L’infanzia in un tag.

Sono stato tirato in ballo da redbavon, un mio carissimo amico, nonchè collega blogger, autore del sito Pictures of You.

Nel suo ultimo articolo (clicca qui per leggerlo), ha uscito fuori dal cilindro la maledettissima “catena”, ma in questo caso lo assolvo a pieno titolo, sia perchè l’idea non è partita da lui, sia perchè il giochino non è affatto male, anzi lo giudico alquanto positivamente, poichè consente a noi poveri pazzi che, malgrado lo strapotere dei social, facciamo le due di notte per decidere il titolo di un post (vedi il sottoscritto con l’articolo precedente a questo), di poter scambiare due chiacchiere su argomenti belli, leggeri, nutrienti e senza olio di palma.

La “catena” funziona in questa maniera: tu pubblichi il tuo articolo, tirando in ballo chi ti ha “nominato” (e il fatto di essere il primo nella lista di Red mi fa grandissimo onore) e successivamente indichi altri blogger a cui rompere il c … ehm …  a cui passare la patata bollente. E qui, purtroppo, devo deludere il carissimo Claudio: non ho potenziali lettori blogger da poter citare, tuttavia spero che tutto vada avanti ugualmente grazie ad altri che vantano un certo seguito. Purtroppo il mio “audience” è paragonabile a quello di Rete 4 e non saprei proprio chi citare (e, anche quando, costoro sicuramente nemmeno se ne renderebbero conto !).

Ma veniamo al nocciolo della nocciolina. Quali sono gli oggetti della mia infanzia che non potrò mai dimenticare ? (lo so che qualcosa coinciderà con la lista di redbavon, ma non posso farci nulla se lui, nella scorsa vita, era probabilmente la mia anima gemella):

  • Soldatini Atlantic scala 1:72.
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foto google

Qui ammetto la mia vergogna: costruivo due piccole porte da calcio e facevo mega campionati usando i soldatini ! Riempivo quaderni su quaderni, organizzavo tutti i tornei possibili ed immaginabili, dalla serie A alla Coppa dei Campioni, dalla Coppa UEFA alla Mitropa Cup. Già da allora non facevo la guerra, ma avevo il calcio in testa.

  • Commodore e Kick off
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foto mia

Potrei citare il Commodore 64, ma in realtà il mio vero e proprio battesimo da videogiocatore avvenne con l’Amiga 500 prima e il 2000 dopo. E qui occorre fare una menzione speciale a Kick Off, gioco di calcio della mitica Anco, a cui dedicai ore ed ore della mia vita. Nel 1990 partecipai al torneo cittadino organizzato a Palermo, e arrivai addirittura terzo ! Quella medaglia rappresenta il punto più alto della mia lunga carriera da videogiocatore, perchè dimostrai non solo di essere davvero “bravino”, ma di fottere tantissimi altri giocatori incalliti. Purtroppo la famigerata “sfiga da mobys” mi accompagnava già da allora e fui eliminato, paradossalmente, da un coglione di Trapani che io stesso avevo iscritto e che portai financo a casa mia perchè, essendo fuori sede, non sapeva dove andare. Il nemico lo avevo accanto ! Purtroppo ero troppo giovane per chiedere a mia madre di mettere un potente lassativo nel suo piatto di spaghetti. Ah dimenticavo: fu proprio lui a vincere il torneo e a volare a Milano per le finali nazionali.

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foto mia

 – L’album di figurine CALCIATORI

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foto google

L’ Avellino, la mia squadra del cuore. Come non citarla ? avevo sette anni ! E qui subentra il tag: l’album di figurine Calciatori. Fu proprio tramite l’unica vera bibbia che abbia mai conosciuto che ho scelto la squadra irpina. Inoltre so con certezza la data di nascita della mia grande passione che mi accompagna ancora oggi, perchè solo la stagione 1978-79 aveva come ordine iniziale Ascoli, Atalanta ed appunto Avellino. Le prime due le scartai perchè avevano la maglia uguale a squadre ben più note, mentre l’Avellino era di un verde stupendo. Fu amore a prima vista. In ogni caso, l’Album non era solo semplice raccolta di figurine, ma anche il poter giocare con altri ragazzini (ricordo ancora la “letterina”) o fare gli scambi. Ai tempi, il vero Gringo del quartiere era colui che aveva nelle mani il più alto numero di figurine, il cosidetto “mazzone”.

  • Piaggio Vespa Rush 50
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foto google

L’infanzia finisce, subentra la stagione dei primi amori (a proposito: Lorella Cuccarini sarai sempre in cima ai miei sogni erotici), ed io andavo in giro con la prima vespetta dotata di tre marce ! Colore ? ovviamente verde metallizzato ! Ricordo benissimo di aver vissuto la fase maggiorenne senza casco – casco obbligatorio per tutti.

Tag sparsi relativi a vari personaggi che ricordo ancora con immenso affetto: Topo Gigio, Goldrake, l’Uomo Tigre (che “Ha tanti amici e grande è la bontà, ma col nemico non ha pietààààààààà !”), Bomb Jack giocato alla sala giochi, i Fantastici 4, Lupin, la serie Happy Days e mi fermo qui, altrimenti sto articolo diventa infinito.

