Nuove “Reactions” su Facebook : quando un clic è comunque meglio del silenzio…

Mark Suchenberg mi scrisse una email verso fine novembre. Lo ricordo ancora oggi perché in quel periodo “festeggio” (ancora non ho capito se autoironicamente o con cognizione di causa) il mio approdo in terra veneta, avvenuto il 20 novembre del 2001.

Marco mi chiese cosa ne pensavo di una nuova idea venuta in mente ad un suo collaboratore, ovvero quella di inserire dei nuovi “pulsanti” da integrare al famoso “mi piace”. Risposi che una delle caratteristiche che hanno reso Facebook così importante, ricco e famoso, è proprio la sua capacità di rinnovarsi. La rete divora le novità, basta poco per far confluire la massa su una nuova piattaforma; il difficile sta nel mantenere vivo l’interesse, altrimenti la stessa massa, in quanto altamente volubile e legata al nulla (ovvero in assenza di un punto di riferimento, un’ideale, un qualsiasi appiglio), scappa via.

Facebook ha avuto, quindi, a differenza di tanti altri social network o similari, il pregio di rinnovarsi continuamente e, ormai, nei giorni nostri, non avere un account equivale a non possedere un cellulare. Possiamo anche farne a meno ma è più facile possederlo. Idem con faccialibro. Io l’ho mandato affanculo ripetutamente, ho anche disattivato l’account per un certo periodo,  ma è meglio esserci e sfruttare quei (pochi / molti, dipende da ognuno di noi) aspetti positivi che obiettivamente ci offre, piuttosto che restarne fuori del tutto. Insomma io critico sia coloro che postano ripetutamente, rovinandosi spesso certe chicche e non accorgendosi quindi di cosa si stanno perdendo in quel momento, sia coloro che orgogliosamente dichiarano “io non ci sono”, perché, ripeto, comunicare è comunque una  cosa importante. Anche io vorrei tornare nell’epoca dei nostri genitori, quando le donne si conquistavano mentre si ballava al suono delle fisarmoniche, ma bisogna rendersi conto che viviamo in questo periodo storico, in un periodo dove, ripeto, è più facile entrare su Facebook e sfruttarlo, magari pochissimo, piuttosto che non esserci.

Misi in guardia Mark: lascia perdere il tasto “non mi piace”. Ogni giorno basta accendere la tv per guardare quante battaglie inutili e quanto odio siamo pronti a mettere in campo spesso per mere cazzate. Il “non mi piace” creerebbe solo odio in un mondo già triste di suo. Per fortuna mi ha ascoltato.

In questi giorni sono in funzione dunque i nuovi tasti denominati “Reactions”: un cuore (love), una faccina sghignazzante (ahah), una faccina stupita (wow), una faccina triste con la lacrima (sigh) e una faccina rossa paonazza e arrabbiata (angry).

All’inizio non ero molto entusiasta di questa novità e se mi avesse chiamato davvero il creatore di Facebook, avrei mostrato i miei dubbi. Il motivo è semplice: tendiamo, ancor di più, a sostituire le parole con delle icone e ciò non mi piace granché ! Ve lo dice uno che già soffre di suo per un blog poco seguito. Si fa presto a cliccare su “wow”, ma sei sicuro che non hai nulla da dire ? Non hai alcun commento da fare ? Te la cavi con una minchia di faccina ? Arriveremo al punto in cui quel poco di relazioni sociali che esistono nella realtà, saranno sostituite con dei gesti. Chiami un cameriere e se indichi uno ti porta una pizza capricciosa, se indichi due ti porta una birra media, se indichi il dito medio vuol dire che il conto è salato…

Dopo qualche ora di “perplessità incazzosa”, tipicamente Mobyssiana, devo dire che ho cambiato idea. Non mi interessano i nuovi tasti, io, almeno per adesso, continuerò ad essere un utente vecchio stampo, userò esclusivamente il tasto “mi piace”. Tuttavia, in effetti, non è male l’idea di fornire altre opzioni agli utenti. Sapete cosa  vi dico ? E’ meglio di niente. Preferisco una persona che ha cliccato sul “wow”, piuttosto che l’ennesima persona che mi richiede l’amicizia per poi non scrivere mai nulla. Preferisco una cazzo di faccina triste piuttosto che non ricevere nemmeno gli auguri di buon compleanno.

