2010: Mamma ho perso i ponti.

Mi ero ripromesso di programmare i miei bei viaggetti futuri, quando sarei tornato da Barcellona. Ieri, quindi, mi sono preso il calendario, gentilmente speditomi da quelli di Frà Indovino (ma chi glielo ha chiesto ?), e mi sono messo a guardare tutte le festività, alla ricerca spasmodica di ponti vari et eventuali.

Non che avessi chissà quali pretese: mi basterebbe fare qualche giorno a Londra, in piena primavera, e una capatina nella mia Palermo, perchè non mi piace che passino tanti mesi dai saluti post natalizi di gennaio alle ferie estive di agosto (nella ditta dove lavoro non possiamo scegliere un periodo diverso).

Non voglio rovinarvi l’umore prima ancora che giunga il nuovo anno, ma la situazione, cari amici, non è affatto buona, infatti il calendario è finito subito nel cesso (qualcuno deve pur pagare !).

Pasqua giunge il 4 aprile, ovvero quando il grande freddo ci ha abbandonato. Il che è molto positivo e ispira zingarate. Poi è tutta una serie di lacrime.

Il 25 Aprile casca di domenica e il 1 Maggio di sabato. Altro che ponti di primavera !

Il 2 Giugno è un anonimo mercoledì, ovvero il giorno della settimana peggiore per poter aspirare al ponte. Stesso discorso per l’Immacolata (8 dicembre). Per concludere, il 1 Novembre, è lunedì, ma cosa ce ne faremo del week end lungo nel mese più brutto dell’anno ?

Essendo in ferie, mi stavo dimenticando le prime festività del 2010. Ebbene, mentre capodanno sarà un ottimo venerdì, indovinate (ammesso che non lo sappiate ancora) il giorno dell’Epifania. Ovviamente mercoledì !

Mi dispiace avervi fatto presente queste date, ma qualcuno deve fare lo sporco lavoro 🙂

“Il tempo che vorrei”. Finalmente un nuovo libro di Fabio Volo.

Questo è un post-segnalazione. Oggi ho acquistato il nuovo libro di Fabio Volo, che intitola “Il tempo che vorrei“. Dopo aver letteralmente divorato le sue precedenti pubblicazioni, ovvero Esco a fare due passi (2001), E’ una vita che ti aspetto (2003), Un posto nel mondo (2006) e Il giorno in più (2007), mi aspetto moltissimo anche da questo libro. Ho sempre trovato numerorissimi punti in comune tra la mia vita (tra passato e presente) e le varie storie raccontate dall’ex iena, quindi oggi ho speso 18 euro senza pensarci due volte.

“Non stai vivendo se non sai di vivere” è la frase (di Marlon Brando) scritta in ultima di copertina: sono sicuro che, anche questo romanzo, mi emozionerà come i precedenti.

Il sogno Depeche Mode: dopo Barcellona, eccomi a Bologna !

Probabilmente, i miei amatissimi Depeche Mode, al termine del concerto, svolto ieri sera a Casalecchio sul Reno (BO), avranno avuto l’impressione di aver suonato in qualche sagra di paese.

Voglio partire dall’unico aspetto negativo per raccontarvi la mia stupenda doppietta, ovvero dal pubblico assolutamente dormiente che gremiva gli spalti del Futurshow. Mai vista una roba del genere, nemmeno quando Bobby Solo ci delizia con le sue performance durante le varie sagre della salsiccia. Il palazzetto era gremito di gente che, probabilmente, credeva di dover assistere alla Carmen all’Arena di Verona. Mi stupisco come mai non abbia visto abiti da sera e smoking. Pessimi i ragazzi che erano posizionati nel parterre (fermi in stile militare, anche se erano ad un metro dal palco !), peggio di loro la stragande maggioranza delle persone che avevano un biglietto della gradinata di fronte alla mia: sono rimasti seduti, dall’inizio alla fine del concerto. Vero è che ognuno è liberissimo di fare ciò che cazzo vuole, ma, quella del pubblico bolognese ha rappresentato, per me, una autentica delusione, soprattutto considerato il fatto che è la prima volta che assisto ad un concerto dei Depeche Mode e vedo tanti cadaveri o scene da far venire gli stessi brividi provocati dalla stupenda “Home” cantata da Martin Gore. Sto parlando dei bimbino che, ovviamente, non capisce un cazzo, ma che il solerte paparino tiene a fotografare con il palco alle spalle, mentre i Depeche stanno suonando “Enjoy the Silence” , mentre, tanti altri, sono alle prese con telefonini dell’epoca napoleonica (sarei curioso di vedere quale meraviglia esce fuori da riprese del genere). Anche io ho scattato tante foto e girato qualche minivideo ma poi basta, io ci sono per vedermi il concerto, voglio godermi ogni attimo e ogni emozione che mi viene regalata dal gruppo che seguo da ventanni, mica mi interessa far vedere, a chi mi segue nei vari socialnetwork, quanto sono bravo a fotografare ! (state pur certi, fra l’altro, che a nessuno frega nulla, specie se non è un fan).

