Una nuova amica: la chitarra di James Taylor.

Tra i miei canali preferiti del maestoso bouquet di Sky, c’è Sky Arte.

Su Sky Arte ho apprezzato tanti “Speciali” dedicati, per esempio, ai Depeche Mode e ultimamente anche il reality “Master of Photography” che ho seguito con parecchia attenzione anche perchè, a differenza del ben più noto cooking-show “Masterchef”, sicuramente capisco più di Apertura di Diaframma piuttosto che di apertura di una sogliola.

In una delle mie tante “performance zappinghistiche” beccai un tizio che deliziò il mio palato auricolare all’istante. Insomma fu amore a prima vista. Mi chiesi, con la solita eleganza che mi contraddistingue: “Cu minchia è ??” e vidi che si trattava di uno speciale dedicato a tal James Taylor, un cantante americano famosissimo e che spopolò soprattutto negli anni 70.

Poggiai il telecomando alla sinistra del padre e restai colpito dalla musica di questo cantante di Boston di cui sconoscevo totalmente l’esistenza. Ammetto di essere stato (e di essere) sempre molto “chiuso” a livello musicale, cioè difficilmente mi entusiasma qualcosa non partorita dai Depeche Mode o da Tiziano Ferro. Per carità, nella mia lista “Superpreferite del Mobys” di Spotify c’è di tutto, ma da qua ad ascoltare un intero CD di un cantante o di una cantante a me sconosciuto/a, ce ne vuole. In pratica ho quello che chiamerei “blocco dell’ascoltatore”.

Con James Talylor ho riscoperto il piacere di sentire musica. L’altro giorno, mentre tornavo dal lavoro, pensavo addirittura di intitolare questo post “Ascolta Taylor e fai pace col mondo”, perchè da quando la sua musica fuoriesce dagli altoparlanti della mia spettacolare autovettura, sono di ottimo umore. E allora qua subentra il classico dubbio Marzullo-Style: può la musica aiutarti a vivere meglio la vita ? sicuramente si !

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James Taylor

Subito dopo aver visto lo speciale su Sky, mi precipitai, col mio solito passo elefantesco, verso il Mac e vidi cosa mi propinava e proponeva Amazon. Acquistai, senza avere il benchè minimo dubbio, una sorta di mini Greatest Hits, ad un costo ridicolissimo (mi pare addirittura inferiore ai 5 euro). Non volevo “scommettere” più di tanto, ero convinto che “tanto dopo un paio di canzoni farò eject e butterò fuori dal finestrino il cd come vorrei fare con i bimbi scassaminchia“. Scelsi financo la famosa spedizione “morto di fame”, ovvero quella che costa zero, la quale consiste nel farsi tirare addosso il pacco dal corriere (se lui si ferma e scende dal furgone sei squalificato e paghi la penale !).

Incredibile ma vero, mi piacquero tutte le canzoni. Le sentivo una ad una, non skippavo, non abbassavo il volume. Questo continuo passare dal country al rock, dal blues al pop, lo rendono perfetto per i miei gusti ! Tutto ciò, come dissi pocanzi, mi metteva di ottimo umore. James Taylor e la sua chitarra mi hanno trasmesso gioia, serenità, allegria, voglia di cantare come se fossi un picciottello reduce dai suoi 17 secondi di gloria con una gentil donzella.

Superato l’esame, voglio andare avanti, voglio di più, ho “fame” della chiatarra di questo bostoniano del ’48; insomma ho capito che Taylor mi piace ! Entro alla Comet e do un’occhiata al reparto cd, anche perchè è domenica e il mio animo gentile mi dice che, se entro in un centro commerciale, quantomeno devo comprare qualcosa, non rompere solo le palle ! Vedo un’altra Greatest Hits, stavolta di due bellissimi cd, afferro il malloppo e vado alla cassa.

Morale della favola ? Da luglio ascolto solo James Taylor. Sono contento anche perchè ho sfatato una sorta di maledizione, cioè credevo e temevo davvero di non riuscire ad apprezzare qualcosa che non fosse stato prodotto dai Depeche Mode, “colonna sonora della mia vita”, come disse il mio grande fratello in una sua rara perla filosofica !🙂

Le mie preferite ? “My traveling Star”, “Never die young” e “Hard Times come Again No More”, ma vi posso garantire che mi è davvero difficile trovare la superpreferita, mi piacciono tutte (questo vuol dire che o mi piace davvero la sua musica in tutte le sue sfaccettature, o sono stati bravissimi ad inserire le 35 canzoni di questa collezione “The Essential”).

Se avete tre minuti di tempo e soprattutto volete, ripeto, far pace col mondo, ascoltate questi capolavori.
Vi lascio col video live di “Never die young”. Spegnete la luce della vostra stanza, girate il display del cellulare verso la scrivania per un attimo (che tanto non si muore), alzate il volume del vostro computer e ditemi se non vi emozionate…

 

 

Fra acqua brodosa e Miss Logorrea

Le ferie sono finite e quasi tutti siamo tornati nei rispettivi ovili.

