DAL CANNOLO ALL'AMARONE

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Nasce “Dal cannolo all’Amarone”.

Ad un certo punto guardi la tua amata autovettura e pensi: quasi quasi è ora di cambiarla. Hai nuovamente speso qualche soldino per sistemarla ma poi capisci che non vale più la pena, che i chilometri percorsi sono tantissimi, che sicuramente dopo qualche mesetto capiterà un altro guasto e opti quindi per il cambiamento. Qualcuno penserà che questa è una delle mie tante metafore e che, parlando di auto, in realtà mi riferisco ai matrimoni, ma credetemi stavolta “metafora involontaria fù” (pregasi pronunciarlo in dialetto siculo).

Ho deciso di cambiare il nome del mio blog. Il “Pianeta Mobys” non esiste più (l’indirizzo resta uguale http://www.pianetamobys.com, anche perchè è un dominio che ho acquistato).

Ad un certo punto, dopo otto anni di blog, 124 articoli, 11.660 visualizzazioni e 4.500 visitatori, mi sono reso conto (saranno i capelli bianchi…) che la parola Pianeta non solo poteva rappresentare l’emblema dell’autorefenzialità e dell’egocentrismo, ma poteva altresì indurre il lettore a pensare “questo è il blog di Vincenzo Mobys, il dr.House de noialtri, colui che schifa talmente tanto la gente, da crearsi perfino un Pianeta tutto suo !”.

E’ paradossale che questo cambiamento potrebbe apparire come uno dei miei rari esempi di apertura verso il mondo, proprio nel momento di maggiore chiusura nei confronti del mondo stesso ! Insomma mando in soffitta il “Pianeta Mobys”, proprio nel momento in cui io stesso, nella vita reale, e non certo per cazzeggiare, ho deciso di limitare al massimo le mie apparizioni in società nonchè tutta una serie di buone creanze, per dirla alla Scheldon Cooper (insomma non aspettatevi i miei auguri di Buona Pasqua !). Ma non divaghiamo, almeno in questo post !

Ho trascorso decinaia e decinaia di giorni a pensare al nome da dare al mio blog, perchè è facile dire “cambio la macchina”, il problema semmai, schei a parte, è: quale macchina comprare ??

Ho fatto una classica short-list e alla fine ha prevalso “Dal cannolo all’Amarone”, per due semplicissimi motivi. In primo luogo perchè è indiscutibile che la mia vita sia stata condizionata, irrimediabilmente, dal passaggio da Palermo a Verona, quindi dalla patria dei cannoli (e di tante altre cose con 0,1% di grassi, nonchè prive di olio di palma) alla capitale dell’Amarone, uno dei vini italiani ad avere più successo al mondo. In secondo luogo, tale scelta è scaturita dalla mia volontà di far riferimento alla caratteristica più marcata di questo blog, ovvero la continua alternanza tra il dolce e l’amaro.

Il primo nome che mi venne in mente è stato proprio quello che ha rappresentato il motto del Pianeta Mobys per tanti anni, appunto “Il dolce e l’amaro”, ma purtroppo qualcuno ci ha già pensato. Idem per “Agrodolce” (ma questo era ovvio !). Altri nomi in ballo erano “Into the Veneto”, “Diario di un siculveneto” (ma io non sarò mai nè un siculo nè un veneto), “Da Mondello al Garda”, “Tra sogni e realtà” (ma ho scoperto che hanno fatto una minchia di trasmissione chiamata praticamente così !), “Parole di burro”, “Urlando contro il cielo” (ma sapeva tanto da adolescente-incazzoso-brufoloso-ormonoso-eccitatoso-segaioso) e, dulcis in fundo, quello che mi piaceva moltissimo era “Useless”, perchè legava il mio blog ad una delle mie canzoni superpreferite dei miei adorati Depeche Mode. Non sto qui a pubblicarvi la traduzione, vi dico solo che è davvero una canzone stupenda sotto tutti i punti di vista. Purtroppo anche in questo caso qualcuno è arrivato prima di me e “The Useless Blog” esiste già.

Adesso vi saluto. Visto che, evento più unico che raro, sono riuscito a non scrivere un lungo poema, e vista la portata rivoluzionaria della mia scelta (cavolo, detto così sembra vero !), volevo fare una cosa che non ho mai fatto in questi otto anni. Voglio ringraziare RedBavon, Vikibaum, Carla, Tiziano, Vincenza e Giuliana.