Malgrado ciò, sono molto contento di essere andato a Bologna. Anzi, concerto dei Depeche a parte, resto convintissimo che sarebbe cosa buona e giusta, per me, andare a vivere nella città felsinea. Ci proverò all’inizio del prossimo anno. Dopo soli tre giorni dopo Barcellona, mi sono voluto fare questo piccolo grande regalo a cui non ho rinunciato pur essendo da solo. Non è un problema vedersi il concerto in solitaria sia perchè, oramai (e qua ci starebbe un “ahimè” grande quanto la mia panza), mi sembra più strano stare in compagnia che ritrovarmi da solo (qualche volta uscirò dal cinema e poi mi ricorderò che ci sono Davide e Dennis ancora dentro), sia perchè, nel momento in cui iniziano a suonare, vado in trance musicale e non so nemmeno se accanto ho Penelope Cruz o il Pika.

Mi dispiace che una setlist del genere sia stata data in pasto ai fan bolognesi e non a Barcellona, ma, come ho detto nell’articolo precedente, è impossibile che tutto vada come ognuno di noi sogna. Mi sono piaciute moltissimo TUTTE le variazioni rispetto alla serata di sabato scorso (per questo mi dispiace ancora di più che non ci sia stato mio fratello insieme a me): Insight, cantata da Martin Gore è stata qualcosa di indescrivibile, senza nulla togliere alla “spagnola” Syster of night. Bene anche World in my eyes al posto di Come Back, Miles Away anzichè Dressen in Black e, soprattutto, la meraviglia delle meraviglie: One caress, anche questa assolutamente da brividi, quei brividi che solo il mio amato Martin Gore può regalare. Sicuramente il momento più bello dell’intero concerto. Una canzone che dedico, mi si consenta, alla mia amicona Lisona, anche lei fan dei DM.

La (magnifica) morale è che ho sentito venticinque canzoni live in quattro giorni (dai, non rosicate !) mentre, siccome sono un pò amante delle statistiche, anche per futura memoria, posso dire che queste canzoni li ho sempre sentite nei quattro concerti fin qui vissuti e goduti: A question of time, Policy of truth, Never let me down again, Walking in my shoes, Home, Enjoy the silence e Personal Jesus. Mi dispiace avere poca memoria, perchè mi risulta che, a Bologna, nel 1998, Martin Gore cantò la mia superpreferita “Somebody”, ma io non ricordo questa chicca di tutte le chicche.

Oggi, il Mobys, è un ragazzo molto felice: ho fatto molto di più in questa settimana che negli ultimi due secoli. Scherzi a parte, è stato tutto bellissimo, magico, divertente, unico. Miscelare la musica dei Depeche a queste zingarate è il massimo della vita e mi riferisco anche alla serata di ieri. Mentre tornavo, malgrado la stanchezza e il sonno, ero letteralmente su di giri ed i 300km, fatti in poche ore, adesso fanno parte soltanto dei ricordi.

Mi restano, nella mente e nel cuore, i due concerti meravigliosi: soprattutto quello di Barcellona, assolutamente imparagonabile a Bologna, in termini di struttura, coinvolgimento del pubblico e mia compagnia. Quello emiliano è stato una ciliegina sulla torta. Non mi aspettavo nè pretendevo nulla, e rinunciarvi “perchè sono solo”, avrebbe rappresentato uno smacco che non mi sarei perdonato facilmente; un pò come rinunciare alla seconda porzione di lasagne di mia madre 🙂

Spesso mi piace raccontare le cose, trasformandole in diapositive. Queste sono quelle relative a questi giorni (ma chissà quante me ne verranno in mente prossimamente): l’arrivo di mio fratello e moglie all’Hotel di Girona ed io che lo attendo, sbivaccato sul divanetto; l’ingresso al Palau Sant jordi immenso, altissimo, bellissimo; assistere al concerto di sabato sera senza pensare “ehm ragazzi, vedete che siamo leggermente fuori porta”; vedere i tizi che andavano in giro con lo zainetto tattico vendendo birra alla spina ovunque ti trovavi (a Bologna non c’erano); andare in giro, domenica, per La Rambla, con una temperatura primaverile; l’aver percorso, con la mia Punto, un pezzo di autostrada a ben quattro corsie; il non aver trovato nemmeno un filo di nebbia, sia all’andata che al ritorno; il posteggiatore siculo che, riconosce il mio accento palermitano e mi fa posteggiare in maniera tale da uscire subito a fine concerto (questa fratellanza tra negri mi piace un sacco). 

L’aspetto più importante, però, è quello relativo alla musica dei Depeche Mode. E’ il mio quarto concerto e mi dispiace non esserci stato in altre occasioni, non dico negli stadi, ma, per esempio, a Milano, la quale, secondo me, rimane la location migliore sotto tutti i punti di vista: distanza da Verona, palazzetto discreto, pubblico SVEGLIO, audio ottimo, buona visuale.

Grazie Depeche Mode, perchè ciò che mi fate provare voi, quando suonate canzoni come Never Let Me Down Again, o la già citata Home, non me lo fa provare niente e nessuno: film, teatro, altra musica che sia. Grazie a mio fratello, perchè se non fosse stato per lui e la sua caparbietà nella ricerca dei biglietti, io, oggi, starei qui a parlare forse di trans, anzichè di Spagna.

E adesso, cari amici, mi sa che mi godrò un pò di silenzio: Enjoy The Silence, please !

Barcellona e Depeche Mode: il week-end perfetto !

