Londra: tutti i colori del mondo.

Ed eccomi di ritorno dal magnifico ponte del 2 giugno trascorso a Londra. Bellissime queste vacanze inaspettate (era previsto solo il semplice ponte di lunedì, invece non ho lavorato nemmeno giovedì e venerdì !) e stupenda questa breve ma intensa sortita in terra anglosassone.

Avevo detto, nei giorni antecedenti alla partenza, che speravo di “staccare la spina”, cioè di rilassarmi, svagarmi e non pensare alle fatiche lavorative. Ebbene, la prima considerazione che faccio riguarda proprio questo: andando in una città come Londra, non solo si stacca la spina, ma anche il contatore ! 🙂

Da quando son tornato a Verona (ieri), mi scorrono idealmente, davanti agli occhi, tantissime diapositive. Ed è così che voglio raccontarvi la “mia Londra”, cioè questo mio viaggio speciale, la terza volta che varco i confini dell’Italia e la meta più distante raggiunta nei miei 37 anni di vita.

L’unica nota negativa è rappresentata dal concerto dei Depeche Mode annullato. Sarebbe stato il sabato sera più bello dei miei ultimi anni. Fra l’altro, andando a zonzo con mio fratello, abbiamo anche visto, fra le tantissime cose, l’Arena O2, ovvero il luogo dove si sarebbe dovuto svolgere il concerto. Una struttura immensa, ricca di centri commerciali, dove, finalmente, non avremmo fatto, sicuramente, lunghe ed interminabili file per entrare ed assistere al concerto.

Ma torniamo alle “diapositive”. Bellissimo arrivare alle 18 (dopo appena due ore di volo. Fra l’altro a Londra le lancette si devono mettere un’ora indietro) e, un paio di ore dopo, vedere il Big Ben, London eye (la “ruota”) e Piccadilly Circus. Avevo ancora il bagaglio a mano con me, ma praticamente volavo, preso da un entusiasmo direi quasi bambinesco e agevolato non poco dal fatto che mio fratello e sua moglie conoscono già la cittadina inglese.

Questa è stata una componente positiva e fondamentale del viaggio: non conoscendo l’inglese (posso pronunciare qualche parolina ma non capisco nulla di quel che dicono), avevo un pò di timore e devo dire che le mie non erano paranoie infondate. E’ vero che a Londra va chiunque, anche chi conosce solo il padano, ma devo dire che sarebbe importante conoscere qualche parolina base. Conoscere la lingua bene, secondo me, è impossibile, se non si hanno rapporti lavorativi con inglesi o se non ci vai a vivere. Ecco, dopo questa mia breve esperienza, devo dire che mi è dispiaciuto non conoscere qualche parola e di non aver comprato un utilissimo traduttore simultaneo. Sbagliata, quindi, la politica del “siccome ho paura di guidare, non porto nemmeno la bicicletta”. Mi sarebbe bastato poco, ovvero capire in che direzione è quella tale cosa o stupidaggini tipo ordinare l’acqua naturale (nell’unico giorno in cui ero da solo, ovvero quello della ripartenza, mi è stata portata una bottiglietta di acqua frizzante, che odio peggio dei francesi) o, per dire, aggiungere i fagioli nella colazione.

Quante volte ho sognato questa “english breakfast”, forse dai tempi in cui andavo a scuola e iniziai a studiare l’inglese. Sembra assurdo mangiarsi uova, bacon, salsiccia, fagioli, toast imburrati di mattina, ma è una cosa spettacolare, perchè non arrivi a pranzo col sangue agli occhi (un concetto che mi fu espresso anche da una ragazza italiana incontrata in Croazia) e vi posso garantire che il tutto è (incredibile ma vero) più digeribile di un’arancina “a carne”.