Discorso completamente a parte invece per le Aziende. In questo caso, qualche tonnellata di faccine incazzate potrebbe risultare qualcosa parecchio negativa.

Come dicono coloro che, a differenza mia, scrivono bene e hanno un certo seguito: “siamo tutti connessi”. E allora ben venga un mezzo che ci consenta di comunicare, sia che si chiami Facebook, sia che sia whatsapp, sia che siano semplici sms. Tutto ciò BEN CONSAPEVOLI che la vita VERA è tutta un’altra cosa, che ore di dialogo notturne dentro una macchina con un tuo amico non sono assolutamente sostituibili !

Il contatto umano è quindi unico ed insostituibile, ma, ripeto, spesso un sms di venti caratteri, possono cambiarti la giornata. Io ci ho fatto caso per il compleanno, che è sempre una giornata speciale, è una festa tutta tua. Un messaggio di una persona molto nota mi ha riempito il cuore di gioia, mentre il “non messaggio” di qualche altra persona, ha probabilmente chiuso la strada ad un qualcosa che poteva nascere.

Non siamo tutti uguali, per fortuna. Così come al lavoro ci sono persone che rendi felici con trenta denari e persone (come me) che vorrebbero essere gratificate diversamente, nella vita di ogni giorno c’è chi pretende femmine e champagne e c’è chi (come me), si accontenta di una faccina ….

Pazienza cucì, è andata così ….

L’uomo che sussurrava ai criceti.

Sono stato invitato da Marco, un bravo ragazzo conosciuto nell’azienda dove lavoravo parecchi anni fa, ad andare a mangiare insieme un kebab. Nel messaggio c’era scritto: “Mobys, tu che sei un esperto, non puoi non provare un mega kekab infinito. Lo preparano in un posto appena fuori Verona. Ti ci vuole un mese per terminarlo !”. Spiegai a Marco che, da qualche mese, ho intrapreso una nuova strada culinaria. Adoro il kebab e, sicuramente, lo mangerò ancora, ma avete presente quando vi scatta la molla ? Quando “l’omino nel cervello” vi indica una nuova via da percorrere ? A me è accaduto proprio questo. Dopo 43 anni di abbuffate senza ritegno, ho iniziato a vedere il cibo sotto un’altra ottica. Non sono tipo da dieta, rimango una buona forchetta, ma non concepisco più il cibo come qualcosa da spazzolare per soddisfare la propria voglia animalesca, mischiando cibi e sapori senza alcun senso e badando esclusivamente alla quantità piuttosto che alla qualità. Ammetto che, probabilmente, Masterchef (pardon: quella merda di masterchef…) mi ha un po’ cambiato. Resto un fanatico della cucina mediterranea, non voglio assolutamente sentir parlare di nouvelle corsine e non mi interessa mangiare in un ristorante dove si spendono 200 euro per mangiare un ravanello al forno posto su un letto di crema di asparago e circondato da piselli freschi dell’africa-transpolesana.

Quando incontri un tipo che non vedi da anni, la prima domanda che ti fa è: “dove lavori, adesso ?“, mentre la seconda è: “a fighe come sei messo ?“. Se il tizio lo incontri in Sicilia, automaticamente la prima domanda sparisce e si passa direttamente alla seconda. Stessa cosa accade se incontri una tua ex. In questo caso, però, entra in gioco una certa eleganza tra il francese e l’alto borghese, e il quesito è: “Ti vedi con qualche troia ?“. Infine (scusate le mie solite parentesi del minchio), se ti rivedi con una semplice amica, è probabile che ti chieda se hanno aperto un nuovo negozio di scarpe nel centro commerciale che si trova vicino casa tua.

