Buone ferie col … BignaMobys !

Carissimi lettori del Pianeta Mobys, vi auguro Buone Ferie !

Voglio salutarvi con un post che riassume OTTO lunghi anni di blog. E’ stato un lavoraccio ma da tempo mi ero prefissato di farlo. Inoltre, Svetlana dalla Bielorussia, qualche giorno fa, mi scrisse dicendomi che malgrado la simpatica impostazione grafica, non riesce a trovare i vecchi articoli. “Caro amico mobys, a me riuscire bene a trovare uccelli ma avere difficoltà a leggere tuo blog ! ah ah ah“. Che Angelo di donna !

Non sto a commentare la graduatoria sotto riportata. Riporto pari pari ciò che mi dice l’Ingegner WordPress. Mi sembra strano (per non dire impossibile) che ci siano articoli con ZERO visualizzazioni, ma questo dicono le statistiche e questo, ripeto, riporto, nel senso che non è mia intenzione scrivere un post sul fatto che in un caso sono stato letto 10 volte, in un altro 30, ecc. ecc. Evidentemente c’è un problema di tag (che sino a pochi anni fa non curavo affatto) e soprattutto di cavolate scritte troppi anni orsono.

Ciao, buon relax e buon tutto ! Mi raccomando, fate come me: corsetta mattutina all’alba, cibo sano e genuino (quindi per esempio verdurine cotte al vapore), sesso rigorosamente protetto con tendenza all’orgiesco, Tai Chi Chuan o yoga in spiaggia al tramonto.

Vincenzo Mobys

Titolo dell’articolo

Numero di Visitatori Anno di pubblicazione

Un Masterchef nordico in cui Rubina fa innamorare mezza Italia

863

2016

“Ti voglio vivere”: che debutto per la Rasulo !

411

2010

“La solitudine dei numeri primi”: mai visto un film così brutto !

344

2010

Masterchef è una cagata pazzesca

268

2016

La bimba che piange e la fiera dei cretini

189

2012

“Il tempo che vorrei”. Finalmente un nuovo libro di Fabio Volo.

145

2009

Facebook: vi spiego i filtri

132

2010
Amaro Masterchef 130

2015

H di House ? No, di Hotchner ! 124

2011

Finti psicologi, orbi, professoroni e … coitus interrupstus. 121

2015

Meglio Shrek che la zucca

104 2010

Un bonsai chiamato Highlander

104 2010

Quelli che … al Fantacalcio ci giocacano vent’anni fa.

95

2012
L’Italia perde le elezioni 89

2013

Tiziano Ferro in Arena: un’emozione indimenticabile !

79

2012

Un grosso problema: la S.A.C. (Sindrome Acquisto Compulsivo) 77

2010

Il Perozzi e la “constatazione del nostro nulla”

73

2009
La suprema arte del “farsela piacere” 72

2011

La notte bianca di Caldiero e la buonanotte di Sant’Ambrogio

72

2009

Sabrina. Quella volta che il Mobys stava per sposarsi

69

2012

La mia lettera a “L’altro Giornale”

68

2010

Il sogno Depeche Mode: dopo Barcellona, eccomi a Bologna ! 66

2009

Subito.it Istruzioni per l’uso

64

2015
Addio Dr. House 64

2012

Nuove “Reactions” su Facebook

61

2016
Facebook: spesso bisogna “turarsi il naso” 59

2012

I voli (e le gaffes) del Mobys

56

2011
Gli odori della domenica 55

2010

I dubbi te li crea la libertà

53

2015
I veri problemi dei Single 52

2016

La donna cannolo

52

2015
Ti scatterò una foto 52

2013

Quel sabato sera con “il merda” e “Pipino”

51

2012
Le sorelle d’Italia e i diversi 51

2009

19 Novembre 2001

50

2012
Una soluzione c’è sempre 49

2013

L’Albero delle mele

49

2011
Una bella e sincera amicizia 48

2012

Vita da agnostico

46

2013
Buon Natale a tutti gli scarsi d’Italia… 44

2011

Il confine e l’epilogo

43

2013
Quel mio “viaggio” ad Alloa, Scozia

40

2015
Il mio primo Vinitaly 39

2010

Cara, paghi tu ?

37

2015
L’Oscar del 2012 va al Monte Baldo 36

2012

La palestra è salutare (sottotitolo: il genio)

35

2013
Dallo spray toglibarba agli stop anteriori (passando da Piazzola sul Brenta) 34

2009

Guardiamoci allo specchio ! (elogio alla normalità)

33

2016
Quel treno per Marte 32

2015

Il Caos Calmo del Mobys

32

2015
Quelli che … al Fantacalcio ci giocavanano vent’anni fa (seconda parte) 32

2012

Papa Francesco è un grande (detto da un non cattolico !)

31

2016
Quel Natale un po’ piccante 31

2015

E bentornato a Verona (sottotitolo: dagli alla puttana !)

30

2008
Questione di obiettività 27

2009

Edicola e dintorni

26

2010
Viva Santa Lucia, Viva le arancine ! 25

2009

2010: Mamma ho perso i ponti

25

2009
Fox è la numero uno ! 25

2009

Mobys si è fermato a Concamarise

24

2016
Canzone (sottotitolo: riderò per te)

24

2013

Il tempo

24

2010
Quel giorno io sono stato felice 24

2009

Il femminicidio si può contrastare con l’autostima

23

2016
L’uomo che sussurrava ai criceti 23

2016

I videogames e gli UNSOCIAL network

23

2009
“Angeli e demoni”, un bellissimo film…comico ! 22

2009

Il problema non è solo Mirafiori

21

2011
Barcellona e Depeche Mode: il week end perfetto !

18

2009

Road House Grill Verona voto 7 !

17

2009
I citrulli di Facebook 16

2009

Viva la Mamma (da Nanni Moretti a Fox Tv)

14

2016
Il pesante 12

2013

Sogno la Nazionale su Sky !

11 2012
Caro Pietro 11

2009

Ma è un incubo !

11 2009
Mobys alla Blog Fest 2009 ! 9

2009

Vaffanculo alla Blogfest

8 2010
Ciao ferie, ciao estate

8

2010

Il cummenda fa schifo, Palermo no !

7 2008
I Love Risotto ! 6

2009

W la Rai

6 2008

E’ un mondo affetto da tante sindromi

5 2010
Il pessimo Sanremo targato Raiset 5

2010

Biografia del Mobys (fra il serio ed il faceto). 5

2008

Dio salvi le (poche ?) etero rimaste sulla terra !

4 2008
Mobys torna a scrivere sul blog 4

2008

Il grosso guaio dell’Europa ? il crocifisso !

3 2009
Forza Avellino.12 ! 3

2009

Le mie bellissime vacanze

3 2009
Hanno rotto il mio giocattolo preferito 3

2009

Dalla padella al lesso

3 2008
Minestrone di fine giugno 2

2009

Depeche Mode, tour of the universe: io andrò a Londra !

2 2008
Le vacanze e il sabato del villaggio 2

2008

Chi sbaglia di più ?

1 2010
Non Parlarmi, non ti sento 1

2010

Shout! 2009: ennesimo capolavoro !

1 2009
Londra: tutti i colori del mondo 1

2009

Dall’Aquila a Molveno

1 2009
Signori, ho finito un gioco 1

2009

Mio adorato Dicembre, mio adorato Natale

1 2008
I tanti internet conosciuti 1

2008

Quando il sole lo si ha dentro

1 2008
La mia maledizione della prima luna 0

2008

Ferie Estive 2008: è tempo di bilanci

0 2008
Un sabato sera da ultrasballo 0

2008

Mobys si è fermato a Concamarise.

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Spesso mi si chiede da cosa derivi il mio soprannome “Mobys”. Spiego che esso nacque ai tempi in cui Internet significava sostanzialmente tre cose: il download di quanto più si possa immaginare (con musica e pornazzi leader incontrastati), la navigazione nei siti web e la chat di Mirc.

Mirc era un client diffusissimo che consentiva appunto di chattare con persone di tutti i luoghi e tutti i laghi. Entravi nella “stanza” prescelta e, dopo un po’ di sano allenamento, ad un certo punto nemmeno guardavi più le dita che pigiavano sulla fumante tastiera. Molti di noi hanno imparato a scrivere velocemente proprio grazie alla chat (nel mio caso un ruolo fondamentale lo ebbe il servizio militare).

Ad un certo punto, mio fratello, il quale era molto più avanti di me dal punto di vista della conoscenza della rete, mi spiegò cosa fossero tutte quelle righe colorate e, in pratica, mi fece entrare nel mondo della chat. “La prima cosa da fare – disse – è quella di scegliersi un nickname, cioè un nome virtuale con cui identificarsi una volta entrato in chat”.

Scelsi Mobys perché sono stato sempre un fan del giornalista Michele Santoro e, in quel periodo, ossia nel 1999 (da ciò potete rendervi conto da quanto conosco il web), i giornalisti della trasmissione “Moby Dick” crearono una sorta di appendice alla stessa, trasmettendo “Moby’s”. In pratica il cantante non c’entra assolutamente nulla con la mia scelta e fu solo per un’incredibile coincidenza che Moby esplode nel 2000 con “Play”, grazie al quale viene conosciuto dal grande pubblico.

Non sto qui a raccontarvi le mie vicissitudini chattistiche, altrimenti questo post diverrebbe infinito. Considero la chat il mio periodo più bello da quando esiste internet. Evidentemente davo il meglio di me, cosa che non mi è più riuscita con le varie e tante piattaforme nate successivamente, a parte Flickr, ma in questo caso ho solo un ritorno dal punto di vista numerico, non umano.

Grazie alla chat e al canale #lamervr, ebbi la possibilità di conoscere tanti amici veronesi prima ancora di arrivare in Veneto. Non fu una fase lunghissima perché decisi di partire da Palermo per venire a vivere nel veronese nell’ottobre del 2001 e a fine novembre ero già a Bussolengo. Qualche mese prima, durante l’estate, mi recai financo a Reggio Calabria per conoscere il mio primo (ed unico) grande amore virtuale. Tutto ciò dopo aver comprato il mio primo PC, un fiammate AMD 486 CompaQ Presario, perchè non potevo più accontentarmi dei pochi spazi concessi mio fratello. Ma torniamo a Verona.

Capirete bene che per un palermitano che viene a vivere in una zona molto difficile dal punto di vista dei rapporti umani, avere già qualche amico sapeva di miracolo e, ancor oggi, dopo tanti anni, ovvero dopo aver conosciuto bene pregi e difetti della gente del luogo, grido al miracolo in maniera ancor più convinta.

I gruppi che nascevano tramite la chat erano qualcosa di unico ed irripetibile. Quando si organizzavano i cosiddetti “Raduni” le scene erano abbastanza comiche. Ti ritrovavi, a Piazzale Giotto a Palermo e in Piazza Cittadella a Verona, per fare due esempi che ho vissuto, insieme ad una marea di gente sconosciuta che posteggiava, metteva le quattro frecce e si avvicinava con passo felpato agli altri (che magari si erano già conosciuti in altre circostanze o erano già amici nella cosiddetta “vita reale”). Non appena pronunciavi il nick, nel mio caso c’era una festa assurda, con tanto di abbracci: conoscere quel cazzone (nel senso di persona che scherza, non in termini fisico sessuali) del Mobys era un Evento, anche perché già da allora, purtroppo, centellinavo le mie presenze. Questo è il mio più grande rammarico, ovvero non aver battuto il ferro quando era caldo e quando mi bastava un soffio per modellarlo a mio favore, a Palermo prima e a Verona dopo.

Uno dei locali in cui si svolgevano i “raduni della chat” era il ristorante messicano “La Pila – Mondo Latino” di Concamarise, una località in mezzo al nulla della bassa veronese,  in cui presumo che, nella campagne circostanti, vi siano ancora soldati che finita la seconda guerra mondiale non riescono ancora a trovare la vita di casa.

Avevo avuto una piccola esperienza con un ristorante messicano sito in via Libertà a Palermo, ma alla Pila cambiò tutto, non solo dal punto di vista culinario. Ci fu la vera e propria svolta della mia vita, il Mobys non era un terun qualsiasi che viene a rompere il cazzo a noi “Veneto Stato”, ma una persona simpatica, uno di noi.

Alla Pila si faceva baldoria, c’era festazza e zero problemi. La chat aveva il grande merito di cancellare qualsiasi “muro”, qualcuno a Palermo fece anche a pugni, ma anche questa è una maniera per risolvere “civilmente” i problemi !🙂 Ovviamente c’erano pur sempre i “fighi”, ma c’era spazio per tutti. Come nella vita “normale”, le gnocche andavano con i bei picciotti/butel, e i cessi con le cesse. La timidezza svaniva nel nulla, perché si era così in tanti che, mal che vada, tolto uno, due, tre coglioni, trovavi comunque qualcuno simpatico. E’ la legge dei grandi numeri. Ancora oggi mi chiedo come mai Facebook, che ha raggiunto anche persone che non sapevano nemmeno accendere un monitor, ci abbia reso tutti connessi ma nello stesso tempo soli. Un mondo di gente connessa ma solitaria. Per carità, ci sono tanti gruppi che si organizzano proprio grazie a Facebook, ma chi ha conosciuto la chat, sa benissimo che non c’è il paragone, ci rendiamo tutti conto che quello è stato un periodo stupendo che probabilmente nessuna piattaforma virtuale farà tornare.

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Street view di Google ci regala un’immagine del 2011, quando il locale era già stato chiuso.

Come sappiamo e come dico spesso, tutto finisce. Qualche anno fa La Pila ha chiuso i battenti. Hanno aperto un mega ristorante qualche centinaio di metri più avanti. E’ un locale moderno, coloratissimo e meraviglioso, ma la magia che c’era alla Pila non c’è più, infatti ci sono stato solo una volta con gli amici.

Per certi versi sono contento che La Pila non ci sia più, perché per me rappresenta una fase ben definitiva della mia vita. Passandoci e vedendolo chiuso, mi sono passate mille immagini per la testa, mi sono sentito un po’ (molto) Spaccafico (alias Enzo Cannavale) quando, in una delle scene più toccanti di quel grande (ed ahimè unico) capolavoro di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”, assiste alla demolizione del cinema stesso.

Ci sono luoghi e ovviamente persone che restaranno sempre nel cuore. Questo è il senso di vivere una vita piena, altrimenti, se si sguazza nell’apatia e nell’odio, non ci sono ricordi, emozioni, cose belle da raccontare.

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L’ex Pila di Concamarise, foto del 2016 scattata da me stesso.

