19 Novembre 2001.

Ci sono “date speciali” che non dimentichiamo. Sono anniversari più importanti dei compleanni perchè, in quella data speciale, è cambiata la tua vita, in senso positivo o negativo. Il 19 Novembre 2001 è, per me, una data speciale, forse la più importante tra quelle che tengo custodite nella mia mente e nel mio cuore.

Tranquilli, non è mia intenzione scrivere un articolo smieloso e strappalacrime (vi ho già detto che quando taglio le cipolle sono loro a piangere ?) sulla mia partenza da Palermo direzione Verona, ma dopo anni di vita di questo blog, mi sembra assurdo non citare questa data e i ricordi che ho legati a quel viaggio che cambiò la mia vita. A maggior ragione, tenendo presente che, giusto domani, è il 19 novembre. Sono passati undici anni esatti.

Come scrissi nel mio pseudo-libro, la partenza da Palermo era addirittura sognata per diversi anni. Aver effettuato il servizio di leva lontano da casa, mi consentì di conoscere luoghi e persone che, seppur involontariamente, mi facevano intuire che il “paradiso” era altrove, che per stare bene con se stessi e con gli altri, bastava trovare un luogo oggettivamente migliore rispetto a quello che ti aveva dato i natali. Insomma, la città di nascita è come certi parenti che, tuo malgrado, ti ritrovi, mentre il luoghi dove decidi di andare sono come gli amici: te li scegli.

A quel 19 Novembre 2001, arrivai dopo anni di delusioni e di rabbia. Odiavo il lavoro che facevo e continuavo a scrivere sms (i telefonini erano all’inizio del loro boom) al mio amico Andrea di Bologna o a Stefania di Torino. Avevo “fame” di nord, mi immaginavo le città pulite e tranquille, con le anziane che vanno in giro in bici e l’edicolante che scambia due chiacchiere sulle sorti della Juve. Avevo dinnanzi agli occhi l’idea di “civiltà” e quindi di profonda differenza rispetto al contesto dove vivevo.

I miei amici “continentali” non facevano altro che ripetermi che dovevo essere fisicamente qui per poter iniziare a costruire qualcosa di serio. Non potevo continuare a mandare curriculum, non potevo sperare che mi trovassero il lavoro per poi decidere di salire e trovare “a tavula cunsata”, come si dice a Stoccolma.

Questo “pallino” ha condizionato i miei ultimi anni di vita palermitana. Vivevo qualsiasi evento senza un minimo di entusiasmo, ogni cosa mi appariva negativa, non credevo minimamente che le cose potessero cambiare in meglio e certi episodi, dal più banale, come quello dell’auto che mi butta giù la Vespa proprio il giorno della partenza, al più importante ma normalissimo, come il matrimonio dei miei migliori amici, o magari una storia andata male (“puttanazza ri chidda puttanazza”, cit. Albanese), non erano altro che ripetuti segnali atti ad indicarmi che quel posto non era il MIO posto. Ad un certo punto avrei potuto anche avere femmine e champagne, ma, a causa soprattutto (direi unicamente) del lavoro stressante e ricco di responsabilità, io volevo solo andare via. Non diedi troppo peso al quanto questa mia scelta avrebbe pesato sulla mia famiglia e sui miei pochi amici, anche perchè avevo bisogno di pensare a me stesso, e questa era la prima volta che accadeva davvero. Era la prima volta che sceglievo io, che diventavo protagonista del film della mia vita.

Il 19 Novembre 2001, alle 21.30, imbarcai la mia Punto (ancora ad oggi mia fedele compagna) nella nave Tirrenia, diretta a Genova, e partì per il nord. Mi attendeva un viaggio di circa 20 ore. L’indomani sera approdai in terra ligure e mi diressi a Bussolengo (VR), che avrei raggiunto dopo tre ore circa di auto. Ad un certo punto, mi pare in zona Piacenza, incontrai la mia prima nebbia, ma avevo fatto montare i fari antinebbia e mi regolavo in base alla striscia bianca che separa la corsia normale da quella di emergenza, ma soprattutto avevo il compagno ideale per una partenza del genere: l’entusiasmo.

