Le persone sono importanti.

I proverbi, molto spesso, dicono delle sacrosante verità. Ogni tanto, ne becco qualcuno che, come disse Galileo in uno dei peggiori bar di Caracas: “mi fa girare le palle centomila volte più velocemente rispetto al movimento della terra attorno al sole” (voi non conoscevate questo retroscena ma io, che sono un grosso blogger, ve lo sto svelando in diretta e in esclusiva !).

Ovviamente non sto qui, in questa notte di mezza estate, a farvi la lista dei miei proverbi preferiti e di quelli che odio. Stasera mi limito a citarne due che proprio non digerisco. Quello partorito dallo Zù Giulio Andreotti (“fidarsi è bene ma a non fidarsi spesso ci si azzecca”) e quello che mi veniva enunciato spessissimo nella mia ultima esperienza lavorativa palermitana di 15/20 anni fa: “Tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile“. Sul primo, nonchè su tutti i proverbi, ognuno può avere una visione diversa. Per me è un’autentica merda. Tutti i proverbi e gli aforismi che conducono la mente umana verso la negatività, la tristezza, la sfortuna, il nemico che è alle porte, ecc., a me, sinceramente, fanno cagare, peggio di un pranzo a base di pasta e fagioli ed insalata di patate e ceci. Purtroppo la frase detta dal famoso politico suonava e suona bene, quindi è diventata un “must” ma, se ci pensate bene, è la madre di tutte le battaglie che ruotano attorno al non fidarsi di nessuno perchè il nostro vicino può essere un maniaco sessuale, un negro (anche se bianco), un bianconero, un biancosarti, un piedofilo (perchè guarda sempre i piedi), un catanese che dice arancini, un vicentino magnagatti, ecc. ecc. Ma, ripeto, ognuno può pensarla come vuole.

L’altro discorso sul “siamo tutti utili ma nessuno è indispensabile”, può essere valido a livello lavorativo, e ci mancherebbe altro se non fosse così ! Per il rispetto dell’azienda, quindi dei titolari in primis e degli altri colleghi in dopis, è giusto che, se uno va fora dai cojoni, dopo l’iniziale periodo di confusione, legato al dover insegnare il lavoro al neo assunto, tutto prosegua e si continui ad andare avanti.

Tuttavia il fulcro del mio post (minchia che pallo bene quando mi ci metto !) non verte sulle problematiche lavorative. Parlare di lavoro il venerdì sera è come parlare di shopping con una donna. Faccio quindi un discorso generico, al fine di esprimere il mio umile punto di vista. Secondo me, spesso, si da poca importanza al valore di una persona. Nessuno è indispensabile ma spesso si è quantomeno Importanti ! Quando capita di fare discorsi analoghi, qualcuno risponde prestamente: “eh ma bisogna trovare la felicità dentro di noi”, “bisogna sentirsi bene soprattutto con noi stessi”. Ecco, per me, ste frasi da Raffaele Morelli de noialtri, non c’entrano una benemerita minchia !

Io sono il primo a dire che il nostro Io è al centro di tutto (sino a pochi mesi fa non ci credevo, ma stasera non voglio nuovamente annoiarvi col buddismo), ho finalmente scoperto, seppur tardivamente, che dare troppo peso agli altri, dove per altri intendo anche persone che vi stanno vicinissime, è sempre sbagliato. Puntare su se stessi rende il palazzo ben solido ed è l’unica maniera per vivere davvero felici. Ma cosa ce ne facciamo di uno scheletro di palazzo ? Cosa ce ne fotte se le sue fondamenta sono a prova di terremoto, se poi non lo completiamo ? Sono le persone che ci completano, non il sole, il mare e le nuvole. Nessuno è un’isola !

A volte si arriva al punto in cui bisogna tagliare i rami secchi. Spesso la scelta è dolorosa, perchè ti aspetti di tutto, fuorchè cancellare dalla tua vita gente che conosci da vent’anni, ma è giusto andare avanti. La tua squadra del cuore va avanti anche se ha perso un pezzo da novanta (che a sua volta magari ha perso la dignità), l’azienda dove lavori va avanti anche se un collega è andato in pensione, la tua vita va avanti anche se, con quella determinata persona, non c’è più quella sintonia di una volta. E allora inizi a distaccarti, hai davanti agli occhi la nave che dopo aver salpato, man mano che passa il tempo, diventa sempre più piccola, fino a quando sparisce dalla tua vista. Certi rapporti sono così ma, a meno che non siate animali, stronzi, o animali stronzi, vi resta comunque qualcosa dentro (a volte financo un picciriddu da partorire).