Perché “Mobys si è fermato a Concamarise” ? In primo luogo perché come avranno capito i miei otto lettori, mi piace un sacco rompere le palle con titoli di canzoni, libri o film che ovviamente riadatto per il mio sollazzo blogghistico. In secondo luogo perché credo sul serio che il periodo in cui si andava a cena a La Pila (per i raduni o anche con gli amici, perchè poi divenne un locale che frequentavamo spesso, malgrado fosse parecchio fuori mano) rappresenti il più bello di tutta la mia vita, sotto tanti punti di vista. C’era un senso di “rinascita interiore”, c’erano tanti amici, amori, pettegolezzi, puttane spose, ecc. ecc. C’era sempre qualcosa da fare e c’ero io, venuto da Palermo con la mia bella Punto amaranto che prima della partenza aveva percorso la miseria di 3.000 km in tre anni e che, giocoforza, mi condusse in posti più assurdi della provincia veronese.

Oggi, rivedendo quel locale e quel parcheggio ormai chiuso da anni, mi venne in mente il Mobys con la Punto che si stampava il percorso per arrivare a tal Concamarise, perché ai tempi non c’erano navigatori e ti aiutavi con gli sms. Indimenticabili quelli della mia carissima amica Rosy che ti rispondeva puntualmente: “Cosa vedi di fronte a te in questo momento ?”🙂

Una delle più belle scene di “Nuovo Cinema Paradiso”

 

Il femminicidio si può contrastare con l’Autostima (sottotitolo: Spegnete le fiaccole e accendete il cervello !).

Chi visita spesso il Pianeta Mobys, sa benissimo che in queste pagine difficilmente trova articoli scritti in modalità “politically correct“, anche perché, fra i mille difetti che ha l’autore di questo blog, c’è il non riuscire, nemmeno sforzandosi, a seguire la massa, a cavalcare l’onda e ad essere uno dei tanti che accende virtualmente una candela per sentirsi particolarmente vicino ad un popolo vittima di un evento atmosferico catastrofico oppure a persone che hanno subito violenze e lutti.

Potrei farlo. Sicuramente seguire la massa, assecondare, versare lacrime ipocrite, mi farebbe ottenere più delle canoniche cinque visite ad ogni articolo scritto e mi consentirebbe anche di avere qualche “mi piace” in più dei canonici cinque che ottengo quando scrivo un post su Facebook. Ma Pianeta Mobys non è un giornale di regime, non mi interessa l’audience, non mi serve l’approvazione né della massa, né di talune persone più o meno amiche. Il Pianeta Mobys è un giornale leggibile da chiunque, il fatto che piaccia o meno, non mi renderà mai diverso, sia come Mobys che come Vincenzo, cioè dentro e fuori Internet.

Dopo l’ultimo evento delittuoso, avvenuto peraltro a pochi km da casa mia, è balzato alla ribalta delle cronache il problema del femminicidio, ovvero il fatto che ci sono tanti coglioni che uccidono la propria compagna o ex.

Premetto che secondo me è strano questo meccanismo legato a certi tipi di morte. Perché parlo di certi tipi di morte ? perché ho la netta sensazione che l’essere umano sia portato erroneamente a considerare la morte “evitabile”, e quindi suscettibile di rabbia, della non accettazione, ecc., oppure “giusta”, cioè inevitabile. In questo caso, in molti la prendono con filosofia: in fondo è morto di cancro, “pazienza, era giovane ma del resto il destino ha voluto così”, ” Vorrà dire che il Signore l’ha voluto con se“, ecc., e anche se versiamo ugualmente litri di lacrime, la prendiamo un tantino meglio.

Il femminicidio è considerata una morte “evitabile”, quindi genera rabbia, sconforto, fiaccolate, palloncini bianchi, augelli che volano in cielo come se fossimo ad un matrimonio, e magari s’ode financo una canzone di Ligabue. Nessuno parla di destino. L’incidente è frutto del destino, l’infarto è dovuto al destino, il cancro è il massimo della roulette chiamata destino e perfino la bombola di gas scoppiata nell’appartamento accanto è frutto del destino. Il femminicidio No. Molti pensano che si possa combattere, evitare, eliminare: ci vorrebbero le leggi, lo Stato deve tutelare maggiormente le donne vittime dei malati mentali di turno, ecc. ecc.

Perché la morte a causa della mano di un coglione provoca più sgomento rispetto a quella provocata dall’altro coglione che entra in un locale e spara a raffica ? Per il semplice motivo che l’uccisione legata ad un terrorista la consideriamo “frutto del destino”, mentre quella effettuata dal proprio compagno non riusciamo a capirla, perché è intollerabile essere uccise da chi ha condiviso con noi momenti di passione, magari anche di amore o addirittura da colui con cui abbiamo concepito figli. Riusciamo nell’impresa di considerare più intollerabile il femminicidio che l’infanticidio !

Dire cosa scatta nella mente di un uomo quando decide di uccidere la propria compagna, non posso certo saperlo, per questo ci sono studiosi e psichiatri che, nella loro inutile attività, quantomeno possono fornire una spiegazione che comunque non cambia lo stato dei fatti. La morte è morte e comunque sia avvenuta, hai ben poco da discutere. E’ come protestare dopo che l’arbitro ti ha fischiato un rigore contro. Che minchia protesti ? pensi che l’arbitro cambi idea ?

So per certo che qualcosa si poterebbe fare, fermo restando il discorso destino-roulette che feci prima. Va bene, magari dal punto di vista Stato, le denunce delle persone maltrattate dovrebbero essere prese maggiormente in considerazione. Tuttavia, lo Stato non può controllare ogni coglione che è fuori di testa, quindi la migliore arma resta evitare di avere a che fare con certa gente. Io non credo al fatto che l’uomo che uccide sia preso da raptus dopo aver condotto una vita amorevole, equilibrata e premurosa. Mi dispiace ma, nella mia ignoranza sociale (lo ammetto !) non ci credo.

Mi fa rabbia, tantissima rabbia, leggere di donne uccise dopo che lui ha chiesto un incontro “per chiarirsi” dopo tot mesi, dopo che lei ha accettato di incontrare il suo ex perché pensava che fosse cambiato, perché “in fondo lo amo ancora“. Mi fa rabbia, troppissima rabbia, questo ennesimo controsenso delle donne. Da un lato così intelligenti e dotate di metaforiche palle, dall’altro così prive di autostima da farsi menare o maltrattare dal proprio compagno anche a livello psicologico. Così pronte a chiudere la porta in faccia al Mobys perché magari non è figo ma così deboli da accettare di farsi calpestare da colui che, sicuramente ha meno chili di me, ma è altrettanto sicuramente una merda.

Lo capisco, non possiamo capire subito che quel tizio ha grossi problemi mentali, ma quando il tutto diventa evidente, figli o non figli, amore o non amore, uccello grosso o uccello lungo, bisogna troncare, al costo di andare a vivere a Scampia. Leggo troppe scuse sceme ! Scusate se mi permetto di giudicare persone che hanno sofferto, soffrono o hanno addirittura perso la vita. Sembrerò un cattivo, un pezzo di merda, ma mi dispiace, mi fanno incazzare certi atteggiamenti che poi portano puntualmente alle disgrazie. L’altro giorno una donna è stata violentata da tre magrebini. Non oso immaginare cosa abbia potuto provare quella poveretta per tutta la notte. Poi leggo “è stata attirata con un pretesto in un casolare abbandonato”. Ma porca puttana, cosa ti dice il cervello ? Quale può essere il pretesto ? Giocare a Cancassonne ? Parlare di cous cous ? Niente può giustificare la violenza ma mi sembra superfluo ribadire il concetto di prima: la porta non va tenuta sempre chiusa per qualcuno e spalancata per altri.

Ripeto, se seguissi l’idea che molti (la maggioranza ??) degli uomini hanno, ovvero se considerassi le donne degli esseri inferiori, allora tutto troverebbe una spiegazione. Ma non è così, e questo fatto di usare il bastone con le brave persone e la carota con dei pezzi di merda, mi fa stare molto male. Svegliatevi, non siate perennemente superficiali ! Per carità, poi, come già ribadito, quando il destino decide di prendervi e portarvi nella vigna del Signore (che poi nel mio caso, visto il mio amore nei confronti della vendemmia, preferirei per cortesia un oliveto; ho già fatto richiesta a San Pietro), c’è poco da discutere.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Mobys, ragioni come il classico uomo che attribuisce la colpa dei misfatti alle donne stesse, come coloro i quali dicono che indossando la minigonna, si è andata a cercare lo stupro”. Non è così, io non sto dando colpe, cerco solo di dire che in tutto ci deve essere una misura, ci vuole oculatezza e soprattutto amor proprio.

Io vorrei parlare (ma non ce la posso fare, sono il blogger meno cagato della storia dell’Internetti …) con le persone che OGNI GIORNO soffrono perché vivono con bestie che le tormentano e che le violentano in ogni senso. BASTA ! La vita è una sola, smettetela di pensare che tanto ci saranno altre chance. Non c’è un altro 19 giugno 2016, non c’è l’occasione del riscatto, non ci sono trenta vergini lesbiatane che vi aspettano in paradiso, nell’Aldilà non ci sono arancine sempre calde servite da Santa Lucia in persona e vin santo per tutti: la vita è ADESSO !

Ogni volta che una persona muore dopo un femminicidio, NESSUNO sa nulla. Famiglia e amici erano all’oscuro di tutto. Porco can, perfino i bimbi sono capaci oramai di segnalare gli abusi subiti (ogni volta che un bimbo denuncia, stappo una bottiglia di ottimo champagne francese, ma che dico ? di ottimo prosecco veneto), fatelo anche voi.

Nessun uomo (a parte me) è un’isola, non esiste il “volevo ma non ho potuto”, “non avevo la forza”, “non ho trovato il coraggio”: non bisogna accettare passivamente tutto perché “vuol dire che merito ciò”. Possiamo avere le nostre piccole sfortune, possiamo condurre una vita insoddisfacente, ma una cosa è certa: non meritiamo di soffrire a causa di persone che ci considerano proprietà privata, giocattoli, esseri inferiori, cose, bambole gonfiabili in carne ed ossa. Non fatevi fregare da coloro che vi dicono che di solitudine si muore. Non è vero ! Amore non vuol dire che tu diventi di mia esclusiva proprietà, Amore non vuol dire che tu esci quando te lo dico io e che vedi esclusivamente le persone che dico io. Amore non è privarti della tua libertà, della tua dignità di essere umano prima e di donna poi.

L’altra volta scrissi un post sul Papa (ovviamente fra il non cagato e il non capito, come sempre …) sull’ENORME indifferenza che c’è in giro, specie al Nord Italia. Ecco, cercate di PARLARE con le persone che magari stanno soffrendo, anziché fare la seratina ipocrita con una fiaccola in mano. Godiamoci le persone finché esistono, anziché correre a piangerle quando è troppo tardi. E’ inutile fare donazioni all’Unicef se poi viviamo con i paraocchi.

Spegnete le fiaccole e accendete il cervello !

Sito web: “Stop al Femminicidio”

Papa Francesco è un grande ! (detto da un non cattolico).

E’ sbagliato essere attaccati a cani e gatti e ignorare i vicini“. Questa tipica frase da Mobys, sapete da chi è stata pronunciata ? dal Papa ! Il Pontefice non ha puntato il dito nei confronti di chi possiede un animale ma sull’eccessiva attenzione che viene spesso rivolta agli animali domestici, accompagnata all’indifferenza verso il prossimo. “Quante volte – da detto Papa Francesco – vediamo gente tanto attaccata ai gatti e ai cani ma che non si sognano do aiutare il vicino o la vicina di casa ? La pietà non va confusa con la compassione per gli animali che vivono con noi, accade infatti che a volte si provi immenso amore nei confronti degli animali e si rimanga indifferenti di fronte alle sofferenze dei fratelli” (Vedi articolo de LaRepubblica.it ).

Sante parole. Parole che io, nel mio piccolo, chilo in più, chilo in meno, pronuncio da anni. Vomitevoli certi commenti letti in calce alla notizia ovviamente diffusa dai vari siti come TgCom o LaRepubblica.it. “Questo Comunista non mi è mai piaciuto ! Dopo le esternazioni di oggi contro gli animali, mi piace ancora meno !”. Già definire “comunista” un Papa è da coglioni, ma pazienza … ci vuole tanta pazienza.

Ahimè, temo che non ci sia speranza. Facebook ci ha talmente “pecoronizzati” dal dover essere sempre tutti d’accordo con tutto. Dobbiamo sempre farci piacere ciò che già piace, perché se a venti persone piace, chi sono io per dire che invece fa cagare ? Il Blog del Mobys ? Ma cosa me ne importa ? c’è da commentare il link sulla dieta rivoluzionaria a base di cicoria e porri ! Non ho tempo per quello sfigato !

Il Papa non ha detto che bisogna maltrattare o abbandonare gli animali, ha detto una cosa che qualsiasi persona dotata di un minimo di intelligenza potrebbe e dovrebbe capire al volo: va benissimo avere animali domestici a casa, ma ricordiamoci delle Persone ! Lo so, per molti di voi questo è un concetto scontato, ma credetemi, vedo troppo spesso l’incredibile sbilanciamento nei confronti dell’animale eletto a “miglior amico dell’uomo”: Stocazzo !

Io ho amici, nella cosiddetta “bassa veronese” (ovvero la migliore zona della provincia di Verona dal punto di vista della qualità delle persone. Fonte: “Centro Studi Bicienzu”), che hanno canazzi, ma sono persone splendide, sono persone che ti spalancano la porta di casa e del cuore se hai bisogno di qualcosa. Purtroppo non sono tutti così e molti dimenticano che amare gli animali non deve pregiudicare il rapporto con le persone. Mi rendo conto che è bellissimo convivere con un animaletto che vi è fedele, ma state pur certi che se avete qualche problema, verrà in vostro soccorso un amico, non certo il criceto.

Il miglior amico dell’uomo è l’uomo stesso (cit. Mobys). Non importa se abbiamo incontrato dieci stronzi nella nostra vita, non può essere che la gente sia tutta da buttar via, evidentemente stiamo commettendo l’errore di cercare nella direzione sbagliata (o semplicemente di cercare, che poi è l’errore per esempio che feci io cercando la morosa) !

Leggo recensioni negative di ristoranti scritte da personcine che non si lamentano per la qualità del cibo, bensì perché “non fanno entrare i nostri amici a quattro zampe”. Io l’altra volta mi sono rovinato il pranzo perché qualche tavolo più avanti al mio c’era un amichetto a quattro zampe che rendeva l’aria puzzolente. Avete tutto il diritto di avere un cane e andare a magnar in un ristorante ma io, se permettete, ho anche diritto di mangiare senza sentire quel fetore ! Perché il tuo diritto è superiore al mio ? Hai scelto di avere un canazzo di grossa stazza ? devi accettare l’idea che in quel ristorante non ti facciano entrare ! Non è un loro capriccio ma qualcosa che ha un senso, come ha avuto senso, qualche anno fa, abolire il fumo dentro i locali. Tu non andrai più in quel ristorante ?  Pazienza ! la vita è bella perché offre tante chance ! Puoi fare anche l’animalista del minchio, ma devi accettare l’idea che le persone che vogliono mangiare in un ambiente più igienico sono di più ! A casa tua puoi goderti tutto il puzzo che vuoi, io al ristorante ho diritto di sentire l’odore dei cibi, non quel tanfo vomitevole.

