DAL CANNOLO ALL'AMARONE

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Shout! 2009: ennesimo capolavoro !

Glielo dovevo a Shout! un commento positivo, dopo che il temporale dell’anno scorso rovinò la festa organizzata presso un agriturismo di Sant’Ambrogio. Sabato sera mi sono proprio divertito: Shout! si è confermato la migliore manifestazione musicale di verona e provincia. Non c’erano le simpatiche donnine che facevano lo spogliarello e non c’erano le “Diplomettes” che ci deliziarono l’orecchio, come tre anni orsono, ma c’era musica travolgente unita alla piacevolissima sensazione di stare in mezzo a gente simpatica. Per fortuna i fighetti si tengono lontani, probabilmente vanno a farsi fottere in qualche discoteca o negli appositi party organizzati appositamente per adolescenti e affini, neopatentati, figli di papà e teste di cazzo.

A destra cercherò di inserire qualche video, ovviamente preso da youtube, relativo ai gruppi che hanno suonato sui due palchi di Shout! Io ho realizzato qualche breve filmato, postandolo su facebook, ma l’audio è pessimo. Due dei video che vedrete si riferiscono a concerti svolti in altri posti (mentre quello relativo ai The Attention è stato girato proprio sabato da un’altra persona), ma ci tengo ugualmente a farvi rendere un’idea dell’autentico spettacolo musicale a cui ho avuto la fortuna di assistere sabato.

In cima alle mie preferenze metto senz’altro la band australiana “Juke Bartone & The Swamp dogs”: autentici trascinatori, impossibile trattenersi dal ballare. Mi sono piaciuti parecchio anche gli austriaci “The Attention” (rhythm & blues) e gli americani “World / Inferno Friendship Society”,  in cui cantava il batterista del mitico duo Dresden Dolls (quelli di “Coin Operated Boy”, che ascolto sempre quando accendo il mio ipod). Un gruppo casertano, che suonava rock & roll e dei pazzi messicani (“sarà una noche molto violentaaaaaaa”), invece, non mi hanno esaltato più di tanto, ma è stato meglio così perchè in questa maniera ho avuto modo di bermi una birrozza che ci voleva come il cacio nei maccheroni. Fermo restando che la Nastro Azzurro bevuta a Londra resta la numero uno: alla faccia dei miei detrattori :-))

La Notte Bianca di Caldiero e la … buonanotte di Sant’Ambrogio…

Dalle mie parti si chiamano feste, a Verona si chiamano sagre. Da qualche anno a questa parte, è nata anche la “notte bianca”, ovvero in città (o in paese) si consente ai negozi di rimanere aperti tutta la notte (almeno in teoria), vengono organizzati svariati concerti lungo le vie, si mangia, si beve, si guardano gli artisti di strada e, da qualche parte, si può anche entrare nei musei.

Ieri sera ho avuto modo di conoscere la  “Notte Bianca” di Caldiero. In effetti, il paese delle Terme di Giunone, non è paragonabile a posti come Villafranca o Isola della Scala, ma è apprezzabile comunque l’idea. Tutto si svolgeva nella piazza del municipio e l’organizzazione ha sapientemente reso appetibili le seppur limitate iniziative, dando ai “veciotti” la possibilità di stare insieme e ballare il liscio (suonava una di quelle orchestre che vediamo anche in tv su Canale Italia) mentre, ai più giovani, veniva consentito di fare il bagno nelle bellissime piscine delle Terme, in piena notte. Mi dispiace essere ripetitivo, ma continuo ad applaudire questo genere di iniziative così come, parallelamente, continuo a criticare lo spirito cadaverico che regna sovrano nel mio carissimo paese Sant’Ambrogio dove l’unica occasione di aggregazione è costituita dal rosario recitato ogni mercoledì di maggio e dove certe sessantenni fanno footing la mattina alle sei parlando a voce alta e ridacchiando come puttane nigeriane.