Le mie vacanze sono sempre diverse rispetto alle precedenti. Quali sono state le più belle ? sicuramente quelle da giovanissimo e quelle che verranno. Con questo voglio dire che non mi sono piaciute le vacanze estive 2016 ? assolutamente no ! sono stato tranquillo e sereno e, sinceramente, non pretendevo una virgola di più.

Sono contento anche perché ho chiuso il cerchio. Nella mia vita sono partito da solo, con un gruppo di amici, con una coppia di amici, con un singolo amico e con la morosa. Insomma, ho provato diversi modi di vivere le ferie e diversi tipi di compagnia. Quale rappresenta il migliore ? Non saprei, come dico sempre c’è qualcosa da prendere in qualsiasi esperienza si faccia.

In questo momento, a due settimane circa dalla fine delle mie vacanze, penso che la cosa più importante sia non trascorrere delle ferie incubo. Per esempio io non posso ricordare piacevolmente l’estate di qualche anno fa, quando decisi di partire con il mio amico Nicola alla conquista di Rimini e di tutte le gnocche possibili ed immaginabili.

L’errore che si commette spesso, è quello di considerare un Amico, quindi un partner infallibile, colui con cui trascorri qualche ora il sabato sera. In vacanza è tutto diverso, basta mezza giornata di condivisione della stanza per notare difetti che non avevi notato in anni di scorribande serali. Nicola si rivelò una pessima compagnia, era alquanto pesante, soprattutto perché trovava da ridire su ogni cosa che si faceva e su ogni posto dove si mangiava (troppo caro, si mangia male, le cameriere sono brutte, la pasta è scotta, il prosciutto non è crudo abbastanza, qua dentro mi sento più affumicato di una braciola di maiale, ecc.). Altro che femmine e champagne ! Inoltre (ma questo lo sapevo già prima di partire) eravamo esattamente all’opposto a livello di R.S.S. (Ricerca Scopo Scopistico): lui puntava qualsiasi donna, seguendo il vecchio principio “basta che respiri”, io anziché guardare culi e tette, mi innamoravo della tipetta con occhialini che sfogliava un romanzo dentro una libreria, posto dove mi rifugiai per qualche ora perché altrimenti gli avrei staccato la testa. Malgrado i suoi difetti, oggi invidio Nicola: lui si è sposato, mentre io continuo ad annoiarmi, pur avendo provato svariate posizioni del kamasutra con le mie ultime Partners.

Anche le ferie in gruppo non furono un granché, eccezion fatta, ripeto, per il periodo adolescenziale o comunque under 25. Mi ricordo qualche anno fa, quando partii con due ragazzi e due ragazze. Eravamo cinque amici. Secondo me, partire con donne che non sono legate con i membri (in senso buono, non siate maliziosi !) del gruppo, non ha molto senso. Se trovano altri “masculi” ci resti un po’ male, se si mettono nei guai ti senti in dovere di intervenire; inoltre non puoi nemmeno provarci perché c’è la regola dell’amico ! In definitiva, partire con donne che sono solo amiche è solo una rottura di minchia.

Come ho già detto mille volte, la donna è D.S. (Donna Scassaminchia) di suo, se poi vi portate l’amica in vacanza fate un autogol clamoroso. Un po’ come se, quando siete insieme alla vostra compagna, osate scegliere il posto in spiaggia ! Non fate mai questo errore imperdonabile, fate scegliere sempre lei. Idem per quanto riguarda la cassa dove pagare la spesa. Ci sono cose che DEVONO fare loro, altrimenti trascorrerete ore a sentirla brontolare sul “perché ti sei messo qui, che ci sono sassi grossi ?” o sul fatto che “alla cassa numero 8 c’era meno gente, io proprio non ti capisco, io proprio guarda … “, ecc.

Torniamo alle vacanze in gruppo. Quell’anno andammo in Toscana, ovvero nella mia regione preferita, dove infatti tornai da solo l’anno scorso. Con noi c’era tal Maurizio, detto “Sorbola” (non chiedetemi il motivo), che era il classico tipo che ritiene di essere il simpatico della compagnia, il “se non ci fossi io vi annoiereste a morte”, il Jerry Calà de noialtri. Invece faceva cagare. E non ve lo dice uno che è sempre molto critico di suo, ma lo dicevano anche gli altri. Del resto il suo cavallo di battaglia era quello di attribuire soprannomi stile indiani dei fumetti, a chiunque. Per qualche giorno mi son dovuto sorbire le sue “perle”: ricordo ancora “la donna dal clitoride grande”, “l’uomo della grossa pancia”, “la piccola piccole tette”…

Per il resto che dirvi ? tornando a queste ultime ferie, come sempre mi è piaciuto stare in spiaggia a rilassarmi e a fare ciò che mi viene più naturale. Perché avete pensato subito alle scorreggie ? mi riferivo all’osservare gli altri, soprattutto nella prima parte delle ferie, quando a Cefalù, essendo da solo, era quasi scontato fantasticare o analizzare il comportamento altrui. Le figure sono sempre le stesse, le persone ovviamente cambiano, ma gli atteggiamenti in spiaggia si ripetono, anno dopo anno.

