoni, dopo l’iniziale periodo di confusione, legato al dover insegnare il lavoro al neo assunto, tutto prosegua e si continui ad andare avanti.

Tuttavia il fulcro del mio post (minchia che pallo bene quando mi ci metto !) non verte sulle problematiche lavorative. Parlare di lavoro il venerdì sera è come parlare di shopping con una donna. Faccio quindi un discorso generico, al fine di esprimere il mio umile punto di vista. Secondo me, spesso, si da poca importanza al valore di una persona. Nessuno è indispensabile ma spesso si è quantomeno Importanti ! Quando capita di fare discorsi analoghi, qualcuno risponde prestamente: “eh ma bisogna trovare la felicità dentro di noi”, “bisogna sentirsi bene soprattutto con noi stessi”. Ecco, per me, ste frasi da Raffaele Morelli de noialtri, non c’entrano una benemerita minchia !

Io sono il primo a dire che il nostro Io è al centro di tutto (sino a pochi mesi fa non ci credevo, ma stasera non voglio nuovamente annoiarvi col buddismo), ho finalmente scoperto, seppur tardivamente, che dare troppo peso agli altri, dove per altri intendo anche persone che vi stanno vicinissime, è sempre sbagliato. Puntare su se stessi rende il palazzo ben solido ed è l’unica maniera per vivere davvero felici. Ma cosa ce ne facciamo di uno scheletro di palazzo ? Cosa ce ne fotte se le sue fondamenta sono a prova di terremoto, se poi non lo completiamo ? Sono le persone che ci completano, non il sole, il mare e le nuvole. Nessuno è un’isola !

A volte si arriva al punto in cui bisogna tagliare i rami secchi. Spesso la scelta è dolorosa, perchè ti aspetti di tutto, fuorchè cancellare dalla tua vita gente che conosci da vent’anni, ma è giusto andare avanti. La tua squadra del cuore va avanti anche se ha perso un pezzo da novanta (che a sua volta magari ha perso la dignità), l’azienda dove lavori va avanti anche se un collega è andato in pensione, la tua vita va avanti anche se, con quella determinata persona, non c’è più quella sintonia di una volta. E allora inizi a distaccarti, hai davanti agli occhi la nave che dopo aver salpato, man mano che passa il tempo, diventa sempre più piccola, fino a quando sparisce dalla tua vista. Certi rapporti sono così ma, a meno che non siate animali, stronzi, o animali stronzi, vi resta comunque qualcosa dentro (a volte financo un picciriddu da partorire).

Le persone sono importanti. Frequento un gruppo (non vi dico di cosa sto parlando. Potrebbe essere il gruppo di cherichetti, quello dei sub, quello degli amanti dell’Amiga 500, ecc.), in cui ho notato che sussiste questo brutto vizio: chi si allontana viene presto dimenticato. Sono cazzi sua. Rifletterà, mediterà, valuterà ed eventualmente ritornerà. Sa dove trovarci ! Ogni tanto magari chiamiamo la Giessica di turno per sapere come va, le facciamo presente che non vediamo l’ora che torni, magari le diciamo pure che parlare di pesci senza di lei non è la stessa cosa, ma, amici miei, sono tutte cose “da facciata”. Scusate ma io non credo in questa “politica”, mi dispiace, lo dico forte e chiaro e lo dirò chiaramente anche fuori da questo blog.

Fermo restando che Giessica ha pieno diritto di starsene per i cazzi suoi, fermo restando che non sono mai entrato a far parte di sette che ti cercano nel cuore della notte per dirti che devi tornare nel gregge, secondo me c’è una componente, che si chiama CUORE, troppo spesso sottovalutata. Non mi interessa se il mondo gira così, non mi interessa se è giusto che sia così, a me questa cosa non mi piace.