Adoro le “gite fuori porta”, sono il classico turista per caso che trascorrerebbe ben volentieri ogni week end a zingarare a destra e a manca. Mi mancano, infatti, le organizzazioni-Filini, sia nella versione palermitana che in quella veronese. Penso alle domeniche in cui ti svegli presto e un pò incazzato perchè pensi “cavolo è come se dovessi andare a lavorare”, ma poi, quando incontri gli amici, ti diverti e vorresti fermare il tempo. C’è chi tiene la carta geografica in mano, chi resta perennemente imbronciato perchè voleva andare lì anzichè là, chi continua a messaggiare col cellulare, il capo carismatico del gruppo che invita tutti a muoversi “altrimenti non arriveremo mai”, ecc.

Lo scorso week end sono riuscito a fare una gita fuori porta che rappresenta la madre di tutte le battaglie: in aereo verso Barcellona ! La citta catalana non è stata scelta a caso: in programma c’era il concerto dei Depeche Mode, il mio gruppo musicale preferito.

Quando mio fratello mi propose questo viaggio, non ero molto entusiasta. La delusione scaturita dalla cancellazione della serata di Londra era ancora tanta e poi, pur apprezzando qualsiasi idea che preveda l’allontanamento dal mio bel paesazzo cadaverico, temevo l’effetto-cottura, cioè stancare così tanto da avere seri problemi ad affrontare la giornata lavorativa di lunedì. Niente di tutto ciò. E’ stato un meraviglioso week end, grazie al fatto che tutte le componenti sono state perfette. Ottima ed affiatata (malgrado abbia debuttato solo sabato scorso) la compagnia, bellissima Barcellona e bellissimo soprattutto il concerto, ma andiamo per gradi.

IL VIAGGIO

Per raggiungere Barcellona, io e il mio compagno di merende Simone, siamo partiti da Bergamo. Mio fratello e moglie arrivavano da Trapani. Sabato mattina mi sentivo stranissimo. Abbiamo fatto un giro, comprensivo di colazione, nel mega centro commerciale “Orio Center”, che si trova di fronte l’aeroporto, e non mi sembrava vero che, da lì a poche ore, ci saremmo ritrovati in Spagna. E’ una cosa che penso spesso quando scendo a Palermo ma, del resto, l’aereo ti regala queste sensazioni.

Arriviamo a Girona con una ventina di minuti di anticipo. Mitica Ryanair. E’ la prima volta che volo con la compagnia low cost per eccellenza ed è quindi la prima volta che mi capita di entrare in un aereo e sedermi dove voglio perchè non ho il posto assegnato dal biglietto. La cosa un pò negativa è che devi metterti in fila davanti al banco dell’imbarco (anzichè aspettare la classica chiamata della signorina incazzosa), ma tutto deve essere visto in chiave risparmio (e non solo, perchè così facendo puoi arrivare anche mezzora prima di partire): tenete presente che, con 40 euro, ho pagato andata e ritorno ! Con un prezzo del genere, non puoi discutere assolutamente nulla, anche se, devo ammettere che il continuo pubblicizzare minchiatelle, mi ha dato un pò fastidio, soprattutto al ritorno quando avrei gradito l’abbassamento delle luci. Invece tra panini, gadget, gratta e vinci, calendario, sigarette senza fumo, ecc., ho trascorso tutta la durata del volo a sentire le signorine che volevano vendere sta marea assurda di prodotti. In ogni caso, Ryanair=voto otto, sia, ripeto, per il prezzo, che per il resto. Venti minuti di anticipo all’andata e addirittura mezzora al ritorno. Conclusione: sceglietevi una meta e “giocate” con il sito; prima o poi, troverete un volo che fa al caso vostro spendendo quanto una serata in pizzeria. Beati coloro che siedono alla destra del padre, cioè negli aeroporti low cost (cosa credete che stavo dicendo ?).

Da Girona ci sono vari bus che vi portano a Barcellona, uno ogni ora. La durata della tratta è di un’oretta circa. Il viaggio è ovviamente in autostrada, non ci sono problemi di valigie (li mettete giù), il biglietto costa 21 euro andata e ritorno, la strada è a tre corsie e, anche giunti nei pressi o dentro Barcellona (la stazione è vicina al centro), non vi fermate mai. Considerate che io ho fatto la tratta Girona-Barcellona ben quattro volte in un week end, la metà in Taxi (alla fine del concerto sarebbe stato impossibile tornare a Girona, sede del nostro bellissimo hotel a quattro stelle). Nella stazione dei bus (Barcellona Nord), ci sono parecchi armadietti dove poter custodire il vostro bagaglio, per evitare di portarvelo appresso. Ci sono “slot” più piccoli, che costano 3 euro e quelli un pò più grandi a 3,50 euro.

IL CONCERTO DEI DEPECHE

Sabato lo abbiamo dedicato al concerto, che si è svolto al Palau Sant Jordi, una bellissima ed immensa struttura, ricca di bar e soprattutto di cessi. Per la serie: quando si vive in un ambiente civile. Civiltà, una parola che mi sta molto a cuore e che mi fa ricordare una coppia di ragazzi gay che si accarezzavano amabilmente (non sono ironico !) in una panchina vicino La Pedrera, quindi in una zona centralissima e alla luce del sole, senza che nessuno gli rompesse i coglioni. Il mondo come dovrebbe essere…

Inutile dire che il concerto dei Depeche Mode ha rappresentato una immensa emozione per me, dall’inizio alla fine. E’ il mio terzo concerto dei DM: il primo fu a Bologna nel lontano 1998, il secondo a Milano nel 2006. Ovviamente l’ultimo concerto è sempre quello che piace di più, ma ci sono anche fattori oggettivi che mi consentono di dire ciò: a Bologna piovve per tutto il pomeriggio, entrammo bagnatissimi, ero reduce del mio primo volo in aereo e quindi non ero in gran forma, ma mi ricordo che ero esaltato come un esaltato 🙂 A Milano stiedi fuori a fare la fila per troppe ore, ma fu un concerto grandioso (Dave a Bologna era reduce da un attacco influenzale), riuscivo a vedere il gruppo molto bene e la sera, con il mio amico Dennis, tornammo a Verona, come se nulla fosse accaduto.

