Uomini Soli

Da quando ho sposato la filosofia buddista, oltre a trarre una serie di benefici dalla pratica, è accaduta una cosa alquanto strana: le persone mi cercano di più, hanno voglia di parlarmi e di raccontare le loro problematiche, più o meno importanti. Probabilmente sperano che, nella mia ritrovata serenità, possa aiutare anche loro. Del resto, li capisco: se un caso disperato, un eterno orso incazzoso come il Mobys, adesso sorride a destra e a manca, posso farcela anche io ! Dimenticano però che buddismo non vuol dire sorridere sempre.

Marco è stato sfortunato. Il mio eterno amico dai tempi delle scuole superiori, mi chiama via Skype giusto oggi, in quella che ho definito la mia peggior domenica da quando sono buddista. Mentre sentivo il tipico segnale di chiamata sul Mac, pensai: “Speriamo che sia mio fratello che vuole commentare la grande prova della Giuventus”. Invece era appunto Marco. Ci sentiamo raramente, non potevo non rispondere, e poi non ci vuole un cazzo a far finta di apparire felici e sorridenti davanti ad una webcam.

Marco, tantissimi anni fa, era un tranquillo studente di Psicologia. Da un momento all’altro decise di diventare prete. Ebbe la cosidetta “chiamata”. Ricordo ancora quando mi telefonò per darmi la lieta notizia. Ai tempi ero così giovane ed ignorante che per me, tale scelta, appariva inconcepibile, assurda e, un po’ come tutti quando si sentono dire una cosa del genere, pensai: “Che stupido, come si fa a rinunciare al ficco ?” (tradotto: a fare sesso). Del resto, a 20 anni, che riflessione filosofica vuoi fare ?

Lui ha letto il mio precedente articolo (quindi è uno dei cinque), rimase colpito dalla mia trasformazione filosofico-religiosa e voleva saperne di più. Gli raccontai di questi ultimi tre-quattro mesi, delle cose che mi hanno entusiasmato del buddismo ed accennai solo molto vagamente i motivi per cui, in questi giorni, ho un enorme giramento di palle. Lui continua la sua vita da frate, si trova in un Monastero campano e non mi sembrava più contento di me. Non ci siamo confrontati sui motivi del rispettivo ed evidente (altro che far finta davanti la webcam…) “scoglionamento”, ci siamo limitati a ricordare i soliti aneddoti legati alla professoressa di matematica che era brutta come la morte e a discutere sulla neve che ha messo in ginocchio il povero centro Italia.

Non ho mai visto Marco così strano. Una delle cose belle delle amicizie storiche o comunque Vere, è che sai benissimo che a quella determinata battuta, magari su quel tale personaggio, il tuo amico sorride. Fate le stesse battute da vent’anni e ci ridete ancor oggi, come ieri. Stavolta fra Marco non sorride come al solito ed io non sono un pagliaccio, non sono un comico di Zelig, oggi non sono nemmeno il solito Vincenzo.

Intuisco dalle sue parole che non c’è pentimento per la sua scelta, c’è piuttosto una grandissima solitudine. Dopo più di vent’anni trascorsi a fare sempre la stessa vita, alzataccia all’alba, preghiera, pranzo, preghiera, cena, preghiera, notte, probabilmente, malgrado la vocazione, subentra un senso di solitudine o comunque non c’è quella gran voglia di spaccare il mondo e di vivere con immensa gioia.

Chiudendo la conversazione, che definirei non la più triste ma sicuramente la meno sorridente e brillante della nostra lunga carriera di amici, mi venne in mente che io e Marco, per dirla alla Pooh, non siamo altro che Uomini Soli. Lui in quanto prete, io “per scrivere il romanzo che ha di dentro o perché in un mondo falso è un uomo vero”.

Sarebbe bello riavvolgere il nastro, carissimo Marco, tornare in quel cazzo di laboratorio di chimica dove continuavo a fare il buffone mischiando nelle ampolle tutto ciò che mi capitava a tiro, giocando al “grande chimico” ! Sarebbe bello tornare ai tempi in cui i nostri guai erano rappresentati dal fatto che il professore di Radio avrebbe interrogato. Eravamo giovani e forti, pensavamo di essere i padroni del mondo, prendevamo in giro le poche ragazze che frequentavano l’Industriale, il tutto con il nostro modo di fare opposto (tu tranquillo e pacifico, io organizzatore di manifestazioni sinistroidi per far vacanza), ma che ci rendeva una coppia di compagni di classe e soprattutto di amici infallibile. Quante volte abbiamo immaginato una cena con le nostre future mogli e magari anche con i nostri rispettivi figli ?

Entrambi palermitani DOC, adesso tu sei in un paese sperduto del Sud, io in un paese sperduto del Veneto. Credenti o non, in ogni caso non abbiamo l’assistenza (“se è vero che ci sei”), del Dio delle città e ci rendiamo conto che le persone che ci stanno accanto non possono o semplicemente non vogliono darci quello che cerchiamo.

Noi continueremo a vivere seguendo la nostra rispettiva vocazione: tu religiosa, io cercando di far ragionare la gente più col cuore che con la testa.

Il problema è che “quaggiù non siamo in cielo e se un uomo perde il filo è soltanto un uomo solo”, ed io oggi, carissimo amico mio, ho la netta sensazione che entrambi abbiamo perso il filo.

Quel Gohonzon che ti cambia la vita…

Per la prima volta, nella mia lunga carriera da blogger, sono stato molto combattuto sull’opportunità o meno di scrivere qualcosa, nello specifico l’esperienza di una persona che, da un momento all’altro, ha sposato la dottrina buddista.

