DAL CANNOLO ALL'AMARONE

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Il Caos Calmo del Mobys.

Vi capita mai di avere il tempo e la possibilità di riflettere ? Non mi riferisco al partorire chissà quali pensieri filosofici recitando la parte del poeta, del rivoluzionario o del poeta-rivoluzionario, ma a pensare a cosa avete attorno o a cosa vi è capitato in passato. A me capita di sedermi su una panchina e pensare “ai cazzi miei”, lasciando che il cellulare continui a vibrare in tasca a seguito delle notifiche di Flickr e staccando quindi davvero la spina, da tutto e da tutti. Poco importa se la panchina, come scrissi nel post precedente, si trovi dentro un centro commerciale o a mezzo metro dal magico scenario offerto dal Lago di Garda. Io la chiamo “panchina Caos Calmo”, perché la scena del Mobys seduto mi ricorda tanto il mio amatissimo Nanni Moretti in uno dei suoi meravigliosi film (“Caos Calmo” del 2008, tratto dall’omonimo romanzo del sempre mitico Sandro Veronesi, premio Strega 2006).

coverL’altro giorno mi soffermai qualche minuto ai bordi di una strada, esattamente a pochi metri da un guardrail completamente distrutto a seguito di un incidente avvenuto qualche mese fa. Ero sconvolto perché il guardrail era piegato su se stesso come se fosse di cartone e mi vennero i brividi al pensiero che era stato ridotto in quello stato a seguito del violento impatto fra la macchina di una ragazza (una delle tante vittime della strada di cui sai che sono in coma ma di cui poi non si sa più nulla; ho sempre detto che manca un telegiornale basato sul “come è andata a finire” e non solo su “come è andata oggi”) e un camion.

Brividi che si associano ad una tristezza indescrivibile pensando che questo incidente è avvenuto a dieci metri dal luogo dove ha perso la vita il mio migliore amico. Non è mia intenzione scrivere un post triste dove racconto la mia vita e narro degli episodi che hanno rappresentato dei pugni sullo stomaco, ma pensavo al fatto che “tutto scorre”, “tutto passa”, nel bene o nel male, ed è logico che sia così, non c’è alternativa, non sto certo scoprendo l’acqua calda ! C’è l’incidente, arriva l’ambulanza, la polizia per i rilievi, c’è la corsa all’ospedale (quando c’è ancora da correre …), poi interviene la squadra che pulisce, la strada viene riaperta e si riprende a circolare. Altri milioni di macchine passeranno da quel punto e dentro ognuna di esse c’è una storia, c’è una persona che va a lavorare, c’è una che ha litigato col marito, ecc. ecc.

Tutto passa … Per forza ! La vita continua, ti dicono sempre. Muore un familiare o un amico e c’è ben poco da fare, la vita continua. C’è chi ha la fortuna di avere una Fede e allora, armati di rosario e di mille preghierine, va avanti trovando un minimo di consolazione. Chi è ateo come me, deve “correre” sempre, alla Forrest Gump, perché non appena poggia il suo deretano su una panchina, magari per ammirare il lago, viene assalito dai ricordi.

Spesso si piange e si ride nello stesso tempo. Un po’ come quando piove anche se c’è il sole. Si piange perché, come disse un mio cugino (fu l’unica frase sensata che ho sentito durante il funerale di mio padre), “non ci si abitua mai al distacco”. Si ride perché ti ricordi gli aneddoti divertenti.

Ci sono due categoria di persone. Ci sono i “jenny la carogna de noialtri”, come un tecnico telefonico super tatuato che ho conosciuto un anno fa: mi raccontò di aver perso un amico (lui non sapeva ovviamente della mia storia) e che da allora la sua vita cambiò radicalmente. Aveva perso 40 chili e iniziò a trombare come un riccio. So che può sembrare assurdo, ma in effetti il nesso c’è. Passi dalla grande tristezza per la perdita di una persona cara, al massimo della vitalità (anche se su questo potremmo discutere…), ovvero la scopatina. La perdita dell’amico, per “Jenny”, servì da spinta per vedere la vita in maniera completamente diversa. Una vita da “fotti fotti che Dio perdona a tutti”, come si dice a Palermo.

