Minestrone di fine giugno.

In questo articolo, parlerò di vari argomenti. Oggi, dopo aver appreso dell’ennesimo premio conferito al film “Gomorra” (un film che, secondo me, resta parecchio sopravvalutato), ho avuto modo di vedermi “The Millionaire” di Danny Boyle (quello di Trainspotting). Bellissimo, ve lo consiglio vivamente. La storia di “Chi vuol essere milionario ?”, versione indiana, mi è veramente piaciuta, anche se la componente utopia è un pilastro abbastanza robusto del film stesso. Ma, ripeto, seppur ricco di qualche assurdità, il film è assolutamente godibile, mai noioso, emozionante e scorre via che è una meraviglia, malgrado i suoi 120 minuti di durata. Voto 7.

Dal cinema alla tv. Fox, oramai, è il canale che vedo maggiormente. Non immaginate quanto mi dia fastidio dover pagare quel cazzo di abbonamento Rai. E’ un discorso vecchio, trito e ritrito, ma io penso: devo pagare perchè ho un apparecchio abilitato a ricevere il segnale radiotelevisivo ? Ok, pago, ma fatemi pagare quello che preferisco, non quello che imponete voi, ovvero le solite repliche della minchia che durano tutta l’estate. Fox è un capolavoro di Tv. Poca pubblicità e tante cose belle da vedere. In attesa del ritorno del Dr. House (trasmesso su Canale 5, altro che Rai), una serie che ha trovato il mio forte apprezzamento è “Criminal Minds” (lunedì scorso, una puntata della vecchia serie, è stata trasmessa su Raidue, quindi potete farvi un’idea). Le gesta della squadra che si occupa di serial killer, vengono trasmesse su Fox Crime. Ma su Fox trovo i Simpson, che guardo sempre, anche se si tratta di repliche, i Griffin (non so quale delle due famiglie mi piaccia di più !!! direi che Homer Simson e Stewie Griffin sono personaggi incredibilmente divertenti) e, da mercoledì scorso, con mia immensa gioia, la nuova serie de “La vita secondo Jim” (dal sottoscritto più volte definita “la vera storia di mio fratello”). In un periodo di repliche, Fox mi regala questa chicca davvero da applausi.

Per la cronaca, il canale di cui vi sto parlando positivamente, fa parte del bouquet di Sky ed è visibile anche da tutti coloro che hanno l’abbonamento “mondo” (cioè il base). Abbonamento che penso di avere tra un mesetto circa quando toglierò, dal mio pacchetto, il calcio. Ho pensato che, 45 euro al mese, sono una cifra spropositata, che “brucia” soprattutto nel periodo estivo (quando Sky potrebbe anche regalare il Cinema !), ma che mi entusiasma poco (rispetto all’esborso) anche durante il campionato, eccezion fatta per le partite trasmesse in alta risoluzione. Il canale HD è un vero spettacolo, ovviamente per chi è in possesso di un Tv predisposto (hd ready): riesci a vedere tutto perfettamente, con una risoluzione nettamente superiore al normale, ma non tifo per una squadra di Serie A e, se proprio mi voglio togliere lo sfizio di vedermi una partita della Juventus, mi comprerò l’evento in pay per view (l’anno scorso, un sacco di partite dei bianconeri, furono trasmesse di sabato e me le perdevo puntualmente, mentre, col digitale terrestre, acquisti solo ciò che ti interessa).

E’ un periodo molto particolare per il calcio: la mia squadra del cuore rischia di scomparire, c’è tempo sino al 10 luglio (ma martedì si sapranno i nomi dei primi “quasimorti”) ed io, sinceramente, non oso immaginare la mia vita senza uno dei miei amori più grandi che mi accompagna sin da quando avevo otto anni. E allora Forza Avellino, anche in serie C, l’importante è continuare ad esistere. La mia simpatia nei confronti di Juventus e Manchester Utd non può diventare amore da un momento all’altro. Il tifo (serio) è qualcosa di particolare, la squadra del cuore non la si può sostituire (a questa età), è ben peggio di una fidanzata. Lo so che può sembrare assurdo ma, per me, è così.

