“La solitudine dei numeri primi”: mai visto un film così brutto !

“Lento e melenso, vuoto e inconsistente, vacuo e freddo, impreciso e stantio: melmosamente statico, senza crescite, né flessioni“. Un certo Graves, conclude così la sua recensione del film “La solitudine dei numeri primi”, pubblicata su mymovies (http://www.mymovies.it/film/2010/lasolitudinedeinumeriprimi/).

Ieri sera, ero armato di grande entusiasmo. Dopo essere andato alla “Fiera del Riso” di Isola della Scala (evento che attendo tutto l’anno), mi sono precipitato al “The Space Cinema” de “La Grande Mela” perché ero alquanto incuriosito dal vedere un film tratto da un libro che ho letto.

Ebbene, ho incollato l’opinione suddetta perché mi trova perfettamente d’accordo. “La solitudine dei numeri primi” è un film pessimo, uno dei peggiori che abbia mai visto. A dieci minuti dall’inizio, volevo scapparmene, cosa praticamente mai accaduta ad un amante del cinema come me.

Mi continuavo a chiedere “chissà cosa stanno pensando le persone che non hanno letto il libro”, ovvero: cosa cazzo avranno capito ? Forse sono state agevolate proprio dal fatto di non conoscere la storia e di vedersi un film che, per loro, rappresentava tutto una sorpresa.

Tralascio i vari accostamenti poiché mi rendo conto che, spesso, quando si gira un film si prendono delle “licenze” che lo rendono diverso dal manoscritto. Posso tollerare, quindi, certi “passaggi” che sono saltati o minimizzati, ma non l’aver violentato il (bellissimo) senso stesso del libro. Lasciamo perdere quindi il fatto che, per esempio, nel libro, Alice non incontra Micky in un supermercato. Inoltre, la morte della madre non viene presa in considerazione, il matrimonio (ivi compresa la scelta di non avere figli e la separazione) e la figura di Fabio sono troppo marginali, così come non si intuisce affatto l’avvilimento di Fabio stesso a cospetto di un’Alice che diventa sempre più magra a causa dell’anoressia. La festa viene “allungata” in maniera eccessiva e il padre di Mattia ha un ruolo erroneamente meno forte rispetto a quello della madre.

Come dicevo prima, mi stanno bene i cambiamenti, altrimenti tutto suonerebbe strano. Spesso, per esempio, un mio amico mi ha detto che il libro scritto da Enrico Brizzi “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”  è un po’ diverso rispetto alla storia narrata in uno dei miei film preferiti in assoluto. Ciò che non tollero, da umile spettatore, è che venga perso il senso, almeno per quanto mi riguarda.

Scrive Domenico, sempre su mymovies :” L’unica cosa che c’è nel libro e che è mancata a noi vedendo il film è ‘ la spiegazione ‘ del titolo, bruciata durante una festa di matrimonio e accennata dalla sposa tra la confusione generale. La spiegazione ? Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno”.

Ecco il senso !  In questo mondo di ladri (vabbè non è il momento di cantare, caro Mobys !), dicevo, in questo mondo, ci sono (sulla carta)  i superman, le persone che hanno tutto, le persone che sono sempre felici, i ricchi, gli psiconani, ecc., ma ci sono anche delle persone che, pur avendo condotto una vita condizionata fortemente dal proprio handicap mentale/fisico, sono persone speciali. Persone che conoscono la solitudine proprio perché si rendono conto che non c’è miglior compagno di vita che non sia il proprio io. Non c’entra l’asocialità: Mattia, malgrado il suo essere completamente imbranato, è un genio della fisica, odia le feste (forse perché gli ricordano sua sorella), ma va a quella di Giorgia ed incontra Alice. A lei confida, dopo tanti anni di amicizia, la storia di Michela ed entrambi, numeri primi, si dicono “come farò a vivere senza di te ?”. Mattia, che calcolava matematicamente la minima minchiata, accetta l’invito a cena di un collega e grazie a questo invito conoscerà Nadia.