A Barcellona ho assistito ad un grande concerto, noi quattro amici stavamo benissimo, ci siamo dati ai panini prima dell’inizio del concerto (cosa non accaduta nelle precedenti nostre uscite), c’erano steward ovunque (e sono rimasti nella loro posizione per tutta la durata del concerto). Avevi il tuo bel posto assegnato e se non lo trovavi c’erano queste persone che, ovviamente, ti indicavano la tua zona. Prima di entrare si è formata una lunghissima colonna ma, anche da questo punto di vista, l’organizzazione è stata perfetta, perchè appena hanno aperto i cancelli siamo entrati nel giro di pochissimi minuti. L’unica cosa che non posso dirvi/giudicare è quella relativa ai mezzi, cioè non ho capito se la sede del concerto era ben collegata alla città o meno.

SETLIST

A Milano, l’album “Playing the Angel” (bello, ma non quanto l’ultimo) fu protagonista assoluto, visto che, i Depeche, suonarono ben sette canzoni di quel cd. Ovviamente, anche in quel caso, io apprezzai tantissimo la “scaletta”. A Barcellona si è compiuto un piccolo e meravigliso miracolo musicale: le ventuno canzoni fanno parte di sette album dei Depeche Mode, quasi equamente distribuite (ecco dove sta la chicca). Non potevo mai immaginare che avrei ascoltato ben quattro pezzi di “Black Celebration”, l’album del 1986 a cui sono affezionatissimo perchè, il mio amore nei confronti di questa band, nacque sicuramente in quel periodo. Se, a questo, aggiungiamo il fatto che altre nove canzoni fanno parte del loro repertorio antecedente il 1993 (data di uscita di “Songs of faith and Devotion”), ecco spiegato perchè, un grosso e storico fan come me, sabato scorso, si è “leccato i baffi”.

Tengo a precisare che adoro tutta la discografia dei Depeche Mode (che conosco al 98%), ma siamo tutti innamorati dei pezzi storici, pur apprezzando gli ultimi capolavori. Un’altra cosa che mi è piaciuta tantissimo è stata il sentire dei nuovi suoni derivati dalla chitarra di quel pazzo di Martin Gore (il componente della band che adoro di più). I live regalano spesso, ovviamente, queste “variazioni sul tema”, ma stavolta ho notato delle bellissime novità (magari a Milano non ci ho fatto caso, ma non credo). Insomma non vedo l’ora di gustarmi il dvd. Ultime note “sfuse” (ma parlerei dei Depeche sino a domattina): l’età media della gente che affollava il palasport era media (gente sui 30-40 anni, quindi niente bimbiminkia versione concerto o lolite che si aggiravano); mi ha stranizzato parecchio l’assenza di un singolo recente come “Peace” e, soprattutto, sono rimasto un pò deluso per non aver sentito “Just Can’t get Enough”, che rappresenta  la mia canzone preferita, soprattutto nella versione live. Certo, è impossibile che un gruppo, che ha più di ventanni di carriera alle spalle e che ha sfornato una miriade di canzoni stupende, ti vada a suonare tutte le canzoni che ami. La bellezza dei Depeche Mode sta proprio qui, cioè non esiste una canzone che non conosco, qualcosa che mi consenta di fare come la bella signorina biondina quarantenne che avevo dietro, cioè sedermi in attesa dell’ “Enjoy the Silence” di turno che mi rifaccia esplodere o della splendida “onda” fatta con le braccia quando è il momento di “Never let me down again”.

BARCELLONA

Domenica mattina sveglia presto e via verso Barcellona. Abbiamo trovato una città bagnata dalla pioggia ma, per fortuna, la giornata poi è diventata meravigliosa e solare. Ovviamente abbiamo visto la famosa strada “La rambla” e fatto un bel giro, purtroppo senza mio fratello, che è tornato in sicilia all’alba. Per fortuna non ero solo (incredibile ma vero) e, come detto, c’era, con me, il mio amicone Simone, che è stato un ottimo compagno di viaggio. Sono contento dei miei amici. Dopo essere stato una settimana in Croazia con Davide, adesso ho trascorso un week end con Simone. Intesa perfetta. Sono in queste occasioni che ti rendi conto quanto è meravigliosa l’amicizia e la sintonia che nasce spontanea grazie ad essa.

Ho mangiato una discreta paella (ma mi aspettavo un piatto molto più buono), non mi sono fatto mancare la colazione all’inglese e tutto è filato liscio, sino al rientro a Bergamo. Abbiamo lasciato una giornata estiva (c’era gente che andava in giro in maniche corte), e abbiamo trovato la pioggerellina amorosa dudù dadadà.