Ad ottobre dovrei (dopo Londra, il condizionale è d’obbligo) andare a vedere i Depeche Mode a Bologna. Biglietti già fatti da mio fratello e quindi ci proviamo di nuovo, in attesa che, il concerto annullato a fine maggio nella cittadina britannica, venga riprogrammato. C’è anche una chances riguardante Barcellona (a novembre), ma è un pò complicata e prevederebbe un tour de force con partenza sabato da Bergamo e ritorno, ovviamente, domenica. Credo che, facendo gli scongiuri, riusciremo a vedere i Depeche dove li abbiamo già sentiti suonare nel settembre del 1998, cioè, ripeto, a Casalecchio di Reno.

La cosa che mi piace pensare è che, mercoledì prossimo, saremo entrati nel mese di Luglio, quindi potrò iniziare il countdown in attesa delle ferie (il 31, a fine giornata lavorativa, prendo l’aereo per Palermo !). Risolte, come speravo quando ho stappato la bottiglia di spumante a Capodanno, tutte le “pendenze economiche”, ovvero ho pagato tutti i debiti che avevo qua e là, entro la scadenza stabilita, (metà dell’anno) e, adesso, non mi resta altro che rimanere in attesa di una telefonata che cambi la vita, come diceva Massimo Lopez. Tutto sta procedendo secondo quanto programmato e sperato ad inizio anno, quindi sono contento.

Parliamo di telefono e non parliamo dello spot Tim ? pessimo, pessimo, pessimo. Hanno fottuto il furgone (il mitico Volkswagen t2) a Kakà (il quale, offeso, ha deciso di andarsene a Madrid), l’hanno dipinto in stile ultrà del Catania, hanno trovato una supergnocca che sa suonare la tastiera (ma che usa le mani come se stesse impastando la pizza), una ex morosa incazzata che perseguita il cantante che però, forse, vorrebbe perseguitare lei, ma, intanto, Fiammetta, che gestiva il locale, parte con la TimBand, la quale suona un “Con te partirò” (scusali Bocelli…) che fa impazzire il pubblico presente nel pub e che filma la band con i cellulari (ma quando mai ? ma chi? ma chi cazzo sono?), soprattutto l’affascinante cantante e il coglionazzo batterista che indossa una ridicola sciarpetta che lo fa molto fashion. Insomma, un concentrato di minchiate che, comunque, ha uno scopo: attirare l’attenzione dei ragazzini, ovvero degli stessi bimbiminchia che hanno esultato per la morte di Michael Jackson perchè, a senso loro, è morto semplicemente un pedofilo. “Non è giusto che su Facebook si creino tutti sti gruppi per ricordarlo !”. Bravi ! Abbiamo una nuova categoria: i “bimbiminchia indignati”. Ma in che mondo vivono ? Si indignano per la creazione di tanti gruppi inerenti la morte di un grandissimo della musica, quando ieri facevano la corsa per iscriversi, penosamente ed ipocritamente, ai gruppi sui terremotati dell’Abruzzo (a proposito, avranno donato qualcosa ?). Facebook va bene solo quando vogliono loro, cioè solo fin quando ci sono gruppi del tipo “per chi risponde al citofono dicendo chi è?”. La miriade di gruppi idioti è una delle componenti di Facebook; può piacere o, come nel mio caso, può disgustare, ma ne dobbiamo discutere proprio in questa occasione ? Forse gruppi come “… quelli che per togliersi le scarpe usano i piedi…”, sono più interessanti ?

Dio salvi la Regina (e anche noi) dalla Bimbiominchia’s Invasion.

Il Perozzi e la “constatazione del nostro nulla”.

Sono passate due settimane dal mio breve viaggio a Londra e devo ammettere che, la capitale del Regno Unito, mi manca più in questi giorni che subito dopo esser tornato, ovvero quando scrissi l’articolo che avrete sicuramente già letto. Questa è una sensazione normalissima che, peraltro, ho anche quando torno da Palermo o da altri luoghi che ho (o mi sono entrati) nel cuore. Quando torni pensi a “ripartire” (anche perchè, spesso, viaggio fa rima con ferie lavorative) e, seguendo una delle regole principali scritte nel “manuale di sopravvivenza”, cerchi di dimenticare in fretta il sollazzo, altrimenti i ricordi ti sopraffaggono e giunge puntuale la classica depressione da ritorno a casuccia (e soprattutto a lavoruccio, con i collegucci e le collegucce che ami come prima, più di prima).