Alla fine ho deciso di scrivere un articolo che tralascia la parte relativa al mero significato del buddismo (per questo vi consiglio l’ottimo blog: http://pantareinova.blogspot.it/), e si concentra esclusivamente sul racconto di una giornata vissuta dal sottoscritto. Chissà, forse un giorno dedicherò uno spazio a questa mia trasformazione.

In questo articolo, ripeto, voglio semplicemente raccontarvi cosa ho provato il 18 dicembre 2016, data in cui, come si suol dire, ho “preso il Gohonzon”.

Anche se ho detto che non voglio parlare di buddismo, mi sembra giusto quantomeno dirvi che il Gohonzon è l’oggetto di culto per coloro che praticano il buddismo di Nicherin Daishonin. Parliamo di una pergamena in carta di riso dove appaiono delle scritte in cinese. Si prega/recita davanti a esso per elevare la propria condizione vitale e manifestare la Buddità (o Illuminazione). Ciò detto molto in sintesi per il motivo di cui sopra.

23824568661084ae6ae50ad650c3c87aIl Gohonzon viene posizionato dentro il Butsudan, il quale non è altro che un mobiletto che va aperto quando bisogna recitare e richiuso quando si finisce. Il motivo è semplice: il tuo Gohonzon (che poi in realtà è di proprietà della Soka Gakkai Internazionale, www.sgi-italia.org/) deve durarti per tutta la vita, quindi bisogna custodirlo dentro al Butsudan con la massima cura. Quando si prende il Gohonzon ? adesso è molto più facile rispetto ad anni fa, quando bisognava fare dei corsi e dimostrare tutta una serie di cose Io ero convinto di poter fare questo passo molto più avanti nei mesi (mi sentivo ancora “poco buddista”) ma i miei compagni di fede, ovvero le persone del gruppo che frequento, mi hanno fatto capire che ero perfettamente in grado di compiere questo passo. E’ strana quanto bellissima questa cosa: non riesco a trovare nella mia vita qualcosa che sia entrata in maniera così profonda nel mio cuore e in così poco tempo, così come stento a ricordare qualcosa per la quale ho ricevuto un analogo sostegno.

Quando dissi al responsabile del gruppo che ero pronto a ricevere il Gohonzon, entrai nel panico più totale. Non so cosa mi spaventasse di più, la consegna in sé o la cerimonia di apertura a casa mia. Per l’apertura del Gohonzon potete invitare chi volete oltre ai responsabili che saranno peraltro coloro che si occuperanno dell’apertura della pergamena e del suo posizionamento dentro il Butsudan.

Io, che ho sempre avuto il terrore di avere gente in casa (sono stato sempre “Ospitofobico”) dovevo sistemare, pulire e comprare qualcosa per festeggiare questo evento. Nella settimana che ha preceduto la consegna, ero completamente in tilt. Ero un concentrato di emozione, paura, felicità, nervosismo e chi più ne ha più ne metta. Chiedevo continuamente consigli ad amici ed amiche che non fanno parte del gruppo, avevo bisogno di pareri “extra-gruppo” e devo dire che sono stato ottimamente consigliato (vivendo da solo se ti dimentichi qualcosa, non c’è una spalla accanto a te che può rimediare).

Tramite un sito ordinai il butsudan, e stressai le povere centraliniste perché temevo che non arrivasse in tempo. Poi, finalmente, arriva il fatidico 18 dicembre: ci siamo ! Mi sentivo come quando feci l’esame di maturità. Ma qui entra in gioco l’organizzazione della Soka Gakkai e le persone del mio gruppo; anche se sei nervosissimo, ti rendi conto che hai persone accanto che ti sostengono, che sono lì solo per te ! Addirittura c’è una persona che si prende la briga di farti da autista, così non hai nemmeno il pensiero di guidare (e menomale, altrimenti, conoscendomi, sarei arrivato la sera prima !).

Questo essere accompagnato dall’amico-responsabile Mario, mi aiuta tantissimo perché durante il tragitto si parla del più e del meno, stemperi la tensione, riesci a compiere la grande impresa di pensare ad altro.

Quella domenica purtroppo fu alquanto nebbiosa. Arriviamo in zona Villafranca Veronese, anzi esattamente a Dossobuono. La cerimonia di consegna, che avviene una volta al mese, in mancanza di una sede, avviene presso le sale conferenza di vari Hotel.

Arrivando in zona, ovviamente la mia salivazione scende al di sotto dello zero. Tuttavia, incredibilmente, parallelamente al nervosismo, c’è grande emozione e felicità, soprattutto perché pensi: sta succedendo davvero a me ?

Arrivati nei pressi dell’Hotel, noto, all’interno delle rotonde, in mezzo alla nebbia diventata sempre più fitta, delle persone che fanno ampi gesti per indicarci la direzione dell’hotel. Mario mi spiega che queste persone fungono da “protezione”, ovvero fanno in modo che tutto si svolga in maniera regolare e perfetta. Provo tanta pena nel vedere questi bravi ragazzi con cappellino di lana e sciarponi che lasciano scoperti solo gli occhi e la bocca, ma tutti ci salutano sorridendoci !! E’ una festa prima che inizi la grande festa !

Inizio a calmarmi, non so quanto durerà questo bellissimo status, ma capire che c’è tutta un’organizzazione dietro a ciò che sto facendo, mi rende ancora più orgoglioso e convinto. Entro nell’hotel, non prima di aver fatto la mia classica figura di merda: non riuscivo a scendere dalla macchina ! Come mai ? per il semplice motivo che avevo dimenticato di slacciare la cintura. Ovviamente con Mario ci ridiamo un sacco e l’abbiamo fatto diventare un aneddoto da raccontare.

