Ma è un incubo !

Avevo scritto un mezzo pezzo sugli incubi che mi attanagliano in queste settimane, passando da incubi seri, come la vicenda di Eluana, agli incubi “pubblicitari”, passando per quelli gastronomici, ma poi ho cancellato tutto. Per uno scrittore di un certo peso, come me, cancellare quanto si è scritto non è una cosa piacevole (o piacerevole, che dir si voglia), ma, nel contesto del classico cazzeggio pseudofilosofico da stupidiario, non volevo inserire la povera Eluana. Non mi ci voglio mettere anche io: una delle mie grandi aspirazioni è quella di regalarvi, anche solo per trenta secondi, una parentesi positiva della vostra giornata, e non è quindi mia intenzione riportare in questo blog, quanto già ampiamente (troppissimo ampiamente) discusso nei vari Telegiornali. Apro e quindi chiudo subito la parentesi, dicendo che è veramente assurdo scrivere un decreto in fretta e furia per bloccare quanto la magistratura, dopo anni di richieste del padre di Eluana, ha concesso. Può, una persona, morire in pace ?

Andiamo agli incubi (per modo di dire) che hanno caratterizzato queste ultime due settimane.

Caro diario, sabato scorso ho capito che, malgrado ci sia grossa crisi, le pizzerie sono tutte stracolme. Si, lo so, non sto mica scoprendo l’acqua calda. Ci sono almeno due casi in cui, ognuno di noi, pronuncia la fatidica frase “e menomale che c’è crisi” (in siculo: “e menumalu ca ce pitittu”; in veronese: “manco mal che ghe crisi, zio boia e diavolocan”): quando siamo a Natale e i centri commerciali sono pieni di gente e quando si entra nei ristoranti il sabato sera.

Questa cosa, in effetti, fa riflettere. Ormai se, il sabato sera, voglio cenare fuori, bisogna sempre prenotare. Torniamo a sabato scorso. Con Dennis e Davide ci siamo diretti alla Pizzeria Panoramica, zona Colognola ai Colli. Ma colli colli colli…porca miseria. Poco ci voleva che si arrivava in trentino, anche perchè non ci sono indicazioni serie ! Giunti sul posto, non abbiamo nemmeno tentato di entrare in pizzeria (dove, peraltro, ho mangiato una delle migliori pizze della zona), perchè il parcheggio era stacolmo, tipo stadio quando arriva la Juve. A quel punto, ci siamo diretti verso un grozioso localino nei pressi di Soave. Ci fui qualche anno fa, quando ero indeciso se essere innamorato o meno di una bionda con gli occhi azzurri (il mistero non fu mai svelato). Questo locale, purtroppo, chiudeva nei fine settimana (che volete farci ? il benessere fa fare certe minchiate), adesso ha cambiato gestione, e noi tre prodi cavalieri erranti, ci siamo precipitati. Confidando nella mia stazza, la quale incute un certo timore, mi dirigo verso la cassa, per sapere se ghera qualche posticino per tre personcine affamate. E lì inizia (anzi, prosegue) il festival degli intoppi. Innanzitutto non potevo prevedere che mi accogliesse una donzella che, ad occhio e croce, pesava quanto me (ma le veronesi non sono tutte piccoline, magroline, sticchiettine ?), quindi, la carta del “vai Vincenzo, fai valere il tuo peso”, c’è la siamo fottuta alla grandissima. Ovviamente la groziosa e simpaticissima fanciulla, mi mandò celermente “in mona”, che non è una località, ma un modo tutto veronese e signorile di mandare affanculo la gente.

Bisogna prenotare ! Chiedo il biglietto da visita, così da organizzarmi, in futuro. Niente, gli sono finiti. Pazienza, le dico di parlare col mio amico Lunco e che troverò il numero cercando su “internet sempre messo”. Mancu pu cazzu: mi dice che ha il telefono guasto. Ma allora mi pigghiati pu culu ? Insomma c’è crisi, stanno licenziando anche le puttane, per mangiare a colognola bisognava posteggiare a Caprino, per mangiare a Soave devi mandargli la raccomandata, ma insommaaaaaa: “camaffari ?”, come si dice in bassa provenza (trad. “cosa dobbiamo fare?”).

Puntiamo sull’Abbazia di Westiminster, situata a Monteforte d’Alpone. Intanto nevicava. C’è crisi, nevica, gioca la Juve contro quella minchia di Cagliari, ma i locali sono pieni. Un incubus. Alle 21.30 (praticamente un’ora e mezza dopo l’inizio della nostra serata), riusciamo a sederci e, anzichè gustarci un ottimo primo (nostro obiettivo primario), abbiamo ripiegato sulla pizza. Una pizza che, fra l’altro, mi ha lasciato un pessimo sapore in bocca, probabilmente perchè ho deglutito un fungo che era grande quanto il mio testicolo sinistro (o destro ? azz, non mi ricordo, e non ci penso nemmeno ad alzarmi per andare davanti allo specchio). Da che mondo è mondo i funghi sono tagliuzzati piccoli piccoli, ma, in questo caso, era gigante e peraltro ben inboscato fra una patata e una fella di porchetta (si lo so cosa state pensando, in effetti la pizza che ho preso si chiama “maiala”, quindi non c’è bisogno di aggiungere altro).