Per non parlare del fatto che “la legge dice che i cani, in orario diurno, hanno pieno DIRITTO di abbaiare”. Stocazzo parte seconda ! Del resto i cani hanno il problema del lunedì, della sveglia all’alba, dello stress, del fatto di arrivare o meno alla pensione, del capo che urla o della capa stile Demi Moore che ti fa trovare sulla scrivania un pizzino con la scritta “scopami stronzo !”, ecc.

Ci vuole il buon senso, come in tutte le cose. Nella maggior parte dei casi, gli animali rovinano la vita agli altri perché sono semplicemente maleducati. I cani per certi versi sono come i bimbi. Non esiste un bimbo maleducato in quanto bimbo, esiste un bimbo che rompe il cazzo perché i genitori sono esseri mediocri.

Il messaggio del Papa mi è sembrato alquanto lineare e semplice eppure, anche in questo caso, c’è gente che ha da ridire, ci sono sempre i “talebani mentali”, quelli che difendono la propria idea arroccandosi e difendendola a qualsiasi costo ! Adottano l’infallibile sistema del “razzismo all’incontrario”: “tu ce l’hai con me perché sono negro”, mi disse un ex collega. Gli andò male, perché aveva davanti l’unica persona al mondo che vede esclusivamente altre Persone, fregandosene altamente se sono neri, gialli, gay, troie, lesbiatane, ecc. “Io ce l’ho con te perché sei rincoglionito”, gli risposi, ma tanto lui era già apposto perché aveva l’alibi del negro e tutto ruotava attorno a quella scusa. La stessa cosa, ripeto, è accaduta dopo la frase del Papa. “Non si odiano gli animali” ! Ma cosa c’entra ? chi ha detto che è sbagliato avere un animale domestico ? I miei vicini hanno dei gatti, l’amore verso gli animali è sacro, intanto però scagazzano nel mio giardino ! E’ giusto così ?  Ci vuole anzitutto e SEMPRE il rispetto per le persone, se poi tu sei un cane peggio del tuo cane, allora go poco da dir.

E allora, amici miei, amate gli animali, ma non dimenticate che avere un Fuffi a casa non vuol dire escludere un Fuffo o una Fuffa-persona. Le persone sono insostituibili, non possiamo colmare le nostre lacune sentimentali-psicologiche-ecc., con un animale domestico. L’egoismo, e più in generale i problemi, non si risolvono adottando qualche Sfigatto o qualche cane. Piuttosto amatevi e moltiplicatevi ! Prima di pensare di adottare un canazzo bau-bau, riflettete sul fatto che a livello di ricerche su google “non riesco a venire” è secondo solo a “non riesco a dormire” e prima di “dimagrire”, “studiare” e “trovare lavoro”🙂 !

Alla prossima e scusate gli errori.

P.S. Questo è il primo articolo pubblicato su pianetamobys.com. Ho deciso di acquistare il dominio, pur non avevo mai avuto quel minimo sindacale di lettori / commenti / condivisioni, ecc. , perché il blog (come la fotografia, i Depeche Mode e l’Avellino), è una mia grande passione e mi piaceva l’idea di avere un dominio raggiungibile più agevolmente. Voi comunque non preoccupatevi: pensate sempre alla cicoria !🙂

 

Viva la Mamma (da Nanni Moretti a Fox Tv).

Siamo giunti al tramonto della Festa della Mamma 2016. Una ricorrenza che mi ha fatto venire in mente due capolavori visti in tv: il film “Mia madre” di Nanni Moretti e il telefilm “Mom“, in onda ogni sera su Fox Tv.

Come ho avuto modo di dire più volte, sono stato sempre un grandissimo fan di Nanni Moretti, una persona che adoro, sia come regista che come attore. Dico spesso che Nanni Moretti e Quentin Tarantino sono le uniche due persone che non mi hanno mai deluso (aggiungo la musica dei Depeche Mode, sempre perfetta, sempre instancabile, eterna).

Mi sono spesso rispecchiato nell’attore Moretti. Fatte le debite proporzioni, parecchie volte mi sono rivisto in lui, o meglio, nei personaggi che egli ha recitato. Ovviamente io non ho la sua intelligenza, la sua padronanza di linguaggio e soprattutto il suo fascino ma se, strofinando la lampada dello zio Pino, potessi fregare la vita di qualche vip, marito di Monica Bellucci a parte, direi che mi piacerebbe essere un Nanni Moretti (pur somigliando obiettivamente a George Clooney).

“Mia madre”, film uscito nelle sale italiane nel 2015, è un capolavoro di film. Avete fiducia in Mobys quando vi dice una cosa del genere ? Si ? Sbagliate ! non dovete fidarmi delle mie parole, io sono troppo “innamorato “di questa persona per non vedere “capolavori” in qualsiasi minchiata faccia.

Perché è un capolavoro ? perché racconta una storia NORMALE in maniera spettacolare (e qui penso al mio precedente articolo). Voi direte: e dove sta il capolavoro ? Il capolavoro, secondo il mio modesto parere, sta nel raccontare una storia così reale da avvolgerti completamente nel film, facendoti entrare in una vera e propria bolla. Guardando la “drammatica semplicità” di questo film mi sono venuti in mente anche i dialoghi spesso assurdi dei film di Tarantino. Sono dialoghi apparentemente insignificanti ma che diventano poesie, frasi-cult, qualcosa da farci dei poster o le magliette !

Dicevo che spesso mi sono rivisto nei personaggi interpretati da Nanni Moretti. Non a caso, uno dei miei cinque film Superpreferiti di sempre è “Bianca”, un film del 1984 conosciuto ai più per la scena di Nanni nudo immerso dentro un mega barattolone di Nutella, il primo di una lunga serie di capolavori del regista trentino. Anche in questo caso non ho un bagaglio culturale tale per descrivervi in maniera esaustiva un tale capolavoro. Ovviamente non sarò mai un assassino come Michele Apicella, ma se c’è UN personaggio in cui mi sono rivisto maggiormente nella mia vita, questo è proprio lui. Certo, non è bello vedere un tuo mezzo sosia che ammazza la gente, ma stiamo comunque cazzeggiando, quindi mi si consenta l’accostamento. Michele è disgustato dal mondo che lo circonda, eppure non riesce a staccarsene del tutto. Come scrive opportunamente qualcuno su mymovies, quando finalmente trova un barlume di felicbianca-locità (si innamora di tal Bianca), ecco che le sue paure nonchè le sue angosce immotivate hanno la meglio relegando al personaggio un destino di inguaribile solitudine. Non sono nevrotico e maniacale come il personaggio principale di Bianca, ma mi vedo simile soprattutto nel senso di profondo disgusto e soprattutto nella passione nell’osservare i comportamenti altrui, specie delle coppie. Michele è il Mobys che ha scritto della sua ipotetica e sognata partenza per Marte, uno dei tanti post sottovalutati e non capiti dalla maggior parte dei miei visitatori (basti pensare che un paio di commenti, ovviamente non pubblicati, erano dei tipo “Ma quando parti ?” (spesso, secondo me, si potrebbe e dovrebbe avere quantomeno la decenza di TACERE, visto che peraltro è l’atteggiamento preferito dai miei amici virtuali).

Per concludere questo elogio al mio regista preferito, posso dire che ovviamente mi sono sentito un po’ Nanni in “Caro Diario” (1993), anche perché sono stato un orgoglioso possessore di una stupenda vespa 50, e sono stato anche un po’ Don Giulio di “La Messa è finita” (1985), un prete che ad un certo punto torna a casa, conta di rimanerci, ma resta tremendamente deluso dall’atteggiamento di parenti e amici, al punto che preferisce partire per la sperduta Patagonia, pur di togliersi dalle palle (anche in questo caso vale il discorso fatto poc’anzi sul mio viaggio per Marte). Infine, sono stato seriamente tentato di fumarmi un mega cannone quando Berlusconi vinse le elezioni del 1994 (vedi film “Aprile“).

MomOnore alla Mamma e onore anche a “Mom“, un bellissimo telefilm che va in onda la sera alle 19.35 ovviamente su Fox (ma esistono ancora Rai e Mediaset ??). Un telefilm molto divertente ma con seppur rare punte di “cruda e triste realtà”. Inutile ribadire che, anche in questo caso, ognuno ha i suoi gusti, ma a me piace quando si miscelano il dolce e l’amaro (questo blog si basta su questo principio, per me basilare, dentro e fuori Internet), quindi battute ma anche qualcosa di serio, perché così si rende tutto molto più realistico.

Il vero GRANDE telefilm è questo ! Pessimo per esempio “2 Broke Girls”, perché non ci trovo assolutamente nulla di divertente in dialoghi composti esclusivamente da battute. Ridere, specie la sera dopo una giornata di duro lavoro, è ciò che ci vuole, ma c’è bisogno anche di intelligenza, bisogna raccontare storie che non siano versioni moderne de “Le comiche”. In molti ci provano (“Silicon Valley”, “L’uomo di casa”, “Modern Family”, “Aiutami Hope”, “New girl”, “Due uomini e mezzo”, “Tutto in famiglia”, tanto per citare quelli che mi vengono in mente adesso), ma pochi spiccano il volo, almeno per i miei gusti. A proposito di mamme, una menzione a parte la dedico a quello che credevo essere il degno erede di Friends, ovvero “How I meet your mother”, ma è una serie che si è un po’ persa dopo le prime stupende stagioni.

Mom è spettacolare, direi che, parlando di serie leggere e divertenti, segue un filone come detto ricchissimo ma che non sempre riesce a catturare la mia attenzione. Sono un tipo che ha il palato fine quando si parla di telefilm (e di donne…). Dopo il già citato ed inimitabile “Friends”, penso per esempio a “La vita secondo Jim” e all’attuale “The Big Bang Theory”. A proposito del fantastico gruppo di amici-scienziati, l’episodio relativo alla morte della madre di Howard “Howy” Wolowitz, rappresenta meglio di mille mie parole proprio il concetto di dolce che si miscela perfettamente con l’amaro. Questo è, ripeto, il capolavoro, la vera arte.

Capolavori tutti nati molto distanti da noi, ma del resto il panorama italiano è troppo distratto dal produrre serie tutte uguali una con l’altra, dove c’è il carabiniere, il prete, un omicidio, due puttane e soprattutto zero divertimento.

Mia Madre vs Mom“, il dolce e l’amaro, il motto di questo blog, il senso della mia vita. E se un giorno per caso vedrete “Bianca” forse, finalmente, capirete qualcosina di più del vostro amico Mobys …

Alla prossima.

Guardiamoci allo specchio (Elogio alla normalità).

Qualche settimana fa, lessi un banner su Facebook che recitava una roba del genere: “Non c’è niente di speciale ad essere normale.

Per carità, meglio questi slogan psico-pseduo-filosofici, piuttosto che i links ai video delle canzoni di Adele, la quale sarà anche una bravissima cantante, ma ti da il colpo finale se sei ai bordi di un precipizio e sei ancora indeciso sul da farsi. In quel momento tutta la tua vita, e soprattutto l’evento negativo scatenante che ti ha portato a pensare di compiere un gesto insano, ti scorre nella mente. Parliamoci chiaro, devi avere culo anche in quel drammatico contesto, perché se passa il fantasma di Domenico Modugno che ti canta “Meraviglioso”, allora magari lo mandi affanculo, ma forse non ti butti giù. Viceversa se, Dio ci salvi, senti una canzone di Adele, a quel punto ti butti velocemente e con sparo in testa compreso nella prestazione.

Io non giudico negativamente chi posta questo tipo di banner. Sono sicuro che la persona crede davvero in quel motto, così come credo che esistano davvero i (pochi) pesci fuor dall’acqua. Il problema è che fra il dire e il fare c’è, per dirla appunto alla Modugno, il mare.

Insomma nel mulino che vorrei, mi piacerebbe che ci fosse un pizzico di coerenza in più nelle persone. E’ inutile fare i Vasco Rossi de noialtri dicendo che viviamo ogni giorno come se fosse l’ultimo. Stocazzo ! Ditemelo il lunedì alle 7:00 !

Ma torniamo allo strano concetto di normalità che fa rima (secondo molti) con coglionaggine. Il problema, secondo me, è che ci si sforza talmente inutilmente di apparire diversi, migliori, speciali e unici, da sprecare tempo e preziose energie. E’ come quel famoso spot in cui la vecchia fiat 500 va pianissimo ma arriva a destinazione, mentre un’autovettura più potente, correndo a 200 km/h, finisce fuori strada.

Cerchiamo disperatamente di aggrapparci a qualsiasi cosa pur di apparire speciali, i controcorrente, le mosche bianche. “Io non c’entro nulla con tutti coloro che mi circondano !!!”. In realtà, il vero capolavoro, secondo me, è quello di essere normali !

Viviamo in un’epoca dove si fa di tutto per apparire pseudo-fighi, ci si sposa prestissimo, ci si separa prestissimo, ci facciamo un tatuaggio a forma di vertebra di Molfetta, ci si rade mezza passerina bionda e mezza nera, ci sono uomini più depilati delle donne, si va in Kenya perché così lo racconto alle mie colleghe (ma in realtà nemmeno sappiamo dove si trovi), e facciamo tante battaglie inutili solo per farci sentire “per forza”. Battagliamo con quelli di Garda perché poi siamo di Bardolino, ce l’abbiamo a morte con i napoletani “perché non siamo noi razzisti sono loro che sono napoletani”, il governo è ladro, le trivelle vanno fermate (chi sapeva dell’esistenza di ste minchia di trivelle ?), quelli della bassa veronese magnano polenta e nebbia, quelli di Caprino vivono in mezzo alle capre, il leon magna el teron, ecc. ecc.

C’è tutta questa ansia di apparire, di esserci per forza, di dire la mia gridando più forte di te “perché io sono un figo”, ma purtroppo questa energia non si trasforma in qualcosa di positivo, soprattutto lontano dal monitor del proprio pc. E così finiamo con l’essere assolutamente normalissimi e patetici, anziché essere speciali e folli “come ci ha insegnato Steve Jobs”. Tutti uguali nella mediocrità. Mediocrità di cui faccio parte sicuramente anche io, ma quantomeno io non sbandiero ai quattro venti che sono un po’ folle e che amo tutto ciò che è trasgressivo !