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Carlo Levi, “Monografie”

Nel mio caso è andata e sta andando molto diversamente. In primo luogo perché è venuto a mancare un importante pilastro mentale che ha rappresentato un mio fedele compagno per 40 e passa anni, ovvero la convinzione che, prima o poi, gli ultimi saranno i primi. Il mio amico era “sfigatello”, non come persona, ma proprio a seguito di eventi avvenuti durante la sua vita. Eravamo due giocatori convinti che, prima o poi, sarebbe arrivata la chiamata da una squadra di Serie A. Invece io sono rimasto in serie D e lui … ha proprio smesso di giocare. In secondo luogo, c’è sempre la solita storiella del “ti accorgi di quanto era importante una persona quando non ce l’hai più affianco”. Anche questo è un fatto vero. Ad un certo punto ti manca l’aria, ti guardi attorno e pensi “ma la parete dove mi sono appoggiato sino ad oggi, dove cazzo è andata a finire ?” (questo succede soprattutto quando si perde un genitore). Arranchi, cerchi di trovare un punto di riferimento, ma non c’è, non c’è più. Le persone sono insostituibili, specie se sono uniche, specie se sono i tuoi più grandi amici ai quali sino al giorno prima della disgrazia gli raccontavi ogni pelo della tua vita. E’ come se, intenti a dipingere un quadro, vi venisse a mancare un colore. Come puoi farne a meno ? Come puoi accettarlo ? Inoltre inizi a notare tutti i difetti di coloro che ti stanno attorno. Vedi nero ciò che sino a qualche tempo prima era colorato.

Ma tutto passa. In quella strada si continua a circolare (e ahimè, come detto, a sbattere), in quella merda di lastra di marmo della camera mortuaria saranno adagiati tanti altri poveri cristi, come tanti altri poveri cristi sono stati adagiati prima del vostro caro defunto. Così è la vita, del resto, come detto, non abbiamo alternativa. Bisogna continuare a “combattere”, se non altro in onore di coloro che non sono più su quel campo di battaglia che è la vita. Guai a farsi prendere dallo sconforto. Spesso mi immagino il mio amico che mi dice “zio can Vincè, fai pure quella cosa, tu che puoi, fallo anche per me, che passo tutto il giorno a bere caffè con San Pietro”.

E allora divertitevi con le persone che vi stanno accanto, amici o compagni di vita che siano. Non è una frase “porta sfiga”, figuratevi (poi se avete sta malattia, non posso farci nulla !!). Non state appresso a quelli che definisco “talebani dell’ottimismo” perché le persone che vi dicono “fuori tutto è magnifico” sono i primi ad avere grossi problemi. Spacco tutto a destra, spacco tutto a sinistra, e poi si fanno di cocaina. Evitate anche gli ultra negativi, perché quelli sono praticamente degli zombi.

Spesso, anzi spessissimo, non abbiamo la percezione del valore delle persone che abbiamo a portata di mano. Sogniamo Leo Messi mentre abbiamo in rosa Roberto Baggio e non ce ne rendiamo nemmeno conto. La vita DEVE essere allegria e spensieratezza, finché la sorte ce lo consente. Io ho avuto la fortuna di “giocare” con un fuoriclasse e le sue “prestazioni”, i suoi insegnamenti, i suoi modi di fare, insomma, tutto ciò che lo riguarda, nel bene o nel male, me lo porterò per sempre nel mio cuore, ben consapevole che bisogna andare avanti ma che determinate persone, ripeto, non sono sostituibili con niente e nessuno.

Washington Irving ha detto: “C’è qualcosa di sacro nelle lacrime. Non sono un segno di debolezza ma di potere. Sono messaggere di dolore travolgente e di amore indescrivibile“.

Cara, paghi tu ?

