Il tempo.

Venerdì scorso, mentre ero in viaggio per Palermo, pensavo a come scorre il tempo e al fatto che, in base a ciò che si fa, la stessa ora assume significati ben diversi. Io sono un fan del relax, ma è bellissimo riuscire a fare tante cose nell’arco di una giornata o magari di un week end. “Bisogna vivere intensamente la propria vita”, dicono quelli che parlano bene. Questa è, sicuramente, una medicina che ti porta a stare lontano dalla solitudine o dalla depressione.

Sette giorni fa, la mia ansia era tanta, perchè dovevo riuscire a prendere l’ultimo pullman che collega l’aeroporto di Catania con Palermo. Ci sono riuscito, grazie al fatto che l’aereo è atterrato in perfetto orario, cosa che è avvenuta raramente nell’ultimo mese (inutile dirvi che, ogni sera, monitoravo l’orario e già mi ero rassegnato all’idea di dover dormire nella città etnea). Tutta questione di tempo.

Alle 16 sono andato via da Bardolino, alle 16.30 ero docciato in Valpolicella, alle 17 avevo posteggiato la macchina all’aeroporto Valerio Catullo. 18.30 volo per Catania, pullman, ripeto, preso alla grande, arrivo a Palermo alle 23. Che pomeriggio ! Ma ne è valsa la pena.

L’aeroporto è un luogo dove riesco ancora a partorire pensieri altamente filosofici. Non ho nemmeno un filo d’ansia legata al volo, l’unico grande mio stress è arrivare prestissimo in aeroporto. Non appena ho finito le varie operazioni (biglietto, controllo), sono la persona più felice del mondo, ovviamente se non ci sono ritardi.

Venerdì sera, al Catullo, riflettevo sul fatto che la gente ama, oramai, che gli altri si facciano i cazzi propri e di chi gli sta accanto. Almeno la metà di coloro che aspettavano l’imbarco, erano alle prese con conversazioni telefoniche. Questione di tempo: abbiamo una giornata da sfruttare, dobbiamo giusto chiamare proprio mentre siamo in aeroporto, si badi bene, non per avvisare che arriveremo all’ora X, ma per parlare di varie minchiate, cioè che Ciccio si lasciò con Marisa, che “appena arrivo mi mangio due chili di cozze”, che “ci ho parlato con quella persona lì e mi ha detto che per quel discorso va bene”, ecc.

Prima non era così. Se ti avvicinavi al tizio che stava telefonando dentro una cabina, magari per dirgli: “mi scusi, avrei urgenza di chiamare”, egli si voltava con sguardo assassino ed era pronto ad estrarre la spada forgiata da Hanzō per uccidere Bill.

La medaglia d’oro al minchione la conferisco al classico solito sborrone (ne avrò conosciuti a decinaia in questi lunghi anni) il quale, non appena siamo pronti per imbarcarci, se la prende sempre comoda perchè “tanto si parte tutti insieme”. Poi, il figo, sale per ultimo e non ha dove mettere la valigia. “Mi scusi qua è tutto pieno”. Ehhhh carissimo, stai ancora seduto a farti le pippe ! Bisogna salire SEMPRE presto, appunto per evitare sti cazzi, mica per partire prima !

Ovviamente, in questa mia bella vacanzina palermitana (il ponte del 2 giugno), non sono mancate le “Scene da Mobys”, ovvero le mie solite piccole sfighe che mi accompagnano, tipo nuvola dell’impiegato, ogni volta che faccio un passo. Avevo chiesto alla bella signorina checchinologa di mettermi in un posto che mi consentisse di uscire dall’aereo quanto prima. “Ok sig. Mobys, la metto quasi alla fine. L’aereo è pieno, sicuramente metteranno due scale all’atterraggio”. Ottimo, se non fosse che l’aeroporto Fontanarossa è dotato di “serpentone” e si scende solo davanti. Per fortuna siamo atterrati in orario, altrimenti sfondavo un finestrino o saltavo sulle teste delle persone. Che poi è tutta una questione meramente psicologica: il tempo che si perde è sicuramente inferiore rispetto al trasporto tramite navette e la biondina veronese non posso biasimarla più di tanto, anche perchè, nel biglietto, mi ha scritto il suo numero, solo che mi sono dimenticato che quel pezzo di tagliando va consegnato all’imbarco e a me rimane quello piccolino. Pazienza, semmai la sfiga più grande è stata quella di trovare posto, nel pullman, dietro a due gay. Dico, io stimo queste persone, non le considero malate, ma viaggiare per due ore con due ragazzi che facevano pucci pucci, farebbe girare i coglioni anche ad Aldo Busi (ovviamente se la coppia fosse stata etero, non cambiava la sostanza). Sono stati gli unici a non smettere di parlare per tutta la durata del viaggio. Ci vuole il culo del Mobys…

