DAL CANNOLO ALL'AMARONE

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La regola del pagliaccio non sbaglia mai.

Ci sono pochissime cose che mi rilassano e, per esempio, fotografare rappresenta una di queste. Se poi mi imbatto in una giostra piena di bimbi euforici, come accaduto ieri all’Arsenale di Verona (un luogo che spero venga sistemato quanto prima, perchè non merita cotanta decadenza), allora, almeno per quei pochi minuti, vengo travolto dal dolce nonchè raro sapore della serenità e della gioia.

Sono stanco, ho camminato tanto, lo zainetto con la mia amata Fuji e gli obiettivi pesa, c’è anche un caldo fin troppo caldo per essere fine marzo/inizio di Aprile. Mi fermo in un benedettissimo chiosco per acquistare una bottiglietta d’acqua e, mentre la sorseggio, guardo una scena che, ripeto, mi mette di buon umore, malgrado rappresenti una delle scene più classiche della vita: i bimbi, seduti sui cavallucci, continuano a girare, girare, girare. Ogni tanto si alza, ogni tanto si abbassa. Chi afferra il lazzo vince un altro giro. La sfida mi intrigava (avete presente “Tre uomini e una gamba”, dove Giovanni batte a braccio di ferro un bambino ?), ma temevo di distruggere il cavalluccio a seguito del mio peso non certo piuma e alla fine ho desistito.

Mentre i bimbi erano strafelici nel fare sti giri del cavolo pensavo che, rispetto ai miei tempi, i giochi sono identici, mentre sono cambiati i genitori che osservano, e soprattutto è cambiato il loro modo di guardare i rispettivi figli. Ai miei tempi, mio padre, mentre io mi facevo sti giretti, sicuramente si distraeva, magari fumandosi una delle sue amatissime MS morbide e tenendo in mano lo stereo della macchina il quale, incredibilmente, in quel tempo, ognuno si doveva portare appresso. Adesso i genitori hanno l’ansia da registrazione video e sono accompagnati puntualmente dalla stupida e ridicola convinzione che i rispettivi figli abbiano il sorriso migliore della giostra o addirittura che stiano seduti sul cavalluccio come nessuno mai.  “Un giorno Luigi sarà uno Sceriffo !”, sbotta qualche intelligentone …

Ok, è mezzodì, ho bevuto una cinquina di sorsi d’acqua e posso rimettermi in macchina per tornare a casa. Mentre mi incammino verso l’uscita dell’Arsenale, odo non solo augelli far festa, ma la musica di “Sunshine Reggae”, proveniente da un’altra attrazione, penso dal deserto autoscontro.

“Sunshine, sunshine reggae, Don’t worry, don’t hurry, take it easy”

Mi metto in macchina sorridendo, sia perchè, suvvia, Sunshine Reggae non può mettere tristezza nemmeno ad un interista, sia perchè il suo invito a sorridere, in questo periodo, mi da una parvenza di presa per il culo nei miei confronti. Ma questa è un’altra storia.

Sorrido anche per altri motivi. Mentre ero alle prese con i miei scatti dalla Torre dei Lamberti (a proposito, anche voi avete beccato il coglione di turno che fa suonare la campana ?), ricevo un lungo messaggio “Uopapp” di un mio ex collega di corso di fotografia. Poichè (vedi post precedente) ho letto da qualche parte che è buona creanza non solo rispondere ma chiedere altresì “Come stai ?” (visto che lui/lei te lo chiese !), domandai a Giovanni info sul come se la passa, fermo restando, inutile dirvelo, che sinceramente non me ne fotteva un’emerita minchia di come se la passava e come se la passa.

Mi risponde con il simbolo/emoticon del pianto. Conoscendomi, già questo, di per se, sarebbe bastato per cancellarlo, bloccarlo, eliminarlo dai contatti, buttare l’iPhone dalla Torre, prendere la testa del coglionazzo e sbattergliela dentro la campana, ovviamente con tutta la calma tipica di un buddista del mio calibro ! Ma ieri non mi andava di essere incazzoso.

