DAL CANNOLO ALL'AMARONE

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Monthly Archives: novembre 2009

2010: Mamma ho perso i ponti.

Mi ero ripromesso di programmare i miei bei viaggetti futuri, quando sarei tornato da Barcellona. Ieri, quindi, mi sono preso il calendario, gentilmente speditomi da quelli di Frà Indovino (ma chi glielo ha chiesto ?), e mi sono messo a guardare tutte le festività, alla ricerca spasmodica di ponti vari et eventuali.

Non che avessi chissà quali pretese: mi basterebbe fare qualche giorno a Londra, in piena primavera, e una capatina nella mia Palermo, perchè non mi piace che passino tanti mesi dai saluti post natalizi di gennaio alle ferie estive di agosto (nella ditta dove lavoro non possiamo scegliere un periodo diverso).

Non voglio rovinarvi l’umore prima ancora che giunga il nuovo anno, ma la situazione, cari amici, non è affatto buona, infatti il calendario è finito subito nel cesso (qualcuno deve pur pagare !).

Pasqua giunge il 4 aprile, ovvero quando il grande freddo ci ha abbandonato. Il che è molto positivo e ispira zingarate. Poi è tutta una serie di lacrime.

Il 25 Aprile casca di domenica e il 1 Maggio di sabato. Altro che ponti di primavera !

Il 2 Giugno è un anonimo mercoledì, ovvero il giorno della settimana peggiore per poter aspirare al ponte. Stesso discorso per l’Immacolata (8 dicembre). Per concludere, il 1 Novembre, è lunedì, ma cosa ce ne faremo del week end lungo nel mese più brutto dell’anno ?

Essendo in ferie, mi stavo dimenticando le prime festività del 2010. Ebbene, mentre capodanno sarà un ottimo venerdì, indovinate (ammesso che non lo sappiate ancora) il giorno dell’Epifania. Ovviamente mercoledì !

Mi dispiace avervi fatto presente queste date, ma qualcuno deve fare lo sporco lavoro 🙂

“Il tempo che vorrei”. Finalmente un nuovo libro di Fabio Volo.

Questo è un post-segnalazione. Oggi ho acquistato il nuovo libro di Fabio Volo, che intitola “Il tempo che vorrei“. Dopo aver letteralmente divorato le sue precedenti pubblicazioni, ovvero Esco a fare due passi (2001), E’ una vita che ti aspetto (2003), Un posto nel mondo (2006) e Il giorno in più (2007), mi aspetto moltissimo anche da questo libro. Ho sempre trovato numerorissimi punti in comune tra la mia vita (tra passato e presente) e le varie storie raccontate dall’ex iena, quindi oggi ho speso 18 euro senza pensarci due volte.

“Non stai vivendo se non sai di vivere” è la frase (di Marlon Brando) scritta in ultima di copertina: sono sicuro che, anche questo romanzo, mi emozionerà come i precedenti.

Il sogno Depeche Mode: dopo Barcellona, eccomi a Bologna !

Probabilmente, i miei amatissimi Depeche Mode, al termine del concerto, svolto ieri sera a Casalecchio sul Reno (BO), avranno avuto l’impressione di aver suonato in qualche sagra di paese.

Voglio partire dall’unico aspetto negativo per raccontarvi la mia stupenda doppietta, ovvero dal pubblico assolutamente dormiente che gremiva gli spalti del Futurshow. Mai vista una roba del genere, nemmeno quando Bobby Solo ci delizia con le sue performance durante le varie sagre della salsiccia. Il palazzetto era gremito di gente che, probabilmente, credeva di dover assistere alla Carmen all’Arena di Verona. Mi stupisco come mai non abbia visto abiti da sera e smoking. Pessimi i ragazzi che erano posizionati nel parterre (fermi in stile militare, anche se erano ad un metro dal palco !), peggio di loro la stragande maggioranza delle persone che avevano un biglietto della gradinata di fronte alla mia: sono rimasti seduti, dall’inizio alla fine del concerto. Vero è che ognuno è liberissimo di fare ciò che cazzo vuole, ma, quella del pubblico bolognese ha rappresentato, per me, una autentica delusione, soprattutto considerato il fatto che è la prima volta che assisto ad un concerto dei Depeche Mode e vedo tanti cadaveri o scene da far venire gli stessi brividi provocati dalla stupenda “Home” cantata da Martin Gore. Sto parlando dei bimbino che, ovviamente, non capisce un cazzo, ma che il solerte paparino tiene a fotografare con il palco alle spalle, mentre i Depeche stanno suonando “Enjoy the Silence” , mentre, tanti altri, sono alle prese con telefonini dell’epoca napoleonica (sarei curioso di vedere quale meraviglia esce fuori da riprese del genere). Anche io ho scattato tante foto e girato qualche minivideo ma poi basta, io ci sono per vedermi il concerto, voglio godermi ogni attimo e ogni emozione che mi viene regalata dal gruppo che seguo da ventanni, mica mi interessa far vedere, a chi mi segue nei vari socialnetwork, quanto sono bravo a fotografare ! (state pur certi, fra l’altro, che a nessuno frega nulla, specie se non è un fan).

