Da L’Aquila a Molveno.

Io ci sono stato a L’Aquila. Mi piaqque tantissimo come cittadina e, del resto, quando sei in gita scolastica, è difficile trovare un posto che non ti piaccia, specialmente se è la prima volta che varchi i confini della tua città. In calce a questo intervento trovate una mia foto davanti alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, danneggiata anch’essa dal terremoto di quel maledetto 6 aprile 2009.

Ci siamo avviliti e ci siamo rattristati davanti alle immagini che, da quel giorno, vengono trasmesse dalla televisione. In un primo momento, avevo saputo che era crollata solo qualche abitazione situata nei dintorni della provincia aquilana e ci rimasi, ovviamente, male, ma sapere che anche il capoluogo è stato distrutto, mi ha abbattuto ancor di più.

Fra le tante parole che ho ascoltato e che ho letto, mi è rimasto in mente un pezzo scritto da Piettrangelo Buttafuoco, giornalista di Panorama. Solitamente evito i riferimenti ma, ripeto, nella “giungla delle parole”, più o meno sensate, più o meno polemiche, più o meno ipocrite, questo pezzo per me ha rappresentato una sorta di “Manifesto della disgrazia sismica”.

Scrive Buttafuoco: “Le mille piccole cose la cui presenza si rivela solo nell’assenza sono appunto un ricordo sotto il provvisorio, ma solido telo della tenda: il calduccio, la poltrona, il giornale, il notiziario, il bidet, la scarpa comoda, il sapone, il buon bicchiere di quello buono. E le mutande pulite. Le dolci abitudini, alla cui rinuncia non si è più preparati, sono l’insormontabile. E’ difficilmente valicabile, è il guaio che si aggiunge al lutto, allo spavento, adesso che la vita ha messo in conto di risolversela a mani nude”.

E cosa vuoi aggiungere a queste, per me, sacrosante parole ? Non esiste peggiore disgrazia di un terremoto. Qualsiasi dolore può essere lenito dal tempo, ma cosa si prova a perdere tutto, nel giro di qualche minuto ? Non oso immaginarlo. Piangiamo i morti e pensiamo alle “dolci abitudini”, a cui si riferisce il bravo giornalista, che sono andate perdute, chissà per quanti anni. Ecco perchè dico che i morti possono e devono essere ricordati ma, per tutto ciò che è materiale, speriamo che si faccia in fretta. Per quanto riguarda la speranza che, da domani, in Italia, si adotti un briciolo di cultura giapponese (riferito al terremoto, mica al Sushi…), è inutile prendersi per il culo, perchè ciò non si verificherà mai, anche perchè siamo un popolo che ha, nel dna, una forte propensione a fottere chi gli sta accanto.

E’ assurdo, magari fuori luogo, ma accenno anche alla mia pasquetta, trascorsa, in ottima compagnia, sul Lago di Molveno. Cosa c’entra col terremoto ? un cazzo. Ma, per chi ancora non l’avesse capito, è una mia scelta ben precisa e voluta, questa di accostare perennemente il dolce e l’amaro. Fra l’altro festeggiamo (il prulare non è casuale) un anno di blog: non pensavo di arrivare a questo punto.

Dicevo della pasquetta. Ovviamente mi sarebbe piaciuto trascorrere una bellissima giornata in compagnia di tanta gente, fra una partita di pallavolo e una limonata (intesa come bibita, cosa avevate capito ?), ma devo dire che mi sono divertito ugualmente. Del resto, questo è un mio vecchissimo cavallo di battaglia: la qualità delle persone è più importante della quantità. Inutile fare una gita fuori porta con dieci persone, di cui tre sono D.S. (Donne Scassaminchia), una pensa al tizio che non la caga, uno ha mal di ginocchio, quell’altro ha mal di culo e, dulcis in fundo, una coppia, puntualmente, scoppia. Che poi, un giorno, vorrei capire perchè, quando si va a fare una bella gita, ci deve essere sempre una coppia che inizia a litigare, magari perchè lui ha dimenticato di prendere il super Santos o perchè lei passa tutto il tempo a giocare col cellulare.