Nessuno ha l’obbligo di prendersi la briga di scrivere un commento, nè tantomeno di leggere le stronzate che scrivo. Voi siete fra le pochissime persone ad aver capito che, soprattutto Vincenzo (e solo dopo il Blog in sè), aveva bisogno del vostro “sostegno” per andare avanti. Non sto criticando chi non commenta mai (già leggermi è un’impresa, considerato cosa offre il web), sto solo dicendo che spesso dimentichiamo che l’indifferenza fa più male di un vaffanculo.

E se cadesse un meteorite ?

Un mio mezzo amico mi ha segnalato la storia di una ragazza veronese che, ad un certo punto, ha mollato casa, famiglia, amici e soprattutto un lavoro sicuro, e ha deciso di partire per l’Australia. La tizia ha una seguitissima pagina facebook e un suo articolo è stato pubblicato su un altrettanto seguitissimo blog che si chiama “Mangia Vivi e Viaggia”, dove è spiegato il motivo di questa sua scelta.

Giulia parla di “Teoria del Meteorite” e spiega sostanzialmente che, un bel giorno, mentre era in auto, ha pensato: “se cadesse un meteorite in questo istante e distruggesse tutto, potrei considerarmi felice e appagata ?“. Evidentemente la risposta è stata negativa e la bella Giulia decise, appunto, di partire per una Nazione che aveva già conosciuto in occasione di un viaggio universitario.

Ho letto il suo articolo e penso che la storia di Giulia sia una delle tante storie di persone che, ad un certo punto, partono e cercano fortuna altrove. In questo mio post non è assolutamente mia intenzione sminuire ciò che lei ha fatto o sta facendo, anzi le faccio i miei complimenti perchè il coraggio va sempre premiato.

Tuttavia, alla mia età, ho smesso già da un pezzo di credere alle favole. Di gente che parte per andarsi a rompere il culo, magari facendo il pizzaiolo a Londra per due sterline, ce n’è tantissima, solo che, secondo me, molti non hanno sta gran voglia/capacità di creare pagine su facebook. Tuttavia, anche in questo caso, complimenti a chi fa, della sua esperienza di vita, un’occasione per creare un sito che gli porta schei (non come questo blog…) o, come già accaduto in passato, addirittura dei libri.

Anni fa mi capitò di leggere una storia del genere: “Ciao ! Mi chiamo Gesualda, mi sono licenziata, ho preso uno zaino, un sacco a pelo, e sono partita alla ricerca del mio Io, che non è dentro il mio Io, ma che sarà in qualche parte del mondo magari insieme a qualche Tu. Ho scritto un diario del mio viaggio, che poi è diventato un libro, il quale costa tre euro iva compresa; se volete, potete acquistarlo andando sul sito bla bla bla, grazie, vi voglio bene, salutatemi il mio gatto che si chiama Sfigatto”. Alla faccia del “mollo tutto, vado via, inizio un nuovo percorso di vita e lascio tutto alle spalle”…

Vi sembro sarcastico nei confronti della gente che ha due coglioni grandi così e che parte perchè vuol vedere l’alba a Sidney prima che le caschino meteoriti addosso ? Ma no, state pensando male ! Tuttavia non sarei il Mobys se non scrivessi le mie umili ed oneste considerazioni, pur sapendo benissimo che rappresentano pensieri che non piaceranno a nessuno (perchè a chi non piace la storia di Pasquale vestito da carnevale che lascia l’America Centrale per andare a vivere a Monreale ?):

