Chi sbaglia di più ?

Solito problema: a Gardaland, ad una bambina down, viene vietato di salire su un’attrazione. La direzione non è responsabile, l’associazione familiari con bimbi disabili insorge e se la prende soprattutto con il costruttore dell’attrazione, perchè è quest’ultimo che stabilisce chi può utilizzare il trenino piuttosto che l’otto volante, ecc.

E’ molto brutto che una bimba, già sfortunata di suo, veda un ostacolo dinnanzi a se. Non è questione di divertimento, per i bimbi, un gioco vale l’altro (stiamo parlando di un grandissimo parco, mica delle giostre do zu Pippinu), ma sentirsi dire NO.

In queste storie, io vedo due colpevoli: non può esserci un parco di divertimento con delle limitazioni per disabili (a meno che non si tratti di qualcosa di particolarmente grave). I costruttori hanno i loro validi motivi per asserire che un bimbo o una bimba down non possono salire su una loro macchina, ma si devono impegnare per rendere la stessa ancora più sicura, per cercare, ovviamente se possibile, di limitare al massimo… le limitazioni :-)

In secondo luogo, cari genitori, cerchiamo di essere un tantino più svegli. Nel momento in cui si entra, insieme al (sacrosanto) biglietto omaggio, viene consegnata una brochure con indicati i giochi utilizzabili e quelli no. Guardiamo, leggiamo e cerchiamo di tenere distante, il nostro bimbo, da quell’attrazione che non può utilizzare.

Siamo sicuri che facendo casino, urlando, gridando e protestando (non parlo di questo fatto, ma in generale), si migliorano le cose e, soprattutto, togliamo la delusione dal volto del bambino ?

Ciao ferie, ciao estate.

Domani riprendo a lavorare. Sarà dura, dopo tre settimane di sollazzo, di piedi orfani degli scarponi, di sveglia disattivata.

Ciao, care mie belle e lunghe ferie estive.

Ciao mare altavillese, che mi conosci praticamente dalla nascita, ciao giretti in moto con mio fratello Giuseppe “alla ricerca di…”, ciao sortite aumma aumma (sottobanco) con Ciccio (perché ogni occasione è buona per vedersi, quando lo si vuole per davvero).

Ciao acqua ghiacciata e anice che mi sparavo nel gargarozzo dopo un lungo bagno e allo “spuntino” delle 18 preparato da mia madre che mi hanno fatto tornare bimbo (anzi meglio di allora, perché quando ero piccolo mi vergognavo di mangiare al mare).

Ciao Sicilia disordinata e sicuramente incivile, ma dove può succedere di parlare con sconosciuti di alghe e di mare pulito; ciao pioggia, grazie di non esserti presentata dalle mie parti; ciao Panda Rossa perfettamente pulita e con goduriosa aria condizionata; ciao bimbi maleducati che rompete i coglioni in spiaggia: la colpa non è vostra ma dei vostri genitori, totalmente inadeguati; ciao lido inadeguato; ciao “smetto di fare il DJ perchè non balla nessuno”; ciao gnocche, tutte puntualmente sposate o fidanzate; ciao arancine “accarne”: sappiate che io amo anche quelle “aspinaci”, così come le “ragazzate”. Ciao Sciacca e spiaggia dove non si sentiva nemmeno volare una mosca.

Ciao amiche ed amici “del nodd” che avete trascorso qualche giorno nella mia terra: se riuscireste a riportare su un pizzico di calore umano che, sicuramente, avete apprezzato durante la vostra vacanza, forse le cose andrebbero un po’ meglio, per tutti.

Ciao cogliona che atterri a Punta Raisi con la felpazza “Formentera”, anche se ci sono 30°, ciao Zu’ Natale che sembri più giovane di un giovane.

Grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, in queste tre settimane.

Questo è il mare che ho lasciato il giorno della ripartenza per Verona:

Non parlarmi, non ti sento.

Pronto ? perché non rispondi praticamente MAI ? Chissà come sto.

Pronto ? “ah ciao, volevo dirti che oggi ho fatto bla bla bla, poi bla bla bla, per finire a bla bla bla. Ok ci sentiamo domani ?”. Chissà come sto.

Perché scrivo nella tua bacheca di Facebook, ma tu non ti degni mai di scrivere qualsiasi cazzata nella mia ?

Volevo dirti che ho grossi problemi, ma non fai che interrompermi per parlare tu. Poi, dopo qualche minuto, mi chiedi “cosa mi stavi dicendo ?”. Non importa, ormai ho perso il filo.

Dicono che, in Italia, ci sono troppi scrittori e pochi lettori. E’ vero.

Ci sono anche tanti blog e pochi lettori. E’ vero.

Su Facebook concedevano l’amicizia al primo coglione che la richiedeva, oggi la negano anche se si hanno amici o interesse in comune.

Voler comunicare vuol dire anche che si tenta di lanciare un messaggio: la risposta non può essere una critica o, in alternativa, il silenzio.

Siamo tutti pronti e bravi a parlare, parlare, parlare. Sentenziare, criticare, giudicare. Nessuno ascolta.

Tutti bravi ad alzare il volume del nostro stereo, non perchè godiamo nel sentire “Personal Jesus”, ma perché le mie casse devono fare più casino delle tue. Non devo sentirti.

Non importa ciò che dici, o, forse, chissà, magari è importante, ma devo dormire o devo dirti altre cose sicuramente ben più importanti di quelle che mi stavi dicendo.

“Sai, una volta tua zia”, “Sai, una volta tua cugina”, “Sai, una volta suo fratello” ….

“Senti, vorrei venirti a trovare, stare un po’ di tempo con te, allontanarmi dalla mia città”. “Ehm… sì ma, a proposito, quando posso venirti a trovare io ?”

Se avessi avuto un po’ di tempo, ti avrei chiamato. O magari ti spedivo un’email. O magari un sms. Sai, quando si è sposati, tutto cambia…

Non parlarmi, non ti sento.