A mente serena, fresco (per modo di dire…) e riposato, ammetto che Londra mi manca. Ripeto, oggi più di ieri. Vorrei tornarci anche domani ? no, non avrebbe senso o meglio avrebbe lo stesso senso di un semplicissimo palliativo, di un bicchiere d’acqua e zucchero spacciato per medicina miracolosa che ti guarisce in un baleno. Discorsi tristi ? Non lo so, è una riflessione che facevo ieri. Non credo di essere triste (e semmai lo fossi sul serio, non starei certo a pubblicare le mie emozioni più intime su questo blog) ma ieri, mentre facevo un giretto al mercato del mio paese, decisi di entrare (dopo chissà quanti secoli) in Chiesa. La Messa era finita e i fedeli erano già andati in pace, ed io indossavo la mia classica divisa da week end, cioè pantaloncino e sandalo, che fa tanto francescano-geox. Secondo me, sedersi sui banchi di una Chiesa vuota, ogni tanto, fa bene, perchè fai come Tom Cruise in “Minority Report”, cioè ti appaiono, davanti agli occhi, tutte le tessere della tua vita, passata e presente, e pensi “anvedi questo”, “anvedi quello”.

Ieri il tutto era condito dagli immancabili BS, ovvero i bimbi scassaminchia che devono giocare appena fuori il portone della Chiesa. Dico, avete dodici miliardi di metri quadrati dove andare a rincorrervi, proprio davanti ad un luogo di culto dovete rompere i coglioni ? Ma pazienza, la mamma era impegnata con Don Abbondio per chiedere consigli e, forse, per sentirsi dire che, se tradisci col tuo vicino di casa, non è peccato se costui ce l’ha più lungo di tuo marito.

Le grida gioiose dei buteletti vennero interrotte dalla visione che ebbi dell’Arcangelo Perozzi, il quale mi ricordò una sua vecchia teoria, espressa in un episodio di “Amici Miei”, ovvero “la constatazione del nostro nulla”. Ecco perchè mi venne in mente Londra: ero (ma lo sono da due settimane), nella perfetta situazione “testa e croce”. Da un lato il mondo, la vita, la gente, la gente che si fa i cazzi suoi (per davvero), la gente che scende e che sale nella metropolitana, la gente nera miscelata con quella bianca, la gente orientale miscelata con quella anglosassone; la ragazza che butta giù la bici e si distende a prendere il sole al St. James Park, si toglie la maglietta e sta in costume perchè sa che tanto nessun cretino andrà lì a romperle i maroni. Dall’altro lato, il nulla.

Paragonare Londra alla Valpolicella sarebbe da stupidi, così come sarei un mero idiota se paragonassi i giorni di vacanza trascorsi con mio fratello al mio quotidiano, fatto di lavoro, casa e qualche uscita serale nel week end. Il paragone non sussiste e non voglio dire che andrei a vivere a Londra anche domattina. Ci mancherebbe altro (però ho imparato che l’acqua naturale si chiama Still Water ! ahahah). Quello che mi brucia è, appunto, il dover constatare che il tanto nulla che ha accompagnato questi miei ultimi anni di vita veronese, mi ha portato a non avere più alcuno stimolo. E il niente che mi continua a circondare, i segnali, anche minimi, che NON mi giungono da nessuna parte, non fanno altro che peggiorare la situazione. Quello che oggi, per me, è Londra, ieri era Palermo, una città piena di gente che faceva shopping natalizio. “Vita” e “non vita”.

Nella vita, è tutta una questione di stimoli. Gli stessi stimoli che mi hanno sempre portato alle sagre, nei pub, a teatro, ai concerti, spesso in solitudine ma sereno e pieno di voglia di fare e di vivere. Ora mi sono rotto i coglioni, non so come meglio dirvelo. Poco british ma, spero, ugualmente chiaro. Non sono più interessato agli inviti fini a se stessi, perpetrati da gente che mi chiama quando è sola ma che non mi caga quando è in compagnia (specie se femminile, ovviamente); sono stanco di vedere due volte l’anno certe persone, una volta col maglione e l’altra in costume, di ricevere quei cazzi di sms di Buon Natale.

