A chi interessa la “non notizia” ?

Un paio di sabati fa, ebbi qualche secondo di esaltazione dovuto alla goduriosa sensazione di non sentirmi più l’unico “tendenzialmente pazzo” abitante sulla faccia della terra. Facevo la spesa dentro un noto supermercato tedesco e, mentre mi aggiravo fra gli scaffali, notai che i commessi, sistemando la merce, parlavano da soli.

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Viva la Mamma (da Nanni Moretti a Fox Tv).

Siamo giunti al tramonto della Festa della Mamma 2016. Una ricorrenza che mi ha fatto venire in mente due capolavori visti in tv: il film “Mia madre” di Nanni Moretti e il telefilm “Mom“, in onda ogni sera su Fox Tv.

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Nuove “Reactions” su Facebook : quando un clic è comunque meglio del silenzio…

Mark Suchenberg mi scrisse una email verso fine novembre. Lo ricordo ancora oggi perché in quel periodo “festeggio” (ancora non ho capito se autoironicamente o con cognizione di causa) il mio approdo in terra veneta, avvenuto il 20 novembre del 2001.

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Masterchef Italia (edizione 5) è una cagata pazzesca.

Si lo so, parecchi di voi, ieri sera, subito dopo l’eliminazione della mia adorata Rubina, avranno pensato: “E adesso chi lo tiene il Mobys ?“.

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Un Masterchef (edizione 5) nordico in cui Rubina fa innamorare mezza Italia. 

Ci risiamo: non appena trovo la donna dei miei sogni, diventa popolarissima e addio Mobys ! Scherzi a parte, eccoci qua a parlare della quinta edizione di Masterchef. Il mio precedente articolo, pubblicato il 6 marzo del 2015 (Amaro Masterchef), era amaro come il suo stesso titolo, adesso parliamo invece di qualcosa di positivo.

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La bimba che piange e la Fiera dei cretini.

In giro si dice che, durante la vendemmia, divento più cattivo del solito. Macchè ! Non sono io cattivo, sono le persone ad essere stupide.

Grandi polemiche, in questi ultimi giorni, a seguito del pianto di una bimba durante uno dei capolavori dei programmi Rai, ovvero “Ti Lascio Una Canzone”. Dalla mente geniale dei suoi autori e della sua conduttrice Antonella Clerici, è uscito fuori un programma che, a differenza di “Io canto”, sottopone i bambini al giudizio di “esperti” (ahahah).

Sabato scorso, come molti di voi sapranno, uno dei tanti disgraziati che cerca ancora disperatamente di ritagliarsi una particina nel panorama televisivo, ovvero Pupo, ha dato un voto relativamente basso alla piccola veronese (precisamente di Arcole), ovvero “Sette”, e ha espresso un giudizio forse troppo duro. La bimba piange in diretta, la regia sbatte il mostro in prima pagina (primo piano), la Clerici ridacchia (al solito suo) e accompagna fuori la piccola Caterina.

Puntualmente, dopo cinque minuti, scoppiano le polemiche varie et eventuali. E’ giusto far giudicare i bambini ? E’ giusto far fare un talent show ai bambini ? Pupo è un coglione ? La Clerici è un’idiota ? Ne parlano tutti, giornalisti e non, moralizzatori e non, pissicologi (che ormai trovi ovunque, anche dal fruttivendolo) e non. L’idea che mi son fatto io è che, in questa storia, di cretini ce ne sono tanti, altro che Pupo (o solo Pupo).

Sono abbastanza cretini i genitori che pongono il loro insano egoismo davanti al rischio di far fare un passo più lungo della gamba ai loro figli, ed è oramai indefindibile la Rai, la quale, a mio modo di vedere, ha sicuramente raggiunto il livello qualitativo più basso da quando esiste (basti guardare una telecronaca. Impossibile non vomitare, specie se sei abituato a Sky). L’ideatore di “Io Canto” e “Ti Lascio una canzone”, Roberto Cenci, ha chiesto alla Rai di cancellare il suo nome dai titoli di testa. Lui aveva in mente un altro programma, sicuramente meno merda di questo, fatto di bimbi che cantavano ma che non competevano fra loro, addirittura davanti una giuria.