Il libro si conclude in maniera splendida, lanciando un messaggio di speranza: Mattia, all’estero, come dicevo pocanzi, incontra un’italiana emigrata e i due trombano come ricci. Un altro aspetto che il film nemmeno caga di striscio e che, per me, è invece fondamentale. Poi riceve l’sos di Alice, insieme ad una vecchia foto che li ritrae insieme e scappa via in Italia per capire cosa è accaduto alla sua migliore amica. I due si rivedono dopo anni e si parlano: Alice non dirà a Mattia che forse ha visto sua sorella Michela (che tutta la famiglia considera morta) e poi le loro strade di dividono nuovamente. Entrambi capiscono che è giunto il momento di voltare pagina. Mattia ha conosciuto una persona che lo considera speciale (nel libro ricordo ancora a memoria la frase “non so cosa hai, ma so che mi piace”), Alice trova un briciolo di pace (“nessuno sapeva dove lei si trovasse. Anche questa volta non sarebbe arrivato nessuno. Ma lei non stava più aspettando”. Frase scritta nel libro, mentre il film si conclude con Mattia e Alice che guardano il fiume, poi titoli di coda e la gente che va via dal cinema quantomeno perplessa).

Libro (Premio Strega 2008 e  divenuto un best seller) voto otto, film slegato, senza né storia né filo logico e con financo musiche da film horror, voto tre. Oggi mi sento buono…

Vaffanculo alla BlogFest.

Vasco Rossi vuole trovare un senso a questa vita, anche se questa vita, un senso non ce l’ha. In questi giorni, ovvero un paio di settimane prima dell’inizio della BlogFest 2010, io ho pensato che vorrei trovare un senso che “giustifichi” la mia eventuale (ad oggi alquanto improbabile) partecipazione.

Quante cose sono cambiate dalla festa dello scorso anno ! Grazie a tal Roberto (grande Persona, prima che internettiano. Tenete bene a mente questa immensa differenza), scambiai due parole, ma andai via dopo un paio d’orette: mi sembrava di essere in uno di quei raduni ecclesiali, dove chi si conosce fa gruppo e le pecorelle smarrite rimangono in un angolo, a meno che non siano delle persone dal carattere brillante come  i venditori di quadri in tv.

Durante questi dodici mesi, grazie (o a causa) di un social network che, come sapete, evito sempre di nominare (perchè non c’è bisogno di amplificare, anche se di poco, la puzza di merda), ho conosciuto, si fa per dire, tantissimi bloggher, ma la sostanza cambia poco: se prima li vedevo distanti e cagoni, adesso li vedo ancora peggio.

Dal mio punto di vista, le discussioni che avvengono sul web hanno avuto un crollo clamoroso, sotto tutti i punti di vista e, incredibile ma vero, almeno Facebook ha, come lato positivo, il fatto di essere l’unico SN che ancora riesce a far dialogare, ridere, condividere, ecc.; insomma, far trascorrere qualche minuto di tempo libero, senza farsi il fegato marcio per certi atteggiamenti da teste di cazzo. Perché è vero che la vita reale va separata da quella virtuale, ma il fastidio provocato dal modo di fare di certa gente ignorante, è tale da sconfinare dalla Rete.

L’aspetto che più mi ha recato fastidio è soprattutto uno. Mettiamo che, in un social network, conosci Tizio. Questa persona ti sta simpatica ma, successivamente, ti stanchi di quel sito e ti cancelli. Perché dire addio a Tizio ? la cosa più semplice è contattarlo via email, chiedendogli come sta, ecc. ecc. Risposte: zero. Stesso discorso con Caio. Guarda un po’, cambiano i siti, ma trovi le stesse persone. Lo contatti tramite Facebook e cosa accade ? non risponde. Insomma, la tua “amicizia” (virgolette grandi quanto la mia panza), seppur minima, seppur virtuale, era in funzione del sito, non della persona. Io non voglio parlare con te, lo faccio solo se tu mi contatti tramite X socialnetwork. Insomma, cosa siamo diventati ?

Mi spiace ripetermi ed apparire nostalgico per la millesima volta, ma continuo a pensare che l’unica vera positiva socializzazione sul web, avveniva tramite la chat di irc. I difetti erano tantissimi, per carità, basti pensare che potevi chattare con una Michela che, in realtà, era un Pasquale, ma tenevi a mente quelle due-tre regolette e ti divertivi. Pregi e difetti (come in tutti i luoghi e in tutti i laghi), a volte si prendevano cantonate, ma non c’era ancora la discesa dei lanzinternettiani, cioè gente che, sino a qualche anno fa, non sapeva nemmeno accendere un Pc e adesso lo compra solo per Facebook.

