Il mio primo Vinitaly.

Oggi si è conclusa la 44^edizione del Vinitaly. E’ stata un’edizione sobria, dove la sostanza ha avuto la meglio rispetto a certe mosse commerciali che, in questo periodo di crisi, sarebbero risultate fuori luogo. Tra i pochi vips presenti (per la prima volta c’è stato anche il Presidente della Repubblica), i giornali locali hanno segnalato un paio di personaggi di un certo spessore: Gérard Depardieu, ospite della Regione Friuli, che ho visto sabato mattina attorniato da ridicoli gorilla tendenzialmente minchioni (spingevano a destra e a manca, ma la gente voleva fare solo una foto !) e il sottoscritto Vincenzo Mobys, il più grosso esperto del settore sia eno che gastroduodenale (non a caso soprannominato anche l’uomo-bicarbonato).

Ho fatto, quindi, il mio esordio al Vinitaly, dopo averci pensato per appena otto anni, ovvero da quando lavoro nel settore. Ovviamente, il buon Mobys, dal punto di vista-gaffes, non si smentisce nemmeno in queste occasioni. Innanzitutto, leggermente intimorito da un mio collega che, venerdì, con la solita non scialanz,  sfoggiando un francese invidiabile, mi disse: “vincè, vacca boia, ti gai da esser al parcheggio dello stadio alle otto, altrimenti, col cazzo che trovi parcheggio, zio can, zio boia, viva la Madonna” , ho impostato la sveglia alle 7.30. Mezz’ora prima, quindi al consueto orario lavorativo, ero già sveglio e mi precipitai allo stadio, dove, una navetta, mi avrebbe accompagnato alla Fiera dell’est, dove un topolino mio padre comprò.

Schizzo da casa alle 7.20, prendo la Tangenziale al volo e arrivo al primo parcheggio dello stadio (quello solitamente riservato ai tifosi ospiti, per intenderci). Dinnanzi a me, solo prateria, ovvero un grandissimo prato deserto. Credevo di essermi trasformato in Heidi. “Sarà sicuramente il posto sbagliato”, pensai, e andai nel parcheggio più vicino allo stadio. Anche lì, deserto totale. Parcheggio, leggermente incazzato, e vado a farmi un giro al mercato. I personaggi Jesus stavano ancora allestendo i vari banchetti e, decisi di fare colazione. Solito cornetto del cazzo, freddo come una donna della zona, e sosta alla fermata (dove intanto arrivarono altre persone), in attesa che arrivi la prima navetta, quindi aspettando le 8.30 ! Cinquantaminuti di anticipo, praticamente. Navetta presa e, finalmente, si va in Fiera. Chiamo un mio uomo e gli chiedo di farmi entrare (in quanto vips, avevo ovviamente l’ingresso aggratis) e, a quel punto, fui preso dalla classica S.D.P. (Sindrome del portoghese), la quale, com’è noto, assale tutti coloro che sono abituati a pagare il biglietto anche quando devono entrare nel cesso di casa propria, ma che, una volta nella vita, hanno qualcosa gratis.

I cinque metri che mi separavano dal tornello sono stati i più lunghi della mia vita. Divenuto paonazzo con sfumature di violaceo, ho immaginato cecchini che mi facevano fuori, botole che si aprivano dinnanzi ai miei piedi (e quindi prigioni appositamente create per tutti i furbetti del quartierino), l’Arena ritrasformata in arena per farmi sbranare dal Leon che magna el teron, punizioni corporali, divieto assoluto di mangiare Kebab per qualche mese, abusi sessuali abusivi, fino alla punizione più temuta: la crocifissione nel piazzale della fiera, con l’apposito cartello inchiodato nel mio povero deretano e la scritta “io sono entrato aggratis”.

Per fortuna, tutto ciò non avvenne. Una volta entrato, mi resi conto della maestosità di questa fiera, non a caso considerato evento mondiale. Ovviamente, entrai subito nel padiglione del Veneto, per salutare i miei colleghi e poi feci un salto in Sicilia. Alle nove le presenze non erano granché. Alle nove e mezza iniziai a sentire un po’ di stanchezza, anche perché mi misi delle scarpe scomodissime, malgrado siano Geox (evidentemente si sono scaricate le pile). Alle dieci, dopo aver visto Veneto, Sicilia e Toscana, mi apparve l’Arcangelo Gabriele per preannunciarmi la mia prossima maternità. Decisi, quindi, di sedermi in una panchina, accanto ad una pertica succhiacazzi. Una pausa di dieci minuti che ci voleva meglio dell’olio.

Torno a fare il mio giretto: la voglia di vedere i vari stand era tanta (alcuni erano delle vere e proprie mini opere architettoniche) mentre, paradossalmente, non essendo un gran bevitore, il vino in se non era in cima ai miei pensieri (credo di essere stato l’unico a pensarla così).

Alle undici, decido di perdere la verginità. No, non incontrai Robert Malone, ma mi diedi al bere. Il primo assaggio è stato in Emilia Romagna (una delle 872 mete dove, come sapete, andrei a vivere), perchè avevo un buon ricordo del Lambrusco e volevo riassaggiarlo. I personaggi preposti sanno, ovviamente, che la gente va lì per rompere i coglioni e bere, ma io sono, come detto, di un altro livello, sono nel girone tra i Sommelier e gli Enologi, quindi non devo mostrare la mia totale ignoranza nel settore. Tanto, bevono tutti, cosa costa a chiedere un assaggio di Lambrusco ? Bevono persino due grozziose ragazzine poco più che ventenni, ed io che credevo che, a quell’età, pensassero solo alle borse di marca, alle scarpe di marca e ai cazzi di marca.