Ormai in televisione è assoluto protagonista il pianto. Pianto forever, pianto in tutte le forme. Siamo partiti da Miss Italia, poi ci fu il Grande Fratello, ora si piange ovunque. Perfino nel gioco più stupido dell’universo, ovvero quello dei pacchi, ho visto gente che piangeva. Accade quando fanno vedere (proprio fotocopiando il Grande Fratello) un breve filmato della famiglia del partecipante. Lui, ma più spesso lei, si commuove (si sa che le donne sono molto più sensibili… diciamo ai miei livelli a cospetto della problematica-dieta). Aspè, mi consenta, ma quando hai visto i tuoi parenti ? due ore fa ?! Vuoi farci credere che hanno realizzato il filmato mentre tu eri rinchiuso da sette anni in tibet o dentro il camerino del teatro ?

Piangono tutti, figurarsi una bambina ! Solo che un conto è che pianga quel pezzo di gnocca di Miss Italia, un conto è, ripeto, mettere dei bambini di fronte ad un giudizio. “Servirà per rafforzare il loro carattere”, chiosa qualcuno. Ma che cazzo dite ? ma vai a rafforzare il cervello di certi genitori, piuttosto ! Le sfide sono importantissime ed è cosa buona e giusta educare i giovani a questo tipo di cultura, ma dobbiamo parlare di adolescenti, non di bambini. Tanto di cappello ai genitori che supportano i propri figli, aiutandoli a rialzarsi dopo qualche amara caduta, ma qua parliamo di altro. E’ sbagliata, in definitiva, l’idea stessa del programma, a prescindere dal piagnisteo di turno (scommettiamo che scenderanno altre lacrime ?).

Nel momento in cui istituisci la postazione dedicata a tre/quattro coglionazzi che oramai sono spariti dalla circolazione musicale e non (la scorsa settimana tal Massimiliano Pani diede un bel 5 ad un altro concorrente. Ma cu cazzu è Massimiliano Pani ? In un’altra trasmissione vidi un altro “resuscitato” di lusso, ovvero il mitico Marco Masini, con torso depilato e camicia aperta tipo fighetto da discoteca), crei inutile ansia e fai in modo che si partorisca un giudizio che, in ogni caso, è sbagliato: se sei severo, i bimbi piangono, se sei troppo buono che senso ha ? Dalla prossima puntata voleranno gli otto “onde evitare fiumi di lacrime” ? e se qualcuna riceverà un quattro, si trasformerà in bambola assassina ?

Cretini. Come cretino è colui che ha suggerito a Caterina di cambiare versione. “Non ho mica pianto perché mi hanno dato un 7, ma perché il maestro, per la prima volta e davanti a tutti, mi ha detto che sono stata brava e ho fatto tutto giusto“, racconta a L’Arena. Ma mi pigghi pu’ culu ? Suvvia piccinina ! Una cosa l’ha imparata: l’arte di arrampicarsi sugli specchi.

La conclusione è quella a cui giungo ogni qual volta che parlo di tv: è possibile che la tv, che non sia Sky, torni ad essere di qualità ? io ormai ci credo poco. A parte “La 7” (peraltro in vendita), vedo tanta pochezza, in tutti i sensi. L’altro giorno parlavo con mio fratello del 3D. Può piacere o non piacere, come il pesce-ratto (cit. Filini), ma il problema maggiore è che ancora siamo molto indietro con il “semplice” HD. Rai 1 e Italia 1 sono in hd, ma specie la prima non offre un segnale in alta definizione stabile. Con il passaggio, oramai definitivo, al digitale terrestre, auspico una diffusione maggiore di questo tipo di trasmissione, anche perchè ormai quasi tutti abbiamo a casa un apparecchio televisivo moderno.

Non mi resta quindi che ribadire il mio solito concetto: i 40/50 euro mensili di Sky sono ben spesi, i 115 euro annui di canone Rai, sono un furto. Ed io lo pagherò sempre mal volentieri, almeno fino a quando questa cifra non sarà destinata anche alle altre tv, specie a quelle locali. Quello si che sarebbe un “canone per la ricezione del segnale televisivo”. Altro che Antonella Clerici o Enrico Varriale da bordo campo…

Facebook: spesso bisogna turarsi il naso.