Sono stanco di trascorrere le domeniche senza far nulla e di andare alle sagre, come feci sabato scorso (ottima quella di Gargagnago, una frazione molto più viva del capoluogo Sant’Ambrogio) e di sedermi accanto, gomito a gomito, a gruppi di gente che ride, scherza, mangia e si diverte. Ma come porcaputtana è possibile che solo a me non riescano certe semplicissime cose ?

Perchè la gente vive in un perenne stato comatoso in cui sta trascinando anche me ? Perchè questa tristezza generale, questa immensa voglia di non ridere, di non divertirsi, di non fare un cazzo ? questo vivere da morti, questo non rispondere a mie semplici provocazioni/idee ? Come fa la gente a vivere pensando di campare cento anni, pensando che c’è sempre tempo per tutto, pensando che forse domani tromberò o, al limite, lo farò dopodomani, pensando che tanto non c’è un cazzo da prendere in questo mondo, quindi meglio rassegnarsi ? Io, quasi quasi, li invidio.

Nei mesi scorsi ho parlato bene di un gruppo teatrale che, una volta, a Fumane, mi fece trascorrere una serata divertente. Scritto articolo su questo blog (letto più volte, secondo le statistiche del blog), scritta email. Risposta ? nessuna. Cosa dovevano dirmi ? “Caro Vincenzo, ti ringraziamo delle tue parole e del tuo sostegno, adesso puoi andartene affanculo”. Quanto tempo occorre ? dieci secondi. Per non parlare della più recente Elly Zampieri, candidata sindaco nel mio comune (dove, ahime, è stato rieletto il vecchio sindaco…). Sapete cosa ho fatto, dopo tante belle parole ? Ho votato il candidato leghista. Perchè ? perchè, dopo il mio articolo, scrissi due parole di sostegno (incentrando il mio pensiero soprattutto sul discorso “non disperdete questo patrimonio dopo il voto”). Risposta ? Nessuna. Cosa dovevano dirmi quelli del PD locale ? “ Caro Vincenzo, ti ringraziamo delle tue parole e del tuo sostegno, adesso puoi andartene affanculo”. Quanto tempo occorre ? dieci secondi. E quanto tempo occorre per rispondere ai miei sms ? Perchè io ci sono sempre, comunque e ovunque e gli altri no ? Perchè la gente è sempre impegnatissima ma io rispondo sempre ? Vuoi vedere che sono l’unico al mondo ad avere tanto tempo libero ? A volte mi viene il dubbio e penso “ma la gente va a cagare, o lo faccio solo io ?”; vedete che via sms non si sente il puzzo della merda, forse non ve l’hanno mai detto !

Si ha la bellissima faccia tosta di non rispondere ai miei sms, alle mie email, ai messaggi che invio tramite quel (falso) social network che è facebook. Si ha la faccia tosta di contattarmi solo quando si hanno problemi, solo quando si è litigato col genitore o con il moroso o la morosa. E che sono, Babbo Natale ? Perchè mi sorbisco i cazzi della gente e nessuno muove un dito per me ? Dove andate la domenica ? State tutti e tutte a casa a guardarvi film porno, pop porno, pop porno ? Andate ai giardinetti ? Andate a pestare un negro o un terun? Vivere da single non è malaccio, ma devi avere un mondo attorno che gira. Attorno a te o tre metri più in là, ma deve girare. E quando il mondo attorno a te gira, riesci a goderti maggiormente i tuoi spazi, i tuoi momenti di solitudine, magari ti viene anche la voglia di farti un viaggio da solo ma anche di organizzare una cenetta a casa tua per vedere, tutti insieme, la partita dell’Italia. 