Malgrado ciò, sono molto contento di essere andato a Bologna. Anzi, concerto dei Depeche a parte, resto convintissimo che sarebbe cosa buona e giusta, per me, andare a vivere nella città felsinea. Ci proverò all’inizio del prossimo anno. Dopo soli tre giorni dopo Barcellona, mi sono voluto fare questo piccolo grande regalo a cui non ho rinunciato pur essendo da solo. Non è un problema vedersi il concerto in solitaria sia perchè, oramai (e qua ci starebbe un “ahimè” grande quanto la mia panza), mi sembra più strano stare in compagnia che ritrovarmi da solo (qualche volta uscirò dal cinema e poi mi ricorderò che ci sono Davide e Dennis ancora dentro), sia perchè, nel momento in cui iniziano a suonare, vado in trance musicale e non so nemmeno se accanto ho Penelope Cruz o il Pika.

Mi dispiace che una setlist del genere sia stata data in pasto ai fan bolognesi e non a Barcellona, ma, come ho detto nell’articolo precedente, è impossibile che tutto vada come ognuno di noi sogna. Mi sono piaciute moltissimo TUTTE le variazioni rispetto alla serata di sabato scorso (per questo mi dispiace ancora di più che non ci sia stato mio fratello insieme a me): Insight, cantata da Martin Gore è stata qualcosa di indescrivibile, senza nulla togliere alla “spagnola” Syster of night. Bene anche World in my eyes al posto di Come Back, Miles Away anzichè Dressen in Black e, soprattutto, la meraviglia delle meraviglie: One caress, anche questa assolutamente da brividi, quei brividi che solo il mio amato Martin Gore può regalare. Sicuramente il momento più bello dell’intero concerto. Una canzone che dedico, mi si consenta, alla mia amicona Lisona, anche lei fan dei DM.

La (magnifica) morale è che ho sentito venticinque canzoni live in quattro giorni (dai, non rosicate !) mentre, siccome sono un pò amante delle statistiche, anche per futura memoria, posso dire che queste canzoni li ho sempre sentite nei quattro concerti fin qui vissuti e goduti: A question of time, Policy of truth, Never let me down again, Walking in my shoes, Home, Enjoy the silence e Personal Jesus. Mi dispiace avere poca memoria, perchè mi risulta che, a Bologna, nel 1998, Martin Gore cantò la mia superpreferita “Somebody”, ma io non ricordo questa chicca di tutte le chicche.

Oggi, il Mobys, è un ragazzo molto felice: ho fatto molto di più in questa settimana che negli ultimi due secoli. Scherzi a parte, è stato tutto bellissimo, magico, divertente, unico. Miscelare la musica dei Depeche a queste zingarate è il massimo della vita e mi riferisco anche alla serata di ieri. Mentre tornavo, malgrado la stanchezza e il sonno, ero letteralmente su di giri ed i 300km, fatti in poche ore, adesso fanno parte soltanto dei ricordi.

