Il Perozzi e la “constatazione del nostro nulla”.

Sono passate due settimane dal mio breve viaggio a Londra e devo ammettere che, la capitale del Regno Unito, mi manca più in questi giorni che subito dopo esser tornato, ovvero quando scrissi l’articolo che avrete sicuramente già letto. Questa è una sensazione normalissima che, peraltro, ho anche quando torno da Palermo o da altri luoghi che ho (o mi sono entrati) nel cuore. Quando torni pensi a “ripartire” (anche perchè, spesso, viaggio fa rima con ferie lavorative) e, seguendo una delle regole principali scritte nel “manuale di sopravvivenza”, cerchi di dimenticare in fretta il sollazzo, altrimenti i ricordi ti sopraffaggono e giunge puntuale la classica depressione da ritorno a casuccia (e soprattutto a lavoruccio, con i collegucci e le collegucce che ami come prima, più di prima).

A mente serena, fresco (per modo di dire…) e riposato, ammetto che Londra mi manca. Ripeto, oggi più di ieri. Vorrei tornarci anche domani ? no, non avrebbe senso o meglio avrebbe lo stesso senso di un semplicissimo palliativo, di un bicchiere d’acqua e zucchero spacciato per medicina miracolosa che ti guarisce in un baleno. Discorsi tristi ? Non lo so, è una riflessione che facevo ieri. Non credo di essere triste (e semmai lo fossi sul serio, non starei certo a pubblicare le mie emozioni più intime su questo blog) ma ieri, mentre facevo un giretto al mercato del mio paese, decisi di entrare (dopo chissà quanti secoli) in Chiesa. La Messa era finita e i fedeli erano già andati in pace, ed io indossavo la mia classica divisa da week end, cioè pantaloncino e sandalo, che fa tanto francescano-geox. Secondo me, sedersi sui banchi di una Chiesa vuota, ogni tanto, fa bene, perchè fai come Tom Cruise in “Minority Report”, cioè ti appaiono, davanti agli occhi, tutte le tessere della tua vita, passata e presente, e pensi “anvedi questo”, “anvedi quello”.

Ieri il tutto era condito dagli immancabili BS, ovvero i bimbi scassaminchia che devono giocare appena fuori il portone della Chiesa. Dico, avete dodici miliardi di metri quadrati dove andare a rincorrervi, proprio davanti ad un luogo di culto dovete rompere i coglioni ? Ma pazienza, la mamma era impegnata con Don Abbondio per chiedere consigli e, forse, per sentirsi dire che, se tradisci col tuo vicino di casa, non è peccato se costui ce l’ha più lungo di tuo marito.

Le grida gioiose dei buteletti vennero interrotte dalla visione che ebbi dell’Arcangelo Perozzi, il quale mi ricordò una sua vecchia teoria, espressa in un episodio di “Amici Miei”, ovvero “la constatazione del nostro nulla”. Ecco perchè mi venne in mente Londra: ero (ma lo sono da due settimane), nella perfetta situazione “testa e croce”. Da un lato il mondo, la vita, la gente, la gente che si fa i cazzi suoi (per davvero), la gente che scende e che sale nella metropolitana, la gente nera miscelata con quella bianca, la gente orientale miscelata con quella anglosassone; la ragazza che butta giù la bici e si distende a prendere il sole al St. James Park, si toglie la maglietta e sta in costume perchè sa che tanto nessun cretino andrà lì a romperle i maroni. Dall’altro lato, il nulla.

Paragonare Londra alla Valpolicella sarebbe da stupidi, così come sarei un mero idiota se paragonassi i giorni di vacanza trascorsi con mio fratello al mio quotidiano, fatto di lavoro, casa e qualche uscita serale nel week end. Il paragone non sussiste e non voglio dire che andrei a vivere a Londra anche domattina. Ci mancherebbe altro (però ho imparato che l’acqua naturale si chiama Still Water ! ahahah). Quello che mi brucia è, appunto, il dover constatare che il tanto nulla che ha accompagnato questi miei ultimi anni di vita veronese, mi ha portato a non avere più alcuno stimolo. E il niente che mi continua a circondare, i segnali, anche minimi, che NON mi giungono da nessuna parte, non fanno altro che peggiorare la situazione. Quello che oggi, per me, è Londra, ieri era Palermo, una città piena di gente che faceva shopping natalizio. “Vita” e “non vita”.

Nella vita, è tutta una questione di stimoli. Gli stessi stimoli che mi hanno sempre portato alle sagre, nei pub, a teatro, ai concerti, spesso in solitudine ma sereno e pieno di voglia di fare e di vivere. Ora mi sono rotto i coglioni, non so come meglio dirvelo. Poco british ma, spero, ugualmente chiaro. Non sono più interessato agli inviti fini a se stessi, perpetrati da gente che mi chiama quando è sola ma che non mi caga quando è in compagnia (specie se femminile, ovviamente); sono stanco di vedere due volte l’anno certe persone, una volta col maglione e l’altra in costume, di ricevere quei cazzi di sms di Buon Natale.