Entro in hotel e ci sono altre persone, donne elegantissime che indossano un foulard giallo, le quali ci indicano una scrivania dove ci si registra. A quel punto si entra in sala e una (mitica) signora del mio gruppo mi accompagna verso le prime file. Leggo il mio nome e cognome e mi accomodo. Noto i ragazzi della divisione giovani che sono anch’essi lì per assistere tutti noi. Se hai bisogno di qualcosa loro sono a disposizione.

Un giovane alquanto giovane mi sistema il “porta-Gohonzon”, ovvero un oggetto che porti al collo. Ci sono diverse persone del mio gruppo, questa cosa mi rende felice perché so che loro sono lì soltanto per me (ero l’unico del mio gruppo a ricevere il Gohonzon) ma mi rende felice soprattutto il fatto che io sia considerato “Il grande scettico che ha fatto una grande trasformazione che l’ha portato ad essere qui oggi  !”.

Finalmente inizia la cerimonia. La sala è stracolma di gente. Mi fa sorridere vedere le persone accanto a me e quelle della prima fila, ovvero tutti coloro che stiamo per compiere questo passo fondamentale, tutte molto tese.

Siamo vestiti in maniera diversa, chi più elegante, chi meno, ma una cosa ci accomuna: abbiamo tutti la faccia tirata. Fortissima questa cosa ! Tutta la sala è piena di gente felice e sorridente, noi abbiamo un viso corrucciato. Non dobbiamo fare o dire assolutamente nulla, sappiamo benissimo cosa riceveremo, ma siamo tutti emozionati, proprio perché siamo ben consapevoli del significato enorme di questo passo e della svolta che stiamo dando alla nostra vita.

Prima che inizi la cerimonia, ognuno di noi viene “disturbato” simpaticamente da qualche elemento dei rispettivi gruppi, tuttavia mentre i nostri compagni di fede sono sorridenti e scherzosi, noi abbiamo la testa solo alla cerimonia. Perfino un chiacchierone patentato come me non riesce più a parlare !

Inizia la cerimonia, ovviamente si fa Gonkyo (la recitazione di due capitoli del Sutra del Loto. Una cosa che facciamo tutti due volte al giorno, mattina e sera) e poi arriva il momento clou: ci chiamano sul palco uno ad uno per la consegna del Gohonzon !

Non sono fra i primi e ciò mi innervosisce ancora di più. Eccoci, finalmente il mio nome è pronunciato dal responsabile regionale. Mi avvicino al palco sentendo il boato del mio gruppo (ogni gruppo faceva così: applausi e boato, una cosa meravigliosa).

I visi tesi restano tiratissimi, ci scattano qualche foto ed io sono uno dei pochi ad avere un sorriso grande quanto la mia panza. Qualcuno, secondo me, deve ancora capire cosa sta accadendo. In sala c’è un tifo da stadio, tanti applausi, un’atmosfera bellissima, niente tristezza dovuta a ridicole e severe formalità.

Qualche giovane ragazza piange dall’emozione, ma mi colpisce soprattutto la commozione di una ragazza della divisione giovani non appena il responsabile ringrazia tutti e, giustamente, sottolinea l’importantissimo contributo che loro hanno dato.

E’ tutto finito ? Le emozioni sono finite ? Macchè ! Non potevo mai immaginare che, uscendo dalla sala, mi attendono due file di persone che mi fanno passare in mezzo e mi regalano l’ennesimo applauso, tutto per me. A quel punto credo che diventai fra il paonazzo e il violaceo.

Arrivo a casa, corro a Castelnuovo in una pasticceria sicula perché voglio che si festeggi l’apertura con i cannoli. Perché nella vita bisogna sempre andare avanti ma non dobbiamo dimenticare le nostre origini. Il Vincenzo è diventato buddista a Verona ma resta pur sempre un palermitano ! Alle 15 arrivano le persone del mio gruppo. Anche il terrore dell’Ospitofobia è andato a quel paese: la festa è tutta mia e non ho voluto assolutamente “limitarmi”, ovvero ho invitato tutte le persone con cui sono entrato più in sintonia in questi tre mesi. Potevamo essere in due, ci siamo ritrovati in dieci ! Che soddisfazione !

Recitiamo davanti al mio Gohonzon, ovviamente io mi aiuto con il librettino, mentre loro conoscono le parole a memoria. Finiamo la recita e mi consegnano dei bellissimi regali. Facciamo una sorta di mini meeting, in altre parole mi chiedono quali sono le mie emozioni e le mie sensazioni. Parlano ovviamente anche loro. Una persona che mi piace tantissimo (badate bene, non dal punto di vista sentimentale !) mi dice che non è vero che il gruppo ha dato tanto a Vincenzo ma che anche Vincenzo sta dando tanto al gruppo, cioè con le mie parole e i miei interventi nei meeting (detti “Zadankai”) ho fatto riflettere anche coloro che praticano da vent’anni. Un’altra persona mi fa ricordare quanto ero scettico la prima sera che incontrai tutti loro (sono uno delle poche persone che ha fatto tutto da solo, ho telefonato alla sede nazionale della SGI dopo aver chiesto lumi ad una mia carissima amica di Prato e poi sono stato contattato, ma nessuno mi ha portato dentro questo gruppo, ci sono entrato da solo !). La cosa che mi fa più piacere è che qualcuno nota che Vincenzo è cambiato (in meglio) negli ultimi mesi. Questa è una cosa che mi riempie di gioia perché evidentemente ciò che sento dentro di me, appare anche all’esterno.

Si va avanti a parlare del più e del meno, fra cannoli e babà. Ad un certo punto si giunge ai saluti, vanno via, io sistemo casa e vado a farmi una mega doccia. Prima di andare a letto guardo il butsudan con all’interno il Gohonzon e penso “ce l’ho fatta !”. Dopo una vita vissuta dicendo quasi sempre No, a non avere stimoli e punti di riferimento, a sperare di trovare risposte entrando nelle Chiese, finalmente ho dato a me stesso una grande prova di coraggio.