Le prime diapositive bellissime riguardano, quindi, il ritrovarsi con una buona compagnia che ha, fra l’altro, un’infarinatura su come funziona il “tubo”, cioè la metropolitana (da solo avrei avuto mille problemi, infatti non credo che ci sarei mai andato a Londra), il fatto di viaggiare con mio fratello (con cui potrei andare ovunque), il vedere monumenti stupendi subito dopo essere atterrato e la colazione all’inglese.

Ma non finisce qui. La graduatoria dei premi oscar è lunga e, sicuramente, mi dimentico qualcosa. Quando ti piace tutto di una cosa, come fai a ricordarti le note più belle o a fare una sorta di graduatoria ? In ordine sparso, quindi, vi dico che mi è piaciuto il sistema dei mezzi di trasporto, davvero incredibile (metropolitane, bus a due piani, battelli sul Tamigi), tutti mezzi che puoi prendere senza fare file, calpestare gli altri, dare calci in culo, ecc. Probabilmente questo incide su un’altra cosa che notai: una sorta di “rilassatezza generale”. Abbiamo avuto sempre a che fare con persone garbatissime. Da quando sono arrivato, al check in prima di tornare a Verona, tutti, dico tutti, mi rispondevano (e ci rispondevano) a modo, anche se il mio inglese, ripeto, è mooooooolto scadente. Non ho visto nessuno infastidirsi, offendersi, mostrare cenni di insofferenza, per la serie “se non sai l’inglese sono cazzi tua”.

Una cordialità diffusissima e una civiltà mai viste prime, altro che croati sempre inkazzosi. Possono esserci pochi cestini ma i marciapiedi sono sempre puliti, perchè continuano a passare sia gli omini con il classico bastone raccogli carta, sia, addirittura, la macchinetta che spazza. Ovunque vai trovi cessi, peraltro a gratis. Ovviamente non tutti sono il massimo della brillantezza ma pisci, che poi è la cosa più importante. E se proprio devi fare qualcosa di più impegnativo, puoi stare sicuro che trovi un cesso più pulito oppure entri in un centro commerciale a cinque piani e ti “rilassi”. Scusate il discorso di merda ma, secondo me, il poter andare a pisciare rappresenta una componente fondamentale della ricettività di una città. E quando hai i mezzi che funzionano come un orologio svizzero, i bagni pubblici e i posti dove mangiare, cosa vuoi di più dalla vita ?

In qualsiasi zona trovate una marea di gente. Gente che mangia, gente che si sdraia nel prato (altro che multe…), gente che beve, gente che sta nei bar o nei pub senza che si sente pressata, senza che si senta dire “prendete qualcosaltro ?”. Incontri tutte le razze del mondo, incontri persone di colore eleganti e perfettamente integrate (noi ancora siamo alla fase dell’offesa perchè Balotelli, in quanto nero, non può essere italiano !), tante belle orientali (mai vista una così alta concentrazione di figaggine giapponese, coreana, cinese e affini), tantissima gente che sente l’ipod, gente che si legge il giornale, nessuno che fa casino, grida, blatera, si spintona, ecc.

Mi faceva sorridere la posizione da assumere quando si sale o si scende dalla scala mobile: devi stare alla tua destra, in modo da agevolare le persone che hanno fretta e che devono scendere o salire di corsa. A Roma puoi scordarti una cosa del genere e se, fra cento anni, faranno la metropolitana a Palermo, immagino già la scena (“ma chi premura avi ? cià calari a pasta ?”).

Insomma, cari amici miei, a Londra ognuno si fa i cazzi suoi. Ma se li fa davvero, non come accade in certe zone della nostra amata Italia, dove la gente addirittura gode sentendosi definita  “fredda”, anzichè vergognarsi altamente e ammettere che si è solo dei bei paesanotti, per dirla alla Attila. Puoi andare in giro in mutande e a nessuno gliene fotte. In una stazione della metro c’era un personaggio dello staff che indossava la sua bella divisa e aveva i capelli stile punk assurdo (cioè rasati ed una cresta centrale alta): noi appena vediamo un “rasta” lo prendiamo per comunista drogato. Entri all’Apple Store, trovi una marea di portatili accesi collegati ad internet e navighi aggratis. Trovi il manager che va di corsa e cerca qualche informazione e trovi un tizio che sta dando una sbirciata a certi bei culoni negri, ma a nessuno interessa nulla (io stesso ci gettai lo sguardo perchè mi stavo avviando in un pc che era vicino a lui).