Durante le ferie, avendo molto tempo a disposizione (oramai dare una lettura ad un quotidiano sportivo ti occupa non più di dieci minuti), ho riflettuto e letto parecchi pareri sparsi sul web e non vi nascondo che, per certi versi, ho “limato” qualche mia convinzione.

Ho sempre definito Facebook un validissimo (il numero uno) social newtork per quanto riguarda il marketing. Avrete senz’altro notato che tutte le aziende, piccole e grandi, fanno riferimento alla loro pagina Facebook. Anche nelle vetrine dei negozi oramai campeggia l’adesivo “Seguici su Facebook o Twitter”. Quello che ho sempre contestato io è che, come in tutti gli altri socialnetwork (forse solo Meemi si salva), c’è una gran voglia di apparire ma scarsa propensione ad interagire con gli altri.

Spesso ho la sensazione che su faccialibro si badi più all’audience che ai contenuti e alla comunicazione vera e propria. E qui subentra una marea di paradossi. C’è la mamma che posta cinquecento foto al giorno dei suoi pargoletti (ma che non commenterà mai un cazzo sulla tua bacheca), c’è chi si espone fin troppo solo per postare una frase ad effetto, ma che poi, se incalzato, si tira indietro, per la serie “preferisco non parlarne qui” (e allora perchè lanci il sasso ?), c’è chi, come dissi in queste pagine tantissimi mesi fa, scrive un post solo per notare la reazione di talune persone e che, ovviamente (e stupidamente), si infastidisce se voi intervenite (addirittura cancellando i vostri commenti), c’è chi, top del top, scrive tantissimo nella vostra bacheca ma pretende “un po’ di sobrietà” nella sua e c’è chi fa collezione di amici (ma cosa ne farà ? Forse ogni cento amici c’è un buono sconto per la benzina ?).

C’è, in definitiva, come dicevo prima, tanta, tantissima voglia di esserci continuamente (magari postando dieci status al giorno), dimenticando che il “gioco” è bello se c’è interazione, e nessuno sta su facebook per leggere i tuoi continui spostamenti, dalla camera al cesso, dal cesso al garage, dal lavaggio del cane alla cagata marrone chiaro del picciriddu. Di esempi ve ne potrei fare ancora tanti altri, ma sono sicuro che voi stessi ne vedrete delle belle.

L’aspetto che mi da più fastidio è, comunque, rappresentato dal fatto che la gente non risponde ai messaggi. Questa è una cosa che non ho mai concepito, anche per una questione di educazione. Io potrei capire che infastidisca un messaggio del tipo “ciao, sei m o f ?”, oppure “ciao, hai delle belle tette”, ma se uno chiede qualcosa in maniera educata, è inconcepibile, per il mio modo di essere, dentro e fuori  internet, non ricevere una risposta altrettanto educata.

Perchè parlavo, all’inizio, di mio atteggiamento più “morbido” nei confronti di certi aspetti di Facebook ? mi riferisco alle cancellazioni, di cui io, come molti sanno, sono stato sempre un accanito sostenitore :-). La mia idea è stata sempre chiara: per me facebook è un gioco, se tu non scrivi MAI nella mia bacheca, tanto vale cancellarti. Io voglio solo persone che scrivino, perchè io sono un chiacchierone che sta ovunque, legge e scrive in moltissime bachece (e anche negli altri social sono così, altro che audience) e gradirei che mi si restituisca, almeno in parte, ciò che io do agli altri ! E allora, cancellazioni a go go e lista amici limitata ad una decina di persone “d’elitè”. Il massimo della mia incazzatura avveniva quando la persona in questione era molto attiva in bacheche altrui.

Cosa è cambiato negli ultimi mesi ? innanzitutto ho capito che, pur avendo dieci amici, quello scambio di battute/pareri/prese in giro/ecc., non avviene. C’è poco da fare: le persone che interagiscono davvero equivalgono al numero di veri amici che avete nella vita. In secondo luogo, ho dovuto sorbirmi il risentimento di tante persone che avevo forse frettolosamente cancellato. Ho sempre considerato stupido tale sentimento (scusa, se non scrivi, vai fuori dalle palle !), ora ci ho ripensato. Ed è questo il succo del mio articolo (si, lo so, ci sono arrivato dopo 600 battute, ma abbiate pazienza).