E così abbiamo i due pirla che continuavano ad usare la parola “Compà” (compare, una figura fondamentale in Sicilia) in ogni frase che dicevano, l’idiota che definì “brodoso” lo stupendo e limpido mare di Cefalù (ho capito che intendeva dire che l’acqua era calda, ma bastava dire calda !), per finire con due figure ultra classiche: il malato del meteo, che arriva in spiaggia, guarda il cielo e, malgrado sia azzurrissimo, dice “mi sa che oggi viene giù il diluvio” (cosa che ovviamente non avverrà), e Miss Logorrea, ovvero la tizia che non smette mai di parlare. Che poi ci sono certe campionesse del mondo che nemmeno immaginate. A Cefalù c’era una tizia che finiva di parlare dei suoi problemi fisici con una e subito dopo chiedeva all’altra come andava col lavoro. Mentre l’altra rispondeva, lei ovviamente inseriva le sue problematiche lavorative. Spuntavano i bambini e lei chiedeva “sei stato promosso ?”, ecc. Un incubo.

Ho chiesto ad un mio amico di inventare un’App che silenzia le persone. Molti non capiscono che a volte il silenzio è d’oro. Ovviamente enjoy the silence non vuol dire stare col cellulare in mano ! Parentesi: Chi mi inventa un’App che mi segnala se quella data auto è dentro quel dato parcheggio ? cioè io prima di parcheggiare, per esempio all’Auchan, vorrei sapere se ha posteggiato (o posteggerà mentre io sono lì) anche quella X persona che mi sta sulle palle. Non mi interessa il posto preciso (c’è la privacy !!), ma quantomeno sapere se c’è.

Tornando ai discorsi seri, come sempre l’oscar della spiaggia va ai miei adorati bimbi. Mi dispiace essere ripetitivo, ma essi rappresentano gli unici esseri umani che riescono sempre a cambiarmi l’umore non in meglio, ma in molto meglio. In questo momento ricordo un maschietto minuscolo, ancora nella fase pannolino, che, nelle sue intenzioni, voleva aiutare il padre a inserire il supporto dell’ombrellone sulla ghiaia. Con le mani faceva il gesto come se il suo apporto fosse fondamentale. Bellissima anche una piccola principessa che rompeva i coglioni allo zio alle prese col Sudoku: continuava a sparare numeri, convinta di essere di aiuto. “Io dico sei, cinque, metti quattro”. Protagonista hi-tech dell’estate è stata la macchina fotografica Go-Pro. Ne ho viste parecchie, molti ragazzi la sfruttano mentre si tuffano dagli scogli. Innumerevoli ovviamente i selfie e quelli che definisco “IperSelfie”, ovvero i selfie scattati da persone “leggermente sovrappeso”, i quali ovviamente puntano tutto sul colore degli occhi (e sulla simpatia …).

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Il mare di Draga di Moschiena (foto Mobys)

Due parole sulla Croazia. E’ la seconda volta che mi reco da quelle parti. Sono rimasto piacevolmente colpito perché in buona sostanza ti ritrovi con tre vantaggi: non sei distante dall’Italia, ti godi un mare che qui da noi è solo al sud e spendi cifre che non sono paragonabili a quelle italiane. Insomma ti fai una bella vacanza, senza dover ricorrere a prestiti o alla vendita temporanea di tua moglie. La Croazia è nettamente migliorata rispetto a quella che ho conosciuto nel 2009. Hanno fatto grandi progressi. Adesso vedremo cosa accadrà quando (e se, perché ancora non si ha una data certa) passeranno all’Euro anche loro. Inutile dirvi che, come spesso accade, la zona incide tantissimo, anche a livello economico. La mia sensazione è che i luoghi pieni di giovani siano più cari. Malgrado sia riuscito a beccare, per la seconda volta, un posto più per famiglie che per single, ho dei bei ricordi di Draga di Moschiena, di Abbazia e soprattutto di Backa.

Resto comunque dell’idea che ogni anno bisogna cambiare, non mi riferisco esclusivamente alla Croazia ma parlo in generale. La vita è troppo breve per farsi più di un periodo di ferie nello stesso posto. Gli unici posti dove tornerei ben volentieri sono Londra e Roma, per il resto, per un “folle ricercatore di emozioni” come il sottoscritto, è sempre opportuno puntare su nuovi lidi e nuove compagnie. La noia mi annoia.

 

 

Buone ferie col … BignaMobys !

Carissimi lettori del Pianeta Mobys, vi auguro Buone Ferie !

Voglio salutarvi con un post che riassume OTTO lunghi anni di blog. E’ stato un lavoraccio ma da tempo mi ero prefissato di farlo. Inoltre, Svetlana dalla Bielorussia, qualche giorno fa, mi scrisse dicendomi che malgrado la simpatica impostazione grafica, non riesce a trovare i vecchi articoli. “Caro amico mobys, a me riuscire bene a trovare uccelli ma avere difficoltà a leggere tuo blog ! ah ah ah“. Che Angelo di donna !