Un po’ più avanti sarebbe arrivata la playstation, il fantacalcio e altre cose che però escono fuori dal discorso legato all’infanzia. Mi sembra opportuno sottolineare che, in praticamente tutte le scelte della mia gioventù, dietro c’è stato sempre mio fratello, più grande di me, in quale ha rappresentato un vero e proprio “grande vecchio” che deteneva la regia di tutto ciò che mi ruotava attorno.

Il rammarico più grande ? Non ho mai avuto un parente appassionato di fotografia (come lo sono io oggi), quindi la mia infanzia è ricca di tag ma scarsa di memoria fotografica. Peccato ! Come cambiano i tempi, adesso i neonati, fra un biberon e l’altro, piangono perchè vorrebbero farsi qualche selfie ! 🙂

Sognando Singapore.

Eccoci qua, nella fase non proprio conclusiva delle mie ferie, ma quasi. Ho ancora qualche giorno di “respiro”, ma sicuramente posso già tracciare un bilancio delle mie vacanze estive.

La prima settimana l’ho trascorsa scegliendo una meta di mare non distantissima da casa mia, così mi sono recato a Caorle, in provincia di Venezia. Spiaggia immensa e piscina dell’hotel situata sulla terrazza, al quinto piano. Una maniera come un’altra per prendermi in giro, visto che mi è capitato spesso di vedere delle foto scattate in località incredibili, vedi Singapore, in cui vengono immortalate delle persone che, appoggiate sul bordo vasca di una piscina situata in chissà quale centocinquantesimo piano di un grattacielo, osservano il panorama sottostante.

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Infinity Pool di Singapore. Foto google.

Bella Caorle, il prossimo anno credo che ci tornerò.  Mi piace perchè trovate sia il centro storico, molto caratteristico, che gli ampi spazi delle spiagge. In quella di Ponente è tutto in dimensioni umane, ovvero ci sono gli hotel, una strada, una normalissima spiaggia e il mare. In quella di Levante, dove mi trovavo io, devi farti 65 km per raggiungere il tuo ombrellone, altri 48 per raggiungere la riva e infine ulteriori 78 per far si che l’acqua ti arrivi quantomeno a livello delle tette. L’aria era tranquilla e ognuno lasciava il proprio zainetto sotto l’ombrellone. Considerate le distanze, mentre mi sguazzavo, pensavo che un potenziale delinquente aveva tutto il tempo di prendere il mio iPhone, andare all’aeroporto di venezia, prendere un volo per il suo paese, venderlo al cugino zoppo, tornare in Italia e proseguire la sua passeggiata in spiaggia. Il tutto mentre io ero ancora in acqua come un coglionazzo facendo il “morto a galla”.

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Lo scenario che vedevo dalla piscina di Caorle. Foto mia.

L’esperienza di Caorle è stata quindi molto positiva, a differenza di quella di Bibione di un paio di anni fa. Lo scenario è molto simile (le due località distano una quindicina di km), tutte le attività commerciali sono identiche e sembrano che siano state collocate da qualcuno che ha fatto “copia ed incolla” tramite pc.

Tuttavia, ci sono due differenze significative e decisive: come detto, Caorle è un paese che ha la sua storia, mentre Bibione è stata concepita esclusivamente per le vacanze. C’era il mare, hanno fatto una spiaggia infinita, costruito un miliardo di hotel, qualche villetta, le solite attività commerciali (pizzeria ristotante, pizza al taglio, sala giochi, bazar, bar, negozio dove ci sono i pesciolini che ti solleticano i piedi, enoteche dove parecchie persone si sentono sommelier, ecc.), ripetute perfettamente ogni tot metri. L’unica cosa che è quasi unica è la farmacia. Che poi, a tal proposito, sinceramente non ho capito perchè, quando arrivai a Caorle e chiesi dove si trovava il distributore automatico di preservativi (in valigia manca sempre qualcosa !), mi guardarono e subito dopo …. scoppiarono  a ridere ! Mah… non ci sono più i camici bianchi di una volta !

Scherzi a parte, mi sono innamorato di Caorle perchè, secondo me, ha quell’anima che Bibione non ha, o che forse io non sono riuscito a percepire. E qui subentra il secondo motivo per cui ci sono state profonde differenza fra le due vacanze: nel frattempo sono cambiato io ! Non so dirvi, onestamount, se sono una persona migliore, so che non sono più il Mobys di un anno fa. Ecco perchè, malgrado i miei colleghi sponsorizzassero la riviera romagnola, avevo proprio bisogno di tornare in una località veneta.

Forse mi sono fottuto con le mie stesse mani, magari nella Cesenatico di turno avrei conosciuto la donna della mia vita, ma l’unica maniera per “testarmi”, era quella di andare in un luogo molto simile a quello già visto due anni fa e dalla quale tornai in condizioni psicologiche così pessime che voi umani non potete mai immaginare. L’esperimento era rischioso, ma la sfida, per il sottoscritto, era alquanto succulenta (lo so che, come minimo, mi state prendendo per pazzo): o tornavo nuovamente scazzato, come due anni fa, e quindi tutto il mio nuovo percorso filosofico-religioso andava a puttane, o percepivo “qualcosina” che mi facesse capire che, in questi ultimi mesi, non ho perso tempo leggendo svariati libri e/o frequentando determinate persone. Ho rischiato ma ho vinto, ed è inutile dirvi che ne sono estremamente felice, oltre a sentirmi nettamente più forte.