E allora cosa dobbiamo fare, caro Mobys ? Appostarci sotto casa di Jessica (ogni tanto lo scrivo giusto !) stile stalker ? Continuare a mandarle sms ? Fare degli striscioni e appenderli di fronte casa sua ? No, dico soltanto che la gente non è stupida. Gruppo o non gruppo, amico o mezzo amico che tu sia, la gente capisce quando ti rivolgi ad essa con un atteggiamento formale. “Pronto vincenzo vuoi venire in pizzeria sabato sera ?”, “ehmm sabato ???? …. mmmmm”, “no no vabbè lascia perdere, tanto immaginavo che dicessi di no, ciao”. E sticazzi !

Insistere (specie con un tipo come me, che quando sente il fiato sul collo, inizia a correre come una pantera) è sempre sbagliato, ma le persone possono anche avere dei problemi tali da aver bisogno di qualcosa di più di una minchia di sms !

Le persone sono importanti, non bisogna lasciarle andare frettolosamente per la propria strada. Non dobbiamo aggrapparci alle caviglie di nessuno, come facevamo all’asilo con le nostre mamme, ma dobbiamo imparare ad ascoltare, una cosa che ormai pochi fanno. Tutti a postare e a pubblicare foto di gattini meravigliosi, nessuno (o comunque pochi) che guarda cosa hai da dire tu !

Guardare le stelle col cannocchiale è spettacolare, ma ogni tanto bisogna occuparsi d’altro. Voglio dire che le nostre passioni sono importanti ma bisogna anche trovare il tempo per dedicarsi agli altri. Invece siamo tutti a “Senso Unico”, partiamo come razzi e non guardiamo per nulla cosa ci lasciamo dietro, cosa abbiamo appena sorpassato, cosa stiamo sorpassando. La vita è diventata come i concerti, in cui la gente passa più tempo col telefonino in mano che a godersi lo spettacolo. Metaforicamente parlando il telefonino è il nostro mondo, il palco è ciò che succede realmente attorno a noi, accanto a noi !

E allora non faccio il buonista, non dico per l’ennesima volta “prendetevi cura del vostro vicino, anzichè fare discussioni inutili sull’adozione a distanza di un cavallo zoppo”, dico semplicemente: godetevi le persone, le persone sono importanti. Prima di chiudere la porta in faccia al prossimo, riflettete sul fatto che quella persona, che state abbandonando al proprio destino con estrema facilità, un giorno potreste essere voi !

“Non esiste povertà peggiore che non avere amore da dare”, Madre Teresa di Calcutta.

Scusate le chiacchiere e gli errori.

L’uomo che sussurrava ai criceti.

Sono stato invitato da Marco, un bravo ragazzo conosciuto nell’azienda dove lavoravo parecchi anni fa, ad andare a mangiare insieme un kebab. Nel messaggio c’era scritto: “Mobys, tu che sei un esperto, non puoi non provare un mega kekab infinito. Lo preparano in un posto appena fuori Verona. Ti ci vuole un mese per terminarlo !”. Spiegai a Marco che, da qualche mese, ho intrapreso una nuova strada culinaria. Adoro il kebab e, sicuramente, lo mangerò ancora, ma avete presente quando vi scatta la molla ? Quando “l’omino nel cervello” vi indica una nuova via da percorrere ? A me è accaduto proprio questo. Dopo 43 anni di abbuffate senza ritegno, ho iniziato a vedere il cibo sotto un’altra ottica. Non sono tipo da dieta, rimango una buona forchetta, ma non concepisco più il cibo come qualcosa da spazzolare per soddisfare la propria voglia animalesca, mischiando cibi e sapori senza alcun senso e badando esclusivamente alla quantità piuttosto che alla qualità. Ammetto che, probabilmente, Masterchef (pardon: quella merda di masterchef…) mi ha un po’ cambiato. Resto un fanatico della cucina mediterranea, non voglio assolutamente sentir parlare di nouvelle corsine e non mi interessa mangiare in un ristorante dove si spendono 200 euro per mangiare un ravanello al forno posto su un letto di crema di asparago e circondato da piselli freschi dell’africa-transpolesana.