Bella Barcellona, ve la consiglio. Simpatici anche gli spagnoli (ci intendiamo facilmente grazie alla lingua non completamente diversa, come l’inglese o il tedesco, per esempio). Solita autodomandona quando il Mobys viaggia : ci tornerei ? Non ne vedo il motivo, sinceramente. Barcellona, ripeto, è una bellissima città, ci sono tantissime cose da vedere (il mitico stadio “Camp Nou” l’ho visto solo da fuori), ma non ci tengo a tornarci (a differenza di Londra). Insomma, secondo il mio modestissimo avviso, la città catalana, dopo averla vista una volta, puoi ritenerti soddisfatto. Ovviamente, in un week end, puoi avere soltanto un ottimo “assaggino” 🙂

I citrulli di Facebook.

Come disse un famoso filosofo greco: “finchè esisteranno i citrulli, ci saranno anche gli acchiappa citrulli”. Questo mio post non è il solito articolo del Mobys, ma un invito a non entrare nel tunnel dei rincoglioniti.

Ho notato che parecchie persone hanno letto e leggono il mio articolo “I Filtri di facebook”, che scrissi, a suo tempo, di corsa, ma che, evidentemente, risulta utile a qualcuno. Già che ci sono, vi invito a scrivermi in privato se avete dubbi: non sono un esperto del web, ma, se posso, sarò lieto di dare una mano.

Parlavamo di citrulli. Ecco, in questi ultimi giorni, mi sono stati segnalati due gruppi altamente idioti ma che, malgrado ciò, hanno coinvolto anche qualche amico mio, ad ennesima conferma di quanto ho detto più volte: la gente si rompe le palle a leggere un blog, ma non c’è problema se c’è da passare per idioti.

Ovviamente non discuto sulla marea dei gruppi stupidi di cui facebook è pieno: ognuno è libero di cazzeggiare e di trascorrere il tempo come preferisce, ma, per favore, ragazzi: “occorrono 10.000 firme altrimenti fb diventa a pagamento” ??? ahahahahahah. Ma è difficile capire che si tratta di una mega bufala, l’ultima (ma non ultima, purtroppo) delle tante minchiate di cui internet è vittima ? Per non parlare del gruppo che ti consente di avere l’account Vip !

Quante risate mi sono fatto oggi, anche se ci sarebbe da piangere, perchè vedo gente che ancora ci casca clamorosamente. Qualcuno mi potrebbe dire: “embè, anche quando, che succede ?”. Succede che, il creatore del gruppo-fuffa, ha la possibilità di vendere gli spazi pubblicitari, grazie al fatto che è riuscito a racimolare mille, duemila, tremila iscritti. Vende spazi anche tramite i bellissimi messaggi che poi, magari incazzandovi o magari senza nemmeno farci caso, provvederete a cancellare in fretta e furia.

Pensate se gli iscritti raggiungono quota diecimila ! Di conseguenza voi (citrulli), pur senza volerlo, date una grossa mano al truffaldino di turno. Nella migliore delle ipotesi, c’è qualcuno che vi sta prendendo per il culo e vuole vedere a che livello arriva (ma sarà bloccato da facebook stesso, è solo questione di tempo).

A me fa incazzare l’ignoranza che serpeggia nella rete. Ma dove siete stati fino ad oggi ? Nelle caverne ? Non vi ricordate del messenger che sarebbe diventato a pagamento (con l’omino che avrebbe cambiato colore) ? e che dire del bimbo morente che ha bisogno di email-spam per vivere altri due mesi ? Per finire alla classica catena di Sant’Antonio formato www, che ti invita a mandare “questa email a sette persone perchè altrimenti la sfiga ti perseguiterà”.

Sveglia ragazzi. Liberissimi di usare quel videogames che è Facebook, ma evitate di cliccare a cazzo e, già che ci sono, invito qualche mio caro amico a smetterla di invitarmi a Farmville. La legge è uguale per tutti, non ci sto niente a cancellare il contatto e a bloccare la persona, amico, fratello, sorella, prete, chiunque sia. Sapete già che uso Facebook solo per ricevere ed inviare messaggi, sapete anche che ogni tanto intervengo quando mi appare davanti agli occhi un raro caso di discussione seria, quindi non cercate di coinvolgermi nei giochetti del minchio. Io non sto attraversando un periodo di incertezza, mi sono semplicemente rotto le palle.

Un bellissimo gruppo, dove si parla delle bufale di Facebook, ha il seguente indirizzo : http://www.facebook.com/group.php?gid=48129754519

Il grosso guaio dell’Europa ? Il crocifisso !

Dopo aver crocifisso Pietro Marrazzo, è la volta del crocifisso stesso a salire sul banco degli imputati. Questa settimana, infatti, la corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, accogliendo il ricorso di una donna finlandese, residente da anni nel padovano, ha sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

Ovviamente, in Italia, il paese di poeti, Santi e navigatori (su internet), è scoppiata la polemica, derivante dal fatto che siamo, probabilmente, sia lo stato più cattolico dell’Europa (anche perchè abbiamo il Vaticano dietro l’angolo), sia quello più intollerante. Per parecchie persone, infatti, togliere il crocifisso dalle aule è sbagliatissimo solo perchè, così facendo, tendiamo sempre più ad islamizzarci. Insomma, se togli il crocifisso, educhi potenziali musulmani.

