I viaggi sono un cerchio che non si chiude mai. 

Amici, ma quanto è bella la frase che ho pensato come titolo ? Prima di scriverla l’ho cercata su google perchè mi sembrava strano che nessuno ci avesse pensato prima, e ho scoperto che è tutta farina del mio sacco ! Non sono un genio ? Foisseeeeeee.

Pensavo al cerchio che si chiude dopo aver trascorso la Pasqua a Milano, una città che non avevo mai visto prima. Giunto in tram, a pochi passi da Piazza Duomo, non appena mi trovai davanti il famoso monumento, pensai: “Caro Mobys, con Milano il cerchio si chiude”. Non è così !

Scrivere un post sui luoghi che ho visitato in tutta la mia vita è impossibile. Non sono mai stato un grandissimo viaggiatore da aereo e mete esotiche/erotiche, ma guardando le mie foto su Flickr l’altro giorno mi resi conto che, quantomeno in Italia, ho visitato parecchi bei posti. La prova del nove l’ho avuta quando ebbi serie difficoltà a scegliere la meta dove andare a scattare foto in questo periodo così ricco di ponti.

In un forum ho scritto che la fotografia mi ha salvato la vita. E’ un’iperbole, ma in fondo devo dire che solo grazie a questo hobby, peraltro conosciuto in epoca relativamente recente (direi 2009 circa), ho scoperto il gusto di visitare nuovi posti e le mie gite domenicali sono diventate qualcosa a cui non intendo rinunciare.

Tutto iniziò quando nel già citato Meemi (l’unico vero socialnetwork mai esistito sulla faccia del web) l’amico Tiziano vide una mia foto e disse “Secondo me, sei da reflex !”. Sinceramente non sapevo nemmeno cosa significasse la parola reflex, mi informai e mi stuzzicava l’idea di iniziare a scattare con qualcosa di semi professionale, anche perchè ai tempi chissà quale citofonino avevo, altro che iPhone…

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La “Sfera da mago” che mi è arrivata dalla Cina. Parecchio difficile da utilizzare, ti consente di fare cose incredibili. Nella foto ero ai bordi del Lago di Toblino.

Il discorso sulle macchine fotografiche è infinito, come quello sui viaggi, quindi tagliamolo qua. O qui ? Vabbè tagliamolo lo stesso ! Ho già parlato dell’argomento foto in un post passato (Ti scatterò una foto). La cosa che mi premeva dire è che la passione per la fotografia mi ha portato a vedere posti meravigliosi e l’essere stimolato a “creare” qualcosa di mio e quindi evitare di scattare in automatico o le classiche foto da cellulare punta e scatta, mi ha portato spesso a fare tantissimi km, malgrado il mio maledetto difetto di avere il mal di testa quando guido tanto.

Un difetto che ho cercato di tenere a bada tramite appositi braccialetti, olii essenziali e perfino la Vagisil spalmata sulle tempie. Adesso va molto meglio, ma ogni volta che torno dalle mie gite fotografiche, sembro reduce da una partita di calcetto. Alla stanchezza da viaggio e da guida si somma quella legata al fatto che spesso c’è da camminare tanto e con uno zainetto in spalla, con magari più obiettivi, non è il massimo della vita, specie per uno come me che è tutto fuorchè un tipo sportivo.

La passione per la fotografia mi ha cambiato: adesso, qualsiasi passo io faccia, vedo potenziali immagini da catturare. Mi piacerebbe postare scatti assurdi, partoriti dalla mia mente mezza folle, ma ancora non ho il coraggio necessario e, alla fin fine, le mie foto non sono di un livello superiore rispetto a qualsiasi altro turista per caso. Lo scatto viene prima di qualsiasi cosa: non mi interessa se mi trovo dentro una Chiesa o dentro lo stadio dell’Inter, mi interessa esclusivamente cercare di portare a casa una bella fotografia.

Qualche volta ho anche rischiato qualcosina, tipo quando mi sono ritrovato in mezzo al nulla in montagna, oppure quando mi ritrovai in una piazza di un paesino del mantovano in uno scenario surreale: negozi chiusi, nessuno che passeggiava e la piazza preda di un folto gruppo di extracomunitari che con gran veemenza intendeva spiegarmi in quale vicolo potevo andare a fare delle foto spettacolari. Quella volta me ne sono uscito con un “Suca” di valenza internazionale….

Scegliere il luogo dove andare non è facile. Ottime dritte vengono da siti come quello dei Borghi più belli d’Italia o delle Bandiere Arancioni del Touring Club Italiano. Una volta notato il borgo interessante, bisogna capire quanto lo sia dal punto di vista fotografico e generale. Qualche spunto utile viene offerto dalla recensioni di tripadvisor (dove ho ottenuto un gran numero di “recensioni utili”: grazie !).