Parliamoci chiaro: la maggiorparte delle persone che vi richiede l’amicizia non scriverà mai o quasi mai sulla vostra bacheca. Vi richiedono l’amicizia o per aumentare il (maledetto) numero di iscritti o per farsi i cazzi vostri. Spesso commettiamo (io il primo) l’errore di accettare troppo frettolosamente una richiesta d’amicizia e di cancellare altrettanto velocemente. Sarebbe opportuno invece fare una riflessione a priori, perchè è meglio non accettare una richiesta piuttosto che cancellare.

Facebook non è quello che noi pensiamo. Coloro che conoscono il web dalla sua nascita, vedi il sottoscritto, difficilmente possono accettare certi meccanismi, ecco perchè spesso bisogna turarsi il naso. Quella che per noi può essere una normalissima funzione (la cancellazione), viene spesso interpretata come una grave offesa e una sorta di porta sbattuta in faccia. Mentre cancellare una persona conosciuta su fb stesso è assolutamente indolore, io consiglio di evitare di cancellare persone che conoscete di presenza, onde evitare, tra le altre cose, che questa vostra azione diventi argomento principale di una serata in pizzeria. Lo so, spesso abbiamo motivazioni valide, al di la della “scarsa attività” dell’utente in questione, ma resta sempre valido il discorso “filtro” in luogo alla cancellazione. Motivazioni valide ? Per esempio, recentemente, ho cancellato delle persone che, anzichè commentare le mie foto, mi criticavano per non averli invitati a venire con me, per non parlare di un mio collega perennemente “muto” ma che, l’indomani, alle 8.02, mi diceva “ah, ti piace il risotto di Isola !”.

Per la “massa”, facebook è come la rubrica del telefono. Se sfogliate la vostra rubrica cartacea o scorrete quella sul cellulare, vedrete che, su cento nomi, ne utilizzate cinque. Eppure vi sembra giusto avere anche il numero dello zio pino o di vostro cugino, pur sapendo che vi vedete esclusivamente nei matrimoni o nei funerali. Per molti è così, cioè “è giusto esserci”. Non mi dilungo su questo punto, ma mi limito a dire che, probabilmente, ciò scaturisce dalla scellerata idea di inserire nomi e cognomi all’interno di un sito internet. Finchè, su Mirc, eravamo “cazzone_72”, “passerina84”, “capitan findus”, ecc., non c’era nessun problema, poi sono arrivati i nomi reali e, appunto, l’effetto-rubrica telefonica 🙂

Parlavo di paradossi. Uno dei più grandi paradossi di questo cavolo di social network è che, incredibile ma vero, l’utente non si offende (o magari non ci fa caso) se non scrivete mai sulla sua bacheca, ma apre un caso politico internazione ed, eventualmente, una guerra termonucleare, se osate cancellarlo. Soluzioni ? io, sotto l’ombrellone, ne ho pensate tre: 1) disattivare l’account, per la serie “mi sono rotto i coglioni del fatto che una cosa nata nel mondo virtuale può incidere (perchè incide, che vi piaccia o meno !) nella mia vita reale”; 2) applicare il famoso “Lodo Mobys”, cioè “lasciare cadere la cosa”, ovvero allontanarsi senza fare proclami (cosa che ho già sperimentato positivamente quando ho abbandonato altri social. Temevo di non poterne fare a meno, invece non me ne sono mai pentito); 3) utilizzare i magnifici filtri che vengono offerti dal mezzo stesso. Mettete tutti su una bella lista-Inattivi (“con Restrizioni”), nascondendo la vostra attività a tutti coloro che vi hanno richiesto l’amicizia solo per sbirciare ma che soffronto di crampi alle dita e non ce la fanno neppure a cliccare su “mi piace” (in realtà non vi leggono affatto, per questo non commentano mai, ma di questo ho già parlato). Non ti cancello, ma almeno non ti mostro la mia attività.

Cosa ho scritto prima ? Facebook non è come noi ci immaginiamo e il livello medio basso della stragande maggioranza dei suoi utenti, fa in modo che, mentre tutti capiscono che sono stati cancellati, pochi si renderanno conto di far parte di una lista di “esclusi” e, malgrado ciò (ennesimo paradosso) non si cancelleranno !

Addio Dr. House !