Non sto a commentare la graduatoria sotto riportata. Riporto pari pari ciò che mi dice l’Ingegner WordPress. Mi sembra strano (per non dire impossibile) che ci siano articoli con ZERO visualizzazioni, ma questo dicono le statistiche e questo, ripeto, riporto, nel senso che non è mia intenzione scrivere un post sul fatto che in un caso sono stato letto 10 volte, in un altro 30, ecc. ecc. Evidentemente c’è un problema di tag (che sino a pochi anni fa non curavo affatto) e soprattutto di cavolate scritte troppi anni orsono.

Ciao, buon relax e buon tutto ! Mi raccomando, fate come me: corsetta mattutina all’alba, cibo sano e genuino (quindi per esempio verdurine cotte al vapore), sesso rigorosamente protetto con tendenza all’orgiesco, Tai Chi Chuan o yoga in spiaggia al tramonto.

Vincenzo Mobys

Titolo dell’articolo

Numero di Visitatori Anno di pubblicazione

Un Masterchef nordico in cui Rubina fa innamorare mezza Italia

863

2016

“Ti voglio vivere”: che debutto per la Rasulo !

411

2010

“La solitudine dei numeri primi”: mai visto un film così brutto !

344

2010

Masterchef è una cagata pazzesca

268

2016

La bimba che piange e la fiera dei cretini

189

2012

“Il tempo che vorrei”. Finalmente un nuovo libro di Fabio Volo.

145

2009

Facebook: vi spiego i filtri

132

2010
Amaro Masterchef 130

2015

H di House ? No, di Hotchner ! 124

2011

Finti psicologi, orbi, professoroni e … coitus interrupstus. 121

2015

Meglio Shrek che la zucca

104 2010

Un bonsai chiamato Highlander

104 2010

Quelli che … al Fantacalcio ci giocacano vent’anni fa.

95

2012
L’Italia perde le elezioni 89

2013

Tiziano Ferro in Arena: un’emozione indimenticabile !

79

2012

Un grosso problema: la S.A.C. (Sindrome Acquisto Compulsivo) 77

2010

Il Perozzi e la “constatazione del nostro nulla”

73

2009
La suprema arte del “farsela piacere” 72

2011

La notte bianca di Caldiero e la buonanotte di Sant’Ambrogio

72

2009

Sabrina. Quella volta che il Mobys stava per sposarsi

69

2012

La mia lettera a “L’altro Giornale”

68

2010

Il sogno Depeche Mode: dopo Barcellona, eccomi a Bologna ! 66

2009

Subito.it Istruzioni per l’uso

64

2015
Addio Dr. House 64

2012

Nuove “Reactions” su Facebook

61

2016
Facebook: spesso bisogna “turarsi il naso” 59

2012

I voli (e le gaffes) del Mobys

56

2011
Gli odori della domenica 55

2010

I dubbi te li crea la libertà

53

2015
I veri problemi dei Single 52

2016

La donna cannolo

52

2015
Ti scatterò una foto 52

2013

Quel sabato sera con “il merda” e “Pipino”

51

2012
Le sorelle d’Italia e i diversi 51

2009

19 Novembre 2001

50

2012
Una soluzione c’è sempre 49

2013

L’Albero delle mele

49

2011
Una bella e sincera amicizia 48

2012

Vita da agnostico

46

2013
Buon Natale a tutti gli scarsi d’Italia… 44

2011

Il confine e l’epilogo

43

2013
Quel mio “viaggio” ad Alloa, Scozia

40

2015
Il mio primo Vinitaly 39

2010

Cara, paghi tu ?

37

2015
L’Oscar del 2012 va al Monte Baldo 36

2012

La palestra è salutare (sottotitolo: il genio)

35

2013
Dallo spray toglibarba agli stop anteriori (passando da Piazzola sul Brenta) 34

2009

Guardiamoci allo specchio ! (elogio alla normalità)

33

2016
Quel treno per Marte 32

2015

Il Caos Calmo del Mobys

32

2015
Quelli che … al Fantacalcio ci giocavanano vent’anni fa (seconda parte) 32

2012

Papa Francesco è un grande (detto da un non cattolico !)

31

2016
Quel Natale un po’ piccante 31

2015

E bentornato a Verona (sottotitolo: dagli alla puttana !)

30

2008
Questione di obiettività 27

2009

Edicola e dintorni

26

2010
Viva Santa Lucia, Viva le arancine ! 25

2009

2010: Mamma ho perso i ponti

25

2009
Fox è la numero uno ! 25

2009

Mobys si è fermato a Concamarise

24

2016
Canzone (sottotitolo: riderò per te)

24

2013

Il tempo

24

2010
Quel giorno io sono stato felice 24

2009

Il femminicidio si può contrastare con l’autostima

23

2016
L’uomo che sussurrava ai criceti 23

2016

I videogames e gli UNSOCIAL network

23

2009
“Angeli e demoni”, un bellissimo film…comico ! 22

2009

Il problema non è solo Mirafiori

21

2011
Barcellona e Depeche Mode: il week end perfetto !

18

2009

Road House Grill Verona voto 7 !