Le persone sono importanti. Frequento un gruppo (non vi dico di cosa sto parlando. Potrebbe essere il gruppo di cherichetti, quello dei sub, quello degli amanti dell’Amiga 500, ecc.), in cui ho notato che sussiste questo brutto vizio: chi si allontana viene presto dimenticato. Sono cazzi sua. Rifletterà, mediterà, valuterà ed eventualmente ritornerà. Sa dove trovarci ! Ogni tanto magari chiamiamo la Giessica di turno per sapere come va, le facciamo presente che non vediamo l’ora che torni, magari le diciamo pure che parlare di pesci senza di lei non è la stessa cosa, ma, amici miei, sono tutte cose “da facciata”. Scusate ma io non credo in questa “politica”, mi dispiace, lo dico forte e chiaro e lo dirò chiaramente anche fuori da questo blog.

Fermo restando che Giessica ha pieno diritto di starsene per i cazzi suoi, fermo restando che non sono mai entrato a far parte di sette che ti cercano nel cuore della notte per dirti che devi tornare nel gregge, secondo me c’è una componente, che si chiama CUORE, troppo spesso sottovalutata. Non mi interessa se il mondo gira così, non mi interessa se è giusto che sia così, a me questa cosa non mi piace.

E allora cosa dobbiamo fare, caro Mobys ? Appostarci sotto casa di Jessica (ogni tanto lo scrivo giusto !) stile stalker ? Continuare a mandarle sms ? Fare degli striscioni e appenderli di fronte casa sua ? No, dico soltanto che la gente non è stupida. Gruppo o non gruppo, amico o mezzo amico che tu sia, la gente capisce quando ti rivolgi ad essa con un atteggiamento formale. “Pronto vincenzo vuoi venire in pizzeria sabato sera ?”, “ehmm sabato ???? …. mmmmm”, “no no vabbè lascia perdere, tanto immaginavo che dicessi di no, ciao”. E sticazzi !

Insistere (specie con un tipo come me, che quando sente il fiato sul collo, inizia a correre come una pantera) è sempre sbagliato, ma le persone possono anche avere dei problemi tali da aver bisogno di qualcosa di più di una minchia di sms !

Le persone sono importanti, non bisogna lasciarle andare frettolosamente per la propria strada. Non dobbiamo aggrapparci alle caviglie di nessuno, come facevamo all’asilo con le nostre mamme, ma dobbiamo imparare ad ascoltare, una cosa che ormai pochi fanno. Tutti a postare e a pubblicare foto di gattini meravigliosi, nessuno (o comunque pochi) che guarda cosa hai da dire tu !

Guardare le stelle col cannocchiale è spettacolare, ma ogni tanto bisogna occuparsi d’altro. Voglio dire che le nostre passioni sono importanti ma bisogna anche trovare il tempo per dedicarsi agli altri. Invece siamo tutti a “Senso Unico”, partiamo come razzi e non guardiamo per nulla cosa ci lasciamo dietro, cosa abbiamo appena sorpassato, cosa stiamo sorpassando. La vita è diventata come i concerti, in cui la gente passa più tempo col telefonino in mano che a godersi lo spettacolo. Metaforicamente parlando il telefonino è il nostro mondo, il palco è ciò che succede realmente attorno a noi, accanto a noi !

E allora non faccio il buonista, non dico per l’ennesima volta “prendetevi cura del vostro vicino, anzichè fare discussioni inutili sull’adozione a distanza di un cavallo zoppo”, dico semplicemente: godetevi le persone, le persone sono importanti. Prima di chiudere la porta in faccia al prossimo, riflettete sul fatto che quella persona, che state abbandonando al proprio destino con estrema facilità, un giorno potreste essere voi !

“Non esiste povertà peggiore che non avere amore da dare”, Madre Teresa di Calcutta.