Mi restano, nella mente e nel cuore, i due concerti meravigliosi: soprattutto quello di Barcellona, assolutamente imparagonabile a Bologna, in termini di struttura, coinvolgimento del pubblico e mia compagnia. Quello emiliano è stato una ciliegina sulla torta. Non mi aspettavo nè pretendevo nulla, e rinunciarvi “perchè sono solo”, avrebbe rappresentato uno smacco che non mi sarei perdonato facilmente; un pò come rinunciare alla seconda porzione di lasagne di mia madre 🙂

Spesso mi piace raccontare le cose, trasformandole in diapositive. Queste sono quelle relative a questi giorni (ma chissà quante me ne verranno in mente prossimamente): l’arrivo di mio fratello e moglie all’Hotel di Girona ed io che lo attendo, sbivaccato sul divanetto; l’ingresso al Palau Sant jordi immenso, altissimo, bellissimo; assistere al concerto di sabato sera senza pensare “ehm ragazzi, vedete che siamo leggermente fuori porta”; vedere i tizi che andavano in giro con lo zainetto tattico vendendo birra alla spina ovunque ti trovavi (a Bologna non c’erano); andare in giro, domenica, per La Rambla, con una temperatura primaverile; l’aver percorso, con la mia Punto, un pezzo di autostrada a ben quattro corsie; il non aver trovato nemmeno un filo di nebbia, sia all’andata che al ritorno; il posteggiatore siculo che, riconosce il mio accento palermitano e mi fa posteggiare in maniera tale da uscire subito a fine concerto (questa fratellanza tra negri mi piace un sacco). 

L’aspetto più importante, però, è quello relativo alla musica dei Depeche Mode. E’ il mio quarto concerto e mi dispiace non esserci stato in altre occasioni, non dico negli stadi, ma, per esempio, a Milano, la quale, secondo me, rimane la location migliore sotto tutti i punti di vista: distanza da Verona, palazzetto discreto, pubblico SVEGLIO, audio ottimo, buona visuale.

Grazie Depeche Mode, perchè ciò che mi fate provare voi, quando suonate canzoni come Never Let Me Down Again, o la già citata Home, non me lo fa provare niente e nessuno: film, teatro, altra musica che sia. Grazie a mio fratello, perchè se non fosse stato per lui e la sua caparbietà nella ricerca dei biglietti, io, oggi, starei qui a parlare forse di trans, anzichè di Spagna.

E adesso, cari amici, mi sa che mi godrò un pò di silenzio: Enjoy The Silence, please !

Barcellona e Depeche Mode: il week-end perfetto !

Adoro le “gite fuori porta”, sono il classico turista per caso che trascorrerebbe ben volentieri ogni week end a zingarare a destra e a manca. Mi mancano, infatti, le organizzazioni-Filini, sia nella versione palermitana che in quella veronese. Penso alle domeniche in cui ti svegli presto e un pò incazzato perchè pensi “cavolo è come se dovessi andare a lavorare”, ma poi, quando incontri gli amici, ti diverti e vorresti fermare il tempo. C’è chi tiene la carta geografica in mano, chi resta perennemente imbronciato perchè voleva andare lì anzichè là, chi continua a messaggiare col cellulare, il capo carismatico del gruppo che invita tutti a muoversi “altrimenti non arriveremo mai”, ecc.

Lo scorso week end sono riuscito a fare una gita fuori porta che rappresenta la madre di tutte le battaglie: in aereo verso Barcellona ! La citta catalana non è stata scelta a caso: in programma c’era il concerto dei Depeche Mode, il mio gruppo musicale preferito.

Quando mio fratello mi propose questo viaggio, non ero molto entusiasta. La delusione scaturita dalla cancellazione della serata di Londra era ancora tanta e poi, pur apprezzando qualsiasi idea che preveda l’allontanamento dal mio bel paesazzo cadaverico, temevo l’effetto-cottura, cioè stancare così tanto da avere seri problemi ad affrontare la giornata lavorativa di lunedì. Niente di tutto ciò. E’ stato un meraviglioso week end, grazie al fatto che tutte le componenti sono state perfette. Ottima ed affiatata (malgrado abbia debuttato solo sabato scorso) la compagnia, bellissima Barcellona e bellissimo soprattutto il concerto, ma andiamo per gradi.

IL VIAGGIO

Per raggiungere Barcellona, io e il mio compagno di merende Simone, siamo partiti da Bergamo. Mio fratello e moglie arrivavano da Trapani. Sabato mattina mi sentivo stranissimo. Abbiamo fatto un giro, comprensivo di colazione, nel mega centro commerciale “Orio Center”, che si trova di fronte l’aeroporto, e non mi sembrava vero che, da lì a poche ore, ci saremmo ritrovati in Spagna. E’ una cosa che penso spesso quando scendo a Palermo ma, del resto, l’aereo ti regala queste sensazioni.

