Mobys torna a scrivere sul blog.

PREMESSA

Torno a scrivere qualcosa, facendo uscire il “Tuttologo-cazzeggiatore-filosofo” che è in me. Lo faccio, sia perchè mi è stato chiesto da varie persone incontrate su internet e negli ambienti intellettuali veronesi, sia perchè, in effetti, l’eccessiva staticità del Blog, potrebbe farlo somigliare, più che altro, ad un semplice “Profilo” a scopo ricerca di signorina illibbbata da maritare.

Non sono nè poeta, nè critico e nè scrittore: farò molti errori ortografici, ortolani e grammaticali. Questo è il mio Pianeta, sieti liberissimi di visitarlo quando e quanto volete: forse è il pianeta che vorrei, forse è il pianeta che vedo io. Mi piace scrivere sin da piccolo e riporterò qua delle mie riflessioni su svariati argomenti (ecco perchè “minestrone”). Agli amici e ai miei amori dico: non sentitevi chiamati in causa sempre e comunque, in questo pianeta, la fantasia, è una componente molto importante.

Il Destino.

Ieri, per Verona, è stata una giornata di lutto. Si sono celebrati i funerali del povero Nicola Tommasoli, ucciso, come sapete, da cinque ominicchi. Prima di oggi, non ho scritto nulla sull’argomento, soprattutto per non entrare a far parte della nutrita schiera di sociologi dell’ultima ora. Infatti, così come, ai Mondiali, diventiamo tutti Allenatori, e al Vinitaly tutti Sommelier, quando accade un fatto di cronaca, interveniamo con le nostre certezze, dimenticando, spesso, che dinnanzi ad un lutto, ci deve essere sempre e comunque Rispetto. L’interrogativo che mi pongo è: come si fa ad avere rispetto per un morto in una società dove non ci si rispetta l’uno con l’altro, dove in qualsiasi ambiente, lavorativo e non, c’è soprattutto voglia di fottere chi ci sta vicino ?

Ma no, caro Mobys. Non facciamo passare, in queste pagine, il messaggio a noi tanto caro: che il mondo fa cagare, lo sappiamo benissimo tutti, la chiave però c’è, esiste e spesso è a portata di mano. La stragande maggioranza di noi può saltare fuori dalla piscina colma di merda, basta avere un pò di coraggio, di forza e riuscire a vedere dove si trova la scaletta. Secondo me, i veri cazzi li hanno quelle popolazioni che sono sempre più affamate perchè col grano fanno il biodiesel. Ma non potevano inventarsi un carburante derivante dalle zanzare o dagli scarafaggi ? Ma siamo sicuri che l’acqua di mare non carburi ?

Nicola è stato sfortunato. In quel punto, a quell’ora, potevo benissimo esserci io con i miei amici o, chissà, potevo esserci da solo, visto che non è raro che circoli a verona intorno all’una/due di notte alla ricerca di una dose di…kebab. Magari incontravano un Dennis che, la sigaretta, gliela avrebbe data. Destino.

Quante volte mi hanno detto “siamo artefici del nostro destino”. Che gran minchiata, ho sempre contestato questa frase. Qualche mese fa, una signora è caduta sui binari della metropolitana di Milano ed è rimasta illesa, perchè è cascata giusto in mezzo e la metro gli è passata su. Un ragazzino stava andando a salutare il padre e, mentre si avvicinava, al genitore gruista cascava l’intero carico di ferro giusto sopra il figlio. Che morte orribile e… che culo (per entrambi). Mi vengono in mente questi due esempi ma, come sapete, ne potremmo fare a decinaia e decinaia.

Il destino si prende beffa di noi quotidianamente e noi non possiamo fare nulla per cambiare la nostra sorte. Possiamo incazzarci, indignarci, ma siamo impotenti e questa impotenza la trasformiamo in spiegazioni antropologiche del cavolo, dando una sorta di “peso” alla morte che, invece, è uguale e drammatica per tutti. E’ come se ci fosse una morte accettabile e una non.

Il senso di questo mio primo capitolo è: c’è solo una cosa che non possiamo modificare (suicidio a parte), ed è il decidere data e modalità del nostro addio al mondo. Per tutto il resto, basta il coraggio e l’effettiva voglia di cambiamento. Molti si abituano all’odore della merda e sguazzano nella piscina sopracitata per tutta la vita. La forza per tirarti fuori la puoi trovare solo dentro te stesso, nessuno ti può aiutare, nessuno, oggi, ha tempo da dedicarti.

A Tokyo (ma penso anche a Milano), tutti corrono come i pazzi, con una mano mangiano e con l’altra pisciano: è gente che corre perennemente dietro il sistema economico e, per la quale, dieci minuti corrispondono, probabilmente, all’ora di una persona “normale” come me. Posso capire questa gente, mentre capisco molto meno i miei cari veronesi che, pur conducendo una vità meno frenetica, non trovano nemmeno il tempo per scrivere un sms. Ma parlerò, più approfonditamente, della città che amo, nei prossimi capitoli. In arrivo tanti scoop…poloni ! 🙂