Scusate le chiacchiere e gli errori.

Papa Francesco è un grande ! (detto da un non cattolico).

E’ sbagliato essere attaccati a cani e gatti e ignorare i vicini“. Questa tipica frase da Mobys, sapete da chi è stata pronunciata ? dal Papa ! Il Pontefice non ha puntato il dito nei confronti di chi possiede un animale ma sull’eccessiva attenzione che viene spesso rivolta agli animali domestici, accompagnata all’indifferenza verso il prossimo. “Quante volte – da detto Papa Francesco – vediamo gente tanto attaccata ai gatti e ai cani ma che non si sognano do aiutare il vicino o la vicina di casa ? La pietà non va confusa con la compassione per gli animali che vivono con noi, accade infatti che a volte si provi immenso amore nei confronti degli animali e si rimanga indifferenti di fronte alle sofferenze dei fratelli” (Vedi articolo de LaRepubblica.it ).

Sante parole. Parole che io, nel mio piccolo, chilo in più, chilo in meno, pronuncio da anni. Vomitevoli certi commenti letti in calce alla notizia ovviamente diffusa dai vari siti come TgCom o LaRepubblica.it. “Questo Comunista non mi è mai piaciuto ! Dopo le esternazioni di oggi contro gli animali, mi piace ancora meno !”. Già definire “comunista” un Papa è da coglioni, ma pazienza … ci vuole tanta pazienza.

Ahimè, temo che non ci sia speranza. Facebook ci ha talmente “pecoronizzati” dal dover essere sempre tutti d’accordo con tutto. Dobbiamo sempre farci piacere ciò che già piace, perché se a venti persone piace, chi sono io per dire che invece fa cagare ? Il Blog del Mobys ? Ma cosa me ne importa ? c’è da commentare il link sulla dieta rivoluzionaria a base di cicoria e porri ! Non ho tempo per quello sfigato !

Il Papa non ha detto che bisogna maltrattare o abbandonare gli animali, ha detto una cosa che qualsiasi persona dotata di un minimo di intelligenza potrebbe e dovrebbe capire al volo: va benissimo avere animali domestici a casa, ma ricordiamoci delle Persone ! Lo so, per molti di voi questo è un concetto scontato, ma credetemi, vedo troppo spesso l’incredibile sbilanciamento nei confronti dell’animale eletto a “miglior amico dell’uomo”: Stocazzo !

Io ho amici, nella cosiddetta “bassa veronese” (ovvero la migliore zona della provincia di Verona dal punto di vista della qualità delle persone. Fonte: “Centro Studi Bicienzu”), che hanno canazzi, ma sono persone splendide, sono persone che ti spalancano la porta di casa e del cuore se hai bisogno di qualcosa. Purtroppo non sono tutti così e molti dimenticano che amare gli animali non deve pregiudicare il rapporto con le persone. Mi rendo conto che è bellissimo convivere con un animaletto che vi è fedele, ma state pur certi che se avete qualche problema, verrà in vostro soccorso un amico, non certo il criceto.

Il miglior amico dell’uomo è l’uomo stesso (cit. Mobys). Non importa se abbiamo incontrato dieci stronzi nella nostra vita, non può essere che la gente sia tutta da buttar via, evidentemente stiamo commettendo l’errore di cercare nella direzione sbagliata (o semplicemente di cercare, che poi è l’errore per esempio che feci io cercando la morosa) !

Leggo recensioni negative di ristoranti scritte da personcine che non si lamentano per la qualità del cibo, bensì perché “non fanno entrare i nostri amici a quattro zampe”. Io l’altra volta mi sono rovinato il pranzo perché qualche tavolo più avanti al mio c’era un amichetto a quattro zampe che rendeva l’aria puzzolente. Avete tutto il diritto di avere un cane e andare a magnar in un ristorante ma io, se permettete, ho anche diritto di mangiare senza sentire quel fetore ! Perché il tuo diritto è superiore al mio ? Hai scelto di avere un canazzo di grossa stazza ? devi accettare l’idea che in quel ristorante non ti facciano entrare ! Non è un loro capriccio ma qualcosa che ha un senso, come ha avuto senso, qualche anno fa, abolire il fumo dentro i locali. Tu non andrai più in quel ristorante ?  Pazienza ! la vita è bella perché offre tante chance ! Puoi fare anche l’animalista del minchio, ma devi accettare l’idea che le persone che vogliono mangiare in un ambiente più igienico sono di più ! A casa tua puoi goderti tutto il puzzo che vuoi, io al ristorante ho diritto di sentire l’odore dei cibi, non quel tanfo vomitevole.