Arriviamo a Girona con una ventina di minuti di anticipo. Mitica Ryanair. E’ la prima volta che volo con la compagnia low cost per eccellenza ed è quindi la prima volta che mi capita di entrare in un aereo e sedermi dove voglio perchè non ho il posto assegnato dal biglietto. La cosa un pò negativa è che devi metterti in fila davanti al banco dell’imbarco (anzichè aspettare la classica chiamata della signorina incazzosa), ma tutto deve essere visto in chiave risparmio (e non solo, perchè così facendo puoi arrivare anche mezzora prima di partire): tenete presente che, con 40 euro, ho pagato andata e ritorno ! Con un prezzo del genere, non puoi discutere assolutamente nulla, anche se, devo ammettere che il continuo pubblicizzare minchiatelle, mi ha dato un pò fastidio, soprattutto al ritorno quando avrei gradito l’abbassamento delle luci. Invece tra panini, gadget, gratta e vinci, calendario, sigarette senza fumo, ecc., ho trascorso tutta la durata del volo a sentire le signorine che volevano vendere sta marea assurda di prodotti. In ogni caso, Ryanair=voto otto, sia, ripeto, per il prezzo, che per il resto. Venti minuti di anticipo all’andata e addirittura mezzora al ritorno. Conclusione: sceglietevi una meta e “giocate” con il sito; prima o poi, troverete un volo che fa al caso vostro spendendo quanto una serata in pizzeria. Beati coloro che siedono alla destra del padre, cioè negli aeroporti low cost (cosa credete che stavo dicendo ?).

Da Girona ci sono vari bus che vi portano a Barcellona, uno ogni ora. La durata della tratta è di un’oretta circa. Il viaggio è ovviamente in autostrada, non ci sono problemi di valigie (li mettete giù), il biglietto costa 21 euro andata e ritorno, la strada è a tre corsie e, anche giunti nei pressi o dentro Barcellona (la stazione è vicina al centro), non vi fermate mai. Considerate che io ho fatto la tratta Girona-Barcellona ben quattro volte in un week end, la metà in Taxi (alla fine del concerto sarebbe stato impossibile tornare a Girona, sede del nostro bellissimo hotel a quattro stelle). Nella stazione dei bus (Barcellona Nord), ci sono parecchi armadietti dove poter custodire il vostro bagaglio, per evitare di portarvelo appresso. Ci sono “slot” più piccoli, che costano 3 euro e quelli un pò più grandi a 3,50 euro.

IL CONCERTO DEI DEPECHE

Sabato lo abbiamo dedicato al concerto, che si è svolto al Palau Sant Jordi, una bellissima ed immensa struttura, ricca di bar e soprattutto di cessi. Per la serie: quando si vive in un ambiente civile. Civiltà, una parola che mi sta molto a cuore e che mi fa ricordare una coppia di ragazzi gay che si accarezzavano amabilmente (non sono ironico !) in una panchina vicino La Pedrera, quindi in una zona centralissima e alla luce del sole, senza che nessuno gli rompesse i coglioni. Il mondo come dovrebbe essere…

Inutile dire che il concerto dei Depeche Mode ha rappresentato una immensa emozione per me, dall’inizio alla fine. E’ il mio terzo concerto dei DM: il primo fu a Bologna nel lontano 1998, il secondo a Milano nel 2006. Ovviamente l’ultimo concerto è sempre quello che piace di più, ma ci sono anche fattori oggettivi che mi consentono di dire ciò: a Bologna piovve per tutto il pomeriggio, entrammo bagnatissimi, ero reduce del mio primo volo in aereo e quindi non ero in gran forma, ma mi ricordo che ero esaltato come un esaltato 🙂 A Milano stiedi fuori a fare la fila per troppe ore, ma fu un concerto grandioso (Dave a Bologna era reduce da un attacco influenzale), riuscivo a vedere il gruppo molto bene e la sera, con il mio amico Dennis, tornammo a Verona, come se nulla fosse accaduto.

A Barcellona ho assistito ad un grande concerto, noi quattro amici stavamo benissimo, ci siamo dati ai panini prima dell’inizio del concerto (cosa non accaduta nelle precedenti nostre uscite), c’erano steward ovunque (e sono rimasti nella loro posizione per tutta la durata del concerto). Avevi il tuo bel posto assegnato e se non lo trovavi c’erano queste persone che, ovviamente, ti indicavano la tua zona. Prima di entrare si è formata una lunghissima colonna ma, anche da questo punto di vista, l’organizzazione è stata perfetta, perchè appena hanno aperto i cancelli siamo entrati nel giro di pochissimi minuti. L’unica cosa che non posso dirvi/giudicare è quella relativa ai mezzi, cioè non ho capito se la sede del concerto era ben collegata alla città o meno.