Sinceramente, come dico spesso, non so cosa mi riserverà il futuro. Può anche darsi che questa “luna di miele” finirà, può darsi che mi stancherò di essere buddista e che un giorno riconsegnerò il Gohonzon alla Soka Gakkai, ma per adesso sapete che vi dico ? Sono contento e me la godo tutta ! Per anni sono tornato su, dopo le vacanze natalizie, con le palle a terra, ho vissuto nello sconforto (dovuto ad una serie di motivi) per tanto, troppo tempo. E pensate che adesso debba pormi il problema del se e quando finirà questo idillio ? Dovrei farmi influenzare dai tanti pareri negativi che circolano sul web sulla Soka e su questo tipo di buddismo ? Ma chissenefrega ? La gente che parla di setta e di “falso buddismo” è la stessa gente che non muove un dito per gli altri, che vive nell’egoismo più assoluto.

Non mi interessa, quindi, cosa accadrà domani ! Dico semplicemente che, da quando sono buddista, vado a letto con la consapevolezza che la mia vita ha un senso. Durerà, non durerà, è giusto, sbagliato, “u Signuruzzu” non andava tradito, San Vincenzo è incazzato ? sono tutte pseudo problematiche che per me, oggi, valgono quanto una cacatella di mosca.

Per troppi anni ho dato agli altri la facoltà di incidere sulla mia vita e devo dire, ahimè, che pochi l’hanno fatto in senso positivo. Adesso il protagonista sono io.

E se il Mobys, di Mondainiana memoria (“nessuno mi vuol bene, nessuno mi capisce”), quindi non più pessimista ed eterno lamentoso, non piacerà più a qualcuno, mi dispiace, dimenticatemi, è stato comunque un piacere conoscervi ! Io vado avanti.

p.s. scusate gli errori.

Internet non vuol dire Verità Assoluta !

Ciao a tutti ! L’altro giorno facevo le mie riflessioni filosofiche seduto su una panchina di quel ramo del Lago di Garda che volgeva a mezzogiorno. Con mia grande gioia (ricordate il mio essere “Diversamente Socievole” che implica il ridurre al minimo i rapporti interpersonali onde evitare che mi venga l’orticaria ?) spunta un mio conoscente, tal Luigi, mio ex collega, passato fra l’altro recentemente a miglior vita. No, non ho incontrato un morto, intendo dire che si è da poco separato dalla moglie, una D.S. (Donna Scassaminchia) molto scassaminchia ma anche alquanto maiala, che ebbi modo di incontrare in una delle serate-scambiste (“Swingers Party 2005”) a cui partecipavo ai tempi in cui avevo una relazione con Gilda, una bambola gonfiabile dal cuore tenero e spesso con problemi legati alla pressione bassa.

Ho letto in un libro (“Le buone maniere per evitare di fare figure di merda come il Mobys”; edito da Ammarrapanza) che bisogna sempre e comunque e fare buon viso a cattivo gioco, e così feci, cioè mi mostrai financo felice di incontrare quel pirla di Luigi.

Ad un certo punto del nostro dialogo di altissimo livello (si parlava del fatto che non tutte le donne praticano il sesso orale e ci stavamo appunto chiedendo: dove andremo a finire ?), si parlò di ferie e gli dissi che la scorsa estate sono stato in Croazia. Al che lui sbottò: “Ah proprio l’ultimo anno che c’è la Kuna, perchè dal primo gennaio ci sarà l’Euro“. Il Mobys restò stupito, non sapeva che quella del 2016 sarebbe stata la sua ultima estate in Croazia con la vecchia moneta in tasca ! Salutai Luigi e, con immensa felicità, presi la via di casa in sella al mio fido destriero Falstaff. La prima cosa che feci, una volta entrato nella mia umile dimora, fu quella di cercare la conferma di quella notizia. Ovviamente era una minchiata: la Croazia adotterà l’euro ma ancora non si sa la data precisa. Potrebbe anche essere prima della prossima estate ma il fatto è che non lo sanno nemmeno loro !

Allora perchè Luigi diede sfoggio della sua cultura economica-turistica-europeistica ? Perchè l’aveva letto da qualche parte su Internet ! E’ una delle tantissime “bufale”.

Questa cosa di farsi una cultura o comunque delle idee basandosi esclusivamente su quanto si legge tramite il web, mi fa rabbrividire. Ci sono intere generazioni che stanno crescendo basando la loro cultura su Facebook, sui relativi link e sui video come quelli del giornalista premio Pulitzer che parla di “sta succedendo qualcosa di strano ai seggi” (vedi sotto). Uno degli articoli più letti di questo blog è quello che parla del pessimo film “La Solitudine dei numeri primi” (gran libro, invece) e mi dispiace un casino pensare che molti studenti probabilmente prendino spunto dalle cazzate che scrivo io !

Il mio blog non sarà mai un luogo dove si parla di politica, anche perchè è un argomento che divide oltre che annoiare. Nella politica, così come nel calcio, ognuno dice la sua, e non troverete mai, in nessuna piattaforma, la verità assoluta. Discuteremo sul Presidente del Consiglio e sull’arbitro cornuto per tutta la vita.

Più che altro volevo sottolinearvi il fatto che, secondo me, molti danno troppo peso a ciò che leggono tramite Internet. Non voglio parlare difficile dicendo che “dovreste avere spirito critico“, faccio semmai un discorso tipicamente Mobyssistico cioè molto “terra terra”, e vi dico: prendete con le pinze qualsiasi cosa leggiate.