In una rete così “scarsa” io stento a riconoscermi. Ne ho parlato, tempo fa, su Pianeta Mobys. Sui forum non si discute più, su twitter può capitare che, non appena replichi ad una persona, ti senta rispondere “no vabbè ma io ho scritto una frase per un mio amico” (testa di cazzo lo capisci cosa è twitter ?); su facebook, tante, tantissime galline hanno aperto il cancello del pollaio a chiunque, senza pensare ad un minimo di privacy e adesso hanno chiuso. Negli ultimi tempi è diventato difficilissimo farsi accettare la richiesta di amicizia, anche se si hanno amici in comune. Come a dire: “sono stata una puttana per anni, ora riconosco la verginità come valore”. Per non parlare della mitica (vedete che non parlo solo di una persona, è questa la cosa tragica !!!) frase “ehm… potresti evitare di commentare ? sai, sto aspettando la risposta di una tizia per capire….cioè…sai…se puoi cancellare”. Devo continuare ? Che ne pensate della moglie che posta le sue foto mezza nuda (alquanto bella e sexy…lo può fare), io rispondo “anziché il mi piace, ci vorrebbe il tasto ne vado pazzo” e il marito mi risponde “tu sei malato”. Ah,scusami, ma perché cazzo pubblica certe foto tua moglie ? Sei sicuro che il malato sono io ? Ignorante…

Molti nemmeno sanno che puoi (puoi ? DEVI !) scegliere quali amici fare apparire in home page (è logico che se hai 200 amici ti perdi qualcuno. Poi ti offendi perché io ti cancello ? perché non mi metti nella lista dei preferiti ? cazzo fai ? dormi ?), ma poi, goduria delle godurie: siiiii, dai, tutti i bambini, in fila per sei, col resto di due, a cliccare sul “mi piace” della Zia Caterina, che quando parla lei, sembra il Papa durante l’Angelus. Oh! Zia, indicaci tu la retta via, noi non capiamo un cazzo, nessuno capisce di internetti, dimmi tu come posso fare per nascondere la foto al 459° coglione che ho accettato nella mia lista amici. Perché io voglio mille amici, son figo, però poi cerco i filtri. Grazie Zia, se non ci fossi tu … Gli altri settemila che hanno detto le stesse cose prima di te ? vabbè mica hanno lo stesso fascino !

Un’altra sorta di SN è Yahoo! Answers. L’ho apprezzato in diverse occasioni: scrivi una domanda e qualcuno, sicuramente, ti risponde. Miracolo !!! Dio sia lodato. Vuoi vedere che finalmente c’è qualcuno che interagisce ? che ti scrive, che interviene nella tua bacheca, nel tuo blog o ti scrive un’email ? incredibile ! Una rivoluzione ! Esistono ancora internettiani non egocentrici ? Bello Yahoo! Answers, peccato solo che, se chiedi un approfondimento a qualcuno, in base alla sua risposta, egli non risponde. Ma tu guarda, chi l’avrebbe mai detto ? E’ ovvio, se ci riflettete un po’: rispondendo sul sito, prende dei punti (e, anche in quel caso, fa figo il numero. Come il numero degli amici di facebook o il numero di posts sui forum. Qualità ? cosa è ?), mentre se ti risponde in privato, non guadagna nulla. E chi me lo fa fare ? mica sto su internet per interagire con gli altri ! Io ho da fare, devo condividere i link di facebook  oppure, meglio ancora, mito dei miti, ti vado a rispondere ad un’altra domanda (hai un massimo al giorno, per fortuna) scrivendo “e che ne so io ? io odio il calcio”. Ma chi ti ha costretto a rispondere ? Testa di cazzo…

In definitiva, posso capire che ognuno ha i suoi difetti (io stesso ne ho diecimila), ma questa sorta di “cultura della non risposta” mi fa proprio imbestialire. Immagino tutte le facce di minchia che stanno davanti al monitor e che ricevono, chessò, un’email, e pensano “vabbè non mi va di rispondere a Vincenzo”. Non mi va… Ecco perché molti siti hanno inserito il “mi piace”: almeno così non fai grandi sforzi !

In tutto questo contesto, che ci vado a fare alla BlogFest (i cui organizzatori restano comunque mitici, gente con le palle) ? Ad incontrare chi ? chi mi deve salutare facendo finta di essere contento/a di conoscermi dal vivo ? Nemmeno OSO paragonare un evento del genere con i raduni di chat, dove ero praticamente “costretto” ad uscire e Mobys era un mito da conoscere al più presto.