Al di là di questo esilarante partito (che poi rappresenta anche coloro che non mangiano il kebab per lo stesso motivo…), le scuole di pensiero sono sostanzialmente due. Come detto, i cattolici, si sono parecchio arrabbiati, rivendicando le radici cristiane dell’Europa e dando, in maniera signorile, del testa di cazzo, a coloro che hanno scritto la costituzione europea, non mensionando la parte religiosa, ma concentrandosi sulla laicità dei singoli stati.

Ecco, appunto, la laicità dello stato. Qui subentra la seconda scuola di pensiero. Ovvero gente che asserisce che lo stato è laico, ognuno è libero, per fortuna, di professare la religione che vuole, io non voglio che i miei figli siano traumatizzati da un simbolo che rappresenta, esclusivamente, la religione cattolica (perchè poi è inutile che mi raccontino menate clamorose sul crocifisso che rappresenta “un simbolo universale di libertà”).

Tra questi, cioè nel partito degli affetti da “trauma da crocifisso”, ci sono, ovviamente, gli atei. In questi giorni, hanno intervistato anche qualche membro dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, al quale non sembrava vero di salire alla ribalta. Anche loro, ovviamente, sono dalla parte della signora finlandese, detta anche “non ho un cazzo da fare tutto il giorno e quindi faccio ricorsi alla corte europea”.

Insomma, un ateo, quando entra in classe e vede un crocifisso, è talmente sconvolto, che non riesce nè a seguire la lezione nè, tantomeno, a guardare le gambe della prof di matematica. Insomma, grossi cazzi a china town.

Andiamo alla cosa più importante di questo articolo, ovvero al mio punto di vista. Come avrete senz’altro capito leggendomi fin qui, io non sono dalla parte di chi pretende che il crocifisso venga tolto dalle aule. Secondo me, attorno ad un simbolo, stiamo creando, come sempre del resto, un casino assolutamente inutile. Io vivo in uno stato laico, certe ingerenze cattoliche mi stanno sulle balle, ma il crocifisso in aula non mi dava fastidio nemmeno quando giocavo a fare il comunistazzo.

Il crocifisso è un simbolo positivo, su questo non ci piove. Per molti è qualcosa di importante, altri possono tranquillamente non amarlo e mostrarsi conseguentemente indifferenti, non certo sconvolti o addirittura condizionati.

Se gli studenti fossero obbligati a dire il Padre Nostro ogni mattina, allora sarei d’accordo a porre un freno. Il mio bimbo, ovemai fosse non cattolico, si troverebbe in difficoltà, perchè o dovrebbe far finta o se ne starebbe seduto, con conseguente rottura di minchia da parte degli altri compagnetti che, magari, lo metterebbero al rogo nel cortile della scuola.

Al di là di questa mia ferma convinzione, derivata, ribadisco, dal fatto che hanno voluto sollevare tanta polvere in una stanza dove era stata passata la cera, al di là del fatto che, in molti stati europei, già da parecchi anni, il crocifisso è stato tolto dalle aule, ci sono due mie considerazioni finali che voglio riportarvi.

In primo luogo, grazie o a causa di questa polemica sul crocifisso, ci siamo resi conto che esiste un organismo europeo. Questo è il vero grande miracolo. Insomma, nessun cittadino europeo si sente tale, figurarsi se prendiamo in considerazione un governo sovrannazionale. Purtroppo i politici vogliono giocare a scimmiottare gli Stati Uniti e noi poveri comuni mortali cosa possiamo fare ? Siamo divisi e diversi tra italiani, altro che sentirmi fratello di un francese. Ogni tanto, evidentemente, qualcuno che ha la grossa fortuna di aggirarsi in quelle belle stanze di Strasburgo, deve farsi vivo, deve dire e scrivere minchiate, altrimenti nessuno se li caga. C’è poco da fare. A livello politico, l’europa non conta un cazzo, sia per il mondo intero che, ripeto, per noi europei stessi.

L’altra e conclusiva considerazione riguarda la libertà, ovvero la parola più bella del mondo. Libertà. Nella scuola elementare di Latina c’è la maggioranza di genitori che vuole togliere il crocifisso dalle aule ? In caso affermativo, il crocifisso va tolto, altrimenti, con tutto il rispetto (sempre dovuto) alla minoranza, il simbolo resta attaccato al muro. Invece di prendere queste decisioni, totalmente inutili, gli organismi politici si dovrebbero occupare di problemi che attanagliano le persone. Strade, ponti, ferrovie, lavoro, ecc. Lasciamo ai singoli individui la libertà di scegliere ste cavolate religiose, stando certi che non è un simbolo che fa la discriminazione, ma gli atteggiamenti. Spesso, i silenzi, sono più distruttivi di un oggetto.

Democrazia è rispetto per la minoranza e potere alla maggioranza. Se, alla maggioranza dei genitori, non da fastidio il crocifisso, anzi, lo considera un valore, perchè qualcuno deve farlo togliere ? Stesso discorso per gli studenti delle superiori. Si discute e si decide, ascoltando entrambe le ragioni. Perchè vuoi lasciarlo ? perchè vorresti toglierlo ? Vedrete che gli studenti, tra un’occupazione e l’altra, saranno capaci di decidere 🙂

I videogames e gli UNSOCIAL network.