Orbene, visto che il mio blog è visitatissimo da gente che guarda una minchia di telefilm che non oso nominare per non attirare altri visitatori occasionali, fornisco qualche informazione utile per coloro che dovessero affrontare un viaggio come il mio. Inutile dirvi che ho scelto Catania perchè ciò mi consentiva di raggiungere Palermo in serata. Adesso, per nostra fortuna, c’è anche Air Italy che farà la tratta Verona-Palermo, così avremo, in teoria, più concorrenza (wind jet e meridiana vanno a braccetto). Il pullman della Sais fa tanti collegamenti, dalle 5 di mattina alle 20.40. Il guaio è non riuscire a prendere quest’ultimo, anche perchè non ci sono altri mezzi che collegano le due città (nemmeno se si trattasse della linea roccapalumba-terrasini). Il biglietto Sais costa 14,20 e, incredibile ma vero, in poco più di due ore, siete a Palermo ! La biglietteria non si trova più dentro l’aeroporto, ma uscendo, andando verso destra e percorrendo una cinquantina di metri, trovate biglietteria e fermata. Peccato per il solito vizio siculo che ci porta a non fare nulla quando basterebbe poco per migliorare le cose: c’era munnizza ovunque, assenza totale di cestini. Mi faceva sorridere vedere gente “straniera”, come me, tenersi in mano la carta perchè non sapeva dove buttarla. E’ un pò come con le cinture, una volta che ci si abitua, ci si sente strani a camminare senza allacciarle.

Che dire della mia vacanza ? ormai ho consacrato, il 2 giugno, come il periodo più bello dell’anno. L’anno scorso andai a Londra, quest’anno ho preferito tornare dai miei. Per fortuna non ho più la malinconia legata al posto. Sino a tre anni orsono, quando scendevo, mi facevo mega camminate, mi riducevo come uno straccio, proprio perchè volevo riassaporare la mia Palermo, metro per metro, passo dopo passo. Praticamente è come quando gusto i tortellini, uno ad uno, altrimenti finiscono subito! Mi sedevo sulle panchine di marmo di Piazza Politeama (a dicembre ci si ghiaccia il culo) e mi sentivo come un militare in licenza. Ora sono molto più sereno, per dirla in stile Le Vibrazioni. Mi piace farmi i giretti, prendermi il caffè in via Principe di Belmonte, andare a trovare i miei ex colleghi in zona porto, fare su e giù per via Libertà, ma lo faccio con la consapevolezza del turista per caso che ogni tanto respira l’aria di casa, di quella che sarà sempre l’unica vera casa.

La speranza di ritornare c’è sempre (sapere che ti può squillare il telefono e che, da lì a cinque minuti, arriva tuo fratello o un tuo amico, è una sensazione banale quanto bellissima), ma la situazione lavorativa è quella che sappiamo. Pazienza, per fortuna l’esilio è reso meno amaro da Fox. Stupendo il finale di stagione di un’appassionante Flash Forward. Adesso iniziano i mondiali e mi vien da pensare all’edizione vinta nel 2006: gli azzurri vinsero e per me finiva un ciclo iniziato nel 2002. Peccato non averlo capito in tempo.

3 thoughts on “Il tempo.

  1. Elena 6 giugno 2010 / 22:43

    E perchè no? 🙂 dovrei essere dalle tue parti dal 20 al 24 agosto, se ci sei …

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  2. vincenzomobys 6 giugno 2010 / 17:04

    E allora, cara Elena, spero di riuscire a vederti anche per un velocissimo saluto: ne sarei felicissimo !!!

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  3. Elena 6 giugno 2010 / 15:54

    Adoro la tua città.
    E ad agosto ci torno, anche se per pochi giorni.
    E non aggiungo altro …

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