  1. Credo che sia difficile trovare, al giorno d’oggi, una persona che dica “se la mia vita finisse fra cinque minuti, io comunque mi considero una persona felice ed appagata”. Una cosa del genere forse la può dire solo gente come Boateng, il quale, probabilmente, ancora oggi, si chiede se è vero o meno che condivide il letto con Melissa Satta. Idem per la compagna di Patrick Dempsey, il cui fascino, peraltro, è paragonabile al mio, e per questo motivo ancora non capisco perchè lui abbia con le donne un successo leggermente superiore al mio !
  2. Chi non vorrebbe partire e conoscere i tanti posti meravigliosi di cui è ricco il mondo ? Si può vivere alla giornata, per carità, ma bisogna anche pensare al futuro. E allora se sei di ottima famiglia, hai il papino imprenditore di se stesso, con la fabbrichetta e il Cayenne, è facile pensare al “siccome io non sono felice, domani prendo il volo per i Caraibi e vado ad aprire un negozio di preservativi usati”. Insomma, per dirla all’Aristotele, se hai il culo ben coperto, è facile fare lo pseudo trasgressivo e dire “picciotti vado in India a bere un the caldo”, tanto lo sai benissimo che, quando tornerai, tra sei mesi o sei anni, avrai quantomeno una casa che ti aspetta e probabilmente un lavoretto sicuro. Inizierai a lavorare sul serio a 40 anni, dopo averne passati 15-20 a cazzeggiare con i canguri ? E cosa te ne fotte ? tanto sicuramente nemmeno saprai cosa significa versare i contributi pensionistici, nè cosa sia la pensione !
  3. Quando uno sente la necessità di partire, è bene che vada. Ve lo dice uno che ha sofferto parecchio nei suoi ultimi anni di vita in quel di Palermo. A Verona sono per certi versi “rinato”, e ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate. Io, a differenza di Giulia, quindici anni fa ho fatto un saltino misero, ma nel mio piccolo ho fatto la mia scelta coraggiosa. Allora perchè proprio io prendo leggermente per il culo chi molla tutto e va in Australia ? Per il motivo descritto nel punto precedente e soprattutto per ciò che dicevo sopra cioè che, a prescindere dalla storia di Giulia, vedo, dietro la seppur indiscutibile scelta coraggiosa, anche tutta un’organizzazione fatta di pagine facebook e blog, mentre di gente che parte e va a farsi un mazzo così, ripeto, ce n’è davvero tanta, ne sono sicuro; solo che il pizzaiolo londinese non si fa i selfie, nè tantomeno ha il tempo per pubblicare le foto delle verdi praterie dove c’è Heidi che corre per andare a guardare il nonno che trascorre ore a mescolare il latte continuando a dire “zio stracan … che du cojoni….”.
  4. Anche in questo caso non parlo di Giulia: smettiamola con sta ricerca del proprio Io andando in Tibet, Quebec o fra le montagne del Machu Picchu. Tutte minchiate. Viaggiare è bello perchè … è bello. Viaggiare si può fare se si hanno schei. C’è gente che lavora in funzione dei viaggi e a casa ha un tv in bianco e nero che trasmette ancora il Carosello. Scelta di vita assolutamente rispettabilissima, lo dico sinceramente ! Non mi fate diventare mistico qualcosa che è puro divertimento ! Se sei in guerra con te stesso, starai male a Palermo, Verona, Bergamo alta, Campobasso bassa, Tokyo, Nepal, ecc. Risolvi prima i problemi col tuo Io e poi fatti i tuoi bei viaggi. Nessun luogo, nè tantomeno alcun fattore esterno, può scatenare quel qualcosa dentro di te che porti all’agognato miglioramento.

Conclusione: siate liberi di fare quel che cazzo volete, sempre e comunque ! Potete creare financo un sito dove appare la statistica delle vostre capatine al cesso. Siate liberi di pensare e scrivere ciò che volete, siate liberi di far sognare altre persone dicendo che vivete in Australia dando da mangiare alle galline in una fattoria oppure che mentre vendevate kebab avete incontrato dei ragazzi argentini e l’indomani siete partite con loro verso nuove mete (frasi che ho letto sul serio). A tal uopo, mi verrebbe istintivo dire che ciò accade perchè siete gnocce e avete un patrimonio naturale che potete sfruttare, mi verrebbe da dire che se io vendessi kebab e chiedessi a tre ragazze argentine di potermi unirmi a loro, mi manderebbero a cagare, ma non voglio fare un discorso sessista, tanto ci siamo capiti, siamo gente matura e sappiamo benissimo come va il mondo. Ricordatevi che il potere della vagina è enorme, a prescindere dal suo utilizzo (cit. Mobys). 🙂

Siate liberi, quindi, di far ciò che volete, però consentitemi di fare le mie riflessioni e di pensare che le favole vanno bene solo per i bambini. E allora, carissimi trasgressivi rivoluzionari, raccontateci i vostri bei viaggi ma diteci anche che avete il culo ben coperto. Per me, chi decide di dare una vera e propria svolta alla sua vita, deve prendersi una valigetta, avere tanti bei sogni, non voltarsi mai indietro e …. gettare il cellulare nel cesso ! E’ facile parlare di “scelta di vita” andando in Australia, piuttosto mettetevi in gioco spalando merda in Africa, senza acqua ne wi-fi: altro che blog !

Scusate gli errori.

Il lavoro dei miei sogni

In una delle mie gite domenicali mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. Scusate, quando penso agli Autogrill la mia mente inizia a Danteggiare. Torniamo in blog. Cercare di prendersi un caffè in un autogrill è  davvero un’impresa, in quanto rappresentano gli unici posti dove si fa prima ad andare ad espletare i propri bisogni fisiologici piuttosto che a prendersi un caffè.