Sono così contento della mia settimana trascorsa a Caorle, da non avvertire più la necessità di ripartire; due anni fa, dopo Bibione, andai in Toscana e aver scattato tante foto in luoghi meravigliosi rese il quadro meno “tragico”.

Nella seconda settimana, quindi, ho fatto dei giretti in zona e finalmente ho conosciuto il Parco la Quiete, un posto fantastico, situato in provincia di Brescia e dotato di tre piscine. Come ho scritto nella recensione, malgrado il nome da onoranze funebri, il posto è meraviglioso. Era proprio il contesto che cercavo ! A differenza della piscina dell’Hotel di Caorle, in questo caso, ad un certo punto, non tocchi più il suolo, e per me questa cosa è alquanto positiva (come diceva un famoso filosofo: “L’autentico sguazzo è quando i piedi non toccano più il fondale”). In realtà l’ho inventata io, non fate caso alle mie “perle”…

Il mare, specie per uno che in una località di mare ci è nato, ha sempre il suo fascino. Le spiagge venete hanno magari il difetto di essere troppo dispersive e troppo piene più di stranieri che di italiani, l’acqua non è certo cristallina come il mio cuore (toh! un’altra perla, forse è giunta l’ora di andare a lettuzzo…), ma ti garantiscono un relax indescrivibile, sia in spiaggia che in acqua.

Ad un certo punto, mentre sguazzando guardavo l’ennesimo caccia militare che sorvolava le nostre teste (perchè è importante che noi giochiamo con i caccia iper tecnologici mentre le merde usano i furgoni…), mi chiesi: “ma sono spariti tutti ???”. In realtà gli spazi sono così immensi, da far invidia a qualsiasi coppia giunta al terzo anno di matrimonio.

In piscina è diverso perchè, ovviamente, ad un certo punto, arriva il casino, si riempie di bimbi (e mi gioco tutte le medaglie vinte ai tornei di puzzette di Buttapietra che tutti pisciano lì dentro), e ti ritrovi gomito a gomito con, appunto, bimbi piscioni, coppiette pucci pucci “guarda come sono figo quando mi tuffo”, gente che si analizza il cazzo di foruncolo, donne che si confrontano su quanto dovrebbe essere adeguatamente lungo un pene, mariti scoglionati che pensano che le verie ferie le fanno quando vanno a lavorare e le solite turiste “vogliosi ed insaziabili”. A proposito, una di esse mi chiese: “You want fucked me ?”, ed io risposi facendole capire che non conosco l’inglese; inoltre mi chiedevo perchè continuava a fissarmi muovendo la lingua sulle labbra (credevo che mi fosse rimasto qualche pezzo di brioche !). Non dimentico certo la figura classica dei classici: il logorroico (o logorroica).

Amici miei, sarà perchè sono sempre solo, sarà perchè ti amo, sarà perchè, come dice qualche mio amico, riesco a notare anche il pelo d’erba viola che dista cinquanta metri da me, ma perchè mi ritrovo sempre accanto una radiolina in carne ed ossa ? Che poi io adesso sono diventato un simpatico (foisse), mi piace ascoltare le pessone (ri_foisse), ma non è colpa mia se sparano continuamente minchiate ! Odio chi parla a vanvera, quasi quanto chi non ascolta e, se ci fate caso, spesso le due figure coincidono.

Oh perbacco (così non si offende nessuno), non esiste un logorroico interessante ! Ecco, a proposito, il mister radiolina incontrato ieri in piscina, era con i suoi genitori, malgrado non fosse proprio un ragazzino (ognuno, nella propria vita, ha le sue tristezze…). Non appena entrò in acqua, prima di iniziare il suo lungo sproloquio, si girò verso i genitori ed esclamò: “Interessante !”.

A quel punto, avrei potuto ucciderlo, ma poi subentra un discorso legato al karma di cui qualche volta magari parleremo. Interessante che ??? Stocazzo ! Scusami, carissimo brutta pirla, mona, scassaminchia logorroico, pensatore e paroliere de noialtri: cosa minchia ci trovi di interessante di un’entrata in piscina ? Può essere goduriosa, rinfrescante, rilassante, sguazzante, divertente, necessitante, invitante, ecc., ma cosa stracazzo c’entra “interessante” ?

Putroppo non avevo la pistola che porto sempre con me da quando vedo “The Walking Dead” (o “Zeta Nation”, altro capolavoro di serie), ovvero da quando sono convinto che un giorno ci sveglieremo circondati da zombi, ma forse era giusto così, forse ma forse ma sì …

L’unica cosa seria di questo post è la sua conclusione: non avete idea dello scenario che vi si presenterà davanti agli occhi quando, finalmente, riuscirete a vedere lo stesso identico cazzo di mondo con uno sguardo diverso … e magari senza un logorroico accanto ! :-).

