Un bonsai chiamato Highlander.

Tanto tuonò che piovve. Per tutta la settimana dissi, al mio collega Dieco (promosso a “mezzo amico”), che non posso permettermi animali domestici e che mi sarei fatto una cultura sui bonsai. Il caso volle che, sabato scorso, non appena entrai nella mia amata Auchan di Bussolengo (lode a loro perchè hanno messo anche il kebab al ristorante !), cosa ti vedo in primissimo piano ? tutta una serie di bonsai, di ogni misura e per tutte le tasche. Mi avvicinai ai vari banchi e, inginocchiandomi, dissi “eccomi tra di voi, figlioli, alla fine ne resterà solo uno (cioè ne comprerò uno) e si chiamerà Bonsai Highlander”.

Tra lo sguardo stupito delle altre persone (ma che stavo facendo di strano ?), scelgo il bonsai che mi piace e lo poggio nel carrello. Costo di 15 euro circa, direi ottimo per iniziare. Ma torniamo, per un attimo, agli animali.

Avevo diverse chances, ma ho desistito perchè l’unico animale che, secondo me, sarebbe meraviglioso tenere a casa (moglie a parte) è il cane, ed io non posso permettermelo. La mattina dovrei portarlo in giro a fare i bisogni (ma io ho sveglia e preparazione cronometrata, tipo Fantozzi) e poi dovrebbe restare solo in casa tutto il giorno. No, non posso gestirlo e mi dispiace tantissimo. Avessi un poggiolo, forse, ci avrei pensato un pochino. Ho sempre amato i Bulldog, quelli con la faccia più incazzata della mia quando vado a lavorare il lunedì, ma pazienza, vedremo in futuro, tanto, prima o poi, andrò a vivere in una mega villa con piscina sia esterna che interna, che fa tanto film porno, ma che mi piace assai.

Gli altri candidati, a farmi da compagnia, erano i soliti animali domestici, sicuramente meno impegnativi del cane o di un gatto. Parlo al solito pesce rosso idiota, che mi fa ricordare la famiglia Griffin, o di un coniglio nano. Pensate che figata: appena mi rompe i coglioni, lo metto dentro al forno con patate e rosmarino per contorno. Insomma, una duplice funzione: compagnia e sollievo culinario. Scartato anche il coniglio, perchè mi dicono che gli animali selvatici fanno troppa puzza e, ripeto, il mio non è un bilocale di grandi dimensioni. E il criceto ? stupendo ma è sempre una responsabilità avere un’animale, per me non sono giocattoli, non volevo e non voglio fare un acquisto per soddisfare un mio capriccio, gli animali hanno un cuore, non è giusto trattarli come puttane (ove per puttane non si intende alle povere disgraziate che fanno il mestiere in strada).

E allora bonsai fu. In fondo, vedrete la foto. E’ un gran bel bonsai, non c’è che dire. Appena comunicai, al mio amico Dennis, questo acquisto, lui esclamò “ma sai potarlo ?”. Ma scherziamo ? io sono un Maestro di  potatura, ho fatto, insieme a mio fratello, anni ed anni di scuola e di esperienza in trincea, quando avevamo un villino ad Altavilla Milicia.

Avevamo quattro alberi di olivo, poi ridotti a tre e infine a due, i quali ancora mi dicono tante parole perchè hanno subito più vessazioni dei gay. In estate, quando si era in ferie e si voleva imitare il bravo coltivatore pollice verde, i nostri alberi si cagavano addosso non appena vedevano la nostra macchina varcare il cancello. Se avessero avuto un’anima e un cervello, avrebbero sicuramente pensato “cazzo, sono arrivati i nazisti, chissà a chi toccherà oggi”. In effetti, armati di sega elettrica, ogni tanto avevamo il pallino della potatura, ma non avendo alcuna preparazione in materia, praticavamo dei tagli scientificamente detti “a minchio”.

Ci si svegliava la mattina, magari un pò incazzati perchè non si poteva andare al mare perchè il tempo era bruttino e, praticamente, facevamo come il tedesco che, in  Schindler’s list (grandissimo film; l’avete visto vero ?), puntava il fucile sui poveri ebrei che lavoravano nel lager e sparava a qualcuno, così, a caso, per un macabro gioco (che merda pensare che ste cose sono accadute davvero).

Ecco noi decidevamo di potare gli alberi di olivo e … zac taglia sto ramo. “Aspè taglia anche questo che tende verso la strada, aspè taglia anche questo che mi sembra poco verde, già che ci sei taglia quello che va verso la casa, anche quest’altro che va verso il cielo altrimenti Dio si incazza”, ecc. Il risultato era garantito: gli alberi erano completamente sminchiati e privati della loro dignità di ulivi 🙂

E pensate che io non sia capace di far vivere un bonsai ? In una settimana ci misi mano due-tre volte, armato di forbice, un taglio qua, un taglio là, oggi gli do l’acqua, oggi no perchè mi girano i coglioni. Diventerà un grande bonsai, il mio highlander, io lo so, e qualche volta di queste, vedrò financo degli uccellini che vi ci fanno il nido. Vi terrò aggiornati !

3 thoughts on “Un bonsai chiamato Highlander.

  1. vincenzomobys 15 febbraio 2010 / 20:25

    @Elena, ti prometto che gli dedicherò tanta cura 🙂
    @Lisa non so dirti se gli piace la birra: io, per adesso, l’annaffio con i residui dei liquidi post cena, quindi cocacola, vino (rigorosamente rosso), o magari caffè. Chissà come diventerà Highlander tra un mese…. :-)))

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  2. Lisa 15 febbraio 2010 / 20:15

    aah, volevo prendermelo anch’io un bonsai, ma, secondo te, ai bonsai piace la birra?? 😀

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  3. Elena T. 15 febbraio 2010 / 14:08

    Dopo aver letto dei tuoi ulivi sono seriamente preoccupata per Highlander. Devi coccolarlo e potarlo solo con tanto amore, promettimelo!

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