L’ultima diapositiva la voglio dedicare ai panini di Subway. La catena Subway è ormai leader nell’industria dei ristoranti veloci ed offre sicuramente un’alternativa sana ai normali fast food. Mi stupisco come mai non ci sia un posto del genere a Verona. Fanno ottimi panini (fra l’altro usando anche pane stile “italian” che non trovo nemmeno in Veneto !) e, ogni panino, è preparato esattamente come lo desidera il cliente ed al momento dell’ordine, cioè niente di confezionato, niente sorprese, vedi e scegli tu cosa vuoi metterci dentro.

In molti “sporchi” (per i non veronesi: chioschi dove si fanno panini), direi probabilmente in tutti, fuori c’è una mensola con ketchup, maionese, senape, ecc., così puoi condirti il tuo hotdog o quel che cavolo vuoi, come tu desideri, senza stare a pregare per un pò di ketchup in più. Stessa cosa accade nei bar (mitici Starbucks Cofee), dove sei liberissimo di fare quel che cazzo vuoi di qualsiasi cosa ti diano (in Inghilterra si usa, per esempio, mettere il latte nel the, se ricordo bene).

Bellissimo, tutto bellissimo. Ho mangiato sempre bene, alla faccia di coloro che mi dicevano che, per mangiare, dovevo andarmi a rifugirare in un Mc Donald’s ! Indimenticabile e ottimo il “fish & chips” (piatto tipico del Regno Unito, cioè pesce impanato e patate fritte) servitomi da un angelo di cameriera.

Londra è una città sicuramente caruccia ma a misura d’uomo, dove tutto è grande, dove, come detto, pisci, mangi, ti siedi, dormi, giochi a palla, ti scaccoli, prendi il sole, senti la musica, baci una ragazza, corri, ridi, piangi, insomma dove si fa tutto ciò che, in teoria, dovrebbe essere naturale ma che non abbiamo, bisogna ammetterlo.

Il paragone con l’Italia non è proponibile anche perchè, come ben sapete, io tendo sempre ad evitare accostamenti ridicoli ed infantili, anzi mi scuso se, in questo lungo articolo, me ne è scappato qualcuno. Se così è stato, l’ho fatto per maggiore chiarezza, non certo per dire l’antipaticissima frase “li è meglio di qui”, che non ho mai pronunciato quando sono passato da Palermo a Verona e che non dirò certo oggi, dopo aver visto Londra.

Ci andrei a vivere ? credo proprio di no. Malgrado la lunghissima lista di cose positive, la lingua, per me, rappresenta un handicap troppo importante e anche se non è mai troppo tardi per imparare, preferisco la mia amata Italia e il sapermi spiegare sempre e ovunque. Ci tornerò ? non lo so, in questo momento non ho questo assillo, come lo ebbi quando conobbi Roma (in cui, infatti, ritornai più volte). Roma è più romantica, forse ti rimane più nel cuore. Londra è un altro mondo, c’è poco di romanticismo ma, vi assicuro, c’è da stare bene e da farsi una stupenda vacanza. Mi piacerebbe tornarci per vedere altre cose e soprattutto per godermi dei posti che ho visto troppo di fretta (i giorni erano pochi), vedi soprattutto Hyde Park. Adesso non resta altro che aspettare otto settimane per tornare in ferie, ma stavolta andrò nella mia Sicilia. Scusate gli errori.

COMMENTA

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...