Nella piazza di Caldiero c’era sicuramente tutto il paese: ho avuto difficoltà a trovare posto per sedermi e mangiarmi il mio buon risottino al tastasal, perchè la gente stava sui classici banconi da sagra a ridere e chiacchierare, tra patatine fritte e l’anguria offerta da una ditta della zona. La parte relativa alla piscina non l’ho vista, ma sono sicuro che c’era un’atmosfera magica anche lì e mi viene quasi nostalgia pensando alla stagione dei primi amori. Chissà ieri sera, nella bellissima notte di Caldiero, quanti ne saranno sbocciati…

E’ una questione di organizzazione e di mentalità positiva che qui, ripeto, non abbiamo. Non c’entra la Valpolicella perchè, l’anno scorso, a San Pietro Incariano (paese attiguo a Sant’Ambrogio), ci fu una bellissima Notte Bianca, con musica adatta soprattutto ai giovani e una marea di gente (anche in quel caso era tutto concentrato in una piazza). Perfino a Gargagnano, frazione del capoluogo, come ho scritto in qualche articolo precedente, la “Pro Loco Dante Aligheri” è riuscita ad organizzare una bellissima “Sagra delle Ciliege”, dove ho potuto gustare una costata di ottimo livello. Fra l’altro, tale Pro Loco, mi ha veramente colpito in positivo, perchè ha mostrato una capacità organizzativa davvero rara (ieri, per esempio, abbiamo aspettato 40 minuti per un risotto, ahi ahi ahi signora Longari).

E allora viva le Notti Bianche e viva tutti i paesi, da nord a sud, che organizzano qualcosa per aggregare le persone, soprattutto i giovani. Per fortuna Sant’Ambrogio rappresenta solo una pecora nera in un contesto, quello di Verona e provincia, dove la gente e i politici fanno in modo di non sentirsi vecchi…a trentanni. Oddio, come sempre, c’è politico e politico. Penso, per esempio, al sindaco di Negrar (rimaniamo in Valpolicella), il quale ha negato i permessi necessari per organizzare il SoundPark, una delle migliori rassegne musicali della provincia. “Il quartiere di Arbizzano si lamenta per il casino”, avrebbe tuonato l’illustre primo cittadino. Che abbia origini ambrosiane e sia nato vecchio anche lui ? Probabile….

Hanno rotto il mio giocattolo preferito.

L’Avellino, a causa dei milioni di debiti accumulati, non si iscriverà al prossimo campionato di Lega Pro, ma ripartirà dai Dilettanti. La notizia, appresa venerdì scorso, ha rappresentato, per me, un’autentica mazzata.

Tifo per la squadra irpina da quando avevo sette anni. Ricordo ancora, come se fosse ieri, il giorno in cui mio fratello mi diede l’album dei Calciatori dicendomi: “adesso scegliti una squadra”. La prima era l’Ascoli, scartata perchè bianconera come la Juve, la seconda l’Atalanta, esclusa perchè neroazzurra come l’Inter, la terza era l’Avellino: la sua bellissima maglietta verde mi colpì subito. Fu amore a prima vista. Ascoli, Atalanta, Avellino… Ecco perchè sono sicuro che la mia passione calcistica è nata durante la stagione 1978/79 (considerato che l’album esce a gennaio, direi che stavo per compiere il settimo anno di età).

1979-2009. Trent’anni di tifo ininterrotto. Ovviamente, quando diventai grandicello, ebbi modo di capire che la mia squadra non poteva mai contrastare la Juventus, non avrebbe mai vinto lo scudetto e non sarebbe mai andata in Europa. Ma non mi è mai interessato questo. Ero convinto che, prima o poi, sarei riuscito a tagliare il cordone ombelicale che mi legava alla squadra biancoverde, ma non è mai successo, nemmeno dopo la cocente retrocessione in serie B, dopo dieci anni di serie A che, ripeto, mi sono goduto poco e niente, essendo un bambino (però ricordo le radiocronache di “Tutto il calcio minuto per minuto” e le sfide “sentite” contro la Juve di mio fratello).