Cosa accadde ? (ormai sei fregato, non puoi tirarti indietro. Lo so che devo smettere di chiedere come stanno le persone !). Accadde che si mollò con la morosa, anche lei conosciuta in quel corso. Il Giova mi dice che Michelina (già a chiamarla così…. meriti di essere lasciato…) l’ha mollato perchè ha perso la testa per un suo nuovo collega, tal Cosimo, un pugliese biondino alquanto figo, con barbetta da sparviero, magro, elegantone e capello sempre perfetto stile Brendon di “Beverly Hills 90210”. Insomma il classico tipo uscito dal catalogo di Postal Market (pace all’anima sua).

Caro Giovanni, ti fai lasciare per un Cosimo ???? Io perderei la testa ! No, non mi interessa se tu mi lasci, però quantomeno lasciami per un Antonio, un Giuseppe, un Marco, o magari per tutti e tre insieme perchè sei diventata amante delle gang bang, ma per cortesia, non per un Cosimo ! Chi minchia si chiama Cosimo a Verona ? Ah vero, il tizio è pugliese, quello del nome è solo l’ultimo dei suoi problemi (scherzo ovviamente !).

Il discorso si fa complicato. Io sono sceso dalla Torre anche perchè tira un vento della malora. Riprendo la chat in Piazza Erbe. Giovanni mi dice che, in buona sostanza, Michelina stava benissimo con lui, che non aveva mai riso così tanto da quando stava con lui, che sin dal primo momento si sono capiti col semplice sguardo, tutto era meraviglioso, il mare, il sole, la vita, bla bla bla, ma poi è arrivato il Cosimo che sembra un principe e non importa se poi, in realtà, è un coglionazzo: è bello.

Concludo (dovevo andare a magnar !) dicendo a Giovanni che lo capisco benissimo. Lui ha avuto la fortuna di aver vissuto un annetto di storia sentimentale con la gentil donzella, io spesso mi fermo prima. “E’ la dura legge dei pagliacci”, gli dissi, concludendo la nostra inedita chattata domenicale.

Al di là della storia del Giova, difficilmente chi è (quantomeno in teoria) divertente, simpatico, cazzeggiatore, ecc., riesce a colpire il cuore di una donna. Si va a letto col figo, magari dopo aver scritto all’amicone-simpatico che hai litigato con il capo. A me è capitato un sacco di volte di sentirmi dire “menomale che ho un amico come te, che mi fa ridere sempre !”, e sono tutte persone con le quali non sono mai andato a letto ! Ovviamente l’ideale sarebbe trovare il giusto equilibrio, ma in realtà, secondo il mio modestissimo parere, le scintille nascono da altri fattori (sguardo, chimica, condivisione di interessi, naturale attrazione fisica), non dalle risate che ti ha fatto fare il clown della situazione.

Io, per esempio, a differenza di Giovanni, non sono equilibrato, lo ammetto. Prima di prendere alloggio dentro una caverna, quindi ai tempi in cui uscivo con altre persone, mi veniva quasi naturale fare da “trascinatore”. E’ una dote (perchè io la considero orgogliosamente una dote !) che la mia famiglia si porta avanti da generazioni, non sto scherzando. Non riesco a fare il taciturno, il diplomatico, il maturo semi brizzolato che senti a stento durante tutto l’arco della serata. Nel momento in cui io ero in compagnia, volevo semplicemente ridere e far ridere, non mi interessava altro. Potevo trovarmi con una compagnia maschile, con tre coppie, con genitori alle prese con bimbi scassaminchia, con due prostitute d’alto bordo, ecc., per me non cambiava la sostanza: sorridere era fondamentale, almeno per quelle due-tre urine non bisogna pensare ai problemi. Poi, per carità, mi accorgo anche io che in fondo, seduto quasi defilato, con fare non curante, in qualsiasi gruppo con cui voi usciate, c’è il fighetto della situazione che ti guarda e non favella, che non sbaglia mai nulla (e anche se sbagliasse, è un figo !), ma poi, quando arrivi alla mia età, pensi: amatevi e moltiplicatevi.