Per non parlare del fatto che “la legge dice che i cani, in orario diurno, hanno pieno DIRITTO di abbaiare”. Stocazzo parte seconda ! Del resto i cani hanno il problema del lunedì, della sveglia all’alba, dello stress, del fatto di arrivare o meno alla pensione, del capo che urla o della capa stile Demi Moore che ti fa trovare sulla scrivania un pizzino con la scritta “scopami stronzo !”, ecc.

Ci vuole il buon senso, come in tutte le cose. Nella maggior parte dei casi, gli animali rovinano la vita agli altri perché sono semplicemente maleducati. I cani per certi versi sono come i bimbi. Non esiste un bimbo maleducato in quanto bimbo, esiste un bimbo che rompe il cazzo perché i genitori sono esseri mediocri.

Il messaggio del Papa mi è sembrato alquanto lineare e semplice eppure, anche in questo caso, c’è gente che ha da ridire, ci sono sempre i “talebani mentali”, quelli che difendono la propria idea arroccandosi e difendendola a qualsiasi costo ! Adottano l’infallibile sistema del “razzismo all’incontrario”: “tu ce l’hai con me perché sono negro”, mi disse un ex collega. Gli andò male, perché aveva davanti l’unica persona al mondo che vede esclusivamente altre Persone, fregandosene altamente se sono neri, gialli, gay, troie, lesbiatane, ecc. “Io ce l’ho con te perché sei rincoglionito”, gli risposi, ma tanto lui era già apposto perché aveva l’alibi del negro e tutto ruotava attorno a quella scusa. La stessa cosa, ripeto, è accaduta dopo la frase del Papa. “Non si odiano gli animali” ! Ma cosa c’entra ? chi ha detto che è sbagliato avere un animale domestico ? I miei vicini hanno dei gatti, l’amore verso gli animali è sacro, intanto però scagazzano nel mio giardino ! E’ giusto così ?  Ci vuole anzitutto e SEMPRE il rispetto per le persone, se poi tu sei un cane peggio del tuo cane, allora go poco da dir.

E allora, amici miei, amate gli animali, ma non dimenticate che avere un Fuffi a casa non vuol dire escludere un Fuffo o una Fuffa-persona. Le persone sono insostituibili, non possiamo colmare le nostre lacune sentimentali-psicologiche-ecc., con un animale domestico. L’egoismo, e più in generale i problemi, non si risolvono adottando qualche Sfigatto o qualche cane. Piuttosto amatevi e moltiplicatevi ! Prima di pensare di adottare un canazzo bau-bau, riflettete sul fatto che a livello di ricerche su google “non riesco a venire” è secondo solo a “non riesco a dormire” e prima di “dimagrire”, “studiare” e “trovare lavoro” 🙂 !

Alla prossima e scusate gli errori.

P.S. Questo è il primo articolo pubblicato su pianetamobys.com. Ho deciso di acquistare il dominio, pur non avevo mai avuto quel minimo sindacale di lettori / commenti / condivisioni, ecc. , perché il blog (come la fotografia, i Depeche Mode e l’Avellino), è una mia grande passione e mi piaceva l’idea di avere un dominio raggiungibile più agevolmente. Voi comunque non preoccupatevi: pensate sempre alla cicoria ! 🙂

 

L’uomo che sussurrava ai criceti.