Incubi. Dylan Dog, quanto vorrei essere amico tuo ! Il lavoro ti stressa già di suo e, il sabato sera, non riesci nemmeno a cenare nel posto che hai scelto e in orario decente. Come se non bastasse, mentre guardo uno dei miei programmi preferiti, scorre una pubblicità più idiota dell’altra. In questo periodo, non saprei a chi consegnare l’oscar della pubblicità più idiota: in lizza c’è “che banca!”, dove fanno un casino immane con una canzoncina che fa cagare messa su, stile musical. Ma questa è niente rispetto a quella delle crociere MSC, dove una strafiga lancia uno sguardo sensuale allo sfigato di turno, occhialino, capelli a cazzo di cane, camicia rossa ridicola. Va bene che, spesso, gli spot fanno “sognare”, ma pigliare per il culo è un altro discorso. Ho deciso che, se andrò in crociera, sceglierò Costa (una delle migliori pubblicità mai viste in tv, e non mi riferisco all’ultima, con Amauri, ma anche agli anni scorsi).

Il top del top è rappresentato dai biscotti pavesini, non fosse altro perchè sono riusciti a creare due spot, uno più coglione dell’altro. Nel primo, andato in onda qualche settimana fa, una signorina, in aeroporto, mangiava un biscottino e passava dalla depressione a correre felice col carrello portavaligia, fermandosi davanti al check-in e toccando, di striscio, un figo. Conclusione: i due si guardano e, quasi quasi, scoppia l’amore. Per carità, magari il biscottino è una metafora sessuale, cioè ogni donna fa così dopo averlo “preso”, ma stasera non voglio essere troppo romantico. Finito il ridicolo spot in aeroporto, adesso va in onda quello in cui il capo dei capi di una società, entra in ascensore, con comprensibile, giustissimo, ovvio, scontatissimo, imbarazzo da parte degli impiegati che già v’erano dentro. Uno di loro cosa fa ? esce dalla tasca un pavesino e lo “poccia” nel caffè del presidente, dicendogli “ha mai provato ad inzupparlo nel caffè?”, fra lo stupore e l’ammirazione da parte degli altri che lo guardano come a dire “anvedi questo, che fegato, che figo !”. Lo spot si conclude con lui che esce dall’ascensore saltellando come un grillo gay (anche in questo caso, il biscottino inzuppato potrebbe rappresentare una metafora tendenzialmente frociesca, visto che l’ascensore è pieno solo di uomini).

Quanti incubi, porca miseria. La prossima settimana, esattamente l’undici, accade una tragedia: un altro 11 settembre, versione febbraio ? No, macchè: esce, al cinema, “Questo Piccolo Grande Amore”, film adatto ai minori di anni due. Titolo scontato, musica scontata, trama scontata, perchè io lo amo, perchè lei è stata la mia prima ragazza, perchè lui si è fatto la mia migliore amica, perchè lei mi ha spezzato il cuore ma ora le mando un bacio perugina, bla bla bla. Vabè, non oso criticare: anche coloro che si avviano alla Prima Comunione hanno diritto di andare al cinema a vedersi un film. Io vorrei andare a vedere “Operazione Valchiria”, con Tom Cruise, e penso di andarci domani (sabato 7), anche perchè non vorrei, nel prossimo week end (a proposito, sabato prossimo è San Valentino, quindi scontata anche la data di uscita del filmone), andare a “cozzare” contro un bellissimo fringuello che osa sfiorare il mio nobile braccio, perchè altrimenti prendo un mega secchiello di popcorn (stile Pika, cioè quello da 10 kg.) e glielo ficco in testa.

Ah che bello, domani è sabato. C’è crisi, bisogna far riprendere i consumi, ma non fanno un cazzo verso questa direzione. Io una ricettina semplice semplice l’avrei: aprite i centri commerciali anche la domenica. Pensate che l’Auchan non venderebbe ? Fai lavorare più gente e consenti a personcine malate di shopping inutile, come me, di poter “spaziare” per due giorni. Bisognerebbe agevolare chi ha potere d’acquisto. Siamo rimasti in pochi, ma esistiamo. Perchè, per esempio, non istituire, il venerdì pomeriggio libero ? In Germania lo fanno da diversi anni e anche qui, in zona veronese, esiste qualche ditta che adotta questo sistema. Per combattere la crisi, bisogna far tornare il sorriso agli italiani e ciò si ottiene o dando schei, o dando tempo libero. Si, lo so che, se hai pochi euri, non te ne fai nulla del tempo libero, ma, ribadisco, c’è gente come me, che potrebbe farsi un week end in Toscana o a Tarvisio (non vado a sciare dalla vita precedente), insomma gente, come la definisco io, “a rischio spesa”, da non confondere, ripeto, con i migliori acquirenti come il Mobys, ovvero “gente a rischio spesa… del cazzo”. Insomma, battute idiote a parte, date più tempo agli italiani: quando l’economia ripartirà, saremo tutti, quantomeno, riposati e quindi grintosi ! E’ come pulire i canali e i letti dei fiumi quando c’è siccità.

A proposito di acquisti a cazzo: siccome nella mia lavatrice faccio fatica a fare entrare tutte le robe, domani vorrei comprare i mitico “Space Bag”, ovvero l’attrezzo che forma il vuoto, facendo recuperare un sacco di spazio. Se io creassi il vuoto nei vestiti, dentro la lavatrice posso infilare tante buste, vero ? Si lo so che è una gran cazzata, sto scherzando, ma mi piace troppo l’idea di fare sta domanda idiota a qualche commessa.

Sono o non sono un incubo di consumatore folle del sabato mattina ? 🙂

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