L’altro giorno superai un classico gruppetto di ciclisti rompicoglioni. Li guardavo prima di sorpassarli e notai che erano, come sempre, tutti uguali. Stessa maglietta, stesso caschetto, stesso colore dei calzoncini. Direi che, fin qui, è tutto ovvio. Tuttavia, mi colpì il fatto che, guardandoli bene, erano uguali anche in tutto il resto. Tutti con gambe rasate, tutti con la stessa identica misura del bacino, tutti con gli stessi occhiali da sole. Sembrava un copia ed incolla fatto tramite Word. Quando me li lasciai dietro, pensai che quei ciclisti rappresentavano il mondo di oggi, un mondo di gente che fotocopia il prossimo. Altro che “io non sono normale”, altro che “io sono speciale”. Controcorrente ? nemmeno sai cosa sia una corrente ! Tu mi blocchi su Facebook, allora io ti cancello da whatsapp. Tu non clicchi sul “mi piace” e allora anche io non clicco nulla. Tu posti le foto della tua bimba, io inserisco quelle di mio figlio vestito da Babbo Natale in Agosto (chissà se, prima o poi, qualcuno capirà che a NESSUNO fotte un cazzo dei figli degli altri !). Tu mi hai portato una bottiglia di Chardonnay e allora io te ne porto una di Pinot Grigio. Speriamo che tu commetta qualche errore al lavoro così io faccio vedere ai capi che sono più bravo di te “perché ho bisogno di guadagnare punti”. Tu mi sei simpatico ma io preferisco uscire con il solito coglione a cui interessa esclusivamente portarmi a letto.

Dove vedete il “remare controcorrente” ? Dov’è l’essere speciale a cui non interessa l’aspetto fisico ?? tutte minchiate, tutte bugie, tutto teatro. Io ti faccio sorridere ma in fondo, quello che ti serve davvero, è solo qualcosa di circa 20 cm, iva esclusa.

Si, amici miei, avete capito bene, sono un po’ amareggiato (non depresso: non sto ascoltando Adele), perché, ripeto, finché si vive umilmente, come faccio io da quando sono nato, non devi nulla a nessuno e non ti aspetti nulla da nessuno. Non sopporto però la presa per il culo, questo “arrancare” disperatamente per apparire diversi, quando poi, alla fin fine, facciamo le solite scelte scontatissime e banali, vedi esempi già scritti o quella di candidare a Sindaco una persona solo perché in realtà è BONA, non certo per il suo curriculum (che nessuno è andato a leggersi).

“Non c’è niente di speciale ad essere normale” è una sacrosanta verità, ma il vero essere speciale è colui che dice quello che fa ma soprattutto fa tutto ciò quel che dice. Il vero essere speciale è colui che fa volontariato non per postare le sue foto su Facebook, il vero “positivamente anormale” è chi aiuta gli altri senza pretendere nulla in cambio, colui che ascolta anziché parlare solamente, coloro che non ti giudicano in base al tuo aspetto fisico o alla tua provenienza.

Capisco che non è assolutamente facile uscire fuori dalla melma, in ogni caso, carissimo lettore, prima di giudicare gli altri e considerarti figo solo perché sei diventato vegano o perché hai postato un normalissimo pranzo in una bettola qualsiasi, guardati allo specchio e cerca di capire chi sei veramente e cosa vuoi: tranquillo, l’aggiornamento dello status di Facebook può aspettare !🙂

Alla prossima !

I veri problemi dei single.

Coldiretti, con un tatto simile a quello di un colonnello nazista, nel giorno di San Valentino ha reso nota un’analisi basata sui dati Istat. Secondo tale interessantissimo studio, chi vive da solo deve far fronte ad un costo della vita superiore rispetto a chi vive in coppia o in famiglia.

Ho sempre creduto che il massimo dei sogni fosse quello di vivere nella casa del Mulino Bianco oppure di farmi un APE in spiaggia in compagnia di un  gruppo di ragazzi festosi e sorridenti che, a loro volta, abbracciano delle gnocche stratosferiche, invece no ! Non potevo certo immaginare che, il 14 febbraio, subito dopo sveglio, avrei letto, tramite il sito di TGCOM24, che il carrello per un single costa in media 274 euro al mese contro i 190 di una famiglia di 2-3 persone. Le spese per l’abitazione ? pesano addirittura il doppio.

Dopo questa botta di vita immaginate come abbia affrontato quel drammatico giorno, cascato peraltro di domenica. Mi illusi che l’incazzatura mi sarebbe passata andando a mangiare Sushi, ma ciò purtroppo rappresentò un’autentica zappa sui piedi. Il ristorante era pieno di coppie che, bacchette in mano, si passavano il sushi uno con l’altra, “amore prova questo”, “tesoro che ne pensi di quest’altro ?”, “pucci pucci che ne pensi del mio sushi ?”, “E se a casa ti cospargessi il corpo di salsa di soia ?“, ecc. ecc. Non so il perché ma, secondo me, il pranzo o la cena a base di sushi, provoca un aumento esponenziale dell’appetito sessuale della coppia. Del resto, è difficile immaginare certe performance dopo aver mangiato un chilo di fiorentina…

Siamo davvero una categoria di poveri sfortunati ? Vivere da single costa di più rispetto ad una vita da accoppiati ? Ci ho pensato parecchio mentre, in sella al mio cavallo Belfast, percorrevo i sentieri del Monte Baldo, alla ricerca di qualche sporco pellerossa che sicuramente ancora vivacchia in queste zone.

La Coldiretti ha fatto uno studio basato sui numeri e quindi c’è poco da discutere. Dal mio punto di vista, credo che le disgrazie siano altre, e non mi sto riferendo alle menate smielose derivate dal non trovare l’altra metà della mela.

In base alla mia esperienza di single incallito, posso dire che ci sono vari aspetti che mi infastidiscono. In primo luogo, non hai un confronto continuo con una persona che ti sta accanto. C’è chi vive in famiglia, ma genitori, fratelli, sorelle ed amici non possono sostituire una persona a cui passi il sushi e che sa se ti piace farlo strano o se urli mentre lui ti uccella. Di conseguenza, non avendo una valvola di sfogo (in ogni senso…) le incazzature lavorative ti rimangono tutte dentro.

Abbandonando il discorso pissicologico da 1 euro e 20 centesimi, devo dire che la prima cosa che mi infastidisce del mio status è legata alle vacanze. Partire in due è più bello perché si condivide qualcosa ma è anche conveniente dal punto di vista economico perché la camera doppia costa meno di quella singola. Qualsiasi offerta troviate nei volantini dei supermercati è riferita al classico “soggiorno per due persone”.

Lo scorso week end guardavo sbavando i pacchetti di viaggio che si trovano nei centri commerciali. “Fuga dalla città”, “Due Notti a spasso in Europa, “Cene da chef”, per citare solo tre dei pacchetti che prenderei al volo. Ah ma non posso, in fondo c’è scritto “Per DUE persone”. E vaffanculo ! Si, potrei comprare il pacchetto e andarci da solo, ma non è molto divertente come idea. E’ un po’ come comprare un coupon di Groupon. Ieri mattina lessi “Tris di Risotti in Valpolicella”. Bello ! Ah, ma è per due persone ! Anche in questo caso potrei andarci da solo, ma immaginate il cameriere che mi vede entrare nel locale. “Buongiorno avrei un coupon per due ma sono solo. Mi spettano porzioni doppie ?”. “Prego sig. sfigato, si accomodi in questo bellissimo tavolo vista cesso”.

Ho parlato di risotti. Senza pensare a qualcosa di complicato come i viaggi (io, come sempre, sto portando l’argomento sul puro cazzeggio, perché so benissimo che si può partire o andare a cena con un semplice amico !), vi sembra corretto che in qualsiasi ristorante non si possa ordinare un risotto perché nel menù c’è scritto “Minimo due persone” ? E questo povero cristo del Mobys, quando lo può mangiare un risotto ? Eh ma sai c’è mantecatura, per una sola persona è complicato, ecc. Ma ragazzi, nell’epoca dei robot che cucinano anche le animelle gratinate, è mai possibile che ancora non si riesca a superare questo cazzo di scoglio ? C’è chi addirittura ha vinto Masterchef pensando di cuocere le arancine senza riso ! E’ mai possibile che io debba essere costretto a invitare la mia amica-prostituta Svetlana a cena solo per mangiare un misero risotto al tastasal ?

Insomma, i problemi sono tanti. Sto escludendo gli acquisti compulsivi tipici dei single. Ieri notai sopra la mia lavatrice una scatolina di “RISOLVO !”. Ho pensato “ma che cazzo è sta cosa ? Ma quando l’ho comprato ? ma soprattutto: PERCHE’ ?”. Poi mi sono ricordato: è un prodotto (FONDAMENTALE nella vita di ogni persona…) che elimina gli odori e rimuove il calcare e i residui di detersivo. “Risolvo ! cura lavatrice mantiene le varie componenti pulite ed efficienti, per una perfetta manutenzione che si traduce anche in un risparmio di energia“. Sticazzi ! Ma cosa mi passava per la testa quando misi questa scatola IMG_5095.jpgnel carrello ? Proprio io che ho amici i quali mi prendono in giro perché anni fa ho comprato un “Soffiatore-Aspiratore-Tritafoglie” pur non avendo né giardino né un albero (in realtà nella mia testa volevo soffiare la POLVERE che risiedeva fra i ciottoli del posto auto…). Per non parlare dei seicento tipi di mocio lavapavimenti acquistati. Ho cambiato più moci che ragazze: supermocio, rotomocio, mop, semplice a strisce gialle, a strisce blu, sintetico, in microfibra, quello super speciale che si strizza mentre lo passi, ecc. ecc.

Eh si, è proprio dura la vita da single ! Ma del resto non possiamo avere tutto dalla vita: o hai tutta la libertà di questo mondo, oppure ti tocca sorbire una probabile/possibile D.S. (donna Scassaminchia, marchio registrato dal Mobys) che, specie quando è nella fase pre ciclo, ti porta a pensare: ma perché le donne non hanno una valvola tipo bambola gonfiabile ?🙂

Nuove “Reactions” su Facebook : quando un clic è comunque meglio del silenzio…

Mark Suchenberg mi scrisse una email verso fine novembre. Lo ricordo ancora oggi perché in quel periodo “festeggio” (ancora non ho capito se autoironicamente o con cognizione di causa) il mio approdo in terra veneta, avvenuto il 20 novembre del 2001.

Marco mi chiese cosa ne pensavo di una nuova idea venuta in mente ad un suo collaboratore, ovvero quella di inserire dei nuovi “pulsanti” da integrare al famoso “mi piace”. Risposi che una delle caratteristiche che hanno reso Facebook così importante, ricco e famoso, è proprio la sua capacità di rinnovarsi. La rete divora le novità, basta poco per far confluire la massa su una nuova piattaforma; il difficile sta nel mantenere vivo l’interesse, altrimenti la stessa massa, in quanto altamente volubile e legata al nulla (ovvero in assenza di un punto di riferimento, un’ideale, un qualsiasi appiglio), scappa via.

Facebook ha avuto, quindi, a differenza di tanti altri social network o similari, il pregio di rinnovarsi continuamente e, ormai, nei giorni nostri, non avere un account equivale a non possedere un cellulare. Possiamo anche farne a meno ma è più facile possederlo. Idem con faccialibro. Io l’ho mandato affanculo ripetutamente, ho anche disattivato l’account per un certo periodo,  ma è meglio esserci e sfruttare quei (pochi / molti, dipende da ognuno di noi) aspetti positivi che obiettivamente ci offre, piuttosto che restarne fuori del tutto. Insomma io critico sia coloro che postano ripetutamente, rovinandosi spesso certe chicche e non accorgendosi quindi di cosa si stanno perdendo in quel momento, sia coloro che orgogliosamente dichiarano “io non ci sono”, perché, ripeto, comunicare è comunque una  cosa importante. Anche io vorrei tornare nell’epoca dei nostri genitori, quando le donne si conquistavano mentre si ballava al suono delle fisarmoniche, ma bisogna rendersi conto che viviamo in questo periodo storico, in un periodo dove, ripeto, è più facile entrare su Facebook e sfruttarlo, magari pochissimo, piuttosto che non esserci.

Misi in guardia Mark: lascia perdere il tasto “non mi piace”. Ogni giorno basta accendere la tv per guardare quante battaglie inutili e quanto odio siamo pronti a mettere in campo spesso per mere cazzate. Il “non mi piace” creerebbe solo odio in un mondo già triste di suo. Per fortuna mi ha ascoltato.

In questi giorni sono in funzione dunque i nuovi tasti denominati “Reactions”: un cuore (love), una faccina sghignazzante (ahah), una faccina stupita (wow), una faccina triste con la lacrima (sigh) e una faccina rossa paonazza e arrabbiata (angry).

All’inizio non ero molto entusiasta di questa novità e se mi avesse chiamato davvero il creatore di Facebook, avrei mostrato i miei dubbi. Il motivo è semplice: tendiamo, ancor di più, a sostituire le parole con delle icone e ciò non mi piace granché ! Ve lo dice uno che già soffre di suo per un blog poco seguito. Si fa presto a cliccare su “wow”, ma sei sicuro che non hai nulla da dire ? Non hai alcun commento da fare ? Te la cavi con una minchia di faccina ? Arriveremo al punto in cui quel poco di relazioni sociali che esistono nella realtà, saranno sostituite con dei gesti. Chiami un cameriere e se indichi uno ti porta una pizza capricciosa, se indichi due ti porta una birra media, se indichi il dito medio vuol dire che il conto è salato…

Dopo qualche ora di “perplessità incazzosa”, tipicamente Mobyssiana, devo dire che ho cambiato idea. Non mi interessano i nuovi tasti, io, almeno per adesso, continuerò ad essere un utente vecchio stampo, userò esclusivamente il tasto “mi piace”. Tuttavia, in effetti, non è male l’idea di fornire altre opzioni agli utenti. Sapete cosa  vi dico ? E’ meglio di niente. Preferisco una persona che ha cliccato sul “wow”, piuttosto che l’ennesima persona che mi richiede l’amicizia per poi non scrivere mai nulla. Preferisco una cazzo di faccina triste piuttosto che non ricevere nemmeno gli auguri di buon compleanno.

Discorso completamente a parte invece per le Aziende. In questo caso, qualche tonnellata di faccine incazzate potrebbe risultare qualcosa parecchio negativa.

Come dicono coloro che, a differenza mia, scrivono bene e hanno un certo seguito: “siamo tutti connessi”. E allora ben venga un mezzo che ci consenta di comunicare, sia che si chiami Facebook, sia che sia whatsapp, sia che siano semplici sms. Tutto ciò BEN CONSAPEVOLI che la vita VERA è tutta un’altra cosa, che ore di dialogo notturne dentro una macchina con un tuo amico non sono assolutamente sostituibili !