Ecco, nella mia pasquetta, non c’è stato assolutamente nulla di negativo. Eravamo io, Dennis, Simone e consorte. Malgrado le mie remore, dunque, la coppia Simone-Cristina è stata positiva e soprattutto propositiva, come piace a me. Niente “pucci pucci mangialo tu il grissinuccio uccio uccio”, niente “ah ma qua siamo sul Lago di Molveno ? ma amore, io ero convinta che avremmo visto il mare”, per non parlare delle famosissime emicranie, che si verificano, anche questo puntualmente, quando si esce da casa per trascorrere una giornata in mezzo al sole, la vita, l’amore. Meraviglioso….

Bellissimo il Lago di Molveno. In meno di due ore lo si raggiunge. Ovviamente ho realizzato il classico ed immancabile video della “Mobys Tv Production”, anche se la mia povera telecamera, da quando sono stato in Croazia, cioè dall’estate scorsa, fa le bizze, forse perchè, in territorio ex jugoslavo, hanno una rete elettrica paragonabile a quella che avevamo noi ai tempi di Camillo Benso (e ripenso) conte di Cavour.

Come dicevo ad una mia carissima amica, incontrata oggi sul messenger, io adoro realizzare i video. Sul momento ti rompi un pò i maroni e la gente, spesso, non sopporta essere ripresa (non i miei compagni di viaggio di Pasquetta, per fortuna), ma vi posso garantire che rivedere certe immagini, girate parecchi anni prima, non ha prezzo. Non esiste fotografia che possa regalarvi l’emozione di una ripresa, anche se la qualità non è eccelsa e anche se vorremmo sempre qualcosa di diverso, tipo “potevi riprendere il bimbo che pisciava”, “potevi evitare di riprendermi mentre baciavo una vacca”, ecc.

Ci hanno fottuto il 25 aprile (sabato ! sob….), ma ci attende un bellissimo 1 maggio. Avrei voluto scendere nella mia Palermo, ma andare in sicilia facendo il biglietto aereo all’ultimo momento è più costoso di un viaggio a San Pietroburgo. Qualcosa nascerà e se così non fosse, mi dedicherò ad Assassin’s Creed che ho appena acquistato per Playstation 3 🙂

Conclusione calcistica. So che Lisa ed Anna non adorano le mie disquisizioni pallonare, ma tanto ormai non mi leggono più. Forse nemmeno io mi leggo più 🙂

Ho appena saputo che la Juventus giocherà la prossima partita a porte chiuse (ovvero senza tifosi presenti sugli spalti) a seguito dei cori beceri rivolti al giocatore interista Balotello. La cosa mi fa riflettere e non c’entra il mio essere leggermente juventino (sapete che nella mia vita c’è solo l’Avellino), perchè non vorrei che, anche nel calcio, si faccia l’errore di soccombere su quella sorta di razzismo all’incontrario, di cui, ogni tanto, siamo tutti vittime.

E’ sbagliato gridare “sei solo un negro di merda”, ma perchè chiudere tutto lo stadio ? Cosa c’entra il tifoso che ha pagato 50/90 euro per vedersi una partita in tribuna ? perchè si continua ad accostare il mondo del tifo a quello degli ultrà, come se fosse tutta una cosa ? Perchè non punire anche il giocatore che fa le linguacce al pubblico ? Invece di fare i finti moralisti del cazzo (mestiere preferito da tanti giornalisti), facendo ascoltare, al Tg, i cori di cento ultrà, fate vedere pure come si comporta il giocatorino. Come mai a tanti altri giocatori “negri” non vengono riservati gli stessi cori ? I cori razzisti sono schifosi e quindi da condannare: alla pari, però, del “personaggio” che, qualche giocatore, ama e sceglie di creare.

