DAL CANNOLO ALL'AMARONE

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Il femminicidio si può contrastare con l’Autostima (sottotitolo: Spegnete le fiaccole e accendete il cervello !)

Chi visita spesso il Pianeta Mobys, sa benissimo che in queste pagine difficilmente trova articoli scritti in modalità “politically correct“, anche perché, fra i mille difetti che ha l’autore di questo blog, c’è il non riuscire, nemmeno sforzandosi, a seguire la massa, a cavalcare l’onda e ad essere uno dei tanti che accende virtualmente una candela per sentirsi particolarmente vicino ad un popolo vittima di un evento atmosferico catastrofico oppure a persone che hanno subito violenze e lutti.

Potrei farlo. Sicuramente seguire la massa, assecondare, versare lacrime ipocrite, mi farebbe ottenere più delle canoniche cinque visite ad ogni articolo scritto e mi consentirebbe anche di avere qualche “mi piace” in più dei canonici cinque che ottengo quando scrivo un post su Facebook. Ma Pianeta Mobys non è un giornale di regime, non mi interessa l’audience, non mi serve l’approvazione né della massa, né di talune persone più o meno amiche. Il Pianeta Mobys è un giornale leggibile da chiunque, il fatto che piaccia o meno, non mi renderà mai diverso, sia come Mobys che come Vincenzo, cioè dentro e fuori Internet.

Dopo l’ultimo evento delittuoso, avvenuto peraltro a pochi km da casa mia, è balzato alla ribalta delle cronache il problema del femminicidio, ovvero il fatto che ci sono tanti coglioni che uccidono la propria compagna o ex.

Premetto che secondo me è strano questo meccanismo legato a certi tipi di morte. Perché parlo di certi tipi di morte ? perché ho la netta sensazione che l’essere umano sia portato erroneamente a considerare la morte “evitabile”, e quindi suscettibile di rabbia, della non accettazione, ecc., oppure “giusta”, cioè inevitabile. In questo caso, in molti la prendono con filosofia: in fondo è morto di cancro, “pazienza, era giovane ma del resto il destino ha voluto così”, ” Vorrà dire che il Signore l’ha voluto con se“, ecc., e anche se versiamo ugualmente litri di lacrime, la prendiamo un tantino meglio.

Il femminicidio è considerata una morte “evitabile”, quindi genera rabbia, sconforto, fiaccolate, palloncini bianchi, augelli che volano in cielo come se fossimo ad un matrimonio, e magari s’ode financo una canzone di Ligabue. Nessuno parla di destino. L’incidente è frutto del destino, l’infarto è dovuto al destino, il cancro è il massimo della roulette chiamata destino e perfino la bombola di gas scoppiata nell’appartamento accanto è frutto del destino. Il femminicidio No. Molti pensano che si possa combattere, evitare, eliminare: ci vorrebbero le leggi, lo Stato deve tutelare maggiormente le donne vittime dei malati mentali di turno, ecc. ecc.

Perché la morte a causa della mano di un coglione provoca più sgomento rispetto a quella provocata dall’altro coglione che entra in un locale e spara a raffica ? Per il semplice motivo che l’uccisione legata ad un terrorista la consideriamo “frutto del destino”, mentre quella effettuata dal proprio compagno non riusciamo a capirla, perché è intollerabile essere uccise da chi ha condiviso con noi momenti di passione, magari anche di amore o addirittura da colui con cui abbiamo concepito figli. Riusciamo nell’impresa di considerare più intollerabile il femminicidio che l’infanticidio !

Dire cosa scatta nella mente di un uomo quando decide di uccidere la propria compagna, non posso certo saperlo, per questo ci sono studiosi e psichiatri che, nella loro inutile attività, quantomeno possono fornire una spiegazione che comunque non cambia lo stato dei fatti. La morte è morte e comunque sia avvenuta, hai ben poco da discutere. E’ come protestare dopo che l’arbitro ti ha fischiato un rigore contro. Che minchia protesti ? pensi che l’arbitro cambi idea ?

So per certo che qualcosa si poterebbe fare, fermo restando il discorso destino-roulette che feci prima. Va bene, magari dal punto di vista Stato, le denunce delle persone maltrattate dovrebbero essere prese maggiormente in considerazione. Tuttavia, lo Stato non può controllare ogni coglione che è fuori di testa, quindi la migliore arma resta evitare di avere a che fare con certa gente. Io non credo al fatto che l’uomo che uccide sia preso da raptus dopo aver condotto una vita amorevole, equilibrata e premurosa. Mi dispiace ma, nella mia ignoranza sociale (lo ammetto !) non ci credo.