La cosa più importante è capire se quel determinato luogo vale i chilometri che bisogna fare per raggiungerlo. Il 25 aprile, dopo aver visitato la discreta Treviso, ho fatto tanta strada in più per raggiungere Cison di Valmarino, ma non valeva assolutamente la pena. La stessa cosa vale magari per la mia cara San Giorgio di Valpolicella, posto davvero incantevole ma che, secondo me, non vale lo sforzo da parte di persone che vivono a più di 100 km di distanza ! Facciamo anche 50…

Come in tutto nella vita, è importante la componente “culo”. Per questo tra fotografi amatoriali l’augurio che si pronuncia spesso è “Buona luce !”. Il posto può essere anche meraviglioso ma se il cielo è grigio, addio foto stupende e se le foto fanno cagare per me è una vera tragedia perchè ho fatto un sacrificio fisico ed economico assolutamente inutile. Insomma, a me interessa scattare, non comprare souvenir !

Tuttavia, le condizioni meteo sono facilmente intuibili tramite vari siti, c’è un margine di errore, ma diciamo che è abbastanza improbabile che sia previso cielo sereno ed invece si trovi pioggia ! Sono altre le amare sorprese che si celano dietro l’angolo: la posizione del sole (a meno che non decidiate di passare tutto il giorno in quella meta), oppure i dannati mercati; io lo beccai a Ferrara e per me quella fu una trasferta fallimentare.

Per concludere il discorso legato agli intoppi, non posso non citare il vero e proprio grande super incubo di qualsiasi fotografo: le due coppie che si aggirano nei vostri pressi. Tutti pensano che i bimbi rompicoglioni rappresentino la vera piaga dell’umanità, in realtà, probabilmente, non avete mai fatto caso a cosa accade quando due coppie si trovano nei pressi di una scena che volete immortalare. Prima si fa la foto lei, poi il lui dell’altra coppia, poi il selfie di quell’altro coglione, e facciamoci anche il selfie insieme, e proviamo a metterci così, e proviamo a metterci colì, che ne pensi di fare swinging ?, aspè riprova perchè sono venuta col prezzemolo sui denti, facciamo la foto anche con i bimbi, (ma ai bimbi non gliene fotte un cazzo delle foto, loro vogliono giustamente solo correre e giocare !!), allora grida, urla, perdite di tempo, rotture di cazzo che, in confronto, il classico pullman di turisti 90 enni, vogliosi ed insaziabili, rappresenta il meno peggio !

Milano non ha chiuso il cerchio dei viaggi. Nella mia vita ho visto tantissimi posti, pochi sono quelli in cui tornerei di corsa, vedi Roma e Londra. Milano mi è piaciuta tantissimo malgrado la calca pasquale. Ho anche stretto la mano a Gianluca Di Marzio, uno dei miei giornalisti preferiti, che era a passeggio con la moglie. Paradossalmente conosco bene Roma, ma non ci sono mai tornato per fotografarla. Questo è il mio piccolo grande cruccio. Anche quando sono stato a Venezia non avevo la mentalità del fotografo. Idem per Londra, vista nel 2009, quando forse avevo una di quelle compatte che si trovano dentro le patatine. Tre posti stupendi visti, vissuti (almeno quello !), ma non immortalati decentemente ! Assolutamente da tornarci.

Per quanto riguarda i “sogni”, cioè i posti che mi auguro con tutto il cuore di vedere quanto prima, a prescindere dalle foto, direi che, da appassionato di calcio, metto in cima alla lista la visita all’Old Trafford (lo stadio del mio amato Manchester United) e, sogno dei sogni, mi piacerebbe tantissimo assistere ad una partita ad Anfield Road, lo stadio del Liverpool, con relativo canto dell’inno “You’ll never walk alone“, sperando che il mio cuore regga. Per il resto penso a Sydney, Dubai, Hong Kong, i castelli scozzesi. Una visita molto “forte”, ma che voglio assolutamente fare, è quella al campo di Auschwitz.

Tornando ai Borghi più Belli d’Italia, devo dire che tra Lombardia, Trentino, Veneto ed Emilia Romagna, li ho visitati praticamente tutti. Come dicevo prima, molti meritano la visita, altri sono un po’ “forzati”. Qualcuno è visitabile in pochissimo tempo, per altri ne occorre di più. In parecchi casi, purtroppo, ci sono ancora troppe auto in pieno centro.

Non riesco a fare una sorta di classifica dei miei luoghi preferiti, sia perchè adoro troppo la Toscana, e quindi mi viene quasi istintivo dire che qualsiasi angolo di quella regione è favoloso, sia perchè, ripeto, a parte qualche raro flop, ogni luogo ti lascia un briciolo di emozione, a meno che voi non siate delle persone apatiche che vivono trascinando passivamente il passeggino o il carrello della spesa 🙂

L’Italia è bella proprio perchè conserva dei tesori dietro ogni angolo. Magari a fronte di una cazzo di Grazzano Visconti, ti ritrovi una Bobbio spettacolare. Poi passa il tempo e ti ricordi le perle e non certo i flop (un po’ come con le donne…), ti porti dentro al cuore, come detto, città come Londra o Roma, ma anche Caorle, Bergamo, per non parlare di posti poco conosciuti come Limone sul Garda o l’incredibile Montisola, una montagna-isola sul Lago d’Iseo. E’ stato bello vedere Brescello, il set di Don Camillo e Peppone, per non parlare di Torino e di Trieste, due grandi città che hanno, secondo me, due piazze fra le più stupende (se non le più stupende) di tutta la nazione.