Capirete bene, dunque, che con Marco il discorso scivolò subito sul rapporto uomo-donna. Niente kebab, solo un bar tranquillo e due luridissimi spritz. Probabilmente Marco ricordava solo vagamente il mio essere fondamentalmente un mega cazzaro, quindi si è verificata, dopo qualche minuto, una situazione antipatica di cui mi resi conto tardivamente. Io gli raccontavo le mie gesta, più o meno serie e più o meno surreali, lui era entrato in quello che definisco “Girone dei Dannati v.2.0”, ovvero aveva sposato l’apatia più totale. Io cazzeggio da una vita, lui mangia tristezza e malinconia.

Poiché, quando eravamo colleghi ed avevamo la possibilità, si rideva come scemi parlando di mega cazzate, io ho proseguito su questo “cliché”, raccontandogli, per esempio, qualche mia proverbiale ed immancabile gaffe (ricordatevi che sono il Presidente dei Gaffisti italiani), vedi quella volta che spaccai il box della boccia (di plastica, mannaggia a lui) perché con una tipa volevo fare una scena tipo pornazzo, dimenticando miseramente le mie (e sottovalutando le sue …) misure, per finire con quella volta in cui, dopo aver fatto i miei classici 39 secondi di notte infuocata, fatta di passione e sesso sfrenato, mi feci sfuggire la domanda: “Scusa, ti devo qualcosa per il disturbo  ??“.

Marco rideva e mi ringraziò. Mi disse che non rideva così da secoli e che ci saremmo dovuti vedere più spesso. Non poteva sapere che uno dei miei settemila difetti è che, se io rivedo una persona per più di due volte in dodici mesi, a meno che non sia mia madre, mi rompo enormemente le palle.

Poco fa dissi che lui era entrato nel girone dei dannati ed io, scherzando come un imbecille, non mi resi conto che c’era qualcosa che non andava. Un qualcosa che uscì fuori dopo mezzora di risate, aneddoti lavorativi e discorsi inerenti i miei sogni sulle mete turistiche da raggiungere.

Forse Marco era depresso ed è entrato in una fase molto pericolosa nella vita di una persona, quella dell’apatia. Probabilmente apatia e depressione vanno a braccetto, ma non voglio scrivere un articolo psicologico, visto che non è il mio campo.  Ho visto una persona che ha mollato tutto ciò che di positivo offre o quantomeno potrebbe offrire la vita. Tutto ciò dopo essersi separato dalla moglie Beatrice.

Marco ha smesso di sognare, non ha più stimoli, non gli interessa trovarsi una nuova morosa (pur non mancandogli le fans, essendo obiettivamente un bel butel ed avendo un buon giro), maledice le ferie peggio di Sheldon Cooper, la domenica la passa a sistemare il giardino e a fare le pulizie di casa aiutando la madre e la sorella che vivono con lui. Non ha più passioni. Io gli parlavo in maniera entusiasta del nuovo film di Quentin Tarantino che sarebbe uscito dopo qualche settimana (e che è proiettato proprio in questi giorni al cinema), lui mi diceva che si addormenta dopo cinque minuti che inizia qualcosa, sia che si tratti di una partita, sia che si tratti di un bel film.

Ad un certo punto, siccome nel mio piccolo cerco sempre di aiutare gli altri, pur essendo un clown un po’ scemo, mi incazzai. Posso capire tutto, posso capire la delusione sentimentale, il fatto che la separazione è sempre un trauma, il lutto in famiglia, le incazzature al lavoro (ricordatevi che sono anche il Presidente italiano degli Incazzati al Lavoro), il momento-no, il sentirsi spaesati perché l’Arcangelo Gabriele ti preannuncia la prossima maternità, ma questo “tirare i remi in barca”, questo “dimettersi dalla vita”, questo voltare le spalle alla qualsiasi, a 45 anni, no, non lo accetto. Non sono un separato, ma non accetto l’idea che, malgrado passino gli anni, si resti vincolati a quella parentesi della vita finita male.

