La mia lettera a “L’Altro Giornale” (sottotitolo: Addio Giuseppe).

“L’Altro Giornale” è il mio giornale preferito. Trattasi del classico giornale locale, distribuito incredibilmente aggratis e che, ogni mese, tutti gli abitanti delle varie zone di Verona, trovano nelle rispettive cassette delle lettere.

Il giornale, la cui redazione risiede a Settimo di Pescantina, è molto apprezzato (dal sottoscritto e, presumo, anche dalla stragande maggioranza dei lettori), non solo perchè è gratis (l’abbonamento costa miseri 10 euri !), ma perchè, secondo il mio modestissimo avviso, rappresenta una goccia di vera libertà in un paese dove l’Informazione con la I maiuscola, è andata un pò a puttane.

“L’altro giornale” è un oasi, quindi, di autentica libertà, perchè da spazio a tutti: opposizioni, sindaci, assessori, religiosi, comunistazzi, fascistazzi, donne che la danno via per un piatto di pasta e ceci, stronzi senza Dio, semplici cittadini che si lamentano della raccolta differenziata, ecc. ecc.

Si parla delle cose che ti stanno sotto al naso, appena varchi l’uscio della porta di casa, quindi è anche un tipo di informazione direi fondamentale (le uniche cose che so del mio paese, le vengo ad apprendere grazie a L’altro Giornale).

Per due volte ho rotto i coglioni, alla paziente redazione, perchè mi andava di scrivere qualcosa. Nel primo caso, questo blog non esisteva e scrissi qualcosa sull’adozione dei bambini a favore dei single (intanto son rimasto single, quindi confermo quell’ideale).

Nel numero distribuito in questi giorni (quello di Marzo), appare un mio secondo intervento. Una lettera che scrissi di getto, poche ore la morte di un signore che abitava di fronte casa mia. Per adesso, non ne ho voluto parlarne, proprio per rispetto al giornale a cui avevo mandato la lettera; adesso la giro nel mio blog. Inutile ribadire, per l’ennesima volta, le mie scuse per la qualità del mio italiano. Portate pazienza, scrivo (nel blog, nei socialnetwork e altrove) proprio per non “perdere contatto” con un linguaggio quantomeno decente, perchè, col lavoro che faccio, ahimè, rischio di diventare più ignorante di un bimbominkia.

Ecco la copia della lettera pubblicata su “L’Altro Giornale” di Marzo 2010.

5 thoughts on “La mia lettera a “L’Altro Giornale” (sottotitolo: Addio Giuseppe).

  1. vincenzomobys 12 maggio 2010 / 21:55

    Su questa tua (ottima) conclusione volevo, da tempo, scrivere un intero post. E’ la frase che mi disse anche l’impiegato della cantina dove lavoro quando gli parlai, esaltato, di Londra.
    Ognuno di noi vive la propria esistenza basandosi su fondamenta che ci differenziano, gli uni dagli altri. Molti mi dicono: “la felicità la trovi dentro di te”. Io la faccio meno filosofica e dico che ci sono persone che stanno bene anche se si trovano, da sole, in mezzo al deserto. Ci sono persone che stanno bene dentro ad un monastero, pregando per 20 ore al giorno. Ci sono persone che, forse perché sono (o, ahimè, erano) un pò Chandler (per dirla alla Fabiuzzo, da non confondere con Pinuccio), devono stare in mezzo ad un posto “vivo” (e qua penso anche alla mia cara amica Laura), dove la gente ti faccia sentire accettato, apprezzato, stimato, amato, ecc.
    A Londra tu hai la NETTA sensazione che la gente si faccia DAVVERO i cazzi suoi. Sdraiato nel prato di Hyde Park ti senti DAVVERO libero. Se ti mangi il fish&Chips davanti la Torre di Londra, non ti senti osservato da gente che ti guarda come a dire “sa futti a spisa”.
    A Palermo sai che la gente si fa i cazzi tua ed è un dato di fatto, una cosa certa, come il Castello Utveggio a Monte Pellegrino: sai che è lì, appena alzi gli occhi, lo vedi. A
    Sant’Ambrogio tutti chiudono le finestre appena tramonta il sole, in teoria ognuno si fa i cazzi sua ma, in realtà, posso assicurarti che si spettegola quanto allo Zen.
    Ci si mostra freddi e distaccati solo perché, in realtà, c’è chiusura totale nei confronti del “diverso”: io perché sono terun, ma anche la signora di sopra perché è di Merano, non parliamo dei rumeni, “Dio ci liberi dei negri”, “quelli di Bussolengo fanno cagare”, ecc.
    E’ razzismo ? non lo so. Io, prima di salire, ero stato messo in guardia: occhio ai razzisti. Non ho trovato grandi problemi, per fortuna, da questo punto di vista.
    Oggi, però, ti dico che ho trovato financo peggio: col razzista (come può essere un leghista, per esempio) puoi discutertela. Con chi non ti vede assolutamente, con coloro per il quale sei zero perché “niente sei e niente rimarrai”, cosa vuoi discutere ?
    Senti, attorno a te, la sensazione dell’essere inaccettato, di Serie B, inutile alla causa. Ti salvi se sei un gran bevitore, se ti umbriachi come una merda o se hai un pò di fumo da offrire agli amici.
    Ecco perché osanno Londra: è vero, sei uno dei tanti, ma sei UNO. Non so se fai facilmente amicizia, ma sei Vincenzo l’italiano.
    L’altro giorno, guardando una partita della Premier League, vidi uno spettatore, seduto in tribuna, col turbante in testa. Bello pacifico. Qua discutiamo di chiudere i kebabbari. Perché ci sono problemi di igiene ? no, perché sono turchi/musulmani ed io non li voglio a casa mia.
    Come fai a spiegare che, a livello di “rapporti interpersonali”, in questa zona sono ventanni indietro, a gente che, prontamente, ti risponderebbe “senti, perché non te ne torni nella tua bella isola ?”.
    Altro che “I want somebody to share, Share the rest of my life, Share my innermost thoughts, Know my intimate details”.
    Londra, ma anche Milano, Roma, Bologna: quando si parte, bisogna scegliere una città aperta, altrimenti meglio starsene con i tuoi fratelli negri. Nella munnizza, ma tra fratelli.

