Il pranzo dei cretini.

Quando percorro parecchi km in auto, rifletto. Parto con la musica dei Depeche Mode o di James Taylor ad alto volume e poi, ad un certo punto, il volume si abbassa sempre più, fino ad azzerarsi quando spengo lo stereo. A volte voglio starmene nel silenzio più totale.

Durante le scorse ferie estive, mi sono recato a Castel d’Ario, un comune in provincia di Mantova, noto per i suoi risotti. Il risotto è un piatto che ho scoperto quando mi sono trasferito in Veneto, e devo dire che è qualcosa che gli è riuscita benissimo. Risotto e il vino Valpolicella Ripasso sono le “chicche” di questa stupenda regione; ci avessero messo anche donne simpatiche, sarebbe stato un luogo perfetto ! Volevo “testare” questo piatto nella provincia vicina, visto che anche i mantovani sono cultori di questa pietanza, e quindi mi recai in Lombardia.

Dopo aver mangiato benissimo, feci un lungo ed interminabile viaggio di ritorno. Volli evitare appositamente l’autostrada, ma praticamente mi sentivo quasi come in una diligenza che attraversava il Missouri: distese di campi a destra e a sinistra, cinque case ogni 10 km, nessuna montagna, nessun individuo in circolazione. Ero fra Mantova e Verona ma potevo essere benissimo dentro ad un film western ! Sarà stato il caldo, sarà stata la digestione ma, ad un certo punto, verso chissà dove, mi sembrò di vedere gli Apache. Subito pensai: se questi vogliono il mio scalpo, quantomeno prima devo postare su facebook un selfie scattato con loro !

Non è cosa buona e giusta mettersi in viaggio a pancia piena e con il caldo, ma volevo tornare a casa. Fra apache e mandrie di cavalli, che mi sembrava aver visto tramite lo specchietto retrovisore, credevo di impazzire. Accesi la radio, ma anzichè ascoltare la mia amata Radio Pico, sentivo un tizio che parlava del nuovo sceriffo di Bovolone ! Ok, necessitavo di una pausa. Escludendo l’autostrada, il navigatore, secondo me, mi fece fare, soprattutto all’andata, un sacco di km inutili. Credo di aver fatto Verona-Firenze-Siena-Perugia e Mantova ! 🙂

Dopo la pausa in un Saloon (ehm…. in un Bar di Roverbella, il posto dove la notte si fa bella), mi rimisi in marcia, e fu lì che iniziai a pensare. E quando penso, sono cazzi ! Per questo, nel mio piccolo, cerco sempre di tenermi occupato, infatti al lavoro vengo chiamato “bomba” (o magari è per la mia circonferenza ? mi assale codesto dubbio !).

In questo specifico caso, però, la mia “riflessionite acuta”, si è rivelata alquanto positiva: mi tenne sveglio e vigile (oddio…..) fino al mio arrivo a casa.

Pensai ad un ipotetico/assurdo pranzo con certe figure che ho conosciuto durante la mia vita. Figure vere o false ? Qui torniamo al discorso che feci tantissimi anni fa, quando nacque questo blog. Mai chiedere al Mobys se quel personaggio è realmente esistito, mai chiedermi se quel fatto è realmente accaduto, mai cercare di capire se sto parlando di te che mi stai leggendo in questo momento: non lo saprete mai !

In questo pranzo “fantasticamente assurdo” del Mobys, sono circondato da tutte quelle persone che non stimo o non stimavo. Perchè ? perchè con gli amici ci si diverte, che senso ha descrivere un pranzo in cui ci si svaga ?

Alla mia destra c’è un palermitano trasferitosi in veneto, proprio come me, una ventina di anni fa. Si chiama Salvatore (grande classico). Lui, come tutti coloro che stanno condividendo il pranzo con me, mi sta altamente sui coglioni. Non lo chiamo Totò da un sacco di tempo, anche perchè, come dicono i miei colleghi (e questa è realtà), ho il brutto vizio di affibbiare soprannomi a chiunque. Mi viene istintivo. Totò, per me, è il “lagnoso-culoso”, per eccellenza. Per anni, a differenza mia, continuava a lagnarsi del Veneto, odiava letteralmente la popolazione locale, era il classico meridionale che ripeteva “noi siamo così, mentre loro sono colì”, “noi abbiamo il sole, il mare…”, ecc.