Il problema è che mi sono stancato. Domani, probabilmente, la penserò in maniera diversa, ma oggi la penso così. Troppe uscite in solitaria, troppi rospi da digerire, vedi la già citata indifferenza generale (certi miei “grandi amici” manco si sono resi conto che sono andato a Londra), vedi certe mie “grandi amiche” che vanno ai concerti che distano 100 metri da casa mia senza dirmi MAI nulla, vedi la tanta gente che legge queste pagine senza mai scrivermi. Non dico scrivere interventi ma dimmi, in privato, cosa cazzo pensi. E’ mai possibile che si leggano SEMPRE passivamente le idee altrui ? Ma sapete che vi dico ? a parte quei pochi “eletti”, tutti gli altri potete andarvene affanculo. E dico TUTTI. Ecco, la risposta che dovevano e potevano darmi in tanti, ve la scrivo adesso io. Posso solo mandarvi a cagare, non mi interessa più la vostra filosofia asociale del cazzo secondo la quale, comunque la si metta, è sempre colpa mia. Il tempo delle mele è finito e, come dice il mio collega Turiddu a fine giornata lavorativa: “è stato un piacere lavorare con lei”. Potete liberare un posto nella vostra rubrica telefonica 🙂

Londra: tutti i colori del mondo.

Ed eccomi di ritorno dal magnifico ponte del 2 giugno trascorso a Londra. Bellissime queste vacanze inaspettate (era previsto solo il semplice ponte di lunedì, invece non ho lavorato nemmeno giovedì e venerdì !) e stupenda questa breve ma intensa sortita in terra anglosassone.

Avevo detto, nei giorni antecedenti alla partenza, che speravo di “staccare la spina”, cioè di rilassarmi, svagarmi e non pensare alle fatiche lavorative. Ebbene, la prima considerazione che faccio riguarda proprio questo: andando in una città come Londra, non solo si stacca la spina, ma anche il contatore ! 🙂

Da quando son tornato a Verona (ieri), mi scorrono idealmente, davanti agli occhi, tantissime diapositive. Ed è così che voglio raccontarvi la “mia Londra”, cioè questo mio viaggio speciale, la terza volta che varco i confini dell’Italia e la meta più distante raggiunta nei miei 37 anni di vita.

L’unica nota negativa è rappresentata dal concerto dei Depeche Mode annullato. Sarebbe stato il sabato sera più bello dei miei ultimi anni. Fra l’altro, andando a zonzo con mio fratello, abbiamo anche visto, fra le tantissime cose, l’Arena O2, ovvero il luogo dove si sarebbe dovuto svolgere il concerto. Una struttura immensa, ricca di centri commerciali, dove, finalmente, non avremmo fatto, sicuramente, lunghe ed interminabili file per entrare ed assistere al concerto.

Ma torniamo alle “diapositive”. Bellissimo arrivare alle 18 (dopo appena due ore di volo. Fra l’altro a Londra le lancette si devono mettere un’ora indietro) e, un paio di ore dopo, vedere il Big Ben, London eye (la “ruota”) e Piccadilly Circus. Avevo ancora il bagaglio a mano con me, ma praticamente volavo, preso da un entusiasmo direi quasi bambinesco e agevolato non poco dal fatto che mio fratello e sua moglie conoscono già la cittadina inglese.

Questa è stata una componente positiva e fondamentale del viaggio: non conoscendo l’inglese (posso pronunciare qualche parolina ma non capisco nulla di quel che dicono), avevo un pò di timore e devo dire che le mie non erano paranoie infondate. E’ vero che a Londra va chiunque, anche chi conosce solo il padano, ma devo dire che sarebbe importante conoscere qualche parolina base. Conoscere la lingua bene, secondo me, è impossibile, se non si hanno rapporti lavorativi con inglesi o se non ci vai a vivere. Ecco, dopo questa mia breve esperienza, devo dire che mi è dispiaciuto non conoscere qualche parola e di non aver comprato un utilissimo traduttore simultaneo. Sbagliata, quindi, la politica del “siccome ho paura di guidare, non porto nemmeno la bicicletta”. Mi sarebbe bastato poco, ovvero capire in che direzione è quella tale cosa o stupidaggini tipo ordinare l’acqua naturale (nell’unico giorno in cui ero da solo, ovvero quello della ripartenza, mi è stata portata una bottiglietta di acqua frizzante, che odio peggio dei francesi) o, per dire, aggiungere i fagioli nella colazione.