Faccio da anni questa vita e la scena è sempre la stessa. Si ferma il classico pullman di turisti, entrano tutti sorridenti, si scambiano sorrisi, abbracci, palpeggiamenti e non manca la classica frase: “il tempo che voi prendete il caffè noi facciamo un bisognino”. Ecco, al ritorno dal “bisognino”, quei poveri cristi devono ancora fare lo scontrino !

L’altra volta ero verso Padova e addirittura ci rinunciai. E per il Mobys, rinunciare al suo caffettino mentre è in viaggio, è come per Rocco Siffredi evitare il sesso ! In quella landa desolata c’era una povera crista che faceva prima lo scontrino e poi preparava il tutto. Siccome siamo in Italia, vi lascio immaginare il tempo che persi guardando quella santa donna che doveva preparare un caffè d’orzo in tazza grande, un cappuccino deca, un deca senza cappuccino, un caffè macchiato caldo, un caldo macchiato freddo, ecc. Me ne andai mandando affanculo la società che gestisce questi posti di frontiera. Capisco che l’afflusso è enorme ma quantomeno un minimo di organizzazione !

Non sempre scappo, anzi quello fu un caso raro. Un’altra volta, mentre aspettavo il mio lurido caffè, vedevo il tizio davanti la macchinetta che non aveva nemmeno il tempo di voltarsi. C’era il “chiamatore” (da non confondere con “chiavatore”) che continuava a gridare cosa c’era da preparare (un classico di molti bar) e lui non si fermava nemmeno un istante. Uno dei pochi autogrill organizzati seriamente, ma che pena mi fece quell’uomo ! Guardavo lui che continuava a muoversi come un pazzo, montando e smontando il braccio della macchinetta del caffè, e pensavo al mio stress lavorativo. Mi chiesi “ma sto qui, se sta correndo nei cinque minuti in cui io sono qui, come arriva a fine giornata ?”. Quasi quasi rivalutai il mio lavoro ma ovviamente poi, arrivando il lunedì, mi bastò un’ora per tornare ad essere il perenne esaurito stressato di sempre.

Non voglio fare un post psicologico serio sullo stress. Secondo me, molto dipende dal carattere che abbiamo e dalle aspettative che i datori di lavoro si fanno su di noi. Un po’ come a scuola, quando venivo bocciato perchè, secondo i professori (riporto le loro parole), io potevo fare molto di più, mentre quel coglionazzo di La Monica, poverino, non ci arrivava, quindi tanto vale promuoverlo per “sopraggiunta penosità”.

Io, per esempio, sono convinto che un’altra persona, al posto mio, si fermerebbe molto prima, tirando fuori il classico “io non posso arrivare a fare mille cose” e passando comunque per bravo ed onesto lavoratore. Mica puoi licenziare un tipo che non può arrivare a fare mille cose ! La conclusione, quindi, qual è ? che il Mobys è un pollo. Questa è una delle tantissime pecche della nostra povera nazione oramai allo sbando e fondata su Facebook. Paradossalmente vince chi sa vendersi meglio, chi passa per colui che quantomeno ci prova, ovvero il cretino di turno che non è licenziabile perchè è un cretino che non manca mai e soprattutto perchè … non ci arriva. Con buona pace del “popolo dei Mobys”, che non può permettersi nemmeno un attimo di distrazione perchè altrimenti il popolo dei cretini, ovviamente e puntualmente “rilassato”, commetterebbe una serie di minchiate.

La scorsa domenica pensavo che, probabilmente, ho l’indole dello stressato e andrei fuori di testa anche se facessi un lavoro stupidissimo. Insomma sono difettoso io (del resto sei sempre sbagliato se stai male lavorando per un’azienda che non è la tua !), ci tengo alla perfezione, mi piace fare le cose fatte bene, curo qualsiasi cosa al millimetro, non tollero distrazioni. I miei titolari non sono dei despoti, sono io che “instintivamente” sono portato a lavorare in una certa maniera.

Ma essendo domenica e avendo bisogno di far viaggiare la mente verso orizzonti perduti, pensai: quale minchia di lavoro mi consentirebbe (ripeto, in teoria !) di arrivare a sera mentalmente rilassato o comunque non fuso ?