Non c’era giorno in cui lagnoso-culoso non si lamentava. “Ciao Salvo, come stai ?”. “Mi manca la Sicilia”, “Mi mancano i siciliani”, rispondeva. Da un momento all’altro, destino tipico dei dotati di culo in senso fortunistico, trovò una ragazza di Padova, si fecero fidanzati e, nel giro di pochi mesi, si sposarono. Adesso hanno due figli. In poco tempo, colui che rompeva il cazzo continuamente con il Veneto merda, trovò ciò che io cercavo (e sottolineo cercavo) per tanti anni, ovvero non la storiella stupida, ma qualcosa di davvero serio.

Mi sovviene allora un dubbio. Vuoi vedere che la lagnosità premia ? Vuoi vedere che, alla faccia degli ottimisti, dei buddisti, dei positivi, dei “il sorriso aiuta a vivere meglio la vita”, chi piange, in realtà, poi ottiene ciò che vuole ?

Totò non è stato l’unico. Accanto a lui ci sono due ragazze: Stefania e Giusy. Anche loro sicule, anche loro mi hanno rubato un sacco di tempo nel tentativo di tenerle su col morale, scrivendo messaggi, a decinaia e decinaia, con frasi del tipo “Dai qui si sta bene”, “La nostra Sicilia è bella, ma il lavoro è qui”, ecc. Tutto inutile: avevano deciso di abbracciare la Dea Depressione, continuavano a piangere (ma non metaforicamente come Totò), era tutta una disgrazia e, per citare qualcosa di assurdo, noci, pere, e perfino la pasta Barilla avevano, a senso loro, un gusto diverso rispetto a quello conosciuto in Trinacria.

Ogni tanto, facendo lo scemo al solito mio, strappavo qualche sorriso, ma c’era tanta nostalgia canaglia nei loro occhi. Non le ho mai criticate: avevamo un punto di vista diverso dal mio sul Veneto, ma, come sempre, io rispettavo il loro pensiero. A forza di piangere, entrambe adesso sono sposate e sono diventate mamme. La nostra amata Sicilia che ci manca tanto ? I cannoli, le arancine ? tutto andato a puttane ! Ormai che cazzo me ne fotte della Sicilia ? Ho il marito che lavora in un posto statale, in agosto scendo con il mio bello SUV, pagabile in 658 comode rate, ho financo cambiato il mio modo di parlare, sono diventata una “noddica” a tutti gli effetti, addirittura più razzista di quei nordici razzisti da generazioni, e continuo a dire frasi del tipo “gli Ospedali del nord non c’entrano nulla con gli Ospedali del sud !”.

Insomma, amici miei, malgrado il mio articolo di quache mese fa (“Negativi siate maledetti”), volete vedere, ripeto, che affrontare la vita in modalità piangente e triste, paga ? Del resto fateci caso: quanti sono i post depressivi di facebook e quanti quelli positivi o quantomeno normali ? La stragande maggioranza tende a condividere la merda. Chissà perchè, direbbe Vasco Rossi. Torniamo al pranzo.

Chi vedo alla mia sinistra ? Per fortuna figure più “leggere”, cioè persone che non odio, anzi che spesso mi hanno fatto anche sorridere per la loro goffaggine.

Ricordo Roberto, detto “L’elegantone”, conosciuto quando vivevo a Palermo. Sempre elegantissimo, veniva alle partite di calcetto in giacca e cravatta, prima di indossare il completo dell’Italia dei mondiali del 1990. Gli chiedevamo: “Ehi tu, elegantone, ma non hai fatto in tempo ad andare a casa a cambiarti ?”. E lui “certo che facevo in tempo, ma io indosso sempre e solo abiti eleganti !”. Avevamo accanto il Barney Stinson di “How I Met Your Mother” moltissimi anni prima che esplodesse quel telefilm !

barney
Barney Stinson

Perchè ho invitato l’elegantone in questo pranzo dei cretini ? Perchè in realtà era un falso. Sembrava il perfettino del gruppo, ma in realtà era una merda. Faceva il gradasso, dicendo a destra e a manca che stava bene anche da solo, ma era un disperato bisognoso di affetto che parlava male degli assenti, per cercare di conquistare l’amicizia dei singoli componenti della comitiva. Cretino perchè presto scoprimmo il trucco…

Accanto a Roberto c’è Filippo. In qualche post vi ho già accennato a lui. Nemmeno sono sicuro che si chiamasse così. Non era un mio amico, ma si aggregava spesso a noi. Aveva il brutto vizio di sentirsi un mega spiritosone parlando come un verbale della Polizia e non ha mai capito (malgrado le nostre eloquenti espressioni facciali) che, dopo le prime volte, aveva rotto i coglioni. “Ciao Vincenzo, intravvedo 2 ragazze due sedute nel tavolo a ore 10.15 da te”, “Questa tizia l’ho attenzionata da tempo”, ecc. ecc. Pesantissimo e più stupido di qualsiasi tormentone musicale estivo. E ghe ne vol !