Ovunque vai apprezzi gli scorci (per non parlare della cucina), magari ti incazzi per il casino che hai trovato, ma in fondo il bello è anche questo, cioè uscire da casa e fare il Mobys, ovvero  ritrovarsi tra la gente senza far parte della gente, per poi tornarsene nella propria amata caverna.

Il numero dei luoghi da visitare non potrà mai esaurirsi, ecco perchè il cerchio non si chiude. Il mio consiglio conclusivo è quello di godersi quelle ore o quelle giornate, magari scattando foto, magari postando anche la vostra esperienza sui social network, ma non dimenticando di godersi la magia di quei posti.

Piazza San Carlo a Torino, il Castello di Miramare a Trieste, la Rocca di Manerba nel bresciano, il Lago di Braies in Trentino, per fare qualche esempio che mi viene in mente adesso, sono posti da fotografare in tutti i modi possibili, ma non dimenticatevi mai di fermarvi, zittire vostro figlio logorroico, e assaporare quell’istante, perchè quell’istante, credetemi, tale e quale, non tornerà mai più…

Scusate gli errori ma sono troppo incazzato.

Come festeggia la Pasqua un buddista ? Mangiando la cassata !

La novità del 2017 non è tanto la nuova attrazione a Gardaland, quanto il fatto che parecchi amici, sia di presenza che via sms, mi hanno chiesto: “Vincè, ma possiamo augurarti Buona Pasqua ?”.

Ecco, li ho uccisi tutti.

Torniamo seri e cerchiamo, almeno nella notte in cui nasce il bambinello (scusate ho un po’ di confusione in testa…), di scrivere un post quantomeno “presentabule”.

Si, potete augurarmi Buona Pasqua, cosa del resto che ho fatto e farò anch’io, rivolgendomi ai miei amici e alle mie fans.

Sinceramente non mi interessa se, col mio atteggiamento troppo “moderato”, vado contro i principi del buddismo di Nichiren Daishonin. Chi mi conosce bene sa benissimo che odio le etichette e soprattutto le barricate. Prima di essere un buddista sono una persona e sono un (fiero) italiano. Sono nato in una terra cattolica che mi sta dando la possibilità e la libertà di praticare un’altra “religione” senza essere perseguitato.

Ho massimo rispetto nei confronti dei cattolici e di chiunque, non faccio parte di una sorta di schieramento avversario, non sono un “alternativo della minchia”, mi godo sto lunedì di pasquetta in vacanza e, se fossi nella mia Palermo, mangerei una fetta di cassata (massimo due ! aspè la terza nel pomeriggio insieme al caffè delle cinque…), rigorosamente la parte verde, quella che sa di pistacchio.

Nella vita, Rispetto è la parola chiave. Rispetto per le libertà altrui. Come ho già scritto in passato, ho avuto amici omosessuali e per me non erano nè gay e nè lesbiatane, erano semplicemente Roberto, Michele, Laura ed Elisa. Le persone vengono prima di tutto, ed etichettarle vuol dire creare quelle barriere che io odio con tutto me stesso.

Buona Pasqua a tutti. Buona Pasqua anche a chi si mangia l’agnello. Ebbene sì, a me non interessa se vi mangiate l’agnello a Pasqua ! Perchè sta battaglia ? Perchè è un animale simpatico ? Perchè, come mi disse un mio collega una volta, non è giusto che venga privato della sua vita così giovane ? Ok, ma quando uccidete una mosca o una zanzara prima gli chiedete se ha fatto la Prima Comunione ? Perchè la sogliola ha meno diritti ?

Festeggiate e vivete la vostra vita senza mettere sempre e per forza lo zampino nelle vite altrui. Vi piace l’agnello ? Ripeto, avete il diritto di mangiarvelo (visto che non c’è una legge dello Stato che lo vieta); non vi piace perchè vi sentireste in colpa ? Non lo fate ! Non c’è bisogno di gridare ai quattro venti che bisogna abolire questa usanza, non c’è bisogno che martedì rompiate le palle postando su facebook che avete trascorso la pasquetta mangiando fragole, bacche selvatiche e yogurt magro 0,1%.