Il contatto umano è quindi unico ed insostituibile, ma, ripeto, spesso un sms di venti caratteri, possono cambiarti la giornata. Io ci ho fatto caso per il compleanno, che è sempre una giornata speciale, è una festa tutta tua. Un messaggio di una persona molto nota mi ha riempito il cuore di gioia, mentre il “non messaggio” di qualche altra persona, ha probabilmente chiuso la strada ad un qualcosa che poteva nascere.

Non siamo tutti uguali, per fortuna. Così come al lavoro ci sono persone che rendi felici con trenta denari e persone (come me) che vorrebbero essere gratificate diversamente, nella vita di ogni giorno c’è chi pretende femmine e champagne e c’è chi (come me), si accontenta di una faccina ….

Pazienza cucì, è andata così ….

L’uomo che sussurrava ai criceti.

Sono stato invitato da Marco, un bravo ragazzo conosciuto nell’azienda dove lavoravo parecchi anni fa, ad andare a mangiare insieme un kebab. Nel messaggio c’era scritto: “Mobys, tu che sei un esperto, non puoi non provare un mega kekab infinito. Lo preparano in un posto appena fuori Verona. Ti ci vuole un mese per terminarlo !”. Spiegai a Marco che, da qualche mese, ho intrapreso una nuova strada culinaria. Adoro il kebab e, sicuramente, lo mangerò ancora, ma avete presente quando vi scatta la molla ? Quando “l’omino nel cervello” vi indica una nuova via da percorrere ? A me è accaduto proprio questo. Dopo 43 anni di abbuffate senza ritegno, ho iniziato a vedere il cibo sotto un’altra ottica. Non sono tipo da dieta, rimango una buona forchetta, ma non concepisco più il cibo come qualcosa da spazzolare per soddisfare la propria voglia animalesca, mischiando cibi e sapori senza alcun senso e badando esclusivamente alla quantità piuttosto che alla qualità. Ammetto che, probabilmente, Masterchef (pardon: quella merda di masterchef…) mi ha un po’ cambiato. Resto un fanatico della cucina mediterranea, non voglio assolutamente sentir parlare di nouvelle corsine e non mi interessa mangiare in un ristorante dove si spendono 200 euro per mangiare un ravanello al forno posto su un letto di crema di asparago e circondato da piselli freschi dell’africa-transpolesana.

Quando incontri un tipo che non vedi da anni, la prima domanda che ti fa è: “dove lavori, adesso ?“, mentre la seconda è: “a fighe come sei messo ?“. Se il tizio lo incontri in Sicilia, automaticamente la prima domanda sparisce e si passa direttamente alla seconda. Stessa cosa accade se incontri una tua ex. In questo caso, però, entra in gioco una certa eleganza tra il francese e l’alto borghese, e il quesito è: “Ti vedi con qualche troia ?“. Infine (scusate le mie solite parentesi del minchio), se ti rivedi con una semplice amica, è probabile che ti chieda se hanno aperto un nuovo negozio di scarpe nel centro commerciale che si trova vicino casa tua.

Capirete bene, dunque, che con Marco il discorso scivolò subito sul rapporto uomo-donna. Niente kebab, solo un bar tranquillo e due luridissimi spritz. Probabilmente Marco ricordava solo vagamente il mio essere fondamentalmente un mega cazzaro, quindi si è verificata, dopo qualche minuto, una situazione antipatica di cui mi resi conto tardivamente. Io gli raccontavo le mie gesta, più o meno serie e più o meno surreali, lui era entrato in quello che definisco “Girone dei Dannati v.2.0”, ovvero aveva sposato l’apatia più totale. Io cazzeggio da una vita, lui mangia tristezza e malinconia.

Poiché, quando eravamo colleghi ed avevamo la possibilità, si rideva come scemi parlando di mega cazzate, io ho proseguito su questo “cliché”, raccontandogli, per esempio, qualche mia proverbiale ed immancabile gaffe (ricordatevi che sono il Presidente dei Gaffisti italiani), vedi quella volta che spaccai il box della boccia (di plastica, mannaggia a lui) perché con una tipa volevo fare una scena tipo pornazzo, dimenticando miseramente le mie (e sottovalutando le sue …) misure, per finire con quella volta in cui, dopo aver fatto i miei classici 39 secondi di notte infuocata, fatta di passione e sesso sfrenato, mi feci sfuggire la domanda: “Scusa, ti devo qualcosa per il disturbo  ??“.

Marco rideva e mi ringraziò. Mi disse che non rideva così da secoli e che ci saremmo dovuti vedere più spesso. Non poteva sapere che uno dei miei settemila difetti è che, se io rivedo una persona per più di due volte in dodici mesi, a meno che non sia mia madre, mi rompo enormemente le palle.

Poco fa dissi che lui era entrato nel girone dei dannati ed io, scherzando come un imbecille, non mi resi conto che c’era qualcosa che non andava. Un qualcosa che uscì fuori dopo mezzora di risate, aneddoti lavorativi e discorsi inerenti i miei sogni sulle mete turistiche da raggiungere.

Forse Marco era depresso ed è entrato in una fase molto pericolosa nella vita di una persona, quella dell’apatia. Probabilmente apatia e depressione vanno a braccetto, ma non voglio scrivere un articolo psicologico, visto che non è il mio campo.  Ho visto una persona che ha mollato tutto ciò che di positivo offre o quantomeno potrebbe offrire la vita. Tutto ciò dopo essersi separato dalla moglie Beatrice.

Marco ha smesso di sognare, non ha più stimoli, non gli interessa trovarsi una nuova morosa (pur non mancandogli le fans, essendo obiettivamente un bel butel ed avendo un buon giro), maledice le ferie peggio di Sheldon Cooper, la domenica la passa a sistemare il giardino e a fare le pulizie di casa aiutando la madre e la sorella che vivono con lui. Non ha più passioni. Io gli parlavo in maniera entusiasta del nuovo film di Quentin Tarantino che sarebbe uscito dopo qualche settimana (e che è proiettato proprio in questi giorni al cinema), lui mi diceva che si addormenta dopo cinque minuti che inizia qualcosa, sia che si tratti di una partita, sia che si tratti di un bel film.

Ad un certo punto, siccome nel mio piccolo cerco sempre di aiutare gli altri, pur essendo un clown un po’ scemo, mi incazzai. Posso capire tutto, posso capire la delusione sentimentale, il fatto che la separazione è sempre un trauma, il lutto in famiglia, le incazzature al lavoro (ricordatevi che sono anche il Presidente italiano degli Incazzati al Lavoro), il momento-no, il sentirsi spaesati perché l’Arcangelo Gabriele ti preannuncia la prossima maternità, ma questo “tirare i remi in barca”, questo “dimettersi dalla vita”, questo voltare le spalle alla qualsiasi, a 45 anni, no, non lo accetto. Non sono un separato, ma non accetto l’idea che, malgrado passino gli anni, si resti vincolati a quella parentesi della vita finita male.

Ho sempre detto in queste pagine che io, pur essendo un cazzaro dalla nascita, vedo la vita un po’ alla Dr. House, cioè credo che ci sia più sofferenza che felicità, ma questo non vuol dire smettere di provarci e soprattutto di crederci ! Io, vivendo in queste condizioni (e Marco sa di vivere in questo status), avrei il terrore della vecchiaia. Avrei cioè il terrore di arrivare a 82 anni e dire “ma che cazzo ho fatto in vita mia ? Perché ho vissuto DAVVERO sino a tot anni ?”. Che poi è il terrore che ho anche io, ancora oggi (perché far sorridere ogni tanto gli altri capirete bene che non mi basta come bilancio positivo).

Marco mi ha detto che ha due criceti. Essendo interista (questa si che è una disgrazia !!), li ha chiamati Rodrigo (come l’attaccante Palacio) e Icarda (teribile…). Il mio ex collega potrebbe viaggiare, andare ovunque (la casa è di proprietà e nemmeno si preoccupa del conto in banca perché stanno così bene di famiglia che potrebbe perfino smettere di lavorare !), farsi dei bellissimi week end romantici con una nuova ragazza in uno chalet di montagna, ecc. Obiettivamente ha avuto (e ha ancor oggi) TUTTO ciò che io non ho (famiglia accanto, soldi da buttare, donne che gli sbavano dietro, forma fisica invidiabile), tuttavia, non si rende conto di queste sue fortune, non le percepisce o non gli interessa percepirle.

Non sto dicendo che “morto un Papa se ne fa un altro”, non sopporto questo proverbio, le persone sono sempre uniche ed insostiuibili. Di conseguenza non “DEVE” trovarsi per forza una nuova compagna ma quantomeno potrebbe semplicemente divertirsi con gli amici o comunque avere delle passioni, come nel mio caso è la fotografia (e probabilmente se io non sono diventato un Marco è soprattutto grazie a questo hobby).

Invece no, perché chi decide che la vita fa schifo, odia la qualsiasi. Quando ci salutammo, mi disse: “Mobys, io ho smesso di amare. Non mi ci vedo più con una tipa accanto, voglio starmene da solo, sto benissimo così, credimi. Le donne sono vuote, sono una minestra insipida, la gente mi annoia. Tu almeno per qualche minuto mi fai distrarre, come quando iniziavamo il turno alle 5.30 e già ridevamo, ma solitamente le persone sono buone solo per chiederti qualcosa”.

Io confido che la classica “molla”, citata all’inizio di questo articolo, faccia cambiare idea a Marco. Resta il fatto che, secondo me, sta sprecando tempo prezioso della sua vita, quella vita che gli sta scorrendo via come la sabbia fra le mani. Può succedere di innamorarsi della persona sbagliata (mio record anche da questo punto di vista !), ma questo non vuol dire che bisogna arrendersi. Non siamo tutti uguali, non esiste che le donne sono tutte troie e che gli uomini pensano solo a trombare.

Mentre c’è una vita da vivere, lui passa il tempo a sussurrare qualcosa ai suoi criceti. Spero che, quando si sveglierà, non sarà troppo tardi. Vivere da single non è una disgrazia, decidere di non vivere è un vero peccato.

Scusate per gli errori.

Masterchef Italia è una cagata pazzesca.

Si lo so, parecchi di voi, ieri sera, subito dopo l’eliminazione della mia adorata Rubina, avranno pensato: “E adesso chi lo tiene il Mobys ?“.

Come la vendetta è un piatto che va servito freddo, anche per scrivere le proprie opinioni è cosa buona e giusta darsi qualche ora al fine di “sbollire”, anche perché, quando si è incazzati, si rischia sempre di commettere qualche gaffe clamorosa. Per fortuna oggi è stato un giorno lavorativo, quindi ho avuto tutto il tempo per metabolizzare. C’era una volta una specie di lord che, in quanto tale, criticò un collega che lo aveva definito “frocio”. Avendo vinto la partita, e quindi essendo su di giri, il lord si mostrò schifato dinnanzi le telecamere. “Certa gente non dovrebbe allenare in Serie A !!”, sentenziò l’uomo con schiena dritta e capello fulgido, mentre cappuccetto rosso raccoglieva le ciliegie e il lupo si faceva un kebab vicino la stazione centrale di Milano. Qualche settimana dopo, il lord perse una partita importantissima e, uscendo dal campo, mostrò il dito medio ai tifosi avversari presenti in tribuna. Fu una caduta di stile clamorosa e, infatti, “mister belluomo” si scusò con tutto lo sporco mondo che gli stava sotto ai piedi. Morale: non si parla mai troppo, né tantomeno troppo presto.

Non vi nascondo che ieri sera sono andato a letto parecchio incazzato. Un livello di arrabbiatura tale (l’Incazzometro misurava 90/100) lo raggiungo solo in altri due casi: quando l’Avellino perde per un errore arbitrale oppure quando finiscono i punti metallici dentro la pinzatrice che uso in ufficio. Mi chiedo come mai, nel 2016, nell’era della fibra, della realtà virtuale, dei cavalli ad alta velocità, ecc. ecc, non ci sia uno stronzo capace di inventare un sistema che mi indichi che la mia pinzatrice è a livello “rosso fisso” !!

Torniamo seri …. Rubina è stata eliminata perché ha completamente sbagliato il pressure test finale, su questo c’è ben poco da dire, lo ha ammesso anche lei. Tuttavia ho notato, per l’ennesima volta, delle lacune pazzesche, molte delle quali magari dovute al regolamento, altre a seguito di decisioni obiettivamente discutili dei quattro giudici.

Ho già detto nel precedente articolo, che noi telespettatori saremmo stupidi se giudicassimo dei piatti che possiamo solo guardare. Un piatto non è una fotografia, bisogna sentirne gli odori e apprezzarne o meno i sapori.

Il Mobys quindi non fa, come detto più volte, l’esperto. Non sono un food blogger, anzi non sono nemmeno un blogger se dobbiamo dirla tutta, per questo alla fine di ogni articolo mi scuso per gli errori sicuramente commessi. Tuttavia ci sono delle cose che non mi vanno proprio giù. Forse diventando tifosi sconfiniamo nella faziosità, vediamo arbitri cornuti e complotti ovunque, diventiamo un po’ paranoici. Del resto chi vive una passione, chi tifa, ci mette l’anima, prova emozioni e non sta a sentire quei coglioni che ti dicono che il calcio è tutto falso, la tv è falsa, il mondo è falso, gli extraterrestri abuseranno di noi e il pollo allo spiedo, in realtà, spesso è una quaglia cresciuta in cattività.

Perché non accetto l’eliminazione di Rubina ? Forse perché mi mancheranno i suoi occhioni incredibilmente spettacolari ? Assolutamente no, perché Rubina ha già aperto un canale YouTube e chiunque può seguirla tramite questo sito, Facebook a parte. Restano le ingiustizie e le minchiate di una edizione, quella italiana, che fa acqua da tutte le parti, di un reality dove si cucina con le mani ma si ragiona con i piedi.

Rubina è stata tartassata dai rivali sin dalla prima puntata. Noi fans eravamo orgogliosi di questa cosa: “date Rubina”, “vai Rubina”, “sei la più forte”, “sei la futura vincitrice”, “sei la migliore ed è per questo che cercano di ostacolarti”. Solo i forti sono temuti, mica i coglionazzi ! Ieri sera, però, noi poveri illusi, ci siamo resi conto (dopo lei stessa, ovviamente) che a forza di sgambettare, sono riusciti a farla eliminare.