Ho sempre detto in queste pagine che io, pur essendo un cazzaro dalla nascita, vedo la vita un po’ alla Dr. House, cioè credo che ci sia più sofferenza che felicità, ma questo non vuol dire smettere di provarci e soprattutto di crederci ! Io, vivendo in queste condizioni (e Marco sa di vivere in questo status), avrei il terrore della vecchiaia. Avrei cioè il terrore di arrivare a 82 anni e dire “ma che cazzo ho fatto in vita mia ? Perché ho vissuto DAVVERO sino a tot anni ?”. Che poi è il terrore che ho anche io, ancora oggi (perché far sorridere ogni tanto gli altri capirete bene che non mi basta come bilancio positivo).

Marco mi ha detto che ha due criceti. Essendo interista (questa si che è una disgrazia !!), li ha chiamati Rodrigo (come l’attaccante Palacio) e Icarda (teribile…). Il mio ex collega potrebbe viaggiare, andare ovunque (la casa è di proprietà e nemmeno si preoccupa del conto in banca perché stanno così bene di famiglia che potrebbe perfino smettere di lavorare !), farsi dei bellissimi week end romantici con una nuova ragazza in uno chalet di montagna, ecc. Obiettivamente ha avuto (e ha ancor oggi) TUTTO ciò che io non ho (famiglia accanto, soldi da buttare, donne che gli sbavano dietro, forma fisica invidiabile), tuttavia, non si rende conto di queste sue fortune, non le percepisce o non gli interessa percepirle.

Non sto dicendo che “morto un Papa se ne fa un altro”, non sopporto questo proverbio, le persone sono sempre uniche ed insostiuibili. Di conseguenza non “DEVE” trovarsi per forza una nuova compagna ma quantomeno potrebbe semplicemente divertirsi con gli amici o comunque avere delle passioni, come nel mio caso è la fotografia (e probabilmente se io non sono diventato un Marco è soprattutto grazie a questo hobby).

Invece no, perché chi decide che la vita fa schifo, odia la qualsiasi. Quando ci salutammo, mi disse: “Mobys, io ho smesso di amare. Non mi ci vedo più con una tipa accanto, voglio starmene da solo, sto benissimo così, credimi. Le donne sono vuote, sono una minestra insipida, la gente mi annoia. Tu almeno per qualche minuto mi fai distrarre, come quando iniziavamo il turno alle 5.30 e già ridevamo, ma solitamente le persone sono buone solo per chiederti qualcosa”.

Io confido che la classica “molla”, citata all’inizio di questo articolo, faccia cambiare idea a Marco. Resta il fatto che, secondo me, sta sprecando tempo prezioso della sua vita, quella vita che gli sta scorrendo via come la sabbia fra le mani. Può succedere di innamorarsi della persona sbagliata (mio record anche da questo punto di vista !), ma questo non vuol dire che bisogna arrendersi. Non siamo tutti uguali, non esiste che le donne sono tutte troie e che gli uomini pensano solo a trombare.

Mentre c’è una vita da vivere, lui passa il tempo a sussurrare qualcosa ai suoi criceti. Spero che, quando si sveglierà, non sarà troppo tardi. Vivere da single non è una disgrazia, decidere di non vivere è un vero peccato.

Scusate per gli errori.

Masterchef Italia (edizione 5) è una cagata pazzesca.

Si lo so, parecchi di voi, ieri sera, subito dopo l’eliminazione della mia adorata Rubina, avranno pensato: “E adesso chi lo tiene il Mobys ?“.