Mi fa rabbia, tantissima rabbia, leggere di donne uccise dopo che lui ha chiesto un incontro “per chiarirsi” dopo tot mesi, dopo che lei ha accettato di incontrare il suo ex perché pensava che fosse cambiato, perché “in fondo lo amo ancora“. Mi fa rabbia, troppissima rabbia, questo ennesimo controsenso delle donne. Da un lato così intelligenti e dotate di metaforiche palle, dall’altro così prive di autostima da farsi menare o maltrattare dal proprio compagno anche a livello psicologico. Così pronte a chiudere la porta in faccia al Mobys perché magari non è figo ma così deboli da accettare di farsi calpestare da colui che, sicuramente ha meno chili di me, ma è altrettanto sicuramente una merda.

Lo capisco, non possiamo capire subito che quel tizio ha grossi problemi mentali, ma quando il tutto diventa evidente, figli o non figli, amore o non amore, uccello grosso o uccello lungo, bisogna troncare, al costo di andare a vivere a Scampia. Leggo troppe scuse sceme ! Scusate se mi permetto di giudicare persone che hanno sofferto, soffrono o hanno addirittura perso la vita. Sembrerò un cattivo, un pezzo di merda, ma mi dispiace, mi fanno incazzare certi atteggiamenti che poi portano puntualmente alle disgrazie. L’altro giorno una donna è stata violentata da tre magrebini. Non oso immaginare cosa abbia potuto provare quella poveretta per tutta la notte. Poi leggo “è stata attirata con un pretesto in un casolare abbandonato”. Ma porca puttana, cosa ti dice il cervello ? Quale può essere il pretesto ? Giocare a Cancassonne ? Parlare di cous cous ? Niente può giustificare la violenza ma mi sembra superfluo ribadire il concetto di prima: la porta non va tenuta sempre chiusa per qualcuno e spalancata per altri.

Ripeto, se seguissi l’idea che molti (la maggioranza ??) degli uomini hanno, ovvero se considerassi le donne degli esseri inferiori, allora tutto troverebbe una spiegazione. Ma non è così, e questo fatto di usare il bastone con le brave persone e la carota con dei pezzi di merda, mi fa stare molto male. Svegliatevi, non siate perennemente superficiali ! Per carità, poi, come già ribadito, quando il destino decide di prendervi e portarvi nella vigna del Signore (che poi nel mio caso, visto il mio amore nei confronti della vendemmia, preferirei per cortesia un oliveto; ho già fatto richiesta a San Pietro), c’è poco da discutere.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Mobys, ragioni come il classico uomo che attribuisce la colpa dei misfatti alle donne stesse, come coloro i quali dicono che indossando la minigonna, si è andata a cercare lo stupro”. Non è così, io non sto dando colpe, cerco solo di dire che in tutto ci deve essere una misura, ci vuole oculatezza e soprattutto amor proprio.

Io vorrei parlare (ma non ce la posso fare, sono il blogger meno cagato della storia dell’Internetti …) con le persone che OGNI GIORNO soffrono perché vivono con bestie che le tormentano e che le violentano in ogni senso. BASTA ! La vita è una sola, smettetela di pensare che tanto ci saranno altre chance. Non c’è un altro 19 giugno 2016, non c’è l’occasione del riscatto, non ci sono trenta vergini lesbiatane che vi aspettano in paradiso, nell’Aldilà non ci sono arancine sempre calde servite da Santa Lucia in persona e vin santo per tutti: la vita è ADESSO !

Ogni volta che una persona muore dopo un femminicidio, NESSUNO sa nulla. Famiglia e amici erano all’oscuro di tutto. Porco can, perfino i bimbi sono capaci oramai di segnalare gli abusi subiti (ogni volta che un bimbo denuncia, stappo una bottiglia di ottimo champagne francese, ma che dico ? di ottimo prosecco veneto), fatelo anche voi.

Nessun uomo (a parte me) è un’isola, non esiste il “volevo ma non ho potuto”, “non avevo la forza”, “non ho trovato il coraggio”: non bisogna accettare passivamente tutto perché “vuol dire che merito ciò”. Possiamo avere le nostre piccole sfortune, possiamo condurre una vita insoddisfacente, ma una cosa è certa: non meritiamo di soffrire a causa di persone che ci considerano proprietà privata, giocattoli, esseri inferiori, cose, bambole gonfiabili in carne ed ossa. Non fatevi fregare da coloro che vi dicono che di solitudine si muore. Non è vero ! Amore non vuol dire che tu diventi di mia esclusiva proprietà, Amore non vuol dire che tu esci quando te lo dico io e che vedi esclusivamente le persone che dico io. Amore non è privarti della tua libertà, della tua dignità di essere umano prima e di donna poi.

L’altra volta scrissi un post sul Papa (ovviamente fra il non cagato e il non capito, come sempre …) sull’ENORME indifferenza che c’è in giro, specie al Nord Italia. Ecco, cercate di PARLARE con le persone che magari stanno soffrendo, anziché fare la seratina ipocrita con una fiaccola in mano. Godiamoci le persone finché esistono, anziché correre a piangerle quando è troppo tardi. E’ inutile fare donazioni all’Unicef se poi viviamo con i paraocchi.

Spegnete le fiaccole e accendete il cervello !

Sito web: “Stop al Femminicidio”

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