Con la mia maturità, il mio passato, il mio presente, il mio bagaglio umano e culturale, non posso certo rodermi il fegato se l’oca di turno sbava appresso al belloccio della situazione ! E’ logico che una donna sotto ai 30/35 anni non cerchi “profondità” ma esclusivamente puro e sano divertimento, più o meno sessuale. Gli uomini e le donne sono uguali.

Questa è la differenza fra me e il povero Giovanni, il quale, avendo una quindicina di anni in meno del Mobys, giustamente, c’è rimasto male. Pensava di aver trovato la donna della sua vita e di averla fatta innamorare perdutamente grazie alle sue continue battute e al suo continuo cazzeggiare, ma sbagliava clamorosamente.

Sorridi caro Giovanni, Gimme, gimme, gimme just a little smile: le delusioni fortificano e, in ogni caso, delle oche possiamo tranquillamente farne a meno, sia a 20 anni che a 45.


10 commenti

  1. vincenza63 ha detto:

    E ricco di maschere!

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  2. vincenzomobys ha detto:

    Grazie Vicky ! Ti ho citata alla fine del post dedicato al cambio del nome del blog. In ogni caso, pagliacci, diversamente normali o addirittura diversamente socievole (come mi definisce qualcuno), è sempre difficile trovare una collocazione in questo mondo ricco soprattutto di superficialità …

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  3. vincenza63 ha detto:

    Caro Vincenzo, nell’essere se’ stessi si perde solo ciò che doveva già perdersi. Cioè il 90% degli astanti alla performance di vita del momento.
    C’è chi è pagliaccio, come dici tu, e c’è chi è diversamente normale come me.
    Anch’io chiedo sempre “Come va”; non ce la faccio a cambiare e poi… perchè?
    Ho avuto diverse storie, a dispetto di sguardi e sorrisetti che esprimevano “Poverina…” e ho continuato per la mia scandalosa strada.
    Non ho rimpianti e ho quasi la coscienza pulita.
    La mia più grande e lunga passione? Luca, 1.85 m e 95 kg di allegria, passione, intelligenza. Zero amore. Non è successo, ma io lo ricordo sempre. Una spanna ideale sopra i cosiddetti fighi.
    Non so se mi sono espressa bene o…
    A presto!
    Vicky

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  4. CarlaNonnaPapera ha detto:

    Sai….forse il problema è che chi fa sempre/troppo il clown non viene mai preso sul serio dalle donzelle. E quindi non lascia nemmeno il tempo di intravedere il cervello che c’è dietro le battute…rischiando di farsi (appunto) apprezzare solo per le risate.
    Equilibrio…equilibrio…a tutti i clown: ogni tanto fate qualche discorso SERIO/normale senza nascondervi dietro la scusa che è ciò che tutti si aspettano da voi.
    Ciao Vince: i tuoi articoli sono sempre un pasticcino da gustare…!

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  5. vincenzomobys ha detto:

    Grazie amico Claudio, troppo buono ! 😀👍

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  6. redbavon ha detto:

    Non potevi meglio inaugurare il nuovo “battesimo” del blog! Il dolce dei giochi dei bimbi e l’amaro di un amore finito. I fighi non mi preoccupano, i fighi con il cervello e l’ironia sono invece armi letali. La conclusione è che c’est la vie e – visto che lo spazio del commento è gratis – la guerre c’est la guerre. Il tutto condito dalla tua ironia e una punta di pragmatico cinismo crea un cocktail agrodolce da sorseggiare con soddisfazione.

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  7. vincenzomobys ha detto:

    È quello che penso sempre anche io. Spesso si da la colpa al “terzo incomodo”, in realtà quando una storia è alla frutta è inutile prolungare l’agonia .. il guaio è quando uno dei due è convinto che tutto vada a gonfie vele ..

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  8. stefitiz60 ha detto:

    se basta il fighetto per scombussolare una copia allora la coppia aveva già le ore contate

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  9. Giorgiana Bratu ha detto:

    Diciamo che se in una coppia c’è tutto il resto e si aggiunge anche la risata quotidiana, è perfetto. (riferito al mio post). Se vieni lasciato per il fighetto di turno, vuol dire che la relazione non era molto profonda o la ragazza non era quella giusta… ☺

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  10. vikibaum ha detto:

    bel pezzo…da riflessione, ciauuu

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