Quante volte ho sognato questa “english breakfast”, forse dai tempi in cui andavo a scuola e iniziai a studiare l’inglese. Sembra assurdo mangiarsi uova, bacon, salsiccia, fagioli, toast imburrati di mattina, ma è una cosa spettacolare, perchè non arrivi a pranzo col sangue agli occhi (un concetto che mi fu espresso anche da una ragazza italiana incontrata in Croazia) e vi posso garantire che il tutto è (incredibile ma vero) più digeribile di un’arancina “a carne”.

Le prime diapositive bellissime riguardano, quindi, il ritrovarsi con una buona compagnia che ha, fra l’altro, un’infarinatura su come funziona il “tubo”, cioè la metropolitana (da solo avrei avuto mille problemi, infatti non credo che ci sarei mai andato a Londra), il fatto di viaggiare con mio fratello (con cui potrei andare ovunque), il vedere monumenti stupendi subito dopo essere atterrato e la colazione all’inglese.

Ma non finisce qui. La graduatoria dei premi oscar è lunga e, sicuramente, mi dimentico qualcosa. Quando ti piace tutto di una cosa, come fai a ricordarti le note più belle o a fare una sorta di graduatoria ? In ordine sparso, quindi, vi dico che mi è piaciuto il sistema dei mezzi di trasporto, davvero incredibile (metropolitane, bus a due piani, battelli sul Tamigi), tutti mezzi che puoi prendere senza fare file, calpestare gli altri, dare calci in culo, ecc. Probabilmente questo incide su un’altra cosa che notai: una sorta di “rilassatezza generale”. Abbiamo avuto sempre a che fare con persone garbatissime. Da quando sono arrivato, al check in prima di tornare a Verona, tutti, dico tutti, mi rispondevano (e ci rispondevano) a modo, anche se il mio inglese, ripeto, è mooooooolto scadente. Non ho visto nessuno infastidirsi, offendersi, mostrare cenni di insofferenza, per la serie “se non sai l’inglese sono cazzi tua”.

Una cordialità diffusissima e una civiltà mai viste prime, altro che croati sempre inkazzosi. Possono esserci pochi cestini ma i marciapiedi sono sempre puliti, perchè continuano a passare sia gli omini con il classico bastone raccogli carta, sia, addirittura, la macchinetta che spazza. Ovunque vai trovi cessi, peraltro a gratis. Ovviamente non tutti sono il massimo della brillantezza ma pisci, che poi è la cosa più importante. E se proprio devi fare qualcosa di più impegnativo, puoi stare sicuro che trovi un cesso più pulito oppure entri in un centro commerciale a cinque piani e ti “rilassi”. Scusate il discorso di merda ma, secondo me, il poter andare a pisciare rappresenta una componente fondamentale della ricettività di una città. E quando hai i mezzi che funzionano come un orologio svizzero, i bagni pubblici e i posti dove mangiare, cosa vuoi di più dalla vita ?

In qualsiasi zona trovate una marea di gente. Gente che mangia, gente che si sdraia nel prato (altro che multe…), gente che beve, gente che sta nei bar o nei pub senza che si sente pressata, senza che si senta dire “prendete qualcosaltro ?”. Incontri tutte le razze del mondo, incontri persone di colore eleganti e perfettamente integrate (noi ancora siamo alla fase dell’offesa perchè Balotelli, in quanto nero, non può essere italiano !), tante belle orientali (mai vista una così alta concentrazione di figaggine giapponese, coreana, cinese e affini), tantissima gente che sente l’ipod, gente che si legge il giornale, nessuno che fa casino, grida, blatera, si spintona, ecc.

Mi faceva sorridere la posizione da assumere quando si sale o si scende dalla scala mobile: devi stare alla tua destra, in modo da agevolare le persone che hanno fretta e che devono scendere o salire di corsa. A Roma puoi scordarti una cosa del genere e se, fra cento anni, faranno la metropolitana a Palermo, immagino già la scena (“ma chi premura avi ? cià calari a pasta ?”).