Cracco ha detto: “E’ una gara dove vince chi cucina meglio e perde chi commette errori nei momenti clou”. Non è così, carissimo chef. Le sfide si vincono o si perdono, ma vanno giocate ad armi pari. A Masterchef non accade ciò. Nella prova in esterna con protagonista Valentino Rossi, Rubina fu messa in panchina per scelta. Se fosse rimasta in quella posizione, avrebbe sfidato l’altra concorrente che aveva perso la prova in studio. Dentro o fuori per quale colpa ? Nessuna ! Durante la prova, per cercare di salvarsi il culo, il fotografo Andrea Torelli decise di giocarsi la carta di far subentrare la panchinara alla persona che era troppo lenta, sostituendo Sylvie con, appunto, Rubina. E’ vero che la pisana andò ugualmente al pressure finale ma lo fece in quanto facente parte della squadra perdente, non per decisione presa a priori da chi ha vinto la prova. E’ giusto che il vincitore di una prova abbia dei vantaggi, ma mi sembra altrettanto giusto limitarli allo scegliersi i compagni di brigata oppure, assegnando più cose da cucinare ad altri, come accaduto giovedì 11 con Alida e Erica, abilmente punite da Laura. Anche togliere un’impastatrice/Planetaria, come fece Marzia (ovviamente a chi ? A Rubina !), può rappresentare un “simpatico vantaggio” a scapito degli altri, ma quantomeno la partita si gioca. Giocarsela è un conto, mandare sempre la stessa persona alla sfida finale, è un altro.

In Masterchef assistiamo quindi ad un paradosso: la persona che poteva vincere la prova e che magari è arrivata un filino dopo il vincitore, viene sbattuta, da quest’ultimo, direttamente alla sfida finale, quella “del dentro o fuori”. A Valencia il copione si ripeté, perché ovviamente quando una cosa è organizzata alla cazzo di cane, deve proseguire in questa maniera stilisticamente discutibile. La prova in studio fu vinta da Dario, il quale si fece la sua squadra e poi decise una cosa inedita: mandare direttamente Rubina alla sfida finale. Ma che sorpresa !!! Quello di preparare il pranzo per una stanza di un Hotel a cinque stelle, fu una sfida parecchio complicata, Rubina si salvò e perse le penne il buon Mattia, persona molto in gamba ma che, a differenza della mitica toscanaccia, quantomeno aveva perso la sfida con la sua brigata.

Le incongruenze non finiscono qui. Passando dal fatto che la musica di sottofondo è eccessivamente alta, cosa che già segnalo da anni (ma dopo ieri sera ho capito che quando qualcosa è organizzata AT MINCHIAM, non è certo la musica il problema ! In ogni caso vi invito a guardare qualche spezzone di Masterchef Usa o Australia per capire se sono io l’esagerato…), arriviamo al capitolo finale, cioè ieri. La squadra di Rubina perde la sfida in esterna e va giustamente al pressure finale, dove ad aspettare, fresca come le rose, c’era Erica, ovvero una che doveva cucinare le arancine ma che si era dimenticata di prendere il riso in dispensa. Praticamente è come andare in asilo e rendersi conto di aver lasciato il proprio figlio a casa.

Poiché non c’è limite all’idiozia umana, cosa partorisce il genio ? Al genio viene in mente di far sfidare prima i tre concorrenti della brigata perdente, peraltro non in una ma in TRE prove, per poi far duellare il peggiore dei tre contro chi aveva perso la prova in studio. Di conseguenza ci siamo ritrovati con tre persone (Rubina, Alida e Giovanni) che si sono spaccati il culo per evitare lo scontro finale con Erica (una di quelle personcine che adoro in quanto vivono in funzione del mi faccio fottere dal primo coglione che capita poi, appena mi molla, entro nel partito delle cretine che dicono “odio gli uomini”). In verità, questa sorta di “semifinale” era già stata attuata in precedenza ma, consentitemi, un conto è fare tre simpatiche prove stile “togli le lumache dai gusci”, un conto è cucinare tre piatti con tempistiche sempre più stringenti (prima 20, poi 10, infine 5 minuti).

Non discuto ulteriormente sulla bravura di Erica, non mi interessa nulla in questa sede. Ho avuto un sacco di colleghi così: piangono piangono e non appena ti giri, ti inculano. Sto ponendo solo l’accento sul fatto che abbiamo tenuto una persona a riposare, mentre hanno ridotto, uno dei tre (che poteva essere anche Alida o Giovanni, non importa !) allo sfinimento. GENIALE ! Praticamente è come se dovessimo decidere le retrocessioni dalla serie A alla B in questa maniera: l’ultima sta tranquilla a riposare, intanto tre squadre si sfidano per vedere chi è la peggiore. La peggiore incontrerà, dopo aver disputato tre partite, l’ultima in classifica. Secondo voi, chi ha più probabilità di vincere ? l’ultima, seppur palesemente più scarsa ma ben riposata o la sfidante che viene da tre sfide col sangue agli occhi ?

Ok, con questo articolo chiudo l’argomento Masterchef. E’ un programma che non seguirò più. Per fortuna c’è l’edizione USA con Gordon Ramsey. Le sfide culinarie sono belle, si impara sempre qualcosa (non è certo il Grande Fratello), ma bisogna esser capaci di fare qualcosa di serio, altrimenti è meglio che si diventi autori dei programmi di Antonella Clerici o, peggio ancora, per Barbara D’Urso. Le strategie sono sempre importanti ed interessanti, ma nel momento in cui Napoli e Juventus scenderanno in campo, l’arbitro non chiederà al capitano del Napoli capolista di mandare in tribuna un giocatore bianconero.

Come accade, ahimè, nelle nostre rispettive sedi lavorative, ci sono figli e figliastri e la meritocrazia non viene degnamente presa in considerazione. L’Italia da qualche anno ha intrapreso la strada della genuflessione nei confronti dei tanti e dalle tante Alida. Tutti odiano Alida ma nessuno si rende conto che, pur essendo molto giovane, la tizia in questione rappresenta la direzione in cui va la nostra amata Nazione. Mi meraviglia che chef stellati si rendano complici di un pessimo teatrino, dove vince chi gli sta più simpatico e non chi merita. Come dicevo all’inizio, non possiamo premiare qualcuno “a sensazione”, ma non venitemi a dire che presentare un piatto dentro delle latte merita la vittoria, non venitemi a dire che concorrenti come Erica, che fanno più di una PORCHERIA, possono giocarsi una sfida alla pari ! Ultima chance si, ma quantomeno alla pari !

Ultima nota di colore. Per carità, Facebook non fa testo ed essere popolari non vuol dire essere ottimi chef, ma mi ha fatto riflettere che, in questo Festival delle Cazzate, sono stati eliminati in un solo colpo Mattia (26.400) e Rubina (23.600), due persone che, messe insieme, vantano 50.000 seguaci, ovvero la somma dei seguaci di Alida (10.300), Dario (12.500), Lorenzo (14.000) e Maradona (13.200); se volete aggiungete anche i 5.000 della mitica Lucia e possiamo dire che due persone “tiravano” quasi quanto altre cinque. Evidentemente il web, pur non sentendo gli odori, ha intuito più cose rispetto ai quattro giudici o di andrà (spero presto) a produrre La Prova del cuoco.

Hanno sbagliato, sono tutti scarsi o quantomeno in malafede e, a questo punto, siccome voglio fare il lord anche io, dico: che si fottano ! Non mi interessava la vittoria della più bella, mi sarebbe piaciuto vedere vincere una persona meravigliosa e avrei comprato il suo libro di ricette. Non vedevo l’ora. A questo punto credo che vincerà Alida, quindi sarà lei a realizzare il libro, vendendo ovviamente venticinque copie… Si, proprio venticinque, come gli euro che spetterebbero a chi si è inventato una cazzata del genere. Ah dimenticavo: da domani niente pasta Voiello ! Piuttosto compro quella della Lidl …🙂

Scusate per gli errori.

Un Masterchef nordico in cui Rubina fa innamorare mezza Italia. 

Ci risiamo: non appena trovo la donna dei miei sogni, diventa popolarissima e addio Mobys ! Scherzi a parte, eccoci qua a parlare della quinta edizione di Masterchef. Il mio precedente articolo, pubblicato il 6 marzo del 2015 (Amaro Masterchef), era amaro come il suo stesso titolo, adesso parliamo invece di qualcosa di positivo.

Rubina da Pontedera (toh! una toscanaccia !) ha conquistato me e credo la maggioranza dei telespettatori che seguono il food reality di Sky. Si, lo so, si fa presto a dire “Bona”, ma in Rubina c’è molto altro di più. E’ evidente e netta la sua bravura, al punto di essere la più temuta dagli altri concorrenti e poi, c’è ben poco da dire, è la classica donna sognata da tanti masculiddi (solo sogni, perché fra poco si sposa), perché coniuga bellezza e tonnellate di “attributi” che spesso mancano agli uomini stessi. Senza fare il pissicologo de noialtri, credo che una persona del genere ne abbia passate così tante, da diventare la roccia che è oggi e che vediamo in tv. In questi casi non so se dire “mi dispiace” o meno, cioè non so se è preferibile una vita liscia come l’olio, che magari finisce in maniera grigia, piuttosto che avere avuto tanti sgambetti (volevo dire falli, ma stavolta non la voglio buttare sul pornografico al solito mio… anche perché non mi permetterei mai) ma diventare una persona forte che non si abbatte nemmeno se il Papa decide di togliersi le vesti e sposare Maria De Filippi.

A differenza di tanti appassionati di Masterchef, io non faccio valutazioni sui piatti, semplicemente perché non sono uno che in cucina “ci sa fare”. Sono come Valentino Rossi, che è apparso nello scorso episodio dicendo “so preparare solo il caffè”. Del resto, si può avere una passione anche senza essere esperti e comunque voi sarete d’accordo con me quando dico che è meglio un ignorante dichiarato come me, piuttosto chi spara frasi del tipo “ho messo un pizzico di timo per dargli quel NONSOCCHE’…”, elargendosi a piccolo masterchef. Un amico mi ha detto: “tu dovresti fare il giudice di Masterchef”. Macché ! Non ho assolutamente le competenze. Se rinasco, piuttosto, voglio fare il “vaticanista”. Ve lo immaginate lo stress lavorativo che può avere uno che di lavoro fa il giornalista-vaticanista ? Secondo me è 150 gradi sotto zero !

Secondo me giudicare i piatti senza sentirne gli odori e i sapori, è impossibile. Possiamo far caso semmai agli “errori tecnici”, perché gli errori sono indiscutibili, anche se spesso le cose belle nascono da prove mal riuscite. Io per esempio, in quel tempo, mi misi con Laura non appena ebbi intuito che sua sorella Beatrice era lesbica. Tornando seri c’è da dire che, del resto, state leggendo una persona che vive nella zona dell’Amarone, un vino che sta spopolando in tutto il mondo e che è nato proprio a seguito di un errore.

Non giudico quindi il risotto di tizio o il mappazzone di quell’altra, vado semplicemente a simpatia e devo dire che segnandomi il numero delle persone che seguono i partecipanti ancora in gara, mi ritrovo perfettamente d’accordo con il primo posto, dove c’è Rubina con 9.048 persone che la seguono, ma sono molto deluso dal risultato di Lucia, altra donna con le palle quadrate ma che è penultima in questa speciale classifica che ho stilato pochi minuti fa. ATTENZIONE: aggiornerò la classifica ogni domenica !

A parità di palle, evidentemente, incide la bellezza, ma se c’è una persona con cui andrei MOLTO volentieri a cena, è proprio la bresciana Lucia, una delle poche “compagne” ancora rimaste su questa fredda terra. Voi mi chiederete: ma come ? non andresti a cena con Rubina ? ragazzi, volete farmi cenare o farmi venire un colpo ? pur imbottito di cardiotonici non riuscirei a reggere l’emozione. Lucia è un capolavoro di Persona, donna tosta, simpatica, divertente, intelligente e soprattutto VERA. Dio salvi le poche persone Vere rimaste sulla terra.

Per concludere (di seguito vedrete la graduatoria completa), spendiamo due parole anche sugli altri concorrenti. Rubina e Lucia a parte, faccio il tifo anche per Andrea Torelli, fotografo di Borgo Valsugana; noi artisti (ehm…) cerchiamo la perfezione anche in un piatto semplice. Bravo Andrea, sarà sicuramente un nikonista ! Mi dispiace ma credo che sarà uno dei prossimi ad uscire. Molto simpatico anche Darione (Dario Baruffa) da Ferrara: una persona molto preparata che potrebbe arrivare anche fra i primi tre. Non vedo l’ora di andare a mangiare nel suo ristorante.

Per quanto riguarda gli altri, stendo un velo pietoso, poiché parliamo di persone che non mi trasmettono alcuna emozione, sia a livello personale sia come piatti, eccezion fatta per il padovano Mattia, che è la classica persona che definisco “in gamba, anche se mi sta sulle palle”. I vari Giovanni, Sylvie, Alida, Erica, ecc., mi trasmettono lo stesso carisma di Francesca Michielin …

La numero cinque è comunque una strana edizione: degli ultimi dodici concorrenti, il più meridionale è di Latina, alla faccia di chi dice che al sud si capisce di cucina molto più che al nord ma soprattutto (ed io faccio parte di costoro) che al nord è difficile mangiare decentemente (sul caffè invece hanno ragione).

In attesa di vedere la mia amica Carla partecipare (andrebbe mooooolto avanti), vi saluto e mi scuso per gli errori ! Ciao Rubina, auguri per la tua carriera e felice matrimonio. Non preoccuparti per me: è meglio aver amato e perso che non avere mai amato (sto scherzando, ovviamente !).

Classifica Popolarità su Facebook (aggiornata domenica 28/2/2016):

ULTIMO AGGIORNAMENTO PRIMA DELLA FINALE DI GIOVEDÌ. FINALMENTE SI PONE FINE A QUESTA GRANDISSIMA BUFFONATA.

  1. Mattia = 36.606
  2. Lorenzo = 33.940
  3. Rubina = 32.586
  4. Maradona = 20.957
  5. Alida = 16.928
  6. Erica = 16.019
  7. Dario = 15.985
  8. Lucia = 14.411
  9. Andrea = 12.125
  10. Beatrice = 8.992
  11. Marzia = 8.070
  12. Luigi = 6.117
  13. Giovanni = 5.483
  14. Laura = 3.493
  15. Sylvie = 3.150
  16. Alice = 2.686
  17. Sabina = 1.774
  18. Francesco = 1.306
  19. Ivana = 638

In grassetto i tre finalisti.

Jacopo non ha una pagina con profilo pubblico.