Questo discorso può essere ampliato ovviamente anche a tv e carta stampata, ma la materia di cui Internet è padrone assoluto sono le recensioni. Quante volte vi è capitato di leggere commenti diametralmente opposti leggendo recensioni su ristoranti o hotel ? Quante di queste recensioni sono reali e quante sono scritte magari da colui che è un concorrente di quella determinata attività commerciale ? Che idea possiamo farci se, leggendo le recensioni di un Hotel, c’è chi da 10 per la pulizia e c’è chi da 4 perchè ha trovato in bagno un ragno che si scopava una lucertola ? Dove sta la verità quando leggiamo che “la colazione era scarsissima” e successivamente “è stata la miglior colazione della mia vita” ? I giudizi, pur scritti nella maggior parte dei casi in buona fede, non sono obiettivi ma soggettivi.

Internet ci ha fatto diventare dei grandi critici, trasformandoci in pseudo masterchef o pseudo critici cinematografici, mentre magari, nella vita, vendiamo preservativi usati. Ci premuriamo di condividere qualsiasi merda (ovviamente a parte questo blog, ma ciò è logico: non ci fa apparire fighi, è quasi una vergogna essere amici miei, infatti spesso commentate tramite whatsapp !), senza pensare che TUTTE le pagine create su facebook sono pagate e chi le gestisce ha un guadagno (alla faccia tua che ti spacchi il culo dalla mattina alla sera) in base al “movimento” generato da quella pagina (mi piace, condivisioni, interventi: tutto fa brodo. Il motto è: a me non frega un cazzo di ciò che scrivi, purchè tieni viva la mia pagina). In questo blog non c’è pubblicità, quindi è chiaro che l’autore non ha nessun altro interesse che esprimere le proprie idee senza seguire alcuna “linea politica” o scuola di pensiero. Scrivo perchè mi piace scrivere; il mio vero ed unico lavoro è un altro.

Cari amici miei, il web ha, tra le sue meravigliose caratteristiche, quella di consentire a tutti di esprimere la propria idea. Nel momento in cui io stesso pubblico un articolo, questo può essere letto da due persone così come da duemila. E’ la “Bellezza della Libertà” che ci viene offerta dal mezzo ed ovviamente dallo Stato in cui viviamo (almeno fino ad oggi).

Tuttavia, ripeto, non prendete per oro colato tutto ciò che scorre davanti ai vostri occhi (a maggior ragione state attenti a ciò che leggono i vostri figli). Informarsi è sempre cosa buona e giusta ma per farvi un’idea, approfondite, sentite altre campane, fidatevi delle vostre sensazioni e soprattutto ricordatevi che, a digitare quattro parole su una tastiera, ci può essere benissimo un nerd o comunque uno che non capisce un cazzo, ma che ha sentito dire quella cosa dal cugino che ha parlato con l’amico che era fidanzato della sorella, ecc. Gli stessi giornalisti che parlano e scrivono tanto bene, sono schierati, quindi non stanno dicendo la verità, stanno semplicemente dicendo ciò che si sposa con la propria corrente politica. I “neutrali” non esistono, chi mette in piedi una trasmissione ospita sempre gli stessi personaggi perchè fanno share, non perchè sono più intelligenti di altri ! Andrebbe poi rivisto il ridicolo “Silenzio Elettorale”, il quale coincide con le 24 ore prima del voto. Mi sembra un qualcosa di obsoleto (un po’ come quando si vietava l’ingresso di macchine fotografiche o telecamere ai concerti …). Insomma, è assurdo stoppare la campagna elettorale se poi ci sono giornalisti schierati che intervengono sui social network durante le operazioni di voto !

Morale della favola: ragionate con la vostra testa, ponete e ponetevi dei filtri. Siamo cresciuti (parlo delle generazioni ante 1990) sentendoci ripetere che la tv è finzione (fatto vero, peraltro). Sinceramente mi da un po’ fastidio che non si applichi lo stesso metro per il web.

Adesso vi saluto, credo che questo sarà l’ultimo post dell’anno, quindi vi auguro buone feste. Ricordatevi che apprendere, informarsi, studiare, curiosare, percorrere nuove strade, ecc., fa crescere una persona, ma non dobbiamo mai dimenticarci che non siamo idioti, abbiamo la nostra bella testa e non abbiamo bisogno dei video di Paragone che vorrebbe giocare a fare il  Travaglio … 🙂

Buone Feste !

Vincenzo

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Sotto il video della figura di merda colossale fatta dal giornalista (di Destra) Pierluigi Paragone: erano le ore 14:00 della giornata del referendum e lui si è premurato di diffondere su facebook la notizia scoop delle PSEUDO matite cancellabili. Il motivo è semplice: gridare al complotto nel caso in cui avrebbe vinto il SI. Lo scoop si è rivelato una minchiata: il NO ha vinto col 60% dei voti, nessuno ha impedito a nessuno di esercitare il proprio potere di voto ed ovviamente nessuno del comitato del Si ha avuto da ridire sulle matite…. Signori si nasce ….

Se solo mi avessi baciato ancora …

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Ci sono cose che vanno fatte in un momento ben definito della nostra vita. Ci sono cose che non possono ripetersi, ci sono treni che passano una sola volta e che non rivedremo mai più. Il problema è che tu non puoi sapere cosa ti riserva il futuro, paradossalmente potresti essere anche il più ottimista della terra ma se il destino (o chi per lui) ha deciso che non proverai più certe sensazioni, hai ben poco da disperarti. Allora non c’è soluzione ? Come ho detto parecchi articoli fa, la soluzione c’è sempre. Non è questione di essere ottimisti o meno, c’è semplicemente da prenderne atto. E allora puoi anche sederti sulla stessa panchina della stazione, puoi vestirti nella stessa maniera, puoi tornare allo stesso orario, ma quel treno non passerà più.

Sistemando la mia libreria, mi è capitata fra le mani la mia agenda scolastica del 1990. Parliamo quindi di ben 26 anni orsono ! Un’eternità ! Mi è sempre piaciuto scrivere, giocare a fare il giornalista, lo faccio sin da quando andavo alle scuole medie, questo blog è nato proprio per questo motivo. Scrivevo dei piccoli “giornali” parlando delle partite di calcio disputate con i miei cugini, facevo financo del gossip su quel tale che si era innamorato della biondina del secondo piano e scrivevo sulle agende, sia nel periodo scolastico che successivamente. Scrivevo tutto, mi piaceva l’idea di “scattare una foto” alla mia vita, parlando prima dei miei compagni di classe e successivamente delle mie uscite del sabato sera. Sulle mie agende (me ne sono rimaste alla fine quattro, che ho portato con me in quel di Verona) trovo quindi commenti sulla nascita del Partito Democratico della Sinistra ma anche giudizi sui film visti al cinema con i miei amici. Trovo giudizi sulla prestazione dell’Avellino ma anche il racconto dei miei sabati sera.

Torniamo al 1990, a questa agenda che, vi ripeto, mi è capitata casualmente fra le mani. I mondiali e le “notti magiche” di Totò Schillaci sono finiti già da un pezzo. Siamo a fine novembre, esattamente al 26. Scrivo: “Oggi sono conosciuto una girl very nice”. Il “sono” è voluto, sin da piccolo mi piaceva cazzeggiare con le parole. Seppur ricordi perfettamente quel periodo, e anche se ho già letto e riletto questa mia agenda, mi viene da soffermarmi. So che non mi fa granchè bene ricordare i bei tempi della mia giovinezza e so altrettanto bene che ancora oggi, ripeto dopo quasi trent’anni, non è “opportuno” riaprire proprio questa agenda, infatti l’ho tenuta chiusa da un giro di nastro adesivo. Tuttavia sono molto sereno, mi diverte rileggere le cazzate che scrivevo a 18 anni. Smetto di sistemare casa, mi metto in poltrona e rileggo quelle pagine, mentre fuori c’è un temporale da paura. Sembra che il maltempo mi concili la lettura, è un po’ come se i tuoni mi sveglino dal torpore e mi facciano ricordare il passato.

Il 26 novembre 1990 conosco tal Mary dentro un panificio dove mi recavo ogni sera ad acquistare il pane quotidiano (a Palermo si panifica a qualsiasi ora del giorno). Ovviamente scrivo che sono “innamoratissimo”, e tante menate che in questa sede vi evito. Credo che Mary abbia rappresentato il mio primo vero grande amore. Prima di allora pensavo che mettersi con una ragazza rappresentasse qualcosa di naturale, ma non c’era sentimento, non me ne fregava più di tanto: visto che Tony era messo con Francesca, io mi mettevo con la sua amica Patrizia. Eravamo quattro amici e ci muovevamo in blocco anche da questo punto di vista (credo che anche oggi sia così per i giovani).

Con Mary scattò qualcosa, ma non è la lametta da 20 euro che pubbicizzano in tv. Non c’entra il sesso, non c’entra il “Vincenzo è fidanzato” con la X di turno, era tutto diverso. Non vedevo l’ora che fosse sera per rivederla. Speravo che ci fossero altri clienti prima di me, così da allungare di qualche minuto il tempo che avevo a disposizione per ammirarla. Era perfetta, era mia moglie.

Purtroppo a scuola non potevo nascondere nulla. Ero già allora “troppo personaggio” per far finta di niente. I miei amici capirono che c’era qualcosa di diverso in me, presero la mia agenda ed iniziarono a scrivere anch’essi i loro pensieri !! Incredibimente avevo creato dei mostri ! In questa sorta di mia “rievocazione storica”, presto molta più attenzione a leggere i loro commenti piuttosto che i miei. Molti sono scritti “tanto per”, altri sono significativi. Vi inoltro quelli che mi hanno fatto più sorridere e/o riflettere.

Samuele scrive: “La ragazza evidentemente ha lasciato il segno…. Vincenzo comincia a dare i primi segni di squilibrio mentale“. Antonello: “Vincenzo è u megghiu i tutti (il migliore di tutti) perchè rimembra i suoi pensieri amorosi. Finalmente ha cominciato a raccontare le sue vicissitudini, il mistero del suo strano comportamento. Vincenzo fa capire che la sua esistenza è stata sconvolta da un qualcosa che ha cambiato radicalmente la sua vita”. Fabio: “Sono riuscito a sapere cosa assilla Vincenzo ! Non è altro che una creatura angelica vestita di bianco”.

Non voglio tediarvi ulteriormente, anche perchè l’articolo diventerebbe un libro ! La cosa più importante è che la storia con Mary ebbe un inizio. Erano ben altri tempi rispetto ad oggi. La sera, dopo aver finito di lavorare io la aspettavo fuori il panificio e la accompagnavo con la mia Vespa 50 in una via nei pressi dove viveva. Erano tempi in cui il “padre della femmina” non doveva sapere che sua figlia (peraltro minorenne) si stava vedendo con un picciotto…

fullsizerenderLa storia con Mary durò praticamente fino alla primavera del 1991. Alla fin fine stiamo parlando di pochissimi mesi, ma sicuramente e probabilmente i più bellissimi ed intensi della mia vita. Sembrava tutto perfetto, praticamente eravamo cinquecentro metri sopra il cielo prima ancora che Moccia scrivesse quel minchia di libro, ma quando si è giovani tutto finisce con la stessa velocità con cui inizia. Mary smise di lavorare in quel panificio, i nostri incontri divennero più difficoltosi (ah se ci fossero stati i telefonini già allora … !) e alla fine incontrò un altro e mi mollò. Era una serata tempestosa come quella di stasera. Minchia quanto pioveva, sia dal cielo che dai miei occhi ! :-). Non ci siamo dati nemmeno l’ultimo bacio … orco can.