Vista la mia eterna passione per il giornalismo, al primo posto metterei la professione di Giornalista Vaticanista. Al di là della bellezza dell’ambiente che frequenti, dove sta la difficoltà nel raccontare che è stato eletto Papa Pink piuttosto che Papa Brown ? “Ciao, sono un giornalista e mi occupo delle faccende del Vaticano; in pratica il 99% delle cose non le sapremo mai, quindi devo solo scrivere quattro minchiate sul restante 1%”,

In questi ultimi due mesi la mia titolare si è (per fortuna solo leggermente) infortunata e ha avuto qualche difficoltà a muoversi. E’ stata assunta una “dog sitter” la quale, ogni giorno, veniva a prendersi il cane per fargli fare una bella passeggiata (altrimenti diventava 700 kg., stando sempre fermo) e i relativi bisogni. Lo ammetto, nutrivo un sincero sentimento di invidia nei confronti di questa persona. Ok, probabilmente al mese guadagnerà la cifra che mi cucco io in una settimana, ma vuoi mettere ? Arrivi alla sera e, mentre io vado a letto alle 21.30 con la vista stanca e la testa che mi gira, lei racconta a suo marito che il cane oggi ha fatto tanta cacca… “Caro, avresti dovuto vedere ! Ma poi che colore ! No marrone come ieri, più scura, anzi direi quasi sul nero-profugo”.

Un lavoro secondo me senza stress è anche la maschera del cinema. Deve solo staccare i biglietti. Al limite deve dire solo un “Prego…”, ma non è mica obbligato ! “Caro, ti vedo stanco stasera, come è andata ? “Amore, sapessi quanti biglietti ho staccato ! sto film non ci voleva, è stato un continuo stacca-stacca e un continuo prego-prego”.

E che dire del casellante ? Si ha una certa responsabilità, logico, ma che minchia deve fare ? Deve aspettare una telefonata e poi il suo grande sforzo è premere il tasto che aziona la meccanica che fa abbassare le barriere dei passaggi a livello, per poi ripremerlo non appena il treno ciuff ciuff passa. Che può succedere ? che ti dimentichi ? Stocazzo, devi fare solo questo !

A proposito di giornalismo, che ne pensate di “recensore di ristoranti” ?? Parlo di una figura seria, non dei michioni che scriviamo su TripAdvisor ! Parlo di coloro che danno le stelle, i cucchiai di argento, le forchette d’oro, i cortelli di mona, ecc. ecc. Ti siedi, mangi come un maiale e devi far finta di capirne. “Mmmmmm questo pesce è cotto alla perfezione”. E che ci vuole per dirlo ? Mica vanno nelle bettole, i ristoranti stellati sono già di un certo livello senza bisogno di giudizi di pseudo esperti. Ma poi esperti de che ? Il cibo è una cosa di un soggettivo unico, il piatto che per te è incredibile, ma che costa 90 euro, a me può fare anche cagare !

I giornalisti spesso svolgono le mansioni di “Opinionista”. Altro che bel lavoro per nulla stressante. Sei invitato in tv, ti truccano, ti pettinano, ecc., e devi solo sparare quattro minchiate e tonnellate di luoghi comuni. Fai sempre bella figura, basta dire che sei “pienamente d’accordo a metà” con quanto detto dal sig. X e che la politica non è credibile, “ve lo dice uno che è stato perfino in Klondike” … 

Aspettate ragazzi, mi sto dimenticando del Sacerdote !! Altro che stress, caro Mobys, viste anche le tue performance in campo sentimentale, ti ci vorrebber un bel sacerdOZIO…. La domenica ci sono pure i piccoli aiutanti di babbo natale che ti girano le pagine del librone che devi leggere. Devi solo leggere, niente da imparare a memoria. E’ perfino più semplice di cantare una canzone a Sanremo !

Potrei continuare facendo altri esempi, ma mi fermo qui. Anzi, per concludere, una menzione speciale ad un lavoro che potrei fare senza problemi e che non mi creerebbe stress alcuno è l’inventore degli spot sulle automobili. Ma ci fate caso che quasi tutti gli spot sulle auto hanno dei testi ridicolissimi basati su metafore, iperboli e pensieri complicati completamente inutili o fuori luogo ?

Un saluto a tutti e scusate gli errori.

 

“Negativi”, siate maledetti !

In quel tempo, su facebook, notai un banner (cartello), il quale recitava una roba del genere: “La negatività uccide i neuroni, se state perennemente a contatto con i lamentosi-negativi, vi brucerete il cervello”.