La gentilissima operatrice mi chiede “Lambrusco ? ok signore. Lo vuole amabile o fermo ?”. Sarà stata la stanchezza, il caldo, la lampada. Sarà che sono più stronzo del Dr. House (cit. amica mia), ma stavo per dirle “ma che cazzo ne capisco io ? mi dia il primo che le viene a tiro”. Per fortuna stiedi calmo calmino, finalmente potevo bere ma…. che succede ? “Mi scusi signore, mancano i bicchieri”. Minchia che mito ! Dopo otto anni, ti vengo al Vinitaly, sono tre ore che cammino come un coglionazzo, decido di non bere a “casa mia”, cioè in Veneto o in Sicilia, ma in Emilia, e tu mi dici che mancano i bicchieri ? Vabè, aspettai. Volevo il Lambrusco, era una scelta di vita. Attesa ripagata da un assaggio direi favoloso. Ricordavo bene. Il Lambrusco è un vinello rosso che merita tanto. Volevo fare il bis con un Sangiovese di Romagna, ma mi recai nuovamente in Sicilia. Chiesi delle informazioni a dei giovani che gestiscono una cantina nel palermitano. Mi risposero che sembravano scesi dalla luna, erano tra il rincoglionito ed il “ma che cazzo dice questo ? noi siamo qui solo per prenderci una vacanza” e, naturalmente, nemmeno osai bere qualcosa. Ho puntato su due nomi forti, ovvero Settesoli e Rapitalà, dove ho bevuto dell’ottimo e deciso Nero d’Avola e un altro mio vino preferito da sempre, ovvero un poetico Shiraz, davvero superlativo. Ecco, in questi ultimi due casi, ho avuto il piacere di dialogare con gente che ne capiva, che rispondeva a certe mie domande “tecniche” e che non si faceva pregare assolutamente nel versare un pò di vino nel calice.

A quel punto, ero completamente soddisfatto, in tutti i sensi. Ho incontrato un’amica londinese, siamo andati insieme all’Agrifood (un padiglione dedicato all’olio di oliva) e poi tornai a casa, previa navetta (inutile dire che, alle 14, il parcheggio era strapieno).

Impressioni finali: a livello viabilistico, il vinitaly, per noi veronesi, è assolutamente accessibile, senza bisogno di fare alzatacce. Ci si può andare, tranquillamente, il sabato, arrivando al parcheggio anche alle nove circa. Poi, sicuramente, inizia il caos. L’organizzazione di Verona Fiere e del Comune di Verona è, secondo me, ottima. Le navette sono gratis e passano ogni venti minuti. Io, alle 8.30, ero un po’ strettino, ma era la prima navetta che partiva e c’erano tante ragazze che dovevano andare a lavorare. Le navette passano anche dalla stazione centrale e da piazza Brà, quindi zero problemi, ripeto, secondo me, usando un minimo di buon senso. L’organizzazione all’interno della fiera mi è sembrata altrettanto perfetta. Nessuna coda ai tornelli (stiamo parlando di una manifestazione con 150 mila presenze…), pulizia generale perfetta (mezzi Amia che passavano fuori per spazzare continuamente e appositi extranegri nei cessi).

Questa è stata la mia esperienza. Da ripetere ? non so. Vinitaly è assolutamente qualcosa da vedere, anche se non si è grossi appassionati. Ci vuole, come minimo, un giorno intero per avere, quantomeno, un’idea. Se ti fermi ad assaggiare, umbriacatura a parte, vedi solo un padiglione (inutile dire che, volendo, il vino può essere anche “sputato” negli appositi contenitori. Non vuol dire che fa schifo, ma che ti sei fatto un’idea e, soprattutto, non vuoi continuare a tracannare). Tenete presente che ci sono 4.200 espositori !

Mi dispiace, per esempio, non aver visitato qualche cantina avellinese e di non aver bevuto dei vini che ho in testa da secoli, ovvero il Brunello di Montalcino e il Chianti. Pazienza, vorrà dire che Sabato 9 Aprile del prossimo anno (la 45 edizione si svolgerà dal 7 all’11/4/2011), saprò già dove andare come prima tappa !  🙂

5 thoughts on “Il mio primo Vinitaly.

  1. vincenzomobys 28 aprile 2010 / 12:05

    Ah caro Vincio, l’Amarone non mi esalta granche’. Troppo deciso, preferisco qualcosa di più morbido. Sai il colmo di uno che lavora in cantina ? Andarsi a comprare una bottiglia di Syrah della Sicilia ! Effetto-vinitaly ;_)

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  2. vincenzomobys 28 aprile 2010 / 09:53

    Simo, il prossimo anno assaggeremo insieme il brunello. Vincio, i vini piemontesi non li ho mai presi in grande considerazione anche se il Barolo rientra nella mia short list di vini da bere 😉 x il resto, sono sparito xche, malgrado i suoi molteplici difetti (problemi di privacy, off topic,”era meglio che tu non commentavi”,ecc.),x adesso sto bene su Facebook. Lis@ tesora, grazie !

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  3. Lis@ 28 aprile 2010 / 09:30

    hahaha, caro il mio rag. Pupazzi! ;D
    Sei mitico Vincè!

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  4. Vincio 28 aprile 2010 / 08:23

    E i vini piemontesi?
    Il barolo, il barbaresco?

    Ma poi, verona, la terra dell’amarone.

    (probabilmente non ne potrai più)

    Un saluto

    Vincio

    (ma che fine facesti?)

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  5. Simo 18 aprile 2010 / 10:14

    fantastica descrizione nei particolari di un giorno memorabbbbbile!!!! il mobys al vinitaly…. averlo saputo ci si poteva pure ber un brunello insieme (che adoro!!)…

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