Di storie, dopo Mary, ce ne sono state altre, non tantissime, lo ammetto, ma nessuna particolarmente significativa, niente che io, stasera, ricordi con una certa emozione. Ecco perchè all’inizio di questo articolo parlo di treno che passa una volta nella vita. Per parecchi (troppi) anni, l’errore mio è stato quello di cercare Mary in ogni ragazza che incontravo, di considerare le mie potenziali patner “non all’altezza”, ma soprattutto di vedere la “fine” prima ancora che iniziasse qualcosa. Divenni pessimista, iniziai a collezionare bocciature scolastiche, ero seriamente incazzato col mondo. Mii fa sorridere il fatto che oggi spesso mi si definisca “Orso”. In realtà molti non hanno ancora capito che io non nutro alcuna passione per le caverne, ho semplicemente il desiderio di stare lontano da persone con cui non sto affatto bene ! Ma torniamo a noi.

Mentre tutti sono andati avanti, io sono rimasto per anni “bloccato”: non voglio mettermi con te perchè tanto so che finirà; tu non hai il suo stesso sguardo; se almeno sorridessi come lei …, ecc. ecc.

Poi diventi un uomo maturo, smetti di giocare, assumi un certo ruolo lavorativo e tutte queste cose vanno a farsi benedire. Sono partito per Verona, ho incontrato altre persone che ovviamente non ho continuato a paragonare a Mary. Insomma, probabilmente leggermente tardi, sono diventato un uomo maturo. Un uomo maturo che non crede alle favole, che ha già smesso di crederci nel 1991 e che, oggi, ci crede ancor meno. Non credo nell’innamoramento di due persone dopo i quarant’anni. Credo che subentri l’accontentarsi, il “più di questo non posso pretendere”, il “non voglio morire solo/a”, per finire addirittura con il “se sto male chi mi accudisce ?”. E così spesso ci si violenta, l’autostima va sotto zero, ma come dico spesso io, l’importante è rendersi conto di ciò che si sta facendo e assumersi la responsabilità.

No, il Vincenzo che poi divenne Mobys, non crede nell’amore; la mia non è una considerazione triste e pessimistica ma un pensiero frutto di un sano realismo e di un numero record di bastonate ricevute. Per carità, la “poesia” sicuramente esiste, ma non è per tutti ed è accostata ad un certo periodo della propria vita. Una volta passata la data di scadenza, non resta che entrare a far parte della grande famiglia di coloro che, come detto pocanzi, si accontentano. Lo deduco non solo dalla mia esperienza diretta ma da ciò che vedo attorno a me. Coppie che si sfasciano per futili motivi, coppie che accettano il “cornutismo reciproco”, uomini che odiano la propria compagna, gente che considera il sesso come il fulcro su cui ruota tutto, ecc.

Sono ordunque destinato ad una vita solitaria ? molto probabilmente si. E allora qual è il senso di questo post, visto che dico spesso che uno dei motivi per cui scrivo è quello di far riflettere i miei due-tre visitatori ? Il senso è che la vita può, anzi DEVE, avere un senso (scusate il gioco di parole) anche se si è single. Il senso è che dobbiamo metterci via il fatto che certi treni non passano più e che continuare ad aspettarli ci fa stare solo male. Il senso è che dobbiamo definirci fortunati se abbiamo una persona accanto che ci stima e ci vuole bene perchè “quando si ha quello che manca alle altre persone, che magari soffrono per averlo, ci si rende conto quanto si è fortunati e felici”. E’ una frase che scrissi nell’agenda successiva a quella di cui vi parlai in questo lungo post, a 19 anni.

Mi raccomando, lottate per essere felici, non per avere una persona accanto “perchè così mi sistemo”. Lottate per voi stessi, perchè nessuno può e deve incidere in maniera decisiva nella nostra vita. E se, a differenza mia, credete ancora nell’Amore, lottate per vedere la scintilla che scocca quando incontrate una persona che vi piace tanto tanto. Non accontentatevi, non seguite falsi miti, lasciate perdere le convinzioni comuni, siate liberi di amare un colore o un suono che alla maggiorparte delle persone fa cagare, ma soprattutto non dimenticate da dove venite.

Ricordatevi “la giustizia del mondo che punisce chi ha le ali e non vola” …

P.S. Questo post è dedicato ad una mia carissima Amica. Spero solo che sia alla sua altezza. Glielo dovevo a lei e al suo immenso cuore. Lo dovevo a parecchi amici, probabilmente stanchi di vedere una tendenza del Blog esclusivamente “cazzeggistica”. Tendenza che, ovviamente, tornerà dopo questo post ! 🙂

Ecco Pasquale vestito da carnevale !

Credo che tutti voi conosciate una barzelletta che è stata raccontata in tutti i dialetti della nostra Nazione e che, al di là delle numerose “variazioni sul tema”, raccontava di un camionista, tal Caronte, che offrì un passaggio ad una suora. Il rude e virile autista, ad un certo punto, preso dalla voglia di far sesso, chiede alla suora se può soddisfare questa sua richiesta alquanto trasgressiva. La suora acconsente, offrendo all’eccitato Caronte il suo “Lato B”. Quando tutto finisce, Caronte, sessualmente appagato e con autostima a mille, prende il microfono del suo apparecchio radio e continua a urlare: “Sono Caronte e guido un bisonte”. La suora, dopo essersi sorbita questa litania per qualche minuto, si incazza, toglie il microfono dalle robuste mani di Caronte e sbotta: “Sono Pasquale vestito da carnevale !!!”.

Ecco, nei giorni scorsi, su un giornale locale, è apparsa una notizia che mi ha fatto sorridere e parecchio riflettere. Sto parlando seriamente ! Un trans, che chiameremo Valery, è stato arrestato (o arrestata, fate vobis) per violenza sessuale nei confronti di un minore.