Partiamo dal principio che, secondo me, chi pubblica link del genere, ha il problema principalmente nella sua testa. Pensateci bene: a voi cosa minchia ve ne frega di dire che bisogna stare alla larga dalle persone negative perchè altrimenti si corre il rischio di diventare degli ebeti ? Cosa rappresenta il tuo ? un consiglio ? Un allarme medico pissicologico duodenale ? Una perla di filosofia ? Un messaggio rivolto a quella determinata persona ? E’ uno slogan che ti vede d’accordo ? Grazie per avermi reso partecipe di questa tua profondissima riflessione, ma resto perplesso. Questa cosa mi ricorda tanto quella categoria di uomini che ha spesso in bocca la parola “frocio”. Perchè continuare a mostrare il tuo disgusto nei confronti dei “froci” ? Che problemi hai ? Sei un normalissimo uomo eterosessuale ? Allora non badare a cosa fanno gli altri, nessuno sta misurando la tua virilità, rilassati ! Insomma spesso si grida al frocio quasi per dimostrare di essere “tanto uomo”, in realtà probabilmente sei il primo che certe sere dai un bacino a tua moglie e vai a trans …

Voi direte: Mobys, ti lamenti di chi grida “Dagli al lamentoso”, ma poi scrivi un post sull’argomento ? Certamente ! Ma io sono scienza, non fantascienza, come diceva un bellissimo spot della Telefunken negli anni 80. Cosa c’entra la scienza ? un cazzo ! ma volevo vedere se eravate attenti !

Le persone negative rappresentano un vero e proprio dramma nella vita di ognuno di noi. La maggioranza di loro non si rende conto di esserlo e magari voi stessi ci fate caso dopo qualche anno che frequentate quella persona.

I negativi sono una razza subdola perchè non riesci ad identificarli chiaramente. C’è l’inguaribile ottimista, il nostalgico malinconico, il polemico, perfino il pessimista, ma il negativo non lo riconosci a prima vista. Il pessimista lo scacci, il negativo magati ti entra nell’organismo come un veleno che ti ucciderà pian piano, su questo quel banner dice il giusto.

Come riconoscerlo ? Innanzitutto smonta ogni tua idea senza farti proposte alternative. Insomma tu sbagli. Perchè ? “Cosa te ne frega del perchè ? ti sto dicendo che sbagli, abbi fede !”. Tirano fuori delle presunte esperienze su svariati campi (tipo “io di viaggi me ne intendo”, ma alla fine non sono mai stati a più di 10 km lontano da casa), al solo fine di tarparti le ali, di spegnere il tuo entusiasmo. Qualsiasi meta tu abbia in testa, è una meta sbagliata. Altro che “Quelo”….

Sostenere sempre e comunque non è una cosa che apprezzo. Un vero amico ti sostiene ma ti critica quando c’è da criticarti. Ragazzi, non esiste la perfezione assoluta, nemmeno tra una coppia che sta festeggiando il proprio 50simo anniversario di matrimonio ! Quindi vaffanculo ai negativi, ma vaffanculo anche a coloro che vi dicono che siete mitici, fighi, troppo divertenti, simpaticissimi, ecc. ecc. Sono persone false che ve ne diranno di tutti i colori non appena gli volterete le spalle.

Ma torniamo ai negativi. Prendete chi va a fare un po’ di sano jogging la sera. Sei stanco, stremato ma contento di aver dedicato qualche minuto della tua giornata a te stesso, solo a te stesso ! Ecco, ci sono due categorie di persone: c’è chi ti fa i complimenti perchè hai corso un’ora e cerca di stimolarti per farti arrivare a 90 minuti, c’è chi ti dirà “Non avrei scommesso che avresti corso per più di dieci minuti !”. Vaffanculo Negativo ! Io voglio correre, tu stai partendo dal principio che mi sarei fermato subito perchè, in fondo, non credi in me, corsa o non corsa ! Per non parlare di coloro che tengono a puntualizzzare che correre è una perdita di tempo, molto meglio mangiare ogni sera finocchio e tofu, con una spolverata di curcuma  in un letto di crema di asparago.

Negativi, siate maledetti ! Negativi quando ti dicono che non vale la pena cambiare lavoro perchè “meglio di questo cosa pretendi ?” (capisco e ringrazio per i consigli, ma bisogna capire quando una persona parla tanto solo per lamentarsi oppure ha una seria necessità di cambiare). Negativo chi smonta il tuo hobby: “ma quanti soldi spendi per i fumetti ? ma sei pazzo ?”. Tutta gente che poi magari spende schei comprando sigarette o l’ennesimo paio di scarpe.