Oh! che bello, in questo pranzo c’è anche qualche mia ex. Ho già scritto 1300 parole, quindi non vado a toccare questo argomento. Vi dico solo che, guarda caso, sedute gomito a gomito, ci sono Francesca e Loredana. Francesca la conobbi quando stava malissimo, infatti nacque una mezza storia, non una storia-storia. Il marito l’aveva lasciata per un’altra che aveva anche il pisello, e giustamente lei non poteva competere. Loredana era soprannominata, da me e dagli amici del gruppo veronese con il quale uscivamo, “Se mi lasci non vale”. Aveva un “Indice di Sticchiaggine” molto alto (tradotto: era bona), come spesso mi accade, mi ero innamorato prima delle sue gambe e dopo di lei, ma era pesante, logorroica, schizzinosa: un’autentica Donna Scassaminchia ! Aveva rotto le palle peggio dello spot dei divani in cui dicono che domenica finisce la promozione. ll problema con Lory “Se mi lasci non vale” era che, quando stavo per mollarla, lei andava su tutte le furie, facendo scenate assurde anche dentro i locali dove cenavamo. Credevo che si comportasse male per “farsi lasciare”, invece no ! Sapendo di essere una gnocca non concepiva essere “mollata”, ma era ancora più importante avere un coglionazzo con cui uscire sempre, quindi aspettava di ingaggiare il nuovo “pollo” per mollare il vecchio, e se tu provavi a mandarla affanculo, volavano polpette in 3D. Ancora oggi, quando sento Julio, penso a lei … anzi alle sue minigonne ascellari.

Probabilmente, se i km da Castel d’Ario a casa mia, fossero stati di più, avrei pensato ad altre figure, ma vi ho già tediato abbastanza, quindi chiudo questo lungo articolo con il sottoscritto, l’organizzatore del Pranzo dei cretini.

Ma come, ti ci metti anche tu ? direte voi. Certo ! Non mi considero superiore ai suddetti personaggi. Cretino in quanto Maestro di gaffes ed esageratamente malinconico. Sulle gaffes non sto a riportare mille esempi, perchè altrimenti non finirei più. Mi limito a citare quella volta in cui consigliai ad un sordo di salvare gli .mp3 in un cd prima di formattare l’hard disk. Altresì indimenticabile l’episodio avvenuto quando i telefonini erano sul mercato da pochissimi mesi. Mi ero imboscato a casa e il mio titolare, puntualmente, mi cercò. Preso dal panico, non sapevo cosa fare ! Volevo risultare irrangiugibile e allora ebbi l’idea geniale di mettere il mio bel Nokione dentro ad un cassetto, sotto le mutande. Smettetela di ridere ! Ovviamente non servì a nulla. Sono stato una delle prime vittime dell’essere sempre contattabile.

Infine c’è quella “fresca fresca” commessa in Hotel a Caorle questa estate. Mi trovo dentro l’ascensore insieme alla donna delle pulizie. Lei mi chiede come mi chiamo, io faccio altrettanto. Risponde “Afrodite”, ed io ribatto prontamente “No, io sono un uomo etero normalissimo”. Non chiedetemi il perchè ma, in quel momento, avevo capito “Ermafrodita”. Menomale che non ha capito un cazzo !

Non mi piace parlare di me, quindi mi limito a citare il difetto che mi rompe più le scatole, quello che mi consente di partecipare ad un pranzo del genere, un pranzo con gente che, seppur piena di difetti, ha comunque ottenuto qualcosa di positivo nella vita (l’elegantone è un imprenditore, Francesca si è risposata due mesi fa, qualcuno ha figli, nel mio caso c’è il benessere economico). Siamo dei cretini fortunati.

Mi chiamano orso, asociale, rompicoglioni, ecc., in realtà, come dicevo prima, sono un inguaribile malinconico. Come tutti sappiamo, è sbagliatissimo vivere la vita in funzione del futuro o del passato, ma bisogna assolutamente vivere il presente.

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Io sono legato in maniera esasperata al passato e le foto, i video, le immagini che mi vengono regalate dal maledetto Street View, non mi aiutano certo a superare questo problema. Ovviamente molti ricordi sono negativi, ma io resto comunque un cazzeggiatore di prima categoria il quale tende a ricordare gli eventi positivi ma, nello stesso tempo, pensa troppo spesso a quei luoghi e a quelle persone che mi hanno regalato qualcosa di meraviglioso e che magari non ci sono più o che, più semplicemente, non posso più frequentare spesso.

Dico spesso che il nulla attuale ti porta a vivere con la mente proiettata nel passato o nel futuro. Sulla “constatazione del nostro nulla” del Perozzi ho scritto un articolo una vita fa.