17

2009
I citrulli di Facebook 16

2009

Viva la Mamma (da Nanni Moretti a Fox Tv)

14

2016
Il pesante 12

2013

Sogno la Nazionale su Sky !

11 2012
Caro Pietro 11

2009

Ma è un incubo !

11 2009
Mobys alla Blog Fest 2009 ! 9

2009

Vaffanculo alla Blogfest

8 2010
Ciao ferie, ciao estate

8

2010

Il cummenda fa schifo, Palermo no !

7 2008
I Love Risotto ! 6

2009

W la Rai

6 2008

E’ un mondo affetto da tante sindromi

5 2010
Il pessimo Sanremo targato Raiset 5

2010

Biografia del Mobys (fra il serio ed il faceto). 5

2008

Dio salvi le (poche ?) etero rimaste sulla terra !

4 2008
Mobys torna a scrivere sul blog 4

2008

Il grosso guaio dell’Europa ? il crocifisso !

3 2009
Forza Avellino.12 ! 3

2009

Le mie bellissime vacanze

3 2009
Hanno rotto il mio giocattolo preferito 3

2009

Dalla padella al lesso

3 2008
Minestrone di fine giugno 2

2009

Depeche Mode, tour of the universe: io andrò a Londra !

2 2008
Le vacanze e il sabato del villaggio 2

2008

Chi sbaglia di più ?

1 2010
Non Parlarmi, non ti sento 1

2010

Shout! 2009: ennesimo capolavoro !

1 2009
Londra: tutti i colori del mondo 1

2009

Dall’Aquila a Molveno

1 2009
Signori, ho finito un gioco 1

2009

Mio adorato Dicembre, mio adorato Natale

1 2008
I tanti internet conosciuti 1

2008

Quando il sole lo si ha dentro

1 2008
La mia maledizione della prima luna 0

2008

Ferie Estive 2008: è tempo di bilanci

0 2008
Un sabato sera da ultrasballo 0

2008

Mobys si è fermato a Concamarise.

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Spesso mi si chiede da cosa derivi il mio soprannome “Mobys”. Spiego che esso nacque ai tempi in cui Internet significava sostanzialmente tre cose: il download di quanto più si possa immaginare (con musica e pornazzi leader incontrastati), la navigazione nei siti web e la chat di Mirc.

Mirc era un client diffusissimo che consentiva appunto di chattare con persone di tutti i luoghi e tutti i laghi. Entravi nella “stanza” prescelta e, dopo un po’ di sano allenamento, ad un certo punto nemmeno guardavi più le dita che pigiavano sulla fumante tastiera. Molti di noi hanno imparato a scrivere velocemente proprio grazie alla chat (nel mio caso un ruolo fondamentale lo ebbe il servizio militare).

Ad un certo punto, mio fratello, il quale era molto più avanti di me dal punto di vista della conoscenza della rete, mi spiegò cosa fossero tutte quelle righe colorate e, in pratica, mi fece entrare nel mondo della chat. “La prima cosa da fare – disse – è quella di scegliersi un nickname, cioè un nome virtuale con cui identificarsi una volta entrato in chat”.

Scelsi Mobys perché sono stato sempre un fan del giornalista Michele Santoro e, in quel periodo, ossia nel 1999 (da ciò potete rendervi conto da quanto conosco il web), i giornalisti della trasmissione “Moby Dick” crearono una sorta di appendice alla stessa, trasmettendo “Moby’s”. In pratica il cantante non c’entra assolutamente nulla con la mia scelta e fu solo per un’incredibile coincidenza che Moby esplode nel 2000 con “Play”, grazie al quale viene conosciuto dal grande pubblico.

Non sto qui a raccontarvi le mie vicissitudini chattistiche, altrimenti questo post diverrebbe infinito. Considero la chat il mio periodo più bello da quando esiste internet. Evidentemente davo il meglio di me, cosa che non mi è più riuscita con le varie e tante piattaforme nate successivamente, a parte Flickr, ma in questo caso ho solo un ritorno dal punto di vista numerico, non umano.

Grazie alla chat e al canale #lamervr, ebbi la possibilità di conoscere tanti amici veronesi prima ancora di arrivare in Veneto. Non fu una fase lunghissima perché decisi di partire da Palermo per venire a vivere nel veronese nell’ottobre del 2001 e a fine novembre ero già a Bussolengo. Qualche mese prima, durante l’estate, mi recai financo a Reggio Calabria per conoscere il mio primo (ed unico) grande amore virtuale. Tutto ciò dopo aver comprato il mio primo PC, un fiammate AMD 486 CompaQ Presario, perchè non potevo più accontentarmi dei pochi spazi concessi mio fratello. Ma torniamo a Verona.

Capirete bene che per un palermitano che viene a vivere in una zona molto difficile dal punto di vista dei rapporti umani, avere già qualche amico sapeva di miracolo e, ancor oggi, dopo tanti anni, ovvero dopo aver conosciuto bene pregi e difetti della gente del luogo, grido al miracolo in maniera ancor più convinta.