SETLIST

A Milano, l’album “Playing the Angel” (bello, ma non quanto l’ultimo) fu protagonista assoluto, visto che, i Depeche, suonarono ben sette canzoni di quel cd. Ovviamente, anche in quel caso, io apprezzai tantissimo la “scaletta”. A Barcellona si è compiuto un piccolo e meravigliso miracolo musicale: le ventuno canzoni fanno parte di sette album dei Depeche Mode, quasi equamente distribuite (ecco dove sta la chicca). Non potevo mai immaginare che avrei ascoltato ben quattro pezzi di “Black Celebration”, l’album del 1986 a cui sono affezionatissimo perchè, il mio amore nei confronti di questa band, nacque sicuramente in quel periodo. Se, a questo, aggiungiamo il fatto che altre nove canzoni fanno parte del loro repertorio antecedente il 1993 (data di uscita di “Songs of faith and Devotion”), ecco spiegato perchè, un grosso e storico fan come me, sabato scorso, si è “leccato i baffi”.

Tengo a precisare che adoro tutta la discografia dei Depeche Mode (che conosco al 98%), ma siamo tutti innamorati dei pezzi storici, pur apprezzando gli ultimi capolavori. Un’altra cosa che mi è piaciuta tantissimo è stata il sentire dei nuovi suoni derivati dalla chitarra di quel pazzo di Martin Gore (il componente della band che adoro di più). I live regalano spesso, ovviamente, queste “variazioni sul tema”, ma stavolta ho notato delle bellissime novità (magari a Milano non ci ho fatto caso, ma non credo). Insomma non vedo l’ora di gustarmi il dvd. Ultime note “sfuse” (ma parlerei dei Depeche sino a domattina): l’età media della gente che affollava il palasport era media (gente sui 30-40 anni, quindi niente bimbiminkia versione concerto o lolite che si aggiravano); mi ha stranizzato parecchio l’assenza di un singolo recente come “Peace” e, soprattutto, sono rimasto un pò deluso per non aver sentito “Just Can’t get Enough”, che rappresenta  la mia canzone preferita, soprattutto nella versione live. Certo, è impossibile che un gruppo, che ha più di ventanni di carriera alle spalle e che ha sfornato una miriade di canzoni stupende, ti vada a suonare tutte le canzoni che ami. La bellezza dei Depeche Mode sta proprio qui, cioè non esiste una canzone che non conosco, qualcosa che mi consenta di fare come la bella signorina biondina quarantenne che avevo dietro, cioè sedermi in attesa dell’ “Enjoy the Silence” di turno che mi rifaccia esplodere o della splendida “onda” fatta con le braccia quando è il momento di “Never let me down again”.

BARCELLONA

Domenica mattina sveglia presto e via verso Barcellona. Abbiamo trovato una città bagnata dalla pioggia ma, per fortuna, la giornata poi è diventata meravigliosa e solare. Ovviamente abbiamo visto la famosa strada “La rambla” e fatto un bel giro, purtroppo senza mio fratello, che è tornato in sicilia all’alba. Per fortuna non ero solo (incredibile ma vero) e, come detto, c’era, con me, il mio amicone Simone, che è stato un ottimo compagno di viaggio. Sono contento dei miei amici. Dopo essere stato una settimana in Croazia con Davide, adesso ho trascorso un week end con Simone. Intesa perfetta. Sono in queste occasioni che ti rendi conto quanto è meravigliosa l’amicizia e la sintonia che nasce spontanea grazie ad essa.

Ho mangiato una discreta paella (ma mi aspettavo un piatto molto più buono), non mi sono fatto mancare la colazione all’inglese e tutto è filato liscio, sino al rientro a Bergamo. Abbiamo lasciato una giornata estiva (c’era gente che andava in giro in maniche corte), e abbiamo trovato la pioggerellina amorosa dudù dadadà.