Quando una serie finisce, ognuno, ovviamente, reagisce alla propria maniera. In ogni caso, tutti ci aspettiamo un finale degno: che sia felice o triste non importa, basta che sia all’altezza della serie (fumettistica o televisiva) che ci ha tenuto compagnia per anni.

Dr. House ha rappresentato, per me, una delle più belle serie televisive che abbia mai visto in vita mia. Ricordo ancora la sera in cui mi sintonizzai su canale 5 perchè, incuriosito dal successo che lo “zoppo” stava già risquotendo in Italia dopo il boom ottenuto negli Stati Uniti. Fortuna volle che  mi ritrovai ad assistere alla replica del primo episodio ! Fu amore a prima vista.

A differenza di altre serie, dove ho apprezzato (vedi Friends) o apprezzo tuttora (Criminal Minds) un team, nella creazione di David Shore mi ha colpito la figura del protagonista. House ha rappresentato, per me e per milioni di telespettatori, una novità rispetto a ciò che eravamo abituati a vedere. Non c’era un gruppo di ragazzi divertenti, non c’era una squadra dell’FBI che vola a destra e a manca per far valere il bene sul male, non c’è, insomma, un supereroe o un personaggio troppo assurdo per essere vero: c’è semplicemente uno stronzo. House è un genio della medicina dotato di ironia che faceva del dolore e della sofferenza (“la vita è sofferenza” è una delle sue frasi che mi ha colpito maggiormente, ancor di più dell’ormai famosissima “non è lupus”, di cui hanno prodotto perfino le magliette, negli States), il suo cavallo di battaglia. Le battute di House erano così divertenti, puntuali e pungenti che valeva la pena guardarsi tutti gli episodi, malgrado non sia certo bello vedere pazienti che vomitano sangue (e soprattutto pensare che c’è tanta gente che soffre davvero).

Sono contento che Dr. House abbia chiuso i battenti. Sembra assurdo, ma non lo è, almeno per me. Le prime cinque-sei stagioni sono state meravigliose, poi ho notato, almeno in me, una costante perdita di interesse (che comunque non mi ha mai portato a non guardare qualche episodio). Devo dire che la parabola discendente è coincisa con il cambio del doppiatore (dovuto a causa di forza maggiore, ma potevano evitare di far scegliere a Hugh Larie una voce che non c’entrava un cavolo con quella precedente !) e con tante puntate molto noiose.

Per un’intera serie abbiamo assistito alle pene d’amore di Greg e quel personaggio così fenomenale, proprio per le sue caratteristiche che lo rendevano mosca bianca, diventò all’improvviso normale e, personalmente, la normalità mi ha sempre annoiato a morte, dentro e fuori lo schermo televisivo. Uscito (tardi) dal tunnel dell’amore nei confronti della Cuddy (anche perchè l’attrice Lisa Edelstein decise di andare fuori dalle palle), il luminare del Princeton passa tutte le puntate a fare giochetti, sia psicologici che pratici che, alla lunga, mi hanno stancato. In ogni discussione, in ogni contesto, in ogni battuta di ciglio, c’era chissà quale idea bizzarra di House, che da stronzo-geniale, diventa noioso-rompicoglioni. Sino all’ultimo secondo dell’ultima puntata si è giocato sull’equivoco, sul “giochetto”. Nemmeno il funerale di House era vero. Peccato, perchè sarebbe stato un finale tristissimo ma, quantomeno, meno ridicolo di quello reale.

Ciao dr. House e grazie di tutto. Mi hai regalato tantissime (mi pare abbia letto 177 su google. E se lo dice google sono cazzi) serate di mero svago, tante risate e, come è successo a tantissimi miei colleghi fans, tanti spunti di riflessione. Grazie per il tuo essere non banale, grazie per averci regalato un personaggio fuori dal comune, grazie per non averci propinato l’ennesimo supereroe figo che salga la figa e fa figli fighi, grazie perchè è vero che esistono i rapporti come quello tra te e Wilson (e sono rapporti stupendi pur non essendo gay), grazie per essere morto di morte naturale (nel senso che, come detto, eravamo entrati in piena fase-stanca), grazie perchè, tutto sommato, sei stato un … amico !

Vi lascio con la copia della mia nuova copertina di Facebook: