Il pranzo dei cretini.

Quando percorro parecchi km in auto, rifletto. Parto con la musica dei Depeche Mode o di James Taylor ad alto volume e poi, ad un certo punto, il volume si abbassa sempre più, fino ad azzerarsi quando spengo lo stereo. A volte voglio starmene nel silenzio più totale.

Durante le scorse ferie estive, mi sono recato a Castel d’Ario, un comune in provincia di Mantova, noto per i suoi risotti. Il risotto è un piatto che ho scoperto quando mi sono trasferito in Veneto, e devo dire che è qualcosa che gli è riuscita benissimo. Risotto e il vino Valpolicella Ripasso sono le “chicche” di questa stupenda regione; ci avessero messo anche donne simpatiche, sarebbe stato un luogo perfetto ! Volevo “testare” questo piatto nella provincia vicina, visto che anche i mantovani sono cultori di questa pietanza, e quindi mi recai in Lombardia.

Dopo aver mangiato benissimo, feci un lungo ed interminabile viaggio di ritorno. Volli evitare appositamente l’autostrada, ma praticamente mi sentivo quasi come in una diligenza che attraversava il Missouri: distese di campi a destra e a sinistra, cinque case ogni 10 km, nessuna montagna, nessun individuo in circolazione. Ero fra Mantova e Verona ma potevo essere benissimo dentro ad un film western ! Sarà stato il caldo, sarà stata la digestione ma, ad un certo punto, verso chissà dove, mi sembrò di vedere gli Apache. Subito pensai: se questi vogliono il mio scalpo, quantomeno prima devo postare su facebook un selfie scattato con loro !

Non è cosa buona e giusta mettersi in viaggio a pancia piena e con il caldo, ma volevo tornare a casa. Fra apache e mandrie di cavalli, che mi sembrava aver visto tramite lo specchietto retrovisore, credevo di impazzire. Accesi la radio, ma anzichè ascoltare la mia amata Radio Pico, sentivo un tizio che parlava del nuovo sceriffo di Bovolone ! Ok, necessitavo di una pausa. Escludendo l’autostrada, il navigatore, secondo me, mi fece fare, soprattutto all’andata, un sacco di km inutili. Credo di aver fatto Verona-Firenze-Siena-Perugia e Mantova ! 🙂

Dopo la pausa in un Saloon (ehm…. in un Bar di Roverbella, il posto dove la notte si fa bella), mi rimisi in marcia, e fu lì che iniziai a pensare. E quando penso, sono cazzi ! Per questo, nel mio piccolo, cerco sempre di tenermi occupato, infatti al lavoro vengo chiamato “bomba” (o magari è per la mia circonferenza ? mi assale codesto dubbio !).

In questo specifico caso, però, la mia “riflessionite acuta”, si è rivelata alquanto positiva: mi tenne sveglio e vigile (oddio…..) fino al mio arrivo a casa.

Pensai ad un ipotetico/assurdo pranzo con certe figure che ho conosciuto durante la mia vita. Figure vere o false ? Qui torniamo al discorso che feci tantissimi anni fa, quando nacque questo blog. Mai chiedere al Mobys se quel personaggio è realmente esistito, mai chiedermi se quel fatto è realmente accaduto, mai cercare di capire se sto parlando di te che mi stai leggendo in questo momento: non lo saprete mai !

In questo pranzo “fantasticamente assurdo” del Mobys, sono circondato da tutte quelle persone che non stimo o non stimavo. Perchè ? perchè con gli amici ci si diverte, che senso ha descrivere un pranzo in cui ci si svaga ?

Alla mia destra c’è un palermitano trasferitosi in veneto, proprio come me, una ventina di anni fa. Si chiama Salvatore (grande classico). Lui, come tutti coloro che stanno condividendo il pranzo con me, mi sta altamente sui coglioni. Non lo chiamo Totò da un sacco di tempo, anche perchè, come dicono i miei colleghi (e questa è realtà), ho il brutto vizio di affibbiare soprannomi a chiunque. Mi viene istintivo. Totò, per me, è il “lagnoso-culoso”, per eccellenza. Per anni, a differenza mia, continuava a lagnarsi del Veneto, odiava letteralmente la popolazione locale, era il classico meridionale che ripeteva “noi siamo così, mentre loro sono colì”, “noi abbiamo il sole, il mare…”, ecc.

Non c’era giorno in cui lagnoso-culoso non si lamentava. “Ciao Salvo, come stai ?”. “Mi manca la Sicilia”, “Mi mancano i siciliani”, rispondeva. Da un momento all’altro, destino tipico dei dotati di culo in senso fortunistico, trovò una ragazza di Padova, si fecero fidanzati e, nel giro di pochi mesi, si sposarono. Adesso hanno due figli. In poco tempo, colui che rompeva il cazzo continuamente con il Veneto merda, trovò ciò che io cercavo (e sottolineo cercavo) per tanti anni, ovvero non la storiella stupida, ma qualcosa di davvero serio.

Mi sovviene allora un dubbio. Vuoi vedere che la lagnosità premia ? Vuoi vedere che, alla faccia degli ottimisti, dei buddisti, dei positivi, dei “il sorriso aiuta a vivere meglio la vita”, chi piange, in realtà, poi ottiene ciò che vuole ?

Totò non è stato l’unico. Accanto a lui ci sono due ragazze: Stefania e Giusy. Anche loro sicule, anche loro mi hanno rubato un sacco di tempo nel tentativo di tenerle su col morale, scrivendo messaggi, a decinaia e decinaia, con frasi del tipo “Dai qui si sta bene”, “La nostra Sicilia è bella, ma il lavoro è qui”, ecc. Tutto inutile: avevano deciso di abbracciare la Dea Depressione, continuavano a piangere (ma non metaforicamente come Totò), era tutta una disgrazia e, per citare qualcosa di assurdo, noci, pere, e perfino la pasta Barilla avevano, a senso loro, un gusto diverso rispetto a quello conosciuto in Trinacria.

Ogni tanto, facendo lo scemo al solito mio, strappavo qualche sorriso, ma c’era tanta nostalgia canaglia nei loro occhi. Non le ho mai criticate: avevamo un punto di vista diverso dal mio sul Veneto, ma, come sempre, io rispettavo il loro pensiero. A forza di piangere, entrambe adesso sono sposate e sono diventate mamme. La nostra amata Sicilia che ci manca tanto ? I cannoli, le arancine ? tutto andato a puttane ! Ormai che cazzo me ne fotte della Sicilia ? Ho il marito che lavora in un posto statale, in agosto scendo con il mio bello SUV, pagabile in 658 comode rate, ho financo cambiato il mio modo di parlare, sono diventata una “noddica” a tutti gli effetti, addirittura più razzista di quei nordici razzisti da generazioni, e continuo a dire frasi del tipo “gli Ospedali del nord non c’entrano nulla con gli Ospedali del sud !”.

Insomma, amici miei, malgrado il mio articolo di quache mese fa (“Negativi siate maledetti”), volete vedere, ripeto, che affrontare la vita in modalità piangente e triste, paga ? Del resto fateci caso: quanti sono i post depressivi di facebook e quanti quelli positivi o quantomeno normali ? La stragande maggioranza tende a condividere la merda. Chissà perchè, direbbe Vasco Rossi. Torniamo al pranzo.

Chi vedo alla mia sinistra ? Per fortuna figure più “leggere”, cioè persone che non odio, anzi che spesso mi hanno fatto anche sorridere per la loro goffaggine.

Ricordo Roberto, detto “L’elegantone”, conosciuto quando vivevo a Palermo. Sempre elegantissimo, veniva alle partite di calcetto in giacca e cravatta, prima di indossare il completo dell’Italia dei mondiali del 1990. Gli chiedevamo: “Ehi tu, elegantone, ma non hai fatto in tempo ad andare a casa a cambiarti ?”. E lui “certo che facevo in tempo, ma io indosso sempre e solo abiti eleganti !”. Avevamo accanto il Barney Stinson di “How I Met Your Mother” moltissimi anni prima che esplodesse quel telefilm !

barney
Barney Stinson

Perchè ho invitato l’elegantone in questo pranzo dei cretini ? Perchè in realtà era un falso. Sembrava il perfettino del gruppo, ma in realtà era una merda. Faceva il gradasso, dicendo a destra e a manca che stava bene anche da solo, ma era un disperato bisognoso di affetto che parlava male degli assenti, per cercare di conquistare l’amicizia dei singoli componenti della comitiva. Cretino perchè presto scoprimmo il trucco…

Accanto a Roberto c’è Filippo. In qualche post vi ho già accennato a lui. Nemmeno sono sicuro che si chiamasse così. Non era un mio amico, ma si aggregava spesso a noi. Aveva il brutto vizio di sentirsi un mega spiritosone parlando come un verbale della Polizia e non ha mai capito (malgrado le nostre eloquenti espressioni facciali) che, dopo le prime volte, aveva rotto i coglioni. “Ciao Vincenzo, intravvedo 2 ragazze due sedute nel tavolo a ore 10.15 da te”, “Questa tizia l’ho attenzionata da tempo”, ecc. ecc. Pesantissimo e più stupido di qualsiasi tormentone musicale estivo. E ghe ne vol !

Oh! che bello, in questo pranzo c’è anche qualche mia ex. Ho già scritto 1300 parole, quindi non vado a toccare questo argomento. Vi dico solo che, guarda caso, sedute gomito a gomito, ci sono Francesca e Loredana. Francesca la conobbi quando stava malissimo, infatti nacque una mezza storia, non una storia-storia. Il marito l’aveva lasciata per un’altra che aveva anche il pisello, e giustamente lei non poteva competere. Loredana era soprannominata, da me e dagli amici del gruppo veronese con il quale uscivamo, “Se mi lasci non vale”. Aveva un “Indice di Sticchiaggine” molto alto (tradotto: era bona), come spesso mi accade, mi ero innamorato prima delle sue gambe e dopo di lei, ma era pesante, logorroica, schizzinosa: un’autentica Donna Scassaminchia ! Aveva rotto le palle peggio dello spot dei divani in cui dicono che domenica finisce la promozione. ll problema con Lory “Se mi lasci non vale” era che, quando stavo per mollarla, lei andava su tutte le furie, facendo scenate assurde anche dentro i locali dove cenavamo. Credevo che si comportasse male per “farsi lasciare”, invece no ! Sapendo di essere una gnocca non concepiva essere “mollata”, ma era ancora più importante avere un coglionazzo con cui uscire sempre, quindi aspettava di ingaggiare il nuovo “pollo” per mollare il vecchio, e se tu provavi a mandarla affanculo, volavano polpette in 3D. Ancora oggi, quando sento Julio, penso a lei … anzi alle sue minigonne ascellari.

Probabilmente, se i km da Castel d’Ario a casa mia, fossero stati di più, avrei pensato ad altre figure, ma vi ho già tediato abbastanza, quindi chiudo questo lungo articolo con il sottoscritto, l’organizzatore del Pranzo dei cretini.

Ma come, ti ci metti anche tu ? direte voi. Certo ! Non mi considero superiore ai suddetti personaggi. Cretino in quanto Maestro di gaffes ed esageratamente malinconico. Sulle gaffes non sto a riportare mille esempi, perchè altrimenti non finirei più. Mi limito a citare quella volta in cui consigliai ad un sordo di salvare gli .mp3 in un cd prima di formattare l’hard disk. Altresì indimenticabile l’episodio avvenuto quando i telefonini erano sul mercato da pochissimi mesi. Mi ero imboscato a casa e il mio titolare, puntualmente, mi cercò. Preso dal panico, non sapevo cosa fare ! Volevo risultare irrangiugibile e allora ebbi l’idea geniale di mettere il mio bel Nokione dentro ad un cassetto, sotto le mutande. Smettetela di ridere ! Ovviamente non servì a nulla. Sono stato una delle prime vittime dell’essere sempre contattabile.

Infine c’è quella “fresca fresca” commessa in Hotel a Caorle questa estate. Mi trovo dentro l’ascensore insieme alla donna delle pulizie. Lei mi chiede come mi chiamo, io faccio altrettanto. Risponde “Afrodite”, ed io ribatto prontamente “No, io sono un uomo etero normalissimo”. Non chiedetemi il perchè ma, in quel momento, avevo capito “Ermafrodita”. Menomale che non ha capito un cazzo !

Non mi piace parlare di me, quindi mi limito a citare il difetto che mi rompe più le scatole, quello che mi consente di partecipare ad un pranzo del genere, un pranzo con gente che, seppur piena di difetti, ha comunque ottenuto qualcosa di positivo nella vita (l’elegantone è un imprenditore, Francesca si è risposata due mesi fa, qualcuno ha figli, nel mio caso c’è il benessere economico). Siamo dei cretini fortunati.

Mi chiamano orso, asociale, rompicoglioni, ecc., in realtà, come dicevo prima, sono un inguaribile malinconico. Come tutti sappiamo, è sbagliatissimo vivere la vita in funzione del futuro o del passato, ma bisogna assolutamente vivere il presente.

Io sono legato in maniera esasperata al passato e le foto, i video, le immagini che mi vengono regalate dal maledetto Street View, non mi aiutano certo a superare questo problema. Ovviamente molti ricordi sono negativi, ma io resto comunque un cazzeggiatore di prima categoria il quale tende a ricordare gli eventi positivi ma, nello stesso tempo, pensa troppo spesso a quei luoghi e a quelle persone che mi hanno regalato qualcosa di meraviglioso e che magari non ci sono più o che, più semplicemente, non posso più frequentare spesso.

Dico spesso che il nulla attuale ti porta a vivere con la mente proiettata nel passato o nel futuro. Sulla “constatazione del nostro nulla” del Perozzi ho scritto un articolo una vita fa.

L’ottimista guarda al futuro pensando che “domani magari … forse… chissà”, il malinconico, come me, guarda al passato e pensa “quanto sarebbe bello e diverso se tu fossi accanto a me”. Badate bene, non mi sto riferendo esclusivamente ad una mia ex o al mio migliore amico che non c’è più.

In conclusione mi sembra doveroso dare un caloroso Addio all’architetto Melandri. Io non sono uno scrittore, non sono un giornalista, non sono uno “che sa scrivere bene”. Sono quel poco che sono, grazie anche alla scuola di “Amici Miei”. Il mitico Gastone Moschin, che ci ha lasciati pochi giorni fa, in un’intervista, definì quel film, fra le altre cose, “Un film che fa ridere, ma che non è comico”: praticamente (fatte le debitissime proporzioni) il succo di questo blog, riassunto col motto “Il dolce e l’amaro”, diventato “Dal Cannolo all’Amarone”.

Amici_miei

“Amici Miei” è il seme da cui è nato questo blog ed il fulcro su cui ruota il mio modo di cazzeggiare nella vita reale.

Scusate la lunghezzitudine e gli errori. E vai con la siglaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa:

L’infanzia in un tag.

Sono stato tirato in ballo da redbavon, un mio carissimo amico, nonchè collega blogger, autore del sito Pictures of You.

Nel suo ultimo articolo (clicca qui per leggerlo), ha uscito fuori dal cilindro la maledettissima “catena”, ma in questo caso lo assolvo a pieno titolo, sia perchè l’idea non è partita da lui, sia perchè il giochino non è affatto male, anzi lo giudico alquanto positivamente, poichè consente a noi poveri pazzi che, malgrado lo strapotere dei social, facciamo le due di notte per decidere il titolo di un post (vedi il sottoscritto con l’articolo precedente a questo), di poter scambiare due chiacchiere su argomenti belli, leggeri, nutrienti e senza olio di palma.

La “catena” funziona in questa maniera: tu pubblichi il tuo articolo, tirando in ballo chi ti ha “nominato” (e il fatto di essere il primo nella lista di Red mi fa grandissimo onore) e successivamente indichi altri blogger a cui rompere il c … ehm …  a cui passare la patata bollente. E qui, purtroppo, devo deludere il carissimo Claudio: non ho potenziali lettori blogger da poter citare, tuttavia spero che tutto vada avanti ugualmente grazie ad altri che vantano un certo seguito. Purtroppo il mio “audience” è paragonabile a quello di Rete 4 e non saprei proprio chi citare (e, anche quando, costoro sicuramente nemmeno se ne renderebbero conto !).

Ma veniamo al nocciolo della nocciolina. Quali sono gli oggetti della mia infanzia che non potrò mai dimenticare ? (lo so che qualcosa coinciderà con la lista di redbavon, ma non posso farci nulla se lui, nella scorsa vita, era probabilmente la mia anima gemella):

  • Soldatini Atlantic scala 1:72.
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foto google

Qui ammetto la mia vergogna: costruivo due piccole porte da calcio e facevo mega campionati usando i soldatini ! Riempivo quaderni su quaderni, organizzavo tutti i tornei possibili ed immaginabili, dalla serie A alla Coppa dei Campioni, dalla Coppa UEFA alla Mitropa Cup. Già da allora non facevo la guerra, ma avevo il calcio in testa.

  • Commodore e Kick off
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foto mia

Potrei citare il Commodore 64, ma in realtà il mio vero e proprio battesimo da videogiocatore avvenne con l’Amiga 500 prima e il 2000 dopo. E qui occorre fare una menzione speciale a Kick Off, gioco di calcio della mitica Anco, a cui dedicai ore ed ore della mia vita. Nel 1990 partecipai al torneo cittadino organizzato a Palermo, e arrivai addirittura terzo ! Quella medaglia rappresenta il punto più alto della mia lunga carriera da videogiocatore, perchè dimostrai non solo di essere davvero “bravino”, ma di fottere tantissimi altri giocatori incalliti. Purtroppo la famigerata “sfiga da mobys” mi accompagnava già da allora e fui eliminato, paradossalmente, da un coglione di Trapani che io stesso avevo iscritto e che portai financo a casa mia perchè, essendo fuori sede, non sapeva dove andare. Il nemico lo avevo accanto ! Purtroppo ero troppo giovane per chiedere a mia madre di mettere un potente lassativo nel suo piatto di spaghetti. Ah dimenticavo: fu proprio lui a vincere il torneo e a volare a Milano per le finali nazionali.

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foto mia

 – L’album di figurine CALCIATORI

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foto google

L’ Avellino, la mia squadra del cuore. Come non citarla ? avevo sette anni ! E qui subentra il tag: l’album di figurine Calciatori. Fu proprio tramite l’unica vera bibbia che abbia mai conosciuto che ho scelto la squadra irpina. Inoltre so con certezza la data di nascita della mia grande passione che mi accompagna ancora oggi, perchè solo la stagione 1978-79 aveva come ordine iniziale Ascoli, Atalanta ed appunto Avellino. Le prime due le scartai perchè avevano la maglia uguale a squadre ben più note, mentre l’Avellino era di un verde stupendo. Fu amore a prima vista. In ogni caso, l’Album non era solo semplice raccolta di figurine, ma anche il poter giocare con altri ragazzini (ricordo ancora la “letterina”) o fare gli scambi. Ai tempi, il vero Gringo del quartiere era colui che aveva nelle mani il più alto numero di figurine, il cosidetto “mazzone”.

  • Piaggio Vespa Rush 50
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foto google

L’infanzia finisce, subentra la stagione dei primi amori (a proposito: Lorella Cuccarini sarai sempre in cima ai miei sogni erotici), ed io andavo in giro con la prima vespetta dotata di tre marce ! Colore ? ovviamente verde metallizzato ! Ricordo benissimo di aver vissuto la fase maggiorenne senza casco – casco obbligatorio per tutti.

Tag sparsi relativi a vari personaggi che ricordo ancora con immenso affetto: Topo Gigio, Goldrake, l’Uomo Tigre (che “Ha tanti amici e grande è la bontà, ma col nemico non ha pietààààààààà !”), Bomb Jack giocato alla sala giochi, i Fantastici 4, Lupin, la serie Happy Days e mi fermo qui, altrimenti sto articolo diventa infinito.

Un po’ più avanti sarebbe arrivata la playstation, il fantacalcio e altre cose che però escono fuori dal discorso legato all’infanzia. Mi sembra opportuno sottolineare che, in praticamente tutte le scelte della mia gioventù, dietro c’è stato sempre mio fratello, più grande di me, in quale ha rappresentato un vero e proprio “grande vecchio” che deteneva la regia di tutto ciò che mi ruotava attorno.

Il rammarico più grande ? Non ho mai avuto un parente appassionato di fotografia (come lo sono io oggi), quindi la mia infanzia è ricca di tag ma scarsa di memoria fotografica. Peccato ! Come cambiano i tempi, adesso i neonati, fra un biberon e l’altro, piangono perchè vorrebbero farsi qualche selfie ! 🙂

Sognando Singapore.

Eccoci qua, nella fase non proprio conclusiva delle mie ferie, ma quasi. Ho ancora qualche giorno di “respiro”, ma sicuramente posso già tracciare un bilancio delle mie vacanze estive.

La prima settimana l’ho trascorsa scegliendo una meta di mare non distantissima da casa mia, così mi sono recato a Caorle, in provincia di Venezia. Spiaggia immensa e piscina dell’hotel situata sulla terrazza, al quinto piano. Una maniera come un’altra per prendermi in giro, visto che mi è capitato spesso di vedere delle foto scattate in località incredibili, vedi Singapore, in cui vengono immortalate delle persone che, appoggiate sul bordo vasca di una piscina situata in chissà quale centocinquantesimo piano di un grattacielo, osservano il panorama sottostante.

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Infinity Pool di Singapore. Foto google.

Bella Caorle, il prossimo anno credo che ci tornerò.  Mi piace perchè trovate sia il centro storico, molto caratteristico, che gli ampi spazi delle spiagge. In quella di Ponente è tutto in dimensioni umane, ovvero ci sono gli hotel, una strada, una normalissima spiaggia e il mare. In quella di Levante, dove mi trovavo io, devi farti 65 km per raggiungere il tuo ombrellone, altri 48 per raggiungere la riva e infine ulteriori 78 per far si che l’acqua ti arrivi quantomeno a livello delle tette. L’aria era tranquilla e ognuno lasciava il proprio zainetto sotto l’ombrellone. Considerate le distanze, mentre mi sguazzavo, pensavo che un potenziale delinquente aveva tutto il tempo di prendere il mio iPhone, andare all’aeroporto di venezia, prendere un volo per il suo paese, venderlo al cugino zoppo, tornare in Italia e proseguire la sua passeggiata in spiaggia. Il tutto mentre io ero ancora in acqua come un coglionazzo facendo il “morto a galla”.

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Lo scenario che vedevo dalla piscina di Caorle. Foto mia.

L’esperienza di Caorle è stata quindi molto positiva, a differenza di quella di Bibione di un paio di anni fa. Lo scenario è molto simile (le due località distano una quindicina di km), tutte le attività commerciali sono identiche e sembrano che siano state collocate da qualcuno che ha fatto “copia ed incolla” tramite pc.

Tuttavia, ci sono due differenze significative e decisive: come detto, Caorle è un paese che ha la sua storia, mentre Bibione è stata concepita esclusivamente per le vacanze. C’era il mare, hanno fatto una spiaggia infinita, costruito un miliardo di hotel, qualche villetta, le solite attività commerciali (pizzeria ristotante, pizza al taglio, sala giochi, bazar, bar, negozio dove ci sono i pesciolini che ti solleticano i piedi, enoteche dove parecchie persone si sentono sommelier, ecc.), ripetute perfettamente ogni tot metri. L’unica cosa che è quasi unica è la farmacia. Che poi, a tal proposito, sinceramente non ho capito perchè, quando arrivai a Caorle e chiesi dove si trovava il distributore automatico di preservativi (in valigia manca sempre qualcosa !), mi guardarono e subito dopo …. scoppiarono  a ridere ! Mah… non ci sono più i camici bianchi di una volta !

Scherzi a parte, mi sono innamorato di Caorle perchè, secondo me, ha quell’anima che Bibione non ha, o che forse io non sono riuscito a percepire. E qui subentra il secondo motivo per cui ci sono state profonde differenza fra le due vacanze: nel frattempo sono cambiato io ! Non so dirvi, onestamount, se sono una persona migliore, so che non sono più il Mobys di un anno fa. Ecco perchè, malgrado i miei colleghi sponsorizzassero la riviera romagnola, avevo proprio bisogno di tornare in una località veneta.

Forse mi sono fottuto con le mie stesse mani, magari nella Cesenatico di turno avrei conosciuto la donna della mia vita, ma l’unica maniera per “testarmi”, era quella di andare in un luogo molto simile a quello già visto due anni fa e dalla quale tornai in condizioni psicologiche così pessime che voi umani non potete mai immaginare. L’esperimento era rischioso, ma la sfida, per il sottoscritto, era alquanto succulenta (lo so che, come minimo, mi state prendendo per pazzo): o tornavo nuovamente scazzato, come due anni fa, e quindi tutto il mio nuovo percorso filosofico-religioso andava a puttane, o percepivo “qualcosina” che mi facesse capire che, in questi ultimi mesi, non ho perso tempo leggendo svariati libri e/o frequentando determinate persone. Ho rischiato ma ho vinto, ed è inutile dirvi che ne sono estremamente felice, oltre a sentirmi nettamente più forte.

Sono così contento della mia settimana trascorsa a Caorle, da non avvertire più la necessità di ripartire; due anni fa, dopo Bibione, andai in Toscana e aver scattato tante foto in luoghi meravigliosi rese il quadro meno “tragico”.

Nella seconda settimana, quindi, ho fatto dei giretti in zona e finalmente ho conosciuto il Parco la Quiete, un posto fantastico, situato in provincia di Brescia e dotato di tre piscine. Come ho scritto nella recensione, malgrado il nome da onoranze funebri, il posto è meraviglioso. Era proprio il contesto che cercavo ! A differenza della piscina dell’Hotel di Caorle, in questo caso, ad un certo punto, non tocchi più il suolo, e per me questa cosa è alquanto positiva (come diceva un famoso filosofo: “L’autentico sguazzo è quando i piedi non toccano più il fondale”). In realtà l’ho inventata io, non fate caso alle mie “perle”…

Il mare, specie per uno che in una località di mare ci è nato, ha sempre il suo fascino. Le spiagge venete hanno magari il difetto di essere troppo dispersive e troppo piene più di stranieri che di italiani, l’acqua non è certo cristallina come il mio cuore (toh! un’altra perla, forse è giunta l’ora di andare a lettuzzo…), ma ti garantiscono un relax indescrivibile, sia in spiaggia che in acqua.

Ad un certo punto, mentre sguazzando guardavo l’ennesimo caccia militare che sorvolava le nostre teste (perchè è importante che noi giochiamo con i caccia iper tecnologici mentre le merde usano i furgoni…), mi chiesi: “ma sono spariti tutti ???”. In realtà gli spazi sono così immensi, da far invidia a qualsiasi coppia giunta al terzo anno di matrimonio.

In piscina è diverso perchè, ovviamente, ad un certo punto, arriva il casino, si riempie di bimbi (e mi gioco tutte le medaglie vinte ai tornei di puzzette di Buttapietra che tutti pisciano lì dentro), e ti ritrovi gomito a gomito con, appunto, bimbi piscioni, coppiette pucci pucci “guarda come sono figo quando mi tuffo”, gente che si analizza il cazzo di foruncolo, donne che si confrontano su quanto dovrebbe essere adeguatamente lungo un pene, mariti scoglionati che pensano che le verie ferie le fanno quando vanno a lavorare e le solite turiste “vogliosi ed insaziabili”. A proposito, una di esse mi chiese: “You want fucked me ?”, ed io risposi facendole capire che non conosco l’inglese; inoltre mi chiedevo perchè continuava a fissarmi muovendo la lingua sulle labbra (credevo che mi fosse rimasto qualche pezzo di brioche !). Non dimentico certo la figura classica dei classici: il logorroico (o logorroica).

Amici miei, sarà perchè sono sempre solo, sarà perchè ti amo, sarà perchè, come dice qualche mio amico, riesco a notare anche il pelo d’erba viola che dista cinquanta metri da me, ma perchè mi ritrovo sempre accanto una radiolina in carne ed ossa ? Che poi io adesso sono diventato un simpatico (foisse), mi piace ascoltare le pessone (ri_foisse), ma non è colpa mia se sparano continuamente minchiate ! Odio chi parla a vanvera, quasi quanto chi non ascolta e, se ci fate caso, spesso le due figure coincidono.

Oh perbacco (così non si offende nessuno), non esiste un logorroico interessante ! Ecco, a proposito, il mister radiolina incontrato ieri in piscina, era con i suoi genitori, malgrado non fosse proprio un ragazzino (ognuno, nella propria vita, ha le sue tristezze…). Non appena entrò in acqua, prima di iniziare il suo lungo sproloquio, si girò verso i genitori ed esclamò: “Interessante !”.

A quel punto, avrei potuto ucciderlo, ma poi subentra un discorso legato al karma di cui qualche volta magari parleremo. Interessante che ??? Stocazzo ! Scusami, carissimo brutta pirla, mona, scassaminchia logorroico, pensatore e paroliere de noialtri: cosa minchia ci trovi di interessante di un’entrata in piscina ? Può essere goduriosa, rinfrescante, rilassante, sguazzante, divertente, necessitante, invitante, ecc., ma cosa stracazzo c’entra “interessante” ?

Putroppo non avevo la pistola che porto sempre con me da quando vedo “The Walking Dead” (o “Zeta Nation”, altro capolavoro di serie), ovvero da quando sono convinto che un giorno ci sveglieremo circondati da zombi, ma forse era giusto così, forse ma forse ma sì …

L’unica cosa seria di questo post è la sua conclusione: non avete idea dello scenario che vi si presenterà davanti agli occhi quando, finalmente, riuscirete a vedere lo stesso identico cazzo di mondo con uno sguardo diverso … e magari senza un logorroico accanto ! :-).

 

Le persone sono importanti.

I proverbi, molto spesso, dicono delle sacrosante verità. Ogni tanto, ne becco qualcuno che, come disse Galileo in uno dei peggiori bar di Caracas: “mi fa girare le palle centomila volte più velocemente rispetto al movimento della terra attorno al sole” (voi non conoscevate questo retroscena ma io, che sono un grosso blogger, ve lo sto svelando in diretta e in esclusiva !).

Ovviamente non sto qui, in questa notte di mezza estate, a farvi la lista dei miei proverbi preferiti e di quelli che odio. Stasera mi limito a citarne due che proprio non digerisco. Quello partorito dallo Zù Giulio Andreotti (“fidarsi è bene ma a non fidarsi spesso ci si azzecca”) e quello che mi veniva enunciato spessissimo nella mia ultima esperienza lavorativa palermitana di 15/20 anni fa: “Tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile“. Sul primo, nonchè su tutti i proverbi, ognuno può avere una visione diversa. Per me è un’autentica merda. Tutti i proverbi e gli aforismi che conducono la mente umana verso la negatività, la tristezza, la sfortuna, il nemico che è alle porte, ecc., a me, sinceramente, fanno cagare, peggio di un pranzo a base di pasta e fagioli ed insalata di patate e ceci. Purtroppo la frase detta dal famoso politico suonava e suona bene, quindi è diventata un “must” ma, se ci pensate bene, è la madre di tutte le battaglie che ruotano attorno al non fidarsi di nessuno perchè il nostro vicino può essere un maniaco sessuale, un negro (anche se bianco), un bianconero, un biancosarti, un piedofilo (perchè guarda sempre i piedi), un catanese che dice arancini, un vicentino magnagatti, ecc. ecc. Ma, ripeto, ognuno può pensarla come vuole.

L’altro discorso sul “siamo tutti utili ma nessuno è indispensabile”, può essere valido a livello lavorativo, e ci mancherebbe altro se non fosse così ! Per il rispetto dell’azienda, quindi dei titolari in primis e degli altri colleghi in dopis, è giusto che, se uno va fora dai cojoni, dopo l’iniziale periodo di confusione, legato al dover insegnare il lavoro al neo assunto, tutto prosegua e si continui ad andare avanti.

Tuttavia il fulcro del mio post (minchia che pallo bene quando mi ci metto !) non verte sulle problematiche lavorative. Parlare di lavoro il venerdì sera è come parlare di shopping con una donna. Faccio quindi un discorso generico, al fine di esprimere il mio umile punto di vista. Secondo me, spesso, si da poca importanza al valore di una persona. Nessuno è indispensabile ma spesso si è quantomeno Importanti ! Quando capita di fare discorsi analoghi, qualcuno risponde prestamente: “eh ma bisogna trovare la felicità dentro di noi”, “bisogna sentirsi bene soprattutto con noi stessi”. Ecco, per me, ste frasi da Raffaele Morelli de noialtri, non c’entrano una benemerita minchia !

Io sono il primo a dire che il nostro Io è al centro di tutto (sino a pochi mesi fa non ci credevo, ma stasera non voglio nuovamente annoiarvi col buddismo), ho finalmente scoperto, seppur tardivamente, che dare troppo peso agli altri, dove per altri intendo anche persone che vi stanno vicinissime, è sempre sbagliato. Puntare su se stessi rende il palazzo ben solido ed è l’unica maniera per vivere davvero felici. Ma cosa ce ne facciamo di uno scheletro di palazzo ? Cosa ce ne fotte se le sue fondamenta sono a prova di terremoto, se poi non lo completiamo ? Sono le persone che ci completano, non il sole, il mare e le nuvole. Nessuno è un’isola !

A volte si arriva al punto in cui bisogna tagliare i rami secchi. Spesso la scelta è dolorosa, perchè ti aspetti di tutto, fuorchè cancellare dalla tua vita gente che conosci da vent’anni, ma è giusto andare avanti. La tua squadra del cuore va avanti anche se ha perso un pezzo da novanta (che a sua volta magari ha perso la dignità), l’azienda dove lavori va avanti anche se un collega è andato in pensione, la tua vita va avanti anche se, con quella determinata persona, non c’è più quella sintonia di una volta. E allora inizi a distaccarti, hai davanti agli occhi la nave che dopo aver salpato, man mano che passa il tempo, diventa sempre più piccola, fino a quando sparisce dalla tua vista. Certi rapporti sono così ma, a meno che non siate animali, stronzi, o animali stronzi, vi resta comunque qualcosa dentro (a volte financo un picciriddu da partorire).

Le persone sono importanti. Frequento un gruppo (non vi dico di cosa sto parlando. Potrebbe essere il gruppo di cherichetti, quello dei sub, quello degli amanti dell’Amiga 500, ecc.), in cui ho notato che sussiste questo brutto vizio: chi si allontana viene presto dimenticato. Sono cazzi sua. Rifletterà, mediterà, valuterà ed eventualmente ritornerà. Sa dove trovarci ! Ogni tanto magari chiamiamo la Giessica di turno per sapere come va, le facciamo presente che non vediamo l’ora che torni, magari le diciamo pure che parlare di pesci senza di lei non è la stessa cosa, ma, amici miei, sono tutte cose “da facciata”. Scusate ma io non credo in questa “politica”, mi dispiace, lo dico forte e chiaro e lo dirò chiaramente anche fuori da questo blog.

Fermo restando che Giessica ha pieno diritto di starsene per i cazzi suoi, fermo restando che non sono mai entrato a far parte di sette che ti cercano nel cuore della notte per dirti che devi tornare nel gregge, secondo me c’è una componente, che si chiama CUORE, troppo spesso sottovalutata. Non mi interessa se il mondo gira così, non mi interessa se è giusto che sia così, a me questa cosa non mi piace.

E allora cosa dobbiamo fare, caro Mobys ? Appostarci sotto casa di Jessica (ogni tanto lo scrivo giusto !) stile stalker ? Continuare a mandarle sms ? Fare degli striscioni e appenderli di fronte casa sua ? No, dico soltanto che la gente non è stupida. Gruppo o non gruppo, amico o mezzo amico che tu sia, la gente capisce quando ti rivolgi ad essa con un atteggiamento formale. “Pronto vincenzo vuoi venire in pizzeria sabato sera ?”, “ehmm sabato ???? …. mmmmm”, “no no vabbè lascia perdere, tanto immaginavo che dicessi di no, ciao”. E sticazzi !

Insistere (specie con un tipo come me, che quando sente il fiato sul collo, inizia a correre come una pantera) è sempre sbagliato, ma le persone possono anche avere dei problemi tali da aver bisogno di qualcosa di più di una minchia di sms !

Le persone sono importanti, non bisogna lasciarle andare frettolosamente per la propria strada. Non dobbiamo aggrapparci alle caviglie di nessuno, come facevamo all’asilo con le nostre mamme, ma dobbiamo imparare ad ascoltare, una cosa che ormai pochi fanno. Tutti a postare e a pubblicare foto di gattini meravigliosi, nessuno (o comunque pochi) che guarda cosa hai da dire tu !

Guardare le stelle col cannocchiale è spettacolare, ma ogni tanto bisogna occuparsi d’altro. Voglio dire che le nostre passioni sono importanti ma bisogna anche trovare il tempo per dedicarsi agli altri. Invece siamo tutti a “Senso Unico”, partiamo come razzi e non guardiamo per nulla cosa ci lasciamo dietro, cosa abbiamo appena sorpassato, cosa stiamo sorpassando. La vita è diventata come i concerti, in cui la gente passa più tempo col telefonino in mano che a godersi lo spettacolo. Metaforicamente parlando il telefonino è il nostro mondo, il palco è ciò che succede realmente attorno a noi, accanto a noi !

E allora non faccio il buonista, non dico per l’ennesima volta “prendetevi cura del vostro vicino, anzichè fare discussioni inutili sull’adozione a distanza di un cavallo zoppo”, dico semplicemente: godetevi le persone, le persone sono importanti. Prima di chiudere la porta in faccia al prossimo, riflettete sul fatto che quella persona, che state abbandonando al proprio destino con estrema facilità, un giorno potreste essere voi !

“Non esiste povertà peggiore che non avere amore da dare”, Madre Teresa di Calcutta.

Scusate le chiacchiere e gli errori.

“La Rivoluzione del coniglio”: la magnifica storia di un buddista NORMALE !

Antonello Dose è, fra le tante cose, un giornalista che, da un ventennio, conduce il programma radiofonico “Il ruggito del coniglio” su Rai Radiodue.

Non ascolto la radio e non conosco questa persona. In una delle mie “escursioni libresche domenicali”, notai il suo libro per un paio di motivi: innanzitutto il sottotitolo è “come il buddismo mi ha cambiato la vita”, e chi sta facendo questo tipo di percorso, vedi il sottoscritto, parla spesso di cambio di stile di vita. In secondo luogo, non mi sembrava vero notare che, in un intero scaffale in cui le librerie Giunti posizionano vergognosamente ed esclusivamente libri sul buddismo riferiti al Dalai Lama e a Osho, finalmente c’era un libro che parlasse della filosofia che seguo, ovvero quella che fa riferimento a Nichiren Daishonin.