Sono stato invitato da Marco, un bravo ragazzo conosciuto nell’azienda dove lavoravo parecchi anni fa, ad andare a mangiare insieme un kebab. Nel messaggio c’era scritto: “Mobys, tu che sei un esperto, non puoi non provare un mega kekab infinito. Lo preparano in un posto appena fuori Verona. Ti ci vuole un mese per terminarlo !”. Spiegai a Marco che, da qualche mese, ho intrapreso una nuova strada culinaria. Adoro il kebab e, sicuramente, lo mangerò ancora, ma avete presente quando vi scatta la molla ? Quando “l’omino nel cervello” vi indica una nuova via da percorrere ? A me è accaduto proprio questo. Dopo 43 anni di abbuffate senza ritegno, ho iniziato a vedere il cibo sotto un’altra ottica. Non sono tipo da dieta, rimango una buona forchetta, ma non concepisco più il cibo come qualcosa da spazzolare per soddisfare la propria voglia animalesca, mischiando cibi e sapori senza alcun senso e badando esclusivamente alla quantità piuttosto che alla qualità. Ammetto che, probabilmente, Masterchef (pardon: quella merda di masterchef…) mi ha un po’ cambiato. Resto un fanatico della cucina mediterranea, non voglio assolutamente sentir parlare di nouvelle corsine e non mi interessa mangiare in un ristorante dove si spendono 200 euro per mangiare un ravanello al forno posto su un letto di crema di asparago e circondato da piselli freschi dell’africa-transpolesana.

Quando incontri un tipo che non vedi da anni, la prima domanda che ti fa è: “dove lavori, adesso ?“, mentre la seconda è: “a fighe come sei messo ?“. Se il tizio lo incontri in Sicilia, automaticamente la prima domanda sparisce e si passa direttamente alla seconda. Stessa cosa accade se incontri una tua ex. In questo caso, però, entra in gioco una certa eleganza tra il francese e l’alto borghese, e il quesito è: “Ti vedi con qualche troia ?“. Infine (scusate le mie solite parentesi del minchio), se ti rivedi con una semplice amica, è probabile che ti chieda se hanno aperto un nuovo negozio di scarpe nel centro commerciale che si trova vicino casa tua.

Capirete bene, dunque, che con Marco il discorso scivolò subito sul rapporto uomo-donna. Niente kebab, solo un bar tranquillo e due luridissimi spritz. Probabilmente Marco ricordava solo vagamente il mio essere fondamentalmente un mega cazzaro, quindi si è verificata, dopo qualche minuto, una situazione antipatica di cui mi resi conto tardivamente. Io gli raccontavo le mie gesta, più o meno serie e più o meno surreali, lui era entrato in quello che definisco “Girone dei Dannati v.2.0”, ovvero aveva sposato l’apatia più totale. Io cazzeggio da una vita, lui mangia tristezza e malinconia.

Poiché, quando eravamo colleghi ed avevamo la possibilità, si rideva come scemi parlando di mega cazzate, io ho proseguito su questo “cliché”, raccontandogli, per esempio, qualche mia proverbiale ed immancabile gaffe (ricordatevi che sono il Presidente dei Gaffisti italiani), vedi quella volta che spaccai il box della boccia (di plastica, mannaggia a lui) perché con una tipa volevo fare una scena tipo pornazzo, dimenticando miseramente le mie (e sottovalutando le sue …) misure, per finire con quella volta in cui, dopo aver fatto i miei classici 39 secondi di notte infuocata, fatta di passione e sesso sfrenato, mi feci sfuggire la domanda: “Scusa, ti devo qualcosa per il disturbo  ??“.

Marco rideva e mi ringraziò. Mi disse che non rideva così da secoli e che ci saremmo dovuti vedere più spesso. Non poteva sapere che uno dei miei settemila difetti è che, se io rivedo una persona per più di due volte in dodici mesi, a meno che non sia mia madre, mi rompo enormemente le palle.

Poco fa dissi che lui era entrato nel girone dei dannati ed io, scherzando come un imbecille, non mi resi conto che c’era qualcosa che non andava. Un qualcosa che uscì fuori dopo mezzora di risate, aneddoti lavorativi e discorsi inerenti i miei sogni sulle mete turistiche da raggiungere.

Forse Marco era depresso ed è entrato in una fase molto pericolosa nella vita di una persona, quella dell’apatia. Probabilmente apatia e depressione vanno a braccetto, ma non voglio scrivere un articolo psicologico, visto che non è il mio campo.  Ho visto una persona che ha mollato tutto ciò che di positivo offre o quantomeno potrebbe offrire la vita. Tutto ciò dopo essersi separato dalla moglie Beatrice.