 

L’umorismo “da riso in bianco”…

Qualcuno mi considera una mente “tendenzialmente folle”, la quale partorisce, ripetutamente, parole così strambe che farebbero accapponare la pelle agli accademici della crusca.

Ogni tanto trovo qualcuno che ragiona “alla Mobys”, e ciò, ovviamente, mi fa piacere. L’altro giorno, parlando al telefono con una gentile signorina, feci una delle mie classiche battute: “Il peso è di 800 kg. Mi sto riferendo ovviamente al bancale di vino, non al mio !”. Lei rispose facendo altre battute e, dopo che il discorso scivolò sul famigerato “umorismo anglosassone”, mi colpì dicendo: “Si, in effetti, il mio è un umorismo da riso in bianco“.

Umorismo da riso in bianco ? Mai sentito prima ! E cosa facciamo quando sentiamo o leggiamo qualcosa di strano ? Googlizziamo ! Telefonate e whatsapp a parte, cercare qualche minchiata su Google è l’unica maniera per non utilizzare il telefonino solo per i social network. Ecco, non esiste una frase del genere: la mia interlocutrice è una Mobys, ovvero una che spara minchiate senza un filo logico. Mi sono innamorato !

Guarda caso, qualche giorno prima, mi ero inventato l’S.C.M., ovvero il “Sarcasmo Camionistico della Minchia”. In pratica, feci caso al fatto che, qualche camionista, entrando nel mio ufficio, abbozza un sorrisino che dura qualche millesimo di secondo di troppo. Quando il sorriso supera i valori standard, indicati nelle apposite tabelle stilate dall’Organizzazione Mondale della Sanità, vuol dire che c’è qualche problema: o il tizio si è innamorato di te (e, visti i miei gusti, non sarebbe il caso) o ti sta pigghiannu pù culu. Dopo il primo, secondo, terzo sorrisino, ecco l’illuminazione: i camionisti notano la bottiglia di acqua Danone Vitasnella, posizionata in bella vista sulla mia scrivania, e pensaranno sicuramente: “Guarda sto mona… Prima si fotte kebab, risotti e costate, e poi cerca di rimediare con la fantomatica acqua che elimina l’acqua…”.

Si lo so, è solo una mia paranoia, ma a volte mi sento davvero preso per il culo. Qualche settimana fa, ho chiamato l’idraulico per un problema alla caldaia (che belli i tempi in cui accendevo la caldaia per riscaldare le mie stanche membra !). Gli idraulici, com’è noto, fanno continuamente ciò che tutti noi ci limitiamo a fare dentro la doccia o in auto: canticchiano. Evidentemente, avere a che fare con tubi, acqua, filettature, teflon, ecc., fa subentrare un meccanismo tale nella loro mente, da renderli perpetuamente felici. Oppure pensano che, anche se il lavoro è da 2 euro, te ne inculeranno 50, e questo ovviamente renderebbe felice chiunque. L’unico nero che rende felici le persone ! Orbene, io posso capire che canticchi, posso anche capire che un po’ canticchi e un po’ fischietti, ma, aspè, sto sentendo bene ? Salendo le scale di casa mia, fischietta la musica che si ode quando una coppia entra in chiesa per sposarsi ! Cazzarola, lo stavo buttando fuori a calci ! Ma fai della sottile ironia ? Proprio a me, un single da guinnes da primati, mi fischietti la musichetta del matrimonio ? Cosa è ? un augurio o un segno di cattivo presagio ?

A volte le cose non si spiegano e tutto risulta essere più deprimente della sigla di Twin Peaks. Deprimente come coloro che si sono affrettati a postare su facebook la foto del mitico Peppino Impastato, corredata con tanto di pensiero profondissimo contro la mafia: peccato che nessuno abbia avuto tre secondi di tempo per commentare la foto che io stesso ho scattato alla volante della scorta di Giovanni Falcone (la “quartosavona” che ha fatto il giro dell’Italia, partita da Peschiera del Garda e giunta a Palermo in occasione del 25° anniversario della strage di Capaci). Ma questa è una vecchia storia, ormai mi sono arreso, ho capito che, su Facebook, la voglia di apparire supera di gran lunga quella di interagire con gli altri. Peccato, l’idea non era malvagia…

Lo so, bisognerebbe rilassarsi di più, ma il caldo non mi aiuta. Vorrei fare un corso di meditazione, ma nei dintorni del paese in cui vivo c’è ben poco. La scorsa domenica, mentre perdevo la mia canonica mezz’oretta in libreria, notai un settore dedicato ai libri da colorare. “Libri antistress da colorare”. Per me leggere “antistress” è come per Rocco Siffredi vedere una vagina. Prendo, sfoglio e mi stavo agitando ancora di più. Ma come minchia ci si rilassa aprendo quelle pagine piene di forme assurde, pavoni, sagome, triangoli che si mischiano con i quadrati, parentesi tonde, parentesi quadre, ecc. ??? A me verrebbe l’ansia, altro che metodo di rilassamento !sushi

