DAL CANNOLO ALL'AMARONE

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La mia lettera a “L’Altro Giornale” (sottotitolo: Addio Giuseppe).

“L’Altro Giornale” è il mio giornale preferito. Trattasi del classico giornale locale, distribuito incredibilmente aggratis e che, ogni mese, tutti gli abitanti delle varie zone di Verona, trovano nelle rispettive cassette delle lettere.

Il giornale, la cui redazione risiede a Settimo di Pescantina, è molto apprezzato (dal sottoscritto e, presumo, anche dalla stragande maggioranza dei lettori), non solo perchè è gratis (l’abbonamento costa miseri 10 euri !), ma perchè, secondo il mio modestissimo avviso, rappresenta una goccia di vera libertà in un paese dove l’Informazione con la I maiuscola, è andata un pò a puttane.

“L’altro giornale” è un oasi, quindi, di autentica libertà, perchè da spazio a tutti: opposizioni, sindaci, assessori, religiosi, comunistazzi, fascistazzi, donne che la danno via per un piatto di pasta e ceci, stronzi senza Dio, semplici cittadini che si lamentano della raccolta differenziata, ecc. ecc.

Si parla delle cose che ti stanno sotto al naso, appena varchi l’uscio della porta di casa, quindi è anche un tipo di informazione direi fondamentale (le uniche cose che so del mio paese, le vengo ad apprendere grazie a L’altro Giornale).

Per due volte ho rotto i coglioni, alla paziente redazione, perchè mi andava di scrivere qualcosa. Nel primo caso, questo blog non esisteva e scrissi qualcosa sull’adozione dei bambini a favore dei single (intanto son rimasto single, quindi confermo quell’ideale).

Nel numero distribuito in questi giorni (quello di Marzo), appare un mio secondo intervento. Una lettera che scrissi di getto, poche ore la morte di un signore che abitava di fronte casa mia. Per adesso, non ne ho voluto parlarne, proprio per rispetto al giornale a cui avevo mandato la lettera; adesso la giro nel mio blog. Inutile ribadire, per l’ennesima volta, le mie scuse per la qualità del mio italiano. Portate pazienza, scrivo (nel blog, nei socialnetwork e altrove) proprio per non “perdere contatto” con un linguaggio quantomeno decente, perchè, col lavoro che faccio, ahimè, rischio di diventare più ignorante di un bimbominkia.

Ecco la copia della lettera pubblicata su “L’Altro Giornale” di Marzo 2010.

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