Come la vendetta è un piatto che va servito freddo, anche per scrivere le proprie opinioni è cosa buona e giusta darsi qualche ora al fine di “sbollire”, anche perché, quando si è incazzati, si rischia sempre di commettere qualche gaffe clamorosa. Per fortuna oggi è stato un giorno lavorativo, quindi ho avuto tutto il tempo per metabolizzare. C’era una volta una specie di lord che, in quanto tale, criticò un collega che lo aveva definito “frocio”. Avendo vinto la partita, e quindi essendo su di giri, il lord si mostrò schifato dinnanzi le telecamere. “Certa gente non dovrebbe allenare in Serie A !!”, sentenziò l’uomo con schiena dritta e capello fulgido, mentre cappuccetto rosso raccoglieva le ciliegie e il lupo si faceva un kebab vicino la stazione centrale di Milano. Qualche settimana dopo, il lord perse una partita importantissima e, uscendo dal campo, mostrò il dito medio ai tifosi avversari presenti in tribuna. Fu una caduta di stile clamorosa e, infatti, “mister belluomo” si scusò con tutto lo sporco mondo che gli stava sotto ai piedi. Morale: non si parla mai troppo, né tantomeno troppo presto.

Non vi nascondo che ieri sera sono andato a letto parecchio incazzato. Un livello di arrabbiatura tale (l’Incazzometro misurava 90/100) lo raggiungo solo in altri due casi: quando l’Avellino perde per un errore arbitrale oppure quando finiscono i punti metallici dentro la pinzatrice che uso in ufficio. Mi chiedo come mai, nel 2016, nell’era della fibra, della realtà virtuale, dei cavalli ad alta velocità, ecc. ecc, non ci sia uno stronzo capace di inventare un sistema che mi indichi che la mia pinzatrice è a livello “rosso fisso” !!

Torniamo seri …. Rubina è stata eliminata perché ha completamente sbagliato il pressure test finale, su questo c’è ben poco da dire, lo ha ammesso anche lei. Tuttavia ho notato, per l’ennesima volta, delle lacune pazzesche, molte delle quali magari dovute al regolamento, altre a seguito di decisioni obiettivamente discutili dei quattro giudici.

Ho già detto nel precedente articolo, che noi telespettatori saremmo stupidi se giudicassimo dei piatti che possiamo solo guardare. Un piatto non è una fotografia, bisogna sentirne gli odori e apprezzarne o meno i sapori.

Il Mobys quindi non fa, come detto più volte, l’esperto. Non sono un food blogger, anzi non sono nemmeno un blogger se dobbiamo dirla tutta, per questo alla fine di ogni articolo mi scuso per gli errori sicuramente commessi. Tuttavia ci sono delle cose che non mi vanno proprio giù. Forse diventando tifosi sconfiniamo nella faziosità, vediamo arbitri cornuti e complotti ovunque, diventiamo un po’ paranoici. Del resto chi vive una passione, chi tifa, ci mette l’anima, prova emozioni e non sta a sentire quei coglioni che ti dicono che il calcio è tutto falso, la tv è falsa, il mondo è falso, gli extraterrestri abuseranno di noi e il pollo allo spiedo, in realtà, spesso è una quaglia cresciuta in cattività.

Perché non accetto l’eliminazione di Rubina ? Forse perché mi mancheranno i suoi occhioni incredibilmente spettacolari ? Assolutamente no, perché Rubina ha già aperto un canale YouTube e chiunque può seguirla tramite questo sito, Facebook a parte. Restano le ingiustizie e le minchiate di una edizione, quella italiana, che fa acqua da tutte le parti, di un reality dove si cucina con le mani ma si ragiona con i piedi.

Rubina è stata tartassata dai rivali sin dalla prima puntata. Noi fans eravamo orgogliosi di questa cosa: “date Rubina”, “vai Rubina”, “sei la più forte”, “sei la futura vincitrice”, “sei la migliore ed è per questo che cercano di ostacolarti”. Solo i forti sono temuti, mica i coglionazzi ! Ieri sera, però, noi poveri illusi, ci siamo resi conto (dopo lei stessa, ovviamente) che a forza di sgambettare, sono riusciti a farla eliminare.