Insomma, cari amici miei, a Londra ognuno si fa i cazzi suoi. Ma se li fa davvero, non come accade in certe zone della nostra amata Italia, dove la gente addirittura gode sentendosi definita  “fredda”, anzichè vergognarsi altamente e ammettere che si è solo dei bei paesanotti, per dirla alla Attila. Puoi andare in giro in mutande e a nessuno gliene fotte. In una stazione della metro c’era un personaggio dello staff che indossava la sua bella divisa e aveva i capelli stile punk assurdo (cioè rasati ed una cresta centrale alta): noi appena vediamo un “rasta” lo prendiamo per comunista drogato. Entri all’Apple Store, trovi una marea di portatili accesi collegati ad internet e navighi aggratis. Trovi il manager che va di corsa e cerca qualche informazione e trovi un tizio che sta dando una sbirciata a certi bei culoni negri, ma a nessuno interessa nulla (io stesso ci gettai lo sguardo perchè mi stavo avviando in un pc che era vicino a lui).

L’ultima diapositiva la voglio dedicare ai panini di Subway. La catena Subway è ormai leader nell’industria dei ristoranti veloci ed offre sicuramente un’alternativa sana ai normali fast food. Mi stupisco come mai non ci sia un posto del genere a Verona. Fanno ottimi panini (fra l’altro usando anche pane stile “italian” che non trovo nemmeno in Veneto !) e, ogni panino, è preparato esattamente come lo desidera il cliente ed al momento dell’ordine, cioè niente di confezionato, niente sorprese, vedi e scegli tu cosa vuoi metterci dentro.

In molti “sporchi” (per i non veronesi: chioschi dove si fanno panini), direi probabilmente in tutti, fuori c’è una mensola con ketchup, maionese, senape, ecc., così puoi condirti il tuo hotdog o quel che cavolo vuoi, come tu desideri, senza stare a pregare per un pò di ketchup in più. Stessa cosa accade nei bar (mitici Starbucks Cofee), dove sei liberissimo di fare quel che cazzo vuoi di qualsiasi cosa ti diano (in Inghilterra si usa, per esempio, mettere il latte nel the, se ricordo bene).

Bellissimo, tutto bellissimo. Ho mangiato sempre bene, alla faccia di coloro che mi dicevano che, per mangiare, dovevo andarmi a rifugirare in un Mc Donald’s ! Indimenticabile e ottimo il “fish & chips” (piatto tipico del Regno Unito, cioè pesce impanato e patate fritte) servitomi da un angelo di cameriera.

Londra è una città sicuramente caruccia ma a misura d’uomo, dove tutto è grande, dove, come detto, pisci, mangi, ti siedi, dormi, giochi a palla, ti scaccoli, prendi il sole, senti la musica, baci una ragazza, corri, ridi, piangi, insomma dove si fa tutto ciò che, in teoria, dovrebbe essere naturale ma che non abbiamo, bisogna ammetterlo.

Il paragone con l’Italia non è proponibile anche perchè, come ben sapete, io tendo sempre ad evitare accostamenti ridicoli ed infantili, anzi mi scuso se, in questo lungo articolo, me ne è scappato qualcuno. Se così è stato, l’ho fatto per maggiore chiarezza, non certo per dire l’antipaticissima frase “li è meglio di qui”, che non ho mai pronunciato quando sono passato da Palermo a Verona e che non dirò certo oggi, dopo aver visto Londra.

Ci andrei a vivere ? credo proprio di no. Malgrado la lunghissima lista di cose positive, la lingua, per me, rappresenta un handicap troppo importante e anche se non è mai troppo tardi per imparare, preferisco la mia amata Italia e il sapermi spiegare sempre e ovunque. Ci tornerò ? non lo so, in questo momento non ho questo assillo, come lo ebbi quando conobbi Roma (in cui, infatti, ritornai più volte). Roma è più romantica, forse ti rimane più nel cuore. Londra è un altro mondo, c’è poco di romanticismo ma, vi assicuro, c’è da stare bene e da farsi una stupenda vacanza. Mi piacerebbe tornarci per vedere altre cose e soprattutto per godermi dei posti che ho visto troppo di fretta (i giorni erano pochi), vedi soprattutto Hyde Park. Adesso non resta altro che aspettare otto settimane per tornare in ferie, ma stavolta andrò nella mia Sicilia. Scusate gli errori.