Io non sono mai stato un vero cattolico, quindi per me questa festa non ha mai avuto alcun significato. L’unico mio pensiero, anni addietro, era quello di organizzare le grigliate con gli amici. Bei tempi. Questo era per me la Pasqua, ovvero un’occasione per fare mega mangiate con gli amici, giocando col supersantos fra un’aletta di pollo e l’immancabile “crastu” (per i miei amici veneti, il crasto è il maschio della pecora). I baci al sapore di sasizza e di stigghiole erano qualcosa di un romantico unico ! 🙂

Adesso che sono buddista non cambia chissà quanto la sostanza. Anzi forse, se proprio devo dirvela tutta, e non so se il buddismo c’entri o meno, ma in cuor mio mi piacerebbe fare una mega grigliata non solo con gli amici, ma con coloro che definisco “I veri ultimi”. Essi non sono i senzatetto, i barboni, i profughi, ecc., ma le persone sole.

In uno dei meeting buddisti del giovedì (“Zadankai”) feci il solito Mobys che è puntualmente troppo “poco ancorato” per essere il perfettino-figo della situazione, e mi permisi di citare Madre Teresa di Calcutta, la quale una volta disse: “L’amore comincia prendendosi cura di quelli più vicini, quelli che sono a casa”. Sto principio l’avete letto spesso in questo noioso Blog, mi dispiace essere ripetitivo, ma per me è fondamentale. E’ fuori dubbio che la gente che soffre merita tutto l’aiuto di questo mondo, ma per me è altrettanto indubbio che troppo spesso ci dimentichiamo di coloro che ci stanno accanto.

E allora Buona Pasqua anche a te, persona sola che magari vaghi senza una meta alla ricerca di risposte, di qualche sorriso e magari di un briciolo di compagnia. A te che non hai nessuno che ti fa una campagna per donare 2 euro, a te che non sei mai preso in considerazione quando si allestiscono i banchetti dove si vendono azalee, arance, castagne, ricchi premi e cotillon. A te che spegni e riaccendi il cellulare perchè pensi che ci sia un virus che impedisca l’arrivo degli sms …

Se ben ricordo per i cattolici la Pasqua è “Resurrezione”. Ecco, ovunque tu sia, spero che avvenga la tua piccola grande “resurrezione”, che tu esca dal tunnel della solitudine, della tristezza o addirittura della depressione.

Puoi e DEVI farcela !

Non esiste uomo sulla terra che meriti di essere infelice e solo. Il tempo trascorso senza sorridere è tempo perso ! E pazienza se non vivete dove si producono le cassate, qualcosa di ugualmente buono (e ipocalorico…) lo troverete comunque ! 🙂

Vi abbraccio tutti tutti tutti !

La regola del pagliaccio non sbaglia mai.

Ci sono pochissime cose che mi rilassano e, per esempio, fotografare rappresenta una di queste. Se poi mi imbatto in una giostra piena di bimbi euforici, come accaduto ieri all’Arsenale di Verona (un luogo che spero venga sistemato quanto prima, perchè non merita cotanta decadenza), allora, almeno per quei pochi minuti, vengo travolto dal dolce nonchè raro sapore della serenità e della gioia.

Sono stanco, ho camminato tanto, lo zainetto con la mia amata Fuji e gli obiettivi pesa, c’è anche un caldo fin troppo caldo per essere fine marzo/inizio di Aprile. Mi fermo in un benedettissimo chiosco per acquistare una bottiglietta d’acqua e, mentre la sorseggio, guardo una scena che, ripeto, mi mette di buon umore, malgrado rappresenti una delle scene più classiche della vita: i bimbi, seduti sui cavallucci, continuano a girare, girare, girare. Ogni tanto si alza, ogni tanto si abbassa. Chi afferra il lazzo vince un altro giro. La sfida mi intrigava (avete presente “Tre uomini e una gamba”, dove Giovanni batte a braccio di ferro un bambino ?), ma temevo di distruggere il cavalluccio a seguito del mio peso non certo piuma e alla fine ho desistito.

Mentre i bimbi erano strafelici nel fare sti giri del cavolo pensavo che, rispetto ai miei tempi, i giochi sono identici, mentre sono cambiati i genitori che osservano, e soprattutto è cambiato il loro modo di guardare i rispettivi figli. Ai miei tempi, mio padre, mentre io mi facevo sti giretti, sicuramente si distraeva, magari fumandosi una delle sue amatissime MS morbide e tenendo in mano lo stereo della macchina il quale, incredibilmente, in quel tempo, ognuno si doveva portare appresso. Adesso i genitori hanno l’ansia da registrazione video e sono accompagnati puntualmente dalla stupida e ridicola convinzione che i rispettivi figli abbiano il sorriso migliore della giostra o addirittura che stiano seduti sul cavalluccio come nessuno mai.  “Un giorno Luigi sarà uno Sceriffo !”, sbotta qualche intelligentone …

Ok, è mezzodì, ho bevuto una cinquina di sorsi d’acqua e posso rimettermi in macchina per tornare a casa. Mentre mi incammino verso l’uscita dell’Arsenale, odo non solo augelli far festa, ma la musica di “Sunshine Reggae”, proveniente da un’altra attrazione, penso dal deserto autoscontro.