Ecco, qualcosa che mi rilassa è il pranzo nei ristoranti giappocinesi. Il problema, semmai, è che mangio troppo. Secondo me, un giorno vieteranno la formula “all you can eat”, perchè, per maiali come me, non c’è speranza ! Un ultimo sushi e poi vado via, un ultimissimo involtino primavera e poi giuro di andar via, oh! cavolo, il sushi col tonno è arrivato adesso, porcatroia ci sono i noodles caldi caldi, ecc. ecc. Un incubo. Esco sempre soddisfatto da quei posti. Ogni tanto vengo assalito da una delle mie tante malattie, ovvero la “fantasite acuta”, e mi vengono in mente scene che mi portano a sorridere da solo e ad apparire quindi obiettivamente mezzo pazzo. Un paio di sabati fa, mi è passato davanti un ragazzo con un bel piattazzo ricco di cosucce succulenti e stavo quasi per chiedergli: “Ascolta, bel butel, già che sei in piedi, mi faresti un piatto uguale ? non ti devi disturbare più di tanto, lo devi fare preciso al tuo, mi piacciono tutte le cose che hai preso ! Magari mi lasci questo e tu vai a rifartelo”. Chissà che faccia avrebbe fatto..

Ah! Mobys, proprio tu non parlare di facce ! Chissà com’era la mia, quella sera di un annetto fa quando, per far colpo su tal Consuelo da Buttapietra, organizzai una cenetta a lume di candela a casa mia, ingaggiando un amico che, per guadagnarsi da vivere, faceva lo Chef a domicilio. Cazzarola, stava andando tutto a meraviglia (anche se lei indossava i pantaloni e non un abito corto, e per me una donna con i pantaloni è come un gran premio di Formula 1 senza la Ferrari…), avevo altresì messo su uno di quei cd di musica rilassante indit-shirt-non-sono-pazzo-mia-madre-mi-ha-fatto-controllare-citazioni-sheldon-cooper-the-big-bang-theoryana, vado un attimo al Cessò per fare un bisognò (quel cazzo di prosecco mi fa un effetto diuretico peggio dell’acqua frizzante) e, al mio ritorno, li trovo che pomiciano sopra il tavolo della cucina ! Immaginate quanto mi incazzai ! “Dico, almeno certe cose fatele sul divano, non sul posto dove devo mangiare”, sbottai con fare comprensibilmente polemico (mi stava sfuggendo qualcosa ?).

Chiudo qui queste mie profondissime riflessioni estive, sicuramente incasinate come un negozio gestito da cinesi, sicuramente senza senso, un po’ come il calcolo della radice quadrata (ancora oggi mi chiedo perchè a scuola mi abbiano “violentato” pissicologicamente con questo cazzo di radice quadrata !) e sicuramente storie poco esileranti, a differenza, per esempio, di quella degli operai fiat che erano depressi perchè non gli era consentito di rientrare al lavoro !

ahahahahahah ancora oggi rido…. “Ciao come stai ? Ti vedo giù ! Ti è morto il cane ? Ti sei separato ?”. “No, sai Vincè, mi pagano lo stipendio però, per ragioni disciplinari, non mi fanno tornare in fabrica a spaccarmi la schiena, quindi sono molto depresso”… ahahahaha ve salutooooooooo !

La regola del pagliaccio non sbaglia mai.

Ci sono pochissime cose che mi rilassano e, per esempio, fotografare rappresenta una di queste. Se poi mi imbatto in una giostra piena di bimbi euforici, come accaduto ieri all’Arsenale di Verona (un luogo che spero venga sistemato quanto prima, perchè non merita cotanta decadenza), allora, almeno per quei pochi minuti, vengo travolto dal dolce nonchè raro sapore della serenità e della gioia.

Sono stanco, ho camminato tanto, lo zainetto con la mia amata Fuji e gli obiettivi pesa, c’è anche un caldo fin troppo caldo per essere fine marzo/inizio di Aprile. Mi fermo in un benedettissimo chiosco per acquistare una bottiglietta d’acqua e, mentre la sorseggio, guardo una scena che, ripeto, mi mette di buon umore, malgrado rappresenti una delle scene più classiche della vita: i bimbi, seduti sui cavallucci, continuano a girare, girare, girare. Ogni tanto si alza, ogni tanto si abbassa. Chi afferra il lazzo vince un altro giro. La sfida mi intrigava (avete presente “Tre uomini e una gamba”, dove Giovanni batte a braccio di ferro un bambino ?), ma temevo di distruggere il cavalluccio a seguito del mio peso non certo piuma e alla fine ho desistito.