Negativo colui che malgrado ti veda emozionato, ci tiene a precisare che quella tipa o quel tipo non fanno per te. Perchè ? Su quale base fondi questa tua idea ? In fondo su nessuna, perchè nessuno può sapere a priori se una storia può andarti bene o male, nemmeno se il grande professorone di turno conosce quella persona da una vita. A parte ciò, scusami, ma è mai possibile che tu mi veda male con qualsiasi donzella ? E’ mai possibile che siano tutte merde ? In realtà la tua negatività sta nel fatto che non vuoi vedermi felice ! Stessa cosa accade quando magari apri un’attività commerciale: “sta zona è morta”, “c’è grossa crisi”, “oggiggiorno aprire un’attività è da pazzi”, “l’insegna è troppo grande”,”le cameriere hanno le tette troppo piccole”, ecc. ecc.

Potrei continuare a fare altri mille esempi ma voglio concludere questo post con un’altra figura che mi sta parecchio sulle palle: il negativo-indifferente. Spesso dico che un sms può cambiarti la giornata. Ecco, secondo me, anche i silenzi sono risposte e certi silenzi sono spesso sinonimi di sana indifferenza ma anche del principio “non volevo darti un dispiacere”. Non funziona così ! Nel mulino che vorrei bisogna parlare con le persone: meglio essere nudi e crudi piuttosto che rifugiarsi nel silenzio. Il Silenzio, per me, è sinonimo di negatività. Meglio dirmi stronzo, piuttosto che fare finta di niente.

Lo so, non c’è speranza. Tutti noi dobbiamo sorbirci sti cazzi di negativi, sono probabilmente di più, non possiamo sfuggire ! Siamo condannati a una vita accanto a persone che il martedì ti dicono che “su Meteo.it c’è scritto che domenica piove”, persone che ti dicono che “è inutile fare sacrifici, grasso è bello”, persone che continuano a ripeterti “quella non fa per te”, persone che dopo aver visto 100 foto che hai scattato in Toscana, si soffermano sul panino che hai mangiato, persone che, delle 1000 parole dell’articolo che hai scritto sul tuo blog, vengono a criticarti la frase conclusiva.

Concludo: molti dei miei amici, leggendo questo post, avranno pensato “Mobys, ma anche tu spesso sei un Negativo”. Per carità, ognuno è libero di giudicarmi come vuole. Io ammetto di essere spesso “non particolarmente il massimo della positività”, ma in me, oltre a solitudine, malinconia e nostalgia canaglia, c’è speranza, mai negatività !

Io sostengo chiunque, cerco di capire le persone, ascolto tutti e cerco di far sorridere sia il bimbo sul passeggino che la veciota che incrocio con il carrello della spesa. Dentro di me nutro la grande speranza che tutto cambi in meglio, sia per me che soprattutto per le persone che soffrono. Credo nel cambiamento, in un domani migliore e credo assolutamente che ognuno di noi abbia, dentro di se, i mezzi per migliorare la propria vita e perfino la vita di chi gli sta attorno.

Non credo agli “eterni clown”, ovvero a coloro che sembrano sempre allegri, divertenti e con la battuta pronta. Mi stanno sui coglioni. C’è falsità in loro, ne ho parlato prima. Ci vuole equilibrio nella vita, in tutto ciò che si fa. L’allegria è cosa buona e giusta ma non bisogna mai dimenticare che “Risus abundat in ore stultorum” (il riso abbonda nella bocca degli stolti).

In definitiva, una cosa è certa: le persone che criticano e giudicano negativamente ogni passo che fate non sono amiche, sono da mandare gentilmente e cordialmente affanculo.

Scusatemi per gli errori.

Uomini Soli

Da quando ho sposato la filosofia buddista, oltre a trarre una serie di benefici dalla pratica, è accaduta una cosa alquanto strana: le persone mi cercano di più, hanno voglia di parlarmi e di raccontare le loro problematiche, più o meno importanti. Probabilmente sperano che, nella mia ritrovata serenità, possa aiutare anche loro. Del resto, li capisco: se un caso disperato, un eterno orso incazzoso come il Mobys, adesso sorride a destra e a manca, posso farcela anche io ! Dimenticano però che buddismo non vuol dire sorridere sempre.

Marco è stato sfortunato. Il mio eterno amico dai tempi delle scuole superiori, mi chiama via Skype giusto oggi, in quella che ho definito la mia peggior domenica da quando sono buddista. Mentre sentivo il tipico segnale di chiamata sul Mac, pensai: “Speriamo che sia mio fratello che vuole commentare la grande prova della Giuventus”. Invece era appunto Marco. Ci sentiamo raramente, non potevo non rispondere, e poi non ci vuole un cazzo a far finta di apparire felici e sorridenti davanti ad una webcam.