“Sunshine, sunshine reggae, Don’t worry, don’t hurry, take it easy”

Mi metto in macchina sorridendo, sia perchè, suvvia, Sunshine Reggae non può mettere tristezza nemmeno ad un interista, sia perchè il suo invito a sorridere, in questo periodo, mi da una parvenza di presa per il culo nei miei confronti. Ma questa è un’altra storia.

Sorrido anche per altri motivi. Mentre ero alle prese con i miei scatti dalla Torre dei Lamberti (a proposito, anche voi avete beccato il coglione di turno che fa suonare la campana ?), ricevo un lungo messaggio “Uopapp” di un mio ex collega di corso di fotografia. Poichè (vedi post precedente) ho letto da qualche parte che è buona creanza non solo rispondere ma chiedere altresì “Come stai ?” (visto che lui/lei te lo chiese !), domandai a Giovanni info sul come se la passa, fermo restando, inutile dirvelo, che sinceramente non me ne fotteva un’emerita minchia di come se la passava e come se la passa.

Mi risponde con il simbolo/emoticon del pianto. Conoscendomi, già questo, di per se, sarebbe bastato per cancellarlo, bloccarlo, eliminarlo dai contatti, buttare l’iPhone dalla Torre, prendere la testa del coglionazzo e sbattergliela dentro la campana, ovviamente con tutta la calma tipica di un buddista del mio calibro ! Ma ieri non mi andava di essere incazzoso.

Cosa accadde ? (ormai sei fregato, non puoi tirarti indietro. Lo so che devo smettere di chiedere come stanno le persone !). Accadde che si mollò con la morosa, anche lei conosciuta in quel corso. Il Giova mi dice che Michelina (già a chiamarla così…. meriti di essere lasciato…) l’ha mollato perchè ha perso la testa per un suo nuovo collega, tal Cosimo, un pugliese biondino alquanto figo, con barbetta da sparviero, magro, elegantone e capello sempre perfetto stile Brendon di “Beverly Hills 90210”. Insomma il classico tipo uscito dal catalogo di Postal Market (pace all’anima sua).

Caro Giovanni, ti fai lasciare per un Cosimo ???? Io perderei la testa ! No, non mi interessa se tu mi lasci, però quantomeno lasciami per un Antonio, un Giuseppe, un Marco, o magari per tutti e tre insieme perchè sei diventata amante delle gang bang, ma per cortesia, non per un Cosimo ! Chi minchia si chiama Cosimo a Verona ? Ah vero, il tizio è pugliese, quello del nome è solo l’ultimo dei suoi problemi (scherzo ovviamente !).

Il discorso si fa complicato. Io sono sceso dalla Torre anche perchè tira un vento della malora. Riprendo la chat in Piazza Erbe. Giovanni mi dice che, in buona sostanza, Michelina stava benissimo con lui, che non aveva mai riso così tanto da quando stava con lui, che sin dal primo momento si sono capiti col semplice sguardo, tutto era meraviglioso, il mare, il sole, la vita, bla bla bla, ma poi è arrivato il Cosimo che sembra un principe e non importa se poi, in realtà, è un coglionazzo: è bello.

Concludo (dovevo andare a magnar !) dicendo a Giovanni che lo capisco benissimo. Lui ha avuto la fortuna di aver vissuto un annetto di storia sentimentale con la gentil donzella, io spesso mi fermo prima. “E’ la dura legge dei pagliacci”, gli dissi, concludendo la nostra inedita chattata domenicale.

Al di là della storia del Giova, difficilmente chi è (quantomeno in teoria) divertente, simpatico, cazzeggiatore, ecc., riesce a colpire il cuore di una donna. Si va a letto col figo, magari dopo aver scritto all’amicone-simpatico che hai litigato con il capo. A me è capitato un sacco di volte di sentirmi dire “menomale che ho un amico come te, che mi fa ridere sempre !”, e sono tutte persone con le quali non sono mai andato a letto ! Ovviamente l’ideale sarebbe trovare il giusto equilibrio, ma in realtà, secondo il mio modestissimo parere, le scintille nascono da altri fattori (sguardo, chimica, condivisione di interessi, naturale attrazione fisica), non dalle risate che ti ha fatto fare il clown della situazione.

Io, per esempio, a differenza di Giovanni, non sono equilibrato, lo ammetto. Prima di prendere alloggio dentro una caverna, quindi ai tempi in cui uscivo con altre persone, mi veniva quasi naturale fare da “trascinatore”. E’ una dote (perchè io la considero orgogliosamente una dote !) che la mia famiglia si porta avanti da generazioni, non sto scherzando. Non riesco a fare il taciturno, il diplomatico, il maturo semi brizzolato che senti a stento durante tutto l’arco della serata. Nel momento in cui io ero in compagnia, volevo semplicemente ridere e far ridere, non mi interessava altro. Potevo trovarmi con una compagnia maschile, con tre coppie, con genitori alle prese con bimbi scassaminchia, con due prostitute d’alto bordo, ecc., per me non cambiava la sostanza: sorridere era fondamentale, almeno per quelle due-tre urine non bisogna pensare ai problemi. Poi, per carità, mi accorgo anche io che in fondo, seduto quasi defilato, con fare non curante, in qualsiasi gruppo con cui voi usciate, c’è il fighetto della situazione che ti guarda e non favella, che non sbaglia mai nulla (e anche se sbagliasse, è un figo !), ma poi, quando arrivi alla mia età, pensi: amatevi e moltiplicatevi.