Classifica Popolarità su Facebook (aggiornata lunedì 22/2/2016):

ANCORA IN GARA:

1) Lorenzo = 20.459

2) Maradona = 15.657

3) Alida = 13.376

4) Erica = 13.342

CLASSIFICA ELIMINATI (i primi cinque):

Rubina = 29.959
Mattia = 29.593
Dario = 14.869
Lucia = 11.699
Sylvie = 3.044


Classifica Popolarità su Facebook (aggiornata domenica 14/2/2016):

UN DOPPIO CAPOLAVORO DEI GIUDICI CHE, IN PRATICA, TOLGONO DAL CAMPIONATO NAPOLI E JUVENTUS. A QUESTO PUNTO DIVENTA UNA TRISTE SFIDA FRA GREGARI.

  1. Lorenzo = 13.948
  2. Maradona = 13.161
  3. Dario = 12.578
  4. Erica = 11.005
  5. Alida = 10.348
  6. Lucia = 4.953

CLASSIFICA ELIMINATI:

  1. Mattia = 26.346
  2. Rubina = 23.652
  3. Andrea = 10.266
  4. Beatrice = 8.275
  5. Marzia = 6.718
  6. Luigi = 5.440
  7. Giovanni = 4.611
  8. Laura = 3.228
  9. Sylvie = 2.868
  10. Alice = 2.542
  11. Sabina = 1.690
  12. Francesco = 1.187
  13. Ivana = 591
  14. Japolo = 0 (non ha una pagina con profilo pubblico)

Classifica Popolarità su Facebook (aggiornata domenica 7/2/2016):

<

p style=”text-align:justify;”>LO “STATO VENETO” CONSENTE A MATTIA DI SUPERARE RUBINA !

  1. Mattia = 18.750
  2. Rubina = 16.809
  3. Dario = 10.864
  4. Maradona = 10.304
  5. Erica = 8.638
  6. Lorenzo = 8.426
  7. Alida = 7.990
  8. Lucia = 3.475
  9. Sylvie = 2.459

Classifica Popolarità su Facebook (aggiornata domenica 31/01/2016):

LORENZO SUPERA (ALLA GRANDE) GIOVANNI

  1. Rubina = 12.571
  2. Mattia = 11.792
  3. Dario = 7.220
  4. Maradona = 6.869
  5. Erica = 5.762
  6. Alida = 4.715
  7. Lorenzo = 4.133
  8. Giovanni = 3.296
  9. Lucia = 2.694
  10. Sylvie = 1.916

Classifica Popolarità su Facebook (domenica 24/01/2016, ovvero quando ho pubblicato l’articolo):

  1. Rubina da Pontedera (PI) = 9.048
  2. Mattia da Selvazzano Dentro (PD) = 5.596
  3. Dario da Berra (FE) = 5.510
  4. Andrea da Borgo Valsugana (TN) = 5.215
  5. Maradona da Trieste (ma libanese) = 4.413
  6. Erica da Ravenna = 3.844
  7. Alida da Torino = 2.967
  8. Laura da Bellinzona = 2.682
  9. Giovanni da Latina = 2.551
  10. Lorenzo da Roana (VI) = 2.429
  11. Lucia da Brescia = 1.746
  12. Sylvie da Casciano (VA) (ma francese) = 1.435

 

 

Quel Natale un po’ “piccante”…

Il Natale, per me, è stato sempre sinonimo di ferie ma anche di ritorno a Palermo. Tuttavia c’è stato un anno in cui, per problemi lavorativi, non avendo ferie a disposizione, trascorsi le festività in terra veneta. Non era un dramma per me, anche perché avevo appena comprato casa, mi piaceva l’idea di festeggiare a casa mia, ma soprattutto, da qualche mese, frequentavo tal Alessia di Borgo Trento.

Le cose con Alessia andavano a meraviglia, pur essendo ancora in fase di “giro di ricognizione” del nostro rapporto. La presenza di Alessia nella mia vita, non mi faceva pesare il fatto che non sarei sceso per Natale. Mi piaceva, era piccoletta, non era una gran gnocca, ma trasmetteva quella voglia di infilarle la lingua in bocca al fine di limonare per “decinaia e decinaia” di minuti, stile adolescenti. Era una ragazza tranquilla, non interessata alle discoteche, amante della buona cucina e lettrice di libri. La conobbi proprio perché mi colpì un suo commento su Facebook su un libro di Charles Bukowski, “L’amore è un cane che viene dall’inferno”. La cosa fondamentale è che non era una D.S., ovvero una Donna Scassaminchia. Come tutte le donne aveva i suoi momenti di estrema lunaticità, ma sicuramente erano nella norma.

Alessia mi disse che il 24 sera, ovvero per la vigilia di Natale, eravamo stati invitati a casa di Martina e Luigi, insieme ad altre due coppie. Insomma sarebbe stato un Natale fra otto personcine tranquille, sicuramente più divertente di starsene da soli a Sant’Ambrogio a sentire abbaiare quei cazzi di cani.

Ero molto perplesso, ma il passo andava fatto, cioè, per la prima volta, sarei uscito con Alessia e i suoi amici. Ho sempre temuto più gli amici della donzella che frequentavo, piuttosto che la sua famiglia. Del resto, ho sempre fatto “colpo” sui miei potenziali suoceri, essendo molto “camaleontico” e adattandomi quindi ai loro argomenti, senza imporre i miei, a volte facendomi ovviamente violenza, vedi quando andai a cena dai genitori di tal Michela di Villafranca e suo padre mi scassò la minchia per tutta la serata parlandomi di quanto era meraviglioso Berlusconi.

Gli amici di lei sono invece sempre stronzi. Lo sono di default. Ti guardano dalla testa ai piedi, ti fanno i raggi X, pesano ogni parola che dici, sottolineano un tuo eventuale errore, ti prendono per il culo puntando sul fatto che loro già si conoscono e tu invece sei l’ultimo acquisto. Insomma fanno di tutto per far capire alla loro amica che sta frequentando un coglione. Perché ? perché c’è sempre il terrore nei confronti di uno sconosciuto e nel dubbio, specie qui in Veneto, lo consideriamo un coglione. Poi, col tempo, impariamo a conoscere le persone e allora si diventa “meno coglione di come mi sembravi quando ti ho conosciuto”. Vi starete chiedendo: ma la stessa cosa non accade quando lei esce con gli amici di lui ? assolutamente NO ! Gli amici di lui pensano esclusivamente a due opzioni, ovvero: “minchia che gnocca ! come mai esce col nostro amico pirla ?”, oppure “minchia che cesso ! del resto lui cosa può pretendere ?”.

Arriviamo sotto casa di Luigi e Martina. Alessia indossa un vestitino rosso che è quanto di più scontato al mondo ma che le sta benissimo, anche perché è corto e, come ho già detto in passato, Dio salvi le donne che mostrano le gambe, seppur coperte dalla calzamaglia. Saliamo al quarto piano (non ero più abituato a prendere l’ascensore, per un attimo mi sono sentito a Palermo) ed entriamo nel loro bellissimo appartamento. Stupendo l’albero di Natale. Era alto sino al tetto, come è sempre piaciuto a me. La padrona di casa, Martina, ci accoglie con un sorriso smagliante, grande quanto la circonferenza del suo bacino.

Arrivano anche le altre due coppie, di cui ormai nemmeno ricordo i nomi. Iniziamo a cenare e il mio imbarazzo si affievolisce, nel senso che, come accade puntualmente, una volta presa confidenza, abbatto quel muro che viene creato dalla timidezza che è in me, specie se non percepisco cattiveria e stronzaggine dall’altra parte.

Ad un certo punto della serata, come al solito, inizio a rompermi le palle. Il Mobys è così, va preso per poche ore. Superato un certo numero di ore, si scassa la minchia. Per questo ho sempre odiato il Risiko!  E così passo dalla fase “ciao, piacere”, alla fase 2 “menomale pensavo che fossero delle merde invece tutto sommato sono persone simpatiche”, per concludere con la fase 3 “ma quando torno a casa mia ? quello dice stronzate, quella è logorroica peggio di me, quell’altro continua a sbadigliare. Perché non saluta e va via, così mi accodo ?”.

Cerco di far capire alla mia nuova fiamma Alessia, che vorrei andar via, anche perché, dopo averla riaccompagnata a casa, devo tornare in Valpolicella. Lei non capisce un cazzo, è troppo presa dal parlare con le amiche di quando andare all’Ikea e del fatto che ha trovato su Facebook una loro compagna di superiori che è divenuta madre di cinque figli, venuti al mondo come conigli.

Mi alzo dalla tavola e mi faccio indicare il cessò da Luigi. Così facendo cerco di smuovere le torbide acque e di far capire che sono pronto per andare fora dalle bale. Prima o poi sto incubo finirà, pensavo mentre mi sciacquavo il viso e mi asciugai con uno dei venticinque asciugamani arancioni posizionati sopra il mobile accanto al lavandino (perché la gente quando ha ospiti mette fuori tutti gli asciugamano che ha ? ma poi perché comprarli tutti arancioni ?).

Torno nel soggiorno e non credo ai miei occhi: trovo Alessia e tutti gli altri seduti nei due divani con indosso solo l’intimo. Sul TV da 60 pollici era sparito il cartone animato Nemo, che aveva fatto da sottofondo alla cena, e apparve un pornazzo (“Swingers in Germany”).

“Minchia !” Esclamò il palermitano che in me. Cosa sta succedendo ?, dico fra il confuso e lo smarrito, rivolgendomi ad Alessia. Prima che lei mi risponda, si alza Martina (la cui circonferenza, da mezza nuda, mi sembrò passare dal diametro di una barrique a quello di una mongolfiera) e, con sguardo languido, mi fa: “Da quando sei entrato in casa mia, non vedo l’ora che entri dentro di me”. Volevo rispondere “SUCA”, ma ero troppo sconvolto. Luigi, mentre si fa scivolar via i suoi ridicoli boxer a righe rossonere, si incazza con Alessia: “ma come ?? non gli hai detto nulla ???”.

Alessia intuisce il mio status e, UN PIZZICO tardivamente, mi confida: “Mobys, ti ricordi che dovevo svelarti il mio piccolo segreto ? eccolo ! Anche quando ero messa con Gilberto (il suo ex che ho sempre preso per il culo perché uno che ha sto nome non può passarla liscia) ogni tanto ci concedevamo queste serate un po’ hot”. “Un po’ hot, sto cazzo !!”, risposi io.

Eravamo messi insieme da pochi mesi, avevamo già provato e trovato la nostra intesa sessuale (nella norma, ahimè…), ma non potevo immaginare che un giorno mi sarei ritrovato in una stanza tutto nudo con altri uomini ! Al di là di ciò, non mi eccitava per niente vedere la mia ragazza che veniva trombata da un coglionazzo che per tutta la serata mi aveva rotto le palle sul fatto che Iuliano aveva commesso fallo su Ronaldo ! Per carità, a parte la bomboniera-Martina, le altre due erano un po’ sul “mature”, ma accettabili, tuttavia, per quanto mi riguarda, era un contesto completamente fuori dal mondo ! Mi sentivo un fascista in una festa dell’Unità, un venditore di stufe a gas nel deserto, una persona intelligente che guarda “Uomini e Donne” … Altro che pesce fuor dall’acqua. Passai, nel giro di pochi minuti, dalla noia post cena, al vedere un tizio che prende da dietro la moglie di un altro continuando ad urlare “Dai Vincè, unisciti a noi, stasera si festeggia la natività ! Toh, troia, ti piace ? Dillo che sono il più grande trombador scaligero …” (e lei: “si si si, sia lodato il Signore !!!!”).

Cosa faccio adesso ? Mi butto nella mischia o li mando affanculo ? Io non c’entro nulla con sti pervertiti ! Alessia poi … Che delusione ! Lei con quel visetto da madonnina stile Maria Elena Boschi che mi aveva fatto tanto innamorare, lei che mi sembrava addirittura estremamente ingenua, lei che mi confidò di esser convinta che “Bukkake” significava libro di biscotti (e non una pratica sessuale, ndr).

“Mi sono messo insieme ad un troione, senza nemmeno accorgermene”, le dissi romanticamente. Mi rispose che queste “reunion” servivano a tenere vivo e rafforzare il rapporto e che “quei due sono felicemente sposati da 16 anni perché praticano lo scambismo”. Forse è così, posso capire che dopo 16 anni ci si stanca dello stesso uccello/vagina, però, dico, è tutto legato esclusivamente al sesso ? Si, è una componente fondamentale nella vita di una coppia, ma c’è modo e modo !

In quei minuti mi vennero in mente un miliardo di cose. Cosa rappresentavo ? Un cornuto ? no ! cornuto è quando tua moglie va a letto con un altro senza che tu lo sappia. In questo caso, io la vedo scopare con un altro, quindi sarei un mezzo cornuto, un CORN, o meglio ancora un cornuto consenziente. Ecco ! Cornuto consenziente.

Come è finita ? Mi dispiace ma la mia tastiera sta esaurendo le batterie e non faccio in tempo a scriverlo. Ve lo racconterò, forse, un’altra volta …..🙂

BUONE FESTE !!!!

Quel treno per Marte (sottotitolo: La Rivincita dei Mona).

Amici miei, la richiesta ufficiale è partita alle 11.37 di oggi, domenica 29 novembre 2015  !!!

Stamattina, dopo aver fatto la mia mega camminata quotidiana, con annessa invidia nei confronti delle vacche che mangiavano erba, cagavano senza ritegno e senza ovviamente porsi il problema di pulirsi il “sederino” (nutro comunque più stima nei loro confronti piuttosto che verso coloro che escono dalla toilette senza lavarsi le mani), mi sono recato in un ufficio di Verona, dove avevo appuntamento con il dottor Michele Cacauova e la dottoressa Lorena Mangiapane.

Superati i primi momenti di mio classico e puntuale imbarazzo (non mi è mai capitato di entrare in uffici di un certo livello, solitamente sono tutti a pianterreno …), nonché la altrettanto puntualissima gaffe del Mobys (mi scappò un “piacere dottoressa MangiapEne”), siamo andati al nocciolo della questione.

Queste persone si occupano dei trasferimenti su un altro pianeta. Stanno raccogliendo le varie adesioni, stilando schede, raccogliendo dati anagrafici, valutando le condizioni di salute dei vari candidati e ovviamente le loro esperienze professionali.

La cosa più importante, mi diceva la bella dottoressa (non era bella ma indossava una minigonna ascellare, per me requisito fondamentale al fine di valutare positivamente una donna dal punto di vista estetico), sono le motivazioni. Dopo una cinquantina di minuti di colloquio, infatti, mi fecero la domanda più importante: “Signor Mobys, perché lei vorrebbe andare a vivere su Marte ? ha valutato il fatto che questo è un viaggio di sola andata ?”.