C’è stata la presa di posizione da parte dei vertici di Lega Calcio e Figc. Matarrese parla di sospensione del campionato, Moratti voleva addirittura ritirare la squadra durante il match. Che minchiate, che sfilata di ipocrisia. L’unico parere che calza a pennello è stato espresso niente poco di meno da Gigi Simoni, che sicuramente non è un amico dei colori bianconeri. L’ex tecnico interista dice : “Non ho sentito un solo coro razzista nei confronti di Muntari. Non credo che i fischi nei confronti di Balotelli riguardassero il colore della pelle, ma i suoi atteggiamenti“. Bravo Gigi, praticamente hai espresso il mio stesso pensiero. Ma è così difficile arrivarci ???

Road House Grill di Verona: voto 7 !

Finalmente ho avuto modo di cenare al Road House Grill di Verona (zona Zai). Era da tempo che volevo farci una capatina e, in queste ultime settimane, devo dire che sto depennando vari posti dalla mia “short list”, cioè ho cenato in ristoranti che mi ero segnato ed in cui contavo di andare quanto prima da solo o, meglio ancora, in compagnia.

L’esperienza al ristorante argentino situato sulle Torricelle non mi ha entusiasmato. Per carità, la grigliata mista argentina era di ottima qualità (infatti il Simo ha apprezzato), ma è stata una delle rare volte che ho mangiato carne, senza che vi sia stata grande soddisfazione per il mio esigente palato. Ci tornerò per prendermi qualcosaltro, perchè, a livello di grigliata, preferisco il “taglio” italiano. Ovviamente il prezzo è altino ma la qualità è ottima, il posto è situato in una zona incantevole, il servizio è buono e, del resto, ad ulteriore conferma del mio parere positivo c’è il numero degli avventori: il venerdì sera il locale era pieno !

Ma torniamo a ieri sera e quindi alla serata “texana”. Ho mangiato una succulenta “fiorentina”, con relativo contorno di patatine fritte e, alla fine, all’insegna del “facciamoci del male”, ho concluso la cena con una stupendissima fetta di torta al cioccolato da 75000 calorie iva compresa, di cui ho già nostalgia nostalgia canaglia e che, probabilmente, digerirò solo a fine mese 🙂

Conto salato ma noi lo sapevavo già, cioè se andate in un posto del genere, dovete partire dal principio che sicuramente non spenderete meno di trenta euro. Noi ne abbiamo speso 40 a testa, probabilmente un record (ieri sera ricordavo quando spendere 40 mila lire rappresentava una cifra assurdissima, ma lasciamo perdere la vecchia disquisizione inutile fra lira ed euro). Abbiamo speso tanto ma siamo rimasti soddisfatti. Aggiungo che il Road House è dotato di uno staff di camerieri più unico che raro (conoscete già le mie battaglie contro certe merde che dovrebbero fare ben altro lavoro): gentilissimi sin da quando rispondono al telefono per prendere la prenotazione e, ovviamente, anche in loco, cioè il cliente è “coccolato” com’è giusto che sia o meglio, come io vorrei.

Cameriere simpaticissime (forse perchè italiane ?), che non avevano alcun problema a soffermarsi per più dei due secondi canonici per spiegarti, per esempio, il dolce della casa. Lasciate perdere l’equazione paghi tanto=camerieri per forza gentili perchè, dal mio punto di vista, questa è una gran minchiata. Il Road House è un posto “alla buona”, tipo Crazy Bull (la cui sede palermitana è sempre nel mio cuore) e si spende tanto perchè la carne è sempre un piatto costoso, specialmente se è di ottima qualità.

La mia riflessione finale è la seguente: ovviamente, in posti del genere, non puoi andarci ogni fine settimana e forse nemmeno una volta al mese. Ci si toglie lo “sfizio”, si mangia qualcosa di particolare, si paga tanto e basta. Ognuno ha i suoi gusti e per un supermaialo professionista come me, risulta essere più gradevole spendere la stessa cifra mangiando, magari, in qualche agriturismo, dove ti riempiono la panza con primi, secondi, terzi e quarti. Sicuramente il paragone non sussiste, perchè sono due generi diversi, ma questo è il mio pensiero dopo la serata di ieri. Il capriccio di carne te lo togli con soddisfazione ma per una mega cena “classica”, devi scegliere posti diversi.

Complimenti, dunque, al Road House, prima o poi, ci rivedremo !