Quando incontri un tipo che non vedi da anni, la prima domanda che ti fa è: “dove lavori, adesso ?“, mentre la seconda è: “a fighe come sei messo ?“. Se il tizio lo incontri in Sicilia, automaticamente la prima domanda sparisce e si passa direttamente alla seconda. Stessa cosa accade se incontri una tua ex. In questo caso, però, entra in gioco una certa eleganza tra il francese e l’alto borghese, e il quesito è: “Ti vedi con qualche troia ?“. Infine (scusate le mie solite parentesi del minchio), se ti rivedi con una semplice amica, è probabile che ti chieda se hanno aperto un nuovo negozio di scarpe nel centro commerciale che si trova vicino casa tua.

Capirete bene, dunque, che con Marco il discorso scivolò subito sul rapporto uomo-donna. Niente kebab, solo un bar tranquillo e due luridissimi spritz. Probabilmente Marco ricordava solo vagamente il mio essere fondamentalmente un mega cazzaro, quindi si è verificata, dopo qualche minuto, una situazione antipatica di cui mi resi conto tardivamente. Io gli raccontavo le mie gesta, più o meno serie e più o meno surreali, lui era entrato in quello che definisco “Girone dei Dannati v.2.0”, ovvero aveva sposato l’apatia più totale. Io cazzeggio da una vita, lui mangia tristezza e malinconia.

Poiché, quando eravamo colleghi ed avevamo la possibilità, si rideva come scemi parlando di mega cazzate, io ho proseguito su questo “cliché”, raccontandogli, per esempio, qualche mia proverbiale ed immancabile gaffe (ricordatevi che sono il Presidente dei Gaffisti italiani), vedi quella volta che spaccai il box della boccia (di plastica, mannaggia a lui) perché con una tipa volevo fare una scena tipo pornazzo, dimenticando miseramente le mie (e sottovalutando le sue …) misure, per finire con quella volta in cui, dopo aver fatto i miei classici 39 secondi di notte infuocata, fatta di passione e sesso sfrenato, mi feci sfuggire la domanda: “Scusa, ti devo qualcosa per il disturbo  ??“.

Marco rideva e mi ringraziò. Mi disse che non rideva così da secoli e che ci saremmo dovuti vedere più spesso. Non poteva sapere che uno dei miei settemila difetti è che, se io rivedo una persona per più di due volte in dodici mesi, a meno che non sia mia madre, mi rompo enormemente le palle.

Poco fa dissi che lui era entrato nel girone dei dannati ed io, scherzando come un imbecille, non mi resi conto che c’era qualcosa che non andava. Un qualcosa che uscì fuori dopo mezzora di risate, aneddoti lavorativi e discorsi inerenti i miei sogni sulle mete turistiche da raggiungere.

Forse Marco era depresso ed è entrato in una fase molto pericolosa nella vita di una persona, quella dell’apatia. Probabilmente apatia e depressione vanno a braccetto, ma non voglio scrivere un articolo psicologico, visto che non è il mio campo.  Ho visto una persona che ha mollato tutto ciò che di positivo offre o quantomeno potrebbe offrire la vita. Tutto ciò dopo essersi separato dalla moglie Beatrice.

Marco ha smesso di sognare, non ha più stimoli, non gli interessa trovarsi una nuova morosa (pur non mancandogli le fans, essendo obiettivamente un bel butel ed avendo un buon giro), maledice le ferie peggio di Sheldon Cooper, la domenica la passa a sistemare il giardino e a fare le pulizie di casa aiutando la madre e la sorella che vivono con lui. Non ha più passioni. Io gli parlavo in maniera entusiasta del nuovo film di Quentin Tarantino che sarebbe uscito dopo qualche settimana (e che è proiettato proprio in questi giorni al cinema), lui mi diceva che si addormenta dopo cinque minuti che inizia qualcosa, sia che si tratti di una partita, sia che si tratti di un bel film.