A quel punto gli spiegai le mie motivazioni. Dissi che in questo mondo non c’è più posto per i MONA come me e che sono convinto, nel profondo del mio colon, che su Marte tutto sarà diverso. Spesso bisogna azzerare tutto per ripartire con grinta (sembra uno spot pubblicitario. Si lo so, forse sarei capace di fare spot bellissimi, sicuramente migliori si quello di Italotreno).

Il dottor Cacauova mi disse: “allora quel MN che c’è dietro la sua macchina non deriva dal fatto che lei proviene da Mantova !”. Ebbene sì, risposi prontamente, l’MN sta per Mona. Bisogna registrarsi sul sito http://www.mona.org e una volta che descrivi le tue performance, ti danno l’attestato, una medaglietta e, appunto, un adesivo da incollare dove vuoi.

A questo punto, cari lettori, non so quando mi chiameranno. E’ giusto che voi sappiate anzitempo che fra qualche tempo, il Pianeta Mobys smetterà di esistere perché il suo ideatore andrà a vivere sul Pianeta Marte. Cacauova mi ha fatto capire che io sarò sicuramente fra gli abili ed arruolati.

Nella mia valigia porterò tutto ciò di cui non posso fare a meno, macchina fotografica in primis. Per fortuna non occorrono soldi, perché essendo la cosiddetta “Prima Generazione” andremo li a creare un nuovo mondo, poi troveremo un accordo fra noi eletti, i famosi “Super Mille” (400 donne, 400 uomini  100 bambini e 100 animali). Ho già chiesto ed ottenuto di portarmi il bicarbonato per l’acidità e le pillole per il mal di testa (le donne sono fin troppe).

Ovviamente, mi diceva la dottoressa, bisognerà anche pensare a procreare come i conigli, non ci sarà il vincolo del matrimonio, e tutti noi abbiamo sottoscritto l’impegno a trombare in tutti i luoghi e in tutti i laghi marziani. Ho proposto di andare in giro completamente gnudi, temperatura permettendo, che fa molto “Il tempo delle mele” e rende tutto molto pratico (se iniziamo a mettere in valigia i vestiti, non ne usciamo più !). Pazienza, mi aspetta un periodo alquanto… Duro…

Dall’inizio di questo articolo vi starete chiedendo “perché vai via ?”. Molti reagiranno disperandosi (“come faremo senza il Mona dei Mona ?”). Ragazzi, state sereni, come lo sono io ! La decisione è presa. Mi dispiace ovviamente per la famiglia, per i miei amici, per il non poter più ascoltare nuovi album dei Depeche Mode e mi dispiace di non aver rivisto il mio amato Avellino in Serie A ma, credetemi, ci ho pensato a lungo. E’ andata così.

Prima di fare la pre iscrizione al sito http://www.vadaviaelcul.com, ci ho pensato notte e giorno. Io, purtroppo (o per fortuna) sono così: ho sempre bisogno di nuovi stimoli. A casa continuo a spostare mobili. Il divano oggi lo metto qua, domani va a finire la. Sta pianta perché è messa qua ? adesso la metto là. Perfino mentre cammino la sera cambio spesso strada. Ecco pure perché adoro i ristoranti giappocinesi: ti passa, sotto al naso, una tale varietà di sushi, che non ti annoi mai. Scoppi da fare schifo, ma non ti sei annoiato ! La gente invece mi annoia, oltreché a deludermi continuamente.

Sinceramente sono un po’ stanco di questa vita da mona. Mona al lavoro, mona con gli amici, mona nel condominio (ieri ho trascorso due ore a pulire tutto il cortile. Ad un certo punto, preso dalla stanchezza e dal freddo, mi è sembrato di vedere nel cielo le stelle a forma di scritta “mona”). E’ giusto che il mondo faccia a meno di noi. La gente “normale” (che poi è la stragrande maggioranza della popolazione mondiale) si è adagiata su noi pirla, ha approfittato del nostro essere brave persone che pensano esclusivamente a ciò che è GIUSTO fare, tirando i remi in barca, rilassandosi completamente.

Al lavoro il mio essere mona porta benefici a titolari e ai miei colleghi e non c’è mai nessun tornaconto per me. Noi mona siamo buoni solo per spaccarci il culo, abbiamo meno ferie, non ci assentiamo mai ma quando c’è da prendere schei siamo tutti uguali. E’ un mondo ricco di gente superficiale, gente che fa finta di non vedere, che si volta dall’altra parte, che non ti dice mai GRAZIE.

Potrei raccontarvi la mia ricca collezione di “Perle da Mona” ottenute con l’altro sesso, ma ho già scritto abbastanza. Sono un leone e voglio costruire qualcosa di bello e nuovo su Marte. Basta gente negativa, basta ipocriti. Solo i migliori andranno su. Ovviamente non posso sapere se trasformeremo Marte in una terra v.2.0, spero con tutto il cuore di no !

Spero che le selezioni tengano fuori tutte le merde che, per un brutto scherzo del destino, ho avuto la sventura di conoscere (non potevo attirare Monica Bellucci anziché stronzi e stronze ?). Basta gente che ti giudica orso quando gli conviene, basta donne che mi dicono di essere diventate improvvisamente bisex pur di levarsi dai miei dintorni, basta gente che si offende perché è stata cancellata da Facebook, basta lavoro dove io, anziché fare il dipendente, devo fare il capo dei capi.

Sono stanco di coprire le minchiate della gente, di fare il pretEnzo, ovvero “l’avvocato matrimonialista” de noialtri. Non posso accettare le vostre “scappatelle”, non posso accettare l’idea che “è giusto ogni tanto farsi la sveltina con la collega di ufficio perché così il matrimonio ne trae giovamento”. Chissà se un giorno gli uomini capiranno che la tizia con cui avete copulato sopra la fotocopiatrice, potrebbe tranquillamente essere vostra moglie con un suo collega ! Siamo infatti così intelligenti da pensare che il nostro reale augello va ovunque ma la figa di nostra moglie è solo nostra ! Divertente …

L’ora X sta arrivando. Come sarà un mondo senza mona ? sicuramente peggiore, ma se non altro almeno finalmente vi guarderete in faccia e, non avendo più alcun tipo di filtro, capirete voi stessi quanto merda sia l’altro.

19 Novembre 2001.

Per la prima volta “rebloggo” un post scritto tempo fa, in questo caso nel 2012. Non ho apportato apposta alcuna modifica.

PIANETA MOBYS

Ci sono “date speciali” che non dimentichiamo. Sono anniversari più importanti dei compleanni perchè, in quella data speciale, è cambiata la tua vita, in senso positivo o negativo. Il 19 Novembre 2001 è, per me, una data speciale, forse la più importante tra quelle che tengo custodite nella mia mente e nel mio cuore.

Tranquilli, non è mia intenzione scrivere un articolo smieloso e strappalacrime (vi ho già detto che quando taglio le cipolle sono loro a piangere ?) sulla mia partenza da Palermo direzione Verona, ma dopo anni di vita di questo blog, mi sembra assurdo non citare questa data e i ricordi che ho legati a quel viaggio che cambiò la mia vita. A maggior ragione, tenendo presente che, giusto domani, è il 19 novembre. Sono passati undici anni esatti.

Come scrissi nel mio pseudo-libro, la partenza da Palermo era addirittura sognata per diversi anni. Aver effettuato il servizio…

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Il Caos Calmo del Mobys.

Vi capita mai di avere il tempo e la possibilità di riflettere ? Non mi riferisco al partorire chissà quali pensieri filosofici recitando la parte del poeta, del rivoluzionario o del poeta-rivoluzionario, ma a pensare a cosa avete attorno o a cosa vi è capitato in passato. A me capita di sedermi su una panchina e pensare “ai cazzi miei”, lasciando che il cellulare continui a vibrare in tasca a seguito delle notifiche di Flickr e staccando quindi davvero la spina, da tutto e da tutti. Poco importa se la panchina, come scrissi nel post precedente, si trovi dentro un centro commerciale o a mezzo metro dal magico scenario offerto dal Lago di Garda. Io la chiamo “panchina Caos Calmo”, perché la scena del Mobys seduto mi ricorda tanto il mio amatissimo Nanni Moretti in uno dei suoi meravigliosi film (“Caos Calmo” del 2008, tratto dall’omonimo romanzo del sempre mitico Sandro Veronesi, premio Strega 2006).

coverL’altro giorno mi soffermai qualche minuto ai bordi di una strada, esattamente a pochi metri da un guardrail completamente distrutto a seguito di un incidente avvenuto qualche mese fa. Ero sconvolto perché il guardrail era piegato su se stesso come se fosse di cartone e mi vennero i brividi al pensiero che era stato ridotto in quello stato a seguito del violento impatto fra la macchina di una ragazza (una delle tante vittime della strada di cui sai che sono in coma ma di cui poi non si sa più nulla; ho sempre detto che manca un telegiornale basato sul “come è andata a finire” e non solo su “come è andata oggi”) e un camion.

Brividi che si associano ad una tristezza indescrivibile pensando che questo incidente è avvenuto a dieci metri dal luogo dove ha perso la vita il mio migliore amico. Non è mia intenzione scrivere un post triste dove racconto la mia vita e narro degli episodi che hanno rappresentato dei pugni sullo stomaco, ma pensavo al fatto che “tutto scorre”, “tutto passa”, nel bene o nel male, ed è logico che sia così, non c’è alternativa, non sto certo scoprendo l’acqua calda ! C’è l’incidente, arriva l’ambulanza, la polizia per i rilievi, c’è la corsa all’ospedale (quando c’è ancora da correre …), poi interviene la squadra che pulisce, la strada viene riaperta e si riprende a circolare. Altri milioni di macchine passeranno da quel punto e dentro ognuna di esse c’è una storia, c’è una persona che va a lavorare, c’è una che ha litigato col marito, ecc. ecc.

Tutto passa … Per forza ! La vita continua, ti dicono sempre. Muore un familiare o un amico e c’è ben poco da fare, la vita continua. C’è chi ha la fortuna di avere una Fede e allora, armati di rosario e di mille preghierine, va avanti trovando un minimo di consolazione. Chi è ateo come me, deve “correre” sempre, alla Forrest Gump, perché non appena poggia il suo deretano su una panchina, magari per ammirare il lago, viene assalito dai ricordi.

Spesso si piange e si ride nello stesso tempo. Un po’ come quando piove anche se c’è il sole. Si piange perché, come disse un mio cugino (fu l’unica frase sensata che ho sentito durante il funerale di mio padre), “non ci si abitua mai al distacco”. Si ride perché ti ricordi gli aneddoti divertenti.

Ci sono due categoria di persone. Ci sono i “jenny la carogna de noialtri”, come un tecnico telefonico super tatuato che ho conosciuto un anno fa: mi raccontò di aver perso un amico (lui non sapeva ovviamente della mia storia) e che da allora la sua vita cambiò radicalmente. Aveva perso 40 chili e iniziò a trombare come un riccio. So che può sembrare assurdo, ma in effetti il nesso c’è. Passi dalla grande tristezza per la perdita di una persona cara, al massimo della vitalità (anche se su questo potremmo discutere…), ovvero la scopatina. La perdita dell’amico, per “Jenny”, servì da spinta per vedere la vita in maniera completamente diversa. Una vita da “fotti fotti che Dio perdona a tutti”, come si dice a Palermo.

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Carlo Levi, “Monografie”

Nel mio caso è andata e sta andando molto diversamente. In primo luogo perché è venuto a mancare un importante pilastro mentale che ha rappresentato un mio fedele compagno per 40 e passa anni, ovvero la convinzione che, prima o poi, gli ultimi saranno i primi. Il mio amico era “sfigatello”, non come persona, ma proprio a seguito di eventi avvenuti durante la sua vita. Eravamo due giocatori convinti che, prima o poi, sarebbe arrivata la chiamata da una squadra di Serie A. Invece io sono rimasto in serie D e lui … ha proprio smesso di giocare. In secondo luogo, c’è sempre la solita storiella del “ti accorgi di quanto era importante una persona quando non ce l’hai più affianco”. Anche questo è un fatto vero. Ad un certo punto ti manca l’aria, ti guardi attorno e pensi “ma la parete dove mi sono appoggiato sino ad oggi, dove cazzo è andata a finire ?” (questo succede soprattutto quando si perde un genitore). Arranchi, cerchi di trovare un punto di riferimento, ma non c’è, non c’è più. Le persone sono insostituibili, specie se sono uniche, specie se sono i tuoi più grandi amici ai quali sino al giorno prima della disgrazia gli raccontavi ogni pelo della tua vita. E’ come se, intenti a dipingere un quadro, vi venisse a mancare un colore. Come puoi farne a meno ? Come puoi accettarlo ? Inoltre inizi a notare tutti i difetti di coloro che ti stanno attorno. Vedi nero ciò che sino a qualche tempo prima era colorato.

Ma tutto passa. In quella strada si continua a circolare (e ahimè, come detto, a sbattere), in quella merda di lastra di marmo della camera mortuaria saranno adagiati tanti altri poveri cristi, come tanti altri poveri cristi sono stati adagiati prima del vostro caro defunto. Così è la vita, del resto, come detto, non abbiamo alternativa. Bisogna continuare a “combattere”, se non altro in onore di coloro che non sono più su quel campo di battaglia che è la vita. Guai a farsi prendere dallo sconforto. Spesso mi immagino il mio amico che mi dice “zio can Vincè, fai pure quella cosa, tu che puoi, fallo anche per me, che passo tutto il giorno a bere caffè con San Pietro”.

E allora divertitevi con le persone che vi stanno accanto, amici o compagni di vita che siano. Non è una frase “porta sfiga”, figuratevi (poi se avete sta malattia, non posso farci nulla !!). Non state appresso a quelli che definisco “talebani dell’ottimismo” perché le persone che vi dicono “fuori tutto è magnifico” sono i primi ad avere grossi problemi. Spacco tutto a destra, spacco tutto a sinistra, e poi si fanno di cocaina. Evitate anche gli ultra negativi, perché quelli sono praticamente degli zombi.

Spesso, anzi spessissimo, non abbiamo la percezione del valore delle persone che abbiamo a portata di mano. Sogniamo Leo Messi mentre abbiamo in rosa Roberto Baggio e non ce ne rendiamo nemmeno conto. La vita DEVE essere allegria e spensieratezza, finché la sorte ce lo consente. Io ho avuto la fortuna di “giocare” con un fuoriclasse e le sue “prestazioni”, i suoi insegnamenti, i suoi modi di fare, insomma, tutto ciò che lo riguarda, nel bene o nel male, me lo porterò per sempre nel mio cuore, ben consapevole che bisogna andare avanti ma che determinate persone, ripeto, non sono sostituibili con niente e nessuno.

Washington Irving ha detto: “C’è qualcosa di sacro nelle lacrime. Non sono un segno di debolezza ma di potere. Sono messaggere di dolore travolgente e di amore indescrivibile“.