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  2. Ziomartin 12 maggio 2010 / 20:44

    Capisco perfettamente, e la tua risposta mi fa capire che tu hai capito me. Purtroppo si tratterà (visto che non conosco il loco) del classico paese dormitorio.
    Nel mio breve stare a San Matteo Delle Chiaviche in quel del Mantovano, conobbi un tizio, mio compagno di lavoro e della zona, quindi nella sua terra.
    Alla fine della dura giornata (come sai lavorai in una porcilaia) il massimo della vita era fermarsi in un bar e bere un goccio. Ricordo come fosse ieri, che intorno alle 18.00 ci fermammo vicino il fiume, credo l’oglio ma la memoria mi inganna magari, ed io presi una fanta, e lui si stranizzò !! Del tipo “ma chistu chi vivi ??”
    Un ricordo conserverò per sempre di quest’uomo… mi regalò per il mio tempo libero, un libro, era un libro che parlava, di tutto di niente ,non ha importanza, ma mi disse “tieni te lo regalo, cosi passi un pò di tempo con la lettura…” Pensando che da li a poco sarei rientrato a Palermo, ed avrei fondato la mia vita lavorativa sui PC, su INTERNET, sulla COMUNICAZIONE sul MULTIMEDIALE… mi chiedo se… se un giorno dovessi tornare li.. in quelle porcilaie, chissà come vedrei il “me stesso ” rimasto li… non so se rendo l’idea, non sono un grande scrittore come te ! Ciao ciao … e … lo so cosa mi vuoi dire…. No ! Non ho alcun ricordo di come si chiamava il mio compagno di lavoro, a quell’epoca il telefono andava a gettoni nei bar !! 🙂
    P.S. Alla fine per dirti… ciò che hai in una metropoli non avrai mai in un paesino, e viceversa. Ma occhio… che anche in una metropoli con milioni di abitanti, puoi sentirti “solo”.

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  3. vincenzomobys 12 maggio 2010 / 06:34

    Quando idealizzavo la mia vita al nord, mi immaginavo residente in un paesino dove “tutti ci si conosce”, dove scambi due chiacchiere con l’edicolante, dove parli di vino col cassiere del negozio di alimentari, dove parli di Juve al bar, dove parli di gratta e vinci al tabaccaio, dove fai il provolone con la cassiera del supermercato.
    Qui non c’è niente di tutto questo. Non sto dicendo che il problema è veneto: sono sicuro, infatti, che a Verona città starei meglio. Probabilmente non potrei lasciare la macchina aperta come faccio a Sant’Ambrogio, ma, un tipo come me, proveniente dalla quinta città italiana per numero di abitanti, potrebbe trovare quel MINIMO di rapporti interpersonali che ormai ha dimenticato da anni.
    Sant’Ambrogio è un paese dormiente, dove se non mi fossi lamentato io per dei cazzi di cani che abbaiavano sino all’una di notte, staremmo ancora qui, l’indomani, ad incazzarci “perchè non si può, perchè non si deve”, ecc. E’ un paese, in definitiva, ottimo per venirci a dormire (cani permettendo). La mia rabbia (da qui lo sfogo subito dopo la morte del sig. Giuseppe) nasce soprattutto perchè non ho cazzi di hobby che mi portino a vivere una vita sociale “normale”. Se avessi ancora il gruppo di amici che conobbi quando sono salito (ai bei tempi della chat), tutti sti discorsi non li farei 🙂

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  4. Ziomartin 11 maggio 2010 / 22:39

    Si va bene, bla bla bla , la cortesia, l’educazione la poca socializzazione. Caro Mobys, vivo in un quartiere dove praticamente vige la legge, fatti i cazzi tua e campi cent’anni ! Non so se è meglio, io credo di no! Nel senso, sei tutelato dalla legge ?? Ti senti “sicuro” nel tuo quartiere ?? Puoi lasciare le chiavi della macchina nel quadro il tempo di prendere un panino ??? Ok dai… sta bene! Poi tutto è legato ad una cosa, la “densità” di popolazione.
    Ergo, tieniti la poca “socialità” e se non ti va bene scappa, ma ricorda meglio che ognuno si faccia i cazzi propri, che non … quello che si fanno i loro ed i tuoi !! 🙂

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  5. Lis@ 8 marzo 2010 / 12:32

    Molto bella la lettera Vincè. Complimenti.
    Io non mi sono mai mossa da Verona, quindi non so dire se fuori ci siano posti migliori per quanto riguarda la cordialità delle persone in generale.
    Io le persone incapaci di provare emozione non le invidio affatto, come si fa a vivere così? La vita fa già abbastanza schifo, un saluto, un sorriso a volte può davvero rischiarare un po’ le giornate buie.
    Per non parlare poi dell’educazione, che credo stia veramente scomparendo, in generale e soprattutto nei confronti delle persone che fanno lavori tipo il mio, la cameriera, vedo sempre più persone che mi mancano di rispetto, addirittura chiamano con il fischio come se fossi il loro cane, ma ooh???!!
    Per non parlare di quello che passo in ufficio su cui stendo un velo pietoso.
    Ma il rispetto dove sta? :/

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