Avete presente quando siete nella vostra nuvoletta pensando ai fatti vostri e una voce vi riporta nel mondo reale ? E’ esattamente ciò che mi è successo sabato sera mentre facevo la spesa all’IperAffi. Ogni tanto mi piace farmi un giretto all’IperAffi perché, pur non essendo chissà quanto conveniente rispetto ad altri negozi della zona, è molto spazioso e riesci a guardare gli articoli sugli scaffali con discreta tranquillità. Del resto la “mia” zona non offre molte alternative. A Caprino Veronese c’è un supermercato, che chiamerò “X”, il quale vanta probabilmente il premio annuale per il personale più incazzato e meno sorridente di tutta Italia (il famoso “Premio Tristezza”). Mi piacerebbe sapere, un giorno, cosa fanno a quelle povere commesse. Punizioni corporali per aver sistemato male la roba ? Crocifissione in sala mensa ? sono sottopagate ? Secondo me, nel momento in cui “X” seleziona il personale, ad un certo punto porgono una domanda al candidato o alla candidata: quanto sorridi ? Dieci ? vai a Verona. Cinque ? Ti mando a Cavaion ! Non hai mai sorriso in vita tua ? Ok, ti te ve a Cavrin. Uno non si aspetta mica di avere un rapporto sessuale tra i latticini (anche se la panna spray fornisce un ottimo assist) e le fragole (vedasi discorso panna spray), ma, cavolo, un minimo di cordialità ! A parte che non ti guardano mai (probabilmente per non incorrere al TRAGICO errore di doverti salutare. Non sia mai !!!), ma se vi capita di incrociare per sbaglio un loro sguardo, sembra quasi che vorrebbero dirti : “Aiutami, mi tengono prigioniera, se provo ad uscire dalla porta c’è un cecchino appostato qua fuori che ha il compito di farmi fuori”. Sicuramente vi sembrerò esagerato e un po’ pirla, ma a volte, mentre giro per Caprino Veronese, mi sento come se fossimo in uno scenario stile (bellissimo) telefim “Las Revenants”.

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una scena di Las Revenants, trasmesso su FOX.

L’iperAffi è a pochi km di distanza ma sicuramente conta più sorrisi e soprattutto molto più spazio, come dicevo prima, rispetto al molto conveniente “Y” di Domegliara. Ottimo “Y” a livello di prezzi, ma è strettissimo, una cosa indecente. In ogni corsia c’è un uomo che indossa una maglia gialla e i pantaloni neri. All’inizio non capivo quale fosse la sua funzione. Poi mi hanno spiegato che funge da arbitro di porta. Ultimamente ci sono state delle sgomitate, qualcuno è caduto a terra dolorante e la moviola non ha chiarito bene chi fosse il colpevole. La direzione ha detto che sono episodi che capitano in ogni supermercato e che è compito alle commesse fischiare o meno il calcio di rigore. In ogni caso è veramente brutto non riuscire a percepire le offerte perché dietro hai una fila di carrelli condotti da gente che deve passare. Permesso, prego, mi scusi, senta la pasta in offerta l’ho vista prima io; scusi mi passa una confezione di latte-crescita ? No perché se aspetto di arrivarci, prenderlo e andare a pagare, mio figlio andrà già alle superiori !”.

Torniamo finalmente all’Iperaffi. Mentre già pregustavo le castagne da cuocere (col sale) in microonde, un tizio mi saluta. “Eh ciao come va ?”. Trattasi di biondino con piercing in entrambe le orecchie. In quei pochi centesimi di secondo, mi sono detto “non può essere che il Mobys conosce uno che indossa DUE orecchini !”. Si, mi sembra di conoscerti, dove ci siamo visti ?, dissi educatamente. A quel punto lui mi fa “sono il tizio a cui hai venduto la sound bar !”. Al che mi venne istintivo ribattere “se io dovessi ricordare tutte le persone a cui ho venduto qualcosa…”. Tutto ok, contento dell’acquisto, ciao ciao e a presto.

Pensavo che, per fortuna, ho smesso di essere una vittima della pratica che in passato ho chiamato “acquisti compulsivi da week end”. Ogni tanto qualche capriccio me lo tolgo, ma siamo ben distanti dai tempi in cui mi comprai un attrezzo per soffiare, aspirare e tritare le foglie del giardino, senza avere nemmeno il giardino. Per non parlare della padella per cuocere le castagne senza avere il camino (e potrei continuare per chissà quanto tempo, vedasi “balsamo sotto la doccia” di cui ho capito solo dopo l’essere destinato alle donne).

Adesso sono diventato un uomo maturo, sono molto più riflessivo. Oggi, mentre ero alla Grande Mela di Lugagnano, osservavo la gente seduto sulla mia panchina preferita. Adoro osservare le persone. Mi sono chiesto “oh mio Dio, starò diventando un U.S. ?”. U.S. vuol dire Uomo Scassaminchia. Dopo aver partorito, anni fa, la dicitura DS (Donna Scassaminchia, usata tantissimo dai miei amici), per quanto mi riguarda pensavo più ad un U.M. (uomo mona, o semplicemente “mona”) che all’essere U.S.