Ad un certo punto, siccome nel mio piccolo cerco sempre di aiutare gli altri, pur essendo un clown un po’ scemo, mi incazzai. Posso capire tutto, posso capire la delusione sentimentale, il fatto che la separazione è sempre un trauma, il lutto in famiglia, le incazzature al lavoro (ricordatevi che sono anche il Presidente italiano degli Incazzati al Lavoro), il momento-no, il sentirsi spaesati perché l’Arcangelo Gabriele ti preannuncia la prossima maternità, ma questo “tirare i remi in barca”, questo “dimettersi dalla vita”, questo voltare le spalle alla qualsiasi, a 45 anni, no, non lo accetto. Non sono un separato, ma non accetto l’idea che, malgrado passino gli anni, si resti vincolati a quella parentesi della vita finita male.

Ho sempre detto in queste pagine che io, pur essendo un cazzaro dalla nascita, vedo la vita un po’ alla Dr. House, cioè credo che ci sia più sofferenza che felicità, ma questo non vuol dire smettere di provarci e soprattutto di crederci ! Io, vivendo in queste condizioni (e Marco sa di vivere in questo status), avrei il terrore della vecchiaia. Avrei cioè il terrore di arrivare a 82 anni e dire “ma che cazzo ho fatto in vita mia ? Perché ho vissuto DAVVERO sino a tot anni ?”. Che poi è il terrore che ho anche io, ancora oggi (perché far sorridere ogni tanto gli altri capirete bene che non mi basta come bilancio positivo).

Marco mi ha detto che ha due criceti. Essendo interista (questa si che è una disgrazia !!), li ha chiamati Rodrigo (come l’attaccante Palacio) e Icarda (teribile…). Il mio ex collega potrebbe viaggiare, andare ovunque (la casa è di proprietà e nemmeno si preoccupa del conto in banca perché stanno così bene di famiglia che potrebbe perfino smettere di lavorare !), farsi dei bellissimi week end romantici con una nuova ragazza in uno chalet di montagna, ecc. Obiettivamente ha avuto (e ha ancor oggi) TUTTO ciò che io non ho (famiglia accanto, soldi da buttare, donne che gli sbavano dietro, forma fisica invidiabile), tuttavia, non si rende conto di queste sue fortune, non le percepisce o non gli interessa percepirle.

Non sto dicendo che “morto un Papa se ne fa un altro”, non sopporto questo proverbio, le persone sono sempre uniche ed insostiuibili. Di conseguenza non “DEVE” trovarsi per forza una nuova compagna ma quantomeno potrebbe semplicemente divertirsi con gli amici o comunque avere delle passioni, come nel mio caso è la fotografia (e probabilmente se io non sono diventato un Marco è soprattutto grazie a questo hobby).

Invece no, perché chi decide che la vita fa schifo, odia la qualsiasi. Quando ci salutammo, mi disse: “Mobys, io ho smesso di amare. Non mi ci vedo più con una tipa accanto, voglio starmene da solo, sto benissimo così, credimi. Le donne sono vuote, sono una minestra insipida, la gente mi annoia. Tu almeno per qualche minuto mi fai distrarre, come quando iniziavamo il turno alle 5.30 e già ridevamo, ma solitamente le persone sono buone solo per chiederti qualcosa”.

Io confido che la classica “molla”, citata all’inizio di questo articolo, faccia cambiare idea a Marco. Resta il fatto che, secondo me, sta sprecando tempo prezioso della sua vita, quella vita che gli sta scorrendo via come la sabbia fra le mani. Può succedere di innamorarsi della persona sbagliata (mio record anche da questo punto di vista !), ma questo non vuol dire che bisogna arrendersi. Non siamo tutti uguali, non esiste che le donne sono tutte troie e che gli uomini pensano solo a trombare.

Mentre c’è una vita da vivere, lui passa il tempo a sussurrare qualcosa ai suoi criceti. Spero che, quando si sveglierà, non sarà troppo tardi. Vivere da single non è una disgrazia, decidere di non vivere è un vero peccato.

Scusate per gli errori.