I gruppi che nascevano tramite la chat erano qualcosa di unico ed irripetibile. Quando si organizzavano i cosiddetti “Raduni” le scene erano abbastanza comiche. Ti ritrovavi, a Piazzale Giotto a Palermo e in Piazza Cittadella a Verona, per fare due esempi che ho vissuto, insieme ad una marea di gente sconosciuta che posteggiava, metteva le quattro frecce e si avvicinava con passo felpato agli altri (che magari si erano già conosciuti in altre circostanze o erano già amici nella cosiddetta “vita reale”). Non appena pronunciavi il nick, nel mio caso c’era una festa assurda, con tanto di abbracci: conoscere quel cazzone (nel senso di persona che scherza, non in termini fisico sessuali) del Mobys era un Evento, anche perché già da allora, purtroppo, centellinavo le mie presenze. Questo è il mio più grande rammarico, ovvero non aver battuto il ferro quando era caldo e quando mi bastava un soffio per modellarlo a mio favore, a Palermo prima e a Verona dopo.

Uno dei locali in cui si svolgevano i “raduni della chat” era il ristorante messicano “La Pila – Mondo Latino” di Concamarise, una località in mezzo al nulla della bassa veronese,  in cui presumo che, nella campagne circostanti, vi siano ancora soldati che finita la seconda guerra mondiale non riescono ancora a trovare la vita di casa.

Avevo avuto una piccola esperienza con un ristorante messicano sito in via Libertà a Palermo, ma alla Pila cambiò tutto, non solo dal punto di vista culinario. Ci fu la vera e propria svolta della mia vita, il Mobys non era un terun qualsiasi che viene a rompere il cazzo a noi “Veneto Stato”, ma una persona simpatica, uno di noi.

Alla Pila si faceva baldoria, c’era festazza e zero problemi. La chat aveva il grande merito di cancellare qualsiasi “muro”, qualcuno a Palermo fece anche a pugni, ma anche questa è una maniera per risolvere “civilmente” i problemi !🙂 Ovviamente c’erano pur sempre i “fighi”, ma c’era spazio per tutti. Come nella vita “normale”, le gnocche andavano con i bei picciotti/butel, e i cessi con le cesse. La timidezza svaniva nel nulla, perché si era così in tanti che, mal che vada, tolto uno, due, tre coglioni, trovavi comunque qualcuno simpatico. E’ la legge dei grandi numeri. Ancora oggi mi chiedo come mai Facebook, che ha raggiunto anche persone che non sapevano nemmeno accendere un monitor, ci abbia reso tutti connessi ma nello stesso tempo soli. Un mondo di gente connessa ma solitaria. Per carità, ci sono tanti gruppi che si organizzano proprio grazie a Facebook, ma chi ha conosciuto la chat, sa benissimo che non c’è il paragone, ci rendiamo tutti conto che quello è stato un periodo stupendo che probabilmente nessuna piattaforma virtuale farà tornare.

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Street view di Google ci regala un’immagine del 2011, quando il locale era già stato chiuso.

Come sappiamo e come dico spesso, tutto finisce. Qualche anno fa La Pila ha chiuso i battenti. Hanno aperto un mega ristorante qualche centinaio di metri più avanti. E’ un locale moderno, coloratissimo e meraviglioso, ma la magia che c’era alla Pila non c’è più, infatti ci sono stato solo una volta con gli amici.

Per certi versi sono contento che La Pila non ci sia più, perché per me rappresenta una fase ben definitiva della mia vita. Passandoci e vedendolo chiuso, mi sono passate mille immagini per la testa, mi sono sentito un po’ (molto) Spaccafico (alias Enzo Cannavale) quando, in una delle scene più toccanti di quel grande (ed ahimè unico) capolavoro di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”, assiste alla demolizione del cinema stesso.

Ci sono luoghi e ovviamente persone che restaranno sempre nel cuore. Questo è il senso di vivere una vita piena, altrimenti, se si sguazza nell’apatia e nell’odio, non ci sono ricordi, emozioni, cose belle da raccontare.

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L’ex Pila di Concamarise, foto del 2016 scattata da me stesso.

Perché “Mobys si è fermato a Concamarise” ? In primo luogo perché come avranno capito i miei otto lettori, mi piace un sacco rompere le palle con titoli di canzoni, libri o film che ovviamente riadatto per il mio sollazzo blogghistico. In secondo luogo perché credo sul serio che il periodo in cui si andava a cena a La Pila (per i raduni o anche con gli amici, perchè poi divenne un locale che frequentavamo spesso, malgrado fosse parecchio fuori mano) rappresenti il più bello di tutta la mia vita, sotto tanti punti di vista. C’era un senso di “rinascita interiore”, c’erano tanti amici, amori, pettegolezzi, puttane spose, ecc. ecc. C’era sempre qualcosa da fare e c’ero io, venuto da Palermo con la mia bella Punto amaranto che prima della partenza aveva percorso la miseria di 3.000 km in tre anni e che, giocoforza, mi condusse in posti più assurdi della provincia veronese.