Cosa accadde ? Un 16enne, che chiameremo Gasparino, aveva conosciuto Valery tramite una chat. Dopo un certo periodo, i due decidono di incontrarsi di presenza e si danno appuntamento in un parcheggio di un centro commerciale veronese. Insomma decidono, giustamente, di dar sfogo alla loro passione nata tramite un freddo monitor.

Incredibilmente però sorgono due problemi: Valery non conosce l’età di Gasparino e quest’ultimo, cosa ancor più grave, non sa che Valery è un trans ! Avrà visto due bei labbroni, due mega tette e avrà pensato “minchia sono il 16 enne più fortunato di Verona e provincia ! Ora me la trombo e poi lo racconto a tutti i miei amici segaioli !”.

L’incontro avviene ma dopo qualche minuto, Gasparino, resosi conto del piccolo “intoppo”, scende dalla macchina di Valery, ferma disperato e in preda al panico un auto di passaggio e scappa via. Nelle ore successive va a denunciare Valery, il quale ovviamente viene arrestato per i motivi di cui sopra. Il trans si difende dicendo, come già scritto in precedenza, che sconosceva l’età di Gasparino e soprattutto che non c’era nessuna violenza sessuale in atto, il ragazzo non stava pagando nulla ed era libero di rifiutare un rapporto assolutamente  non imposto con la forza !

Questa è la fredda cronaca. Vi chiederete cosa mi ha colpito al punto tale da dedicare a questa storia un articolo sul Pianeta Mobys. In verità l’incidente in se non mi ha sconvolto più di tanto, credo nella versione di Valery e soprattutto tengo a precisare che, come sempre, non sto giudicando nessuno. Come ho già detto mille volte in queste pagine, io sono per la massima libertà di ogni individuo, credo che i tabù fottano parecchio quindi qualsiasi tendenza una persona abbia, è liberissima di esercitarla purchè, ovviamente, non faccia del male agli altri. Insomma nelle nostre camere da letto DOBBIAMO essere liberi di dare sfogo ai nostri impulsi sessuali senza essere giudicati da nessuno (e sto discorso vale ovviamente anche per tutto ciò che riguarda la vita in generale. Ricordatevi che chi giudica è sempre dalla parte del torto, a meno che non faccia questo lavoro dentro un Tribunale).

Il problema di questa storia è che io soffro di “fantasite acuta” e quindi, dopo aver letto questo trafiletto, pensai ad una serie di possibili scene. Innanzitutto pensai al povero Gasparino che inizia a pomiciare: il suo giovane augello, in piena fase ormoni-impazziti, quasi gli esplode forando i jeans !

“Aspè, in un film ho visto lui che gli metteva la mano sulla tetta sinistra, oh che bello, lei sembra essere esperta, sta cercando di tirarmelo fuori, siccome sono un gentleman agevolo codesta operazione; oh mio Dio quanto sono felice, che tette ziocan, mi sono innamorato, appena finiamo le chiedo se vuole sposarmi,  aspè voglio osare, voglio di più, ormai siamo entrati in piena sintonia, Rocco Siffredi mi fa na pippa, quasi quasi allungo le mie mani in mezzo alle sue cosce, vediamo cosa succede ! Menomale che esistono le minigonne, che sexy con le calze a rete, vado, ma si, lei ormai è mia, è eccitata il doppio di me, muore dalla voglia di trombare, ma io inizio con del sano petting spinto che fa tanto da uomo maturo, la mia mano è a pochi centimentri dalla sua sicuramente fantastica vagina brasiliana, ma si, dai, ci sono, vado, tocco, arrivo…. ma …. ma …. non è possibile ! sto toccando un cazzo ! un GROSSO cazzo ! Qui non dovrebbe esserci sto coso !!! Io mi sono innamorato, l’ho guardata per mesi attraverso il pc ! Ho perfino comprato un mac con display retina per guardarla meglio ! Scappo, che schifo, un uccello, oh mio Dio: ho toccato un uccello che non è il mio !!!

Gasparino esce fuori dalla macchina, come detto ferma un auto e scappa via. Immaginate la persone o magari la coppia che si ritrovava alla guida di quella macchina. “Tesoro fermati c’è un ragazzo disperato che chiede aiuto”. “E se fosse un ladro ?”. “Ma no dai fermati, si vede che è molto spaventato !!”. Cosa succede, baldo giovine ? come mai il tuo viso è paonazzo e la tua voce è tremante ? Vieni dall’Hotel di Shining ? Sei stato in uno Hostel stile film di Eli Roth ? Volevano derubarti ? Entra, calmati, ci siamo qui noi ad aiutarti, ti portiamo a casa. Raccontaci, respira con calma, la mia morosa adesso ti da un sorso d’acqua. Quanti erano ? cinque ? sei ? erano rom, vero ? ste merde sono ovunque ! ti hanno fatto del male ? ti hanno preso il portafogli e il cellulare, vero ? ste merde ! Devi stare attento ! Ma come mai ti trovavi in questo parcheggio a quest’ora della notte ???  E Gasparino, ancora terrorizzato da quella PENOSA visione e con un filo di voce sbottò: “ziocan, ero venuto qui per trombar, invece go trovà un trans che mi voleva incular !”.

E così Gasparino, che sognava sesso brasiliero fatto di samba e coiti, incontrò semplicemente il mitico Pasquale ! Quantomeno (forse) finalmente avrà capito che il pomo d’Adamo non è un piatto di pasta al pomodoro.

La cosa più incredibile è che stavolta questo racconto non è frutto della mia fantasia, ma è un fatto di cronaca realmente avvenuto !

Alla prossima e scusatemi per gli errori.