Cracco ha detto: “E’ una gara dove vince chi cucina meglio e perde chi commette errori nei momenti clou”. Non è così, carissimo chef. Le sfide si vincono o si perdono, ma vanno giocate ad armi pari. A Masterchef non accade ciò. Nella prova in esterna con protagonista Valentino Rossi, Rubina fu messa in panchina per scelta. Se fosse rimasta in quella posizione, avrebbe sfidato l’altra concorrente che aveva perso la prova in studio. Dentro o fuori per quale colpa ? Nessuna ! Durante la prova, per cercare di salvarsi il culo, il fotografo Andrea Torelli decise di giocarsi la carta di far subentrare la panchinara alla persona che era troppo lenta, sostituendo Sylvie con, appunto, Rubina. E’ vero che la pisana andò ugualmente al pressure finale ma lo fece in quanto facente parte della squadra perdente, non per decisione presa a priori da chi ha vinto la prova. E’ giusto che il vincitore di una prova abbia dei vantaggi, ma mi sembra altrettanto giusto limitarli allo scegliersi i compagni di brigata oppure, assegnando più cose da cucinare ad altri, come accaduto giovedì 11 con Alida e Erica, abilmente punite da Laura. Anche togliere un’impastatrice/Planetaria, come fece Marzia (ovviamente a chi ? A Rubina !), può rappresentare un “simpatico vantaggio” a scapito degli altri, ma quantomeno la partita si gioca. Giocarsela è un conto, mandare sempre la stessa persona alla sfida finale, è un altro.

In Masterchef assistiamo quindi ad un paradosso: la persona che poteva vincere la prova e che magari è arrivata un filino dopo il vincitore, viene sbattuta, da quest’ultimo, direttamente alla sfida finale, quella “del dentro o fuori”. A Valencia il copione si ripeté, perché ovviamente quando una cosa è organizzata alla cazzo di cane, deve proseguire in questa maniera stilisticamente discutibile. La prova in studio fu vinta da Dario, il quale si fece la sua squadra e poi decise una cosa inedita: mandare direttamente Rubina alla sfida finale. Ma che sorpresa !!! Quello di preparare il pranzo per una stanza di un Hotel a cinque stelle, fu una sfida parecchio complicata, Rubina si salvò e perse le penne il buon Mattia, persona molto in gamba ma che, a differenza della mitica toscanaccia, quantomeno aveva perso la sfida con la sua brigata.

Le incongruenze non finiscono qui. Passando dal fatto che la musica di sottofondo è eccessivamente alta, cosa che già segnalo da anni (ma dopo ieri sera ho capito che quando qualcosa è organizzata AT MINCHIAM, non è certo la musica il problema ! In ogni caso vi invito a guardare qualche spezzone di Masterchef Usa o Australia per capire se sono io l’esagerato…), arriviamo al capitolo finale, cioè ieri. La squadra di Rubina perde la sfida in esterna e va giustamente al pressure finale, dove ad aspettare, fresca come le rose, c’era Erica, ovvero una che doveva cucinare le arancine ma che si era dimenticata di prendere il riso in dispensa. Praticamente è come andare in asilo e rendersi conto di aver lasciato il proprio figlio a casa.

Poiché non c’è limite all’idiozia umana, cosa partorisce il genio ? Al genio viene in mente di far sfidare prima i tre concorrenti della brigata perdente, peraltro non in una ma in TRE prove, per poi far duellare il peggiore dei tre contro chi aveva perso la prova in studio. Di conseguenza ci siamo ritrovati con tre persone (Rubina, Alida e Giovanni) che si sono spaccati il culo per evitare lo scontro finale con Erica (una di quelle personcine che adoro in quanto vivono in funzione del mi faccio fottere dal primo coglione che capita poi, appena mi molla, entro nel partito delle cretine che dicono “odio gli uomini”). In verità, questa sorta di “semifinale” era già stata attuata in precedenza ma, consentitemi, un conto è fare tre simpatiche prove stile “togli le lumache dai gusci”, un conto è cucinare tre piatti con tempistiche sempre più stringenti (prima 20, poi 10, infine 5 minuti).