Sono stanco di trascorrere le domeniche senza far nulla e di andare alle sagre, come feci sabato scorso (ottima quella di Gargagnago, una frazione molto più viva del capoluogo Sant’Ambrogio) e di sedermi accanto, gomito a gomito, a gruppi di gente che ride, scherza, mangia e si diverte. Ma come porcaputtana è possibile che solo a me non riescano certe semplicissime cose ?

Perchè la gente vive in un perenne stato comatoso in cui sta trascinando anche me ? Perchè questa tristezza generale, questa immensa voglia di non ridere, di non divertirsi, di non fare un cazzo ? questo vivere da morti, questo non rispondere a mie semplici provocazioni/idee ? Come fa la gente a vivere pensando di campare cento anni, pensando che c’è sempre tempo per tutto, pensando che forse domani tromberò o, al limite, lo farò dopodomani, pensando che tanto non c’è un cazzo da prendere in questo mondo, quindi meglio rassegnarsi ? Io, quasi quasi, li invidio.

Nei mesi scorsi ho parlato bene di un gruppo teatrale che, una volta, a Fumane, mi fece trascorrere una serata divertente. Scritto articolo su questo blog (letto più volte, secondo le statistiche del blog), scritta email. Risposta ? nessuna. Cosa dovevano dirmi ? “Caro Vincenzo, ti ringraziamo delle tue parole e del tuo sostegno, adesso puoi andartene affanculo”. Quanto tempo occorre ? dieci secondi. Per non parlare della più recente Elly Zampieri, candidata sindaco nel mio comune (dove, ahime, è stato rieletto il vecchio sindaco…). Sapete cosa ho fatto, dopo tante belle parole ? Ho votato il candidato leghista. Perchè ? perchè, dopo il mio articolo, scrissi due parole di sostegno (incentrando il mio pensiero soprattutto sul discorso “non disperdete questo patrimonio dopo il voto”). Risposta ? Nessuna. Cosa dovevano dirmi quelli del PD locale ? “ Caro Vincenzo, ti ringraziamo delle tue parole e del tuo sostegno, adesso puoi andartene affanculo”. Quanto tempo occorre ? dieci secondi. E quanto tempo occorre per rispondere ai miei sms ? Perchè io ci sono sempre, comunque e ovunque e gli altri no ? Perchè la gente è sempre impegnatissima ma io rispondo sempre ? Vuoi vedere che sono l’unico al mondo ad avere tanto tempo libero ? A volte mi viene il dubbio e penso “ma la gente va a cagare, o lo faccio solo io ?”; vedete che via sms non si sente il puzzo della merda, forse non ve l’hanno mai detto !

Si ha la bellissima faccia tosta di non rispondere ai miei sms, alle mie email, ai messaggi che invio tramite quel (falso) social network che è facebook. Si ha la faccia tosta di contattarmi solo quando si hanno problemi, solo quando si è litigato col genitore o con il moroso o la morosa. E che sono, Babbo Natale ? Perchè mi sorbisco i cazzi della gente e nessuno muove un dito per me ? Dove andate la domenica ? State tutti e tutte a casa a guardarvi film porno, pop porno, pop porno ? Andate ai giardinetti ? Andate a pestare un negro o un terun? Vivere da single non è malaccio, ma devi avere un mondo attorno che gira. Attorno a te o tre metri più in là, ma deve girare. E quando il mondo attorno a te gira, riesci a goderti maggiormente i tuoi spazi, i tuoi momenti di solitudine, magari ti viene anche la voglia di farti un viaggio da solo ma anche di organizzare una cenetta a casa tua per vedere, tutti insieme, la partita dell’Italia. 

Il problema è che mi sono stancato. Domani, probabilmente, la penserò in maniera diversa, ma oggi la penso così. Troppe uscite in solitaria, troppi rospi da digerire, vedi la già citata indifferenza generale (certi miei “grandi amici” manco si sono resi conto che sono andato a Londra), vedi certe mie “grandi amiche” che vanno ai concerti che distano 100 metri da casa mia senza dirmi MAI nulla, vedi la tanta gente che legge queste pagine senza mai scrivermi. Non dico scrivere interventi ma dimmi, in privato, cosa cazzo pensi. E’ mai possibile che si leggano SEMPRE passivamente le idee altrui ? Ma sapete che vi dico ? a parte quei pochi “eletti”, tutti gli altri potete andarvene affanculo. E dico TUTTI. Ecco, la risposta che dovevano e potevano darmi in tanti, ve la scrivo adesso io. Posso solo mandarvi a cagare, non mi interessa più la vostra filosofia asociale del cazzo secondo la quale, comunque la si metta, è sempre colpa mia. Il tempo delle mele è finito e, come dice il mio collega Turiddu a fine giornata lavorativa: “è stato un piacere lavorare con lei”. Potete liberare un posto nella vostra rubrica telefonica 🙂

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