Dopo aver letto delle positivissime recensioni su Amazon, decisi di comprarlo. Devo dire che l’ho “divorato” !

Come dico spesso, non sono un recensore. Noto con piacere che le mie recensioni scritte su TripAdvisor, riguardanti località e ristoranti, ottengono un buon punteggio, probabilmente dovrei dedicare più tempo a questo tipo di attività, ma tutto, alla fin fine, verte attorno al Giudizio e a me non piace moltissimo giudicare l’operato degli altri, a meno che non mi facciano incazzare (vedi ristorante giapponese aperto dentro dentro il Galassia di San Giovanni Lupatoto). In definitiva, non credo che il mio livello di scrittura da “pseudo giornalaio diplomato all’Industriale”, mi consenta di scrivere delle belle recensioni.

Malgrado ciò, volevo condividere con voi la mia esperienza alquanto positiva nell’aver letto un libro bellissimo che mi ha colpito soprattutto per un aspetto: è un racconto di una persona normale che parla del buddismo senza perdersi in inutili disquisizioni filosofiche, che un po’ come al Mobys (Dose perdonarivoluzionemi se uso codesto accostamento !) riesce a centrifugare perfettamente il dolce e l’amaro, raccontando una storia bella, che ha un senso, e che non si perde in discorsi capibili solo da una persona che sale in cima al Monte Baldo per meditare insieme agli augelli e a San Francesco resuscitato.

Tempo fa scrissi un post sull’Elogio alla Normalità (post del 1/5/2016). Ero stanco di notare, a destra e a manca, persone che cercavano di nascondere i propri difetti, sparandole continuamente grosse e credendosi esseri superiori solo perchè magari hanno procreato o perchè sono stati artefici di “grandi trasgressioni”, come mangiarsi un kebab all’una di notte ! Probabilmente, grazie alla cassa di risonanza offerta dai socialnetwork, molti sono vittime delle manie di protagonismo di fantozziana memoria.

“La Rivoluzione del coniglio” è un libro normale, scritto da una persona normale e rivolto soprattutto ai buddisti che recitando Nam-Myoho-Renge-Kyo credono (a ragione) di poter cambiare le sorti della propria vita e di migliorare tutto ciò che li circonda.

Non so nemmeno quanti libri abbia letto sull’argomento, ho perso il conto ! Sono una delle poche persone che ha conosciuto la Soka Gakkai dopo aver letto qualche libro. Ci sono entrato da solo, non c’è stato nessuno che mi ha accompagnato ad uno dei nostri meeting (Zadankai), e un giorno magari vi racconterò cosa ha provato, un timido-orso-forse asociale come me, quando si è ritrovato in un soggiorno di una casa sconosciuta, in mezzo ad una decina di persone che parlavano giapponese, forse coreano, o magari cinese della bassa Provenza.. Ma questa è un’altra storia.

Ho letto parecchi libri, qualcuno mi ha coinvolto, altri meno. Ero partito proprio da Osho, ma quando arrivavo a pagina 20, mi rendevo conto di capirne nella stessa misura in cui capisco le donne: un emerito cazzo.

Questo di Dose è un bellissimo libro perchè non si perde, come dicevo all’inizio, in discorsi complicati. Lo leggi con piacere perchè ti sembra di ascoltare un amico, direi “il buddista della porta accanto”, ti rendi conto di essere meno solo; sei felice perchè pensi che da qualche parte del mondo esiste una persona che ha compiuto un percorso molto simile a quello che stai intraprendendo o hai intrapreso.

E’ un libro stupendo perchè ti regala la cosa più preziosa al mondo, dopo l’amicizia: la speranza. La speranza che continuando a recitare, continuando a percorrere questo stupendo cammino, le cose vadano sempre meglio o addirittura si sistemino. “La rivoluzione del coniglio” fa riferimento alla tua Rivoluzione Umana sulla quale il Maestro Ikeda ha scritto tantissimi libri. Perchè ? Perchè, ripeto per l’ennesima volta, è la rivoluzione di una persona che ha sofferto e che ha intravvisto la luce in fondo al tunnel grazie al buddismo.

Caro Antonello, con una persona come te non smetterei mai di parlare di buddismo. Tu forse, vivendo in una città come Roma, non ti rendi conto quanto sia difficile rivoluzionare la propria vita in mezzo al deserto. E’ una grande e difficilissima sfida. Io sono molto contento ma ancora mi sento all’inizio di quel percorso che ho citato prima, altro che vedere la luce in fondo al tunnel. In questo mio percorso sono felice di aver incontrato, a parte i miei compagni di fede, il tuo libro, perchè tutti noi abbiamo bisogno di parole come le tue, di discorsi NORMALI, non di parabole, iperboli, triangoli isosceli, oscilloscopi, legge di Ohm, madonne lacrimanti e quant’altro…

E allora ti ringrazio. Tu, ovviamente, non leggerai mai queste mie parole ma non importa: ti ringrazio ugualmente. E malgrado la mia vista sia abbastanza stanca dopo l’ennesima giornata infernale in ufficio, ho dedicato la mia serata a cercare di fare ciò che è il mio più grande sogno, da qualche mese a questa parte: aiutare gli altri. E se, in definitiva io, nel mio piccolo, in questo spazio che rappresenta una goccia nell’oceano, posso, con la mia testimonianza positiva, aiutare UNA persona a stare meglio grazie alla lettura del tuo libro (e grazie quindi al buddismo), non posso che esserne felice !