Avevo un muro di nebbia dinnanzi a me, ma ero contento come un bambino al parco giochi. Non sapevo cosa mi aspettava, se avessi trovavo lavoro, come mi sarei trovato, quanto mi avrebbe pesato la distanza da mio fratello e dal mio più grande amico, non credevo nemmeno che l’avvenimento avvenuto appena due mesi prima, negli Stati Uniti, avrebbe cambiato il mondo, ma non mi importava: dovevo raggiungere Bussolengo (certo che, detto così, sembra lo spot dell’amaro…). Dopo aver superato il casello di Desenzano, mi ritrovo uno spettacolo davanti agli occhi: autostrada a tre corsie e niente nebbia. Da un momento all’altro era svanita e mi sembrava di essere dentro ad un videogioco tipo Test Drive !

Arrivai a Bussolengo dai miei parenti verso le 22 del 20 Novembre 2001. Ovviamente ero a pezzi e probabilmente ancora non mi capacitavo di cosa stessi facendo. Avevo in mente solo di trovare lavoro al più presto e di trovare un internet point che mi consentisse di mandare curriculum e di tenermi in contatto con gli amici della chat. Si, perchè, prima di partire, feci la furbata di farmi conoscere, tramite il programma mirc, sul canale #verona e #lamervr. Fu ai tempi che esplose definitivamente “Mobys”. La cosa fu molto positiva, sia per l’impatto, che per questi lunghi undici anni (ancora oggi i miei migliori amici veronesi sono quelli che ho conosciuto ai tempi della chat). Ricordo che, a meno di tre giorni dal mio arrivo, si organizzò un’uscita e conobbi un sacco di persone alla “Grande Mela”, un centro commerciale situato vicino Bussolengo. In questi anni di blog, ho spesso parlato di Mirc e della chat e, ancor oggi, alla vigilia del mio undicesimo compleanno da veronese d’adozione, ripeto per l’ennesima volta che è paradossale che, con quel sistema, nascevano amicizie e amori, mentre tramite Facebook, che sbandiera ai quattro venti il suo miliardo di iscritti, non si riesce a conoscere nemmeno una sinistroide che la da via per un piatto di pasta e ceci.

Potrei parlare di ciò che è accaduto in questi anni, ma preferisco non farlo. Questo articolo lo volevo dedicare alla mia data speciale per eccellenza, non alla mia esperienza in terra veneta.

Ogni anno, in queste ore di “vigilia del compleanno”, mi torna in mente quella serata, il viaggio in una cabina della nave meravigliosa, ma anche tutta una serie di robe: la preparazione, l’aver acquistato il biglietto alla Tirrenia e le pillole per l’eventuale mal di mare, il comunicare al mio titolare le mie dimissioni, l’offesa del gruppo-chat di Palermo perchè non feci alcuna cena d’addio, le tante parole che mi dicevano in motorizzazione (alcune sacrosante…), il saluto alla mia famiglia, che era la parte più brutta e difficile, il vedere, durante l’ultima uscita del sabato sera con i miei amici, la nave con la quale sarei partito dopo quattro giorni, il saluto di tanta gente che assecondava questa mia scelta e mi augurava buona fortuna.