Oggi, rivedendo quel locale e quel parcheggio ormai chiuso da anni, mi venne in mente il Mobys con la Punto che si stampava il percorso per arrivare a tal Concamarise, perché ai tempi non c’erano navigatori e ti aiutavi con gli sms. Indimenticabili quelli della mia carissima amica Rosy che ti rispondeva puntualmente: “Cosa vedi di fronte a te in questo momento ?”🙂

Una delle più belle scene di “Nuovo Cinema Paradiso”

 

femminicidio

Il femminicidio si può contrastare con l’Autostima (sottotitolo: Spegnete le fiaccole e accendete il cervello !).

Chi visita spesso il Pianeta Mobys, sa benissimo che in queste pagine difficilmente trova articoli scritti in modalità “politically correct“, anche perché, fra i mille difetti che ha l’autore di questo blog, c’è il non riuscire, nemmeno sforzandosi, a seguire la massa, a cavalcare l’onda e ad essere uno dei tanti che accende virtualmente una candela per sentirsi particolarmente vicino ad un popolo vittima di un evento atmosferico catastrofico oppure a persone che hanno subito violenze e lutti.

Potrei farlo. Sicuramente seguire la massa, assecondare, versare lacrime ipocrite, mi farebbe ottenere più delle canoniche cinque visite ad ogni articolo scritto e mi consentirebbe anche di avere qualche “mi piace” in più dei canonici cinque che ottengo quando scrivo un post su Facebook. Ma Pianeta Mobys non è un giornale di regime, non mi interessa l’audience, non mi serve l’approvazione né della massa, né di talune persone più o meno amiche. Il Pianeta Mobys è un giornale leggibile da chiunque, il fatto che piaccia o meno, non mi renderà mai diverso, sia come Mobys che come Vincenzo, cioè dentro e fuori Internet.

Dopo l’ultimo evento delittuoso, avvenuto peraltro a pochi km da casa mia, è balzato alla ribalta delle cronache il problema del femminicidio, ovvero il fatto che ci sono tanti coglioni che uccidono la propria compagna o ex.

Premetto che secondo me è strano questo meccanismo legato a certi tipi di morte. Perché parlo di certi tipi di morte ? perché ho la netta sensazione che l’essere umano sia portato erroneamente a considerare la morte “evitabile”, e quindi suscettibile di rabbia, della non accettazione, ecc., oppure “giusta”, cioè inevitabile. In questo caso, in molti la prendono con filosofia: in fondo è morto di cancro, “pazienza, era giovane ma del resto il destino ha voluto così”, ” Vorrà dire che il Signore l’ha voluto con se“, ecc., e anche se versiamo ugualmente litri di lacrime, la prendiamo un tantino meglio.

Il femminicidio è considerata una morte “evitabile”, quindi genera rabbia, sconforto, fiaccolate, palloncini bianchi, augelli che volano in cielo come se fossimo ad un matrimonio, e magari s’ode financo una canzone di Ligabue. Nessuno parla di destino. L’incidente è frutto del destino, l’infarto è dovuto al destino, il cancro è il massimo della roulette chiamata destino e perfino la bombola di gas scoppiata nell’appartamento accanto è frutto del destino. Il femminicidio No. Molti pensano che si possa combattere, evitare, eliminare: ci vorrebbero le leggi, lo Stato deve tutelare maggiormente le donne vittime dei malati mentali di turno, ecc. ecc.

Perché la morte a causa della mano di un coglione provoca più sgomento rispetto a quella provocata dall’altro coglione che entra in un locale e spara a raffica ? Per il semplice motivo che l’uccisione legata ad un terrorista la consideriamo “frutto del destino”, mentre quella effettuata dal proprio compagno non riusciamo a capirla, perché è intollerabile essere uccise da chi ha condiviso con noi momenti di passione, magari anche di amore o addirittura da colui con cui abbiamo concepito figli. Riusciamo nell’impresa di considerare più intollerabile il femminicidio che l’infanticidio !

Dire cosa scatta nella mente di un uomo quando decide di uccidere la propria compagna, non posso certo saperlo, per questo ci sono studiosi e psichiatri che, nella loro inutile attività, quantomeno possono fornire una spiegazione che comunque non cambia lo stato dei fatti. La morte è morte e comunque sia avvenuta, hai ben poco da discutere. E’ come protestare dopo che l’arbitro ti ha fischiato un rigore contro. Che minchia protesti ? pensi che l’arbitro cambi idea ?

So per certo che qualcosa si poterebbe fare, fermo restando il discorso destino-roulette che feci prima. Va bene, magari dal punto di vista Stato, le denunce delle persone maltrattate dovrebbero essere prese maggiormente in considerazione. Tuttavia, lo Stato non può controllare ogni coglione che è fuori di testa, quindi la migliore arma resta evitare di avere a che fare con certa gente. Io non credo al fatto che l’uomo che uccide sia preso da raptus dopo aver condotto una vita amorevole, equilibrata e premurosa. Mi dispiace ma, nella mia ignoranza sociale (lo ammetto !) non ci credo.