Con la mia maturità, il mio passato, il mio presente, il mio bagaglio umano e culturale, non posso certo rodermi il fegato se l’oca di turno sbava appresso al belloccio della situazione ! E’ logico che una donna sotto ai 30/35 anni non cerchi “profondità” ma esclusivamente puro e sano divertimento, più o meno sessuale. Gli uomini e le donne sono uguali.

Questa è la differenza fra me e il povero Giovanni, il quale, avendo una quindicina di anni in meno del Mobys, giustamente, c’è rimasto male. Pensava di aver trovato la donna della sua vita e di averla fatta innamorare perdutamente grazie alle sue continue battute e al suo continuo cazzeggiare, ma sbagliava clamorosamente.

Sorridi caro Giovanni, Gimme, gimme, gimme just a little smile: le delusioni fortificano e, in ogni caso, delle oche possiamo tranquillamente farne a meno, sia a 20 anni che a 45.

Nasce “Dal cannolo all’Amarone”.

Ad un certo punto guardi la tua amata autovettura e pensi: quasi quasi è ora di cambiarla. Hai nuovamente speso qualche soldino per sistemarla ma poi capisci che non vale più la pena, che i chilometri percorsi sono tantissimi, che sicuramente dopo qualche mesetto capiterà un altro guasto e opti quindi per il cambiamento. Qualcuno penserà che questa è una delle mie tante metafore e che, parlando di auto, in realtà mi riferisco ai matrimoni, ma credetemi stavolta “metafora involontaria fù” (pregasi pronunciarlo in dialetto siculo).

Ho deciso di cambiare il nome del mio blog. Il “Pianeta Mobys” non esiste più (l’indirizzo resta uguale http://www.pianetamobys.com, anche perchè è un dominio che ho acquistato).

Ad un certo punto, dopo otto anni di blog, 124 articoli, 11.660 visualizzazioni e 4.500 visitatori, mi sono reso conto (saranno i capelli bianchi…) che la parola Pianeta non solo poteva rappresentare l’emblema dell’autorefenzialità e dell’egocentrismo, ma poteva altresì indurre il lettore a pensare “questo è il blog di Vincenzo Mobys, il dr.House de noialtri, colui che schifa talmente tanto la gente, da crearsi perfino un Pianeta tutto suo !”.

E’ paradossale che questo cambiamento potrebbe apparire come uno dei miei rari esempi di apertura verso il mondo, proprio nel momento di maggiore chiusura nei confronti del mondo stesso ! Insomma mando in soffitta il “Pianeta Mobys”, proprio nel momento in cui io stesso, nella vita reale, e non certo per cazzeggiare, ho deciso di limitare al massimo le mie apparizioni in società nonchè tutta una serie di buone creanze, per dirla alla Scheldon Cooper (insomma non aspettatevi i miei auguri di Buona Pasqua !). Ma non divaghiamo, almeno in questo post !

Ho trascorso decinaia e decinaia di giorni a pensare al nome da dare al mio blog, perchè è facile dire “cambio la macchina”, il problema semmai, schei a parte, è: quale macchina comprare ??

Ho fatto una classica short-list e alla fine ha prevalso “Dal cannolo all’Amarone”, per due semplicissimi motivi. In primo luogo perchè è indiscutibile che la mia vita sia stata condizionata, irrimediabilmente, dal passaggio da Palermo a Verona, quindi dalla patria dei cannoli (e di tante altre cose con 0,1% di grassi, nonchè prive di olio di palma) alla capitale dell’Amarone, uno dei vini italiani ad avere più successo al mondo. In secondo luogo, tale scelta è scaturita dalla mia volontà di far riferimento alla caratteristica più marcata di questo blog, ovvero la continua alternanza tra il dolce e l’amaro.