Anche in questo week end, l’unico uomo al mondo vittima della sindrome dello shopping sfrenato (la famosissima S.S.S.), ha colpito. Parecchi mesi orsono, decisi di vendere la Playstation 3, considerata, dal sottoscritto (e da chi ne capisce), un mero doppione della Xbox 360, e un santuomo la acquistò su ebay a venti euro in meno rispetto al prezzo dei negozi. Evidentemente, ebbi la fortuna di incontrare una persona vittima della shopping on line (sapete quante ce ne sono ? e non sono certo tutte femminucce impiegatucce).

Avevo terminato Uncharted Drake’s Fortune, uno dei più bei giochi visti nella mia ventennale esperienza di videogiocatore e decisi di tenermi la console della Microsoft. Adesso è uscita la seconda edizione di Uncharted e, ovviamente, armato della mia solita follia e della mia voglia di portare a casa un gingillo hi-tech, ieri mi sono precipitato al Mediaword di San Giovanni Lupatoto.

Adoro questo posto. Non solo perchè vende tutta roba succulenta (praticamente è come portare un morto di fame dentro ad una gastronomia), ma perchè è proprio un bel negozio. Ci sono tante attività analoghe nella provincia di Verona, ma spesso sono luoghi tristi, popolati da commessi tristi.

Venerdì sera, per esempio, sono andato in due negozi. In entrambi i casi, avevano la versione “solo console”, a 300 euro. Un acquisto che non ha senso, sia perchè poi devi spendere 65 euro per comprarti il gioco a parte e, soprattutto, perchè la console esce con 120 giga di hd e non con i 250 della versione con il gioco allegato (che può essere, ripeto, Uncharted 2 o Fifa 10, mentre c’è una versione a 325 euro con due film in blue ray e telecomando).

Torniamo a sabato mattina. Il mio intento era quello di farmi finanziare l’intero importo, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Pur essendoci andato all’alba (erano le 9 di mattina…), da MW c’era un pò di casino e di disorganizzazione. Una sola commessa doveva gestire il gran numero di personcine che chiedevano info sui pc, mentre altre si aggiravano per il negozio in attesa che qualcuno chiedesse lumi sui microonde o sulle spazzole elettroniche che fanno anche da vibratori. Un suo collega si mise a sistemare un minipc di un cliente e rimase bloccato per un’ora nell’invano tentativo di sistemarlo. Gli vedevo aprire mille cartelle e questo non è buon segno. Un tecnico che apre tante finestre è come un cuoco che continua a mettere spezie nel cibo.

Dopo una lunga attesa e conseguentemente alla mia amata Legge di Murphy, fedele compagna di vita, la signorina mi invita a rivolgermi ad un altro ragazzo. Il ragazzo, simpatico e brillante come è giusto che sia un commesso che vende console, mi dice che l’informazione sul finanziamento non è di sua competenza e mi manda al “corner” dove ci sono graziose signorine che si occupano di queste robe (io non sono esperto, compro sempre in contanti).

Mi reco al corner e trovo altro casino perchè, in quel box, fanno di tutto: ricariche telefoniche, ricevimento di apparecchi guasti, spiegazioni sul perchè la macchina che fa l’acqua con le bollicine non funziona (cazzo allora non sono solo io che faccio acquisti del minchio !), spiegazioni sul perchè la macchina fotografica non riesce a mettere a fuoco il culo della moglie, attivazione di nuove schede telefoniche, pagamento con assegno ed emissione fattura. Insomma, tutto ruota attorno a quel povero box. La sera, quelle povere butele, saranno più esaurite di me. Già me le vedo in stile Lino Banfi in un famoso film.

Dopo aver aspettato un’altra mezz’ora, mi viene detto che posso pagare il tutto tramite comode rate e, visto che sono single, mi regalano una vagina vibrante. Scherzi a parte, avrei potuto pagare in un anno, 40 euro al mese ma con interessi di 60 euro. Una cifra, secondo me, alta, considerati anche i tempi che corrono (ormai tutti fanno il tasso zero anche se devi comprare quattro pile duracel).

Esco da Mediaword per rinfrescarmi le idee e vado a fare colazione. Al bar mi incazzo come sempre da quando faccio colazione in un bar veneto (quindi da otto anni), perchè mi fanno il caffè nel momento in cui mi danno la brioches (aspetta zio can, dammi il tempo di magnar !) e rifletto sulla cifra da sborsare tutta in un colpo. Ovviamente è immancabile l’sms a mio fratello che gestisce il “Mobys Help desk”: lui rappresenta la voce della mia coscienza, ovvero mi dice se è meglio evitare l’acquisto X per acquistare Y e via dicendo. Mentre azzannavo il mio bel cornetto al cioccolatto, mi arriva il responso “vai tranquillo, che ti resta nella vita ?”. Per la serie: quando tre parole sono più incisive di mille discorsi.

Rientrai nel negozio e, tra lo stupore dei presenti, afferrai al volo la console (loro non sapevano che, da due ore, la guardavo sbavando, come se avessi davanti una tizia in minigonna), presi un cavo hdmi dorato (perchè io valgo) e andai alla cassa. Acquisto fatto. Ieri pomeriggio ho montanto la mia nuova console, ho rivisto (con piacere) le schermate che già conoscevo, ho fatto tutti i settaggi per connettermi ad internet e, ovviamente, ho provato Uncharted 2: un capolavoro, come il primo, più del primo. Una grafica che ti fa restare a bocca aperta. Il ripercorrere certi enigmi (che rappresentarono l’aspetto più esaltante della prima edizione, cioè quella di capire dove saltare, dove salire, ecc.), mi ha fatto totalmente dimenticare l’ammontare della cifra esborsata.