Mi fa rabbia, tantissima rabbia, leggere di donne uccise dopo che lui ha chiesto un incontro “per chiarirsi” dopo tot mesi, dopo che lei ha accettato di incontrare il suo ex perché pensava che fosse cambiato, perché “in fondo lo amo ancora“. Mi fa rabbia, troppissima rabbia, questo ennesimo controsenso delle donne. Da un lato così intelligenti e dotate di metaforiche palle, dall’altro così prive di autostima da farsi menare o maltrattare dal proprio compagno anche a livello psicologico. Così pronte a chiudere la porta in faccia al Mobys perché magari non è figo ma così deboli da accettare di farsi calpestare da colui che, sicuramente ha meno chili di me, ma è altrettanto sicuramente una merda.

Lo capisco, non possiamo capire subito che quel tizio ha grossi problemi mentali, ma quando il tutto diventa evidente, figli o non figli, amore o non amore, uccello grosso o uccello lungo, bisogna troncare, al costo di andare a vivere a Scampia. Leggo troppe scuse sceme ! Scusate se mi permetto di giudicare persone che hanno sofferto, soffrono o hanno addirittura perso la vita. Sembrerò un cattivo, un pezzo di merda, ma mi dispiace, mi fanno incazzare certi atteggiamenti che poi portano puntualmente alle disgrazie. L’altro giorno una donna è stata violentata da tre magrebini. Non oso immaginare cosa abbia potuto provare quella poveretta per tutta la notte. Poi leggo “è stata attirata con un pretesto in un casolare abbandonato”. Ma porca puttana, cosa ti dice il cervello ? Quale può essere il pretesto ? Giocare a Cancassonne ? Parlare di cous cous ? Niente può giustificare la violenza ma mi sembra superfluo ribadire il concetto di prima: la porta non va tenuta sempre chiusa per qualcuno e spalancata per altri.

Ripeto, se seguissi l’idea che molti (la maggioranza ??) degli uomini hanno, ovvero se considerassi le donne degli esseri inferiori, allora tutto troverebbe una spiegazione. Ma non è così, e questo fatto di usare il bastone con le brave persone e la carota con dei pezzi di merda, mi fa stare molto male. Svegliatevi, non siate perennemente superficiali ! Per carità, poi, come già ribadito, quando il destino decide di prendervi e portarvi nella vigna del Signore (che poi nel mio caso, visto il mio amore nei confronti della vendemmia, preferirei per cortesia un oliveto; ho già fatto richiesta a San Pietro), c’è poco da discutere.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Mobys, ragioni come il classico uomo che attribuisce la colpa dei misfatti alle donne stesse, come coloro i quali dicono che indossando la minigonna, si è andata a cercare lo stupro”. Non è così, io non sto dando colpe, cerco solo di dire che in tutto ci deve essere una misura, ci vuole oculatezza e soprattutto amor proprio.

Io vorrei parlare (ma non ce la posso fare, sono il blogger meno cagato della storia dell’Internetti …) con le persone che OGNI GIORNO soffrono perché vivono con bestie che le tormentano e che le violentano in ogni senso. BASTA ! La vita è una sola, smettetela di pensare che tanto ci saranno altre chance. Non c’è un altro 19 giugno 2016, non c’è l’occasione del riscatto, non ci sono trenta vergini lesbiatane che vi aspettano in paradiso, nell’Aldilà non ci sono arancine sempre calde servite da Santa Lucia in persona e vin santo per tutti: la vita è ADESSO !

Ogni volta che una persona muore dopo un femminicidio, NESSUNO sa nulla. Famiglia e amici erano all’oscuro di tutto. Porco can, perfino i bimbi sono capaci oramai di segnalare gli abusi subiti (ogni volta che un bimbo denuncia, stappo una bottiglia di ottimo champagne francese, ma che dico ? di ottimo prosecco veneto), fatelo anche voi.

Nessun uomo (a parte me) è un’isola, non esiste il “volevo ma non ho potuto”, “non avevo la forza”, “non ho trovato il coraggio”: non bisogna accettare passivamente tutto perché “vuol dire che merito ciò”. Possiamo avere le nostre piccole sfortune, possiamo condurre una vita insoddisfacente, ma una cosa è certa: non meritiamo di soffrire a causa di persone che ci considerano proprietà privata, giocattoli, esseri inferiori, cose, bambole gonfiabili in carne ed ossa. Non fatevi fregare da coloro che vi dicono che di solitudine si muore. Non è vero ! Amore non vuol dire che tu diventi di mia esclusiva proprietà, Amore non vuol dire che tu esci quando te lo dico io e che vedi esclusivamente le persone che dico io. Amore non è privarti della tua libertà, della tua dignità di essere umano prima e di donna poi.

L’altra volta scrissi un post sul Papa (ovviamente fra il non cagato e il non capito, come sempre …) sull’ENORME indifferenza che c’è in giro, specie al Nord Italia. Ecco, cercate di PARLARE con le persone che magari stanno soffrendo, anziché fare la seratina ipocrita con una fiaccola in mano. Godiamoci le persone finché esistono, anziché correre a piangerle quando è troppo tardi. E’ inutile fare donazioni all’Unicef se poi viviamo con i paraocchi.

Spegnete le fiaccole e accendete il cervello !

Sito web: “Stop al Femminicidio”