Il primo nome che mi venne in mente è stato proprio quello che ha rappresentato il motto del Pianeta Mobys per tanti anni, appunto “Il dolce e l’amaro”, ma purtroppo qualcuno ci ha già pensato. Idem per “Agrodolce” (ma questo era ovvio !). Altri nomi in ballo erano “Into the Veneto”, “Diario di un siculveneto” (ma io non sarò mai nè un siculo nè un veneto), “Da Mondello al Garda”, “Tra sogni e realtà” (ma ho scoperto che hanno fatto una minchia di trasmissione chiamata praticamente così !), “Parole di burro”, “Urlando contro il cielo” (ma sapeva tanto da adolescente-incazzoso-brufoloso-ormonoso-eccitatoso-segaioso) e, dulcis in fundo, quello che mi piaceva moltissimo era “Useless”, perchè legava il mio blog ad una delle mie canzoni superpreferite dei miei adorati Depeche Mode. Non sto qui a pubblicarvi la traduzione, vi dico solo che è davvero una canzone stupenda sotto tutti i punti di vista. Purtroppo anche in questo caso qualcuno è arrivato prima di me e “The Useless Blog” esiste già.

Adesso vi saluto. Visto che, evento più unico che raro, sono riuscito a non scrivere un lungo poema, e vista la portata rivoluzionaria della mia scelta (cavolo, detto così sembra vero !), volevo fare una cosa che non ho mai fatto in questi otto anni. Voglio ringraziare RedBavon, Vikibaum, Carla, Tiziano, Vincenza e Giuliana.

Nessuno ha l’obbligo di prendersi la briga di scrivere un commento, nè tantomeno di leggere le stronzate che scrivo. Voi siete fra le pochissime persone ad aver capito che, soprattutto Vincenzo (e solo dopo il Blog in sè), aveva bisogno del vostro “sostegno” per andare avanti. Non sto criticando chi non commenta mai (già leggermi è un’impresa, considerato cosa offre il web), sto solo dicendo che spesso dimentichiamo che l’indifferenza fa più male di un vaffanculo.

E se cadesse un meteorite ?

Un mio mezzo amico mi ha segnalato la storia di una ragazza veronese che, ad un certo punto, ha mollato casa, famiglia, amici e soprattutto un lavoro sicuro, e ha deciso di partire per l’Australia. La tizia ha una seguitissima pagina facebook e un suo articolo è stato pubblicato su un altrettanto seguitissimo blog che si chiama “Mangia Vivi e Viaggia”, dove è spiegato il motivo di questa sua scelta.

Giulia parla di “Teoria del Meteorite” e spiega sostanzialmente che, un bel giorno, mentre era in auto, ha pensato: “se cadesse un meteorite in questo istante e distruggesse tutto, potrei considerarmi felice e appagata ?“. Evidentemente la risposta è stata negativa e la bella Giulia decise, appunto, di partire per una Nazione che aveva già conosciuto in occasione di un viaggio universitario.

Ho letto il suo articolo e penso che la storia di Giulia sia una delle tante storie di persone che, ad un certo punto, partono e cercano fortuna altrove. In questo mio post non è assolutamente mia intenzione sminuire ciò che lei ha fatto o sta facendo, anzi le faccio i miei complimenti perchè il coraggio va sempre premiato.

Tuttavia, alla mia età, ho smesso già da un pezzo di credere alle favole. Di gente che parte per andarsi a rompere il culo, magari facendo il pizzaiolo a Londra per due sterline, ce n’è tantissima, solo che, secondo me, molti non hanno sta gran voglia/capacità di creare pagine su facebook. Tuttavia, anche in questo caso, complimenti a chi fa, della sua esperienza di vita, un’occasione per creare un sito che gli porta schei (non come questo blog…) o, come già accaduto in passato, addirittura dei libri.

Anni fa mi capitò di leggere una storia del genere: “Ciao ! Mi chiamo Gesualda, mi sono licenziata, ho preso uno zaino, un sacco a pelo, e sono partita alla ricerca del mio Io, che non è dentro il mio Io, ma che sarà in qualche parte del mondo magari insieme a qualche Tu. Ho scritto un diario del mio viaggio, che poi è diventato un libro, il quale costa tre euro iva compresa; se volete, potete acquistarlo andando sul sito bla bla bla, grazie, vi voglio bene, salutatemi il mio gatto che si chiama Sfigatto”. Alla faccia del “mollo tutto, vado via, inizio un nuovo percorso di vita e lascio tutto alle spalle”…

Vi sembro sarcastico nei confronti della gente che ha due coglioni grandi così e che parte perchè vuol vedere l’alba a Sidney prima che le caschino meteoriti addosso ? Ma no, state pensando male ! Tuttavia non sarei il Mobys se non scrivessi le mie umili ed oneste considerazioni, pur sapendo benissimo che rappresentano pensieri che non piaceranno a nessuno (perchè a chi non piace la storia di Pasquale vestito da carnevale che lascia l’America Centrale per andare a vivere a Monreale ?):