L’ottimista guarda al futuro pensando che “domani magari … forse… chissà”, il malinconico, come me, guarda al passato e pensa “quanto sarebbe bello e diverso se tu fossi accanto a me”. Badate bene, non mi sto riferendo esclusivamente ad una mia ex o al mio migliore amico che non c’è più.

In conclusione mi sembra doveroso dare un caloroso Addio all’architetto Melandri. Io non sono uno scrittore, non sono un giornalista, non sono uno “che sa scrivere bene”. Sono quel poco che sono, grazie anche alla scuola di “Amici Miei”. Il mitico Gastone Moschin, che ci ha lasciati pochi giorni fa, in un’intervista, definì quel film, fra le altre cose, “Un film che fa ridere, ma che non è comico”: praticamente (fatte le debitissime proporzioni) il succo di questo blog, riassunto col motto “Il dolce e l’amaro”, diventato “Dal Cannolo all’Amarone”.

Amici_miei

“Amici Miei” è il seme da cui è nato questo blog ed il fulcro su cui ruota il mio modo di cazzeggiare nella vita reale.

Scusate la lunghezzitudine e gli errori. E vai con la siglaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa:

6 thoughts on “Il pranzo dei cretini.

  1. vincenzomobys 28 settembre 2017 / 13:18

    cara (mitica) Vincenza, tu sei troppo buona con me ! E se io continuo a scrivere, malgrado la scarsa interazione con i miei lettori, lo faccio sia perchè è una cosa che mi piace fare, sia perchè (credimi !) penso sempre alle espressioni facciali e alla reazione dei pochi (ma buonissimi) lettori che, come te, mi seguono sempre ! 🙂

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  2. vincenza63 27 settembre 2017 / 22:44

    Vincenzo caro, sei l’unico blogger logorroico che leggo fino in fondo dicendomi “Ancora?” e continuando a razzo o quasi…
    Sei un mago nell’accendere la mia curiosità e la mia fantasia nell’immedesimarmi nella storia.
    Ecco, avrei voluto esserci nel locale. Per osservare da lontano quella tipologia umana e… sottrarti al gruppo per parlare all’infinito o quasi con te.
    Ok ok, ci vuole un po’ di silenzio, è vero.
    Viene da sè.
    Vuoi vedere che strada facendo la prossima volta pensi alla prossima ospite a tavola?
    🙂 🙂 🙂
    Tu non sei sfigato, sei tu e basta.
    Ciaoooooooooooooooo
    Abbraccio

    p.s. amo con moderazione risotti e vino rosso
    p.p.s. mi mancava leggerti

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  3. Francesco 21 settembre 2017 / 21:23

    Caro Vincenzo credo che sia normale lamentarsi quando non si è in una situazione ottimale e “ripensarsela” quando comincia a girare tutto per il verso giusto. Come dice un vecchio adagio “solo i pazzi sono SEMPRE felici” , mentre chi si lamenta sempre e comunque è un rompicog…. che alla lunga viene “evitato”. Come sempre la verità sta in mezzo ….lamentarsi per ottenere aiuto e rallegrarsi quando è giusto. Se poi la gente no recepisce….. è perché non vuole . 

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  4. vikibaum 12 settembre 2017 / 07:35

    davvero piacevole questa pagina, anche io a fantasticare non son da meno…

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  5. redbavon 10 settembre 2017 / 10:22

    OnBeciè, mi sarebbe tanto piaciuto essere nello stesso locale in cui si sarebbe tenuta questa cena. Da solo a un tavolo, consumando il mio pasto (praticamente una delle cose che odio di più: mangiare da solo). Il mio Senso di Uomo(ta)Ragno attivato e le “antenne” cazzi-degli-altri estese. Mia moglie, quando siamo a cena fuori da soli, mi fa sempre “Sei con me?”. Mi guardo in giro e becco sempre la coppia che è entrata come tale, ma probabilmete ne uscirà scoppiata, quei due che hanno una tresca imminente oppure il gruppo in cui c’è il pallista professionista…Sono un “cecchino” e un “minatore” di storie quando sono al ristorante o in un bar, se poi sono da solo…finisci sicuro in qualche storiella delle mie.
    Insomma, a quel ristorante, vi avrei sicuramente inquadrati nel mio Senso(ta)Ragno e tenuti “agganciati” incollato a ore-sei.
    Mi vedo alzarmi a fumare una sigaretta fuori, nel momento in cui l’accendo, esci anche tu per prendere una boccata d’aria. Ci guardiamo per un attimo, io attacco bottone e…inizia un’altra bella storia.

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