Bella Barcellona, ve la consiglio. Simpatici anche gli spagnoli (ci intendiamo facilmente grazie alla lingua non completamente diversa, come l’inglese o il tedesco, per esempio). Solita autodomandona quando il Mobys viaggia : ci tornerei ? Non ne vedo il motivo, sinceramente. Barcellona, ripeto, è una bellissima città, ci sono tantissime cose da vedere (il mitico stadio “Camp Nou” l’ho visto solo da fuori), ma non ci tengo a tornarci (a differenza di Londra). Insomma, secondo il mio modestissimo avviso, la città catalana, dopo averla vista una volta, puoi ritenerti soddisfatto. Ovviamente, in un week end, puoi avere soltanto un ottimo “assaggino” 🙂

I citrulli di Facebook.

Come disse un famoso filosofo greco: “finchè esisteranno i citrulli, ci saranno anche gli acchiappa citrulli”. Questo mio post non è il solito articolo del Mobys, ma un invito a non entrare nel tunnel dei rincoglioniti.

Ho notato che parecchie persone hanno letto e leggono il mio articolo “I Filtri di facebook”, che scrissi, a suo tempo, di corsa, ma che, evidentemente, risulta utile a qualcuno. Già che ci sono, vi invito a scrivermi in privato se avete dubbi: non sono un esperto del web, ma, se posso, sarò lieto di dare una mano.

Parlavamo di citrulli. Ecco, in questi ultimi giorni, mi sono stati segnalati due gruppi altamente idioti ma che, malgrado ciò, hanno coinvolto anche qualche amico mio, ad ennesima conferma di quanto ho detto più volte: la gente si rompe le palle a leggere un blog, ma non c’è problema se c’è da passare per idioti.

Ovviamente non discuto sulla marea dei gruppi stupidi di cui facebook è pieno: ognuno è libero di cazzeggiare e di trascorrere il tempo come preferisce, ma, per favore, ragazzi: “occorrono 10.000 firme altrimenti fb diventa a pagamento” ??? ahahahahahah. Ma è difficile capire che si tratta di una mega bufala, l’ultima (ma non ultima, purtroppo) delle tante minchiate di cui internet è vittima ? Per non parlare del gruppo che ti consente di avere l’account Vip !

Quante risate mi sono fatto oggi, anche se ci sarebbe da piangere, perchè vedo gente che ancora ci casca clamorosamente. Qualcuno mi potrebbe dire: “embè, anche quando, che succede ?”. Succede che, il creatore del gruppo-fuffa, ha la possibilità di vendere gli spazi pubblicitari, grazie al fatto che è riuscito a racimolare mille, duemila, tremila iscritti. Vende spazi anche tramite i bellissimi messaggi che poi, magari incazzandovi o magari senza nemmeno farci caso, provvederete a cancellare in fretta e furia.

Pensate se gli iscritti raggiungono quota diecimila ! Di conseguenza voi (citrulli), pur senza volerlo, date una grossa mano al truffaldino di turno. Nella migliore delle ipotesi, c’è qualcuno che vi sta prendendo per il culo e vuole vedere a che livello arriva (ma sarà bloccato da facebook stesso, è solo questione di tempo).

A me fa incazzare l’ignoranza che serpeggia nella rete. Ma dove siete stati fino ad oggi ? Nelle caverne ? Non vi ricordate del messenger che sarebbe diventato a pagamento (con l’omino che avrebbe cambiato colore) ? e che dire del bimbo morente che ha bisogno di email-spam per vivere altri due mesi ? Per finire alla classica catena di Sant’Antonio formato www, che ti invita a mandare “questa email a sette persone perchè altrimenti la sfiga ti perseguiterà”.

Sveglia ragazzi. Liberissimi di usare quel videogames che è Facebook, ma evitate di cliccare a cazzo e, già che ci sono, invito qualche mio caro amico a smetterla di invitarmi a Farmville. La legge è uguale per tutti, non ci sto niente a cancellare il contatto e a bloccare la persona, amico, fratello, sorella, prete, chiunque sia. Sapete già che uso Facebook solo per ricevere ed inviare messaggi, sapete anche che ogni tanto intervengo quando mi appare davanti agli occhi un raro caso di discussione seria, quindi non cercate di coinvolgermi nei giochetti del minchio. Io non sto attraversando un periodo di incertezza, mi sono semplicemente rotto le palle.

Un bellissimo gruppo, dove si parla delle bufale di Facebook, ha il seguente indirizzo : http://www.facebook.com/group.php?gid=48129754519

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