Non discuto ulteriormente sulla bravura di Erica, non mi interessa nulla in questa sede. Ho avuto un sacco di colleghi così: piangono piangono e non appena ti giri, ti inculano. Sto ponendo solo l’accento sul fatto che abbiamo tenuto una persona a riposare, mentre hanno ridotto, uno dei tre (che poteva essere anche Alida o Giovanni, non importa !) allo sfinimento. GENIALE ! Praticamente è come se dovessimo decidere le retrocessioni dalla serie A alla B in questa maniera: l’ultima sta tranquilla a riposare, intanto tre squadre si sfidano per vedere chi è la peggiore. La peggiore incontrerà, dopo aver disputato tre partite, l’ultima in classifica. Secondo voi, chi ha più probabilità di vincere ? l’ultima, seppur palesemente più scarsa ma ben riposata o la sfidante che viene da tre sfide col sangue agli occhi ?

Ok, con questo articolo chiudo l’argomento Masterchef. E’ un programma che non seguirò più. Per fortuna c’è l’edizione USA con Gordon Ramsey. Le sfide culinarie sono belle, si impara sempre qualcosa (non è certo il Grande Fratello), ma bisogna esser capaci di fare qualcosa di serio, altrimenti è meglio che si diventi autori dei programmi di Antonella Clerici o, peggio ancora, per Barbara D’Urso. Le strategie sono sempre importanti ed interessanti, ma nel momento in cui Napoli e Juventus scenderanno in campo, l’arbitro non chiederà al capitano del Napoli capolista di mandare in tribuna un giocatore bianconero.

Come accade, ahimè, nelle nostre rispettive sedi lavorative, ci sono figli e figliastri e la meritocrazia non viene degnamente presa in considerazione. L’Italia da qualche anno ha intrapreso la strada della genuflessione nei confronti dei tanti e dalle tante Alida. Tutti odiano Alida ma nessuno si rende conto che, pur essendo molto giovane, la tizia in questione rappresenta la direzione in cui va la nostra amata Nazione. Mi meraviglia che chef stellati si rendano complici di un pessimo teatrino, dove vince chi gli sta più simpatico e non chi merita. Come dicevo all’inizio, non possiamo premiare qualcuno “a sensazione”, ma non venitemi a dire che presentare un piatto dentro delle latte merita la vittoria, non venitemi a dire che concorrenti come Erica, che fanno più di una PORCHERIA, possono giocarsi una sfida alla pari ! Ultima chance si, ma quantomeno alla pari !

Ultima nota di colore. Per carità, Facebook non fa testo ed essere popolari non vuol dire essere ottimi chef, ma mi ha fatto riflettere che, in questo Festival delle Cazzate, sono stati eliminati in un solo colpo Mattia (26.400) e Rubina (23.600), due persone che, messe insieme, vantano 50.000 seguaci, ovvero la somma dei seguaci di Alida (10.300), Dario (12.500), Lorenzo (14.000) e Maradona (13.200); se volete aggiungete anche i 5.000 della mitica Lucia e possiamo dire che due persone “tiravano” quasi quanto altre cinque. Evidentemente il web, pur non sentendo gli odori, ha intuito più cose rispetto ai quattro giudici o di andrà (spero presto) a produrre La Prova del cuoco.

Hanno sbagliato, sono tutti scarsi o quantomeno in malafede e, a questo punto, siccome voglio fare il lord anche io, dico: che si fottano ! Non mi interessava la vittoria della più bella, mi sarebbe piaciuto vedere vincere una persona meravigliosa e avrei comprato il suo libro di ricette. Non vedevo l’ora. A questo punto credo che vincerà Alida, quindi sarà lei a realizzare il libro, vendendo ovviamente venticinque copie… Si, proprio venticinque, come gli euro che spetterebbero a chi si è inventato una cazzata del genere. Ah dimenticavo: da domani niente pasta Voiello ! Piuttosto compro quella della Lidl … 🙂

Scusate per gli errori.