Marco ha smesso di sognare, non ha più stimoli, non gli interessa trovarsi una nuova morosa (pur non mancandogli le fans, essendo obiettivamente un bel butel ed avendo un buon giro), maledice le ferie peggio di Sheldon Cooper, la domenica la passa a sistemare il giardino e a fare le pulizie di casa aiutando la madre e la sorella che vivono con lui. Non ha più passioni. Io gli parlavo in maniera entusiasta del nuovo film di Quentin Tarantino che sarebbe uscito dopo qualche settimana (e che è proiettato proprio in questi giorni al cinema), lui mi diceva che si addormenta dopo cinque minuti che inizia qualcosa, sia che si tratti di una partita, sia che si tratti di un bel film.

Ad un certo punto, siccome nel mio piccolo cerco sempre di aiutare gli altri, pur essendo un clown un po’ scemo, mi incazzai. Posso capire tutto, posso capire la delusione sentimentale, il fatto che la separazione è sempre un trauma, il lutto in famiglia, le incazzature al lavoro (ricordatevi che sono anche il Presidente italiano degli Incazzati al Lavoro), il momento-no, il sentirsi spaesati perché l’Arcangelo Gabriele ti preannuncia la prossima maternità, ma questo “tirare i remi in barca”, questo “dimettersi dalla vita”, questo voltare le spalle alla qualsiasi, a 45 anni, no, non lo accetto. Non sono un separato, ma non accetto l’idea che, malgrado passino gli anni, si resti vincolati a quella parentesi della vita finita male.

Ho sempre detto in queste pagine che io, pur essendo un cazzaro dalla nascita, vedo la vita un po’ alla Dr. House, cioè credo che ci sia più sofferenza che felicità, ma questo non vuol dire smettere di provarci e soprattutto di crederci ! Io, vivendo in queste condizioni (e Marco sa di vivere in questo status), avrei il terrore della vecchiaia. Avrei cioè il terrore di arrivare a 82 anni e dire “ma che cazzo ho fatto in vita mia ? Perché ho vissuto DAVVERO sino a tot anni ?”. Che poi è il terrore che ho anche io, ancora oggi (perché far sorridere ogni tanto gli altri capirete bene che non mi basta come bilancio positivo).

Marco mi ha detto che ha due criceti. Essendo interista (questa si che è una disgrazia !!), li ha chiamati Rodrigo (come l’attaccante Palacio) e Icarda (teribile…). Il mio ex collega potrebbe viaggiare, andare ovunque (la casa è di proprietà e nemmeno si preoccupa del conto in banca perché stanno così bene di famiglia che potrebbe perfino smettere di lavorare !), farsi dei bellissimi week end romantici con una nuova ragazza in uno chalet di montagna, ecc. Obiettivamente ha avuto (e ha ancor oggi) TUTTO ciò che io non ho (famiglia accanto, soldi da buttare, donne che gli sbavano dietro, forma fisica invidiabile), tuttavia, non si rende conto di queste sue fortune, non le percepisce o non gli interessa percepirle.

Non sto dicendo che “morto un Papa se ne fa un altro”, non sopporto questo proverbio, le persone sono sempre uniche ed insostiuibili. Di conseguenza non “DEVE” trovarsi per forza una nuova compagna ma quantomeno potrebbe semplicemente divertirsi con gli amici o comunque avere delle passioni, come nel mio caso è la fotografia (e probabilmente se io non sono diventato un Marco è soprattutto grazie a questo hobby).

Invece no, perché chi decide che la vita fa schifo, odia la qualsiasi. Quando ci salutammo, mi disse: “Mobys, io ho smesso di amare. Non mi ci vedo più con una tipa accanto, voglio starmene da solo, sto benissimo così, credimi. Le donne sono vuote, sono una minestra insipida, la gente mi annoia. Tu almeno per qualche minuto mi fai distrarre, come quando iniziavamo il turno alle 5.30 e già ridevamo, ma solitamente le persone sono buone solo per chiederti qualcosa”.

Io confido che la classica “molla”, citata all’inizio di questo articolo, faccia cambiare idea a Marco. Resta il fatto che, secondo me, sta sprecando tempo prezioso della sua vita, quella vita che gli sta scorrendo via come la sabbia fra le mani. Può succedere di innamorarsi della persona sbagliata (mio record anche da questo punto di vista !), ma questo non vuol dire che bisogna arrendersi. Non siamo tutti uguali, non esiste che le donne sono tutte troie e che gli uomini pensano solo a trombare.

Mentre c’è una vita da vivere, lui passa il tempo a sussurrare qualcosa ai suoi criceti. Spero che, quando si sveglierà, non sarà troppo tardi. Vivere da single non è una disgrazia, decidere di non vivere è un vero peccato.

Scusate per gli errori.

Il Caos Calmo del Mobys.

Vi capita mai di avere il tempo e la possibilità di riflettere ? Non mi riferisco al partorire chissà quali pensieri filosofici recitando la parte del poeta, del rivoluzionario o del poeta-rivoluzionario, ma a pensare a cosa avete attorno o a cosa vi è capitato in passato. A me capita di sedermi su una panchina e pensare “ai cazzi miei”, lasciando che il cellulare continui a vibrare in tasca a seguito delle notifiche di Flickr e staccando quindi davvero la spina, da tutto e da tutti. Poco importa se la panchina, come scrissi nel post precedente, si trovi dentro un centro commerciale o a mezzo metro dal magico scenario offerto dal Lago di Garda. Io la chiamo “panchina Caos Calmo”, perché la scena del Mobys seduto mi ricorda tanto il mio amatissimo Nanni Moretti in uno dei suoi meravigliosi film (“Caos Calmo” del 2008, tratto dall’omonimo romanzo del sempre mitico Sandro Veronesi, premio Strega 2006).

coverL’altro giorno mi soffermai qualche minuto ai bordi di una strada, esattamente a pochi metri da un guardrail completamente distrutto a seguito di un incidente avvenuto qualche mese fa. Ero sconvolto perché il guardrail era piegato su se stesso come se fosse di cartone e mi vennero i brividi al pensiero che era stato ridotto in quello stato a seguito del violento impatto fra la macchina di una ragazza (una delle tante vittime della strada di cui sai che sono in coma ma di cui poi non si sa più nulla; ho sempre detto che manca un telegiornale basato sul “come è andata a finire” e non solo su “come è andata oggi”) e un camion.

Brividi che si associano ad una tristezza indescrivibile pensando che questo incidente è avvenuto a dieci metri dal luogo dove ha perso la vita il mio migliore amico. Non è mia intenzione scrivere un post triste dove racconto la mia vita e narro degli episodi che hanno rappresentato dei pugni sullo stomaco, ma pensavo al fatto che “tutto scorre”, “tutto passa”, nel bene o nel male, ed è logico che sia così, non c’è alternativa, non sto certo scoprendo l’acqua calda ! C’è l’incidente, arriva l’ambulanza, la polizia per i rilievi, c’è la corsa all’ospedale (quando c’è ancora da correre …), poi interviene la squadra che pulisce, la strada viene riaperta e si riprende a circolare. Altri milioni di macchine passeranno da quel punto e dentro ognuna di esse c’è una storia, c’è una persona che va a lavorare, c’è una che ha litigato col marito, ecc. ecc.

Tutto passa … Per forza ! La vita continua, ti dicono sempre. Muore un familiare o un amico e c’è ben poco da fare, la vita continua. C’è chi ha la fortuna di avere una Fede e allora, armati di rosario e di mille preghierine, va avanti trovando un minimo di consolazione. Chi è ateo come me, deve “correre” sempre, alla Forrest Gump, perché non appena poggia il suo deretano su una panchina, magari per ammirare il lago, viene assalito dai ricordi.

Spesso si piange e si ride nello stesso tempo. Un po’ come quando piove anche se c’è il sole. Si piange perché, come disse un mio cugino (fu l’unica frase sensata che ho sentito durante il funerale di mio padre), “non ci si abitua mai al distacco”. Si ride perché ti ricordi gli aneddoti divertenti.

Ci sono due categoria di persone. Ci sono i “jenny la carogna de noialtri”, come un tecnico telefonico super tatuato che ho conosciuto un anno fa: mi raccontò di aver perso un amico (lui non sapeva ovviamente della mia storia) e che da allora la sua vita cambiò radicalmente. Aveva perso 40 chili e iniziò a trombare come un riccio. So che può sembrare assurdo, ma in effetti il nesso c’è. Passi dalla grande tristezza per la perdita di una persona cara, al massimo della vitalità (anche se su questo potremmo discutere…), ovvero la scopatina. La perdita dell’amico, per “Jenny”, servì da spinta per vedere la vita in maniera completamente diversa. Una vita da “fotti fotti che Dio perdona a tutti”, come si dice a Palermo.

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Carlo Levi, “Monografie”

Nel mio caso è andata e sta andando molto diversamente. In primo luogo perché è venuto a mancare un importante pilastro mentale che ha rappresentato un mio fedele compagno per 40 e passa anni, ovvero la convinzione che, prima o poi, gli ultimi saranno i primi. Il mio amico era “sfigatello”, non come persona, ma proprio a seguito di eventi avvenuti durante la sua vita. Eravamo due giocatori convinti che, prima o poi, sarebbe arrivata la chiamata da una squadra di Serie A. Invece io sono rimasto in serie D e lui … ha proprio smesso di giocare. In secondo luogo, c’è sempre la solita storiella del “ti accorgi di quanto era importante una persona quando non ce l’hai più affianco”. Anche questo è un fatto vero. Ad un certo punto ti manca l’aria, ti guardi attorno e pensi “ma la parete dove mi sono appoggiato sino ad oggi, dove cazzo è andata a finire ?” (questo succede soprattutto quando si perde un genitore). Arranchi, cerchi di trovare un punto di riferimento, ma non c’è, non c’è più. Le persone sono insostituibili, specie se sono uniche, specie se sono i tuoi più grandi amici ai quali sino al giorno prima della disgrazia gli raccontavi ogni pelo della tua vita. E’ come se, intenti a dipingere un quadro, vi venisse a mancare un colore. Come puoi farne a meno ? Come puoi accettarlo ? Inoltre inizi a notare tutti i difetti di coloro che ti stanno attorno. Vedi nero ciò che sino a qualche tempo prima era colorato.

Ma tutto passa. In quella strada si continua a circolare (e ahimè, come detto, a sbattere), in quella merda di lastra di marmo della camera mortuaria saranno adagiati tanti altri poveri cristi, come tanti altri poveri cristi sono stati adagiati prima del vostro caro defunto. Così è la vita, del resto, come detto, non abbiamo alternativa. Bisogna continuare a “combattere”, se non altro in onore di coloro che non sono più su quel campo di battaglia che è la vita. Guai a farsi prendere dallo sconforto. Spesso mi immagino il mio amico che mi dice “zio can Vincè, fai pure quella cosa, tu che puoi, fallo anche per me, che passo tutto il giorno a bere caffè con San Pietro”.

E allora divertitevi con le persone che vi stanno accanto, amici o compagni di vita che siano. Non è una frase “porta sfiga”, figuratevi (poi se avete sta malattia, non posso farci nulla !!). Non state appresso a quelli che definisco “talebani dell’ottimismo” perché le persone che vi dicono “fuori tutto è magnifico” sono i primi ad avere grossi problemi. Spacco tutto a destra, spacco tutto a sinistra, e poi si fanno di cocaina. Evitate anche gli ultra negativi, perché quelli sono praticamente degli zombi.

Spesso, anzi spessissimo, non abbiamo la percezione del valore delle persone che abbiamo a portata di mano. Sogniamo Leo Messi mentre abbiamo in rosa Roberto Baggio e non ce ne rendiamo nemmeno conto. La vita DEVE essere allegria e spensieratezza, finché la sorte ce lo consente. Io ho avuto la fortuna di “giocare” con un fuoriclasse e le sue “prestazioni”, i suoi insegnamenti, i suoi modi di fare, insomma, tutto ciò che lo riguarda, nel bene o nel male, me lo porterò per sempre nel mio cuore, ben consapevole che bisogna andare avanti ma che determinate persone, ripeto, non sono sostituibili con niente e nessuno.

Washington Irving ha detto: “C’è qualcosa di sacro nelle lacrime. Non sono un segno di debolezza ma di potere. Sono messaggere di dolore travolgente e di amore indescrivibile“.