Marco, tantissimi anni fa, era un tranquillo studente di Psicologia. Da un momento all’altro decise di diventare prete. Ebbe la cosidetta “chiamata”. Ricordo ancora quando mi telefonò per darmi la lieta notizia. Ai tempi ero così giovane ed ignorante che per me, tale scelta, appariva inconcepibile, assurda e, un po’ come tutti quando si sentono dire una cosa del genere, pensai: “Che stupido, come si fa a rinunciare al ficco ?” (tradotto: a fare sesso). Del resto, a 20 anni, che riflessione filosofica vuoi fare ?

Lui ha letto il mio precedente articolo (quindi è uno dei cinque), rimase colpito dalla mia trasformazione filosofico-religiosa e voleva saperne di più. Gli raccontai di questi ultimi tre-quattro mesi, delle cose che mi hanno entusiasmato del buddismo ed accennai solo molto vagamente i motivi per cui, in questi giorni, ho un enorme giramento di palle. Lui continua la sua vita da frate, si trova in un Monastero campano e non mi sembrava più contento di me. Non ci siamo confrontati sui motivi del rispettivo ed evidente (altro che far finta davanti la webcam…) “scoglionamento”, ci siamo limitati a ricordare i soliti aneddoti legati alla professoressa di matematica che era brutta come la morte e a discutere sulla neve che ha messo in ginocchio il povero centro Italia.

Non ho mai visto Marco così strano. Una delle cose belle delle amicizie storiche o comunque Vere, è che sai benissimo che a quella determinata battuta, magari su quel tale personaggio, il tuo amico sorride. Fate le stesse battute da vent’anni e ci ridete ancor oggi, come ieri. Stavolta fra Marco non sorride come al solito ed io non sono un pagliaccio, non sono un comico di Zelig, oggi non sono nemmeno il solito Vincenzo.

Intuisco dalle sue parole che non c’è pentimento per la sua scelta, c’è piuttosto una grandissima solitudine. Dopo più di vent’anni trascorsi a fare sempre la stessa vita, alzataccia all’alba, preghiera, pranzo, preghiera, cena, preghiera, notte, probabilmente, malgrado la vocazione, subentra un senso di solitudine o comunque non c’è quella gran voglia di spaccare il mondo e di vivere con immensa gioia.

Chiudendo la conversazione, che definirei non la più triste ma sicuramente la meno sorridente e brillante della nostra lunga carriera di amici, mi venne in mente che io e Marco, per dirla alla Pooh, non siamo altro che Uomini Soli. Lui in quanto prete, io “per scrivere il romanzo che ha di dentro o perché in un mondo falso è un uomo vero”.

Sarebbe bello riavvolgere il nastro, carissimo Marco, tornare in quel cazzo di laboratorio di chimica dove continuavo a fare il buffone mischiando nelle ampolle tutto ciò che mi capitava a tiro, giocando al “grande chimico” ! Sarebbe bello tornare ai tempi in cui i nostri guai erano rappresentati dal fatto che il professore di Radio avrebbe interrogato. Eravamo giovani e forti, pensavamo di essere i padroni del mondo, prendevamo in giro le poche ragazze che frequentavano l’Industriale, il tutto con il nostro modo di fare opposto (tu tranquillo e pacifico, io organizzatore di manifestazioni sinistroidi per far vacanza), ma che ci rendeva una coppia di compagni di classe e soprattutto di amici infallibile. Quante volte abbiamo immaginato una cena con le nostre future mogli e magari anche con i nostri rispettivi figli ?

Entrambi palermitani DOC, adesso tu sei in un paese sperduto del Sud, io in un paese sperduto del Veneto. Credenti o non, in ogni caso non abbiamo l’assistenza (“se è vero che ci sei”), del Dio delle città e ci rendiamo conto che le persone che ci stanno accanto non possono o semplicemente non vogliono darci quello che cerchiamo.

La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno” (Jim Morrison).

Noi continueremo a vivere seguendo la nostra rispettiva vocazione: tu religiosa, io cercando di far ragionare la gente più col cuore che con la testa.

Il problema è che “quaggiù non siamo in cielo e se un uomo perde il filo è soltanto un uomo solo”, ed io oggi, carissimo amico mio, ho la netta sensazione che entrambi abbiamo perso il filo.

giugno: 2017
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Foto da Flickr

Bye bye Palermo! :sob:

Villa Pisani a Strà

Fontana delle tette, Treviso

Milano

Tomba Sant'Antonio Maria Gianelli

Lago di Garda visto dalla Rocca di Manerba.

Duomo di Bobbio

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