Mentre i bimbi erano strafelici nel fare sti giri del cavolo pensavo che, rispetto ai miei tempi, i giochi sono identici, mentre sono cambiati i genitori che osservano, e soprattutto è cambiato il loro modo di guardare i rispettivi figli. Ai miei tempi, mio padre, mentre io mi facevo sti giretti, sicuramente si distraeva, magari fumandosi una delle sue amatissime MS morbide e tenendo in mano lo stereo della macchina il quale, incredibilmente, in quel tempo, ognuno si doveva portare appresso. Adesso i genitori hanno l’ansia da registrazione video e sono accompagnati puntualmente dalla stupida e ridicola convinzione che i rispettivi figli abbiano il sorriso migliore della giostra o addirittura che stiano seduti sul cavalluccio come nessuno mai.  “Un giorno Luigi sarà uno Sceriffo !”, sbotta qualche intelligentone …

Ok, è mezzodì, ho bevuto una cinquina di sorsi d’acqua e posso rimettermi in macchina per tornare a casa. Mentre mi incammino verso l’uscita dell’Arsenale, odo non solo augelli far festa, ma la musica di “Sunshine Reggae”, proveniente da un’altra attrazione, penso dal deserto autoscontro.

“Sunshine, sunshine reggae, Don’t worry, don’t hurry, take it easy”

Mi metto in macchina sorridendo, sia perchè, suvvia, Sunshine Reggae non può mettere tristezza nemmeno ad un interista, sia perchè il suo invito a sorridere, in questo periodo, mi da una parvenza di presa per il culo nei miei confronti. Ma questa è un’altra storia.

Sorrido anche per altri motivi. Mentre ero alle prese con i miei scatti dalla Torre dei Lamberti (a proposito, anche voi avete beccato il coglione di turno che fa suonare la campana ?), ricevo un lungo messaggio “Uopapp” di un mio ex collega di corso di fotografia. Poichè (vedi post precedente) ho letto da qualche parte che è buona creanza non solo rispondere ma chiedere altresì “Come stai ?” (visto che lui/lei te lo chiese !), domandai a Giovanni info sul come se la passa, fermo restando, inutile dirvelo, che sinceramente non me ne fotteva un’emerita minchia di come se la passava e come se la passa.

Mi risponde con il simbolo/emoticon del pianto. Conoscendomi, già questo, di per se, sarebbe bastato per cancellarlo, bloccarlo, eliminarlo dai contatti, buttare l’iPhone dalla Torre, prendere la testa del coglionazzo e sbattergliela dentro la campana, ovviamente con tutta la calma tipica di un buddista del mio calibro ! Ma ieri non mi andava di essere incazzoso.

Cosa accadde ? (ormai sei fregato, non puoi tirarti indietro. Lo so che devo smettere di chiedere come stanno le persone !). Accadde che si mollò con la morosa, anche lei conosciuta in quel corso. Il Giova mi dice che Michelina (già a chiamarla così…. meriti di essere lasciato…) l’ha mollato perchè ha perso la testa per un suo nuovo collega, tal Cosimo, un pugliese biondino alquanto figo, con barbetta da sparviero, magro, elegantone e capello sempre perfetto stile Brendon di “Beverly Hills 90210”. Insomma il classico tipo uscito dal catalogo di Postal Market (pace all’anima sua).

Caro Giovanni, ti fai lasciare per un Cosimo ???? Io perderei la testa ! No, non mi interessa se tu mi lasci, però quantomeno lasciami per un Antonio, un Giuseppe, un Marco, o magari per tutti e tre insieme perchè sei diventata amante delle gang bang, ma per cortesia, non per un Cosimo ! Chi minchia si chiama Cosimo a Verona ? Ah vero, il tizio è pugliese, quello del nome è solo l’ultimo dei suoi problemi (scherzo ovviamente !).

Il discorso si fa complicato. Io sono sceso dalla Torre anche perchè tira un vento della malora. Riprendo la chat in Piazza Erbe. Giovanni mi dice che, in buona sostanza, Michelina stava benissimo con lui, che non aveva mai riso così tanto da quando stava con lui, che sin dal primo momento si sono capiti col semplice sguardo, tutto era meraviglioso, il mare, il sole, la vita, bla bla bla, ma poi è arrivato il Cosimo che sembra un principe e non importa se poi, in realtà, è un coglionazzo: è bello.

Concludo (dovevo andare a magnar !) dicendo a Giovanni che lo capisco benissimo. Lui ha avuto la fortuna di aver vissuto un annetto di storia sentimentale con la gentil donzella, io spesso mi fermo prima. “E’ la dura legge dei pagliacci”, gli dissi, concludendo la nostra inedita chattata domenicale.

Al di là della storia del Giova, difficilmente chi è (quantomeno in teoria) divertente, simpatico, cazzeggiatore, ecc., riesce a colpire il cuore di una donna. Si va a letto col figo, magari dopo aver scritto all’amicone-simpatico che hai litigato con il capo. A me è capitato un sacco di volte di sentirmi dire “menomale che ho un amico come te, che mi fa ridere sempre !”, e sono tutte persone con le quali non sono mai andato a letto ! Ovviamente l’ideale sarebbe trovare il giusto equilibrio, ma in realtà, secondo il mio modestissimo parere, le scintille nascono da altri fattori (sguardo, chimica, condivisione di interessi, naturale attrazione fisica), non dalle risate che ti ha fatto fare il clown della situazione.

Io, per esempio, a differenza di Giovanni, non sono equilibrato, lo ammetto. Prima di prendere alloggio dentro una caverna, quindi ai tempi in cui uscivo con altre persone, mi veniva quasi naturale fare da “trascinatore”. E’ una dote (perchè io la considero orgogliosamente una dote !) che la mia famiglia si porta avanti da generazioni, non sto scherzando. Non riesco a fare il taciturno, il diplomatico, il maturo semi brizzolato che senti a stento durante tutto l’arco della serata. Nel momento in cui io ero in compagnia, volevo semplicemente ridere e far ridere, non mi interessava altro. Potevo trovarmi con una compagnia maschile, con tre coppie, con genitori alle prese con bimbi scassaminchia, con due prostitute d’alto bordo, ecc., per me non cambiava la sostanza: sorridere era fondamentale, almeno per quelle due-tre urine non bisogna pensare ai problemi. Poi, per carità, mi accorgo anche io che in fondo, seduto quasi defilato, con fare non curante, in qualsiasi gruppo con cui voi usciate, c’è il fighetto della situazione che ti guarda e non favella, che non sbaglia mai nulla (e anche se sbagliasse, è un figo !), ma poi, quando arrivi alla mia età, pensi: amatevi e moltiplicatevi.

Con la mia maturità, il mio passato, il mio presente, il mio bagaglio umano e culturale, non posso certo rodermi il fegato se l’oca di turno sbava appresso al belloccio della situazione ! E’ logico che una donna sotto ai 30/35 anni non cerchi “profondità” ma esclusivamente puro e sano divertimento, più o meno sessuale. Gli uomini e le donne sono uguali.

Questa è la differenza fra me e il povero Giovanni, il quale, avendo una quindicina di anni in meno del Mobys, giustamente, c’è rimasto male. Pensava di aver trovato la donna della sua vita e di averla fatta innamorare perdutamente grazie alle sue continue battute e al suo continuo cazzeggiare, ma sbagliava clamorosamente.

Sorridi caro Giovanni, Gimme, gimme, gimme just a little smile: le delusioni fortificano e, in ogni caso, delle oche possiamo tranquillamente farne a meno, sia a 20 anni che a 45.

E se cadesse un meteorite ?

Un mio mezzo amico mi ha segnalato la storia di una ragazza veronese che, ad un certo punto, ha mollato casa, famiglia, amici e soprattutto un lavoro sicuro, e ha deciso di partire per l’Australia. La tizia ha una seguitissima pagina facebook e un suo articolo è stato pubblicato su un altrettanto seguitissimo blog che si chiama “Mangia Vivi e Viaggia”, dove è spiegato il motivo di questa sua scelta.

Giulia parla di “Teoria del Meteorite” e spiega sostanzialmente che, un bel giorno, mentre era in auto, ha pensato: “se cadesse un meteorite in questo istante e distruggesse tutto, potrei considerarmi felice e appagata ?“. Evidentemente la risposta è stata negativa e la bella Giulia decise, appunto, di partire per una Nazione che aveva già conosciuto in occasione di un viaggio universitario.

Ho letto il suo articolo e penso che la storia di Giulia sia una delle tante storie di persone che, ad un certo punto, partono e cercano fortuna altrove. In questo mio post non è assolutamente mia intenzione sminuire ciò che lei ha fatto o sta facendo, anzi le faccio i miei complimenti perchè il coraggio va sempre premiato.

Tuttavia, alla mia età, ho smesso già da un pezzo di credere alle favole. Di gente che parte per andarsi a rompere il culo, magari facendo il pizzaiolo a Londra per due sterline, ce n’è tantissima, solo che, secondo me, molti non hanno sta gran voglia/capacità di creare pagine su facebook. Tuttavia, anche in questo caso, complimenti a chi fa, della sua esperienza di vita, un’occasione per creare un sito che gli porta schei (non come questo blog…) o, come già accaduto in passato, addirittura dei libri.

Anni fa mi capitò di leggere una storia del genere: “Ciao ! Mi chiamo Gesualda, mi sono licenziata, ho preso uno zaino, un sacco a pelo, e sono partita alla ricerca del mio Io, che non è dentro il mio Io, ma che sarà in qualche parte del mondo magari insieme a qualche Tu. Ho scritto un diario del mio viaggio, che poi è diventato un libro, il quale costa tre euro iva compresa; se volete, potete acquistarlo andando sul sito bla bla bla, grazie, vi voglio bene, salutatemi il mio gatto che si chiama Sfigatto”. Alla faccia del “mollo tutto, vado via, inizio un nuovo percorso di vita e lascio tutto alle spalle”…

Vi sembro sarcastico nei confronti della gente che ha due coglioni grandi così e che parte perchè vuol vedere l’alba a Sidney prima che le caschino meteoriti addosso ? Ma no, state pensando male ! Tuttavia non sarei il Mobys se non scrivessi le mie umili ed oneste considerazioni, pur sapendo benissimo che rappresentano pensieri che non piaceranno a nessuno (perchè a chi non piace la storia di Pasquale vestito da carnevale che lascia l’America Centrale per andare a vivere a Monreale ?):

  1. Credo che sia difficile trovare, al giorno d’oggi, una persona che dica “se la mia vita finisse fra cinque minuti, io comunque mi considero una persona felice ed appagata”. Una cosa del genere forse la può dire solo gente come Boateng, il quale, probabilmente, ancora oggi, si chiede se è vero o meno che condivide il letto con Melissa Satta. Idem per la compagna di Patrick Dempsey, il cui fascino, peraltro, è paragonabile al mio, e per questo motivo ancora non capisco perchè lui abbia con le donne un successo leggermente superiore al mio !
  2. Chi non vorrebbe partire e conoscere i tanti posti meravigliosi di cui è ricco il mondo ? Si può vivere alla giornata, per carità, ma bisogna anche pensare al futuro. E allora se sei di ottima famiglia, hai il papino imprenditore di se stesso, con la fabbrichetta e il Cayenne, è facile pensare al “siccome io non sono felice, domani prendo il volo per i Caraibi e vado ad aprire un negozio di preservativi usati”. Insomma, per dirla all’Aristotele, se hai il culo ben coperto, è facile fare lo pseudo trasgressivo e dire “picciotti vado in India a bere un the caldo”, tanto lo sai benissimo che, quando tornerai, tra sei mesi o sei anni, avrai quantomeno una casa che ti aspetta e probabilmente un lavoretto sicuro. Inizierai a lavorare sul serio a 40 anni, dopo averne passati 15-20 a cazzeggiare con i canguri ? E cosa te ne fotte ? tanto sicuramente nemmeno saprai cosa significa versare i contributi pensionistici, nè cosa sia la pensione !
  3. Quando uno sente la necessità di partire, è bene che vada. Ve lo dice uno che ha sofferto parecchio nei suoi ultimi anni di vita in quel di Palermo. A Verona sono per certi versi “rinato”, e ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate. Io, a differenza di Giulia, quindici anni fa ho fatto un saltino misero, ma nel mio piccolo ho fatto la mia scelta coraggiosa. Allora perchè proprio io prendo leggermente per il culo chi molla tutto e va in Australia ? Per il motivo descritto nel punto precedente e soprattutto per ciò che dicevo sopra cioè che, a prescindere dalla storia di Giulia, vedo, dietro la seppur indiscutibile scelta coraggiosa, anche tutta un’organizzazione fatta di pagine facebook e blog, mentre di gente che parte e va a farsi un mazzo così, ripeto, ce n’è davvero tanta, ne sono sicuro; solo che il pizzaiolo londinese non si fa i selfie, nè tantomeno ha il tempo per pubblicare le foto delle verdi praterie dove c’è Heidi che corre per andare a guardare il nonno che trascorre ore a mescolare il latte continuando a dire “zio stracan … che du cojoni….”.
  4. Anche in questo caso non parlo di Giulia: smettiamola con sta ricerca del proprio Io andando in Tibet, Quebec o fra le montagne del Machu Picchu. Tutte minchiate. Viaggiare è bello perchè … è bello. Viaggiare si può fare se si hanno schei. C’è gente che lavora in funzione dei viaggi e a casa ha un tv in bianco e nero che trasmette ancora il Carosello. Scelta di vita assolutamente rispettabilissima, lo dico sinceramente ! Non mi fate diventare mistico qualcosa che è puro divertimento ! Se sei in guerra con te stesso, starai male a Palermo, Verona, Bergamo alta, Campobasso bassa, Tokyo, Nepal, ecc. Risolvi prima i problemi col tuo Io e poi fatti i tuoi bei viaggi. Nessun luogo, nè tantomeno alcun fattore esterno, può scatenare quel qualcosa dentro di te che porti all’agognato miglioramento.

Conclusione: siate liberi di fare quel che cazzo volete, sempre e comunque ! Potete creare financo un sito dove appare la statistica delle vostre capatine al cesso. Siate liberi di pensare e scrivere ciò che volete, siate liberi di far sognare altre persone dicendo che vivete in Australia dando da mangiare alle galline in una fattoria oppure che mentre vendevate kebab avete incontrato dei ragazzi argentini e l’indomani siete partite con loro verso nuove mete (frasi che ho letto sul serio). A tal uopo, mi verrebbe istintivo dire che ciò accade perchè siete gnocce e avete un patrimonio naturale che potete sfruttare, mi verrebbe da dire che se io vendessi kebab e chiedessi a tre ragazze argentine di potermi unirmi a loro, mi manderebbero a cagare, ma non voglio fare un discorso sessista, tanto ci siamo capiti, siamo gente matura e sappiamo benissimo come va il mondo. Ricordatevi che il potere della vagina è enorme, a prescindere dal suo utilizzo (cit. Mobys). 🙂

Siate liberi, quindi, di far ciò che volete, però consentitemi di fare le mie riflessioni e di pensare che le favole vanno bene solo per i bambini. E allora, carissimi trasgressivi rivoluzionari, raccontateci i vostri bei viaggi ma diteci anche che avete il culo ben coperto. Per me, chi decide di dare una vera e propria svolta alla sua vita, deve prendersi una valigetta, avere tanti bei sogni, non voltarsi mai indietro e …. gettare il cellulare nel cesso ! E’ facile parlare di “scelta di vita” andando in Australia, piuttosto mettetevi in gioco spalando merda in Africa, senza acqua ne wi-fi: altro che blog !

Scusate gli errori.