Piuttosto cosa farei ? un raduno di tutti coloro che ho nella mia lista amici di Facebook (20 persone !!!): quello, per me, è il meglio della rete.

Tutto il resto o comunque, la stragande maggioranza delle persone che ho conosciuto in questi anni, dovrebbe andare a scuola. Si perché io, sicuramente, faccio tanti errori grammaticali, ma loro devono imparare l’umiltà e la coerenza. Devono capire che al di là dei monitor ci sono anche persone serie che hanno un cuore, non solo segaioli o gente superficiale (o segaioli superficiali :-) ).

Andate fratelli ! andate e moltiplicatevi, in questi tre giorni, a Riva del Garda: l’importante è che abbiate la consapevolezza che, nei restanti 362 giorni dell’anno, vi inculate a vicenda, sputtanandovi come delle merde. Per fortuna la vita, a differenza di internet, vi riserva il posto che meritate, ossia ai margini della società, senza saper fare un discorso con una testa ed una coda, e non è certo il bicchere di spritz in mano all’happy hour della minchia che può farvi migliorare.

p.s. edito, a mente serena: ho già scritto che gli organizzatori sono persone da salvare assolutamente, così come mi preme sottolineare che durante Blogfest trovate camp dedicati a cose interessanti (l’anno scorso, per esempio, uno era dedicato alla sicurezza stradale dei bambini). Insomma io dico vaffanculo a certe persone, ai socialnetworkiani nello specifico. La festa in se, come idea, non è affatto malaccio.

 

Meglio Shrek che la zucca.

Sabato sera, per la prima volta in vita mia, sono entrato in una sala cinematografica dove proiettavano un cartone, anzi un “film d’animazione”, in 3D.

In questi giorni di fine estate, il cinema non offre chissà quali titoloni, ma mi andava proprio una serata di grande relax e, da questo punto di vista, il cinema rappresenta, per me, una vera e propria oasi. Avendo visto i precedenti episodi della saga, mi sono buttato su “Shrek – E vissero felici e contenti”, una sorta di “garanzia del sorriso”.

Il biglietto costa 10,50 Eur e, ovviamente, ti danno anche gli appositi occhialini. Il mio timore era quello di non poterli indossare (avendo già gli occhiali da vista) e , in effetti, non è il massimo della goduria vedersi un film indossando due paia di occhiali. Tuttavia, credo di essermi esaltato ed emozionato come un bimbo davanti ad una giostra. Sappiamo già che il 3D è una meraviglia, ma assistere ad una proiezione è qualcosa di indescrivibile. Ero più esaltato del bimbo (puntualmente scassaminchia) che avevo accanto. Vedere la carrozza che viene verso di te o i personaggi che “escono” dallo schermo, è veramente stupefacente. Spero che, in futuro, trovino una soluzione per comoda per i quattrocchi come me. Come sempre, divertentissimo Shrek. Le volte scorse, orco a parte, ho apprezzato tanto il mitico “Ciuchino” (che mi ricordava il Mobys chiacchierone di qualche anno fa), mentre, ieri sera, mi ha fatto morire il “Gatto con gli stivali”. E che dire dei tre figli di Shrek ? la femminuccia è spettacolare ! :-)

Guardate sti capolavori gente e, se possibile: giocate, giocate, giocate. Fate in modo di non farvi fottere da quel falso e dannato “parametro” che è l’età anagrafica. Lo dicono tutti coloro che parlano bene: restare bambini è una delle chiavi per vivere felici. Io, playstation a parte (finalmente ho trovato un titolo che sta “scaldando” la mia console come ai bei tempi di Uncharted. Parlo di Mafia II), ieri sera, ripeto, mi sono divertito un casino e sono uscito dal cinema con un sorriso grande quanto la mia panza, alla faccia della Festa della Zucca di Pastrengo (mia meta iniziale), dove c’era una fila clamorosa per fare lo scontrino e un’altra fila clamorosa per prendere la porzioncina di risotto a 4,50 euro. Quest’anno le ho saltate tutte le mitiche sagre, anche se, alla fiera del Riso di Isola della Scala, che aprirà le porte il 15 settembre, non mancherò. Così come non mancherò alla proiezione del film “La Solitudine dei numeri primi”, visto che ho letto il libro e, anche in questo caso, sarà la prima volta che vedrò un film dopo aver letto il libro.