Tutto cancellato causa debiti. L’Unione Sportiva Avellino 1912 non esiste più, fra qualche settimana verrà decretato il fallimento. Molti tifosi dicono che, la nuova società, che ripartirà dai dilettanti, non gli appartiene. Io non ci credo. Col tempo, le società rinate, acquistano il “marchio”; così è stato per la Florentia, che è diventata nuovamente Fiorentina, così è stato per il Napoli Soccer, per il Città di Palermo, ecc. Nessun tifoso, delle tante squadre fallite, pensa all’anno di nascita. Prendiamo l’esempio dei miei ex concittadini: il Palermo è rinato nel 1987 e adesso, grazie a Zamparini, si gioca un posto in Champions. A nessuno fotte niente che si tratta di una società che non c’entra nulla con quella nata ad inizio secolo scorso. La cosa è ovvia, i tifosi si esaltano per i risultati, non certo per la data di nascita.

Il mio problema è un altro, la mia profonda angoscia nasce da altri aspetti. La Serie D è un inferno. Seguirla da residente ad Avellino ( o comunque in Campania) è un discorso, seguirla da Verona è ben altro. L’ho scritto nel mio amato forum di tifosi avellinesi. Ho intitolato il mio topic “obiettiva difficoltà a seguire le gesta della squadra”. Possiamo prenderci per il culo, dicendo che la propria squadra va tifata anche in Eccellenza, ma, se ci riflettiamo un attimo, dobbiamo avere l’onestà di dire che, scendendo in serie D, muore una parte di te, cioè l’uomo-tifoso. L’Avellino giocherà nei campetti campani, in stadi piccoli, in ambienti infuocati e risalire la china è difficile e, soprattutto, non scontato ! Può darsi che, fra un anno, torneremo in Serie C2 e allora inizieremo nuovamente a vedere la luce. Ma, sino ad allora, sarà un incubo.

Mi hanno rotto il giocattolo preferito, mi hanno portato via l’unico grande amore della mia vita. Mi hanno portato via una passione, un’emozione che è stata sempre grande, a prescindere dai risultati. Quest’anno, per esempio, siamo retrocessi, ma mi sono divertito un mondo a vedere tutte le partite in diretta su Sky: c’era il franco algerino Mesbah, c’era Sforzini, c’era Venitucci dalla Juve, c’era De Zerbi, c’era il grande mister Campilongo (infatti approdato ad Empoli). Adesso ci saranno i risultati appresi dal televideo, giocatori e mister perfettamente sconosciuti, gol che non vedrò mai. Già in serie C si gioca un calcio qualitivamente scarsetto, pensate nei dilettanti. Cosa farò, adesso, nei week end invernali ? un cazzo ! E’ come se togliessero la tv ai veciotti. Ho già disdetto l’abbonamento al pacchetto-Calcio di Sky, perchè un conto è seguire la serie A sapendo che, da qualche parte (serie B, serie C), ci sei anche tu, un conto è vedere giocare gli altri, pensando che, la squadra per cui hai tifato per trentanni, non esiste più, è stata cancellata da un momento all’altro.

In queste ore di immensa tristezza, un grosso aiuto mi è stato dato da due componenti: gli amici, che mi hanno letteralmente trascinato fuori e una nuova console: ebbene sì, ho comprato la Nintendo Wii (fa pure rima). Ieri, armato della mia buona dose di depressione calcistica, sono andato all’Auchan per comprare un micro onde. Passo davanti allo scaffale delle console e vedo un bambino che dice alla mamma “guarda è l’ultima”. A quel punto, non ci ho pensato due volte: ho preso la wii (che, prima di ieri, non pensavo minimamente di comprare !) e l’ho messa nel carrello ! “Tiè bimbino, digli all’impiegato che ne porta altre. Ah ma non c’è ne sono più ? devono arrivare ? aaaaaa peccatoooooooo, mi dispiaceeeee, questa è MMMMMIA”.

Devo dire che, nei pochi minuti in cui l’ho utilizzata, sabato pomeriggio, mi sono divertito come uno scemo, sudando come un vitello orbo giocando al tennis o correndo con Mario Kart usando l’apposito volantino. La grafica non è da mettere a paragone con l’xbox 360, ma il divertimento è tanto. Non mi ricordo un gioco così divertente e spettacolare come Mario Kart. Certe volte la semplicità ti fa divertire più della spettacolarità. Fermo restando che Arisa è una testa di cazzo.

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