Ovviamente non venderò più la Playstation, così come non vendo la Wii, che non accendo da tanto tempo. Sono acquisti che mi hanno regalato (e la play mi regalerà anche in futuro, ne sono certo) momenti di grande svago e, personalmente, in questo periodo storico, non trovo niente di meglio.

Come ho detto tante volte, più o meno tra le righe, internet sta attraversando una fase molto cadaverica per il sottoscritto; non costituisce più un bel passatempo, come era ai tempi delle chat di mirc, quando la gente aveva un approccio completamente diverso.

Il fine del chattista era quello di scambiare due chiacchiere e magari conoscere qualche signorina. C’era chi andava solo in “query” (discussioni, in privato, tra due persone) e chi, come me, amava stare “in chan” per fare casino e ridere. Cazzo, quanto si rideva.

La chat era un mezzo per raggiungere il fine del comunicare.

I social network di adesso sono già un fine. Si parte con l’iscriversi per poi cercare di capire il perchè ci si iscrive. “Io sono qua perchè ci sono tutti. Ora devo capire cosa cazzo fare”.

Molti considerano facebook un passo dovuto, ma non sanno cosa vuol dire comunicare e condividere. Lo dirò sino all’infinito, lo ripeterò finchè questo blog avrà vita. Dal mio punto di vista, non vedo gente che vuole comunicare, vedo solo persone che vogliono apparire. Il mezzo e i mezzi non si discutono, sono anche validi (ottimo facebook, per esempio, per stare in contatto con gli amici, ecco perchè non mi cancello), ma è sbagliato il “nuovo approccio” che ha la gente.

Se fossero tutti bimbiminkia, potrei capirlo. Il guaio è che ci sono tante persone di 40 e 50 anni che hanno comprato il pc per iscriversi a facebook. Un mezzo autoreferenziale, diceva, giustamente, un mio amico ieri sera. Tante persone mostrano le proprie emozioni/incazzature/gioie/dolori, ma nessuno le discute. Un vero peccato. Abbiamo uno Stadio pieno di gente che non esulta nemmeno se ha segnato Zoff di testa su calcio d’angolo.

Vedo tanti spunti interessanti che rimangono fini a se stessi (tranne un “mi piace” qua e là, che tanto costa poco), vedo gente che si iscrive a mille gruppi, ma che non ti risponde al messaggio privato, vedo gente che si precipita a correggerti l’errore grammaticale, ho visto numerosi incidenti diplomatici (“potevi dirmelo che andavi al cinema sabato sera”), ho visto gente cancellare una mia risposta perchè “sto facendo un ragionamento tecnicotattico con una tizia” !

Insomma, apri una discussione su facebook, ma non vuoi che gli altri intervengano perchè potrebbero intralciare la tua discussione con la scema di turno ? Ma sai cosa vuol dire Internet ? Sai cosa è il dialogare, l’interagire, il confrontarsi, lo sputtanarsi come faccio io con questo cazzo di blog inutile, il litigare, l’apprezzare, il criticare, l’amare ?

Scarsissimi ! Il livello del popolo internettiano si è abbassato, negli ultimi anni, in maniera paurosa. Ed io sono orgoglioso di fare parte di un’altra generazione, sono orgoglioso di aver visto nascere questo mezzo, di essere andato in giro con mio fratello a parlare con pseudo esperti di wingate e condivisione di due pc, quando la gente pensava che la Lan fosse un’associazione animalista. Altro che wi-fi.

Sono orgoglioso di aver scoperto, insieme a Zio Martin e grazie soprattutto a Zio Martin, che un cavo “RJ45 cross” poteva farci navigare insieme. Sono orgoglioso dei raduni che organizzavano i ragazzi di #Palermo, sono orgoglioso e ho nostalgia dei tempi in cui riempivamo Piazza Unità d’Italia e si andava a mangiare una pizza tutti insieme. Quanti eravamo ? 100, 200 ? Quanti articoli ci ha dedicato il “Giornale di Sicilia” ? Adesso, per un trafiletto, ci sono discussioni infinite tra bloggher, più o meno star, più o meno invidiosi . E quanti eravamo quelli di #lamervr ?

Palermo come Verona, due mondi completamente diversi, ma con gente legata da una passione comune: la chat. Si litigava, si veniva “bannati”, ma c’era condivisione e comunicazione. Oggi è tutta fuffa, tutto fumo, il tanto fumo fatto da gente che vuole, come detto, solo apparire: “sono un bloggher, ma me ne guardo dal leggere i blog degli altri”. Scrivo una cazzata su Twitter e giù commenti solo perchè sono più conosciuto di Mobys. E così è più importante dire “oggi serata trasgressiva, mi faccio una sega con la mano sinistra”, piuttosto che discutere temi come “esiste una valida alternativa all’iphone ?”.

Scarsi… guardatevi il Grande Fratello e lasciate perdere la storia di internet perchè voi non siete degni di farne parte. Ah, scusate gli errori grammaticali: sono S C A R S O, altrimenti farei il web designer ingegnier dottored con la supercazzola prematurata e scappellamento a destra.