Non mi sono mai pentito di essere partito. Sono sicuro che, in quel momento della mia vita, questa scelta andava fatta. Sono altresì sicuro che questa esperienza mi abbia maturato tantissimo. Oggi, 19 Novembre 2012 (quasi), mi danno fastidio e mi procurano grande tristezza e rammarico solo tre cose (hai detto niente !): 1) l’aver sputato nel piatto dove mangiavo (certe uscite con certe ragazze non si sono mai più ripetute), puntando tutto sulla partenza e sul “tanto troverò anche lì persone che mi vogliono bene” (cosa che non avverrà MAI). Prima di rifiutarsi di mangiare bisogna sempre capire se la cena è proprio tutta da buttare; 2) il non essere andato a Roma, che è stata sempre la città dei miei sogni, e il non esserci andato solo per ragioni di comodità (mia zia mi ha ospitato per un mese, poi andai a vivere insieme ad una veciotta per ben quattro anni). In pratica, per un cazzo di mese, non coronai il mio VERO e grande sogno, cioè quello di andare a vivere nella capitale; 3) un pochino deluso, in generale, lo sono. Dico spesso che me l’aspettavo diversa, mi immaginavo alle prese con moglie e marmocchi, perfettamente integrato con la gente del luogo e non pensavo minimamente che certe piccole cose, in teoria insignificanti e normalissime in quel di Palermo, come prendersi un caffè al bar, vedersi insieme una partita, andare a cazzeggiare nei centri commerciali, fare scampagnate per pasquetta all’insegna di carne al fuoco e super santos, scambiare due chiacchiere, ecc., mi sarebbero mancati e avessero rappresentato solo lontani ricordi di una vita che fu. Inoltre, a livello lavorativo, non mi sarei mai immaginato che, nel contesto del ricco nord-est, traino (ahinoi unico o quasi) dell’Italia, mi sarei imbattuto in una pochezza imprenditoriale disarmante, ovviamente non per quanto concerne lo spirito, il coraggio e l’iniziativa, ma riguardo la totale assenza di “ocio” e di cura delle Risorse che, troppo spesso, ci si dimentica che sono Umane (crisi o non crisi). Si sforzano in tutti i luoghi e in tutti i laghi di  apparire “diversi”: molto padani, parecchio cattolici e sicuramente migliori, rispetto alla maledetta Italia che rappresenta solo una palla al piede, ma, nella realtà, rappresentano perfettamente lo spirito nazionale di questi tempi, ovvero, come detto in altro post, i leccaculo sono premiati e i fessi, che faticano e si stressano, se la pigliano in quel posto.

Insomma, pur ammettendo di avere tanti difetti e quindi di averci messo del mio, devo dire che speravo in qualcosa di meglio. Speravo di trovare un po’ di pace, di giustizia e di serenità, soprattutto, ripeto, a livello lavorativo. In definitiva, per la serie “chi vuol capire, capirà”,  posso dire che, dopo aver giocato per trent’anni in una squadra che lottava per non retrocedere, sono passato ad un team che ambisce alla conquista della Champions League ma, a mio modesto avviso, è meglio essere titolare e giocatore-bandiera al Siena, piuttosto che andare al Barcellona per starsene perennemente in tribuna.

6 thoughts on “19 Novembre 2001.

  1. vincenzomobys 21 novembre 2015 / 18:39

    Qualcosa si … Però mi piaceva ripostare l’articolo pari pari a come l’avevo scritto tre anni fa.

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  2. Francesco 21 novembre 2015 / 18:16

    Beh a dirla tutta qualcosina è cambiata ….mi pare .

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  3. vincenzomobys 20 novembre 2015 / 07:33

    L’ha ribloggato su PIANETA MOBYSe ha commentato:

    Per la prima volta “rebloggo” un post scritto tempo fa, in questo caso nel 2012. Non ho apportato apposta alcuna modifica.

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  4. lauravr70 24 novembre 2012 / 12:36

    credo che Gisella abbia ragione,,, A noi mancano gli attributi (anche per respirare, nel caso mio). In ogni caso, sarà poco consolante, ma sappi che hai tutta la nostra stima e la nostra ammirazione

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  5. stefitiz 19 novembre 2012 / 13:09

    sicuramente hai avuto del fegato a lanciarti a testa bassa nella nuova avventura. Mi spiace sentire che sei un pò deluso, ma ti ammiro lo stesso 😉

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  6. Gisella 19 novembre 2012 / 01:37

    Buon anniversario!
    Mi pare di ricordare che quella sera alla Grande Mela siamo andati al cinema.
    Ho sempre invidiato il tuo coraggio nell’averci provato. Anch’io ad un certo punto della mia vita avrei voluto andare altrove. Probabilmente sarei stata sempre io e niente sarebbe cambiato. Ma non ho la tua fortuna di saperlo.

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