Sarà perché sono diventato sempre più un appassionato di foto, ma sono diventato un acuto (dicono) osservatore, ed essendo praticamente sempre da solo, per me è più facile (amaramente facile) rompere le scatole a chi mi passa davanti, fantasticando sulle loro rispettive vite. Per esempio oggi pensavo che Matrix esiste davvero. Non è un film, c’è davvero qualcosa di “più superiore a noi” che muove le fila di ognuno di noi. Siamo tutti delle pedine mosse da qualcuno che ci comanda tramite impulsi a “raggi 1X2” o chissà come. Un giorno lo capirò ! Per esempio è impossibile che non ci siano uomini veronesi grassi ! Come mai ? Ho capito tutto, io ! Le commesse tristi vengono mandate nel supermercato di Caprino, i magri a Verona, ecc. ecc.

Ogni tanto becco un “collega” pacioccone e allora mi si riempie il cuore di gioia, mi sento meno solo. Succede soprattutto nei ristoranti giappocinesi, dove, ahimè, mangi quanto vuoi. Li c’è di tutto. Dalle mie amate coppiette “pucci_pucci_cavallucci”, “dai chiudi gli occhi che ti faccio assaggiare questo sushi” (stavolta non è una battuta pornografica al solito mio !!), alle persone più anziane che guardano il nastro che scorre con le coppette di Sushi e pensano “ai nostri tempi mangiare era un miracolo, adesso guardate sti mona che si vedono passare il mangiare sotto al naso”. Dicevo del “collega”. Lo riconosco subito: innanzitutto indossa rigorosamente una TUTA sportiva perché siamo nel week end e bisogna stare comodi, specie se vado a mangiare al cinese. Molti hanno (come me) il pizzo, convinti probabilmente che “sfila”, specie se nero. I più fighi hanno il classico tatuaggio sul collo. Il top del top lo notai qualche settimana fa: camminava orgogliosamente per l’Auchan con l’auricolare nell’orecchio. Si, perché magari qualcuno mi chiama ed io rispondo subito ! Non vorrei mai che fosse il dietologo…. Vabbè, lasciamo perdere.

Oggi però notai una scena che mi colpì. Una coppia (sempre in mezzo ai coglioni del Mobys, c’è poco da fare. Le coppie sono come le mosche, più ci fai caso, più vengono a rompere i coglioni !), era prima di me alla cassa. Lei (bellina, biondina con frangettina, occhio vispo, ovviamente magra, alta, indice di scopabilità  “I.S.” altissimo) esce il portafogli ma lui la guarda e, con sguardo amorevole le fa capire “rimettilo dentro dai…. ghe pensi mi”. Lei ovviamente apprezzò e gli diede un bacetto-baciuzzo. Per fortuna non si girarono verso di me, perché altrimenti mi avrebbero visto con la tipica faccia di Mr. Bean. Si lo so, una delle prime lezioni che mi furono impatite quando approdai in Veneto (a parte quella di dirmi che “vai in Mona” NON vuol dire andare in un posto chiamato Mona…), fu che qui non c’è differenza fra uomini e donne. Può quindi accadere tranquillamente che una donna paghi la pizza al ristorante, il caffè, la spesa, ecc.

Potete immaginare che per un siculo DOC come il sottoscritto, fu un vero e proprio trauma. Non sto dicendo che in Sicilia ancora si ragiona così: sono IO che ragiono così ! Dopo l’iniziale disgusto, ho iniziato a non farci più caso. Per esempio domenica scorsa vidi in un Bar (ricordate il discorso dell’osservatore ?) un ragazzo che si sedette comodamente e la CRETINA che faceva avanti e indietro dal bancone per portare il cappuccino, il caffè e le brioches. Tutto ciò dopo aver pagato anche il conto ! Ero tentato dall’avvicinarmi per esclamare un “ciao GRANDUOMO, come stai ?”, col mio solito accento all’Antonio Albanese, ma poi mi ricordai quanto detto prima, cioè che rischiavo di farmi dire “oh ma che vuoi, testa di cazzo ?”, dalla gentil donzella. Allora MUTO STIEDI ! Pazienza. Per carità, tengo a precisare che so benissimo che non esistono più (per certi versi per fortuna) i ruoli di una volta, e che magari lei paga la spesa perché lui ha pagato il pranzo. Lo so, io cazzeggio (ricordatevelo !!!), non è uno scandalo. So soltanto che, nell’improbabile caso (ormai mi sono dimesso) in cui io uscissi con una ragazza, mi verrebbe l’orticaria se lei prendesse in mano il portafogli e pagasse il conto.

Alla prossima !

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