  1. Credo che sia difficile trovare, al giorno d’oggi, una persona che dica “se la mia vita finisse fra cinque minuti, io comunque mi considero una persona felice ed appagata”. Una cosa del genere forse la può dire solo gente come Boateng, il quale, probabilmente, ancora oggi, si chiede se è vero o meno che condivide il letto con Melissa Satta. Idem per la compagna di Patrick Dempsey, il cui fascino, peraltro, è paragonabile al mio, e per questo motivo ancora non capisco perchè lui abbia con le donne un successo leggermente superiore al mio !
  2. Chi non vorrebbe partire e conoscere i tanti posti meravigliosi di cui è ricco il mondo ? Si può vivere alla giornata, per carità, ma bisogna anche pensare al futuro. E allora se sei di ottima famiglia, hai il papino imprenditore di se stesso, con la fabbrichetta e il Cayenne, è facile pensare al “siccome io non sono felice, domani prendo il volo per i Caraibi e vado ad aprire un negozio di preservativi usati”. Insomma, per dirla all’Aristotele, se hai il culo ben coperto, è facile fare lo pseudo trasgressivo e dire “picciotti vado in India a bere un the caldo”, tanto lo sai benissimo che, quando tornerai, tra sei mesi o sei anni, avrai quantomeno una casa che ti aspetta e probabilmente un lavoretto sicuro. Inizierai a lavorare sul serio a 40 anni, dopo averne passati 15-20 a cazzeggiare con i canguri ? E cosa te ne fotte ? tanto sicuramente nemmeno saprai cosa significa versare i contributi pensionistici, nè cosa sia la pensione !
  3. Quando uno sente la necessità di partire, è bene che vada. Ve lo dice uno che ha sofferto parecchio nei suoi ultimi anni di vita in quel di Palermo. A Verona sono per certi versi “rinato”, e ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate. Io, a differenza di Giulia, quindici anni fa ho fatto un saltino misero, ma nel mio piccolo ho fatto la mia scelta coraggiosa. Allora perchè proprio io prendo leggermente per il culo chi molla tutto e va in Australia ? Per il motivo descritto nel punto precedente e soprattutto per ciò che dicevo sopra cioè che, a prescindere dalla storia di Giulia, vedo, dietro la seppur indiscutibile scelta coraggiosa, anche tutta un’organizzazione fatta di pagine facebook e blog, mentre di gente che parte e va a farsi un mazzo così, ripeto, ce n’è davvero tanta, ne sono sicuro; solo che il pizzaiolo londinese non si fa i selfie, nè tantomeno ha il tempo per pubblicare le foto delle verdi praterie dove c’è Heidi che corre per andare a guardare il nonno che trascorre ore a mescolare il latte continuando a dire “zio stracan … che du cojoni….”.
  4. Anche in questo caso non parlo di Giulia: smettiamola con sta ricerca del proprio Io andando in Tibet, Quebec o fra le montagne del Machu Picchu. Tutte minchiate. Viaggiare è bello perchè … è bello. Viaggiare si può fare se si hanno schei. C’è gente che lavora in funzione dei viaggi e a casa ha un tv in bianco e nero che trasmette ancora il Carosello. Scelta di vita assolutamente rispettabilissima, lo dico sinceramente ! Non mi fate diventare mistico qualcosa che è puro divertimento ! Se sei in guerra con te stesso, starai male a Palermo, Verona, Bergamo alta, Campobasso bassa, Tokyo, Nepal, ecc. Risolvi prima i problemi col tuo Io e poi fatti i tuoi bei viaggi. Nessun luogo, nè tantomeno alcun fattore esterno, può scatenare quel qualcosa dentro di te che porti all’agognato miglioramento.

Conclusione: siate liberi di fare quel che cazzo volete, sempre e comunque ! Potete creare financo un sito dove appare la statistica delle vostre capatine al cesso. Siate liberi di pensare e scrivere ciò che volete, siate liberi di far sognare altre persone dicendo che vivete in Australia dando da mangiare alle galline in una fattoria oppure che mentre vendevate kebab avete incontrato dei ragazzi argentini e l’indomani siete partite con loro verso nuove mete (frasi che ho letto sul serio). A tal uopo, mi verrebbe istintivo dire che ciò accade perchè siete gnocce e avete un patrimonio naturale che potete sfruttare, mi verrebbe da dire che se io vendessi kebab e chiedessi a tre ragazze argentine di potermi unirmi a loro, mi manderebbero a cagare, ma non voglio fare un discorso sessista, tanto ci siamo capiti, siamo gente matura e sappiamo benissimo come va il mondo. Ricordatevi che il potere della vagina è enorme, a prescindere dal suo utilizzo (cit. Mobys). 🙂

Siate liberi, quindi, di far ciò che volete, però consentitemi di fare le mie riflessioni e di pensare che le favole vanno bene solo per i bambini. E allora, carissimi trasgressivi rivoluzionari, raccontateci i vostri bei viaggi ma diteci anche che avete il culo ben coperto. Per me, chi decide di dare una vera e propria svolta alla sua vita, deve prendersi una valigetta, avere tanti bei sogni, non voltarsi mai indietro e …. gettare il cellulare nel cesso ! E’ facile parlare di “scelta di vita” andando in Australia, piuttosto mettetevi in gioco spalando merda in Africa, senza acqua ne wi-fi: altro che blog !

Scusate gli errori.